Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile
PECCATO CHE LA RIVOLUZIONE FRANCESE RISALGA A SOLI 230 ANNI FA … I FRANCESI SGHIGNAZZANO PER L’IGNORANZA DEL VICEPREMIER CHE HA SPOSTATO LA PRESA DELLA BASTIGLIA IN PIENA ETA’ CAROLINGIA
Nel tentativo di porre rimedio alla crisi diplomatica che si è aperta fra Italia e Francia
all’indomani del suo incontro con i gilet gialli francesi, il vicepremier Luigi Di Maio scrive una lunga lettera al direttore di Le Monde, pubblicata sul sito del noto quotidiano francese.
Ma non si risparmia una gaffe, l’ennesima che si aggiunge alla sua galleria (da “il corpo umano è composto per il 90% di acqua” all’appellativo “Ping” per indicare presidente cinese Xi Jinping).
In un passaggio della lettera, infatti, il capo politico del M5s elogia la Francia come un paese amico e il suo popolo come un punto di riferimento “con la sua tradizione democratica millenaria”.
Millenaria? In realtà la Rivoluzione francese, che libera il Paese da secoli di monarchia assoluta, risale al 1789 (e non al 789 d.C., piena età carolingia), anno in cui il 14 luglio il popolo di Parigi insorse e prese la Bastiglia, simbolo del dispotismo monarchico.
A conti fatti, la tradizione democratica francese ha 230 anni, intervallati peraltro dal periodo napoleonico. Definirla “millenaria” è un errore di cronologia da matita blu.
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile
“SIMBOLO DI VICINANZA E RINNOVATO SPIRITO EUROPEO”
Da questa mattina sul rettorato dell’Università degli Studi di Torino sventola il tricolore francese. Certo, una delle motivazioni è che dei docenti dell’università di Chambery sono in visita al nostro ateneo ma a pesare sulla scelta del rettore Gianmaria Ajani, che l’ha fatta issare, c’è la volontà di dare una risposta forte alla crisi diplomatica che si sta consumando in questi giorni tra Italia e Francia.
«Se dovessi fare un appello potrei dire che mi piacerebbe vedere Torino con mille bandiere francesi appese alle finestre – afferma il rettore -. La nostra Università presiede l’unione degli atenei Italiani e Francesi e in più ci sono docenti d’oltralpe in visita. La nostra, poi, è una città che storicamente è amica della Francia e ne condivide parte di storia e cultura. La bandiera in rettorato vuole essere anche un simbolo di vicinanza e rinnovato spirito europeo»
(da “La Stampa”)
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Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile
COPRE LA SUA INETTITUDINE E LE PROMESSE NON MANTENUTE CON LA SOLITA “E’ COLPA DEI GOVERNI PRECEDENTI”
Dopo tre giorni finalmente il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico ritrova la parola e
il coraggio e affronta il caso Pernigotti.
La vertenza non si è conclusa come Di Maio aveva promesso a più riprese in questi mesi. Il marchio Pernigotti resta in mano al gruppo turco Toskoz che nonostante le minacce del vicepremier — che era arrivato a dire di voler far sapere al mondo che Pernigotti produce conto terzi — non ha ceduto di un millimetro su quel punto.
Una decisione che continua ad essere il maggiore ostacolo per un salvataggio dello stabilimento di Novi Ligure perchè per i potenziali investitori la cessione del marchio è un elemento irrinunciabile.
A peggiorare le cose c’è il fatto che mentre al Ministero andava in scena l’incontro tra sindacati e la proprietà turca per la definizione dell’accordo sulla cassa integrazione Di Maio era altrove. Dove? In Francia, a parlare con uno dei tanti “leader” dei Gilet Gialli. Non da ministro per carità , ma da Capo Politico del MoVimento (come se si potesse essere l’uno o l’altro e non tutti e due assieme).
Tornato nel Bel Paese Di Maio si è ricordato di essere il ministro dello Sviluppo Economico e su Facebook ha deciso di raccontare la sua versione dei fatti.
In breve: l’accordo sulla Pernigotti è stato un successo. E non poteva essere altrimenti visto che a condurre le trattative è stato il governo del Cambiamento che difende gli interessi del Popolo. Ecco quindi che la cassa integrazione (per 100 dipendenti, per i 150 interinali ci sarà la disoccupazione e basta) è una grande vittoria.
E se la Pernigotti è in questa situazione la colpa ovviamente è di governi precedenti che ne hanno favorito l’acquisto da parte dei turchi nel 2013 (maledetto libero mercato!).
