Destra di Popolo.net

VERGOGNOSO: IL VIDEO-GOGNA DI BONAFEDE SU BATTISTI HA FATTO SALTARE LA COPERTURA DI UN AGENTE DI POLIZIA

Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile

IL MINISTRO DIFFONDE IL VIDEO DELLA RACCOLTA DELLE IMPRONTE DIGITALI A BATTISTI IN CUI VIENE INQUADRATO UN AGENTE CHE CERCA DISPERATAMENTE DI COPRIRSI IL VOLTO, MA VIENE RIPRESO DALLA TELECAMERA… COSI’ SI TUTELANO I AGENTI AGENTI SOTTO COPERTURA?

«Il racconto di una giornata che difficilmente dimenticheremo!» con questa presentazione il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha deciso di dare in pasto al pubblico di Facebook un video di tre minuti e cinquanta secondi che “racconta” l’arrivo in Italia del terrorista Cesare Battisti.
Il filmato, accompagnato da un’odiosa musichetta trionfante ma al tempo stesso “intimista”, mostra la giornata dell’arrivo di Battisti in Italia, l’atterraggio a Ciampino, le procedure per il trasferimento nel carcere di Oristano dove il terrorista dei PAC sconterà  la sua pena.
L’esposizione del corpo di Battisti, come un trofeo, si attaglia ben poco al concetto di giustizia in uso nel mondo Occidentale nei paesi democratici.
Ma evidentemente il ministro aveva bisogno di celebrare qualche successo personale. Motivo per cui —   alla moda di Salvini — si è fatto fotografare con addosso la giacca della Polizia Penitenziaria e ha imbastito il grande show dell’arrivo di Battisti dalla Bolivia.
Ma nella foga dei festeggiamenti, e davvero mancava solo uno scatto di Bonafede col pugnetto alzato come il collega Toninelli al Senato qualche tempo fa o una bottiglia di spumante stappata in favore di telecamere, Bonafede ha scritto una pagina vergognosa nella storia della propaganda di regime e commesso più di una violazione dei diritti di un condannato.
Ad esempio ad un certo punto del filmato, mentre viene mostrata la procedura di raccolta delle impronte digitali di Battisti (una scena degna del finale di Blow) viene inquadrato un poliziotto in borghese che cerca affannosamente di coprirsi il volto con la sciarpa.
Probabilmente si tratta di un agente che lavora sotto copertura la cui identità  sarebbe stato meglio rimanesse celata.
La celebrazione della “cattura” mette così a repentaglio la copertura di un servitore dello Stato. Ma gli addetti alla comunicazione che di fatto controllano e gestiscono l’attività  del governo evidentemente non se ne sono accorti.
Un danno collaterale del desiderio di Bonafede di spettacolarizzare una questione che ha ben poco di spettacolare. C’è poco da festeggiare, c’è poco da sbraitare “la pacchia è finita”.
A sessantatrè anni e dopo trentasette anni di latitanza Battisti rischia di essere l’unica Quota 100 del governo del Cambiamento. Il fatto che Battisti sia un terrorista e un pluriomicida non giustifica quello che gli è stato fatto dal Ministro di Grazia e Giustizia sui social.
Se ai tempi di Mani Pulite la Lega aveva il deputato Luca Leoni Orsenigo ad agitare un cappio in Aula ora che siamo nell’era del Cambiamento è direttamente il ministro della Giustizia ad agitare i più cupi istinti forcaioli e giustizialisti.
A rendere ancora più drammatico il tutto c’è il fatto che Bonafede di professione fa l’avvocato, è uno che in teoria dei diritti dei condannati dovrebbe intendersene.
Perchè pur se latitante e condannato all’ergastolo per omicidio anche Battisti ha dei diritti.
Ad esempio l’art. 114 del Codice Penale vieta «la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà  personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica» mentre l’articolo 42 bis comma 4 dell’Ordinamento penitenziario impone l’adozione di «opportune cautele per proteggere» gli arrestati «dalla curiosità  del pubblico e da ogni specie di pubblicità ».
L’articolo 13 della Costituzione — quel pezzo di carta dove giurano i ministri — stabilisce che «è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà » e cos’è la gogna mediatica se non una violenza morale?
Lo sottolinea sulla Stampa Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute e private della libertà  personale, che ricorda appunto che per evitare inutili disagi ad un condannato è esplicitamente prevista l’adozione di misure per tutelare degli arrestati dalla curiosità  del pubblico.
Ma il Garante esprime anche la sua perplessità  «nella scelta di esporre in quel modo gli operatori di polizia che stanno facendo il loro dovere. Ci deve essere più attenzione». E chissà  che il Garante non si riferisca proprio a quei frame dove viene rivelata l’identità  di un agente sotto copertura.
Anche l’Unione delle Camere Penali — che rappresenta gli avvocati italiani che lavorano in ambito penale — ha duramente criticato il video di Battisti pubblicato sulla pagina di Bonafede definendola “una occasione cinica e sguaiata, di autopromozione propagandistica” da parte del ministro. In un comunicato dal titolo La politica in favore di telecamera, oltre ogni limite di decenza pubblicato sul sito la Giunta di UCPI commenta lo show allestito da Salvini e Bonafede come una pagina tra le più vergognose e grottesche della nostra storia repubblicana.
«Addirittura sconcertante — scrive l’UCPI —   è che il Ministro della Giustizia abbia diffuso un video, con sinistro commento musicale, titolando di “una giornata indimenticabile”; e non ci sono state risparmiate foto ricordo del detenuto, con due agenti della polizia penitenziaria al fianco, in spregio di espliciti divieti normativi». Bonafede sembra non aver capito il problema, eppure è laureato in Giurisprudenza, e ieri dava degli “sciacalli” a coloro che gli facevano notare cosa aveva fatto.

