Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
SONO 50 LE STRUTTURE PROVINCIALI COMMISSARIATE, UN PLENOPOTENZIARIO CHE DEVE GARANTIRE PIU’ CHE ALTRO FEDELTA’ AL CAPO
Che Matteo Salvini abbia un debole per i commissari non è un mistero, vista la disinvoltura con cui, da ministro dell’Interno, indossa la divisa della Polizia.
Meno noto è che il vicepremier stia facendo diventare la figura del commissario un modello per la Lega, un soggetto ideale — e preferibile ai segretari politici — per controllare le articolazioni territoriali del movimento.
Da perfetto “Capitano”, come ama farsi chiamare, sta traghettando il passaggio dalla vecchia Lega Nord a una Lega senza più aggettivazioni settentrionali puntando, dopo le Europee, al nuovo soggetto sovranista.
E il commissario, alla faccia dello statuto, diventa un perfetto plenipotenziario di lungo corso e a lungo termine, presente ormai in una cinquantina di strutture provinciali. Non più un’eccezione, ma una regola.
Le ragioni per cui un leghista fedelissimo alla nomenklatura di via Bellerio viene spedito in giro per l’Italia sono le più diverse: la surroga di un segretario eletto in Parlamento, litigiosità interne, dimissioni indotte di vecchi militanti ancorati al passato padano, il bisogno di maggiore dinamismo elettorale.
Ma c’è anche la difficoltà di selezione della classe dirigente, soprattutto nelle nuove realtà del Centro-Sud Italia, per una Lega in via di globalizzazione.
Commissario perpetuo
Il caso più eclatante di commissariamento perpetuo viene da Bolzano, perchè dura da 23 anni. Fino a pochi mesi fa il ruolo era coperto da Massimo Bessone, diventato però vicepresidente e assessore della provincia autonoma, che ha gestito la partita elettorale di autunno. Momento di grande espansione della Lega, entrata in giunta con Sudtirolel Volkspartei.
Il fatto è che a Bolzano i commissari hanno cominciato a succedersi dal 1996: prima Rolando Fontan (fino al 2000), poi Sergio Divina (fino al 2006), quindi per dieci anni Maurizio Fugatti, attuale presidente della Provincia di Trento. Quindi Bessone sostituito ora da Maurizio Bosatra, già capo di gabinetto del ministro Roberto Calderoli, nonchè commissario a Mantova.
Ventitre anni di emergenza politica, di straordinaria gestione, e quindi di congressi non fatti. E questo nonostante statuti e regolamenti della Lega Nord siano chiari. “La revoca del Segretario di una Nazione o di una delegazione territoriale è deliberata dal competente organo di livello superiore. In caso di delibera di scioglimento dell’organo, deve contestualmente essere prevista, con efficacia immediata, la nomina di un Commissario”. Una carica a tempo indeterminato? No, perchè egli è “incaricato della gestione e delle operazioni utili per la ricostituzione dell’Organismo entro 180 (centottanta) giorni dallo scioglimento”. Sei mesi, non 23 anni.
Paese che vai commissario che trovi
Che i commissari siano una regola lo dimostrano Lombardia e Veneto, anche perchè tanti segretari sono diventati incompatibili essendo finiti in Parlamento. Ma non vengono sostituiti da altri segretari eletti dalla base, bensì dai commissari.
Scorrere, per credere, l’elenco (non sempre aggiornato) nel sito ufficiale di via Bellerio. Enrico Sonzogni, commissario a Bergamo, candidato a sindaco di Algua, è stato appena sostituito dal lecchese Giulio De Capitani. A Como c’è Laura Santin. A Crema Rebecca Frassini (anche se è parlamentare). A Cremona il commissario Fabio Grassani è subentrato al commissario Fabio Fabemoli (eletto senatore). A Lecco nel 2018 è diventato commissario Stefano Parolari. Nella sezione Martesana (Brianza) c’è Mauro Andreoni. Ma anche la provincia di Milano ha il suo commissario con il deputato Fabrizio Cecchetti, vicecapogruppo della Camera. Idem a Monza e Brianza con Andrea Villa, a Sondrio con Massimiliano Romeo (che è anche presidente dei senatori leghisti) e in Valle Camonica con Elio Tomasi.
