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“GRILLO NON NE PUO’ PIU’, HA CHIESTO A DI MAIO DI FAR CADERE IL GOVERNO”

Febbraio 22nd, 2019 Riccardo Fucile

SECONDO UNA FONTE DI DAGOSPIA GRILLO TEME CHE ALLE EUROPEE IL M5S POSSA SCENDERE SOTTO IL 20%… MA DI MAIO DIFENDE LA POLTRONA

Ora Beppe Grillo ha perso davvero le staffe.
Il fondatore del Movimento Cinque Stelle sarebbe al colmo dell’inquietudine e, visti i pessimi risultati alle elezioni in Abruzzo e i sondaggi in picchiata, avrebbe chiesto a Di Maio di staccare la spina al governo.
A riportare il retroscena è il sito Dagospia. La richiesta sarebbe stata formulata durante un pranzo tra lo stesso Grillo, Di Maio e Davide Casaleggio.
Grillo teme che il Movimento possa scendere sotto il 20 per cento alle elezioni europee, ed è stufo della “cannibalizzazione” dei pentastellati ad opera della Lega, che detta l’agenda di governo e continua a crescere nei sondaggi.
La soluzione prospettata, quindi, sarebbe quella di porre fine all’esperienza del governo gialloverde. Difficile che Di Maio possa ascoltare un suggerimento di questo tipo.
Resta vero, però, che il Movimento sta registrando una grave perdita di consensi, e che finora l’esecutivo con la Lega sembra aver giovato soltanto al partito di Matteo Salvini.
Nell’articolo di Dagospia vengono svelati anche altri dettagli sul pranzo a tre Grillo-Di Maio-Casaleggio.
Un tema spinoso è quello del limite di due mandati. Una norma che i Cinque Stelle hanno sempre giudicato non violabile, ma che costringerebbe Di Maio e altri big a non potersi candidare alle prossime elezioni.
Sono già  previste però alcune deroghe: ad esempio, non verrà  incluso nel computo dei mandati quello da sindaco o presidente di Regione (idem per consiglieri comunali e regionali).
Virginia Raggi e Chiara Appendino, quindi, per quanto riguarda il parlamento è come se fossero ancora a zero mandati. Finita ‘esperienza da sindaco, potrebbero candidarsi per la Camera o per il Senato.
Diversa la questione per Di Maio, già  al secondo mandato in parlamento. In teoria non potrebbe ricandidarsi. Anche per questo è difficile che sia ricettivo a una richiesta come quella di far cadere il governo con la Lega.

(da TPI)

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NUOVO RICHIAMO DELL’AGCOM ALLA RAI: “SIETE FAZIOSI, TROPPO SPAZIO AL GOVERNO, RIEQUILIBRATE L’INFORMAZIONE”

Febbraio 22nd, 2019 Riccardo Fucile

IERI LO SCONCIO DEL TG2 CHE VIOLA LA LEGGE ELETTORALE PARLANDO DI UN SONDAGGIO SULLE ELEZIONI SARDE CHE DA’ VITTORIOSO IL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA… IL PD VUOLE RICORRERE AL TRIBUNALE CIVILE

Il Garante delle Comunicazioni (l’AgCom) torna a chiedere alla Rai un riequilibrio della sua informazione. I telegiornali e le trasmissioni di approfondimento del servizio pubbico televisivo hanno dato troppo spazio al governo, a danno del pluralismo e anche delle opposizioni. Non solo: il contraddittorio tra giornalista e ospite politico continua a latitare, in particolare nei programmi.
Il Garante contesta anche la trasmissione “Tg2 The Post” – che ieri sera ha ospitato Matteo Salvini – perchè la conduttrice ha fatto riferimento a presunti sondaggi secondo cui la Lega vincerebbe in Sardegna.
L’articolo 8 della legge sulla par condicio del 2000 vieta espressamente di diffondere o fare riferimento a sondaggi negli ultimi 15 giorni prima del voto.
Il caso “Tg2 Post” è stato sollevato oggi dal deputato del Pd Michele Anzaldi, cui il Garante dà  ascolto. Oltre alla Rai, il Garante richiama anche Sky, perchè sbilanciata anch’essa nei confronti del governo (in base ai dati del monitoraggio di dicembre).
A dicembre del 2018, il Garante ha fatto la prima mossa formale, su questo fronte. Una diffida ai telegiornali (della Rai, ma anche di Sky, de La7, in parte anche di Mediaset) invitava a restituire imparzialità  ed equilibro ai loro notiziari.
Stavolta il Garante – nella riunione dei suoi commissari di oggi – ha valutato di usare le maniere forti. Ha discusso di un possibile ordine alla Rai che la obbligasse al riequlibrio. Ma una mossa così drastica non è stata giudicata possibile sul piano giuridico.
Il Garante troppo debole verso le emittenti tv?
Sembra pensarla così la deputata del Pd Alessia Morani, che dice: “Ormai non resta che procedere per via giudiziaria ordinaria”.

