Destra di Popolo.net

“MIO ZIO UCCISO COME UN TOPO, NON C’E’ STATA GIUSTIZIA PERCHE’ ERA UN SENZATETTO, CONSIDERATO MENO DI ZERO”

Febbraio 1st, 2019 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA   DEL NIPOTE DEL CLOCHARD BRUCIATO VIVO DA UN 17ENNE CHE NON ‘ STATO NEANCHE CONDANNATO

Non si dà  pace Salah Fdil. Il nipote di Ahmed Fdil, il clochard marocchino 64enne morto carbonizzato la sera del 13 dicembre 2017 a Santa Maria di Zevio (Verona) dentro l’auto che era diventata la sua casa, chiede giustizia all’indomani della decisione del Tribunale per i minorenni di Venezia che non ha emesso nessuna condanna per l’unico dei due responsabili dell’omicidio rimasto imputato, l’altro – 13enne all’epoca dei fatti – non era processabile.
Il nipote della vittima era arrivato appositamente con la moglie da Barcellona per la sentenza del processo.
“In Spagna – dice all’ANSA – esiste il carcere minorile, c’è una pena che è identica per i maggiorenni responsabili di omicidio e non ci sono sconti di pena per fatti così gravi. Altro che messa alla prova, qui c’è un assassino libero che non farà  un giorno di carcere”.
Dopo la lettura dell’ordinanza Salah Fdil ha imprecato e il giudice lo ha cacciato dall’aula, ma adesso è tornato a puntare il dito contro una giustizia che “non è giustizia, perchè mio zio è considerato meno di zero, è morto bruciato vivo ma nessuno pagherà  per questo delitto orrendo”.
“Mi aspettavo giustizia, solo quello. Non chiedo vendetta. Invece mi vergogno di questa sentenza, inaccettabile per l’Italia – conclude -. Un sistema giudiziario che non rispetta gli essere umani oltraggia la vostra bandiera”
Salah ha parlato anche al Corriere della sera:
Era un brav’uomo, uno spirito libero. Aveva lavorato in Italia per 35 anni come operaio, poi aveva perso il lavoro e si era ridotto a vivere in quella vecchia auto abbandonata. A lui stava bene così, in fondo non dava fastidio a nessuno e in paese era ben voluto da tutti. Tranne che da quei ragazzini. Lui e il suo amico hanno ammazzato un essere umano come fosse un ratto, bruciandolo vivo. Quei ragazzini sono il risultato di tutto ciò che non funziona: una cattiva scuola, una cattiva educazione, una vita di strada… E questo tribunale, invece di punirli cogliendo l’occasione per lanciare un messaggio a tutti i loro coetanei, ha scelto di premiarli evitando – anche all’unico che poteva essere perseguito – la condanna che meritava.

(da agenzie)

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I COMPAGNI DI MERENDE LITIGANO ANCHE SULLA MAGLIE

Febbraio 1st, 2019 Riccardo Fucile

M5S: “NO AI RACCOMANDATI”, LA LEGA DIFENDE LA TRASFORMISTA, I GRILLINI VOGLIONO FERMARE LA SUA STRISCIA SOVRANISTA   … ED ESCE FUORI CHE NON E’ NEANCHE PIU’ ISCRITTA ALL’ORDINE DEI GIORNALISTI