(da “NextQuotidiano“)

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GRILLO A OXFORD E GLI INSULTI AGLI ITALIANI CHE HANNO LASCIATO IL PAESE

Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile

DI FRONTE ALL’INCALZARE DELLE DOMANDE LA FRASE INFELICE DEL COMICO: “SIETE DISINFORMATI, VOI VE NE SIETE ANDATI DALL’ITALIA”… A QUEL PUNTO SONO PARTITI ANCHE I VAFFANCULO VERSO GRILLO

Il giorno dopo la comparsata di Beppe Grillo a Oxford con contestazione annessa il Garante del MoVimento 5 Stelle smentisce di aver insultato gli italiani che hanno lasciato il Paese per motivi di studio o lavoro in occasione dello suo discorso: “Non ho attaccato nessuno. Nessun insulto”, afferma ai microfoni di Stasera Italia su Retequattro.
Il fondatore del M5S ha giudicato inoltre positivamente la sua visita alla Oxford Union: “Bellissima, era pienissimo. Ci siamo scambiati delle disinformazioni che loro hanno su di noi e noi che abbiamo su di loro. Penso di aver dato una buona impressione”.
È vero quello che dice Grillo, ferocemente sfottuto quando gli studenti hanno cominciato a parlare di vaccini, perchè evidentemente a Oxford non sono tanto convinti che basti una firma su un appello per emendare secoli di propaganda di frescacce antiscienza per negare l’evidenza?
«Non ho mai fatto una affermazione contro la scienza dei vaccini. Il problema è la politica che vuole imporli», ha sostenuto Beppe, dimenticando tutte le volte che ha abusato della credulità  popolare.
Poi il clou: «Non ho mai negato la piaga dell’Aids, ma cosa dite?».
Andiamo con ordine.
Sul Corriere della Sera oggi c’è una lettera dello studente Francesco Moiraghi che racconta cosa è accaduto dal suo punto di vista
Lunedì sera mi trovavo all’Oxford Union con tanti altri ragazzi ad assistere all’incontro con Beppe Grillo. Abbiamo visto il suo ingresso bendato, abbiamo sentito le risate scroscianti dei partecipanti del primo quarto d’ora, abbiamo notato il gelo scendere mano a mano che il monologo impediva le domande del presidente della Società , finanche copriva la voce del traduttore. Nell’ultima mezz’ora gli studenti italiani si sono opposti, hanno preso a incalzare Grillo con domande e purtroppo, nel finale, con insulti.
Non si dica però che è stata una vittoria degli studenti, di questa meglio gioventù di cui tanto ci si riempie la bocca, mentre la si guarda tristemente andare all’estero.
Si riesce a immaginare quanti italiani ci fossero l’altroieri sera?
Eravamo in tanti, e tutti così appassionati dal destino del nostro Paese. Ma io non ho visto nessuna vittoria. Ho visto solo esasperazione, rabbia, mentre gli interventi diventavano via via più nervosi.
Ho visto quanto la cultura delle grida possa far crollare i nervi. Mentre il presidente sospendeva l’incontro con dieci minuti di anticipo, qualcuno gridava a Grillo «buffone», qualcun altro «vaffanc…». Proprio la parola che Grillo aveva portato in auge.
Moiraghi quindi non registra e non cita le presunte frasi di Grillo sugli italiani che hanno lasciato il paese ma racconta invece di una rabbia palese nei suoi confronti. Cristian Trovato, catanese, classe 1988, sta facendo da due anni un dottorato in Computer Science a Oxford dice invece oggi in un’intervista alla Stampa che gli insulti ci sono stati e indica il momento preciso in cui tutto ciò è accaduto: «A ogni obiezione Grillo ci rispondeva “voi siete disinformati”.
E poi quando ha sbottato “ah ma voi ve ne siete andati dall’Italia” la sala è insorta. È parso un tentativo di delegittimarci come interlocutori».
Trovato ieri ha pubblicato un video sul suo profilo Facebook in cui si vedono alcuni momenti dell’incontro e nei commenti ha ribadito che la frase che Grillo nega di aver pronunciato invece l’ha detta:
E nell’intervista segnala di aver partecipato al primo V-Day e leggeva il Fatto, rintuzzando quindi le classiche accuse di essere del PD.
Cosa vi ha fatto più infuriare
«La sue parole sulla scienza e sui vaccini. Ha detto che la scienza fornisce domande e non risposte, è stato vago e contraddittorio. Per una platea di studiosi era davvero troppo».
C’era tra voi del pregiudizio?
«Guardi, qui è venuto anche Steve Bannon. Fuori ci sono state contestazioni, ma all’interno il dibattito è filato liscio anche se molti non erano d’accordo con lui».
Grillo è sempre un comico.
«Sì, ma qui è stato presentato come un leader politico. E il pubblico si aspettava qualcosa di più: il suo doppio ruolo di comico e politico è stato un boomerang. Sulle domande politiche ha svicolato, “decide Di Maio non io”».
Voleva provocarvi?
«Non so, ma alla fine era spiazzato e a disagio. È uscito dalla sala dicendo: ”Ho 71 anni e non mi devo certo difendere da voi”. Il mio coinquilino scozzese mi ha guardato: “Davvero vi governa uno così?”».