(da agenzie)

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L’AZIONE LEGALE DEI 42 PROFUGHI DELLA DICIOTTI CONTRO CONTE E SALVINI: PARLA LO STAFF DI AVVOCATI

Febbraio 22nd, 2019 Riccardo Fucile

“NON CI INTERESSA LA QUANTIFICAZIONE DEI SOLDI, MA LA CONDANNA DEL GOVERNO”

“Dopo lo sbarco dalla nave Diciotti le persone sono arrivate a Roma e dopo qualche giorno si sono presentate al nostro presidio. Erano consapevoli di aver subito qualcosa di diverso dagli altri, e terrorizzati dall’idea di poter tornare in Libia. Li abbiamo assistiti con l’ausilio di uno studio legale di Roma: il risarcimento e’ solo un pezzo del ricorso, il tema e’ censurare il comportamento tenuto dal nostro governo in quei giorni”.
A sottolinearlo e’ Giovanna Cavallo, della Rete legale per i migranti in transito di cui fanno parte Baobab experience, A Buon diritto, Cir e Radicali italiani.
Le associazioni hanno organizzato, questa mattina a Roma, una conferenza stampa per chiarire alcuni aspetti del ricorso d’urgenza presentato al tribunale civile di Roma, per difendere le ragioni dei 42 immigrati (compreso il figlio minore di una coppia) che si trovavano a bordo della nave Diciotti.
Innanzitutto – hanno spiegato – i ricorrenti sono tutti maggiorenni: non c’e’ nessun minore a parte il figlio di una coppia.
I ricorsi sono due: uno al tribunale di Roma e uno alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
“Abbiamo incontrato queste persone dopo che sono arrivate al presidio del Baobab. Ci chiedevano essenzialmente se fosse giusto essere rimasti sulla Diciotti cosi’ tanto tempo. Noi gli abbiamo spiegato che non lo era e che potevano far valere i propri diritti. Abbiamo, quindi, presentato un ricorso 702 bis che chiede l’accertamento della violazione della liberta’ personale dei migranti che sono stati trattenuti per 5 o 10 giorni, senza il provvedimento dell’autorita’ giudiziaria. E poi un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo per violazione degli articoli 3 e 5 della Cedu – spiega l’avvocato Ferrara, che ha curato il ricorso -. L’azione e’ di natura civilistica, si chiede a un giudice nazionale di accertare una responsabilita’ dello Stato italiano.
I due provvedimenti sono due, ma legate perche’ per ricorrere alla Corte europea bisogna prima rivolgersi alle autorita’ statali”.
L’azione legale, spiega l’avvocato e’ diretta verso il governo nella persona del presidente del Consiglio dei ministri “perche’ si chiede l’accertamento di una responsabilita’ nazionale.
Ci sono gia’ dei precedenti: c’e’ una sentenza del 16 ottobre 2016, in cui l’Italia e’ stata condannata per il trattenimento nel Cie di Ponte Galeria, prorogato senza la possibilita’ della controparte di comparire davanti a un giudice con l’assistenza di un avvocato e quindi di potersi difendere. Da questa sentenza in poi il tribunale ha recepito l’indirizzo interpretativo e condannato il ministero dell’Interno”.
L’avvocato chiarisce che la cifra del risarcimento, da 42mila a 71mila euro e’ esemplificativa e cumulativa: “la quantificazione e’ stata fatta in base a parametri europei, che prevedono essenzialmente una somma di 174 euro al giorno per illegittimo trattenimento. A seconda delle ipotesi di 5 giorni o 10 di privazione della liberta’ si arriva a 1000 o 1700 euro a testa. Dopodiche’ se il giudice liquida anche un euro a noi va bene lo stesso. Il punto non e’ il risarcimento ma l’accertamento della violazione della liberta’”.
I migranti trattenuti sulla nave Diciotti non sono gli unici ad essere stati presi in carico dalla Rete di supporto legale per i migranti in transito. in tutto nel 2018 sono state assistite 342 persone per la ricerca di soluzioni concrete di accoglienza e protezione. Tra questi oltre il 28% sono richiedenti asilo, alcuni con un riconoscimento di protezione internazionale a cui non sono seguite adeguate misure di integrazione (11%) e oltre il 10% di persone con protezione umanitaria per le quali ora si apre un destino piu’ che mai incerto. Il 30 per cento delle prese in carico riguarda i casi relativi alla difficolta’ di accesso alla richiesta di protezione internazionale presso l’Ufficio immigrazione di Roma.
“Abbiamo presentato 4 ricorsi ex articolo 700 al tribunale di Roma proprio perche’ i cittadini stranieri erano impossibilitati ad accedere alla procedura- spiega Francesco Portoghese, avvocato di A Buon diritto -. I giudici hanno accolto i ricorsi, censurando il comportamento dell’Ufficio immigrazione, e in un caso hanno accordato anche un risarcimento”.
Tra le altre criticita’ la difficolta’ del rinnovo del permesso di soggiorno da parte della Questura di Roma per chi esibisce come residenza, via Modesta Valenti, residenza fittizia accordata ai senza fissa dimora.
“Viene detto a queste persone che serve una residenza reale e non virtuale – continua Portoghese – spiegando che via Modesta Valenti non si concilia con esigenze di ordine e sicurezza. Stiamo valutando azioni e ricorsi anche in questo caso”.

