Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
NON SOLO: LA PERCENTUALE DEI MORTI AFFOGATI RISPETTO AI PARTENTI E’ PASSATA DAL 3,4% ALL’11,5%… E 15.000 SONO STATI RIPORTATI NEI LAGER LIBICI GESTITI DAI CRIMINALI CHE L’ITALIA FINANZIA
Secondo il ministro dell’Interno Matteo Salvini è diminuit il numero di persone che sono
morte durante la traversata.
Ieri ospite da Barbara d’Urso a Domenica Live Salvini ha dichiarato che «nel 2019 è stato recuperato un solo morto nel Mediterraneo».
E tutto grazie alla strategia dei “porti chiusi” e alla lotta senza quartiere nei confronti delle ONG.
Peccato però che le cose non stiano affatto così. Ed infatti Salvini dice “recuperato un solo morto”. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) riferisce che nel Mediterraneo sono morti 234 migranti (che per la cronaca è la zona del mondo dove muoiono più migranti).
Di questi 153 persone sono morte lungo la rotta del Mediterraneo Centrale, ovvero quella che dalle coste della Libia e del Nordafrica punta prevalentemente verso l’Italia.
Nello stesso periodo del 2018 nella stessa zona del Mediterraneo sono morte 527 persone (a fronte di oltre 5mila sbarcate sane e salve).
Anche se in termini assoluti il numero dei morti in mare è inferiore nel 2019 rispetto al 2018, in proporzione al numero dei migranti sbarcati in Italia il numero di morti del 2019 è aumentato.
Secondo il progetto dell’IOM “Missing Migrants” anche in rapporto al numero dei tentativi di traversata (anche quello ridotto nel 2019) il numero di morti è in aumento. Se nel 2018 il 3,4% dei tentativi si concludeva con la morte dei migranti nel 2019 questa percentuale è salita all’11,5%.
Si parte di meno, si arriva di meno ma si muore di più.
E questo è anche perchè i governi italiani (prima con Minniti e poi in maniera ancora più decisa con Salvini) hanno fatto in modo da rendere più difficile se non impossibile l’attività di salvataggio da parte delle ONG che in gran parte si sono viste costrette ad abbandonare il tratto di mare tra Italia e Libia.
Ma c’è un’altra cosa che Salvini non dice, ovvero la ragione per cui sono diminuite le partenze (e gli sbarchi): gli accordi con la Libia (firmati nel 2017 da Gentiloni). I “barconi che tornano indietro” tornano proprio lì, 15mila quelli intercettati e riportati indietro dalla guardia costiera libica nel 2018.
E la Libia è un paese dove i migranti “salvati” vengono rinchiusi in centri di detenzione dove si assiste ad una sistematica violazione dei diritti umani che i politici italiani spesso e volentieri fingono di non conoscere non vedere.
Quelle persone forse non sono morte in mare, ma la loro sorte non è delle migliori. Ma questo è il prezzo da pagare per la propaganda sicuritaria della Lega e del MoVimento 5 Stelle.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
INVECE CHE UNA IBRIDA A BASSA EMISSIONE, IL MINISTRO DELLE GAFFES HA ACQUISTATO UNA JEEP COMPASS
Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, non al massimo della popolarità ultimamente, ha fatto sapere di aver comprato una Jeep Compass, che dovrebbe rientrare nei modelli che hanno un’ecotassa da 1100 euro.
Il meno popolare tra i ministri, grazie a frequenti svarioni e tragiche gaffe, ne ha combinata un’altra delle sue.
Persino nei pochi minuti di un giro in automobile per registrare un’innocua intervista con Tg2 Motori, Toninelli è riuscito a incasinarsi la vita.
Dopo aver sbandierato la scelta green del suo ministero che ha sostituito l’auto blu di Toninelli con una elettrica, l’ex liquidatore sinistri di Soresina si è ritrovato di fronte alla prevedibile domanda della giornalista Maria Leitner: «Ma lei che auto ha?».
Toninelli ha così raccontato, con un certo orgoglio, i progressi della sua famiglia in campo automobilistico.
Non solo ha appena comprato un nuovo impianto Gpl per la sua vecchia Golf del 2007 (spesa non indifferente già questa), ma già che il nuovo reddito lo consente ne ha comprata pure un’altra.
