Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
DA OTTO GIORNI DI BATTISTA NON DA’ SEGNI DI VITA, DOPO LA BATOSTA IN ABRUZZO E IL SALVA-SALVINI NON VORREMMO CHE AVESSE PERSO LA MEMORIA E VAGASSE PER LE CAMPAGNE
Sono passati otto giorni da quando Alessandro Di Battista ha dato l’ultimo segno di vita su Facebook. Il Dibba ha rilanciato l’intervista rilasciata a Giovanni Floris a DiMartedì, quella in cui è andato all’attacco sugli applausi “guidati” in trasmissione e poi ha detto che i tumori fanno crescere il PIL.
Dopo Alessandro Di Battista è desaparecido.
All’inizio si pensava che c’entrassero i risultati in Abruzzo non lusinghieri per i grillini, ma persino Di Maio dopo un paio di giorni ha tirato fuori la testa dal buco per ammettere la sconfittissima.
Poi si pensava che c’entrasse il processo a Salvini, visto che Dibba aveva consigliato pubblicamente al ministro di farsi processare e alla fine i grillini l’hanno salvato.
Ma di Alessandro Di Battista non c’è ancora traccia pubblica. E allora scusateci, ma cominciamo ad essere un pochino preoccupati.
In un retroscena del Messaggero di qualche giorno fa un grillino anonimo faceva sapere che si sarebbe ripresentato in pubblico per le elezioni europee, eppure le iniziative del M5S sono sul tavolo e Dibba ancora non ha dato segni di vita.
Ma noi non vogliamo credere a quanto scritto da Annalisa Cuzzocrea ieri su Repubblica, ovvero che nel M5S c’è qualcuno che lo chiama “sommergibile” perchè nelle difficoltà tende a inabissarsi.
E allora non rimane che il pubblico appello: Dibba, scrivi, telefona o almeno facci sapere cosa c’è che non va, se per caso sei arrabbiato con i giornalisti che hanno pubblicato tutti quegli articoli sulla strategia elettorale fallimentare del M5S in cui venivi indicato come uno dei colpevoli oppure è il M5S che magari ti ha deluso dopo il voto su Rousseau. Non ci far stare in pensiero!
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
E UN SONDAGGIO NOTO PER CARTA BIANCA CERTIFICA IL SORPASSO DEL CENTROSINISTRA SUL M5S, CROLLATO AL 21%… MA NON ERA IL GOVERNO DEL POPOLO?
Il giudizio degli italiani sul governo “del popolo”cambia e diventa sempre più critico. 
La luna di miele tra l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte e gli elettori sembra ampiamente finita: un sondaggio effettuato da Quorum/YouTrend per Sky Tg24 e la trasmissione ‘Il Confine’ evidenzia l’insoddisfazione del 60,5% degli italiani.
Si dice soddisfatto, invece, il 39,5%.
C’è invece più fiducia verso la durata del governo: secondo il 47,2% degli intervistati continuerà anche dopo la fine del 2019, mentre per il 33,1% arriverà al massimo a dicembre 2019. Per un restante 19,7% il governo non andrà oltre le elezioni europee. Chiaramente esprimono più ottimismo gli elettori di Lega e M5s: per il 95,8% di loro l’esecutivo andrà oltre dicembre 2019, mentre solo lo 0,1% ritiene che arriverà solamente fino alle europee.
In caso di elezioni politiche la rilevazione mostra che una eventuale coalizione di centrodestra con Lega, Forza Italia e FdI, i tre partiti raccoglierebbero il 42,7% contro il 48,3% dato dalla somma delle tre liste separate.
La flat tax e gli 80 euro
Lo stesso sondaggio chiede anche agli italiani un giudizio su alcune misure di cui si discute negli ultimi mesi. Per quanto riguarda l’introduzione della flat tax, si dice contrario l’82,4% degli intervistati, mentre è a favore solo il 17,6%.
L’80% ritiene invece ingiusto che le Regioni più ricche abbiano più autonomia, contro un 20% a favore.
Per quanto riguarda i singoli elettorati, sono più favorevoli alla flat tax gli elettori della Lega (57,2%), ma molto meno quelli dei Cinque Stelle: il 90% è contrario.
Per le autonomie discorso simile, con la metà degli elettori della Lega a favore e il 97,6% degli elettori Cinque Stelle contrari.
Sono favorevoli soprattutto gli abitanti del Nord Ovest e del Nord Est, quasi tutti contrari quelli del Centro, del Sud e delle Isole.
Ancora, si chiede un parere anche sulla Tav: il 65,5% si dice a favore della realizzazione dell’alta velocità Torino-Lione. Contrario il 34,5%. Altissimo il dato dei favorevoli tra i leghisti (96,2%), mentre sono contrari molti degli elettori Cinque Stelle (65,9%).
Infine, il 78,5% degli elettori non vuole abolire la misura degli 80 euro introdotta da Matteo Renzi.
Si dice favorevole a eliminarli solo il 21,5% degli intervistati.