(da “Redattore Sociale”)

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LA DESTRA IN ITALIA E’ ROBA DA BAR, CI SONO TANTI ITALIANI DI DESTRA CHE NON NE POSSONO PIU’

Febbraio 22nd, 2019 Riccardo Fucile

NASCONDE IL VUOTO DI CONTENUTI DISTALLANDO RANCORE E PAURE… MA CRESCE LA RICHIESTA DI UNA DESTRA MODERNA, REALISTA, PACATA, COLTA

È inutile, non sopporto l’idea che la destra in Italia sia questa roba qua: cafona, rancorosa, primitiva, plebea.
È più forte di me, non sopporto l’idea che in Italia la destra sia roba da bar, da chiacchiere senza senso e senza costrutto. Passatempo cattivista.
Che a dirle stupida sia in definitiva più un complimento che un’offesa. E non sopporto questo suo razzismo subdolo. E non sopporto quel suo “prima qualcuno” che prende in giro soprattutto chi la vota.
È inutile, non mi adeguo. E so che, come me, ci sono tanti italiani che vorrebbero una destra diversa: pacata, realista, raffinata. Colta.
Una destra che non ostenta cappi e canottiere, che non fa la faccia cattiva per nascondere il suo vuoto di contenuti.
Lo so che esistono tanti italiani che vorrebbero una buona destra capace di accettare ed esaltare la complessità  della società  contemporanea, capace di prendere decisioni senza appellarsi ai rigurgiti culturali di una feccia minoritaria ma rumorosa.
Questi italiani esistono. Questa voglia di una destra corretta, senza megafono, esiste ed è forte.
Quel che non esiste, purtroppo, è una classe dirigente in grado di dare risposte a questa esigenza. Non esiste una èlite in grado di accettare la sfida di costruire con tanta calma e altrettanta fatica una destra non populista.
Forse non potrebbe essere altrimenti dopo la tragedia di una destra corrotta da quella vulgata berlusconiana che, inutile negarlo, è stata la scintilla politica di tutti i populismi di questo inizio millennio.
Ma tant’è, la battaglia è sempre lì, la trincea è lì. E la sfida è sempre la stessa: riuscire a dare voce a un’Italia che ancora oggi non riesce a non essere patriottica, che ancora sogna la modernizzazione e l’unificazione del Paese.
A un’Italia che vorrebbe tornare a essere orgogliosa di sè stessa senza dover salutare i propri figli costretti a emigrare per costruirsi un destino migliore.
A un’Italia che sa benissimo che per diventare grande ha bisogno di uno Stato che investa di più e spenda di meno.
A un’Italia che sa che è inutile prendersela con gli ultimi per cercare di diventare primi. Finchè l’Italia non avrà  questa destra, questa buona destra, ogni speranza è morta.
Ci terremo la feccia e saremo ancora feccia.

Filippo Rossi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA A FRANS TIMMERMANS, VICEPRESIDENTE UE: “SALVINI COSA PROPONE, LASCIAR MORIRE LA GENTE IN MARE?”

Febbraio 22nd, 2019 Riccardo Fucile

“IL FUTURO DELL’UE LO DECIDONO I CITTADINI, NON SALVINI”… “BASTA CON L’AUSTERITY, MA L’ITALIA DEVE RIDURRE IL DEBITO”