Tutto comincia con un tweet. Che fa crescere la polemica contro la giornalista di tendenze sovraniste Maria Giovanna Maglie, a cui Rai1 ha proposto la conduzione di una striscia informativa serale.
E contro la quale si scaglia il M5s, intenzionato a fermarne la corsa in nome di una tv pubblica “libera” dai raccomandati. Mentre la Lega la difende, trasformando la contesa nell’ennesimo scontro interno alla maggioranza gialloverde.
“Maria Giovanna Maglie, alla quale qualcuno in #Rai vuole affidare la striscia informativa in prima serata che fu di Enzo Biagi, non risulta iscritta all’Ordine dei #Giornalisti. Non risulta più iscritta da circa 3 anni”, scrive su Twitter il segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani, criticando appunto la scelta della direttrice di Rai1 Teresa De Santis di affidare alla giornalista 67enne veneziana, ma romana di adozione, uno spazio informativo serale di sette minuti dal lunedì al venerdì, dopo il Tg1, per dare voce al credo sovranista (Maglie non ha ancora firmato il contratto).
Sulla scia del tweet e puntando sul fatto che la giornalista non risulta iscritta all’ordine, i cinquestelle alimentano la polemica e lavorano per stoppare l’approdo di Maglie in Rai, convinti di poter riuscire anche a far capitolare la Lega.
E lo fanno ricordando le parole di una sua intervista del 1991, in cui ammetteva di essere stata “aiutata” da Bettino Craxi ad entrare nella tv pubblica. “No ai raccomandati in Rai”, dicono nel Movimento, Maglie non è un profilo “adeguato” per il servizio pubblico dove “serve meritocrazia”.
E si appellano allo stesso ad di viale Mazzini Fabrizio Salini, invitandolo a “valutare bene questa decisione”. L’idea all’esame dei pentastellati è quella di formalizzare in una lettera all’ad la richiesta di fermare Maglie.
In merito la deputata del M5s e componente della Commissione di Vigilanza Rai Carmen Di Lauro scrive un tweet, poi rilanciato da molti altri esponenti del Movimento: “#EnzoBiagi fu un esempio unico di serietà  e sobrietà . La Rai adesso pensa di affidare il suo spazio a Maria Giovanna #Maglie che proprio sobria non è stata, tanto da guadagnarsi il nomignolo di ‘Lady nota spese'”.
Ma la Lega difende la giornalista: “Queste ‘interessanti’ polemiche confermano che la scelta di un professionista vero, intelligente e a tratti vulcanico, è assolutamente azzeccata per confezionare un prodotto indipendente, nuovo e destinato a creare dibattito”, commenta Massimiliano Capitanio, segretario leghista della commissione di Vigilanza Rai.
Anche la risposta di Maglie non tarda ad arrivare: “Il fatto di non essere iscritta all’Ordine dei giornalisti da tre anni non riesce proprio a sembrarmi un problema. Dall’84 a tre anni fa non mi pare che facessi parte dell’ordine dei pasticcieri. Mi sono semplicemente dimenticata di pagare la mia quota”, commenta con l’agenzia Agi il tweet di Di Trapani.
“Adesso –   chiarisce – telefonerò alla segreteria dell’Ordine per capire come stanno effettivamente le cose. Ovviamente pagherò il dovuto e mi metterò in regola”.
Secondo Maglie i comunicati e i tweet contro di lei fanno parte di “un fuoco preventivo teso a far saltare la mia conduzione della striscia”. E
sull’Usigrai che nel suo comunicato ha parlato “delle circostanze misteriose con cui la Maglie concluse la sua esperienza precedente in Rai” precisa che tutto è stato archiviato e che “di questo passo, potrò portarli in tribunale e comprarmi una casetta alle Eolie”.
Giovane comunista vicina a Giancarlo Pajetta, Maglie si è poi convertita al craxismo e in seguito al berlusconismo, scrivendo sul Giornale e collaborando con Dagospia.
La svolta sovranista risale a dopo il ’93. La sua passione resta la politica estera, ed è stata la prima a tifare per Donald Trump e ad augurarsi la sua vittoria.
Secondo indiscrezioni, se Maglie diventerà  il nuovo volto serale della rete, avrebbe comunque in mente di prendere a modello non il monologo di ‘Qui Radio Londra’ di Giuliano Ferrara, conduttore nel 2011 dell’ultima striscia post Tg1, ma lo schema di ‘Batti e ribatti’ di Pierluigi Battista del 2004, dove il giornalista si riservava un monologo di due minuti per poi procedere a un’intervista nei seguenti tre.
Intanto i parlamentari di Forza Italia della commissione Vigilanza Rai inviano una lettera al presidente Alberto Barachini per chiedere il rispetto della par condicio. “L’applicazione della par condicio è una regola aurea – scrivono – che, come dimostrato dai dati dell’osservatorio di Pavia e dell’Agcom relativi al pluralismo politico/istituzionale in televisione, soprattutto negli ultimi mesi viene sistematicamente violata (in particolare a discapito di Forza Italia) nei programmi di comunicazione politica e programmi di informazione, tra i quali rientrano i telegiornali, in onda sulle reti Rai”.
Gli azzurri pertanto reclamano “con estrema necessità  ed urgenza un’audizione del presidente e dell’amministratore delegato del Cda della Rai al fine di intervenire tempestivamente ed assicurare un maggior rispetto del pluralismo televisivo”.