E non un’utilitaria o un’ibrida a basse emissioni, ma un bel Suv: «Abbiamo appena comprato una Jeep Compass, che è bellissima». «Ma…ehm…motorizzazione?» chiede la giornalista con un brivido per la gaffe che si sta concretizzando nell’abitacolo. Risposta ferma di Toninelli: «Diesel». «Ihhh, ministro! Qui finiamo su tutti i giornali» si allarma l’intervistatrice, poichè il Suv diesel della Jeep acquistato da Toninelli potrebbe addirittura rientrare nell’elenco delle auto che pagano l’ecotassa (dipende dall’allestimento, non specificato dal ministro) introdotta proprio dal suo governo per penalizzare chi sceglie macchine meno ecologiche nei consumi.
«So che non rimedierò più a questo errore,però…ha emissioni non così impattanti…» si è arrampicato poi sugli specchi, anzi sul parabrezza.
Insomma, Toninelli prima ha approvato una tassa su alcune auto e poi ha comprato proprio quelle auto. Ovvero quelle tassate perchè più inquinanti. Non male, no?
(da “NextQuotidiano“)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
FIORENTINO, 33 ANNI, COMBATTEVA IN SIRIA A FIANCO DEI CURDI DA UN ANNO E MEZZO… “STO FACENDO LA COSA GIUSTA PER I MIEI IDEALI”… SI RENDA ONORE A UN ITALIANO CHE LA LOTTA ALL’ISIS NON LA FACEVA A PAROLE SUI SOCIAL COME I SOVRANISTI
“A quanto pare diverse case-trincee-tunnel sono rimaste. Non me lo faccio dire due volte, se
tutto va bene domani riparto”. È l’ultimo post, datato 12 marzo, postato sul suo profilo Facebook, da Lorenzo Orsetti.
Fiorentino, 33 anni, sarebbe lui il cittadino italiano che l’Isis ha annunciato di avere ucciso nei combattimenti a Baghuz, l’ultima roccaforte degli estremisti in Siria.
A lui, infatti, riconducono i documenti pubblicati su Telegram, tra cui la tessera sanitaria e la carta di credito.
Orsetti, nome di battaglia “Tekoser”, combatteva a fianco dei curdi dell’Ypg, le Unità di protezione del popolo.
“Si mangia capra alla brace e si beve tè, mentre il sole si spegne sui crinali delle colline di Afrin”, raccontava l’anno scorso a Repubblica.
“I motivi che mi hanno spinto nel nord della Siria sono molteplici, non starò qui ad elencarli. Vi basti sapere che a mille parole ho sempre preferito i fatti”.
All’epoca Orsetti si trovava schiacciato tra due eserciti, quello dello Stato Islamico e quello turco di Erdogan. “Attendo da giorni nel centro di Afrin. Alcuni abitanti ci ospitano e le nostre squadre si danno il cambio continuamente. Quando viene il mio turno non so bene cosa aspettarmi, non è più la lotta porta a porta di Kobane, e il supporto aereo non è più dalla nostra parte come a Raqqa: è uno scontro diverso, contro un nemico molto forte”.
Qualche settimana dopo si era raccontato in un’intervista al Corriere Fiorentino: “Ho lavorato per 13 anni nell’alta ristorazione: ho fatto il cameriere, il sommelier, il cuoco”, spiegava mentre era impegnato a difendere la città di Afrin dall’assedio di jihadisti e turchi.
“Mi sono avvicinato alla causa curda perchè mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono costruire una società più giusta più equa”, diceva.
“L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi è scoppiato il caos a Afrin e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi”, aggiungeva Orsetti.
E a chi gli chiedeva che cosa avrebbe fatto una volta tornato in italia rispondeva: “Non mi preoccuperei troppo delle conseguenze (la legge Alfano punisce i foreign fighters, ndr). Io non ho nessuna remora morale, sto facendo la cosa giusta, sono a posto con la mia coscienza. Siamo qua e qua resteremo fino all’ultimo. Un po’ perchè non c’è nient’altro da fare, un pò perchè è la cosa giusta da fare. Combattiamo”.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
IL GOVERNO CHE FA CONDONI AGLI EVASORI, INVECE DI RECUPERARE 120 MILIARDI EVASI OGNI ANNO, ORA VUOLE LA BANCAROTTA FRAUDOLENTA DELL’ITALIA
La flat tax per le famiglie è la proposta della Lega che serve a rispondere all’ansia di investimenti del ministro Tria.