Secondo l’ultima rilevazione dell’istituto Noto per Cartabianca il centrosinistra ha sorpassato il Movimento 5 stelle, che tocca il punto più basso in termini di consensi degli ultimi 4 anni.
Se si votasse oggi i Cinquestelle si fermerebbero al 21 per cento delle preferenze. Il centrosinistra, invece, otterrebbe il 22 per cento.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
LE TESTIMONIANZE: “CONTROLLANO SOLO I NERI, CI HANNO DETTO DI NON FARE DOMANDE”… NUMEROSE DENUNCE PER PERQUISIZIONI SENZA CHE LA QUESTURA RISPONDA… E CHI CHIEDE IL PERCHE’ VIENE MINACCIATO DI DENUNCIA
“Sono stata fermata in autobus più o meno sette volte, e un’altra volta sono stata fermata all’altezza dell’uscita della metro Malatesta”.
Stefania, studentessa 22enne, è una delle persone che hanno assistito agli episodi di ispezioni nei confronti delle persone di colore sui bus della Capitale.
Nelle ultime settimane, le segnalazioni si sono moltiplicate. A raccoglierle, a partire dalla fine di gennaio, è stata l’associazione Alterego — Fabbrica dei diritti, che da anni offre assistenza legale ai migranti nella Capitale.
Quello che accomuna le ispezioni, oltre al fatto che si svolgono sui mezzi pubblici o nelle vicinanze delle fermate degli autobus, e che riguardano solo persone di colore, è che chiunque abbia provato a chiedere spiegazioni dice di essere stato invitato ad allontanarsi o a tenere per sè le sue domande e, in un caso, di aver ricevuto una minaccia di denuncia dagli agenti.
“Era un sabato e intorno alle 19 mi trovavo sul tram numero 5 diretto a Termini”, racconta lo studente Francesco Armenio a TPI, che lo ha contattato telefonicamente. “Sono sceso a Porta Maggiore e mi sono accorto che c’erano sei o sette agenti di polizia che sono saliti a bordo del tram e hanno iniziato a controllare tutti gli uomini di colore che avevano una borsa. Facevano aprire loro la borsa, senza specificare un motivo, e — che io abbia visto — senza un mandato di alcun tipo. Ne hanno controllati alcuni, cinque o sei, e poi ne hanno fatto scendere uno per identificarlo”.
“Quando hanno fatto scendere questo ragazzo io mi sono avvicinato per vedere cosa stesse succedendo. Mi si è avvicinato un agente che mi ha detto di allontanarmi, perchè era in corso un’operazione di polizia. Io mi sono rifiutato, dicendo che stavo là senza intralciare nulla, semplicemente a controllare in quanto cittadino. Quasi immediatamente mi è stato chiesto il documento, che ho dato all’agente di polizia, e ho chiesto spiegazioni rispetto al fatto che stessero controllando solo le persone di colore che passavano da lì. Inizialmente hanno detto che non erano tenuti a dare informazioni rispetto all’indagine che stavano portando avanti. Quando ho insistito, tutti quanti si sono staccati dal ragazzo, eccetto una persona, e sono venuti abbastanza minacciosamente verso di me. Poi ho iniziato a parlare, a far presente che secondo me quello che stavo vedendo era un atteggiamento razzista e loro hanno detto testualmente che ‘ogni extracomunitario che transitava in qualsiasi momento per Porta Maggiore per loro era passibile di sospetto di attività illecite’. Senza specificare di quali attività illecite si trattasse”.
“Ho chiesto spiegazioni perchè mi ha colpito molto quell’atteggiamento”, racconta Francesco. “L’ho reputato da subito ingiusto e assurdo, ingiustificato. Un controllo così evidentemente senza motivo e solo determinato dal colore della pelle di chi veniva controllato”.
“Il ragazzo è stato lasciato andare senza alcun addebito. Io sono stato minacciato di denuncia, per aver detto che a mio avviso quel tipo di atteggiamento era figlio di una posizione politica del ministro Salvini razzista rispetto ai cittadini migranti. Questo non ha avuto conseguenze fino ad adesso, ma comunque è abbastanza inquietante che degli agenti minaccino un cittadino che ha semplicemente chiesto informazioni ed espresso opinioni politiche nei confronti di un ministro. Mi sembra che siamo ancora in un regime di libertà d’espressione, quindi sono rimasto abbastanza colpito”.
“Dopo aver pubblicato il post su Facebook in cui raccontavo questa storia”, prosegue Francesco, “ho iniziato a ricevere dei messaggi di persone che mi dicevano quanto questa pratica sia comune e diffusa. Per me era la prima volta, non l’avevo mai visto. Però sentendo in giro mi pare che vada avanti da un po’ di tempo. Sono anni che capitano perquisizioni a stranieri sui treni o sugli autobus, ma certo con questo dispiegamento di forze personalmente non l’avevo mai visto. Mi sembra che ci sia un cambiamento di atteggiamento da parte delle forze dell’ordine. So che nella tratta che va da Porta Maggiore, Prenestina, Pigneto, Tor Pignattara è una cosa che succede molto spesso”.
