Marzo 19th, 2019 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL SEGRETARIO BARNABOTTI: “DA SALVINI E TONINELLI MAI NESSUNA RISPOSTA”
Mentre a largo di Lampedusa l’arrivo della Mare Jonio apre un nuovo caso sul dossier
immigrazione, un altro, ben più datato, non accenna a chiudersi.
È quello dei 49 profughi salvati da Sea Watch e Sea Eye a dicembre scorso, 10 dei quali avrebbero dovuto essere accolti in Italia dalla chiesa Valdese.
Il condizionale è d’obbligo, perchè ad oggi, dopo oltre 3 mesi, la situazione è ancora incredibilmente in standby: “Sono ancora tutti a Malta – denuncia ad Huffpost Gianluca Barbanotti, segretario esecutivo della Diaconia Valdese – Dal governo italiano non abbiamo mai ricevuto alcuna risposta. È come se queste persone fossero fantasmi, bloccati dalla politica in una sorta di purgatorio dell’Europa”.
Barbanotti, facciamo un passo indietro. A quando risalgono i vostri primi contatti con il governo?
“Nei giorni successivi allo sbarco a Malta abbiamo avuto contatti con la viceministra degli esteri Emanuela del Re. Tramite lei abbiamo fatto pervenire la nostra disponibilità ad accogliere questi 10 migranti. Poi il premier Conte si è intestato tutta questa operazione, e il 10 giugno abbiamo saputo dai giornali che il governo aveva accettato la nostra offerta. Da allora ci è arrivata soltanto una mail in cui ci dicevano di tenerci pronti. Poi però, più nulla. Nè da Salvini, nè da Toninelli, nè da qualsiasi altro membro del governo”.
Ma di preciso, dove sono ora queste persone?
“Si trovano in un hotspot chiuso vicino a La Valletta, assieme ad altri migranti coinvolti nei salvataggi precedenti e successivi a quello del 22 dicembre. Un nostro contatto ci ha garantito che vivono in condizioni dignitose, ma ormai sono lì da diversi mesi…”
Sapete almeno chi sono i profughi destinati all’Italia, se ci sono donne e bambini?
“Su questo siamo al paradosso. Non sappiamo neanche il numero esatto, potrebbero essere 10 come 12. Il fatto è che ogni paese, secondo l’accordo siglato da otto paesi europei, doveva andare lì per ‘sceglierli’ in base a questioni linguistiche, legami parentali eccetera. Gli altri paesi, in primis Francia e Lussemburgo, hanno già portato via la loro quota di migranti, o quantomeno sono andati a visitare l’hotspot. L’Italia no. Quindi, ad oggi, noi ancora non sappiamo chi dovremmo ospitare, se ci sono donne o minori, nulla. E chiaramente noi non possiamo andare a scoprirlo di persona. Ci deve pensare il governo. Bisogna avviare i percorsi con l’ambasciata, predisporre i visti per farli entrare. E poi queste persone sono in una situazione giuridica particolare”.
Cioè?
“Non essendo ancora stati improntati e identificati di fatto è come se non fossero mai sbarcati in Europa. Sono bloccati in un limbo dal quale non sanno come uscire”.
Avete provato a sollecitare l’esecutivo sulla questione?
“Certo! Lo abbiamo fatto in tutti i modi possibili, ma non è servito. Siamo rimasti sorpresi. Ci aspettavamo quantomeno un segnale da parte del governo, un tenerci aggiornati sugli sviluppi della vicenda. Ora siamo anche un po’ inquieti, perchè il nostro nome è stato anche utilizzato molto dai media su questa vicenda, e quindi si ripercuote sulla nostra reputazione”.
Come mai secondo voi c’è stato questo atteggiamento da parte dei gialloverdi?
“Questo non lo so, certamente qualcuno ha voluto mettere una bandierina politica su questa questione. Anche perchè, diciamocelo, stiamo parlando di 10 persone, che non spostano assolutamente nulla sugli equilibri di una nazione. In ogni caso noi siamo ancora qui. Non torniamo indietro su quanto avevamo promesso e garantito a tempo debito. Le nostre porte sono ancora aperte”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 19th, 2019 Riccardo Fucile
“NOI STIAMO DALLA PARTE DEL DIRITTO, E’ SALVINI CHE LO STA VIOLANDO”
“La direttiva di Salvini è subordinata alle leggi dello Stato e alle convenzioni internazionali. Non vale di più. E noi stiamo dalla parte del diritto e delle convenzioni che dicono di salvare chi è in difficoltà in mare. E’ per questo che abbiamo tratto in salvo quelle persone rimaste alla mercè delle onde su un gommone sgonfio per 48 ore”. Alessandra Sciurba è la portavoce di Mediterranea Saving Humans nonchè coordinatrice del team legale della ong che da ieri è al centro di un braccio di ferro con Matteo Salvini sui migranti.
