Destra di Popolo.net

CON L’AUTO NUOVA NIENTE REDDITO DI CITTADINANZA

Gennaio 14th, 2019 Riccardo Fucile

TUTTI I PALETTI CHE FARANNO DIMEZZARE GLI AVENTI DIRITTO

Comincia la settimana chiave per definire con un decreto il reddito di cittadinanza.
E tornano d’attualità  i tanti paletti che dovrebbero definire la platea degli aventi diritto.
C’è un tetto anche per il patrimonio mobiliare: conti correnti, libretti di deposito e titoli. Ma soprattutto, c’è il problema delle automobili nuove.
Non basta infatti avere un Isee entro 9.360 euro. Serve anche un reddito familiare sotto 6mila euro annui (per un single, che passa a 8.400 euro per due componenti e può aumentare con il crescere del nucleo).
Ciò significa che, sebbene le soglie di accesso previste per il reddito di cittadinanza siano più generose rispetto a quelle del Rei (Isee entro 6mila euro e Isre entro 3mila euro), molti richiedenti potrebbero restare comunque esclusi dalla nuova misura, perchè avranno magari un Isee adeguato (tenuto conto di franchigie e agevolazioni previste dall’indicatore) ma non rientreranno nei parametri reddituali.
Del resto, anche nel caso del reddito di inclusione, un richiedente su due risulta senza i requisiti: per 379mila famiglie di beneficiari attuali (circa un milione di persone), le domande presentate erano state 787.982. Significa che quelle accolte sono il 48% di quelle arrivate.
Tra i paletti c’è lo stop alle auto nuove.
Nessun componente della famiglia deve essere intestatario o avere piena disponibilità  di auto immatricolate per la prima volta nei sei mesi precedenti la richiesta del reddito di cittadinanza.
Stop anche ad auto di cilindrata superiore a 1.600 cc, o di moto di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolate per la prima volta nei due anni precedenti.
Escluse dal “divieto” auto e moto per persone disabili. Non si possono avere navi o imbarcazioni.

(da “NextQuotidiano”)

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IL TAGLIO DELLE PENSIONI AI SINDACALISTI: LA RIPICCA DEL GOVERNO

Gennaio 14th, 2019 Riccardo Fucile

LA SOLITA NORMA RETROATTIVA CHE VERRA’ IMPUGNATA PERCHE’ TOCCA I DIRITTI ACQUISITI

Una sforbiciata del 20-30% mensile attende le pensioni dei sindacalisti.
Secondo i programmi del governo Lega-M5S, annunciati ieri dal ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, gli emolumenti per il ritiro dal lavoro dei sindacalisti dovrebbero essere ricalcolati con il metodo contributivo e non con quello retributivo subendo così un’erosione di poco meno di un terzo dell’intero importo.
Oggi ci sono sindacalisti che godono dei benefici della legge Mosca, la n. 252 del 1974, che calcola la pensione in base allo stipendio degli ultimi mesi; così, racconta oggi il Tempo, bastava essere distaccati dalla sede di lavoro, farsi triplicare lo stipendio per pochi mesi dal sindacato e andare in pensione con una somma ben più alta dei contributi versati.
La classifica dei big che prendono una pensione tra gli ex sindacalisti vede in prima fila Susanna Camusso che si porta a casa 4mila euro netti, seguita da Annamaria Furlan che arriva a 3964 euro e Carmelo Barbagallo con 2800 euro.
Secondo i rappresentanti dei lavoratori il provvedimento è illegittimo, ma quel che più interessa è che si tratterebbe di un taglio retroattivo, di quelli che teoricamente vanno a toccare i cosiddetti “diritti acquisiti”.
La scelta di Di Maio è in controtendenza rispetto a quello che il M5S ha sempre voluto e può creare un precedente interessante per altri interventi con altri governi. L’annuncio sembra più una ripicca per le polemiche sul ricalcolo che hanno visto i sindacati dei pensionati in primo piano nella lotta contro il governo.