In Lombardia saltano all’occhio due incongruenze. Il candidato al Parlamento deve dimettersi da segretario e gli subentra un commissario, ma il commissario può essere un parlamentare. Inoltre, il commissario per statuto dovrebbe convocare il congresso per surrogare il segretario. Invece i commissari sopravvivono e perpetuano la catena del potere.
Da Re: “Aspettiamo il nuovo soggetto politico”
In Veneto l’elezione dei parlamentari nel marzo 2018 ha portato a commissariamenti a raffica, per sostituire i segretari. A Belluno c’è Gianpietro Possamai, a Padova Franco Gidoni, a Rovigo Fausto Dorio (che resiste alla fragorosa caduta del sindaco Massimo Bergamin sfiduciato perfino da sei leghisti, poi espulsi), a Treviso Roberto Ciambetti, a Venezia Alberto Stefani, a Verona Ignazio Nicola, a Vicenza Polo Tosato. L’unico segretario eletto è Luca Tollon, in Veneto Orientale.
Ma perchè dopo un anno non si eleggono i segretari? Gianantonio Da Re, segretario nazionale di Lega Nord — Liga Veneta: “Lo statuto prevederebbe la surroga, ma adesso siamo in attesa che nasca il nuovo soggetto politico ‘Lega per Salvini premier’ con Alberto da Giussano nello stemma”.
E le scadenze dello statuto? “In tempi morti accade così, ma adesso siamo al governo, ci sono le amministrative, le Europee, l’evento straordinario del nuovo partito. Per questo i tempi si allungano…”.
E la democrazia interna? “In Veneto non ci sono problemi. Abbiamo la presidenza della Regione, consiglieri regionali, amministratori locali. Il dibattito interno c’è”. Ma c’è anche chi si lamenta. “Sa cosa diceva Napoleone? Quando fai un generale, ne scontenti cento”.
Nel nome del “capitano”
Nessuno lo confermerà , ma i commissariamenti servono a Salvini per controllare la periferia. La carrellata dei plenipotenziari nominati e non eletti può continuare in Piemonte, dove Giovanni Battista Poggio è ad Alessandria e Federico Perugini a Verbania-Cusio-Ossola (nel 2017 fu sollevata la segretaria Marcela Severino per questioni di tesseramenti). In Emilia sono tre: l’avvocato Carlo Piastra a Bologna, Stefano Bargi a Modena e Corrado Pozzi a Piacenza. Si sprecano anche in Liguria: Alessio Piana a Genova, Alessandro Piana ad Imperia (a luglio entrò in contrasto con l’ex segretario Giulio Ambrosini sui risultati delle e Francesco Bruzzone nel Tigullio.
Il ribaltone è più evidente ancora in Toscana, dove da ottobre 2018 Salvini ha voluto Susanna Ceccardi, che a sua volta ha fatto lo spoiling system, nominando, a cascata, i commissari Manfredi Potenti a Livorno, Andrea Recaldin a Lucca-Versiglia, Gabriele Gabbriellini a Pisa, Sonia Pira a Pistoia, Andrea Recaldin a Prato e Tiziana Nisini a Siena. Nelle Marche ci sono anche implicazioni personali e politiche.
Ad esempio, a gennaio il commissario regionale Paolo Arrigoni ha rimosso a Macerata la segretaria Letizia Maria Marino “per riorganizzare e potenziare l’attività politica sul territorio”. Ma commissari si trovano ad Ascoli Piceno (Andrea Maria Antonini) e a Fermo (Mauro Lucentini, eletto però in Parlamento). In Valle d’Aosta il deputato Alessandro Giglio Vigna si è dimesso da poco, sostituito da Marialice Boldi.
