Destra di Popolo.net

LA STORIA DEL PICCOLO MIGRANTE SENZA NOME, ANNEGATO CON LA PAGELLA SCOLASTICA CUCITA ADDOSSO

Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile

SE NE PARLA PER LA VIGNETTA DI MAKKOX… NEL 2018 SONO STATI 1311 I MORTI ACCERTATI NEL MEDITERRANEO GRAZIE AI GOVERNI CRIMINALI

Non ne conosciamo il volto, non ne conosciamo il nome.
Ma non per questo ciò che sappiamo di lui fa meno male: veniva dal Mali, aveva 14 anni e la speranza di una nuova vita cucita addosso, sotto forma di una pagella della scuola che in patria non avrebbe potuto frequentare più.
La storia risale al 18 aprile 2015, al terribile naufragio nel Mediterraneo che fece più di mille vittime – la maggior parte delle quali non identificate – ma a riportarla d’attualità  ci ha pensato Cristina Cattaneo, il medico legale che negli ultimi anni si è occupata di riconoscere i corpi dei migranti annegati in mare e che ha deciso di raccogliere molte di queste storie di migrazione in un volume dal titolo Naufraghi senza volto (Cortina Editore).
Al grande pubblico, però, la storia è arrivata grazie ad una vignetta di Makkox, il disegnatore che l’11 gennaio su Il Foglio aveva dedicato una vignetta al ragazzo senza nome.
Nel libro di Cattaneo si legge che l’adolescente “era vestito con una giacca simile a un piumino, un gilè, una camicia e dei jeans” e che l’unico modo per risalire alla sua età  è stato quello di analizzarne i resti.
Era privo di documenti che ne accertassero l’identità , ma all’interno della giacca aveva cucito qualcosa di ancora più prezioso: una pagella scolastica. In un passaggio del libro Cattaneo racconta i momenti della scoperta, con il plico di carta sbiadito e ripiegato su sè stesso che riportava i nomi della materie, in francese.
Non sappiamo – e con molta probabilità  non sapremo mai –   le ragioni che portarono il ragazzo a custodire con tanta cura il documento. Probabilmente lo considerava il suo biglietto per una vita migliore, un pass per essere accettato nella comunità  che sognava di raggiungere.
La dimostrazione pratica che lui non era “solo” un migrante, ma un essere umano con una storia, anche scolastica.
Una storia che oggi è diventata il simbolo dei viaggi della speranza, un monito affinchè tragedie come questa non accadano mai più.
Un’aspettativa purtroppo disattesa, come indicano i dati.
Secondo l’Unhcr le persone morte o disperse nel Mediterraneo sono state 1.311 nel solo 2018, più di 55 ogni mille arrivi.

(da agenzie)

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DIRITTO DI ASILO: 2 ANNI PER AVERE IL PRIMO APPUNTAMENTO, MINIMO 3 MESI PER AVERE UNA RISPOSTA

Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile

E’ QUANTO CI VUOLE IN ITALIA PER COMUNICARE A UN RICHIEDENTE ASILO SE PUO’ O MENO RESTARE IN ITALIA, NEL FRATTEMPO NON PUO’ NEANCHE LAVORARE