Stavolta il casus belli si chiama ‘Mare Jonio’, la nave di Mediterranea che ieri ha tratto in salvo 49 persone, tra cui 12 minori, in acque internazionali a largo della Libia. E ora aspetta indicazioni su dove attraccare, sbattendo contro i ‘porti chiusi’ del vicepremier leghista.
“La nave si trova a 300 metri a sud di Lampedusa, la posizione assegnata dalle autorità italiane”, ci dice Sciurba che da terra sta coordinando la comunicazione in costante contatto con l’equipaggio a bordo
Una delle persone a bordo è stata evacuata per sospetta polmonite. A bordo, ci dice la portavoce, “è in corso una ispezione della guardia di finanza, che si sta svolgendo con toni pacati e in maniera ordinata”. Intorno alla Mare Jonio ci sono ben tre motovedette delle Fiamme gialle e una della Guardia Costiera.
“Siamo sereni perchè stiamo dalla parte del diritto – insiste Sciurba – e torniamo a chiedere il porto geograficamente più vicino per attraccare”, che sarebbe Lampedusa, con il sindaco che si è dichiarato disponibile.
E di fronte a chi, come Salvini, sostiene invece che i migranti salvati vanno invece riportati in Libia, la portavoce di Mediterranea risponde: “Si vada a vedere il documentario di Channel 4 o il rapporto delle Nazione Unite sul 2018: in questi documenti è chiarissimo ciò che succede in Libia. Sui corpi delle 49 persone che abbiamo salvato ci sono chiari segni di violenza e torture. Allora: o c’è un complotto mondiale per dire che in Libia non si sta bene oppure chiunque abbia un minimo di raziocinio può vederlo da solo. Qui da un lato c’è chi difende i diritti e dall’altro un governo del Mediterraneo, il nostro governo, che ha costruito tutto sulla violazione dei diritti. Noi stiamo dal lato del diritto e stiamo incassando sostegno da terra”.
Il braccio di ferro col ministro è appena iniziato. Difficile che la situazione della ‘Mare Jonio’ si sblocchi subito, data la concomitanza (domani) del voto del Senato sul caso Diciotti, che vede Salvini oggetto di una richiesta di autorizzazione a procedere da parte dei magistrati per sequestro di persona.
Cioè di migranti a bordo di una nave della Marina militare, la Diciotti appunto, l’estate scorsa. Ora la nave è la ‘Mare Jonio’, non è della Marina ma di una ong comunque italiana: il ministro non può chiedere ad altri Stati europei di farsene carico a seconda della bandiera dell’imbarcazione.
Ora lo scontro è in casa, di nuovo, a tutti gli effetti.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 19th, 2019 Riccardo Fucile
TOTO’ MARTELLO: “I MIGRANTI A LAMPEDUSA SONO I BENVENUTI, NON C’E’ NESSUNA ORDINANZA DI CHIUSURA PORTI”
La nave dell’ong Mediterranea è vicina alla costa di Lampedusa, il sindaco dell’isola la può
vedere dalla finestra del suo ufficio: “Sono alla fonda a poco più di un miglio dalla costa. Noi siamo qui che li aspettiamo. Se arrivano sono i benvenuti…”, dice Totò Martello all’AdnKronos.
Non c’è stato, al momento, nessun contatto, tra il Comune e l’imbarcazione con a bordo 49 migranti. “Se c’è bisogno del nostro intervento – continua Martello – noi interveniamo”. E ricorda che “non c’è un’ ordinanza di chiusura dei porti, che mi risulti”.