Terre di frontiera
Quando le parole nascondono i fatti. Immobilismo è la parola che ricorre in tanti commissariamenti. Ad esempio in quello di San Bonifacio (Verona) dove nel 2017 il segretario Umberto Peruffo aveva lasciato dopo 25 anni il posto alla commissaria Debora Marzotto, poi commissariata nel gennaio 2019, anche per una disavventura giudiziaria (consulenze per una casa di riposo).
In tutto il Meridione è un pullulare di commissari e la Lega è diventato un brand. Prendiamo la Puglia. A San Severo il commissario Marcello De Filippis è appena stato sostituito (dopo due settimane di incarico) da Raimondo Ursitti, per devianza dalla linea politica. De Filippis ha commentato: “Grottesco, una pagliacciata”.
In provincia di Reggio Calabria dal 2018 è commissario Michele Gullace, che a gennaio ha trovato un foro di proiettile sul cofano della propria jeep. “Da quando ho la carica mi sono fatto molti nemici”.
Marzio Liuni, nominato in Basilicata, a gennaio: “Sono state azzerate le cariche, ma il mio non è un commissariamento punitivo”.
A Terni, in Umbria, la giunta del sindaco leghista Leonardo Latini traballa e allora Salvini manda la deputata Barbara Saltamartini a fargli da tutor.
In Sicilia è stato spedito da Tradate, in provincia di Varese, Stefano Candiani, a fare da plenipotenziario. Dulcis in fundo, in Campania, Gianluca Cantalamessa.
È la dimostrazione di come si possa passare dall’Msi ad Alleanza Nazionale, poi transitare per Forza Italia, quindi diventare commissario regionale di una Lega ormai sempre meno nordista.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
LA CORTE DEI MIRACOLI SOVRANISTA CHE SI CONCENTRA A VERONA
Pena di morte per gli omosessuali, aborto paragonato a una pratica cannibale, no ai trans
negli eserciti.
Sono solo alcune delle parole d’ordine dei relatori del Congresso delle Famiglie, l’evento che si terrà a Verona da venerdì 29 a domenica 31 marzo 2019, fortemente voluto dal ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana.
La kermesse radunerà politici, attivisti e personaggi che a vario titolo si oppongono con forza a qualsiasi apertura alle coppie omosessuali e a diritti come quello di abortire.
Ora che l’evento si avvicina e che si conoscono maggiori dettagli sul programma, balzano agli occhi alcuni relatori che, nel corso degli anni, hanno espresso posizioni alquanto retrograde sui diritti civili e sulla famiglia.
Nella maggior parte dei casi lo hanno fatto con frasi esplicite e agghiaccianti.
La parlamentare ugandese Lucy Akello, ad esempio, sostiene che l’omosessualità andrebbe sanzionata con la pena di morte. Sarà tra i relatori di Verona.
Brian Brown, fondatore dell’International Organization for the Family (Iof), la lobby statunitense che organizza l’evento, ha rilasciato dichiarazioni di questo tenore: “L’esercito è per la guerra, non per le erezioni”, una frase che si riferiva alla sua opposizione all’ingresso dei transessuali nell’esercito.
Brown sostiene anche che gli aborti siano la principale causa di femminicidio nel mondo, poichè se le bambine potessero nascere “non verrebbero più uccise”.
Da organizzatore della kermesse, manco a dirlo, sarà presente a Verona.
Ma non è finita. All’evento presenzieranno anche Katalin Novak, la vicepresidente della Duma russa, arcigna oppositrice delle famiglie omosessuali, e Alexey Komov, attivista secondo cui lo stile di vita omosessuale “non è sano”.