(da agenzie)

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L’ISPETTORE TONINELLI HA APPENA TROVATO UNA NUOVA PISTA PATACCA PER DIFFAMARE LA SEA WATCH: GLI “YACHT MILIARDARI” SONO QUELLI CHE PIACCIONO A GRILLO NON ALLE ONG

Febbraio 1st, 2019 Riccardo Fucile

LA GUARDIA COSTIERA HA SOLO CONTESTATO UN CERTIFICATO MANCANTE DI RIPARAZIONE DEL VERRICELLO… IL LEGALE DELLA ONG: “SARA’ PRODOTTO A BREVE, MA QUA SI STANNO CERCANDO SCUSE BANALI PER NON FARLA RIPARTIRE”… MENTRE IL MINISTRO CONTINUA A STRAPARLARE DI COSE NON CONOSCE

La nave Sea Watch 3 a Catania si trovrebbe, ma solo a detta di Toninelli, in stato di fermo amministrativo perchè ci sarebbero delle “irregolarità ” che, come ha detto la Guardia Costiera in un comunicato ufficiale al riguardo, consisterebbero in «una serie di “non conformità ” relative sia alla sicurezza della navigazione sia al rispetto della normativa in materia di tutela dell’ambiente marino, che non permettono la partenza dell’unità  fino alla loro risoluzione».
Tradotto: da Siracusa a Catania si era rotto il vericello dell’ancora e manca un presuto certificato che attesti la riparazione. Siamo alle comiche
L’ispettore Danilo Toninelli, pro tempore anche ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, su Facebook ha invece annunciato di aver trovato la pistola fumante contro Sea Watch:
Ma si tratta davvero di una prova di qualcosa?
Ragioniamo: in primo luogo la registrazione pubblicata da Toninelli dovrebbe tranquillizzare tutti, visto che limbarcazione registrata come Pleasure Yacht è “not engaged in trade“, e quindi — ta dah! — non è vero che è pakata da Soros per fare commercio di uomini come ha sempre sostenuto qualcuno…
In secondo luogo, non vi sarà  sfuggito che dopo aver passato qualche giorno a blaterare di scorrettezze del comandante a causa del mancato approdo in Tunisia, le prove pubblicate da Sea Watch sulla questione hanno evidentemente rotto il disco dei nostri eroi   che si era incantato da qualche giorno.
In ultimo, Toninelli sostiene che “Stiamo parlando di una imbarcazione registrata come “pleasure yacht”, che non è in regola per compiere azioni di recupero dei migranti in mare. E mi pare ovvio, visto che è sostanzialmente uno yacht. In Italia questo non è permesso. Se tu, milionario, compri uno yacht, vai in navigazione per piacere, non per sostituirti alla Guardia Costiera libica o di altri Paesi“.
E quindi questa è una prova, sì, ma del fatto che Toninelli, che parla di violazione delle leggi del mare a proposito di altri, non le conosce:   tutte le imbarcazioni sono “in regola” per effettuare un salvataggio in mare, proprio a causa delle leggi del mare: se qualcuno è in pericolo, tutti quelli che si trovano nelle vicinanze possono ed anzi devono intervenire per salvarlo a prescindere da quale sia l’imbarcazione su cui si trovano (a patto di non mettere a repentaglio la vita dell’equipaggio, ma non è questo il caso).
Ma i pleasure yacht fanno in qualche modo eccezione? No, certo che no: “pleasure yacht” vuol dire semplicemente imbarcazioni da diporto ad uso privato.
In Italia un’imbarcazione da diporto è un qualsiasi vascello compreso tra i 10 e i 24 metri, ma in Olanda è possibile registrare come “pleasure craft” anche navi di dimensioni superiori (come appunto è la Sea Watch 3).
Toninelli ci vuole raccontare che è come se fosse la barca di un milionario, magari con annessi Jacuzzi e tavoli da Black jack, ma appunto non è così.
Ma c’è per caso qualche normativa che impedisca ad un’imbarcazione del genere di navigare in acque italiane? No, perchè se batte bandiera di uno stato comunitario (come appunto l’Olanda) può farlo liberamente nel rispetto delle leggi e convenzioni vigenti.
I Pleasure Yacht con bandiera di uno Stato membro della UE, possono navigare nelle acque territoriali italiane senza alcuna limitazione, nel rispetto del principio generale della libera circolazione delle merci (tra cui sono ricompresi i mezzi di trasporto), delle persone, dei servizi e dei capitali sanciti dal trattato che istituisce la Comunità  Europea.
Tali unità  possono quindi navigare liberamente nelle acque nazionali e sostare nei porti italiani, senza limiti di tempo, senza dover assolvere ad alcuna formalità  marittima presso le locali Capitanerie di Porto o doganale, con la sola osservanza del regime amministrativo (documenti di bordo) e di sicurezza della navigazione (mezzi di salvataggio e dotazioni di sicurezza) previsti dal Paese della bandiera di appartenenza
Quanto ha affermato Toninelli su Facebook serve invece soltanto a far circolare la parola “yacht” per insultare e sbeffeggiare chi si fa il mazzo in mezzo al mare per salvare vite consentendo ai ministri di tenere il culo al caldo in poltrona a Roma.
Un’operazione miserabile, m il brutto è che ormai ci siamo abituati.