Via XX Settembre nei giorni scorsi ha fatto trapelare l’intenzione di stimolare l’economia attraverso gli investimenti e le agevolazioni fiscali.
Ieri il Carroccio ha rilanciato — dalle colonne de La Stampa — la proposta di una flat tax al 15% fino a 80mila euro e una seconda aliquota al 20% per i redditi superiori agli 80 mila euro, avrebbe un costo di 59,3 miliardi di euro.
Se invece la soglia delle aliquote fosse abbassata a 50mila euro — come proponeva ieri il leghista Armando Siri sulle pagine di questo giornale — il costo si aggirerebbe intorno ai 25 miliardi di euro.
Stiamo quindi parlando di una riforma dalla portata eccezionale anche in un paese che non deve fronteggiare 24 miliardi di clausole di salvaguardia entro nove mesi.
E già questo fornisce l’esatta dimensione della credibilità della proposta, non a caso “ricicciata” mentre si avvicinano le elezioni europee e c’è bisogno di dare un segnale nel Documento Economico Finanziario.
E qui sta il punto della questione: l’idea è proseguire sulla strada già avviata quest’anno con le partite Iva, a cui è riservato un prelievo del 15% in caso di ricavi non superiori a 65 mila euro.
La stessa aliquota sarebbe riservata alle famiglie con un reddito fino a 50 mila euro, mentre tutti gli altri continuerebbero ad essere sottoposti all’Irpef ordinaria.
Resta da chiarire (ed è un punto rilevante anche ai fini del finanziamento dell’operazione) a quali delle attuali detrazioni, incluso eventualmente il bonus 80 euro, i nuclei interessati dovrebbero rinunciare.
La progressività di questo nuovo meccanismo sarebbe assicurata, pur se in misura minore rispetto ad oggi, dall’applicazione di una deduzione per carichi familiari che avrebbe un effetto decrescente al crescere del reddito: dunque chi ha introiti più bassi dovrebbe conservare un relativo vantaggio.
Uno dei problemi, segnalato da Luca Cifoni sul Messaggero, è che la proposta prevede che si sposti il carico fiscale dal singolo contribuente al nucleo familiare: una possibilità esclusa da una sentenza della Corte Costituzionale che risale al 1976.
Il MoVimento 5 Stelle dal canto suo boccia senza appello la proposta della Lega perchè costa troppo ma ne tira in compenso fuori un’altra, illustrata da Federico Capurso sulla Stampa, che però avrebbe a sua volta costi esorbitanti:
Si può però semplificare, immaginando di sommare i redditi dei coniugi e di dividerli per il numero dei componenti della famiglia, applicando un coefficiente che aumenta tanto più è numeroso il nucleo familiare. Rispetto alla proposta leghista, gli scaglioni diventerebbero tre (e non più due), in modo da spalmare le spese per le casse dello Stato.
Si partirebbe con una “No tax area” da allargare dagli attuali 8 mila euro ad «almeno 9360 euro». Fino a raggiungere, quindi, l’asticella di un anno di reddito di cittadinanza. Il primo scaglione dovrebbe invece riguardare i redditi dai 9360 euro ai 25 mila euro, con un’aliquota tra il 24 e il 25%. Il successivo scaglione arriverebbe fino ai 100 mila euro, con un’aliquota al 38%, da alzare al 43% per i redditi superiori ai 100 mila euro.
I Cinque stelle ipotizzano di poter accorpare alcune voci di spesa ed eliminare delle detrazioni come quella per il familiare a carico (che verrebbe conteggiato già nel quoziente di base). Ma anche qui si rischiano costi simili a quelli della proposta “piccola” della Lega. Il punto però non è nemmeno questo.
Il punto è che Di Maio & Co. avevano assicurato durante la campagna elettorale che avrebbe coperto le loro proposte tagliando sprechi e spese improduttive, ma quando si è trattato di finanziare reddito di cittadinanza e quota 100 hanno deciso di fare più deficit, caricando così il costo delle loro promesse elettorali sulle generazioni successive.