(da “NextQuotidiano”)

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SOVRANISTI IN AZIONE: IL SINDACO DI DANZICA, OPPOSITORE DEL GOVERNO, ACCOLTELLATO, E’ GRAVE

Gennaio 14th, 2019 Riccardo Fucile

VITTIMA DEL CLIMA DI ODIO CREATO DAL REGIME DI KACZYNSKI

Il sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz, è stato accoltellato durante un concerto di beneficienza. Il popolare uomo politico, tra gli esponenti più in vista dell’opposizione al governo sovranista e conservatore di Jaroslaw Kaczynski, è in gravissime condizioni ed è stato sottoposto a intervento chirurgico.
In tv si è visto chiaramente l’uomo che ha tentato di ucciderlo salire sul palco e colpirlo più volte con un coltello gridando “Adamowicz è morto”.
Si tratta di un ventisettenne che ha urlato di essere stato sbattuto in carcere e torturato pur essendo innocente negli anni in cui l’ex partito di Adamowicz, Piattaforma civica, era al potere, tra il 2007 e il 2015. La polizia ha reso noto che è un pregiudicato responsabile di rapine in banca.
Il primo cittadino di Danzica, stava partecipando al concerto conclusivo della raccolta nazionale di fondi organizzata dalla fondazione Wosp (Grande orchestra caritatevole di Natale) che ogni anno mette insieme milioni di euro da destinare all’acquisto di attrezzature ospedaliere.
Adamowicz, 53 anni, è sindaco della città  culla di Solidarnosc dal 1998. E l’anno scorso è stato rieletto come indipendente con il 65 per cento dei consensi. Nell’amministrazione cittadina ha sempre avuto posizioni progressiste, a sostegno dei diritti delle minoranze e della comunità  lgbt.
Il presidente polacco Andrzej Duda ha dichiarato che “i medici sono riusciti a rianimare Adaomowicz e che c’è speranza, ma le sue condizioni sono molto serie”. Particolarmente colpito il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, ex premier e cofondatore di Piattaforma civica nativo di Danzica: “Preghiamo per il sindaco Adamowicz. Pawel, siamo con te”, ha scritto su Twitter.
Il numero uno della Wosp, Jerzy Owsiak, oppositore delle politiche di destra del governo, ha puntato l’indice su quello che ha definito il clima di odio creato dal partito Diritto e Giustizia.
Ha fatto riferimento alla campagna denigratoria nei suoi confronti, a un’animazione trasmessa dalla tv di Stato la settimana scorsa che aveva anche toni fortemente antisemiti.
Owsiak vi era rappresentato come una figura d’argilla manipolata da un alto esponente di Piattaforma civica che accumulava i soldi che Wosp aveva raccolto e su una delle banconote compariva una stella di David. La rete pubblica si è poi scusata, visto il clamore e le proteste che l’animazione aveva scatenato.

(da agenzie)

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I REATI DI BATTISTI COMMESSI PRIMA DEL 1991, QUINDI POTRA’ GODERE DOPO 10 ANNI DEI PERMESSI PREMIO