Il racconto di Stefania
Stefania racconta di essere stata controllata sui mezzi più volte. “Due giorni dopo l’approvazione alla Camera del decreto sicurezza vedo questi episodi in cui la polizia sale all’inizio di via Portonaccio, sul 409, e perquisisce un ragazzo nero, solo lui. L’autobus viene fermato indipendentemente dalla fermata, durante la corsa, salgono questi due agenti in divisa, perquisiscono lo zaino, non gli trovano niente, scendono e tutto prosegue. Il ragazzo era sorpreso dalla veemenza con cui sono saliti gli agenti, ma non c’è stata colluttazione o nulla di violento”, racconta a TPI, dopo aver denunciato quanto accaduto anche ad Alterego.
“Circa due settimane dopo la perquisizione avviene a largo Preneste. Salgono cinque agenti in borghese e iniziano a perquisire tutte le persone nere con uno zaino o una borsa molto capiente. La cosa va avanti per tre mesi, anche tuttora capita che all’ora di punta serale, nel tragitto che da via Tiburtina, all’altezza del Casilino, all’altezza di Malatesta e di largo Preneste possa avvenire una perquisizione di questo tipo”.
“Anche a me personalmente è capitato”, racconta Stefania. “Inizialmente sono stata fermata a piazza di Malatesta, dove mi hanno chiesto i documenti e di vedere la borsa. Dopo che hanno visto che avevo la cittadinanza italiana mi hanno lasciata andare. Invece i controlli dentro l’autobus non avvengono con richiesta di documenti, si limitano a perquisire semplicemente le borse e ti lasciano andare. Prima perquisivano solo uomini, adesso uomini e donne. Nell’ultima settimana per qualche strano motivo solo donne. Però tutti di etnia riconducibile a quella africana”.
“Dopo un po’ io ho provato a chiedere informazioni. Alcuni agenti mi hanno risposto e altri no. Dopo che alcuni signori in autobus si erano lamentati e io avevo spiegato che era ormai la quinta volta che venivo controllata, un agente si è avvicinato a me e mi ha detto: sono tre mesi che stanno facendo questa operazione, in questi tre mesi abbiamo trovato 3 persone che avevano dell’hashish, quindi l’operazione stava funzionando. L’ultima volta invece non mi hanno dato risposta, mi hanno detto che queste cose non si possono dire. Solo che mi pare molto strano che in un’operazione antidroga controllino solo persone di etnia africana. I nordafricani non vengono fermati, i cinesi non vengono fermati, persone riconducibili all’etnia indiana o del Bangladesh non vengono fermati”.
La testimonianza di Nadia
“Il primo episodio mi sembra sia stato un mesetto fa”, racconta a TPI Nadia, Nehad, 26 anni, studentessa e mediatrice culturale. “Su via Prenestina c’è un supermercato, si chiama Italcarni, davanti c’è una fermata di un autobus, il 412, dove c’erano due ragazzi di colore seduti alla fermata. Non stavano facendo niente. Si accosta una volante, non mi ricordo se della polizia o dei carabinieri, e gli chiede sia i documenti sia di fargli vedere il contenuto dello zaino. Si mettono i guanti, fanno questa perquisizione, non trovano nulla e questi ragazzi se ne vanno via. Non ricordo se gli sia stato rilasciato un verbale o meno”.
“L’altro episodio risale a due settimane fa o una settimana fa, a piazzale Prenestino. Sul tram, il numero 5 o il 14, non ricordo, sono saliti alla fermata due carabinieri che cercavano all’interno delle borse delle persone di colore, indipendentemente dall’età o dal sesso. Non c’era un identikit preciso, bastava che fossero di colore, di etnia africana. Quando ho chiesto spiegazioni, mi hanno detto che non era di mia competenza e avrei dovuto farmi gli affari miei, e che se avessi continuato a fare polemica mi avrebbero dovuta portare con loro e controllare i documenti, e visto che dovevo andare a lavoro non ho continuato. Il tram è ripartito e loro sono scesi”.
Cosa si può fare
L’associazione Alterego — Fabbrica dei diritti ha pubblicato online una “guida” per comprendere cosa prevede la legge in materia di ispezioni, perquisizioni e identificazioni, quando queste ispezioni configurano un abuso e cosa può fare concretamente chi si trova ad assistere a queste situazioni.
Secondo Valentina Muglia e Federica Borlizzi, autrici della guida, “il comportamento attuato dalle forze dell’ordine sembra configurare un vero e proprio abuso, essendo plausibile che il fondamento di tali controlli sia da ricercare solo nel colore della pelle degli interessati”.
“Generalmente le ispezioni e le perquisizioni sia personali che locali possono essere disposte solo dall’autorità giudiziaria, ed eseguite dalle forze dell’ordine (eccetto l’ispezione personale che non è delegabile). Il mandato del giudice non è però necessario, e quindi la polizia può procedere anche di propria iniziativa, in caso di controlli finalizzati a prevenire e reprimere il traffico di sostanze stupefacenti, o per la ricerca di armi,munizioni ed esplosivi”, spiegano le autrici.