Adesso entrambi tornano a promettere riforme epocali mentre dovrebbero stare a testa bassa a cacciare i 24 miliardi di clausole di salvaguardia perchè è quello il primo problema da affrontare nel DEF.
Il rischio è che ci si balocchi su proposte impossibili da realizzare fino ad urne chiuse, come ha fatto Salvini con la proposta del taglio delle accise, per poi trovarsi con il cerino acceso in mano e il ravanello che finisce nel solito posto.
In quello del contribuente, per essere precisi.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
A DOMENICA LIVE SALVINI NON SA CHE RISPONDERE ALL’ATTACCO DELLA CONDUTTRICE SULLE FAMIGLIE ARCOBALENO E RIMEDIA UNA FIGURA BARBINA… EVITA I CONFRONTI PER QUELLO, E’ SOLO SLOGAN E ARROGANZA, SOTTO LA DIVISA ABUSIVA IL NULLA
Nella puntata di Domenica Live del 17 marzo, Barbara D’Urso ospita Matteo Salvini ma
si scontra con lui sul tema delle famiglie arcobaleno, in relazione alla sua presenza all’imminente convegno conservatore dedicato alla famiglia tradizionale: “I bambini con due papà non devono essere discriminati”.
Matteo Salvini è intervenuto come ospite nell’ormai consueto spazio politico di Domenica Live, nella puntata del 17 marzo.
Il politico della Lega è stato protagonista di un battibecco con Barbara D’Urso, intorno al tema delle famiglie arcobaleno.
Da anni la conduttrice si professa paladina dei diritti dei gay e sostiene le adozioni da parte di coppie dello stesso sesso.
L’intervista è stata l’occasione per un appello in diretta ai partiti di governo e allo stesso Salvini, facendo riferimento, in particolare, al Congresso mondiale delle famiglie in programma a Verona dal 19 al 31 marzo.
“C’è una cosa a cui tengo molto. Ho letto che sarai al congresso mondiale della famiglia tradizionale. Sai che è promosso dal Ministro Fontana… Tu sai che esistono le famiglie arcobaleno, esistono bambini che vivono, per vari motivi, con due papà . Questi bambini vanno a scuola e non possono sentirsi dire che quella non è una famiglia. Non deve essere discriminato nessuno. Se voi dite papà mamma e un figlio allora discriminate, l’hai detto tu. Scusa se io porto avanti le mie idee. Esistono dei bambini che vivono per vari motivi in queste famiglie. Anche fuori dall’utero in affitto. Magari il papà naturale aveva una relazione con una madre e adesso lui sta con un uomo. Non potete dire che questa non è una famiglia. Capisci? Questa è una realtà e il ministro Fontana nega questa realtà ! Tu sai bene che c’è un ragazzo gay che ha adottato un bambino down, che nessuna famiglia etero voleva. E allora quel bambino? Quella per te non è una famiglia?
“Ognuno in camera da letto fa quello che vuole”, è stato il timido e imbarazzato tentativo Salvini di replicare alle affermazioni della D’Urso, “però ogni bambino ha diritto di avere una mamma e un papà , perchè questo è quello che ha voluto il buon Dio”.
La conduttrice ha quindi rincarato la dose: “Tu non sei d’accordo con me. Ma vorrei si facesse qualcosa. A quel congresso c’è una dottoressa, Silvana De Mari, secondo cui l’atto sessuale tra due gay è una forma di violenza usata anche come pratica di iniziazione al satanismo. Per me le famiglie sono quelle dove c’è amore. Su questa cosa non siamo d’accordo”.
Salvini incassa la “sconfitta” ma la sua apparizione a Domenica Live conferma come il leader leghista sia il politico più attivo in televisione.
Per lo meno lo è stato nel periodo di tempo va dal 1 al 31 gennaio 2019, come ha svelato un report dell’Agcom. Analizzando i ranking dei 20 soggetti politici e istituzionali che parlano di più nei tg e negli altri programmi, Salvini domina sostanzialmente le classifiche. Probabilmente, però, in futuro eviterà gli inviti della D’Urso.