Il governo attuale invece è diverso e Di Maio annuncia — come fa da tre mesi — che «è in cantiere la proposta di legge strutturata che lega il marchio con il territorio su cui è nata, come nel caso di Pernigotti».
Alla Camera sono già stati presentati due disegni di legge (uno di LEU e uno della Lega) mentre quello dei 5 Stelle è ancora “in cantiere”.
E non servirebbe a nulla per salvare l’azienda di Novi Ligure perchè non avrebbe valore retroattivo.
Di Maio però continua a raccontare la storia del governo che vuole salvare il Made in Italy. Lo fa per nascondere il fatto che mentre al suo Ministero si tentava di salvare un’azienda italiana lui era impegnato a stringere alleanze in vista delle elezioni europee con quello che non è nemmeno un partito e non si sa nemmeno se si presenterà alle europee. Questo è l’ordine delle priorità del ministro che però ci tiene ad accusare chi lo critica di speculare sulla pelle dei lavoratori della Pernigotti.
Ma anche i sindacati speculano sulla pelle dei lavoratori? In un comunicato la UILA — l’Unione Italiana dei Lavoratori Agroalimentari — sottolinea che l’accordo sottoscritto martedì scorso non era ciò che auspicavano anche in base a ciò che era stato promesso.
In poche parole i sindacati non potevano far altro che firmare l’accordo per la cassa integrazione straordinaria per reindustrializzazione per 92 dipendenti della Pernigotti, perchè al primo posto devono mettere la tutela dei lavoratori e non una battaglia sciovinista come quella del vicepremier.
L’esternalizzazione della produzione è già iniziata, come conferma un comunicato della Pernigotti che ha fatto sapere che l’azienda ha «già affidato a partner attivi sul territorio nazionale la produzione di alcune linee di prodotto, salvaguardando la qualità e l’attenzione per le materie prime che da sempre caratterizzano l’offerta Pernigotti».
Il vero contenuto di quell’accordo lo spiega a Linkiesta Tiziano Crocco, uno dei rappresentanti sindacali che erano al MISE tre giorni fa.
Da un lato c’è la delusione per l’assenza del ministro, che non era impegnato in un incontro istituzionale ma era in Francia come Capo Politico del suo partito. «Ci sentiamo presi per il culo dal ministro» dice Crocco che fa notare come la cassa integrazione per reindustrializzazione lascia «campo libero alla proprietà per fare quello che gli pare, anche portare via i macchinari».
Crocco rivela anche che durante gli incontri con i turchi i propositi bellicosi di Di Maio e Conte sono stati subito accantonati: «Mie fonti mi dicono che durante le trattative gli stessi turchi hanno definito Di Maio e Conte “due gattini”».
La pensa diversamente il vice capo di gabinetto del ministro del Lavoro Giorgio Sorial spiega che «a oggi all’advisor sono arrivati gli interessamenti di 21 aziende”
Peccato però che come ha detto il segretario nazionale della Uila Uil Pietro Pellegrin le aziende interessante hanno posto una condizione che costituisce un ostacolo insormontabile: «l’impossibilità per i potenziali investitori di fare proposte concrete vista la totale indisponibilità dell’azienda a cedere» il marchio.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile
MA E’ UN OMONIMO MORTO TRE SECOLI DOPO … IL POETA E’ SEPOLTO A ROMA… IL SINDACO: “CHE CIALTRONERIA”
“La cultura è una cosa seria, serissima. La cultura deve essere il motore di Ferrara”, scriveva tre giorni fa, sulla sua pagina Facebook, l’esponente locale di Fratelli d’Italia Alessandro Balboni.
Che tempo però qualche ora, scivolava su una buccia di banana letteraria: scambiando il sommo poeta Torquato Tasso per il “dottor Torquato Tasso”, un omonimo cittadino sepolto al cimitero. E deceduto trecento anni dopo, anno più anno meno.
No, non è infatti “quel” Torquato Tasso, croce e delizia degli studenti delle scuole superiori, “Canto l’arme pietose e ‘l capitano che ‘l gran sepolcro liberò di Cristo”. Sempre di sepolcri si parla, ma per colpa di una gaffe che non è certo passata inosservata nella città estense.
Fratelli d’Italia ha infatti vibratamente protestato per le condizioni della tomba presso la Certosa di Ferrara, ma non si tratta delle spoglie mortali del poeta del Cinquecento (nato a Sorrento e deceduto a Roma, e che a Ferrara lavorò a lungo, e non sempre serenamente, presso la corte degli Este così come l’Ariosto e il Boiardo. In città avvenne poi la prima edizione autorizzata della Gerusalemme, risalente al 1581, per i tipi di Baldini), piuttosto di un omonimo.