Sulla direttiva emanata dal ministro dell’Interno: “So che la nuova circolare del ministro Salvini è stata trasmessa in nottata alle autorità , ma in mare non esistono le circolari. Se hai bisogno e se c’è bisogno io chiedo di entrare, insomma, mi devi fare entrare. E basta”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 19th, 2019 Riccardo Fucile
IL PROCURATORE PATRONAGGIO STA ASPETTANDO IL RAPPORTO DELLA POLIZIA
Il procuratore Luigi Patronaggio e l’aggiunto Salvatore Vella, gli stessi magistrati che questa estate iscrissero il nome del ministro Salvini nel registro degli indagati per il caso Diciotti con l’accusa di sequestro di persona, non hanno ancora aperto un fascicolo ma lo faranno nelle prossime ore appena arriverà dalle forze di polizia comunicazione ufficiale di quanto sta avvenendo al largo di Lampedusa.
Il primo passo sarà esaminare le comunicazioni via radio tra la Guardia di finanza e il comandante della nave che ha ignorato l’ordine di non entrare in acque territoriali adducendo motivi di sicurezza della nave e di salute delle persone a bordo.
Per la prima volta il braccio di ferro tra il Viminale e le Ong riguarda una nave italiana alla quale, dunque, non può essere intimato ( come sempre avvenuto finora) di andare a sbarcare i migranti nel Paese di cui batte bandiera.
Ma quale sarà la soluzione di questo braccio di ferro non è per nulla chiaro.
Al momento le uniche cose certe sono che il Viminale non concederà l’approdo in porto e denuncerà il comandante della nave per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
Cosa fare dei 49 migranti a bordo (di cui ovviamente nessun altro Paese ha il dovere di farsi carico) la direttiva del Viminale non lo dice.
La conclusione del documento, rivolta ai vertici delle forze dell’ordine, della Marina e della Guardia costiera, si limita infatti ad un invito a “impartire le conseguenti indicazioni operative al fine di prevenire, anche a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica dello Stato italiano, l’ingresso illegale di immigrati nel territorio nazionale”.
Ma come non si sa. Da qui l’intimazione dell’alt da parte della Guardia di finanza all’ingresso nelle acque territoriali italiane, “contraddetto” in punto di fatto dalla concessione del punto di fonda da parte della Capitaneria di porto di Lampedusa che ha il dovere innanzitutto di garantire la sicurezza dell’imbarcazione ritenuta in difficoltà per le condizioni meteomarine.
Nell’impossibilità di chiudere fisicamente le acque territoriali con un blocco navale che le norme non consentono, e non è neanche di competenza del ministero dell’Interno, quello che si preannuncia è l’ennesimo braccio di ferro sulla pelle di 49 migranti nel quale questa volta l’Italia non potrà invocare la responsabilità dell’Europa nè pretendere una suddivisione in quote dei migranti.
Anche perchè — vale ricordarlo — quelli che l’Italia doveva prendersi dell’ultimo sbarco a Malta di una nave umanitaria destinati alle Chiese evangeliche — sono tutti a La Valletta. .
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2019 Riccardo Fucile
COMPLIMENTI AI GOVERNI CRIMINALI CHE FANNO LA GUERRA ALLA ONG, SIETE I CLANDESTINI DELL’UMANITA’
C’è stato un nuovo naufragio questa mattina di fronte alle coste libiche. 
A darne notizie ufficiale è l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni che riferisce che un barcone, con un numero imprecisato di persone a bordo, è affondato davanti alla costa di Sabratha. Si temono decine di morti.
I superstiti sono stati ricoverati in ospedale in Libia e dalle loro testimonianze gli operatori dell’Oim stanno cercando di capire quale sia l’entità della tragedia
Il naufragio è avvenuto vicinissimo alla costa e non si sa neanche se ad intervenire sia stata una motovedetta della Guardia costiera o qualche barca di passaggio o se addirittura i 15 superstiti siano riusciti a mettersi in salvo da soli.
L’Oim riferisce che i sopravvissuti ricoverati in ospedale sono in gravi condizioni.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI STA VIOLANDO TUTTE LE NORME ITALIANE E INTERNAZIONALI… E’ ORA CHE VENGA SPICCATO UN ORDINE DI ARRESTO PER CHI REITERA IL REATO DI SEQUESTRO DI PERSONA
La Mare Jonio, la nave italiana del progetto Mediterranea che ieri ha salvato 49 migranti a largo della Libia, è a ridosso di Lampedusa. La Gdf è salita a bordo per acquisire documentazione e il sindaco di Lampedusa Totò Martello dice che i porti non sono chiusi e i 49 migranti sono i benvenuti.