(da “NextQuotidiano”)

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SALVINI E LE DIVISE, UN MODO PER VENTILARE L’USO DELLA FORZA COME PROPELLENTE IDEOLOGICO DESTINATO AL CONSENSO

Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile

MILITARIZZARE IL RUOLO DI SEMPLICE MINISTRO DELL’INTERNO E’ L’ANTICIPAZIONE DI OGNI REGIME… SALVINI COME TRITONI DI UGO TOGNAZZI IN “VOGLIAMO I COLONNELLI”, UN PERSONAGGIO DA AVANSPETTACOLO

L’uso che Matteo Salvini fa delle uniformi della Polizia di Stato, prim’ancora d’essere un omaggio alle forze dell’ordine, magari in funzione del “sorvegliare e punire”, risulta, va da sè, esplicitamente intimidatorio.
D’altronde, le divise rappresentano – perdonate l’orrido concetto assunto dal sistema della moda – l’outfit di ogni regime, sia detto da un esperto frequentatore perfino delle fiere di “militaria”, dove, appunto, uniformi e perfino buffetterie, cominciando dal vestiario del Terzo Reich, surclassano ogni altro articolo lì in vendita.
Non c’è regime, in ascesa o già  in atto, che non abbia spettacolarizzato la propria “militarizzazione”.
Magari fornendo al personale sia con le stellette sia civile ogni genere di indumento distintivo. Nel già  menzionato Reich “millenario”, perfino i borghesi del Deutsche Arbeitsfront, Fronte Tedesco del Lavoro, avevano l’obbligo di indossare la propria tenuta e impugnare una pala.
Anche il fascismo nostrano provvede a questo bisogno regimentale, da neonati si riceve la prima nomina di “Figli della Lupa”, in attesa, risalendo nella gerarchia, dei “baffi”, cioè i gradi, di balilla, balilla moschettiere, avanguardista… Per le femmine c’è la gonna di Piccola Italiana cui segue la Giovane Italiana…
Nel regime sovietico, perfino l’intellettuale Trotskij vestirà  l’uniforme dell’Armata Rossa.
Allo stesso modo di quest’ultimo, anche Matteo Salvini, che alle professioni culturali non sembra però volersi accostare, militarizza il proprio ruolo di semplice ministro dell’Interno, che, lo voglia o no, rimane una carica dell’ordinamento civile.
Ora voi direte: però nella memoria grigioverde, dai giorni di un Segni presidente, abbiamo visto molti capi di governo indossare il berretto da alpino oppure, laggiù in zona di operazioni e missioni all’estero, poco importa se il Libano o Afghanistan, la giubba mimetica?
Sì, ma in modo episodico, cortesia verso le insegne del corpo ospitante.
Esiste il caso di Francesco Cossiga che, oltre a collezionare soldatini e costituire “Gladio”, ha lasciato addirittura un proprio ritratto in divisa di brigadiere dei carabinieri, tuttavia, paradossalmente, nonostante il marchio dell’emergenza e delle leggi speciali di polizia cui lo associamo, tutto ciò in quell’uomo era quasi un vezzo da fantasista, altra percezione si ha invece rispetto al suo successore al Viminale.
Magari, avessimo visto Salvini con indosso la camicia e il chepì rossi dei garibaldini, come fanno, ricordando la Repubblica romana del 1849, coloro che tutti gli anni si ritrovano all’ossario del Gianicolo.
Forse è troppo aspettarsi la difesa dei valori di laicità  a chi solleva il rosario e fa la difesa della famiglia nel suo modello base angustamente piccolo borghese.
Posto che non vogliamo apparire schematici, nonostante i segni della semplificazione autoritaria ci siano già  tutti, accettiamo, a questo punto, dialetticamente una possibile obiezione spettacolare assolutoria pro-Salvini, ricordando che la stessa Marylin Monroe, visitando le truppe americane in Corea nel 1954, indossava il bomber nero dei marine, che nei cinegiornali ancora la osannano, aggiungiamo tuttavia che lei mai sognò di pronunciare parole   come “la pacchia è finita”,.