Così come non c’entra nulla con Italo Balbo la tomba della famiglia Balbo ugualmente posta all’attenzione della cittadinanza dallo stesso esponente di Fdi.
A chiarirlo – o meglio a ribadirlo, dai toni stupiti e seccati che traspaiono dalle sue parole – è il sindaco Tiziano Tagliani, che parla di “castroneria”.
La tomba di cui i giornali locali riportano la fotografia a seguito della denuncia di Fdi “è l’arco 128 ubicato nella Certosa nella zona claustrini interni e non ha nulla a che vedere con il Torquato Tasso poeta che ci risulta tuttora sepolto nella chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo di Roma dall’anno del suo decesso avvenuto nel 1595. Mai nessuno ha sostenuto la presenza a Ferrara della tomba del Tasso se non oggi il consigliere Balboni ed i suoi ignoranti suggeritori, del resto il cimitero monumentale di Ferrara, a quanto mi risulta è successivo di secoli alla tumulazione del Tasso”, scrive il sindaco come riportano le testate locali. E’ infatti cimitero cittadino dal 1813.
Una tomba che risulta “intestata al Municipio di Ferrara. Si tratta di manufatto del quale, trovandosi in stato di abbandono, venne temporibus illis revocata la concessione. Il Dott. Torquato Tasso di cui si legge nell’epigrafe è evidentemente un omonimo — di cui per altro non risultano nei nostri archivi ulteriori notizie — verosimilmente deceduto tra la metà dell’Ottocento e i primi decenni del secolo scorso”.
Un sospetto doveva nascere dal fatto che l’iscrizione sulla lapide non fa alcun riferimento ai versi immortali del Tasso poeta, ma ai “sublimi ideali del dovere e dell’amore” fra i quali “trascorse la sua intemerata esistenza” il Tasso dottore.
Smontata anche l’ipotesi di Italo Balbo sepolto all’ombra del castello Estense. Nella tomba della famiglia Balbo “non è, come arcinoto, sepolto Italo Balbo che giace per espressa decisione dei congiunti ad Orbetello”, sottolinea Tagliani.
Il consigliere comunale Balboni riconosce l’errore, e in un post odierno sulla sua pagina Facebook spiega, ribadendo lo stato dei sepolcri di personaggi illustri e patrioti della città , che “è avvenuto un equivoco”.
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile
FS STAVA NEGOZIANDO CON IL VETTORE FRANCESE… ORA SI E’ SFILATO PER I RAPPORTI COMPROMESSI CON IL GOVERNO ITALIANO
Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore oggi scrive che Air France-Klm si è sfilata dal salvataggio di
Alitalia per motivi politico-istituzionali, ovvero per il “grande gelo” nei rapporti tra i due paesi dopo gli attacchi di Lega e M5S al presidente della Republique Emmanuel Macron:
La mossa di Parigi ha gelato chi sta negoziando l’alleanza tra Ferrovie dello Stato e un partner industriale per dare un futuro alla sofferente compagnia italiana. La decisione, riferita al Sole 24 Ore da fonti autorevoli, è dovuta a motivi politico-istituzionali in seguito al richiamo a Parigi dell’ambasciatore a Roma. Le Fs, in contatto con il ministero dello Sviluppo, erano orientate a scegliere l’americana Delta, che aveva annunciato la disponibilità ad acquisire il 40% della nuova Alitalia insieme al vettore franco-olandese. La quota sarebbe divisa in parti uguali, il 20% a Delta e il 20% a Air France-Klm, entrambe già partner di Alitalia nella joint venture transatlantica.
Il 51% della «newco» dovrebbe far capo a Fs e altri soggetti pubblici. §La proposta targata Delta è stata considerata dalle Fs e dal Mise più interessante di quella di Lufthansa. I tedeschi vogliono la maggioranza e rileverebbero poco più di metà di Alitalia. Prima di scegliere il partner, le Fs erano in attesa dell’impegno ufficiale del cda di Air France-Klm. Ma ieri è arrivato il no di Parigi. A questo punto i giochi si riaprono.
A più di tre mesi dalla presentazione dell’offerta vincolante condizionata delle Fs ancora non c’è un partner industriale nè un piano industriale approvato:
Delta vuole andare avanti nel progetto, anche per difendere la posizione di supremazia nei voli del Nord Atlantico, che sarebbe messa in discussione se Alitalia finisse a Lufthansa. Delta però non vuole più del 20% di Alitalia. Gli americani sarebbero disposti a una partnership con il terzo pretendente, la britannica easyJet.