E l’ex sindaco Giusi Nicolini aggiunge: “La circolare Salvini è un’oscenità giuridica”. Questa la situazione dopo una mattinata cominciata all’alba in modo concitato
Momenti di grande tensione tra la nave Mare Ionio, battente bandiera italiana, del progetto Mediterranea, e la Guardia di Finanza. E alla fine, qualche minuto dopo le 7, la Guardia Costiera autorizza un punto di fonda e la nave si dirige a ridosso a di Lampedusa dove arriva circa alle 7.30 e si ferma lì, a un miglio e mezzo dal porto. Poco dopo le 8 la Gdf sale a bordo della nave.
Il giornalista di Repubblica a bordo dell’imbarcazione conferma che la Gdf ha vietato via radio l’ingresso nelle acque territoriali, quindi la Mare Jonio avrebbe trasgredito. L’imbarcazione, scortata da due unità militari, si trovava con una cinquantina di naufraghi (di cui uno in gravi condizioni) e dieci dell’equipaggio in balia del mare forza 7 a un’ora da Lampedusa, circa 10 miglia. Per questo l’ordine è stato disatteso dal capitano della nave. “Non ci fermiamo, siamo in pericolo di vita”. La Mare Jonio risponde all’alt della Guardia di Finanza
“Abbiamo fatto presente che siamo in una situazione di emergenza con onde alte tre metri, 50 naufraghi a bordo oltre l’equipaggio. Dobbiamo mettere in sicurezza la vita delle persone per questo stiamo andando a ridossare verso l’isola di Lampedusa”.
Ecco l’audio dello scontro tra i finanzieri e la nave con i migranti naufraghi: “Rimorchiatore Mare Ionio da pattugliatore guardia di finanza Paolini, vi intimiamo l’alt, fermate le macchine, arrestate i motori”. Risponde il capitano della Mare Jonio: “Non possiamo arrestare nessuna macchina, qui siamo in pericolo di vita comandante, ci sono tre metri di onda”. “Siamo in condizioni di pericolo di vita”, ripete. E nelle stesse ore, a largo della Libia, c’è un nuovo naufragio.
Il medico Guido Di Stefano racconta la situazione critica a bordo: “I naufraghi a bordo continuano a vomitare nonostante le medicine, e ho difficoltà di farli uscire per andare al bagno perchè è troppo pericoloso”
(da agenzie”)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
EMANA UNA DIRETTIVA RIDICOLA CHE NON DICE NULLA: “CHI SOCCORRE I MIGRANTI ILLEGALMENTE VIOLA LA SICUREZZA” … E SCARICA LA RESPONSABILITA’ SUGLI ALTRI
Un gommone in avaria con 49 persone a bordo. Alla sua quarta missione di salvataggio nel
Mediterraneo la nave mare Jonio, partita sabato dal porto di Palermo, ha effettuato il suo primo soccorso e ora, diretta verso Lampedusa, chiede l’assegnazione di un porto sicuro. E il Viminale risponde con una direttiva che bolla come illegali le navi dei soccorsi che non ottemperano alle indicazioni dei centri di coordinamento e si spingono fino alle acque italiane.
Ma il tanto annunciato blocco navale è impossibile e non è neanche competenza del Viminale.
“Chi soccorre migranti irregolari in acque non di responsabilità italiana, senza che Roma abbia coordinato l’intervento ed entra poi in acque territoriali italiane lede il buon ordine e la sicurezza dello Stato italiano”, si legge nella direttiva firmata da Salvini
La nave umanitaria italiana, che batte bandiera italiana, ha incrociato l’imbarcazione in difficoltà ad una quarantina di miglia dalle coste libiche in acque internazionali e ha subito informato la sala operativa della Guardia costiera di Roma e a quella di Tripoli.
I volontari hanno lanciato i giubbotti di salvataggio e preso a bordo i migranti ( tra cui 12 minori), tutti dell’Africa subsahariana partiti dalla Libia. Sul luogo del soccorso è arrivata una motovedetta libica ma dopo pochi minuti ha fatto marcia indietro ed è tornata verso le coste.
Una semplice direttiva si rapporta al norme di più alto rango ora in vigore e che non permettono a Salvini di violare la legge.
La questione non è così lineare: bisogna considerare la bandiera della nave che presta il soccorso, l’effettiva responsabilità della Sar, le condizioni del meteo e, non ultimo, la definizione di porto sicuro.
Da Mediterranea commentano ricordando che “nessuna direttiva è superiore alle convenzioni internazionali, ma nemmeno al diritto della navigazione italiana”.