Quanto ci mette il nostro Paese a comunicare a un richiedente asilo se può rimanere in Italia o deve tornarsene indietro? Quasi mille giorni.
Due anni se ne vanno per il primo appuntamento. Un minimo di tre mesi per avere la risposta. Diverse settimane per ottenere il permesso di soggiorno elettronico.
La prova? Quanto scrive all’Arci il 9 gennaio scorso la Commissione asilo di Firenze: «Stiamo convocando chi ha fatto domanda di protezione internazionale nel mese di gennaio 2017».
La storia di Abdul.
Abdul (il nome è di fantasia) è un musicista liberiano di ventitrè anni. La sua storia parte da lontano, quando vittima di persecuzioni fugge da casa e cerca di mettersi in salvo. Il suo è un viaggio di sei anni. «Prima di arrivare in Italia — ricorda Abdul — ho attraversato Guinea, Senegal, Mauritania, Mali e Algeria. In Mauritania sono stato arrestato e torturato. Ero accusato di immigrazione illegale. Ho pagato una cauzione e mi hanno liberato. Mi sono rimesso in viaggio e ho raggiunto l’Algeria».
Abdul si mette a lavorare, fa di tutto per racimolare i soldi necessari alla traversata. Quindi il passaggio in Libia e l’appuntamento con il trafficante. «Ho pagato tanti soldi e sono salito a bordo di un barcone sfondato».
Il lungo silenzio dopo la domanda. Abdul arriva in Italia a maggio del 2017 e trova alloggio in un Cas (Centro d’accoglienza straordinaria) in Toscana. A giugno dello stesso anno presenta domanda d’asilo, gli prendono le impronte digitali e la sua pratica viene regolarmente registrata nel sistema Vestanet del Viminale.
Riceve così un numero di codice della banca dati dei richiedenti asilo. Poi più niente. Nessuna chiamata per il colloquio davanti alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale.
Così, dopo più di un anno, Abdul si rivolge al numero verde dell’Arci. Gli uffici si attivano subito e a fine agosto 2018 scrivono alla Commissione asilo competente.
La risposta arriva a stretto giro. Per Abdul è una doccia fredda: «Buongiorno, in relazione all’oggetto, si informa che l’interessato deve aspettare perchè stiamo convocando il 2016». Firmato: Segreteria Commissione rifugiati asilo Firenze.
Una “macchina” indietro di due anni. Passano i mesi e la situazione non migliora, anzi, i tempi si confermano lunghissimi.
Il 9 gennaio 2019 l’Arci chiede infatti nuovamente via mail ai commissari «se è stata fissata una data di convocazione per l’audizione» di Abdul. La loro risposta arriva lo stesso giorno: «Salve, la Commissione sta convocando chi ha fatto domanda di protezione internazionale nel mese di gennaio 2017. Saluti. Segreteria Commissione territoriale di Firenze».
«La macchina continua a non funzionare — commenta Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci nazionale — stanno ancora indietro di due anni. Non solo. Dopo il colloquio il nostro richiedente asilo dovrà  aspettare un minimo di tre mesi per la risposta. Sono i tempi medi. E ancora: in caso di esito positivo, altri mesi passano per ottenere la stampa del permesso di soggiorno elettronico e nel frattempo il rifugiato non può fare nulla».

(da “La Repubblica”)

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LA GRANDE RISPOSTA DELL’ALLENATRICE ALLA DOMANDA SESSISTA: “SCELGO I GIOCATORI IN BASE AL PENE”

Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile

IMKE WUBBENHORST E’ LA PRIMA DONNA ALLA GUIDA DI UN CLUB PROFESSIONISTICO DI CALCIO… UN GIORNALISTA LE AVEVA CHIESTO SE I GIOCATORI NELLO SPOGLIATOIO INDOSSASSERO I PANTALONI

Ottima battuta che liquida una domanda cretina, così il fastidio si è trasformato sto in ironia e ha steso al tappeto l’interlocutore: alla domanda sessista di un giornalista che le ha chiesto se i suoi giocatori dovessero indossare i pantaloni prima che lei entrasse nello spogliatoio, Imke Wà¼bbenhorst, da prima di Natale alla guida del BV Cloppenburg e prima allenatrice di un club professionistico maschile tedesco (5a serie), ha risposto dando una lezione al suo interlocutore: “Certo che no. Sono una professionista. Scelgo i giocatori per le dimensioni del loro pene”
Wà¼bbenhorst aveva precedentemente allenato la squadra femminile del BV Cloppenburg, che milita nella 2a Bundesliga.
Come giocatrice, l’ex nazionale Under 20 ha vestito tra la altre la casacca dell’Amburgo e ha giocato nella Serie A spagnola con lo Sporting Huelva.
La 30enne è in possesso del patentino di licenza A e ha studiato educazione sportiva. La missione che la attende è davvero complicata, visto che la sua squadra è ultima in classifica con appena 16 punti in 18 partite a 6 lunghezze dalla salvezza quando ci sono da giocare ancora 12 partite.