(da “NextQuotidiano”)

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MEGANE, LA STUDENTESSA DEL CAMERUN MASSACRATA DI BOTTE DAL FIDANZATO ITALIANO PER LA FINE DELLA LORO RELAZIONE

Febbraio 1st, 2019 Riccardo Fucile

MENO MALE CHE DOBBIAMO DIFENDERE I CONFINI PER MANTENERE LA NOSTRA IDENTITA’   E I NOSTRI VALORI TRADIZIONALI DAI “NEGRI INVASORI” INCIVILI… SOLIDARIETA’ A TUTTE LE DONNE VITTIME DELLA VIOLENZA DEGLI UOMINI

Una studentessa 23enne del Camerun, Megane Deutou, che da un anno studia all’Università  di Bari, è stata picchiata dal suo ex fidanzato, uno studente 24enne barese, che non si rassegnava alla fine della loro relazione.
Dopo essere stata picchiata, la donna ha sporto denuncia e ha pubblicato la foto del suo volto tumefatto su Instagram, scrivendo: “Ho finito mio compito. La polizia si occuperà  del tuo caso ora”.
Il post di Megane è stato rilanciato sui social da diverse associazioni tra cui ‘Studenti stranieri Università  di Bari’ e ‘Studenti indipendenti Lingue’.
Megane avrebbe incontrato mercoledì sera il suo ex fidanzato che voleva parlarle. E quando Megane ha ribadito la sua volontà  di troncare il rapporto, l’uomo l’avrebbe presa per i capelli e poi sbattuto ripetutamente la testa della donna sulla portiera della propria auto.
Una presidio davanti al Comune di Bari “per chiedere risposte da parte delle autorità ” è stato organizzato per questa mattina da alcune associazioni studentesche dopo l’aggressione subita
L’associazione degli studenti stranieri dell’università  di Bari ha solidarizzato con la ragazza su Facebook: «Siamo vicini alla Collega Megane Deutou studentessa in Mediazione Interculturale picchiata ieri da un studente Italiano. Oltre al colore della pelle nessuna Donna/ragazza dovrebbe essere preda e vittima di questi atti barbari che dipingono una società  maschilista in perdita dei valori d uguaglianze e parità . Sollecitiamo un maggiore sguardo sulla condizione dello studente straniero nella città  di Bari e in particolare nell’Ateneo Barese. È più che opportuno dare voce ad essi tramite strumenti di rappresentanza affinchè le loro problematiche arrivino ai massimi vertici».