Gennaio 14th, 2019 Riccardo Fucile

E DOPO 21 ANNI POTRA’ AVERE ANCHE LA LIBERTA’ CONDIZIONATA … MORALES HA IMPEDITO A BOLSONARO LO SHOW SU BATTISTI

Il Corriere spiega che Morales ha voluto fare uno sgarbo proprio a Bolsonaro.
Si era fatta l’ipotesi che la Bolivia, governata da oltre un decennio da Evo Morales, potesse costituire un porto sicuro, come era stato per Battisti il Brasile nella seconda parte della sua permanenza (la prima, 4 anni, l’ha passata in galera). Ma le notizie in arrivo da Santa Cruz in queste ore sembrano indicare che Battisti non abbia goduto di alcuna protezione rilevante.
Così come non ne aveva alcuna quando venne catturato in Brasile nel 2007.
Non c’è stata dunque alcuna sfida destra-sinistra, Bolsonaro Morales sulla sorte del latitante italiano.
Ognuno ha giocato al proprio maggior rendiconto.
Ma ai punti Morales ieri ha vinto la sua piccola partita. Impedendo il passaggio di Battisti in Brasile ha tolto al vicino che considera un «fascista» l’esibizione della preda.
E la pena? Giuseppe Guastella sul Corriere spiega che pur essendo stato condannato all’ergastolo per reati «ostativi», che cioè ne impedirebbero la concessione, Battisti potrà  ottenere lo stesso i benefici penitenziari perchè ha commesso i reati prima del 1991.
Solo in quell’anno, infatti, entrò in vigore la norma che da allora vieta di concedere questi preziosi benefici a coloro che vengono condannati per reati di terrorismo o di mafia.
Quando sarà  già  anziano, oggi Battisti ha 64 anni, e sempre se i giudici del Tribunale di sorveglianza riterranno che lo avrà  meritato con il suo buon comportamento, potrà  godere anche lui dei permessi premio e uscire per brevi periodi dal carcere, ma solo dopo che avrà  scontato almeno 10 anni, o della liberazione condizionale, qui di anni ne devono trascorrere 26, periodi che si accorciano grazie alla «liberazione anticipata» che cancella dal computo finale 45 giorni ogni sei mesi trascorsi in cella.

(da “NextQuotidiano”)

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IL “SALVA-RIXI” INFILATO NEL DECRETO DA CHI SI RIEMPIE LA BOCCA DI LEGALITA’