“Pertanto in questi casi le forze dell’ordine possono fermarti per controllare e ispezionare i tuoi mezzi di trasporto, bagagli ed effetti personali. Successivamente al controllo dovranno redigere il relativo verbale, da trasmettere entro quarantotto ore al procuratore della Repubblica.
Gli ufficiali di polizia (e non anche gli agenti) nell’ambito delle operazioni volte a prevenire e reprimere il traffico di sostanze stupefacenti possono inoltre procedere di propria iniziativa alle perquisizioni, sia personali che locali, in caso di necessità ed urgenza tale da non poter chiedere l’autorizzazione preventiva al pubblico ministero. Sono tenute a darne avviso immediatamente al pubblico ministero e chiedere la convalida della perquisizione entro 48 ore”.
Le ispezioni e le perquisizioni che violano queste norme possono integrare il reato di “Perquisizione e ispezione personali arbitrarie” punito dall’art.609 del Codice penale, che comporta la reclusione fino ad un anno per il pubblico ufficiale che abusa dei suoi poteri
Le denunce di Laboratorio 53
Anche Laboratorio 53, un gruppo che si occupa di accoglienza e tutela dei diritti dei richiedenti asilo e rifugiati, ha denunciato alcuni di questi episodi con un post pubblicato su Facebook il 18 gennaio.
“Mi chiamo Souleymane. Vivo a Roma da qualche anno e oggi, mentre stavo andando a trovare i miei amici, sono stato fermato dalla polizia vicino la fermata della metro Malatesta”, si legge nel post. “Volevano controllare i miei documenti, lo hanno fatto con molta violenza nei toni, nelle parole, nelle azioni. Per fortuna però non mi hanno fatto troppo male e non sono dovuto andare in ospedale come invece è successo a un mio amico, sempre dopo un controllo dei documenti, nello stesso posto dove è capitato a me oggi. Il mio amico è l’unico a cui l’ho raccontato perchè anche lui è africano e sa quello che mi poteva succedere. Ma perchè devo essere trattato con questa violenza quando devo mostrare i miei documenti? Qualcuno sa dirmi perchè?”
“Mi chiamo Mariam e vivo al Pigneto”, prosegue il post. “Oggi ho preso il tram che passa sulla Prenestina, alla fermata più vicina a casa mia. Mentre ero sul mezzo, la polizia ha fermato il tram e ha fatto scendere tutti noi che non abbiamo la pelle bianca. Ci ha fatti scendere in mezzo alla Prenestina e ci ha identificato. Cosa stavano cercando non lo so ma lo cercavano solo tra noi non bianchi. O forse stavano cercando proprio i neri come me? Qualcuno sa dirmi perchè mi fanno sentire una ricercata?”
“Ci chiamiamo Claudia, Moussa, Monica, Carmela, Hasan, Daniela, Valentina, Mariam, Alberto, Flavia, Ilaria, Abubacar, Ginevra, Karim, Rossella. Noi viviamo a Roma e ci chiamiamo in tanti nomi ma ci riconosciamo insieme tutti i giorni a Laboratorio 53. Ci raccontiamo le nostre storie, quelle belle, importanti, ma anche quelle brutte, difficili”.
“Abbiamo deciso oggi di raccontare anche a voi alcune delle storie che abbiamo sentito solo nella giornata di oggi dalle bocche di amici e amiche, compagni di viaggio che ogni giorno incontriamo. Pensiamo che non si debba rimanere in silenzio di fronte a storie di soprusi, di aggressioni, di violenza come ci capita di sentire purtroppo ogni giorno ormai. Ordine, decoro, sicurezza: parole che nascondono la violenza istituzionale della caccia al diverso o al povero o al migrante. Sappiamo che di storie così ce ne sono tante, tantissime, molte delle quali non le racconta nessuno, perchè non le sa nessuno. C’è chi fa finta che va tutto bene, c’è chi decide di girarsi dall’altra parte, c’è chi parla per opportunismo politico, c’è chi decide di rimanere in silenzio per paura. Ebbene noi in quanto parte di quella diversità mai domata, di quei poveri ma forti e determinati, di quell’essere insaziabilmente migranti, non staremo zitti nè oggi nè mai di fronte a questo stato di cose ma continueremo sempre a raccontare, a denunciare, a resistere al silenzio e alla paura un minuto in più di loro. E lo faremo insieme, perchè “comunque noi insieme siamo felici””.
TPI.it ha contattato la questura di Roma per chiedere informazioni sugli episodi segnalati, senza ottenere risposta.
(da TPI)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
VERTICE DI GRILLO, CASALEGGIO, DI MAIO
Dopo quattro ore di vertice all’hotel Forum, “casa” romana di Beppe Grillo, Luigi Di Maio esce
dall’ingresso principale e spara la bomba: “Siamo tutti d’accordo che serve una riorganizzazione del Movimento. A breve faremo una riflessione sia a livello nazionale sia territoriale. E una riflessione sui consiglieri comunali. Dobbiamo essere più competitivi a livello comunale e locale”.
Non lo dice chiaramente, ma il riferimento è al crollo del tabù del limite dei due mandati.
