Febbraio 7th, 2019 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA RICHIAMA I VALORI FONDANTI: “UN POLITICO NON DEVE ESSERE MAI AL DI SOPRA DELLA LEGGE”
Nell’aria si respira un No dei 5 stelle all’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini sul
caso Diciotti e la cosa non piace a Nicola Morra.
Il presidente della Commissione parlamentare antimafia sceglie le colonne del Fatto Quotidiano per esprimere tutto il suo malcontento per la decisione che sta per maturare.
Perchè per M5S si tratta di un bivio, di uno snodo che non resterà senza strascichi. E secondo Morra votare No sarebbe un tradimento ai valori fondanti del Movimento, “è in gioco la nostra credibilità , e quindi la nostra identità “. Tra i valori pentastellati fondamentali, ricorda, c’è “la convinzione che chi è nel Palazzo non possa godere di un trattamento differente”… “Un politico non deve essere mai al di sopra della legge”
“Non c’è una lacerazione tra vecchi e nuovi, etici o non etici. Tutti dobbiamo riassaporare l’humus del Movimento”
Secondo Morra quindi in questo caso, come in altri, si parla di immunità parlamentare.
“La vicenda della Diciotti ci deve far capire cosa sia l’istituto dell’immunità parlamentare e soprattutto la responsabilità politica. Quando da cittadino, ma anche da uomo delle istituzioni, pongo in essere delle scelte, devo risponderne pienamente”.
“Mi domando se noi come 5 stelle, avendo tratto il nostro humus da un piano pre-politico, dovremmo rispondere Sì a prescindere dai giudici. Anche perchè male non fare, paura non avere. Quindi nessuno di noi si deve sottrarre al giudizio. Se io dimostro che ho agito nel modo giusto, svolgo una funzione sociale importantissima. La magistratura deve sempre poter avere dubbi sull’operato della politica”.
Il Sì diventa quindi, secondo Morra, imperativo. Anche perchè, spiega, la credibilità è “la dote più importante con cui un soggetto politico può ottenere consenso”.
“Le regole non si modificano in presenza di emergenze, altrimenti il sospetto che si cambi per opportunità potrebbe inficiare l’immagine del Movimento” … “Un atteggiamento ondivago non aiuterebbe. Anche il nostro capo politico Luigi Di Maio si era espresso per il Sì. Credo che dovremmo chiedere al ministro dell’Interno un’accettazione tranquilla delle decisioni della magistratura”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 7th, 2019 Riccardo Fucile
LA RIDICOLA “CONDIVISIONE POLITICA”: CONTE SI PRESENTI AI GIUDICI E SI FACCIA PROCESSARE INVECE CHE CERCARE L’IMMUNITA’ CON SALVINI E DI MAIO
È il giorno della memoria difensiva di Matteo Salvini alla Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato. Memoria difensiva già in parte rivelata ieri sera ai media.
Salvini: “Ricordo che non si voterà se Salvini è colpevole o innocente. Bisognerà capire se l’ho fatto nell’interesse del Paese”. Teoria delirante.
Le memorie di Conte, Di Maio e Toninelli.
È composta di 16 pagine la memoria di Salvini con carta del ministero dell’Interno. Di quattro pagine il documento del premier Conte e di tre quello firmato da Di Maio e Toninelli. I due ministri parlano di “decisioni frutto di condivisione politica” mentre il premier sottolinea, tra l’altro, che la decisione portata avanti dal vicepremier leghista e” avvenuta per “attuazione di un indirizzo politico-istituzionale che il governo ha condiviso”.
Il premier aggiunge: “Sento il dovere di precisare che le determinazioni assunte in quell’occasione dal ministro dell’Interno sono riconducibile a una linea politica sull’immigrazione che ho condiviso nella mia qualità di presidente nel Consiglio con i ministri competenti, in coerenza con il programma di governo”.
Gasparri: “Ci riuniremo di nuovo per decidere sulla ricevibilità dei documenti”. “Torneremo a riunirci appena possibile, dopo la seduta d’Aula del Senato, sul tema della ricevibilità di questi documenti, che qualcuno ha sollevato”.
È quanto detto dal presidente della Giunta delle Immunità del Senato Maurizio Gasparri, al termine della riunione che stamattina ha ricevuto la memoria di Salvini con allegati documenti firmati dal premier Conte e dai ministri Di Maio e Toninelli. Un’altra riunione si terrà quindi verosimilmente stasera, e discuterà della ricevibilità degli allegati.
Grasso: “Carte Conte-Di Maio irricevibili”.
Secondo l’ex presidente del Senato Pietro Grasso, se dovessero essere ammesse le carte allegate da Matteo Salvini in Giunta con le lettere di Conte, Di Maio e Toninelli bisognerebbe rimandare tutto al tribunale dei ministri”.
Grasso ritiene da regolamento irricevibili questi atti. La trasmissione al Tribunale dei ministri si renderebbe necessaria affinchè i giudici che hanno valutato la posizione di Salvini possano fare altrettanto con gli altri membri del governo.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2019 Riccardo Fucile
NON ESISTE CHE UN SEQUESTRATORE DI PERSONE VENGA SCORTATO DALLE FORZE DELL’ORDINE, SE NON PER ACCOMPAGNARLO A SAN VITTORE, INSIEME AI SUOI COMPLICI… NON ESISTE CHE UN GOVERNO DEL POPOLO, AMATO DAL POPOLO, ABBIA PAURA DI CAMMINARE IN STRADA SENZA SCORTA
“Ho sulla scrivania una revisione della modalità di gestione delle scorte perchè sono più di
2mila gli uomini in divisa al giorno che proteggono Tizio o Caio. Il ministro ovviamente non fa scelte politiche, per cui io non dirò toglietela a Tizio o a Caio, però ci sono alcuni provvedimenti di scorta che sono vecchi di 10-15 anni che non hanno più alcun senso e sicuramente recupereremo poliziotti e carabinieri. Entro la settimana prossima firmerò questo provvedimento”.
Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a Radio Anch’io
“Questo è un Paese cha ha troppe scorte, diciamocelo. E siccome le risorse non sono inesauribili, forse una riconsiderazione va fatta. Su questo argomento, peraltro, il ministro Salvini ha una posizione laica, non ha dato percentuali”.
Così ieri aveva dichiarato il capo della polizia Franco Gabrielli intervenendo alla presentazione a Roma del libro ‘La mafia dei pascoli’ di Giuseppe Antoci e Nuccio Anselmo.
Secondo Gabrielli “bisogna uscire fuori da certi automatismi per cui una data carica presuppone il fatto di avere una scorta”.
Le scorte sono riservate notoriamente a magistrati, giornalisti e uomini delle istituzioni, collaboratori di giustizia che hanno denunciato le mafie.
I primi a dover rinunciare alla scorta sono gli esponenti del governo del popolo che, essendo notoriamente amati dal popolo, non vediamo che problemi possano avere a girare senza scorta.
Fuori le palle, cominciate a dare l’esempio.
(da agenzie)
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