Che dire poi di Dmitri Smirnov, arciprete ortodosso che ha definito “assassine e cannibali” le donne che decidono di abortire
Tutti speaker a Verona: in platea ad ascoltarli, tra gli altri, ci saranno il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, il senatore Simone Pillon (promotore della discussa legge sulla bigenitorialità ), oltre alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.
(da TPI)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
OGGI E’ A 235 DOPO AVER SFONDATO NEI MESI SCORSI QUOTA 300, MA CON IL GOVERNO GENTILONI ERA A 120
«Siamo tornati ai livelli precedenti al governo Lega-M5S quindi vuol dire che l’economia italiana cresce e dà fiducia» così il ministro dell’Interno Matteo Salvini commentava il valore dello spread — il famigerato differenziale di rendimento tra BTP e Bund tedeschi — spiegando che la situazione è ormai tornata alla normalità .
Il vicepremier ha quindi implicitamente ammesso che la normalità era il valore dello spread con il “governo precedente” ma ha leggermente modificato la realtà .
Davvero lo spread è tornato ai livelli precedenti al governo Conte?
Se ne è accordo il deputato PD Luigi Marattin che era in studio a La 7 a L’aria che tira di Myrta Merlino.
Interrompendo la registrazione delle dichiarazioni di Salvini con un «oddio oddio no! no! Fermi tutti! Fermi tutti!» Marattin ha costretto la conduttrice ad interrompere il filmato per dare spazio alle rimostranze del deputato Dem.
Ma qual è il problema? Lo spread è in calo? Sì, lo spread oggi — al momento in cui scriviamo — si aggira intorno ai 235 punti base, in calo rispetto all’apertura e a venerdì scorso quando aveva chiuso a 244 punti base.
Il problema è che questo calo non ci avvicina al livello del governo Gentiloni.
Non serve poi molto per scoprirlo, il governo Conte si è insediato il 1 giugno 2018, in quel periodo lo spread toccava uno dei suoi massimi a 303 punti base. Ma sarebbe cresciuto ancora fino a 326 punti base nei mesi a seguire.
Come si nota dal grafico del Sole 24 Ore qui sotto fino a circa metà maggio 2018, quando dopo settimane di trattative senza risultati sembrava non riuscisse a nascere un governo, il valore dello spread si aggirava intorno ai 120 punti base.
Ricordiamo ai più distratti che anche se la XVII legislatura è terminata con la convalida dei risultati delle elezioni del 4 marzo 2018 il governo uscente è rimasto in carica per gli affari correnti fino all’insediamento del governo Conte.
Possiamo andare indietro nel tempo al marzo 2017 quando il valore dello spread oscillava intorno ai 190-196 punti base.
Un dato relativamente vicino a quello odierno. Ma l’andamento del grafico qui sopra — che mostra gli ultimi due anni del valore dello spread — mostra come durante il “governo precedente” fosse in calo mentre durante il governo Lega-M5S sia rimasto quasi costantemente sopra i 220 punti base intorno ai 260 bp.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
I REATI CONTESTATI: ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, RIDUZIONE IN SCHIAVITU’, TRATTA DI PERSONE
Sei milioni di euro. Questo il valore generato dalla tratta di schiavi emerso dalla maxi
operazione dei carabinieri di Salerno che hanno eseguito 35 misure cautelari: 27 arresti domiciliari e 8 obblighi di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria. Ai 35 indagati — tutti tra a Salerno e provincia, Policoro (Matera) e Monsummanno Terme (Pistoia) — vengono contestati, a vario titolo, l’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina, intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori con o senza permesso di soggiorno, riduzione in schiavitù, tratta di persone. Otto persone non sono state ancora rintracciate.
Le indagini, avviate nell’agosto 2015, hanno permesso di scoprire una rete di sfruttamento dei migranti nei lavori agricoli gestito da un gruppo criminale composto da cittadini italiani e stranieri, con base operativa nel Salernitano e ramificazioni in altre province italiane, ma anche in altri paesi europei (in particolare Francia e Belgio) e in Marocco.