(da agenzie)

argomento: Costume | Commenta »

AL BANCHETTO DI NOZZE GLI SPOSI INVITANO 82 SENZATETTO: “UN MOMENTO CHE CI HA ARRICCHITO DAL PUNTO DI VISTA UMANO”

Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile

A NOVARA UNA COPPIA DIMOSTRA CHE NON TUTTI GLI ITALIANI HANNO PORTATO IL CERVELLO ALL’AMMASSO

Una coppia di Novara, in attesa del matrimonio, ha deciso di festeggiare in anticipo invitando al proprio banchetto di nozze 82 senza tetto della zona
Dopo il pranzo, gli invitati hanno ricevuto anche uno zaino con piccoli regali, come biancheria, guanti, capelli e sciarpe.
“Avremmo potuto mettere mano al portafoglio – ha raccontato la donna a La Stampa – ma l’effetto non sarebbe stato quello che volevamo. Il pranzo di nozze anticipato e condiviso ci è sembrato un momento più arricchente dal punto di vista umano”.
Il menù per gli homeless comprendeva: focaccia alle verdure, pasta al ragù vegetale, risotto al formaggio, arrosto con patate al forno e dolci.

(da agenzie)

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“LA CUCCARINI DICE CHE SALVINI E’ DI SINISTRA? TEORIA INTERESSANTE, SE SALVINI E’ CHE GUEVARA, A QUESTO PUNTO BERLUSCONI ERA TROTSKY”

Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile

ALBA PARIETTI SMONTA LA CUCCARINI: “SONO IN MOLTI A SALTARE SUL CARRO DEL VINCITORE, IO CI STO SCOMODA, SARO’ SEMPRE SU QUELLO CHE VIAGGIA IN DIREZIONE CONTRARIA AL POTERE”

“Cosa ci vede di sinistra la Cuccarini nella politica di Salvini?”. Alba Parietti è particolarmente irritata dalle recenti parole di Lorella Cuccarini, che in un’intervista ad Oggi aveva detto che “ha fatto più cose di sinistra questo governo di quelli precedenti”.
Ai Lunatici di Rai Radio 2, Alba Parietti smonta la tesi della collega:
“Ha detto che questo Governo ha fatto più cose di sinistra degli altri governi? Non sapevo che Lorella si occupasse di politica…Interessante questo suo spunto sociologico e politico. Quindi dopo Gramsci e Berlinguer c’è Salvini. E’ veramente una teoria molto molto interessante che mi fa capire quanto sia attenta alla politica e alla storia…Mi sembra evidente che il pensiero di Lorella sia ben allineato con Salvini”
Per la Parietti è solo l’ennesimo caso di ascesa al carro dei vincitori – “che è lo sport nazionale […] Io non riesco a star comoda su questo carro”, il pensiero di sinistra non c’entra niente. Anche per questo le piacerebbe confrontarsi con la Cuccarini:
“Se vogliamo paragonare Salvini a Che Guevara, a questo punto Berlusconi era Trotsky
Anche lei, infine, si è espressa sulla diatriba tra Matteo Salvini e Claudio Baglioni sull’immigrazione. Anche lei, come Al Bano, crede che il direttore artistico di Sanremo non abbia detto niente di male, ha solo espresso un’opinione legittima.
Ma non arriva alle stesse conclusioni del leccese, che protendeva per il ministro sull’immigrazione. Al contrario, la Parietti si sente sempre lontana dal potere.
“Il paradosso è che i fans di Salvini sono molto più salviniani di Salvini stesso. Sono dalla parte di Baglioni, sarò sempre sul carro che viaggia in direzione contraria al potere. Le opinioni a favore della maggioranza mi fanno quasi ridere”.

(da “Huffingtonpost”)

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LA MERAVIGLIOSA FIGURACCIA DEL SENATORE M5S CHE SI RIMANGIA L’EMENDAMENTO-MARCHETTA SULLE SPIAGGE

Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile

IL CAPOLAVORO DI UMORISMO INVOLONTARIO DEL SENATORE DESSI’