Che oggi non sono cumulabili a nessun livello di elezione, e che verranno modificati eliminando tale vincolo a livello amministrativo.
Parole pesanti, perchè sottintendono un placet da Davide Casaleggio, il più riottoso sul tema fra i vertici dei 5 stelle e seduto quale terzo commensale a siglare il patto del cambiamento del cambiamento.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
COME SALVINI INFRANGE LA LEGGE CHE VIETA LA PUBBLICAZIONE DI IMMAGINI CHE RIGUARDANO MINORI … CHISSA’ COME MAI LE FOTO DEI SUOI FIGLI INVECE LE OSCURA
Matteo Salvini, il ministro dell’Interno, è un giornalista, iscritto al’Ordine dei Giornalisti dal 1999. Proprio in quanto giornalista prima e ministro poi Salvini dovrebbe sapere che quando si tratta di minori l’imperativo (messo nero su bianco dalla Carta di Treviso) è quello di tutelarne in maniera assoluta il diritto la privacy. Tradotto in termini semplici non è consentita la pubblicazioni di immagini che ritraggono soggetti minorenni.
Inoltre il regolamento UE 2016/679 stabilisce che vada tutelata «qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile» (ad esempio tramite uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica) soprattutto quando si tratta di dati personali che rivelino informazioni come le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l’appartenenza sindacale.
Ma tutto questo non interessa a Salvini, che grazie al salvacondotto della giunta per le elezioni e le immunità parlamentari, probabilmente ritiene di essere al di sopra della legge.
Ed è per questo motivo che oggi il ministro — come è già accaduto in passato — ha pubblicato sui suoi canali social (Facebook, Twitter e Instagram) che assommano ad un pubblico potenziale di oltre 5 milioni di follower la foto di alcuni manifestanti che questa mattina protestavano durante una delle visite del tour elettorale in Sardegna. Protagonisti della gogna due ragazzi, una che sventolava una bandierina arcobaleno, l’altro con un foglio verde con un disegnino.
Persone il cui diritto alla privacy è tutelato dalla legge e soprattutto il cui diritto a manifestare liberamente è garantito dall’articolo 21 della nostra Costituzione che sancisce che «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».
La strategia mediatica di Salvini è chiara: gli studenti possono pure manifestare “contro” di lui, anzi tanto meglio perchè questo dà al leader della Lega il pretesto per mettere alla gogna chi lo critica e quindi utilizzare il dissenso, che è il sale della democrazia, come arma di propaganda per cementare il consenso.
Ovviamente Salvini, al di là di eventuali violazioni della privacy e dei diritti dei minori (curiosamente è attentissimo quando si tratta di pubblicare foto dei figli che ritrae sempre di spalle o in modo da non renderli riconoscibili) non dice nulla di violento anzi manda bacioni e abbraccioni, come al solito.
Ma è solo un messaggio in codice per i suoi sostenitori che sanno benissimo cosa dire e fare. Questo è Salvini: uno che lascia fare agli altri, alla “Bestia”.
Tanto è attento a tutelare la privacy dei suoi figli quanto se ne frega quando in ballo c’è quella dei figli degli altri. È così che si comporta un ministro e papà ?
Basta scorrere i commenti per accorgersi che l’effetto desiderato dal post è stato rapidamente raggiunto.
C’è chi dice che i manifestanti “vengono pagati sottobanco per fare i pagliacci e per poche lire si vendono”. Chi sostiene che ” hanno tutti invariabilmente l’identica espressione beota e il quoziente intellettivo di una zucchina”. O ancora “hanno il viso di bambini stupidi. che ne sanno loro della vita?”
Dal momento che una ragazza ha i capelli viola — cosa che per altro la rende maggiormente riconoscibile — ovviamente “sembra una tossica”.
Gli insulti gratuiti sono quello che serviva alla propaganda salviniana. E i sostenitori del vicepremier si attaccano ai pochi elementi visuali forniti nella foto, ad esempio la bandierina della pace, che ovviamente viene strumentalizzata per insultare i pacifinti.
C’è chi su Instagram scrive “ne conoscono uno e provo vergogna!” mentre un utente di Instagram porta all’attenzione dei fan di Salvini come uno dei ragazzi ritratto nella foto, cui i patridioti hanno affibbiato il soprannome di “sveglione” sia una persona affetta da una forma di autismo.
Una versione simile si trova anche, pubblicata da un utente diverso, nei commenti su Facebook dove si legge che «quel povero ragazzo era un mio compagno di classe, è disabile ed è un amore di persona».
Il commento è stato prontamente rimosso dal SMM di Salvini che ha provveduto a bannare l’autore del messaggio.
Certo questo Salvini non lo poteva sapere al momento della pubblicazione, ma proprio per questo avrebbe dovuto evitare la pubblicazione dell’immagine.
NeXtQtuotidiano è stato in grado di entrare in contatto con la ragazza con i capelli viola — che ha giustamente chiesto l’anonimato per quanto possibile. La studentessa ha raccontato che la foto di Salvini ha completamente decontestualizzato la manifestazione, alla quale per inciso ha partecipato una trentina di persone e non due come vorrebbe far credere il ministro.