Gennaio 13th, 2019 Riccardo Fucile

NEL TESTO COMPARE IL COMMA TARGATO LEGA: E’ IL TERZO TENTATIVO PER SALVARE IL VICEMINISTRO SOTTO PROCESSO PER PECULATO

“Il Salva-Rixi”, al Palazzo di Giustizia di Genova c’è chi lo chiama così.
È l’articolo 316 ter del codice penale modificato dalla legge anticorruzione che ha aggiunto un nuovo paragrafo: tre righette in mezzo a un mare di codicilli introdotte da un emendamento a firma di dieci deputati della Lega.
A dicembre così è stato modificato il reato di “indebita percezione di erogazioni da parte dello Stato”; una novità  che potrebbe portare alla prescrizione di decine di processi per spese pazze in cui sono imputati consiglieri regionali delle passate legislature. Uno in particolare: il vice-ministro leghista Edoardo Rixi che per Matteo Salvini è “un fratello”.
Ma andiamo con ordine: il testo definitivo della legge anti-corruzione ha modificato appunto l’articolo 316 ter.
Al reato è stato aggiunto un paragrafo: “La pena è della reclusione da uno a quattro anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso della sua qualità  o dei suoi poteri”.
Modifica introdotta da un emendamento che dagli atti della Camera risulta a firma di Gian Luca Vinci, Roberto Turri, Luca Paolini, Gianluca Cantalamessa, Fabio Massimo Boniardi, Manfredi Potenti, Anna Rita Tateo, Ingrid Bisa, Riccardo Marchetti e Flavio Di Muro, tutti parlamentari leghisti.
A prima vista pare trattarsi dell’introduzione di un’aggravante, quindi di un giro di vite. Ma nelle pieghe della legge potrebbe nascondersi una sorpresa.
Il vecchio articolo infatti diceva: “Chiunque mediante l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l’omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sè o per altri, contributi, finanziamenti…”.
Gli avvocati dei consiglieri regionali accusati di “spese pazze” hanno spesso chiesto che ai loro assistiti fosse applicata questa fattispecie e non il peculato.
Con un vantaggio duplice: pene meno severe e soprattutto prescrizione più breve.
Ma si erano sempre scontrati contro la prima parola dell’articolo: “Chiunque”.
Quindi, rispondevano i pm, una norma disegnata soprattutto per i comuni cittadini (ad esempio dichiarazioni Isee non veritiere) più che per i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblici servizi.
Ma ecco che la nuova legge afferma che l’indebita percezione sarebbe applicabile anche a loro. Non solo: il codice penale stabilisce che se la legge al tempo in cui fu commesso il reato e quelle successive sono diverse prevale quella più favorevole al reo.
Secondo avvocati e docenti interpellati dal Fatto il nuovo articolo potrebbe consentire ai difensori dei consiglieri regionali di chiedere una derubricazione del reato.
E quindi di sperare in una prescrizione di 7 anni e mezzo (invece di 12 e mezzo) che per molti imputati sarebbe già  scattata e per altri interverrebbe prima della Cassazione.
Era già  avvenuto con il peculato: a novembre il governo era stato battuto. A sorpresa era passato un emendamento cui si erano opposti M5S e Pd.
Una norma che qualcuno aveva definito “ad Legam” perchè avrebbe tolto le castagne dal fuoco al Carroccio che vede tanti ex consiglieri indagati.
Il colpo di spugna del peculato è stato cancellato, ma stavolta la frittata è fatta.
Rixi è imputato di peculato e falso ideologico con altri 18 consiglieri e vari capigruppo della Regione Liguria (legislatura di centrosinistra).
I vari filoni dell’inchiesta hanno toccato oltre metà  dei consiglieri liguri tra il 2010 e il 2015.
La richiesta di rinvio a giudizio per Rixi parlava di rimborsi per 108.237 euro. Di questi 19.855 sono riferibili direttamente a spese sue dirette.
Il grosso riguarda spese sostenute dal collega di partito, Maurizio Torterolo, e rimborsi indistinti del gruppo Lega.
Ecco il punto: Rixi era il capogruppo. Quindi, secondo i pm, a lui spettava la vigilanza.
L’accusa ha portato in aula centinaia di scontrini: dalle ricevute, decine, di un ristorante dell’entroterra ligure alle spese per rifugi di montagna sulle Dolomiti nei giorni di Ferragosto.
“Sono viaggi di nostri collaboratori. Erano andati per studiare lo statuto speciale del Friuli”, è stata la difesa. Ma ci sono anche acquisti in negozi di cioccolata e di fiori.
I leghisti hanno rimborsato alla Regione 80 mila euro, ma questo non cancellerebbe il reato se fosse stato commesso.
Un processo che impensierisce il Carroccio per il legame strettissimo tra Salvini e Rixi: “Se qualcuno nella Lega sbaglia, sono il primo a prenderlo a calci nel culo, ma Rixi è un fratello e lo difenderò fino all’ultimo da quella schifezza che è la magistratura italiana”, disse il segretario leghista nel 2016.
Intanto il processo è andato avanti. L’ex consigliere Torterolo, accusato di rimborsi certificati da Rixi, ha patteggiato due anni. E i pm hanno chiesto per il viceministro una condanna a 3 anni e 4 mesi.
Se condannato, Rixi rischia l’applicazione della legge Severino.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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MA DEGLI ALTRI TERRORISTI E DEI MAFIOSI LATITANTI SI INTERESSA QUALCUNO?

Gennaio 13th, 2019 Riccardo Fucile

CI SONO OLTRE 50 TERRORISTI AUTORI DI NUMEROSI OMICIDI CHE GIRANO INDISTURBATI E DECINE DI BOSS MAFIOSI SPARITI NEL NULLA: FORSE LA LORO CATTURA CONTA MENO DI QUELLA DI BATTISTI?