“Il signor Salvini non è mica l’unico interprete della volontà  del popolo. Certo, rappresenta una parte dell’elettorato italiano, ma il futuro dell’Europa sarà  deciso dai cittadini europei e non dal signor Salvini”.
Frans Timmermans ci parla in italiano per essere più efficace contro uno dei suoi principali avversari in vista delle europee di maggio: Matteo Salvini e i suoi interlocutori nazionalisti d’Europa.
Vice-presidente della Commissione europea e Spitzenkandidat dei Socialisti e democratici, l’olandese Timmermans ci concede questa intervista a Madrid, dove oggi inizia il congresso dei socialisti di lancio della piattaforma elettorale per il voto europeo 2019: ‘Un nuovo contratto sociale per l’Europa”, recita il manifesto.
Cinquantotto anni, nativo di Maastricht, Timmermans ha un passato di frequentazioni intense con l’Italia, tanto da impararne benissimo la lingua e conoscere persino pezzi di mondo sommerso del Belpaese: “Ho preso i brevetti di subacquea in Italia”, ci racconta.
E forse è anche per questo che si infervora quando parla di Salvini e quando (da olandese doc) insiste sulla necessità  che “l’Italia riduca il suo debito: non può gravare sulle future generazioni”.
Quella sul debito è un’affermazione importante: tra Roma e Bruxelles si è consumato un braccio di ferro sulla manovra economica alla fine dello scorso anno, ma ancora non ci siamo e si parla già  di una eventuale manovra correttiva. Ma l’austerità  resta uno dei punti più citati da chi critica l’Europa e miete consensi. Qual è la sua proposta per la campagna elettorale?
Dobbiamo lasciarci alle spalle il periodo dell’austerità . Dobbiamo costruire un’Europa basata su un pensiero sociale e anche ambientale. Dobbiamo pensare al futuro delle prossime generazioni. E questo significa pensare ad un salario minimo in tutta l’Ue, pensare a come possiamo creare solidarietà  a livello europeo e non solo nazionale. Perchè quando un paese è in difficoltà  spesso sono tagliate le spese sociali e allora noi da europei dobbiamo occuparcene: è nostro dovere. Dobbiamo pensare al futuro perchè la situazione attuale non è più sostenibile.
Significa istituire un fondo comune europeo per la disoccupazione, per esempio?
Il ministro delle finanze tedesco, socialista, ha già  fatto una proposta in questo senso. Io direi lavoriamo su questo e sull’unione economica e monetaria che non è completa: c’è mancanza di solidarietà .
Proprio oggi il ministro dell’Economia italiano Giovanni Tria chiede di rivedere il Fiscal compact. E’ d’accordo?
Va detto che i paesi europei sono solidali con chi chiede solidarietà  se le regole sono applicate. Dunque i paesi che chiedono solidarietà  devono applicare le regole. Negli ultimi anni, come Commissione europea, abbiamo dimostrato ulteriore flessibilità  sul patto di stabilità  e questo ha aiutato paesi come la Spagna, l’Irlanda, il Portogallo e anche l’Italia nella misura del possibile. E’ una flessibilità  che dobbiamo ancora sviluppare. Dobbiamo pensare agli investimenti per rilanciare l’economia, un’economia sostenibile. Dobbiamo mettere mano alle regole fiscali in Europa: ci sono delle imprese, le più grandi nel mondo, che non pagano niente, non pagano le tasse! Abbiamo bisogno di una fiscalità  europea perchè i paesi membri individuali non sono più in grado di assicurare una equità  fiscale e questo dumping fiscale fa male a tutti i paesi. Con urgenza dobbiamo creare una fiscalità  europea. Ma tutto questo non significa buttare via dalla finestra le regole.
Si spieghi meglio.
Non possiamo mettere tutto sulle spalle dei nostri figli. Un paese come la Spagna ha fatto investimenti senza aumentare il peso per le prossime generazioni. E questo deve succedere anche in Italia: per i giovani italiani sarebbe un pericolo enorme aumentare questo peso gigantesco che è il debito pubblico.
Però questo suo ragionamento non paga elettoralmente, guardando i sondaggi.
Sì ma insisto: se tu chiedi solidarietà  ad altri paesi, loro ti chiedono di mantenere le regole. Questo è logico. Solo quando tutti dicono ‘accettiamo le regole’, gli altri dicono ‘parliamo di maggiore solidarietà ‘. Ma se tu dici ‘me ne frego delle regole, devi darmi i soldi’, questo non funziona.
Sì ma come contrastate la propaganda anti-europea che su questo ha forti cavalli di battaglia?
C’è una realtà  che non possiamo ignorare, una realtà  politica, economica, europea e l’Italia fa parte dell’Ue. Come possiamo immaginare un’Italia che non sia nel cuore dell’Ue?
Immagino facciate affidamento sui dati negativi sulla crescita in Italia: i conti vanno male.
Anche questa è una verità : non fa piacere a nessuno. Io non sono uno che esulta per i conti che vanno male: noi abbiamo il compito di assicurare che non continui così.
La settimana scorsa lei è stato in Ungheria. So che il governo di Orban si è rifiutato di sbrigare quelle formalità , anche in termini di sicurezza, che sono la prassi quando un commissario europeo visita uno Stato dell’Unione. Abbiamo passato il limite?