Fra gli italiani numerosi gli imprenditori agricoli e i professionisti (in particolare un consulente del lavoro) coinvolti.
Nel corso delle indagini è stata analizzata la documentazione relativa al rilascio di permessi di soggiorno stagionale per motivi di lavoro, gestiti per via telematica nell’ambito del cosiddetto “decreto flussi”.
Le indagini hanno dimostrato la falsità delle domande per la concessione di tali permessi di soggiorno, per i quali ogni migrante era disposto a versare all’organizzazione somme variabili fra i 5mila e i 12mila euro.
L’organizzazione era in grado di generare, tramite imprenditori agricoli, le domande flussi la cui gestione veniva poi affidata ad un commercialista di Eboli.
Nella maggior parte dei casi, una volta che il migrante arrivava in Italia con regolare visto emesso in forza di una richiesta nominativa di assunzione avanzata da uno degli imprenditori collusi, la procedura non veniva completata con la sottoscrizione del contratto di lavoro.
In tal modo i migranti ricevevano un permesso per attesa occupazione della validità di 12 mesi, periodo addirittura superiore ai 6 mesi previsti dal permesso di soggiorno stagionale per motivi di lavoro che sarebbe stato rilasciato loro in caso di assunzione.
Erano proprio queste persone ad essere avviate al lavoro irregolare nei campi per essere sfruttate. Ai vari imprenditori agricoli locali veniva garantita manodopera sottopagata per il lavoro nei campi. In altri casi, invece, si limitavano a ricevere un compenso da 500 a mille euro per ogni contratto di lavoro fittizio.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
IL CARROCCIO SI PRESENTA CON UNA PROPOSTA PER SANARE UNA SERIE DI ABUSI, I CINQUESTELLE DICONO NO
Una nuova proposta di condono riaccende lo scontro nella maggioranza.
La cornice è quella dello sblocca cantieri, atteso per mercoledì in Consiglio dei ministri. Sul quale oggi a Palazzo Chigi si riuniscono, insieme a Giuseppe Conte, il ministro Danilo Toninelli, Laura Castelli e Stefano Patuanelli per i 5 stelle e i sottosegretari della Lega Armando Siri ed Edoardo Rixi.
E proprio dalla Lega arriva la proposta emendativa sulla quale, a quanto spiega una fonte governativa sul versante giallo del governo, il Movimento 5 stelle è pronto a fare muro.
Nell’articolato la modifica si introduce dopo l’articolo 37, introducendo un “bis”. Che recita testualmente: “Non costituiscono violazione edilizia le opere eseguite in corso di edificazione in variante ai titoli abitativi edilizi rilasciati in data anteriore a quella di entrata in vigore della legge 28 gennaio 1977 n.10 ma non costituenti totale difformità “.
Una moratoria per tutti quei piccoli “aggiustamenti” fatti negli anni del boom dell’abusivismo e mai sanati, per i quali, se passasse la modifica, non occorrerebbe più l’accertamento di conformità .
Ma c’è di più. Perchè il comma B dello stesso articolo condona anche “le irregolarità geometriche e dimensionali di modesta entità eccedenti il 2%” e “la diversa realizzazione di un intervento/opera qualora sia necessario acquisire, oltre al titolo abitativo edilizio e all’autorizzazione paesaggistica semplificata, anche uno o più altri atti di assenso”.
Introducendo anche la possibilità per le Regioni, entro 90 giorni dall’entrata in vigore, di “individuare ulteriori fattispecie rispetto a quelle indicate”.
Le camicie verdi motivano così nero su bianco la ratio della modifica: “Sugli immobili di vecchia data (’50-’70 anni) l’accertamento dello stato legittimo risulta molto difficile da attestare per la frequente presenza di situazioni non esattamente rispondenti a quelle rappresentate negli elaborati tecnici”.