L’arresto di Cesare Battisti, con una operazione internazionale che ha visto i migliori investigatori della Polizia di Stato in prima fila, non ci restituirà  quei servitori in divisa e quei cittadini massacrati da lui e dai suoi sodali, ma certamente rende giustizia alle vittime e alle famiglie che da 40 anni piangono i loro cari.
Ma si dementica che a causa di protezioni politiche internazionali, 50 ex terroristi, monitorati dall’Interpol e dalla nostra Intelligence, legati all’eversione rossa e nera, godono di buona salute, ottimi redditi e tanta tutela in mezzo mondo.
Al di là  del Brasile, sono molti i paesi refrattari all’estradizione di questi personaggi: In primis la Francia ma anche Svizzera, Spagna, Gran Bretagna, Svezia passando poi per Argentina, Nicaragua e Giappone.
Pensiamo a Alvaro Lojacono e Alessio Casimirri. Il primo non è estradabile perchè è diventato cittadino svizzero, mentre il secondo vive felice in Nicaragua dagli anni ottanta.
Entrambi facevano parte del commando che il 16 marzo 1978 entrò in azione uccidendo i 3 poliziotti e i 2 carabinieri della scorta di Moro.
Pensiamo a Giorgio Pietrostefani, fondatore con Adriano Sofri di Lotta Continua, condannato a 22 anni per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi e latitante in Francia.
Pensiamo a Pasquale Belsito, ex terrorista nero dei Nar, fu arrestato nel 2001 a Madrid, ma non è ancora stato estradato nonostante su di lui pendano quattro ergastoli, legati anche a omicidi di operatori delle forze dell’ordine.
Per non parlare dei 5 latitanti più famosi legati alla mafia.
Al primo posto della lista dei latitanti più pericolosi d’Italia c’è Matteo Messina Denaro. Tracce del boss sono state intercettate anche quest’anno e sono finiti in carcere i cognati che recapitavano i suoi pizzini. Nato nel 1962 a Castelvetrano in provincia di Trapani, è accusato di un’infinità  di crimini oltre al sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, poi sciolto nell’acido. Messina Denaro continua a tenere le fila di Cosa Nostra.
Giovanni Motisi ha 59 anni, è nato a Palermo ed è ricercato dal 1998 per aver commesso vari omicidi e, dal 2002, per associazione di stampo mafioso e strage. È stato il killer di fiducia di Totò Riina e ha preso parte all’organizzazione dell’omicidio del generale Dalla Chiesa.
Marco di Lauro è nato nel 1980 a Napoli ed è ricercato dal 2005 per associazione mafiosa e altri crimini. Da molti pentiti è considerato il latitante della camorra più ricercato del mondo. Figlio del boss Paolo, è stato mandante di almeno quattro omicidi.
Attilio Cubeddu è nato nel 1947 ad Arzana in provincia di Nuoro ed è ricercato dal 1997, quando non ha fatto più rientro in carcere dopo un permesso. Era recluso per crimini gravissimi, tra cui sequestro di persona e omicidio. È considerato l’ultimo bandito dell’Ogliastra e, secondo alcuni, è morto. Secondo altri invece si trova in Sardegna protetto da fiancheggiatori.
Negli archivi della Criminalpol risulta anche il nome di Adriano Giacobone, nato a Tortona in provincia di Alessandria nel 1957. È uno dei criminali più ricercati del mondo per reati ambientali, bracconaggio, commercio di specie animali protette, smaltimento di rifiuti tossici. È accusato anche di bancarotta fraudolenta, detenzione illegale di armi da fuoco, rapimento, furto e violenza ed ha fatto perdere le proprie tracce negli anni ’80.
Magari non renderanno polticamente voti come Cesare Battisti, ma forse sarebbe opportuno che il ministro degli Interni si dedicasse alla loro cattura, tra un selfie e l’altro

(da agenzie)