E’ stata una visita molto ‘sportiva’ (sorride). Io da tanti anni lavoro in politica e diplomazia, ho una certa esperienza di paesi dove non sei accolto con grande amicizia. Ma è la prima volta che vivo una situazione del genere nell’Ue: sembra un incubo. Con Orban non siamo d’accordo, siamo avversari, abbiamo idee diverse sull’Europa: ma non siamo nemici. Dobbiamo parlarci con rispetto e questo non c’è purtroppo. Ho trovato un’Ungheria con una pressione enorme sulla stampa, controllata dal governo. Ci sono giovani che sono veramente europei ma sono completamente distaccati dalla politica perchè non pensano abbia un’influenza sulla loro vita. Mi ha fatto male. Conosco questo paese dagli anni ’80, mio padre era diplomatico in Ungheria nei primi anni ’80, da studente sono stato lì tantissime volte e già  allora, anni prima della caduta del muro, si respirava comunque un bisogno di libertà  e di apertura sull’Europa. Ora con Orban il paese si sta chiudendo e un paese che si chiude è una tragedia. Spero che Salvini non provochi questo stesso sentimento di chiusura in Italia. Un’Italia ‘chiusa’ mi spacca il cuore.
Ma i sondaggi danno ragione a loro, non ai socialisti, in calo in tutta Europa tranne che in Spagna: secondo le ultime rilevazioni, il Psoe dovrebbe conquistare due seggi in più all’Europarlamento, passando da 14 a 16. Però è anche vero che avete organizzato il congresso a Madrid, pensando fosse un’isola più o meno felice per i socialisti, ma intanto è caduto il governo sul bilancio e questione catalana, anche qui e si torna al voto il 28 aprile…
Vediamo, abbiamo le elezioni tra due mesi qui in Spagna, ma Sanchez è ancora in una posizione forte. Vediamo come va anche in Italia, abbiamo le primarie del Pd: spero che tanta gente partecipi alle primarie, da lì si ricomincia. Quando il partito ha eletto il nuovo segretario, faremo una forte campagna elettorale, pro-europea. Credo che possiamo convincere gli italiani. Non sono diventati anti-europei, questo non lo credo. C’è un sentimento di delusione che capisco, gli altri paesi membri non hanno aiutato l’Italia con l’immigrazione quando era necessario, l’hanno lasciata da sola e questo non è accettabile. Ma questo lo possiamo cambiare. Invece non possiamo cambiare il destino europeo dell’Italia: questo rimane.
A proposito di Pd: ha sentito delle ultime polemiche, dello scontro con i magistrati dopo l’arresto dei genitori di Renzi? Una polemica che forse non depone a favore della partecipazione alle primarie.
Non ho seguito.
Diceva che sull’immigrazione l’Ue può aiutare l’Italia, come?
Sono i paesi sovranisti che non hanno collaborato finora. Che proposta fa Salvini? Propone di lasciar morire la gente nel Mediterraneo? Questa non è una proposta. Abbiamo un compito da europei, un compito che dobbiamo assumere insieme di assicurare frontiere più protette, un dialogo con i paesi di origine in modo che chi non ha diritto di asilo torni a casa. Abbiamo anche bisogno di un piano fondamentale per il futuro dell’Africa: la sola soluzione sostenibile per risolvere la questione immigrazione. Quando lasciamo morire la gente nel Mediterraneo, moriamo anche noi. E questo per me non è accettabile.
Ieri Salvini ha attaccato ancora Juncker dicendo che dal 27 maggio è ‘finito’. Cosa risponde?
Tocca ai cittadini dire cosa vogliono con l’Europa. Tocca a loro. Il signor Salvini non è mica l’unico interprete della volontà  del popolo. Certo rappresenta una parte dell’elettorato ma il futuro dell’Europa sarà  deciso dai cittadini europei, non dal signor Salvini.
Come fa a coniugare il suo ruolo di vicepresidente della Commissione europea e Spitzenkandidat dei socialisti?
Quando uno è ministro o presidente del Consiglio fa anche campagna elettorale. Per me è la stessa cosa: faccio il mio lavoro da commissario e faccio anche campagna elettorale. Non ci vedo un problema.
Ma come fa a difendere il lavoro della Commissione, che è nel mirino degli euroscettici, e allo stesso tempo a fare campagna elettorale per cambiare l’Europa?
Per noi quello che conta è continuare a dire la verità , loro continuano a dire delle bugie e noi la verità . Questa vale per Orban e per Salvini. Raccontano tante cose non vere. Per esempio: Orban ci accusa di spaccare le frontiere dell’Europa. E’ una stupidaggine. Noi come Commissione abbiamo fatto delle proposte per rafforzare le frontiere, abbiamo anche creato un’apposita agenzia. E il piano di Juncker sulle relocations è stato affossato dai paesi di destra che sono interlocutori di Salvini: mi chiedo su quali basi lo siano.
Dopo le elezioni lei sarà  ancora vice-presidente della Commissione fino a fine anno?
Dipende dalle decisioni che saranno prese dopo. Io sarò eletto al Parlamento europeo, dunque andrò lì.
Che Europa si immagina dopo il voto? Ce la farete a comporre una maggioranza europeista lasciando fuori Salvini e i sovranisti?
Per noi una condizione irrinunciabile è che non parteciperemo a coalizioni che coinvolgano l’estrema destra: questo è un punto chiaro e netto per i socialisti. Voglio che gli elettori lo sappiamo prima delle elezioni: se c’è un’alleanza con l’estrema destra, sarà  senza i socialisti.
Forse dovrebbe chiarirlo il Ppe.
Sarebbe bene che i Popolari facessero chiarezza. Cinque anni fa Schulz e Juncker hanno chiarito questo punto prima delle elezioni. Finora invece dal Ppe ancora non ho sentito nulla: sono ambigui. Sarà  forse per quello che succede in Austria dove il Ppe governa con i nazionalisti di Strache? O per quanto sta succedendo in Andalusia dove Ciudadanos e i Popolari governano con l’estrema destra di Vox?
Un’alleanza dei socialisti con il Ppe sarebbe possibile solo se Orban lasciasse i Popolari, quindi.
Questo tocca al Ppe deciderlo. E’ un loro compito, non glielo posso risolvere io.