(da agenzie)

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LA SATIRA DI “PRIMA GLI IMMIGRATI” CHE NON PIACE A PAOLO DIOP (FDI)

Febbraio 1st, 2019 Riccardo Fucile

IL NEO ACQUISTO DELLA MELONI CHE HA GIRATO PER TUTTE LE FORMAZIONI DI DESTRA IMPARI A SORRIDERE E A NON PRENDERSI TROPPO SUL SERIO

Paolo Diop è un noto esponente politico di Fratelli d’Italia. Noto non tanto perchè è deputato, un senatore o un parlamentare europeo ma perchè è di origine senegalese. Quando qualche mese fa Giorgia Meloni ha officiato i riti del patto federativo con La Destra la leader di FdI si fece fotografare non con Storace ma con il negro sedicente “fascista” (la definizione è proprio dello stesso Diop) che dal 2015 ad oggi ha transitato in tutte le formazioni di centrodestra, dalla Lega Nord a CasaPound.
La foto è stata pubblicata sulla pagina Facebook ufficiale di Giorgia Meloni.
Quella foto ha fatto il giro dell’Internet grazie ai molti patridioti che finalmente potevano uscire allo scoperto e dire che non erano razzisti perchè anche loro avevano un candidato africano.
Ieri la foto è stata utilizzata anche per un post — ora cancellato — della pagina di umorismo satirico “Prima gli Immigrati“.
Nel commento alla foto l’autore del post ha scritto un post in africanese che faceva il verso non tanto a Diop quanto a Giorgia Meloni.
La foto è un pretesto per raccontare la storia fittizia di un immigrato a bordo della Sea Watch che riceve la visita della leader di FdI e per l’occasione viene vestito di tutto punto, addirittura con un completo di Armani, un “vestito aligante”.
L’intento del post è chiaramente satirico, si fa il verso a tutti quei politici che sfruttano le occasioni più disparate per farsi una foto con il protagonista del caso di cronaca. Ovviamente tutti sanno che Giorgia Meloni non è salita a bordo della Sea Watch come invece hanno fatto altri parlamentari. Addirittura su Twitter la Meloni ha chiesto di affondare la nave della Ong tedesca.
A Diop però il post non è piaciuto e ha annunciato di voler sporgere querela nei confronti non si sa bene di chi, se della pagina o dei suoi commentatori probabilmente per diffamazione.
Giocando la carta della vittima (della satira?) Diop chiede addirittura a Laura Boldrini e a Cècile Kyenge di far sentire tutto il loro sdegno come sono solite fare quando da destra si insultano le persone di colore o di origine straniera.
Ma quello che sfugge al nostro eroe è il contesto.
Prima gli Immigrati è una pagina di satira e umorismo che fa il verso a tutti coloro che predicano il prima gli italiani e lo fa utilizzando le foto fuori contesto come già  fanno altre pagine molto più famose, ad esempio Fotografie Segnanti.
L’intento satirico è immediatamente chiaro ai circa seimila follower della pagina che sono in grado di comprendere che il post sta facendo il verso a tutti quelli che scrivono che i migranti che arrivano sui barconi sono tutti ben vestiti, non sono deperiti, hanno vestiti all’ultimo grido con marchi famosi, le cuffiette e lo smartphone di ultima generazione.
Non sappiamo se Diop sa che quella è satira. Quello che sappiamo è che se davvero vuole fare una denuncia ha due possibilità .
La prima è contestare una violazione della privacy lesiva del diritto all’immagine. In questo caso però bisogna ricordargli che in primo luogo la foto è stata pubblicata su una pagina Facebook ufficiale (quella della Meloni) e ritrae due personaggi pubblici. Una è la leader di un importante partito nazionale, l’altro è un politico che (anche se fino ad ora ha avuto scarsi riscontri elettorali) sta cercando di conquistare la scena politica nazionale, magari con una candidatura alle prossime europee.
Essendo lui un personaggio pubblico ed essendo la foto già  pubblica è quindi possibile utilizzarla.
Al limite ci può essere qualche questione relativa al diritto d’autore, ma non essendo Diop il fotografo non può accampare pretese da quel punto di vista.
La seconda possibilità  è una querela per diffamazione. Come detto il testo del post incriminato è evidentemente satirico.
Non solo perchè descrive una cosa che non è mai avvenuta (la visita di Giorgia Meloni a bordo della Sea Watch) ma anche perchè il contenuto del testo è palesemente assurdo (il vestito prestato, l’immigrato che non capisce cosa sta succedendo ma sorride, etc).
Si può eventualmente discutere sul fatto che sia una satira fatta bene o male ma non si può mettere in dubbio che l’intento dell’autore sia quello di fare satira.
I destinatari del post sono i follower della pagina, che si presume sappiano che si tratta di una pagina satirica (non è nemmeno una pagina troll che si spaccia per una pagina sovranista).
L’immagine originale invece era stata pubblicata su una pagina in grado di raggiungere un pubblico più ampio (la pagina di Meloni ha oltre un milione di follower) che a sua volta è in grado di riconoscere Diop e Giorgia Meloni e non scambiarli per una signora bionda in compagnia di uno straniero.
L’esponente di Fratelli d’Italia quindi può anche provare a denunciare gli autori della pagina per diffamazione ma è assai improbabile che venga riconosciuto l’intento diffamatorio, appunto perchè è molto evidente quello satirico.
Riguardo invece un problema differente, il presunto razzismo del post nei confronti di Diop solo perchè “nero e fascista” anche in questo caso il problema posto non rileva. Perchè la pagina non fa razzismo sui neri (di destra, di sinistra o altro) ma mette invece in ridicolo le opinioni di chi ritiene appunto che i migranti vivano in hotel a 5 stelle con wifi, piscina, 35 euro al giorno e magari anche buoniste italiche pronte a soddisfarli.
Un chiaro esempio di questa forma di ironia antifrastica è ad esempio il brano del trapper Bello Figo “Non pago affitto” che appunto prende spunto dai vari “crimini” che secondo i sovranisti gli immigrati e i profughi commettono in Italia con l’aiuto della Boldrini o del PD.