Quanto al salvataggio di lunedì 18 marzo, la Mare Jonio, spiega una nota di Mediterranea, è intervenuta su segnalazione dell’aereo di ricognizione Moonbird della ong tedesca Sea Watch che avvertiva di una imbarcazione alla deriva in acque internazionali.
La nave italiana si è quindi diretta verso la posizione segnalata e, “informata la centrale operativa della Guardia Costiera Italiana, ha effettuato il soccorso ottemperando alle prescrizioni del diritto internazionale dei diritti umani e del mare, e del codice della navigazione italiano — continua la nota — Attenendosi alle procedure previste in questi casi e per scongiurare una tragedia, Mare Jonio ha tratto in salvo tutte le persone a bordo comunicando ad una motovedetta libica giunta sul posto a soccorso iniziato di avere terminato le operazioni”.
La ong conferma poi che “tra le persone soccorse, 12 risultano minori“. I naufraghi si trovavano in mare da quasi 2 giorni e, nonostante le condizioni di salute risultino abbastanza stabili, sono tutti molto provati con problemi di disidratazione. Il personale medico di Mediterranea sta prestando assistenza.
“La Mare Jonio si sta dirigendo in questo momento verso Lampedusa, ovvero verso il porto sicuro più vicino rispetto alla zona in cui è stato effettuato il soccorso. Nel frattempo, è in arrivo una forte perturbazione nel Mediterraneo centrale — è la replica indiretta della ong -. Abbiamo chiesto formalmente all’Italia, nostro stato di bandiera e stato sotto il quale giuridicamente e geograficamente ricade la responsabilità , l’indicazione di un porto di sbarco per queste persone”, continua la nota.
“Oggi abbiamo salvato la vita e la dignità di 49 esseri umani. Le abbiamo salvate due volte: dal naufragio e dal rischio di essere catturate e riportate indietro a subire di nuovo le torture e gli orrori da cui stavano fuggendo — conclude Mediterranea -. Ogni giorno, nel silenzio a moltissime altre tocca questa sorte. Grazie ai nostri straordinari equipaggi di terra e di mare, alle decine di migliaia di persone che in tutta Italia ci hanno sostenuto, oggi quel mare non è stato più solo cimitero e deserto”.
(da agenzie)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
IL SERVIZIO DI REPORT RIVELA CHE I SOLDI ALLA SCUOLA DELLA LEGA E FINISCONO ALL’ASSOCIAZIONE DEL SOTTOSEGRETARIO SIRI CHE FA CORSI MASSAGGI E DI IPNOSI
Repubblica oggi pubblica un’anticipazione del servizio di Report dedicato alle scuole di formazione politica della Lega.
La prima parte del servizio di Report riguarda le cosiddette “accademie” che Matteo Salvini ha aperto al sud per allargare i consensi e migliorare la struttura della Lega.
Sono gestite direttamente dal partito e per iscriversi è necessaria una donazione volontaria di 150 o 250 euro. Solo che la donazione, per essere volontaria, dovrebbe essere libera. Altrimenti perde i benefici fiscali.
Report invece scopre che non è così. «E non è proprio quell’esempio di amore per la cosa pubblica che si dovrebbe trasferire nella formazione di un politico. Anche perchè il giro d’affari che ruota intorno ai corsi è interessante. In base allo statuto del nuovo partito di Salvini, per chi ambisce essere selezionato dai segretari come futuro candidato è preliminare la frequentazione ai corsi», racconta la trasmissione di Sigfrido Ranucci.
Il secondo focus di Report è sulla scuola di formazione politica di Armando Siri, senatore, sottosegretario alle Infrastrutture e vero e proprio ideologo della flat tax, must della campagna elettorale leghista dello scorso anno.
Il servizio firmato da Adele Grossi racconta come un simpatizzante o militante che si iscrive alla scuola della Lega vedrà poi i suoi soldi finire a un’associazione olistica fondata, fra gli altri, da una massaggiatrice shiatsu.
Siri, origini genovesi – di Genova fu anche candidato sindaco – è a capo dell’associazione “Spazio Pin”.
Pin sta per Partito Italia Nuova, cioè il movimento fondato da Siri prima di entrare nell’orbita della Lega salviniani.
Bene, “Spazio Pin” oltre i corsi di formazione della Lega – racconta Report – affitta anche sale per master di ipnosi, sedute di meditazione, corsi per massaggi. E consiglia anche come poter risparmiare sulle tasse.