Quelli del MoVimento 5 Stelle, è notorio, hanno delle idee ma se non vi piacciono ne hanno delle altre.
E quindi non desta il necessario stupore il fatto che nei giorni scorsi con la Lega abbiano presentato due emendamenti che miravano a ottenere una sanatoria di 2 anni (o fino a data da destinarsi) per la riscossione dei canoni delle spiagge oggetto di contenzioso, facendo un regalone ai balneari tra cui quelli di Ostia, e che oggi, dopo l’intervento di Virginia Raggi, l’emendamento grillino sia stato ritirato.
Quello che invece dovrebbe però ancora stupire è il comportamento del senatore Emanuele Dessì, uno dei firmatari dell’emendamento-sanatoria dei balneari — e che era finito agli onori delle cronache durante la campagna elettorale per aver ritirato la candidatura a sua insaputa — nella vicenda.
Stamattina, in una dichiarazione rilasciata al Fatto Quotidiano, Dessì difendeva l’emendamento: “Non tutti i balneari sono Papagni — il riferimento è al presidente di un sindacato balneari di Ostia a cui era stato sequestrato lo stabilimento — noi vogliamo revisionare tutto il settore. Cerchiamo di andare incontro a chi si prende cura delle nostre spiagge”.
Oggi invece, dopo che la Raggi ha ottenuto il ritiro dell’emendamento, Dessì ha avuto il barbaro coraggio di mandare questa nota alle agenzie di stampa: “Non ci sarà  alcun condono per i balneari nel decreto Semplificazioni. Dopo quanto il Movimento 5 Stelle ha fatto in una realtà  come Roma per liberare il litorale di Ostia da un sistema di concessioni impregnato dall’illegalità , non lasceremo nessuna sponda a scorciatoie o regalie. Accolgo con soddisfazione il ritiro dell’emendamento contestato. Esso, che in buona fede si dava l’obbiettivo di dare aiuti concreti ad attività  che vivono una fase di difficoltà  in alcune zone del Paese, purtroppo andava a impattare in maniera devastante in quelle aree d’Italia dove il malaffare è più radicato”.
E ancora “Non si può creare nessuna sacca di ambiguità  su questo fronte, per questo ho avuto subito una consultazione proficua con la sindaca Raggi e con la presidente Di Pillo”.
La dichiarazione è un capolavoro di nonsense: prima Dessì prepara una sanatoria e poi annuncia orgogliosamente che non ci sarà  alcuna sanatoria, prima scrive un emendamento per sospendere le sanzioni a chi ha contenziosi e poi dice che lui non lascia sponde a scorciatoie o regalie.
Infine, accoglie con soddisfazione il ritiro dell’emendamento che lui stesso aveva presentato.
Un capolavoro di comicità  involontaria che non ammiravamo dai tempi di Razzi.

(da “NextQuotidiano”)

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ADDIO A MARITSA, LA NONNA DI LESBO CHE DAVA IL LATTE AI NEONATI MIGRANTI: “CI COMPORTIAMO DA ESSERI UMANI”

Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile

ERA DIVENTATA CELEBRE PER UNA FOTO IN CUI LEI E ALTRE DONNE DAVANO IL LATTE CON IL BIBERON A UN PICCOLO PROFUGO ARRIVATO CON UN BARCONE

Maritsa Mavrapidou, un’anziana signora dell’isola greca di Lesbo che divenne celebre per una foto in cui lei ed altre ‘nonne’ davano il latte con il biberon ad un neonato arrivato su una barca di migranti, è morta all’età  di 89 anni.
La foto la rese celebre, tanto che lei e le sue compaesane furono anche candidate al Nobel per la pace.
“Noi abbiamo accolto i rifugiati perchè anche noi discendiamo da rifugiati”, disse in un’intervista nel 2015, al culmine della crisi migratoria in Grecia, riferendosi al fatto che la sua famiglia era arrivata a Lesbo dalla Turchia, quando nel 1922 ci fu un traumatico scambio di popolazione tra i due paesi.
Le tre nonne della foto passarono mesi, nel 2015, sulla costa dell’isola. Portavano vestiti e pane fatto in casa ai migranti.
“Se stavano male appena scesi dalle barche, li aiutavamo”, disse Maritsa, “Ci comportavamo da esseri umani”.

(da agenzie)

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ABOLIRE LA SCHIAVITU’ O LA LATTUGA?

Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile

L’OPERAZIONE CONTRO I CAPORALI DI LATINA CHE SFRUTTANO GLI IMMIGRATI… QUEI BRAVI IMPRENDITORI ITALIANI CHE PAGANO I DISPERATI 3 EURO L’ORA E LI ALLOGGIANO IN STALLE A 5 STELLE