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SAN FERDINANDO, L’INFERNO IGNORATO DALLA POLITICA

Gennaio 13th, 2019 Riccardo Fucile

BARACCHE SENZA LUCE E ACQUA, BRACCIANTI IMMIGRATI CHE SI SCALDANO CON I BRACIERI… IL GOVERNO NON HA FATTO UNA MAZZA

Baracche senza luce nè acqua. A nove anni esatti dalla rivolta di Rosarno, i migranti continuano a vivere nel ghetto di San Ferdinando.
Nonostante le promesse dei politici e di tutte le istituzioni, la baraccopoli è sempre lì a ridosso del porto di Gioia Tauro.
Qui negli ultimi mesi sono venuti sia il presidente della Camera Roberto Fico, che il ministro dell’Interno Matteo Salvini
Sono circa 2mila gli stagionali che, in questo periodo, si trovano in Calabria per la raccolta delle arance e delle clementine.
Di giorno sfruttati nei campi per 15 euro di cui una parte finisce in tasca ai caporali. Di notte al freddo, costretti ad accendere bracieri per riscaldarsi o per bollire l’acqua che poi utilizzano per fare una doccia.
La tragedia è all’ordine del giorno. L’ultima si è consumata a inizio dicembre quando, un ragazzo di 18 anni originario del Gambia, Suruwa Jaithe è morto carbonizzato perchè dormiva in una delle due baracche che hanno preso fuoco nell’incendio provocato da un braciere improvvisato.
Prima di lui è toccato, nel gennaio 2018, a Becky Moses, una ragazza nigeriana che, dopo aver lasciato Riace in seguito al secondo diniego del riconoscimento di asilo, si era rifugiata nella tendopoli di San Ferdinando.
Anche lei è morta carbonizzata in un incendio che ha distrutto oltre 200 tende.
Nel mezzo, è stato ucciso Soumaila Sacko, il sindacalista dell’Usb, originario del Mali, ammazzato a colpi di fucile da un italiano mentre trasportava due lamiere che gli sarebbero servite per costruire una baracca.
Dopo ogni tragedia si sono sprecati gli impegni del governo e degli enti locali per una soluzione che non è mai arrivata.
Nel febbraio 2016, infatti, era stato firmato anche un protocollo in prefettura che prevedeva la costruzione, a poche centinaia di metri dal ghetto, di una nuova tendopoli che avrebbe ospitato circa 500 migranti.
La tendopoli, costata centinaia di migliaia di euro messi a disposizione dalla Regione Calabria, è stata realizzata ma era insufficiente senza i progetti di accoglienza diffusa previsti dall’accordo e mai partiti nonostante gli impegni dei Comuni della zona.
Intanto ieri, in occasione della visita del sindaco ‘sospeso’ di Riace, Mimmo Lucano, e di padre Alex Zanotelli all’interno della baraccopoli, si è costituito un comitato spontaneo e informale per il riutilizzo delle decine di migliaia di case vuote della Piana di Gioia Tauro.
Al comitato, che verrà  ufficializzato a inizio febbraio, hanno aderito i rappresentanti del sindacato Usb, di Sos Rosarno e di altre organizzazioni impegnate sui temi dell’accoglienza ed integrazione degli immigrati e dei diritti dei lavoratori. Lo scopo è quello di “assicurare — è scritto in una nota dell’Usb — una residenza civile a tutti i lavoratori e cittadini della zona, sia immigrati che calabresi”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“QUELLA DEL GOVERNO NON E’ UNA FLAT TAX: FARA’ MOLTI DANNI, A PARTIRE DA UNA RIDUZIONE DEL GETTITO IVA E IRPEF”