«Noi volevamo criticare le modalità della propaganda di Salvini, che per anni ha insultato i sardi e che ora se ne viene in giro a chiedere i nostri voti e avevamo portato alcuni striscioni che però non sono stati fotografati».
Chi ha fatto la foto lo ha fatto senza chiedere il permesso e nessuna autorizzazione alla pubblicazione. La studentessa ha confermato che il ragazzo ritratto con lei nella foto è affetto da autismo e ha spiegato che era alla manifestazione solo per stare in compagnia «passi per il fatto che io sono finita sulla pagina di Salvini ma lui [il ragazzo disabile NdR] non può difendersi come posso fare io», ha aggiunto.
Chissà se a papà Salvini questa cosa interessa.
Ps (la foto che pubblichiamo è stata oscurata da noi)
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
ORA AGITANO LE MANETTE PER I GENITORI DI RENZI, MA NON HANNO MOSSO UN DITO PER IMPEDIRE CHE VENISSE NOMINATO SOTTOSEGRETARIO IL LEGHISTA SIRI CHE HA PATTEGGIATO UNA CONDANNA A 1 ANNO E 8 MESI PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA
Il MoVimento 5 Stelle, si sa, è postideologico. Non è nè di destra nè di sinistra ma sta dalla
parte della giustizia e dell’onestà . Valori trasversali nei quali tutti si riconoscono.
Ed è per questo che dopo aver salvato Salvini dal processo per sequestro di persona in relazione alla vicenda Diciotti il senatore — e membro della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari — Mario Michele Giarrusso ha mimato il gesto delle manette all’indirizzo dei colleghi del Partito Democratico che manifestavano fuori della sede della Commissione a Sant’Ivo alla Sapienza.
Oggi sul Corriere della Sera Giarrusso racconta di aver fatto quel gesto perchè spaventato da Alessia Morani. Una scusa esilarante, che non tiene conto che la povera deputata Morani non ha certo la fisicità di un lottatore di sumo.
E soprattutto non c’era, dal momento che come ha spiegato la deputata su Twitter, durante quella sceneggiata lei era alla Camera.
Ma bisogna capire anche Giarrusso, in qualche modo doveva uscirne, e ha preferito farlo raccontando una balla.
L’altra sera a Otto e Mezzo perfino il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede aveva criticato il suo gesto, e nessuno aveva avuto dubbi sul fatto che le manette fossero un chiaro riferimento agli arresti domiciliari disposti nei confronti di Tiziano Renzi e Laura Bovoli, i genitori del senatore Matteo Renzi.
Ma Giarrusso non è stato certo l’unico parlamentare a 5 Stelle a “festeggiare” i domiciliari ai coniugi Renzi.
Ad esempio il senatore Emanuele Dessì — un tempo nella famigerata lista degli impresentabili — ha pubblicato la sera stessa in cui è uscita la notizia un post con palloncini colorati con scritto «due genitori insieme è record».
Non sfuggirà ai più attenti che la questione riguarda i genitori dell’ex premier e non Matteo Renzi. Allo stesso tempo la vicenda è simile a quella che ha visto coinvolti i genitori di Luigi Di Maio e di Alessandro Di Battista, con la sostanziale differenza che i due pentastellati sono soci delle ditte di famiglia e che per questo motivo possono essere chiamati in causa dai giornali.
Ma non è di questo che vogliamo parlare oggi, semmai del doppio standard a 5 Stelle rispetto al reato di cui sono accusati i genitori di Renzi: la bancarotta fraudolenta.
Come ha fatto notare ieri la giornalista del Fatto Quotidiano Sandra Amurri nessuno nel MoVimento ha mimato il gesto delle manette in faccia ad Armando Siri.
Anzi, il senatore Siri è stato addirittura nominato sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, quello di Danilo Toninelli.
Il “problema” di Siri è che ha patteggiato poco più di quattro anni fa una pena di 1 anno e 8 mesi per bancarotta fraudolenta. Lo stesso reato di cui sono accusati Tiziano Renzi e Laura Bovoli, che avranno tanti difetti ma se non altro non fanno parte del governo Conte. Siri è anche il responsabile della scuola di formazione politica del Carroccio.
Secondo i magistrati che hanno firmato la sentenza, prima del crack Siri e soci hanno svuotato l’azienda trasferendo il patrimonio a un’altra impresa la cui sede legale è stata poco dopo spostata nel Delaware, paradiso fiscale americano.
Secondo il racconto della vicenda Mediaitalia, società che produceva contenuti editoriali per media e aziende (editava anche la rivista della Air One di Carlo Toto), aveva debiti per un milione di euro quando Siri e gli altri soci hanno trasferito il suo patrimonio alla Mafea Comunication, gratuitamente.
I creditori non riceveranno un euro perchè — raccontava il Fatto Quotidiano — viene nominata liquidatrice una cittadina dominicana che di lavoro fa la parrucchiera.