(da “NextQuotidiano”)

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PERCHE’ SALVINI E’ L’UNICO RESPONSABILE DEL CASO DICIOTTI E VA PROCESSATO

Febbraio 1st, 2019 Riccardo Fucile

L’EX MAGISTRATO ESPOSITO: “NON ESISTE ALCUN ATTO DELIBERATIVO DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, SALVINI HA GESTITO LA VICENDA IN PRIMA PERSONA IN PALESE VIOLAZIONE DELLE LEGGI COSTITUZIONALI, ORDINARIE E INTERNAZIONALI”

Antonio Esposito, ex magistrato della Corte di Cassazione in pensione sul Fatto Quotidiano di oggi spiega perchè, «a prescindere dalle responsabilità  politiche, è Salvini che deve rispondere di sequestro di persona perchè non è in discussione la “linea politica del governo” in tema di migrazione, ma il comportamento attuativo del ministro che ha posto in essere un abuso continuato in atti di ufficio, invadendo sfere di competenza di altri ministri ed esautorando di fatto sia il governo sia lo stesso presidente del Consiglio e gestendo direttamente in prima persona la vicenda “Diciotti”in violazione di precise disposizioni di leggi costituzionali, ordinarie e internazionali».
Nel caso di specie, quindi —al di là  del delitto di sequestro di persona, sulla cui precisa configurazione, nella specie, vi è certamente materia per discuterne in sede dibattimentale — non vi è dubbio che il comportamento del ministro Salvini possa integrare il reato continuato di cui all’articolo 323 del codice penale.
In questo contesto è impropria l’assunzione di responsabilità  del “premier ”e il riferimento a una posizione collegiale assunta dal governo, dal momento che un provvedimento che avesse riguardato specificamente la nave “Diciotti” doveva essere assunto con formale delibera del Consiglio dei ministri, a meno che non si voglia impropriamente ritenere che la volontà  di Conte, Di Maio e Toninelli, oltre che di Salvini, rappresenti la volontà  dell’intero governo.
Sicchè, quanto mai irrituale, oltre a costituire una palese ingerenza nell’attività  del Senato, è la memoria difensiva che il governo, a firma di Conte, Di Maio e Toninelli, si appresterebbe a inviare alla Giunta delle autorizzazioni rivendicando, appunto, una, informale e tardiva, collegialità  del governo in ordine alla vicenda.