E si aggiunge: “La proposta è quindi finalizzata a prevedere l’eliminazione della necessità di richiedere la sanatoria in tutti quei casi in cui lo stato di fatto dell’immobile non corrisponda esattamente a quello rappresentato negli elaborati tecnici a seguito di modifiche concretizzatesi in corso di edificazione [prima della legge numero 10 del 28 gennaio 1977].
Insomma, un condono in piena regola, che potrebbe far innescare uno scontro analogo a quello andato in scena sulla pace fiscale, prima, e sul decreto Genova, poi. Perchè M5s lo ritiene irricevibile.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
DAI, METTI LA FIRMA PER UNA VOLTA IN VITA TUA, INVECE CHE FARE ANNUNCI: CON QUELLA FIRMA FINISCI DRITTO DAVANTI AL TRIBUNALE INTERNAZIONALE DELL’AJA DOVE NON CI SONO PROCURE COMPIACENTI E SERVI POLITICI CHE GARANTISCONO IMPUNITA’
“Stiamo obbedendo due volte al diritto internazionale: abbiamo salvato delle persone da un
naufragio e dalle torture da cui stavano scappando. Siamo felicissimi”.
La portavoce di Mediterranea Saving Humans, Alessandra Sciurba, ha così commentato a ilfattoquotidiano.it il salvataggio di più di 54 persone — 12 dichiaratisi minori — effettuato dalla Mare Jonio a 42 miglia dalla costa libica.
Proprio mentre il Viminale prepara una direttiva per fermare quelle che definisce “azioni illegali delle ong” (ammesso che qualcuno abbia le palle di firmare una norma che lo porta dritto davanti alla Corte di Giustizia europea)
La nave della ong italiana aveva lasciato Palermo sabato 16 marzo, lunedì 18 in serata ha incrociato un gommone in avaria che stava affondando ed è intervenuta subito. Quindi ha fatto rotta verso l’Italia, in fuga dal maltempo che sta per colpire tutta l’area.
I libici sono arrivati solo dopo che i naufraghi erano tutti in salvo sulla nave italiana. “Ora procederemo con la richiesta di un porto sicuro, il più vicino, dove i diritti delle persone possano essere rispettati”, prosegue Sciurba non senza tradire una certa emozione.
La rotta è verso nord, quindi l’Italia. Dove si consumerà un nuovo braccio di ferro, con la novità che per la prima volta a chiedere riparo sarà una nave italiana.
In concomitanza con la notizia del salvataggio il Viminale ha fatto sapere che sta lavorando a una direttiva per “ribadire le procedure dopo eventuali salvataggi in mare”. La priorità , riferiscono alle agenzie stampa fonti del ministero dell’Interno, “rimane la tutela delle vite, ma subito dopo è necessario agire sotto il coordinamento dell’autorità nazionale territorialmente competente, secondo le regole internazionali della ricerca e del soccorso in mare”.
Secondo il ministero, il ministro dell’Interno sta per firmare una direttiva che sarà inviata a tutte le autorità interessate”.
“Leggo che il Ministero dell’Interno starebbe preparando una direttiva per impedire le operazioni ‘illegali’ delle Ong. L’unica cosa illegale e immorale è lasciare che le persone muoiano o vengano ricondotte nei lager libici da cui scappano”, ha commentato il segretario nazionale di Sinistra Italiana-Leu, Nicola Fratoianni.
(da agenzie)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
DIETRO LA LEGA ORA C’E’ IL PD CON 21,1%, M5S 21%, FORZA ITALIA 8,6%, FDI 4,4%, +EUROPA 3%
Il sondaggio dell’istituto Swg per La7 certifica la sensazione che ormai è diffusa in Italia: il M5S crolla al 21% (perdendo in un anno il 12%), mentre Zingaretti rivitalizza il Pd che sale al 21,1%.
In una settimana i grillini perdono un altro 0,8% e il Pd ne guadagna altrettanto. mentre la Lega è stabile al 33,9%.