La vicenda era stata rivelata da L’Espresso. Successivamente il Fatto Quotidiano aveva scoperto che Siri aveva accumulato 40mila euro di debiti nei confronti dell’INPGI (l’istituto di previdenza dei giornalisti) e quasi 150 mila euro di multe per affissioni abusive di manifesti comminate dal comune di Milano.
Per rispondere alle accuse Siri pubblicò su Facebook il certificato penale, pulito, a dimostrazione che non ha condanne.
Ma bisogna far notare che quello che Siri ha pubblicato è l’estratto del casellario giudiziario ad uso amministrativo dove è prevista la “non menzione” per le pene inferiori ai due anni.
Per completezza e trasparenza Siri avrebbe potuto pubblicare il certificato ad uso elettorale dove invece risultano tutte le condanne.
All’epoca della nomina di Siri l’unico 5Stelle a lamentarsi fu il deputato Andrea Colletti che definì il compromesso con la Lega (Siri è uno dei fedelissimi di Salvini ed era in pole per diventare ministro dell’Economia in caso di vittoria del Centrodestra) una deriva molto pericolosa perchè «va contro i nostri più basilari principi di trasparenza e contro lo spirito del nostro primo V-Day».
Otto mesi dopo non solo il MoVimento 5 Stelle usa lo scudo dell’immunità per salvare Salvini, ma addirittura dimentica di avere un bancarottiere al governo e fa il gesto delle manette per l’arresto di due presunti bancarottieri.
Aveva proprio ragione Colletti quando scriveva «I principi dovrebbero essere la stella polare delle nostre azioni. Perdendo questi perdiamo la bussola di ciò che facciamo».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
LA DELIRANTE RISPOSTA AI GENITORI DEL RAGAZZO SENEGALESE MINACCIATO A MELEGNANO
«Io rispetto il dolore di una mamma, abbraccio suo figlio e condanno ogni episodio di razzismo. E la signora rispetti la richiesta di sicurezza e legalità che arriva dagli italiani». Così il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha risposto a Angela Bedoni e Paolo Pozzi genitori adottivi di Bakary Dandio un ragazzo di 21 anni di origine senegalese da giorni vittima di insulti razzisti.
A Melegnano da giorni compaiono scritte razziste e ingiuriose nei confronti di Bakary e della sua famiglia.
Bakary Dandio è arrivato in Italia da orfano 5 anni fa, uno dei tanti “minori non accompagnati” che arrivano a bordo dei barconi.
Sul corpo porta ancora i segni delle frustate e delle violenze subite nei campi di detenzione in Libia.
Da quando è a Melegnano non ci sono mai stati problemi, ma ultimamente le cose sono cambiate. Prima sono comparse due scritte sull’androne di casa: «Pagate per questi neri di merda» e «Italiani=merda», con tanto di freccia ad indicare l’appartamento della famiglia. Poi un’altra, ancora più minacciosa: «Ammazza al negar», con una svastica, disegnata pure al contrario. Tutto in pochi giorni.
La madre del ragazzo ha raccontato che ora il figlio ha paura: «Ne ha già passate tante, non pensavamo potesse accadere una cosa del genere. Il problema non è Melegnano, ma di chi ha trasformato l’immigrazione in un problema. Ora nostro figlio ha paura».
Ieri i genitori di Bakary si erano rivolti direttamente al ministro Salvini chiedendogli di condannare il gesto: «Purtroppo c’è chi, anche tra i politici, ha voluto trasformare l’immigrazione in un problema mettendo in difficoltà tante famiglie come la nostra. Al ministro Salvini chiediamo che condanni quanto avvenuto perchè la violenza nasce anche da episodi come questo».
La risposta di Salvini non si è fatta attendere, ma non senza dubbio non era quella sperata. Eppure Salvini è quello che ogni volta che sui muri compare una scritta ingiuriosa nei suoi confronti si mette sui social a fare la vittima dell’odio dei sinistri. Era lecito aspettarsi maggiore solidarietà .
Certo, il ministro condanna “ogni episodio di razzismo” ma subito dopo ha chiesto alla signora Bedoni di «rispettare la richiesta di sicurezza degli italiani».
Una richiesta che — ha proseguito Salvini «io concretizzo da ministro. Bloccare gli scafisti e i loro complici, fermare l’immigrazione clandestina, assumere poliziotti, installare telecamere ed espellere i criminali è semplicemente giustizia, non è razzismo o tantomeno fascismo».
Come tutto questo abbia a che fare con il caso particolare e gli insulti e le minacce a Bakary non è chiaro. O meglio: è chiaro che Salvini anche quando condanna il razzismo ne approfitta per continuare aa sproloquiare.
Salvini è stato chiamato indirettamente in causa perchè è indubbio che tra coloro che hanno trasformato l’immigrazione in un problema da combattere ad ogni costo c’è senza dubbio la Lega.
Ma in che modo la richiesta della mamma di Bakary non rispetta la richiesta di sicurezza degli italiani? Bakary è forse accusato di qualche reato? È un ladro?
Oppure siccome è di origine senegalese deve compartecipare alla responsabilità penale di quei senegalesi — per carità ci saranno pure — che delinquono?