È da vedere se questa combinazione sia realizzabile e se easyJet accetti di rilevare una fetta del 15%, spiega una fonte. Altrimenti dovrebbe aumentare la quota dei soci pubblici italiani.
Intanto Alitalia continua a bruciare la cassa, ottenuta con il prestito statale di 900 milioni (è sotto i 500 milioni). Ogni giorno che passa il suo futuro si fa più incerto.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile
“CONTRO LEBBRA SOVRANISTA COMPORTARSI BENE CON I PROPRI PARTNER”… “QUANDO SI VA A INCONTRI IN UN PAESE AMICO, E’ PRASSI ISTITUZIONALE CHE SI AVVERTA IL GOVERNO”
La tensione tra Parigi e Roma dopo le polemiche delle ultime settimane (dal caso Battisti, all’incontro del M5s con i gilet gialli, dalla Libia al “franco delle colonie”, all’immigrazione) ha portato al richiamo dell’ambasciatore di Francia in Italia.
Ma oggi il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, ai microfoni di Europe 1 precisa che la decisione “non è permanente, tuttavia era importante dare un segnale”.
Le “battute” di Luigi Di Maio e Matteo Salvini sulla Francia “non hanno evitato all’Italia di entrare in recessione”, aggiunge poi Griveaux, il quale chiarisce che la miccia dell’escalation tra i due Paesi è stata scatenata dall’arrivo di Di Maio in Francia per incontrare i gilet gialli.
“Cortesia istituzionale vuole che si avverta il governo” locale, quando si va in un Paese vicino, precisa. Quanto a eventuale responsabilità di Parigi, Griveaux afferma che dal presidente francese, Emmanuel Macron, non è mai arrivato un “attacco frontale”.
Griveaux rilancia anche il paragone tra i populisti e la lebbra già utilizzato dalla Francia l’estate scorsa: “Se si vuol fare indietreggiare la lebbra sovranista, se si vuole fare indietreggiare i populisti, se si vuol fare indietreggiare la sfida all’Europa, il modo migliore è di comportarsi bene con i propri partner”.
Di rincalzo la ministra francese per gli Affari europei, Nathalie Loiseau, aggiunge: “Non si tratta di drammatizzare, si tratta di dire che la ricreazione è finita”.
E mentre il presidente Mattarella invita il governo italiano alla responsabilità , la Francia cambia idea anche sui migranti della Sea Watch, facendo sapere al Viminale che “prenderà solo persone che hanno bisogno di protezione e non migranti economici”.
Quella tra Italia e Francia è “una crisi senza precedenti, un caso clamoroso che viene da lontano. Da questo scontro l’Italia ha solo da perdere”, commenta l’ex premier Enrico Letta intervenendo a ’24 mattino’ su Radio24.”Lega e M5S – spiega – fanno a gara a cercare dei nemici per distogliere dai problemi economici”.
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile
“PENSINO AL DEBITO PUBBLICO E ALL’ECONOMIA CHE RALLENTA, INVECE CHE DISTRARRE L’OPINIONE PUBBLICA”
Fanno campagna elettorale andando contro gli interessi degli italiani: “Si è superato il limite.
Non hanno ancora capito che stanno al governo e che l’opposizione è finita. Il loro comportamento è incomprensibile, crea disagio al paese e soprattutto all’economia. E’ una situazione inedita per la storia della nostra Repubblica”
Lo ha detto , alla Stampa, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, sulla crisi diplomatica in atto tra la Francia e l’Italia
L’atteggiamento del governo italiano, secondo Boccia, “è inspiegabile. Il lunedì c’è chi parla da ministro e il martedì lo fa da leader del M5S. Salvini prova a normalizzare un Di Maio che continua a non arretrare. Che cosa non si fa per prendere consenso… Io – aggiunge – mi appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte perchè normalizzi il rapporto dell’Italia con un grande Paese come la Francia. Tutta questa situazione serve solo a confondere gli italiani”
“Il problema del nostro Paese – sottolinea – è il debito pubblico e il rallentamento dell’economia, prima ne prendiamo atto e meglio è. Invece ci distraggono con le loro iniziative”
“Abbiamo invece bisogno – spiega – di un’Europa compatta e unita. Il bilateralismo ormai non e’ tra uno Stato e gli altri, ma tra l’Europa tutta e il resto del mondo. Altrimenti restiamo un nano politico. Ci stiamo comportando in modo provinciale”.
Boccia conferma quindi il bilaterale del mondo delle imprese in programma a Parigi: “Si’. Ho parlato al telefono con il presidente della Confindustria francese, a fine mese ci vedremo. Vogliamo realizzare un appello per l’Europa che parta da Francia e Italia per un’industria e una economia che uniscono. La politica oggi paradossalmente divide. A maggior ragione saremo a Parigi e quasi sicuramente nessun ministro italiano verra’”.