(da “Huffingtonpost”)

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COME SALVINI HA MUNTO I PASTORI E PRESO PER IL CULO I SARDI

Febbraio 22nd, 2019 Riccardo Fucile

IL SUO LAPSUS FREUDIANO: UTILIZZARE COME INSULTO “ANDATE A MUNGERE LE PECORE”

«Ho incontrato al Ministero i #pastorisardi, obiettivo: risolvere il problema entro 48 ore». Così Matteo Salvini entrava nella questione del crollo del prezzo latte di pecora promettendo un’improbabile soluzione alla crisi del settore che affligge soprattutto i pastori sardi.
Era il 12 febbraio scorso, di ore ne sono passate 240 (dieci giorni) e la soluzione ancora non c’è. Anzi: la notizia è che non c’è nessun accordo.
Che l’intesa sul prezzo sarebbe stata impossibile da raggiungere lo avevano detto Coldiretti e CIA-Agricoltori che avevano definito inaccettabile la proposta di 72 centesimi al litro per li latte.
A certificarlo oggi è il ministro per le Politiche Agricole e Forestali Gian Marco Centinaio (Lega) intervistato questa mattina su Radio1 durante “Centocittà ”.   «Le premesse sapevamo tutti quali fossero. Il tavolo di ieri era un tavolo di filiera dove si andava a parlare di regole. A margine si è parlato di prezzi e si è deciso di aprire un tavolo ad hoc presieduto dal prefetto di Sassari che verrà  convocato lunedì o martedì prossimo perchè in Sardegna ci sono le elezioni», ha spiegato il ministro.
Tutto rinviato al dopo elezioni. Compresa la promessa di Salvini che addirittura aveva proposto un prezzo di un euro al litro.
Ben sapendo che lo Stato non ha certo il potere di cambiare i prezzi a piacimento e consapevole che il solo fatto di incontrare i pastori sardi e dimostrarsi vicino alle loro richieste gli avrebbe consentito un bel balzo avanti nei sondaggi.
Da oggi si torna all’antico, alla vecchia strategia delle scarpe spaiate di Achille Lauro.
Ieri durante la conferenza stampa Salvini è tornato sulla questione dicendo «Sono orgoglioso di come stanno andando le cose con i pastori, ho sempre detto che non avrei mai usato un manganello su di loro. Al posto del manganello deve prevalere il ragionamento. Le posizioni si sono avvicinate ma avviso che se qualche imprenditore vuole speculare sulla pelle dei sardi avrò buona memoria. Se qualcuno vuole fare il furbo con me, ha trovato il ministro sbagliato…».
Fino ad oggi però l’unico che ha davvero speculato — elettoralmente parlando — sulla pelle dei sardi e dei pastori è proprio il ministro.
Le posizioni non si sono affatto avvicinate visto che l’offerta di 72 centesimi di euro al litro non solo è al di sotto dei costi di produzione ma è sostanzialmente la stessa già  avanzata — e rifiutata — un mese fa.
Inutile dire che per molti Salvini ha preso in giro i pastori sardi, il tutto mentre se ne andava in giro per la Sardegna a mangiare pecorino.
E ieri c’è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Durante un comizio a Carbonia Salvini ha risposto ad un gruppo di contestatori che cantava Bella Ciao prima invitandoli ad togliersi dalle scatole e ad andare a Sanremo «vi accompagniamo in qualche stalla a mungere le pecore che è un lavoro faticoso che non sapete fare» e rivolgendosi ai suoi ha chiesto «ma quando sfigati sono? Domenica questi con Zedda fanno la valigia prendono un barcone e vanno a casa».
L’invito ad andare a mungere però non è piaciuto.
Non solo perchè poco rispettoso nei confronti del lavoro di chi a mungere ci va davvero e non perchè glielo dice il Ministro dell’Interno ma anche perchè è stato utilizzato come insulto (come Salvini del resto ha già  fatto in un’altra occasione nel 2013).
A qualcuno ha ricordato i bei tempi andati in cui i sardi venivano insultati e definiti un popolo di pecorari e di banditi.
Il fatto che per Salvini mandare “a mungere” la gente sia un insulto o una punizione rieducativa la dice lunga su quanto sia cambiata la Lega.
Ai sardi non piace nemmeno la serie di video promozionali stile ISIS con musica trionfale e il conto alla rovescia per le elezioni di domenica dove un’animazione dà  “fuoco” alla bandiera sarda dei quattro mori che poi viene sostituita da quella della Lega.
Un modo del tutto non intenzionale di affermare che la Sardegna è e sarà  una colonia leghista? E non è finita qui perchè il Movimento dei Pastori Sardi non esclude di ricorrere ad una forma estrema di protesta: il blocco dei seggi.
A contemplare l’ipotesi è Nenneddu Sanna, rappresentante dei pastori, che uscendo dall’incontro ha dichiarato di essersi sentito umiliato dal governo. Chissà  come si sentiranno i sardi che voteranno Salvini.