Matteo Salvini, almeno al momento, salvo smentite, non sembra neppure in procinto di accostare il proprio nome al generale Baistrocchi cui si deve l’omonima riforma che nel 1933 ridefinì “uniformi, gradi ed equipaggiamento del Regio Esercito, della Milizia e dei Reali Carabinieri”, eliminando, fra l’altro, il chepì a favore della “piatta”, così come provò, inutilmente, a bandiere le fasce gambali.
Salvini, nel suo sfoggio da piantone, superato il “casual” delle felpe, suggerisce semmai la sagoma dell’onorevole della Grande Destra, Giuseppe Tritoni, interpretato da Ugo Tognazzi in “Vogliamo i colonnelli”, quando in un’ipotetica Arcinazzo, basco da paracadutista, arringa i suoi in nome dell’ordine della disciplina e della pubblica morale per l’operazione “Volpe nera”.
“Io ogni giorno indosso una divisa per onorare il lavoro delle forze dell’ordine. Saviano e Renzi possono dire quello che vogliono, me ne frego”. Poi, captatio benevolentiae: “Ogni giorno gli agenti si alzano e rischiano la vita per 1300 euro al mese”. Parole doverose, nel cui sottofondo però si intuisce la chiamata a raccolta apologetica dell’immancabile, costante, suo discorso securitario, lo stesso che accanto al razzismo anti-immigrati costituisce la sostanza subculturale della sua Lega di governo: ventilare l’uso della forza come propellente ideologico destinato al consenso.
Bene hanno fatto quei vigili del fuoco che ne hanno stigmatizzato l’abbigliamento, e brava Michela Pascali, lesbica ai vertici del sindacato di polizia Silp-Cgil, a dichiarare che “gli operatori della polizia che noi rappresentiamo guardano con molta preoccupazione all’abuso della divisa da parte di Salvini, questa è la parte figurata attraverso la quale il nazionalismo prende forma”.
Il ministro dell’Interno, quando indossa la divisa è come se si ponesse come garante morale d’ogni possibile ronda, anzi, assodate le sue predilezioni musicali rock, appare virtualmente come una sorta di capo degli Hells Angels istituzionali.
Mai governo, escludendo Tambroni, fu più estraneo alle armi dell’ironia dell’attuale. Con il guardasigilli, Alfonso Bonafede, pronto subito a mostrarsi collaterale al collega indossando invece la divisa della Polizia Penitenziaria. Subito seppellito da questo commento di @manginobrioches su Twitter: “Quando finalmente anche a te hanno comprato un costume come quello del cuginetto”.
Al fotofinish dell’opzione sovranista, ultimo avamposto delle opportunità  politiche, giunge nella piazza d’armi, per il contrappello, come corpo delle ausiliarie di Salvini, anche Maria Giovanna Maglie, prendendo spunto dal caso Battisti, scrivendo così a Dagospia, con prosa da Margherita Sarfatti: “Il leader popolare oggi mostra la sua giornata, si denuda, non è più lontano, sbaglia nelle piccole cose come tutti, mangia troppo e male, lascia intuire a volte una sofferenza personale. Indossa la divisa di quelli che incontra e rappresenta”.
Sognando ironia e ritegno perduti, ritroviamo in uno strapuntino della nostra memoria, non le battaglie civili per la democratizzazione della polizia, piuttosto il marchese Antonino Faà  di Bruno, già  tenente dei granatieri in Africa Orientale, decorato ad Asmara nel 1941, lo stesso che, congedato come generale di brigata nel 1964, una volta in pensione, si concede una strabiliante carriera da caratterista nel cinema della commedia all’italiana, lo fa per puro piacere, forte d’essere alto 1 metro e 96, voce baritonale stentorea, lineamenti aristocratici, trovando a scritturarlo Lizzani, Pasolini, Fellini, e lo stesso Monicelli per il ruolo del colonnello in pensione e golpista Ribaud, proprio in “Vogliamo i colonnelli”, infine, impossibile da dimenticare, eccolo Duca Conte Piercarlo Ing. Semenzara nel “Secondo tragico Fantozzi”.
C’è qualcuno che sappia spiegare tutto questo a Salvini e alla sua truppa plaudente in bomber   davanti al suo caporalesco “Me ne frego”?