Dietro si attestano Forza Italia all’8,6% , Fdi al 4,4% e +Europa al 3%.
A due mesi dalle elezioni Europee si profila quindi il sorpasso che molti vedevano possibile ma non in tempi così brevi.
Quello che fa specie è che il M5S sia incapace di analizzare le cause della crisi e continui ad appiattirsi sulla politica della Lega con decisioni deliranti: l’ultima, di pochi minuti fa, è quella di minacciare chi vota per processare Salvini di espulsione dal partito, come se fosse diventato un reato essere fedeli ai principi del M5s.
In altri tempi un partito che in anno avesse perso il 12% di voti avrebbe congedato il segretario e cambiato linea, qui si continua con un poltronista che non garantisce ormai neppure poltroncine in similpelle.
Ognuno è libero di suicidarsi come crede.
(da agenzie)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
SI PROFILA UN BRACCIO DI FERRO, LA ONG ITALIANA GIUSTAMENTE NON INTENDE CONSEGNARE I PROFUGHI AI CRIMINALI LIBICI
La nave umanitaria italiana, che batte bandiera italiana, ha incrociato l’imbarcazione in
difficoltà ad una quarantina di miglia dalle coste libiche e ha subito informato la sala operativa della Guardia costiera di Roma e a quella di Tripoli.
I volontari hanno lanciato i giubbotti di salvataggio e preso a bordo i migranti ma adesso sul luogo del soccorso è arrivata una motovedetta libica.
Come accade da mesi l’indicazione arrivata da Roma è stata quella di attendere l’arrivo dei libici nella cui zona Sar ricade l’area del soccorso.
Si profila un nuovo braccio di ferro che, però, per la prima volta vede coinvolta una nave umanitaria italiana.
Sembra difficile che l’equipaggio della Mare Jonio accetti di consegnare i migranti alla Guardia costiera libica.
Se non lo farà sarà costretta a chiedere un porto di sbarco alla sala operativa di Roma. che, seguendo le direttive del Viminale sui porti chiusi alle Ong, probabilmente non lo concederà .
Ma, per la prima volta, il braccio di ferro potrebbe essere con una nave di una Ong italiana, battende bandiera italiana con equipaggio italiano, che porta le bandiere anche dei Comuni di Palermo e Napoli.
l gommone era partito dalle coste libiche, dimostrazione di come – a fronte dell’ormai minimo numero di persone che riescono a sbarcare in Italia – le imbarcazioni continuano comunque a partire.
(da agenzie)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
IL MESSAGGIO DEL COMBATTENTE ITALIANO: “NON RATTRISTATEVI, MI STA BENE COSI’, NON AVREI POTUTO CHIEDERE DI MEGLIO, SONO MORTO DIFENDENDO I PIU’ DEBOLI, SOLO COSI’ SI CAMBIA IL MONDO”
Si chiude con “Serkeftin”, la parola curda che significa vittoria il testamento di Lorenzo Orsetti. Il volontario italiano ucciso dall’Isis a Baghuz, in Siria, ha lasciato un messaggio testamento che è stato diffuso su Facebook da un suo amico, Davide Grasso.
Il testo, firmato insieme ad altri due combattenti, è una consuetudine per i volontari che si uniscono alle forze curde in Siria e descrive gli ideali che hanno portato il fiorentino a unirsi alla battaglia contro l’Isis.
“Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. – comincia la lettera – Beh non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, uguaglianza e libertà . Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio”.
“Vi auguro tutto il bene possibile e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, – continua il messaggio – perchè solo così si cambia il mondo. Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili, lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza; mai! neppure un attimo.
Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza, di infonderla nei vostri compagni.
È proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve.
E ricordate sempre che ‘ogni tempesta comincia con una singola goccia’. Cercate di essere voi quella goccia.
Vi amo tutti spero farete tesoro di queste parole. Serkeftin!
Orso,
Tekoser,
Lorenzo”
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