(da Globalist)
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Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile
PAUL MARRA: “NON SI VIENE IN FRANCIA A INCONTRARE AVVERSARI DEL GOVERNO IN CARICA”
Un disperato alla ricerca della visibilità : “Ho trovato la mossa del vicepremier Luigi Di Maio molto sfrontata. E’ stato un’ingerenza, non si può interferire su questioni di politica interna andando in Francia ad incontrare avversari del governo in carica. Sarebbe stato più intelligente e rispettoso che fossero i gilet gialli ad andare in Italia ad incontrarlo, non il contrario. Ho trovato questo incontro inappropriato”.
Così all’Adnkronos Paul Marra, uno degli esponenti di spicco di Gilet gialli e portavoce del movimento a Marsiglia, che lo scorso 5 gennaio ha creato l’associazione politica ‘Gilets Jaunes Le Mouvement’, che però non si presenterà alle elezioni europee di maggio a differenza dei Gilet gialli del ‘Ralliement d’initiative citoyenne’
“Onestamente non capisco molto la ragione della visita in Francia di Di Maio. Rientra chiaramente in un gioco politico. E’ stato una cosa assurda”, sottolinea Marra spiegando che il vicepremier ha incontrato inoltre esponenti dei gilet gialli che non hanno l’appoggio del popolo, “è stato un po’ maldestro”.
In questo momento, rileva, “nè Christophe Chalenà§on, nè Ingrid Levavasseur, nè io stesso abbiamo l’appoggio dei gilet gialli”.
Marra ribadisce la sua linea sostenendo che è ancora presto per presentarsi alle elezioni europee. “Non si può costruire un tetto senza le fondamenta, noi vogliamo costruire un movimento. Ci presenteremo alle elezioni che saranno decise dai cittadini”, spiega ancora il leader marsigliese del movimento che critica la decisione del Ric.
“Noi critichiamo Emmanuel Macron per il modo in cui opera e noi rischiamo di fare la stessa cosa”, sottolinea Marra contestando l’iniziativa del Ric di presentarsi alle Europee.
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile
CALO ANCORA PIU’ MARCATO NELL’ULTIMO TRIMESTRE
Ancora dati negativi per l’industria italiana: la produzione a dicembre segna un calo dello 0,8%
rispetto a novembre.
Lo rileva l’Istat, spiegando che si tratta della quarta contrazione consecutiva.
Su base annua l’indice corretto per gli effetti di calendario risulta in ribasso del 5,5%. Si tratta della diminuzione tendenziale più accentuata dal dicembre del 2012, ovvero da sei anni. In ribasso anche il dato grezzo (-2,5% su base annua).
“A dicembre – spiega l’Istat – diminuisce nuovamente la produzione industriale italiana, con una variazione ampiamente negativa sia su base congiunturale sia in termini annui. La flessione è diffusa a livello settoriale. Dopo il punto di massimo di dicembre 2017, in tutti i trimestri del 2018 la produzione ha registrato, al netto della stagionalità , flessioni congiunturali, con un calo più marcato nell’ultimo trimestre. Ciononostante, nel complesso dell’anno i livelli produttivi risultano in moderata crescita, grazie all’effetto di trascinamento dovuto al positivo andamento dell’anno precedente. Sempre in media annua, si rileva una dinamica positiva per i beni strumentali e per quelli di consumo, mentre sono in flessione i beni intermedi e l’energia”.
Nel complesso del quarto trimestre il livello della produzione registra una flessione dell’1,1% rispetto ai tre mesi precedenti. L’indice destagionalizzato mensile mostra un lieve aumento congiunturale solo nel comparto dei beni intermedi (+0,1%); diminuiscono invece in misura marcata i beni di consumo (-2,9%) e l’energia (-1,5%) mentre i beni strumentali registrano una variazione nulla.
Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a dicembre 2018 un’accentuata diminuzione tendenziale per i beni di consumo (-7,2%) e per i beni intermedi (-6,4%); diminuzioni più contenute si osservano per l’energia (-4,4%) e per i beni strumentali (-3,5%). Tutti i principali settori di attività economica registrano variazioni tendenziali negative. Le più rilevanti sono quelle dell’industria del legno, della carta e stampa (-13,0%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-11,1%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-7,9%).
In forte calo anche la produzione di autoveicoli a dicembre 2018, che su base tendenziale una flessione del -16,6% (dato corretto). Nel 2018 la produzione è scesa del 5,9% rispetto al 2017.
(da agenzie)
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