Gennaio 13th, 2019 Riccardo Fucile

INTERVISTA A RAFFAELLO LUPI, DOCENTE DI DIRITTO TRIBUTARIO A TOR VERGATA

“Flat tax? Ma questa non è una flat tax, è un’imposta sostitutiva come ce ne sono tante su redditi specifici. Il punto, però, è che — come l’ha concepita il governo gialloverde – farà  molti danni, a cominciare da una riduzione del gettito Iva e di quello Irpef. Ma il male peggiore sarà  addirittura un altro e avrà  effetto sull’intera economia”.
Raffaello Lupi, ordinario di Diritto tributario all’Università  di Roma Tor Vergata, considerato uno dei migliori divulgatori in tema di imposte, affronta di petto la “tassa piatta”. Con forti critiche, però.
Professor Lupi, perchè questa tanto sbandierata flat tax, fiore all’occhiello della Lega del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, non sarebbe tale?
Perchè maschera un modo maldestro di affrontare il problema dell’evasione di piccolo commercio e artigianato, il cosiddetto “popolo delle partite Iva”, che rientrerà  in massima parte nella soglia di ricavi dichiarati fino a 65 mila euro, prevista dalla legge.
Scusi ma questa imposta esisteva anche prima, solo che i ricavi erano molto più bassi…
Sì, esisteva per il piccolo commercio, gli ambulanti, i parrucchieri, i piccoli artigiani con ricavi però molto più bassi, dai 15 ai 30 mila euro
Quindi la novità  è che la soglia è stata alzata fino a 65 mila euro, e oltre nei prossimi anni secondo gli annunci.
Sì ma l’aumento della soglia, che già  comunque lascia perplessi (per inciso, è improbabile che la Commissione Ue faccia passare l’innalzamento da 65 a 100 mila euro) non è l’unico fatto nuovo. Ce n’è un altro ben più importante.
Quale?
Il punto è che la sostitutiva è pensata per attività  “marginali” verso famiglie e privati consumatori, come piccolo commercio e artigianato, ad esempio l’idraulico o l’elettricista, per i quali è facile evadere e impossibile sapere il vero ammontare dei ricavi. Con le nuove soglie ci rientreranno anche molti che lavorano “full time” per grandi aziende e che per questo stesso motivo devono emettere fattura: di fatto entrano in questo regime anche i piccoli operatori pagati da aziende o enti pubblici che segnalano i loro ricavi al fisco, comunque siano inquadrati (dipendenti, professionisti, diritti d’autore, imprenditori).
In altre parole, lo Stato rinuncerà  a colpire con una tassazione rapportata alla capacità  contributiva anche laddove c’è una documentazione ben precisa e inequivocabile?
Proprio così, il che mi sembra un grave errore. Il regime che ne viene fuori è distorsivo perchè differenzia la tassazione in base alla forma giuridica: se io sono un lavoratore dipendente e i miei ricavi sono di 55 mila euro pago una certa tassazione, se invece rientro nella flat tax pago soltanto il 15 per cento.
Che succede all’Iva con questo allargamento dell’imposta sostitutiva?

Ne arriverà  meno nei bilanci dello Stato. Infatti, il vero vantaggio di quest’enorme aumento delle soglie è l’eliminazione dell’Iva per gran parte di piccoli commercianti e artigiani in sede fissa, non solo ambulanti o marginali.
Perchè?
Perchè il fornitore di beni e servizi ai consumatori finali (parrucchiere, meccanico, sarto, eccetera) intasca tutte le somme che gli danno i clienti, senza più il “cuneo fiscale” rappresentato dall’Iva. Questo è il vantaggio del piccolo artigiano rispetto all’impresa ordinaria che applica l’Iva. Lo Stato, quindi, non soltanto incasserà  meno Irpef (sostituita dalla flat), ma perderà  tutta l’Iva, al netto di quella non detratta sugli acquisti. L’operatore forfettario, insomma, diventa una specie di consumatore finale ai fini Iva.
C’è un altro problema: chi controllerà  il rispetto della soglia dei 65 mila euro per una vasta area grigia per cui questa soglia non è manifestamente visibile?
Sostanzialmente nessuno. Lei tocca il punto cruciale, forse più rilevante ancora di tutti gli altri. L’imposta sostitutiva opera come un incentivo alla polverizzazione delle attività . Già  con i nuovi volumi di ricavi dichiarati viene ricompresa la maggior parte delle partite Iva. Tenendo poi conto della nuova convenienza si abbasseranno un po’ i volumi d’affari o si divideranno le imprese famigliari trasformando i collaboratori in imprese autonome. Si potrebbe arrivare al paradosso che per rientrare in questi limiti marito e moglie avranno due partite Iva, mentre c’è un incentivo a frammentare gli studi professionali.
Insomma, piccolo è bello? O, per meglio dire, è più bello di prima?
Tutta questa storia, come si vede, è un ostacolo alla crescita dimensionale delle imprese, un incentivo a rimanere piccoli. Certo, ovviamente se uno sa che può crescere oltre la soglia dei 65 mila euro e può guadagnarci lo fa. Me se è incerto la flat tax spinge a non rischiare: è una delle tante tendenze che non stimolano all’assunzione di rischi, è un incentivo a continuare con il lavoro personale anzichè prendere collaboratori e crescere.
Un popolo di venditori ambulanti, piccoli commercianti, piccoli professionisti, piccoli artigiani: è questo il mondo che Salvini vuole favorire? Una specie di Piccolo mondo antico?
Così sembrerebbe, del resto sono fasce sociali di cui la Lega, nel bene e nel male, ha sempre interpretato gli stati d’animo.