(da “NextQuotidiano”)

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TONINELLI, MA UN PO’ DI VERGOGNA MAI? LA SEA WATCH HA LE CARTE IN REGOLA, LO HANNO ATTESTATO GLI ISPETTORI OLANDESI A MALTA

Febbraio 1st, 2019 Riccardo Fucile

L’ULTIMA SORTITA : “NON PUO’ FARE OPERAZIONI DI SOCCORSO PERCHE E’ REGISTRATA COME PLEASURE YATCH” … FA FINTA DI NON SAPERE CHE IN OLANDA NON E’ PREVISTA UNA REGISTRAZIONE SPECIFICA, MA E’ SUFFICIENTE DICHIARARLA “IMBARCAZIONE A MOTORE NON COMMERCIALE”, INFATTI A MALTA HANO DATO RAGIONE ALLA ONG COME DA RELAZIONE DEGLI ISPETTORI OLANDESI

Danilo Toninelli, a differenza della Guardia Costiera di Catania che non ha dato il via libera alla partenza della Sea Watch per “non conformità ” che riguardano sia “la sicurezza della navigazione”, sia “il rispetto della normativa in materia di tutela dell’ambiente marino” e quindi fino a quando non verranno risolti i problemi sollevati, la nave non potrà  lasciare il porto di Catania, si inventa un “fermo amministrativo” di cui parla solo lui perchè “è una imbarcazione registrata come ‘pleasure yacht’, che non è in regola per compiere azioni di recupero dei migranti in mare”
L’ennesima brutta figura del ministro “concentrato” al servizio dell’internazionale sovranista.
Toninelli finge di non sapere che la nave della ong è registrata come yacht a motore non commerciale (imbarcazioni da diporto), in quanto il governo olandese non prevede una specifica registrazione per le navi di ricerca e salvataggio.
Gli ispettori olandesi richiesti da Malta ( che con lo stesso pretesto aveva provato a bloccarla) hanno confermato l’accuratezza della registrazione.
«L’indagine dimostra che tutti i requisiti per l’iscrizione come nave da diporto nel registro di bandiera dei Paesi Bassi sono soddisfatti», è scritto nella lettera che il governo olandese ha inviato ai maltesi.
Toninelli, un po’ di vergogna mai?

(da agenzie)

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MARIA GIOVANNA MAGLIE, DAL PCI AL SOVRANISMO DELLE DIVE

Febbraio 1st, 2019 Riccardo Fucile

COMUNISTA CON PAJETTA, SOCIALISTA CON CRAXI, BERLUSCONIANA CON BERLUSCONI, ORA ALLA CORTE DEI SOVRANISTI… NEL 1993 CACCIATA DALLA RAI PER NOTE SPESE TAROCCATE: L’INFORMATORE CUI LA RAI DAVA SOLDI ERA IL PARRUCCHIERE

Mentre cresce l’attesa per la striscia di informazione e commento quotidiano che il Tg1 ha deciso spontaneamente di affidare a Maria Giovanna Maglie, già  gloriosa inviata del Tg solo un pochino craxiano di Alberto La Volpe immortalata in meravigliose imitazioni, Repubblica oggi ripercorre le tante svolte della giornalista 67enne veneziana trasferita molti anni fa a Roma, dal curriculum pieno di innamoramenti e disamoramenti.
Da giovane comunista fu nel cuore di Giancarlo Pajetta, allora responsabile Esteri del Pci e cooptata nel corpo scelto di quel movimento, l’Unità .
Lavora al quotidiano dal 1979 al 1987, si specializza in politica internazionale. Poi approda al craxismo e come molti ex esprime soprattutto un sentimento rivalsa personale contro il passato.
Questa cifra potrebbe ispirare anche il ritorno in Rai.
A Viale Mazzini Maglie è già  stata, dal 1989 (raccomandata da Craxi al Tg2 per sua stessa ammissione) al 1993 quando si dimise dall’azienda.
Dimissioni obbligate visto che pendeva la minaccia di licenziamento per una questione di note spese truccate. Lo disse chiaro e tondo il direttore generale di allora Gianni Locatelli.
Nell’articolo di Goffredo De Marchis si ricorda che il procedimento giudiziario per truffa fu archiviato perchè non c’erano prove di falsificazioni, mentre l’inchiesta interna della Rai fu più feroce: un informatore pagato con i soldi dell’azienda risultò ubicato all’indirizzo di un noto parrucchiere.
La svolta sovranista non è dell’ultima ora.
Se ne trovano mille tracce nel percorso seguito dalla Maglie dopo il ’93. Diventa berlusconiana e viene ospitata sulle pagine del Giornale. Tiene viva la memoria di Oriana Fallaci e ne cura le commemorazioni. Ospite frequente di talk show anticipatori come la “Gabbia”.
Nel 2007 fa l’opinionista all’Isola dei Famosi con Signorini (la pancia del Paese). Però diventa anche condirettore della Discussione, organo del Ccd.
Poi, negli ultimi anni, l’innamoramento per Trump che in effetti somiglia molto a Pajetta. L’attesa per la striscia ferve. Non vediamo l’ora