(da “La Repubblica”)

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EMMA BONINO: “L’IMPEGNO CIVILE NON SI SOSTITUISCE COI CLICK”

Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile

“USCIAMO DI CASA, COMBATTIAMO LA PIGRIZIA, DIVENTIAMO CITTADINI”

“Potete scegliere l’associazione che volete, occuparvi di ambiente o di qualsiasi altra cosa. Ma non pensate di aver sostituito l’impegno civile coi click. Usciamo di casa, combattiamo la pigrizia, diventiamo cittadini”.
Emma Bonino ha concluso con queste parole la lezione tenuta il 14 gennaio al Teatro Parenti di Milano, nel corso di un evento organizzato dall’associazione no profit “The Circle Italia”.
La leader di +Europa è stata chiamata sul palco per tenere il suo intervento dal titolo “Diritti, doveri, donne”, con il quale ha sensibilizzato sulle violenze contro le donne in tutte le sue forme.
Ha invitato i presenti a passare all’azione, a muoversi in prima persona per lottare contro il problema. Un responsabilità  che spetta agli uomini, quanto alle donne.
“Esiste una responsabilità  degli uomini di questo Paese: devono essere inostri alleati nella battaglia contro la violenza sulle donne”, ha dichiarato. E ancora: “Le persone non sono alberi con le radici, sono come pesci, la storia dell’umanità  è una storia di mobilitazione”.
Il ricavato della serata andrà  a favore della onlus No Peace Without Justice, in particolare al progetto “Partecipanti, non beneficiare” contro le mutilazioni genitali femminili. “Le mutilazioni genitali femminili sono un crimine e non una tradizione”, ha dichiarato Bonino sul palco del Teatro Parenti.
The Circle, nato in Inghilterra nel 2008, per volontaÌ€ di Annie Lennox, eÌ€ arrivato in Italia dal 2010. Un gruppo di donne provenienti da differenti paesi e ambiti (cultura, arte, spettacolo, moda, editoria, imprenditoria, giurisprudenza) “apporta idee, abilitaÌ€ ed entusiasmo per combattere la povertaÌ€ e l’ingiustizia, favorendo azioni di raccolta fondi, comunicazione e sensibilizzazione”.

(da “Huffingtonpost”)

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STUPRI FIRENZE, UN CARABINIERE INCHIODA L’ALTRO: “LA RAGAZZA DICEVA NO”

Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile

I MILITARI SONO IMPUTATI DI AVER VIOLENTATO DUE STUDENTESSE USA NEL RIACCOMPAGNARLE A CASA… UNO DEI DUE CONDANNATO A 4 ANNI E 8 MESI

“Rapporto sessuale con violenza, senza il consenso, approfittando di una situazione psicofisica di inferiorità  ma soprattutto a fronte del dissenso ben espresso dalla ragazza” americana ubriaca.
Così il giudice Fabio Frangini ha condannato a 4 anni e 8 mesi l’appuntato Marco Camuffo, uno dei due carabinieri imputati per aver abusato il 7 settembre 2017 a Firenze di due ragazze Usa.
Il gup scrive che il collega Pietro Costa “fa dichiarazioni che inchiodano Camuffo alle sue responsabilità  dicendo di aver sentito i ‘no.. no’, ‘no.. cosa fai'” della ragazza. “Poter affermare che Camuffo non avesse percepito il diniego della ragazza, sentito dal suo collega ‘indaffarato’ con l’altra, appare veramente arduo”, chiosa in sentenza il giudice che aggiunge: “Il rapporto sessuale c’è stato ed è stato ‘contro’ la volontà  della donna”.
I militari sono stati imputati di aver violentato due studentesse Usa, incontrate in discoteca mentre erano di pattuglia, dopo averle riaccompagnate a casa.