La cronista sotto mentite spoglie chiede infatti informazioni sul locale in questione, una donna risponde che volendo si può pagare l’affitto in contanti risparmiando sull’Iva.
Siri ha spiegato alla trasmissione di Rai3 che «non c’è passaggio di denaro alla Lega, e esclude qualsivoglia collegamento tra l’associazione Spazio Pin e il partito Lega».
Alla richiesta dei giornalisti di poter visionare il bilancio di Italia Nuova, il sottosegretario ha replicato che «non ci sono obblighi legali di trasparenza».
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
TARRANT HA SOLO PORTATO ALL’ESTREMO I DELIRI DEI CATTIVI MAESTRI CHE HANNO SDOGANATO L’ODIO RAZZIALE
Dopo i 50 morti dell’attacco terroristico di Christchurch in molti si sono affrettati a
condannare le gesta del “pazzo” Brenton Tarrant.
Ma perchè Tarrrant, 28 australiano immigrato in Nuova Zelanda che si considera un vero europeo e un etno-nazionalista edovrebbe essere un pazzo?
Lo è perchè da sempre i terroristi bianchi vengono etichettati come tali? Lo è perchè ha diffuso un manifesto di 74 pagine dal titolo “La Grande Sostituzione“ oppure perchè ha ucciso cinquanta persone inermi?
Ma se una persona commette una strage non è un pazzo: è un criminale, un assassino. E se pubblica un documento infarcito di shitposting e riferimenti ad una ben precisa sottocultura Internet non significa che la colpa sia del Web e dei videogames.
Grattando un pochino sotto la superficie del trolling non è un lavoro difficile capire cosa Tarrant voglia dire.
In breve: fermare la grande sostituzione etnica in atto in Europa e combattere il genocidio culturale, razziale e religioso dei bianchi da parte degli immigrati. È un pensiero così folle? Tarrant è solo uno dei tanti che crede all’esistenza di un fantomatico piano segreto per sostituire le popolazioni native europee con i migranti provenienti dall’Africa.
Quel piano si chiama “Piano Kalergi” ed in Italia ne hanno parlato tra gli altri Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Gianluigi Paragone.
Non deve sorprendere poi così tanto: Tarrant è tutto tranne che un pensatore originale. Quello che scrive lo ha letto altrove, su Internet, e non fa altro che ripetere una lezione ben assimilata.
Quella secondo la quale i “bianchi” e “gli europei” sono in pericolo perchè gli immigrati di religione musulmana traghettati sulle nostre spiagge dalle ONG fanno più figli e ci stanno lentamente sostituendo. Cose già sentite? Senza dubbio, visto che sono il nucleo della propaganda della quasi totalità dei partiti sovranisti europei (in Italia abbiamo Lega e Fratelli d’Italia).
E’ impossibile ignorare come tra la propaganda omicida di Tarrant e quella dei patridioti ci siano numerosi punti di contatto.
Cambiano ovviamente i mezzi. Ma non possiamo non chiederci come il continuo spingere sul tasto della paura e dell’odio per i migranti, con le stesse identiche parole d’ordine, non stia contribuendo a creare terroristi bianchi.
In fondo dopo l’attentato un parlamentare australiano ha detto che dopo tutto è colpa dei musulmani, ovvero delle vittime.
Le stesse parole usate dal leader della Lega per commentare la condanna a Luca Traini, l’attentatore di Macerata. «Chiunque spari e chiunque ammazzi ha nella galera la sua unica residenza, però, l’immigrazione fuori controllo, come denunciato dalla Lega da troppi anni, porta allo scontro sociale» aveva detto Salvini all’epoca.
“La vera causa del massacro nelle strade in Nuova Zelanda è il programma di immigrazione che ha consentito ai fanatici musulmani di immigrare in Nuova Zelanda» ha detto poche ore dopo la strage il senatore australiano Fraser Anning.
E se torniamo al Manifesto di Tarrant troviamo frasi riguardo l’attacco alla nostra civiltà , i musulmani definiti come “invasori delle nostre terre”, “colonizzatori” e l’immigrazione di massa descritta come un atto ostile nei confronti dell’Occidente bianco e cristiano (anche se Tarrant dice di non essere cristiano).