(da “NextQuotidiano”)

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ELEZIONI SARDEGNA, COMMISSIONE ANTIMAFIA: “BEN OTTO IMPRESENTABILI, CINQUE RINVIATI A GIUDIZIO, TRE CONDANNATI IN PRIMO GRADO”

Febbraio 22nd, 2019 Riccardo Fucile

CINQUE DI CENTRODESTRA, DUE DEL PD E UN AUTONOMISTA… REATI COME CORRUZIONE, CONCUSSIONE, PECULATO, ASSOCIAZIONE A DELINQUERE PER SPACCIO DI STUPEFACENTI, RICICLAGGIO

Mentre Solinas tenta di fare luce sui suoi libretti universitari, la Commissione antimafia segnala otto candidati non conformi cal Codice di Autoregolamentazione della Commissione antimafia o condannati per la legge Severino — in lizza per le regionali sarde.
Cinque sono nel centro destra (due direttamente riferibili a Solinas), due del Pd e uno di una lista autonomista. I
nomi li ha comunicati il presidente dell’Antimafia Nicola Morra, spiegando che cinque candidati sono stati rinviati a giudizio e con fase dibattimentale in corso, mentre gli altri tre, avendo sentenza di condanna in primo grado, verrebbero, qualora eletti, sospesi dalla carica.
Si tratta di:
Antonello Peru di FI-Berlusconi per la Sardegna, imputato di concussione aggravata (dibattimento in corso)
Giovanni Satta, Lista Solinas Presidente, imputato di tre procedimenti (per riciclaggio in concorso con altri al Tribunale di Nuoro, al tribunale di Tempio Pausania per riciclaggio, al Tribunale di Cagliari per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dall’ingente quantitativo e dall’essere reato trans nazionale);
Marco Carlo Marra, partito dei Sardi Facciamo lo stato, imputato per corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio;
Gianfranco Ganau, Pd-Sardegna Zedda presidente, imputato per tentata concussione in concorso (il dibattimento è in corso);
Valerio Meloni del Pd-Sardegna Zedda presidente, imputato di tentata concussione in concorso (anche qui il dibattimento è in corso).
Oltre a questi cinque, altri tre candidati hanno riportato sentenze di condanna in primo grado. Si tratta di:
Maurizio Porcelli, Solinas presidente, che risulta essere stato condannato dal Tribunale di Cagliari il 17 maggio 2018 per 4 reati di abuso d’ufficio alla pena di un anno e sei mesi di reclusione (è stato proposto appello);
Alberto Randazzo, FI Berlusconi per la Sardegna, condannato dal Tribunale di Cagliari il 20 febbraio 2017 a 3 anni di reclusione per peculato continuato (proposto appello)
Oscar Salvatore Giuseppe Cherchi, FI-Berlusconi per la Sardegna, condannato dal Tribunale di Cagliari nel 2017 a 4 anni di reclusione per peculato continuato (anche in questo caso è stato proposto appello).

(da agenzie)

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ONDATA RAZZISTA IN ITALIA: LE DENUNCE PER VIOLENZA SI SONO TRIPLICATE NEGLI ULTIMI TRE ANNI

Febbraio 22nd, 2019 Riccardo Fucile

LE DENUNCE SONO PASSATE DA 27 A 126, RADDOPPIATE QUELLE PER CRIMINI DI ODIO… E GLI ISTIGATORI ALL’ODIO RAZZIALE RESTANO A PIEDE LIBERO

L’allarme razzismo non è più solo una percezione diffusa.
I dati parlano chiaro: dal 2016 a oggi le denunce per violenza a sfondo razzista sono triplicate. Come riporta il quotidiano la Repubblica, citando l’associazione Lunaria, nel 2016 le denunce erano state 27, per poi salire a 46 nel 2017 e a 126 nel 2018.
E se si considerano, oltre alle violenze, anche altri casi di discriminazione razzista, dalle offese ad altri danni, si arriva al numero record di 628.
L’allarme è sempre più vistoso e preoccupante.
Anche i dati Osce vanno nella stessa direzione. Le denunce per “crimini di odio” alle forze dell’ordine nel 2017 sono state 1.048, e quasi la totalità  riguarda l’odio razziale. Due anni prima erano la metà .
L’Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, sostiene: “Nell’ultimo anno le discriminazioni a base etnico-razziale si confermano il ground con la più alta percentuale, arrivando a rappresentare l’82,9 per cento delle segnalazioni (nel 2016 rappresentavano il 69,4%)”. Una vera e propria caccia allo straniero, aggravata dal fatto che oggi, esprimere opinioni razziste non è più visto come un tabù come prima.
Anche il Consiglio d’Europa aveva denunciato questa deriva: in Italia stiamo assistendo a “un aumento dei discorsi d’odio da parte dei politici”, aveva detto l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, nel suo rapporto di monitoraggio sull’Italia. E in particolare la preoccupazione riguardava “l’aumento degli atteggiamenti razzisti, della xenofobia e delle posizioni anti Rom nel discorso pubblico, in particolare sui media e su Internet”.
Si stanno moltiplicando ultimamente le iniziative che denunciano episodi e storie di razzismo quotidiane in tutta Italia. Grande scalpore hanno fatto negli ultimi giorni le scritte razziste comparse sulla casa di una famiglia che aveva adottato un ragazzo senegalese e l’episodio del maestro di Foligno che mette alla gogna un bambino nero davanti alla classe.
TPI nei giorni scorsi ha fatto emergere una inquietante storia di ordinario razzismo che sta prendendo piede nella capitale. Nelle ultime settimane si sono moltiplicate infatti le segnalazioni di passeggeri dei mezzi pubblici che hanno assistito a ispezioni nei confronti di persone nere sui bus di Roma.
“Sono stata fermata in autobus più o meno sette volte, e un’altra volta sono stata fermata all’altezza dell’uscita della metro Malatesta”, ha raccontato Stefania, studentessa 22enne. L’associazione Alterego — Fabbrica dei diritti, che da anni offre assistenza legale ai migranti nella Capitale, ha iniziato a raccogliere le segnalazioni.
L’allarme nasce dal fatto che le ispezioni riguardano solo persone nere, e chiunque abbia provato a chiedere spiegazioni di tale “discriminazione”, ha raccontato di essere stato invitato ad allontanarsi o a tenere per sè le sue domande.