(da agenzie)

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LA SICUREZZA DI SALVINI: BOMBA DELLA CAMORRA CONTRO LA STORICA PIZZERIA SORBILLO A NAPOLI

Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile

IL TITOLARE: “HANNO COLPITO UN SIMBOLO, MA NOI ANDIAMO AVANTI, A NAPOLI ESISTONO PERSONE POSITIVE” … CINQUE ANNI FA IL LOCALE FU INCENDIATO …E AD AFRAGOLA OTTO BOMBE IN UN MESE CONTRO NEGOZI

Bomba nella notte contro la famosa pizzeria Sorbillo, terrore al centro storico di Napoli.
L’ordigno è stato fatto esplodere davanti all’ingresso del locale in via Tribunali 32, nel cuore del centro antico. E’ la sede storica del marchio famoso in tutto il mondo ed è stata danneggiata al piano terra dall’esplosione: due porte blindate, poste al di là  dell’ingresso, hanno attutito il colpo ed evitato che il guardiano notturno rimanesse ferito.
L’uomo si trovava infatti all’interno del locale, a pochi passi dalla porta. I danni ammontano ad alcune migliaia di euro, al vaglio delle forze dell’ordine le immagini di sorveglianza: il locale ha 24 telecamere in zona.
L’esplosione ha seminato paura e sconcerto tra i residenti, sotto shock perchè è stato colpito un pizzaiolo molto conosciuto, cui fanno capo una serie di locali aperti in diverse città  in Italia e anche all’estero.
Lo stesso titolare, Gino Sorbillo, annuncia su Facebook che la pizzeria “è chiusa per bomba” ma, assicura “riapriremo presto”. Cinque anni fa questa stessa sede fu incendiata
“Mi scuso con tutte le persone che sono rimaste scosse da quest’ennesima cattiva notizia – ha commentato su Facebook il maestro pizzaiolo – A Napoli e dintorni esistono persone straordinarie e positive   che vivono veramente con tanto amore verso gli altri. Mi scuso con la Napoli “buona”, con l’Italia “buona” e con tutte le persone che vivono onestamente perchè certi avvenimenti così forti ed eclatanti fanno cadere le braccia e demoralizzano la società . Sono stato nell’Arma dei carabinieri ed ho scelto di fare il pizzaiolo perchè amo troppo la mia città  e la amerò per sempre – ha aggiunto – La Napoli “sana” è sempre nel mio cuore”.
Tantissimi in queste ore i messaggi di vicinanza che gli stanno arrivando.
“Dopo l’incendio di 5 anni fa adesso arrivano anche le bombe dove c’è la sede storica – prosegue – Il 17 gennaio in tutte le pizzerie della città  ci saranno i festeggiamenti per la giornata del pizzaiolo in onore del santo protettore, Sant’Antuono: centinaia di pizzerie serviranno una pizza speciale ai propri clienti e sarà  questa per me l’occasione per ricordare a tutti i pizzaioli della città  che dobbiamo essere sempre uniti. Andiamo avanti”.
“Sono in contatto con sindaco e forze dell’ordine che stanno esaminando le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza. Nei video una persona si avvicina alla porta, lascia l’ordigno e scappa verso via Atri.
“Chi ha messo la bomba non è scappato verso la parte bassa della città  – dice Sorbillo – ma è salito in un vicolo, forse a bordo di un motorino. Io ho 24 telecamere in zona, tutti i commercianti hanno sistemi di videosorveglianza, credo che le forze dell’ordine possano individuare targa e tratti somatici”.
Il pizzaiolo non nasconde l’amarezza: “Abbiamo riempito Napoli con il nostro lavoro, il nostro talento, il turismo. Ci siamo adoperati attraverso rete e social per comunicare una città  diversa, forse hanno voluto attaccare un simbolo di questa rinascita, questa bomba è un messaggio di intimidazione verso gli altri che hanno anche una minore capacità  di rialzarsi rispetto a me. Non c’è stato alcun segnale, avrei denunciato subito, collaboro con le forze dell’ordien e sono anche un presidio per il territorio. Lavoro lì da 24 anni”.
Il guardiano notturno fortunatamente non è rimasto ferito: “E’ salvo per miracolo – racconta Sorbillo – quando c’è stata esplosione, il nostro collaboratore si trovava quasi sotto la porta ma i pannelli blindati lo hanno protetto, altrimenti sarebbe stato dilaniato”.
Il pizzaiolo chiede controlli e telecamere: “La rinascita di Napoli deve partire dalla bonifica dei vicoletti, il lavoro delle forze dell’ordine è già  tanto ma servono telecamere anche nei vicoli, credo si stiano riassettando gli equilibri tra clan e quindi sia in corso un braccio di ferro.   Il centro storico di napoli è patrimonio Unesco, questa è l’occasoione per mettere più telecamere”.
Confesercenti Interprovinciale esprime totale solidarietà  a Gino Sorbillo dopo l’ordigno che questa notte ha devastato la sua storica pizzeria ai Tribunali. “Innanzitutto   – dice Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Interprovinciale – esprimo la massima solidarietà  nei confronti di una grande impresa come quella della famiglia Sorbillo. Alziamo la voce contro gli attacchi ai nostri imprenditori, non possiamo consentirlo, non possiamo permettere che queste cose accadano ancora. Il nostro è un grido d’allarme disperato, una invocazione nei confronti dello Stato, che ora deve scendere in campo con i mezzi e con gli uomini – che ha- adeguati. La bomba che stanotte ha distrutto la pizzeria, ma anche gli 8 ordigni esplosi in un mese contro le attività  commerciali di Afragola, sono la conferma che lo Stato è debole, che ha bisogno di più uomini che lavorino per sconfiggere questo fenomeno. Le mafie sono un male, dei tumori che se non si estirpano alla radice continueranno ad esistere”.