Lui è capace di fare solo monologhi destinati agli ignoranti, dai confronti uscirebbe a pezzi.
(da agenzie)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
CONSENTITO IL RICORDO DEL PREGIUDICATO NEONAZISTA, NON QUELLO DEL GIOVANE UCCISO DALLA POLIZIA A FERRARA
Sta facendo rumore la coreografia della Curva Nord dell’Inter dedicata a Daniele Belardinelli.
Durante il derby di Milano, infatti, nel settore destinato ai tifosi nerazzurri è comparso uno striscione in memoria del tifoso del Varese morto durante gli scontri prima del match di San Siro con il Napoli dello scorso 26 dicembre.
Una decisione che ha provocato grande indignazione dato che, come noto, il 39enne faceva parte del gruppo neonazista Blood&Honour.
E, oltre al volto di Belardinelli, la coreografia dei supporters nerazzurri ‘citava’ anche quel gemellaggio.
A dare il via libera per l’esposizione di quello striscione è stato il Gos (Gruppo operativo di sicurezza) che ha l’onere di autorizzare quali coreografie possono entrare negli stadi italiani e quali no.
E all’inizio il parere era stato negativo, proprio per evitare malumori e polemiche.
Poi, però, dal Viminale (che controlla il Gos) è arrivato il via libera e lo striscione dedicato a Daniele Belardinelli è stato esposto durante il derby di Milano.
Una scelta che fa riflettere dato che, ogni tanto, lo stesso Gos non ha dato autorizzazioni a striscioni dedicati a personaggi meno ‘eversivi’ rispetto a Belardinelli.
L’ultimo episodio risale proprio a sabato pomeriggio quando a Ferrara, in occasione del match di campionato tra Spal e Roma, la polizia penitenziaria e gli steward hanno sequestrato uno striscione dei tifosi giallorossi dedicato a Federico Aldrovandi, il giovane ferrarese morto il 25 settembre 2005 durante un controllo di polizia.
E non è la prima volta che una coreografia dedicata ad Aldrovandi non viene fatta entrare nello stadio e, quando riesce a varcare i cancelli, porta a multe salate da parte del giudice sportivo.
In particolare la tifoserie della Spal è sempre stata molto vicino al caso del giovane ferrarese ucciso nel 2005. Non ultimo il caso del dicembre 2017, quando è stato bloccato l’ingresso dello Stadio Olimpico di Roma della bandiera con il suo volto.
Oppure, qualche settimana dopo, la multa ai sostenitori del Siena per aver esposto uno striscione ritenuto «provocatorio nei confronti delle forze dell’ordine» (questo recita il comunicato del Giudice sportivo).
E quella provocazione era il volto di Federico Aldrovandi, non quello di Daniele Belardinelli.
(da Tpi)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
LO SCANDALO DELLE CONCESSIONI BALNEARI, PAGANO CANONI IRRISORI E OTTENGONO IL MONOPOLIO DELLE SPIAGGE… LEGA E M5S SERVI DELLA LOBBY
Ieri sera Filippo Roma e le Iene hanno affrontato la questione delle concessioni
balneari.
In Italia infatti i titolari di concessioni demaniali sulle spiagge pagano allo Stato un canone d’affitto irrisorio. Poco o nulla rispetto ai guadagni generati dagli stabilimenti che sussistono sugli spazi demaniali.
Come ulteriore regalo il governo del Cambiamento poi ha deciso di partire alla carica contro la Direttiva europea Bolkestein, quella che prevederebbe di mettere a gara, con un bando pubblico ad evidenza europea, gli spazi demaniali e le concessioni in scadenza.
Cosa hanno fatto invece Lega e MoVimento 5 Stelle?
Nella legge di Bilancio hanno inserito un emendamento che esclude le concessioni balneari dall’applicazione della Direttiva Bolkestein che prevede che le le concessioni pubbliche (dei balneari ma anche dei venditori ambulanti) vengano di nuovo messe a gara.
Un emendamento che costa caro ai cittadini.
Non solo perchè i balneari pagano pochissimo (mediamente 1,5 euro al metro quadro per le aree coperte e di 0,88 euro per quelle all’aperto) ma perchè espone il nostro paese al rischio di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea.