(da TPI)

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FOLIGNO, 14 GIORNI PASSATI SENZA CHE NESSUNO INTERVENISSE CONTRO IL MAESTRO RAZZISTA

Febbraio 22nd, 2019 Riccardo Fucile

SONO UN ESPERIMENTO SOCIALE ANCHE I POST VOLGARI CONTRO I MIGRANTI CHE POSTAVA SU FB?

“Come hanno potuto lasciare che quel maestro continuasse a insegnare per giorni senza intervenire?”. E’ questa la domanda delle cento pistole da porre oggi che finalmente il Miur, tardivamente informato di una serie di episodi di razzismo perpetrati da un maestro contro due fratellini nigeriani nella scuola elementare di via Monte Cervino, ha sospeso il supplente Mauro Bocci “in via cautelativa”.
Sono trascorsi 14 giorni dal primo episodio di “razzismo, altro che esperimento sociale”, avvenuto venerdì 8 febbraio quando – come hanno raccontato stamattina in un video a Repubblica i genitori dei bambini – il maestro Mauro ha portato il fratellino maggiore in un’altra sezione per mostrarlo ai bambini: “Guardate quanto è brutto!”.
Odigie e Favour, papà  e mamma dei piccoli, vivono in Italia da tanti anni: “Non abbiamo mai subito episodi di razzimo, amiamo questo Paese e ci troviamo benissimo”, dicono raccontando i particolari raccapriccianti della brutta esperienza fatta dai loro figli in quello che dovrebbe essere un luogo straordinariamente protetto. Particolari come questo: “A nostra figlia il maestro ha detto: sei così brutta che possiamo chiamarti scimmia”. E affermano: “Il nostro bambino dopo quell’episodio in classe si è chiuso. Sta male”. Il maestro Bocci, intanto, si scusa attraverso l’avvocato. Non un esperimento sociale, ma “un’attività  per l’integrazione finalizzata a far prendere coscienza agli studenti del concetto di differenza razziale e di discriminazione”
L’avvocato Silvia Tommasoni, incaricata dalla famiglia nigeriana, in tarda mattinanata ha comunque portato le carte in procura, che già  ieri ha ordinato per conto proprio al commissariato di Foligno di avviare un’indagine sulla vicenda “per valutare se abbia rilevanza penale, oltre a quella disciplinare per cui procedono le istituzioni scolastiche”. Ieri mattina, quando ancora la notizia non era approdata ai media nazionali, intervistata da Repubblica la dirigente scolastica, Ortenzia Marconi, si era rammaricata che i genitori dei bambini fossero ricorsi a Facebook per rendere nota la vicenda invece che alle istituzioni scolastiche: “Purtroppo la questione è esplosa sui social che io non frequento, ma è un fatto grave e non voglio dire nulla per non inficiare le indagini interne che stiamo svolgendo. Siccome non voglio che finisca a taralucci e vino, ho deciso di informare l’Ufficio regionale scolastico. Purtroppo oggi la dirigente non c’è, lo farò domani”. Hanno fatto prima i media, con l’articolo che ha aperto ieri mattina il sito di Repubblica.
Per quattordici giorni, intanto, il maestro Bocci – che su Facebook sfotteva i migranti tra volgarità  da osteria e a scuola dava della scimmia a una bambina nigeriana “come esperimento sociale” – è rimasto regolarmente al suo posto, dietro la cattedra, senza che la catena di comando delle istituzioni scolastiche fosse informata o reagisse; e senza che la scuola sentisse l’obbligo di informare immediatamente la procura di un comportamento che poteva configurare ipotesi di reato (che spetta appunto alla magistratura valutare, e non a indagini interne di natura disciplinare).
“I nostri bambini erano terrorizzati all’idea di essere di nuovo offesi dal maestro”, dicono oggi i genitori. Qualcuno avrebbe dovuto evitarlo, ma non lo ha fatto fino a ieri quando sono eplose le polemiche in un Paese ferito da un razzismo contrastato con sempre minor prontezza.
“Sono vicino a quel bambino, ma non può essere tutta colpa di Salvini come pensano i professoroni e i commentatori di sinistra”, ha detto oggi il vicepremier Matteo Salvini commentando le polemiche.

(da agenzie)

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