(da “Huffingtonpost”)

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LA VITA DI ANGELA, “TERRONA” E BALLERINA, E’ LA MIGLIORE RISPOSTA A “LIBERO”

Gennaio 13th, 2019 Riccardo Fucile

LA STORIA DELLA GIOVANE ITALIANA RIMASTA GRAVEMENTE FERITA A PARIGI … LAUREATA, INSEGNANTE DI DANZA, LAVORAVA COME CAMERIERA IN ALBERGO PER INSEGUIRE IL SUO SOGNO

Lo dico subito: alla notizia che Angela Grignano poteva perdere una gamba, dilaniata dall’esplosione di Parigi, ho pensato al titolo a tutta pagina di Libero, che pensava di offendere i meridionali con l’onorevole etichetta di “Terroni”.
E di offendere soprattutto quei meridionali come il Capo dello Stato che, al culmine di una vita di impegno sul fronte della legalità , è stato chiamato ( per nostra fortuna ) a rappresentarci tutti.
E fortuna che le ultimissime notizie dicono che Angela è uscita dal coma e che forse riuscirà  a salvare la gamba, come miracolosamente la mano.
Probabilmente non potrà  tornare a ballare, ma questo oggi poco importa. La vita sopra ogni cosa.
Guardando la foto di Angela, seguendo le notizie sul suo percorso ospedaliero, la mano ricostruita, le preoccupazioni per la gamba, il coma, i parenti lontani, ho pensato alla sua storia, riletto velocemente la sua giovane vita, tenendo aperta – vomitevole contraltare – la prima pagina di Libero. Quell’oscena prima pagina
Angela Grignano amava e ama la danza.
L’amava fin da piccola, nella sua Xitta, periferia di Trapani, lì dove la città  sposa il mare su specchi di sale.
Laurea a Roma, insegnante di danza, a Parigi c’era andata per imparare di più, per imparare il francese. Per meglio disegnare il suo sogno, toccava umilmente lavorare, e così Angela aveva trovato lavoro come cameriera nell’albergo investito dall’esplosione, non lontano dall’Opera.
Lavorava da cameriera all’ombra del tempio della danza. Probabilmente scelta non casuale, dettata dal cuore e dai sogni.
Papà  elettricista, lavoratore, lavoratrice la mamma, e un fratello sacerdote.
Il sogno di Angela sbocciato e cresciuto nell’angolo più “pungente” di quel triangolo che è la Sicilia. Piede “incretato”, sporco di terra e di argilla, di un Paese al quale si vorrebbero amputare i migliori valori, quelli antichi che la stessa Angela aveva fatto propri.
Angela è una splendida “terrona”, bella fuori, in viso, negli occhi, e bella dentro. In queste ore, da Trapani, amici, conoscenti, semplici cittadini le stanno facendo arrivare una valanga di messaggi di incoraggiamento: “Angela, ce la farai!”.
Ecco, a fronte della storia di Angela, di tanti altri giovani terroni di oggi e di ieri, quel titolo di Libero appare infinitamente osceno

(da Globalist)

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