Il ministro delle Politiche Agricole e Forestali, il leghista Gian Marco Centinaio, ne è consapevole. Tant’è che nell’annunciare l’uscita unilaterale senza accordi dalla Bolkestein ha ammesso  che «Andremo al 99,9% in infrazione».
Tradotto: gli italiani dovranno pagare una multa mentre i balneari potranno continuare a fare affari per i prossimi 15 anni.
Multa che secondo Angelo Bonelli potrebbe arrivare fino a 300 mila euro al giorno.
Ad un certo punto il M5S e la Lega si sono fatti prendere la mano ed erano arrivati a presentare un emendamento che avrebbe consentito una sanatoria di due anni per le concessioni oggetto di contenzioso. La proposta è poi stata ritirata.
Ma il problema rimane perchè oltre a pagare un affitto bassissimo alcuni balneari il canone demaniale non lo pagano proprio e risultano morosi.
Eppure anche per loro il governo gialloverde ha previsto la possibilità di accedere alla proroga — senza gara — della concessione fino al 2034.
Centinaio alle Iene difende la decisione del governo di proseguire con le proroghe automatiche. Questo anche se la direttiva europea prescrive che l’assegnazione debba essere fatta in maniera trasparente con una gara e senza proroghe automatiche.
Anzi, Centinaio ribatte all’inviato delle Iene dicendo che fosse stato per lui «ne avrei dati trenta» di anni di concessione. Ovvero il doppio di quanto stabilito.
Centinaio tergiversa anche su quando verrà emanata la legge per l’aumento del canone demaniale continuando a ripetere che la si farà «al momento opportuno». A quanto pare non prima delle elezione europee di maggio. Ad un certo punto il ministro promette che la si farà con la prossima legge di bilancio.
Nel frattempo però i balneari continueranno a fare come hanno sempre fatto.
Anche se c’è qualcuno — come il titolare del Twiga Flavio Briatore — che chiede di rivedere le concessioni balneari: «Gli affitti delle concessioni balneari andrebbero rivisti tutti. E almeno triplicati» ha detto Briatore al Corriere qualche giorno fa spiegando che lui paga attualmente poco più di 17mila euro di concessione ma che un canone equo dovrebbe essere di almeno 100mila euro l’anno.
Anche il vicepremier e bisministro Luigi Di Maio ha confermato la netta chiusura del governo alla Bolkestein sulle spiagge spiegando — con le solite fregnacce — che c’è il serio pericolo che con una gara d’appalto pubblica «non condividiamo la Bolkestein come strumento per riscuotere i canoni dei balneari perchè si mette a bando europeo uno spazio che sono le nostre spiagge e non è giusto».
Eppure facendo una gara pubblica, trasparente, si potrebbe dare la concessione al miglior offerente. Di Maio non è d’accordo nemmeno su questo ed agita lo spauracchio delle multinazionali che si vogliono prendere le nostre spiagge: «sì però io la devo svendere ad una multinazionale straniera io non sono contento di fare soldi».
Verrebbe da chiedersi quale multinazionale sia interessata a comprarsi le spiagge e in che modo un’eventuale bando di gara aperto solo agli italiani possa impedire alla sussidiaria nazionale di una multinazionale di parteciparvi.
Sembrerebbe quasi che il problema non sia la gara europea, ma la gara in sè. Ed infatti il governo ha tagliato la testa al toro con una bella proroga lasciando che i soliti noti possano continuare ad accampare diritti quasi feudali su un bene che è di tutti.
Ma guai a parlare delle “lobby dei balneari” perchè Di Maio vi ride in faccia. Lui, che per anni ha parlato di lobby in qualsiasi settore.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
A FS IL 40%, AL TESORO IL 15%, IL RESTO A PARTECIPATE: ECCO COME I SOVRANISTI FANNO PAGARE IL CARROZZONE AI CONTRIBUENTI ITALIANI
Delta Airlines c’è, senza troppa convinzione. La compagnia americana, scrive il Messaggero, sale a bordo della nuova Alitalia con una quota iniziale minima, il 10%, pari a quella detenuta in Air France Klm.
Dopo un negoziato estenuante ad Atlanta, arriva il sì di Delta, che mette un piede dentro il vettore italiano, con l’impegno a raddoppiare la quota in 4 anni, se saranno centrati gli obiettivi.