(da agenzie)

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LA SICUREZZA DI SALVINI: ALLA MALPENSA LA POLIZIA SI FA SCAPPARE UN EGIZIANO RESPINTO ALL’AREA TRANSITI E DOPO 5 ORE NON SI TROVA ANCORA

Gennaio 16th, 2019 Riccardo Fucile

LA BEFFA: SALE DA UN PORTELLONE E SCENDE DALL’ALTRO… PROVENIVA DAL SENEGAL ED ERA DIRITTO AL CAIRO, MA PARE NON AVESSE DOCUMENTI … AEROPORTO BLOCCATO PER ORE, MA E’ SPARITO NEL NULLA… MENO MALE CHE NON ERA UN TERRORISTA

Si è lanciato dal portellone dell’aereo quando la scaletta era già  stata sganciata. Dopo un volo di qualche metro, ha toccato terra e si è messo a correre sulla pista, fino a far perdere le sue tracce. Erano le 19,30
L’aeroporto di Malpensa è stato interdetto al traffico, sia in arrivo che in partenza.
Alle 22.33 l’operatività  dello scalo è ripresa regolarmente, ma dell’uomo ricercato per il momento non c’è traccia.
Si tratta di E.E., un egiziano di 34 anni, respinto alla frontiera perchè privo di documenti. Il 34enne era partito da Dakar, in Senegal, ed era diretto al Cairo, in Egitto. Un volo con scalo a Malpensa.
In Area Transiti, nel corso di un regolare controllo, è stato trovato senza documenti dalla Polaria, la polizia di frontiera aerea.
La procedura in questi casi prevede che il soggetto venga “respinto”, cioè accompagnato sul primo aereo diretto al luogo di partenza: Dakar, appunto. E così è stato.
Gli agenti lo hanno scortato fino al posto assegnato. Lui si è seduto. Ha allacciato la cintura. Poi si è alzato e, senza dare il tempo a nessuno di capire che cosa stesse accadendo, è sceso dall’altro portellone e subito si è messo a correre, per cercare rifugio chissà  dove.
I voli in arrivo sono stati dirottati e quelli in partenza hanno subito numerosi ritardi. L’intera area in queste ore è passata al setaccio dalla polizia, dentro e fuori l’aeroporto, ma del 34enne ancora non è stata trovata traccia.
Non si sa perchè sia fuggito ma – da quello che è emerso al momento – non si tratterebbe di un soggetto pericoloso segnalato per terrorismo.

(da agenzie)

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TRE CARABINIERI ITALIANI ASSEDIATI A GAZA DAI MILIZIANI DI HAMAS: QUI SOLO SALVINI PUO’ RISOLVERE IL CASO, PARTA SUBITO E SALVI I NOSTRI MILITARI

Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile

I TRE CARABINIERI NON SI SAREBBERO FERMATI A UN POSTO DI BLOCCO… I PALESTINESI SOSPETTANO CHE SIANO ISRAELIANI INFILTRATI… CUOR DI LEONE DEVE PARTIRE CON LA DIVISA DEI CARABINIERI E DIRE IN FACCIA AD HAMMAS COSA PENSA DI LORO

Tre carabinieri del Consolato italiano a Gerusalemme son rifugiati nella sede dell’Onu a Gaza City, assediati dalle forze di sicurezza di Hamas.
Secondo il sito del Jerusalem Post gli italiani sarebbero invece 4. Per il quotidiano la crisi va avanti da 48 ore, tanto che l’ambasciatore italiano Gianluigi Benedetti avrebbe incontrato oggi il leader di Hamas Ismail Haniyeh nel tentativo di sbloccare la situazione.
Diverse le versioni date dai media.
Secondo fonti della sicurezza citate dal sito Arab21 “un’auto che trasportava quattro stranieri in possesso di armi automatiche ha rifiutato di fermarsi a una barriera di sicurezza nel centro della Striscia di Gaza lunedì sera, fatto che ha provocato un inseguimento e l’esplosione di spari, prima della fuga nella sede delle Nazioni Unite”. Gli italiani sarebbero dotati di armi automatiche.
Secondo le stesse fonti, “la resistenza palestinese ha sospettato” che le persone nell’auto fossero membri “delle forze speciali israeliane sotto falsa identità  con passaporti diplomatici europei”, mentre l’Unwra ha confermato che “si tratta di diplomatici stranieri di nazionalità  italiana, entrati a Gaza per lavoro ufficiale”.
Le autorità  palestinesi sono entrate nella sede Onu, dove hanno indagato sui tre italiani, esaminando anche le armi in loro possesso, proseguono le fonti. Hamas, tuttavia, continua a dubitare delle informazioni ottenute.