Cosa ci dice questo di Tarrant? Che è una persona che ha creduto a tutta una serie di teorie del complotto e che si è formato un’opinione — leggendo su Internet — che siamo di fronte ad una grande invasione. Impossibile non pensare a tutte le volte che Salvini, sui social o dai palchi dei comizi ha parlato dell’invasione chiedendo di fermarla. Sono anni che la Lega ci racconta di come l’Italia sia vittima di un’invasione di immigrati.
E se pensate che Tarrant sia l’unico a credere ai complotti vi sbagliate. Salvini e la Verità hanno diffuso quello sul programma all’ossitocina che ci farà amare gli immigrati contro la nostra volontà .
Altri politici hanno parlato del complotto delle ONG puntando il dito contro Soros. Salvini due anni fa accusava Laura Boldrini e i buonisti di avere in mente un grande piano per la sostituzione di popolo che La Gabbia, il programma condotto da quello che oggi è un senatore della Repubblica, chiamava la grande invasione.
Se si cerca “sostituzione etnica” sul Populista, un quotidiano online molto vicino alle posizioni della Lega al punto da esserne quasi l’house organ ufficiale si trovano molti articoli interessanti.
Ad esempio quello sul piano di sostituzione etnica portato avanti dall’Unione Europea e dai “burattini manovrati sa Soros” che vogliono colpire quel gruppo di Stati sovranisti “che osa difendere i suoi cittadini”. I fautori dell’invasione contro i patrioti. E Tarrant si definisce proprio un patriota.
Ma dell’infame progetto di sostituzione etnica degli italiani con gli immigrati islamici anche sul Giornale se ne parla. E Luigi Castaldi si è preso la briga di fare una ricerca sugli articoli del Foglio che presentano una “strana” contiguità con le tesi di Tarrant. Perchè sdoganato dalla politica ormai è diventato un argomento serio su cui discutere.
Quelli come Tarrant una volta avrebbero dovuto raschiare i meandri del Web per trovare simili argomentazioni, un tempo relegate su siti suprematisti come Stormfront.
Ora se ne parla tranquillamente in prima serata.
Si è partiti dalla civile Svizzera, con i referendum contro gli invasori (i transfrontalieri italiani) e si è arrivati a sentir dire dal capo di una forza politica che oggi è al governo cose come questa: «È in corso un tentativo di genocidio delle popolazioni che abitano l’Italia da qualche secolo e che qualcuno vorrebbe soppiantare con decine di migliaia di persone che arrivano da altre parti del Mondo. Non possiamo permettercelo, un Paese normale con un Governo normale blocca le partenze, blocca gli sbarchi e non ne arriva più neanche uno».
Lo ha detto Matteo Salvini nel 2015. Lo scriveva Tarrant nel suo manifesto dove in diversi passaggi parla di genocidio dei bianchi, genocidio culturale ed etnico causato anche dalle ONG che traghettano gli immigrati verso le coste europee.
La soluzione di Salvini è meno radicale e criminale: fermare gli sbarchi, bloccare le partenze. Tarrant porta il ragionamento alle estreme conseguenze e decide di fare piazza pulita.
Di «prove generali di sostituzione etnica in Italia» parlava anche Giorgia Meloni che nel 2017 parlava di “invasione pianificata e voluta” e che spiegava i numeri dell’immigrazione dicendo «penso che ci sia un disegno di sostituzione etnica in Italia».
Ora Meloni e Salvini giocano a fare le vittime dicendo che secondo “la sinistra mondialista” (un altro avversario immaginario così come la sostituzione etnica) la colpa dell’attentato in Nuova Zelanda è loro.
Tarrant dice di essersi ispirato a Traini, candidato leghista che per i sovranisti nostrani al massimo è uno che ne aveva le scatole piene “dell’invasione”. Ma è solo un dettaglio.
Il punto è un altro. Salvini e Meloni hanno la responsabilità di aver sdoganato un certo tipo di teorie e un certo tipo di linguaggio, un tempo appannaggio di pochi sostenitori dell’ultradestra con svastiche tatuate.
Oggi anche il più rispettabile degli impiegati o la più timorata delle casalinghe parla di sostituzione etnica e di invasione la colpa è loro.
Non c’è nessuna china pericolosa, c’è invece ed è già attuale una normalizzazione del razzismo e dell’odio etnico.
Perchè che cos’è dire che “siamo invasi” e presentare gli stranieri come invasori se non un modo di alimentare conflitti inter-etnici?
(da “NextQuotidiano”)
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