Vi piace la lattuga? E il rafano? Le fragole sono buonissime, anche il fiordilatte è sopra la media.
L’agro pontino ci riempie di soddisfazioni a tavola.
E gli imprenditori agricoli sono soddisfatti perchè Fondi, città  a sud del Lazio, è il più grande mercato ortofrutticolo del Mezzogiorno, uno snodo commerciale che fa divenire Latina capitale dello smistamento dei beni da mangiare.
Purtroppo stamane, e davvero non si capisce perchè, la polizia ha arrestato alcuni bravi lavoratori chiamati ingiustamente “caporali” che trasferivano la merce, in questo caso uomini con la barba lunga, dai luoghi di ristoro e di residenza ai campi di lavoro. I sikh, che vengono dal Punjab, lontana regione che non conosciamo nemmeno, fanno a meraviglia il loro mestiere: sono per metà  uomini e per metà  animali.
Nel senso che possono essere collocati anche in una stalla dove riescono incredibilmente a trovare refrigerio e infatti la chiamano casa.
E non fanno casino, non hanno il sindacato, non hanno bisogno di mangiare molto, non si stancano, e si accontentano della paga.
Tutti stranieri, tutti senza permesso di soggiorno. Una vergogna, vero?
Con questo stratagemma — trasformarsi in schiavi, cioè — rubano il lavoro agli italiani. Almeno settemila posti di lavoro, molto ben retribuiti: due anche tre euro l’ora, dal momento che fa luce al momento che fa buio più l’alloggio gratuito e il trasporto.
Mi domando, ma sono sicuro che ve lo domandiate anche voi: perchè loro sì e gli italiani no? Perchè loro devono essere i primi? E noi? Non abbiamo per caso braccia a sufficienza da impiegare nell’agricoltura?
La polizia ha appena fatto una retata e gli imprenditori, che puntano tutto sulla crescita, non aspettano altro che nostri connazionali a cui concedere ciò che finora è stato tolto: il lavoro.
La pacchia è finita. Ma resta insoluta la questione: se si abolisce la schiavitù poi la lattuga (e il rafano, e le fragole, le melanzane, i finocchi, i cetrioli, eccetera eccetera) chi li raccoglie da terra?

(da “il Fatto Quotidiano“)

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IL CAPO DELLA POLIZIA GABRIELLI: “LA NOSTRA UNIFORME NON E’ UN CAPO DI ABBIGLIAMENTO”

Gennaio 17th, 2019 Riccardo Fucile

ALLL’UDIENZA CON IL PAPA UNA STOCCATA PER SALVINI… MA NON SUFFICIENTE PER DARE L’ORDINE DI CONTESTARE UN REATO A CHI INFANGA LA DIVISA

Il riferimento era rivolto agli ‘abusivi’ della divisa che sfoggiano magliette, felpe e giubbotti come se fossero l’ultima moda: “Quella che oggi vede qui riunita davanti a Lei è una piccola rappresentanza dei circa 100 mila poliziotti in servizio nel nostro Paese, tra i quali potrà  riconoscere le donne e gli uomini dell’Ispettorato di P.S. Vaticano, che ogni giorno si dedicano con professionalità  e passione alla sicurezza della Santità  Vostra e dei tanti fedeli che animano questo territorio”
Lo ha detto il capo della Polizia, Franco Gabrielli, nel suo indirizzo di saluto a papa Francesco durante l’udienza nella Sala Clementina all’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano.
“Pur se destinati a svolgere compiti e funzioni diversi ed eterogenei, tutti indossano e si riconoscono nella nostra divisa, che lungi dall’essere un mero capo di abbigliamento è espressione di un patrimonio di valori, radicato nella storia della nostra Istituzione”, ha osservato Gabrielli.
“Divisa – ha aggiunto – che è sinonimo di uniformità  ma non di omologazione perchè, pur nel rispetto delle leggi dello Stato, ciascun poliziotto è custode di una propria ricchezza interiore che rappresenta il vero patrimonio della nostra Amministrazione”.
“Grazie a questa complessità  riusciamo, infatti, ad interpretare al meglio quell’opera di ascolto e di aiuto del prossimo, per la quale la missione della Santità  Vostra assume un valore esemplare – ha sottolineato il capo della Polizia -. La consapevolezza di far parte, pur con questa varietà , di un’unica grande famiglia, e’ fondamentale proprio in momenti, come quelli che stiamo vivendo, in cui sembra smarrito il senso profondo di appartenenza alla comunità “.
“Le donne e gli uomini che vede davanti a Lei, invece, il significato della propria missione lo conoscono e lo interpretano quotidianamente al meglio, senza ricercare una fama ed una visibilità  che sembrano essere assurti a valore universale”, ha concluso Gabrielli.

(da agenzie)

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