(da agenzie)

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IL TRIBUNALE DEL RIESAME SMONTA LE ACCUSE INFAMANTI DEL PROCURATORE ZUCCARO SUL CASO AQUARIUS, MA SUI TG DI REGIME LA NOTIZIA DEL DISSEQUESTRO VIENE CENSURATA

Gennaio 15th, 2019 Riccardo Fucile

DISSEQUESTRATI 200.000 EURO DELL’ARMATORE… DOPO DUE ANNI DI INDAGINI PER DIMOSTRARE COLLUSIONI TRA ONG E SCAFISTI, ACCUSE DI SMALTIMENTO ILLECITO DI RIFIUTI, CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO SPESI PER NULLA, FALLISCE IL TENTATIVO DI CRIMINALIZZARE LE ONG … E IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SI GUARDA BENE DAL MANDARE UNA ISPEZIONE ALLA PROCURA DI CATANIA

Prima l’annuncio del dissequestro. Poi la smentita della procura di Catania. Sulla nave Aquarius, gestita da Medici Senza Frontiere, si apre un nuovo caso.
A riaprire la discussione è stato il presidente dell’Associazione A buon diritto, Luigi Manconi, che in mattinata ha annunciato il dissequestro della nave Aquarius dopo l’accusa di smaltimento illecito di rifiuti.
Ma, precisa la procura di Catania, l’Aquarius non può essere stata dissequestrata perchè non è mai stata posta a sequestro, in quanto non era in Italia e il decreto del gip non è mai stato eseguito nè impugnato.
Secondo quanto spiega la procura, il Tribunale del riesame si è espresso sul sequestro di 200mila euro di beni da due conti correnti intestati a Francesco Giannino, titolare della ‘Mediterranean shipping agency’ di Augusta (Siracusa), annullando il precedente decreto.
E dando, di fatto, torto alla procura di Catania, smontando   la sua accusa.
Giannino è indagato nell’ambito dell’inchiesta sullo smaltimento di rifiuti da navi di Ong che soccorrevano migranti.
A confermare la notizia anche il legale dell’indagato, l’avvocato Dina D’Angelo, che sottolinea come sia la sua “l’unica parte in causa a presentare ricorso e a discutere davanti ai giudici”.
Il Tribunale del riesame ha comunque accolto integralmente il ricorso dell’agente marittimo.
I giudici non hanno rilevato i presupposti su cui si basa l’accusa ai danni di Giannino, secondo quanto anticipato da Radio Radicale, e hanno quindi bocciato i provvedimenti emessi.
La procura di Catania, guidata da Carmelo Zuccaro, sostiene l’accusa di smaltimento illecito avvenuto in totale in 44 occasioni, per circa 24mila chili di rifiuti, tra cui anche “gli indumenti contaminati indossati”, gli scarti alimentari e i rifiuti utilizzati in navigazione per l’assistenza medica ai migranti soccorsi in mare.
Nonostante il mancato sequestro, confermato dalla procura, l’Aquarius difficilmente potrà  tornare a breve in mare, essendo ancora priva di bandiera dopo la revoca da parte delle autorità  di Panama.
Già  in passsato gli inquirenti etnei si erano visti bocciare i provvedimenti a danno delle Ong da parte dei giudici delle indagini preliminari.
A oltre due anni dalle prime accuse, nessuno dei procedimenti avviati di procuratore Zuccaro, secondo cui potevano esservi collegamenti tra le organizzazioni non governative e i trafficanti di uomini, è mai arrivato a un processo, fermandosi sempre alle indagini preliminari.
L’agenzia marittima di Francesco Gianino, asssitita dall’avvocato Dina D’Angelo, si è vista così restituire 200mila euro bloccati dalla procura e potrà  riprendere regolarmente le attività  che erano state sospese dal provvedimento emesso lo scorso 20 novembre.
Medici senza frontiere aveva respinto le accuse sostenendo di aver sempre seguito le procedure standard.
«Dopo due anni di indagini giudiziarie, ostacoli burocratici, infamanti e mai confermate accuse di collusione con i trafficanti di uomini», aveva lamentato Karline Klejer, responsabile delle emergenzeper Msf, «ora veniamo accusati di far parte di un’organizzazione criminalefinalizzata al traffico di rifiuti. È l’estremo inquietante e strumentale tentativo di fermare a qualunque costo la nostra attività  di ricerca e soccorso in mare».

(da “Avvenire“)

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