(da “NextQuotidiano”)

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LA DENUNCIA DEI GIORNALISTI CAMPANI: “DI MAIO SALVATO DA UN AMICO DELL’ORDINE CUI HA FATTO ASSUMERE IL FIGLIO AL MINISTERO”

Febbraio 1st, 2019 Riccardo Fucile

RISCHIAVA LA SOSPENSIONE… IL SINDACATO DEI GIORNALISTI PARLA DEL SUO RAPPORTO PRIVILEGIATO CON IL VICE PRESIDENTE MIMMO FALCO

Nel tardo pomeriggio di martedì 29 gennaio il Consiglio di disciplina dell’ordine dei giornalisti della Campania ha deciso di stralciare la posizione di Luigi Di Maio dopo le esternazioni pubbliche contro i cronisti pochi istanti dopo la sentenza di assoluzione di Virginia Raggi.
L’archiviazione del caso, però, porta dietro di sè alcuni strascichi con dei retroscena che hanno il sapore dell’accusa, neanche tanto velata.
A finire nel mirino, infatti, ci sono i rapporti tra lo stesso Luigi Di Maio e il vicepresidente dell’ordine dei giornalisti della Campania Mimmo Falco.
A denunciare l’ambiguità  di questa amicizia è stato il Sugc (il Sindacato unitario dei giornalisti campani), con Il Fatto Quotidiano che ha riportato, in un articolo di Vincenzo Iurillo, la loro versione dei fatti che avrebbero portato all’archiviazione del caso.
Come noto, il leader del Movimento 5 Stelle è stato rappresentato dal suo legale di fiducia, l’avvocato Maurizio Lojacono, uno stimato penalista di Napoli che assiste il vicepremier da cinque anni.
Come Luigi Di Maio, anche Lojacono è iscritto all’ordine dei giornalisti pubblicisti dal 2004. Ma la questione diventa delicata per un altro aspetto.
Lo stesso avvocato del leader M5S, infatti, è il legale di Mimmo Falco, vicepresidente dell’ordine dei giornalisti campani e lo ha rappresentato anche in un’inchiesta sul suo tentativo di scalata del Sindacato campano, acquistando 150 tessere con 7500 euro in contanti e un plico di moduli già  precompilati.
A difendere Mimmo Falco dalla valanga di ricorsi è stato proprio l’avvocato Maurizio Lojacono. Ma non è tutto.
Il Fatto Quotidiano riporta come fu lo stesso vicepresidente dell’odg Campania a sottolineare come, nel 2010, un giovane Luigi Di Maio lo sostenne nella sua corsa al vertice dell’Ordine.
Finisce qui? Assolutamente no.
Il figlio di Mimmo Falco, Luigi Falco, lavora come addetto stampa al Mise, il ministero di Luigi Di Maio.
Tutti fattori che spingono il Sugc a una considerazione: «È lecito pensare che il consiglio di disciplina non abbia lavorato serenamente sui ricorsi per l’insulto che Di Maio rivolse ai giornalisti dopo l’assoluzione di Virginia Raggi».

(da agenzie)

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