Forse Salvini, salvato dal processo per il caso Diciotti con fantasiose giustificazioni riguardanti l’aver “commesso un reato per altri e non per sè” ritiene che in Italia ora la responsabilità penale non sia più individuale. Ma non è così.
E il Salvini recalcitrante che condanna ogni razzismo e che si difende da chi lo accusa di essere tra i seminatori d’odio è poi quello che per un malinteso concetto di par condicio accusa una madre, una cittadina italiana, di non avere rispetto per le richieste di sicurezza degli italiani.
Ma il ministro dell’Interno — che è ministro di tutti gli italiani — dovrebbe spiegarci in che modo la signora Bedoni, il signor Pozzi e il loro figlio stanno attentando alla sicurezza degli italiani. Bakary è forse un ladro che ha rubato 49 milioni di euro? È per caso un pericoloso sequestratore? La risposta è no.
È solo un ragazzo. Salvini invece è solo un ministro, uno dei tanti della storia repubblicana, e il fatto di essere oggi al Viminale non lo autorizza a spaccare il Paese e a metterci gli uni contro gli altri.
Checchè ne dicano i sostenitori del “preminente interesse nazionale”.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
DAL MOVIMENTO LEGALITARIO LA RETE A SOSTENITORE DELL’IMPUNITA’ PER CHI DELINQUE
Ne ha fatta di strada Mario Giarrusso, senatore del M5s e membro della Giunta per le
immunità che ha salvato Matteo Salvini. Giarrusso è in questi giorni al centro delle aspre polemiche del Pd per quel suo gesto delle manette rivolto ai deputati dem che protestavano davanti all’aula della Giunta, che aveva appena espresso il suo parere negativo sul procedimento contro Salvini per il caso Diciotti.
Gesto riferito anche all’arresto dei genitori di Matteo Renzi ma che è stato percepito come un vero e proprio insulto dal sapore giustizialista, fatto da uno che ha appena concesso l’immunità parlamentare a un ministro e che fa parte di un Movimento che l’immunità diceva che l’avrebbe abolita
Ma Giarrusso pare abituato a fare due pesi e due misure: tanto che nel 1992 fece parte del Movimento per la Democrazia – la Rete insieme all’attuale sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che fu tra i fondatori.
Il Movimento era un’aggregazione di forze cattoliche e di sinistra, caratterizzato da una forte vena antimafia e di legalità , nel tempo in cui l’Italia era attraversata dallo scandalo di Tangentopoli
Non solo: alla morte dello storico magistrato Antonino Caponnetto, leader del pool antimafia, Giarrusso ha collaborato alla fondazione della Fondazione Caponnetto con cui si è occupato di lotta alla mafia e legalità .
Sono passati molti anni, e si vede: da paladino della giustizia, Giarrusso è confluito nei cinque stelle e adesso partecipa attivamente al salvataggio di Salvini.
Come a dire che la giustizia vale per chi può permettersela: ma se un ministro è in odore di reato, bisogna innanzitutto difendere il potere.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
PUO’ RINGRAZIARE CHE I TEMPI SONO CAMBIATI, 30 ANNI FA A FARE QUEL GESTO SI SAREBBE PRESO ALMENO UN PUGNO IN FACCIA SIA DA DESTRA CHE DA SINISTRA
Della deputata Alessia Morani si può legittimamente pensare di tutto, nel bene e nel male. Tranne che somigli a Mike Tyson.
Nel senso che l’avvocata marchigiana nel suo curriculum non risulta avere una passione per il body building, nè precedenti nella boxe e nemmeno un’indole particolarmente aggressiva.
Ma non per il senatore M5S Michele Mario Giarrusso, il quale in un’intervista rilasciata a Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera oggi sostiene di aver fatto il gesto delle manette all’indirizzo dei parlamentari PD perchè “impaurito” fisicamente dal PD e in particolare proprio dalla Morani:
Poi lei è uscito e ha fatto quel gesto odioso delle manette.
«Ero nervoso».
Chieda scusa.
«Senta: l’ha vista quella scena, no? I parlamentari del Pd erano tutti lì… alcuni, come Faraone, anche molto aggressivi… mi sembra ci fosse pure la deputata Morani…».
Ma la Morani è piccolina…
«No, mi creda: è tosta, cattivella. E io ero teso, impaurito».
Chieda scusa.
«Ma perchè? Mi gridavano in faccia, mulinavano i pugni, non fossero intervenuti i commessi non sarei riuscito neppure a passare… e poi senta, sa che c’è?».
Continui.
«C’è che io, umanamente, posso anche essere vicino a Matteo Renzi. Detto questo…».
Detto questo?
«I miei genitori sono belli e tranquilli a casa: e non è colpa mia se i genitori dell’ex premier sono invece inguaiati e agli arresti domiciliari. Non solo. Non è colpa mia nemmeno se da quelle parti è un continuo intrecciarsi di storie brutte, di padri e di banche, di famiglie strane…»
Alessia Morani su Twitter fa sapere che lei quel giorno a Sant’Ivo alla Sapienza nemmeno c’era…
(da “NextQuotidiano”)
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