Un tipo di operazione che Delta ha già realizzato con Aeromexico, dove entrò con il 19% e dopo quattro anni salì al 49%.
Nel piano non c’è Easyjet ed è difficile che la low cost possa rientrare. Tutto il resto della torta Alitalia, è in mano pubblica.
La partecipazione bassa di Delta comporta un maggior impegno delle Ferrovie dello Stato, che dovranno rilevare una quota pari al 40%, rispetto all’originario 30%. Il via libera di Delta è però una delle condizioni principali poste dal Cda di Fs per portare a termine l’acquisizione, la presenza di un partner industriale.
Non è stato facile, prosegue il quotidiano romano, assicurarsi la presenza di Delta. Il confronto fra Gianfranco Battisti, ad di Ferrovie, e il Ceo di Delta, Ed Bastian, si sarebbe focalizzata sulle quote della nuova compagine, sui soci, la governance, mentre la definizione degli aspetti industriali del piano sarebbe più lineare, anche se da rifinire nelle prossime settimane.
Oltre il 50% in mano a Fs e Delta, nella nuova Alitalia dovrebbe esserci una partecipazione del 15% in mano al Tesoro, mediante la conversione di un prestito ponte.
Poi, prosegue ancora il Messaggero, l’azienda ferroviaria avrebbe ottenuto dal Tesoro la disponibilità di Fincantieri a coprire un 10-15%. Resta ancora inevaso un 20% circa che sempre il Governo dovrà ripartire presso alcune partecipate dirette o indirette, come Quattro R, Fintecna, Leonardo.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 18th, 2019 Riccardo Fucile
PARLA IL DIRETTORE DEL GIORNALE DOVE LAVORAVA IL GIORNALISTA ASSASSINATO UN ANNO FA
“Zuzana Caputova se confermata al ballottaggio sarà un successo per la società civile,
ma ancor piຠimportanti saranno le elezioni politiche dell’anno prossimo, ci dice Peter Bardy, direttore di Aktuality.sk, il giornale investigativo online slovacco per cui lavorava il giornalista Jan Kuciak assassinato un anno fa.
Abbiamo ascoltato Bardy all’indomani della vittoria di Zuzana Caputova, la candidata liberal, europeista, ambientalista e anticorruzione al primo turno delle elezioni presidenziali.
Che significa la vittoria di Zuzana Caputova per la società civile e la democrazia slovacche?
“Zuzana Caputova è un’attivista della società civile, quindi la sua vittoria al primo turno mostra che è possibile che aumenti l’interesse dei cittadini slovacchi ad appoggiare in posizioni di vertice persone che non sono i politici tradizionali, e che hanno una storia grande e importante alle loro spalle. Zuzana Caputova una storia importante, appunto, ce l’ha”.
Se sarà confermata al ballottaggio il 30 marzo, potrà davvero cambiare la situazione nel Paese?
“Non lo so, e non voglio descrivere come facile e scontata la possibile vittoria di Zuzana Caputova, ma sinceramente devo dire che il suo rivale al secondo turno, Maros Sefcovic (vicepresidente della Commissione europea, ndr) non appartiene al novero dei nomi politici ‘fortì in Slovacchia. Il partito di governo (Smer, socialdemocratici) lo ha scelto perchè non aveva altri candidati possibili. L’eventuale vittoria di Zuzana Caputova al secondo turno e il suo arrivo alla guida dello Sttao sarebbero un successo per la società civile, ma sarà più importante il test del 2020 con le elezioni parlamentari per vedere come il mio Paese si svilupperà nei prossimi mesi”.
In un’intervista a Repubblica Caputova ha detto che si sente sicura ma è sempre accompagnata da due guardie del corpo. Significa che l’impegno civico è ancora pericoloso?
“Non credo che corra rischi, ma non dispongo di tante informazioni quante ne ha il suo staff”.
Cosa consiglierebbe a Zuzana Caputova, se sarà confermata presidente?
“Non voglio dare consigli a Zuzana Caputova perchè non sono il suo consigliere, bensà un giornalista. Se vincerà al secondo turno dovrebbe fare del suo meglio per non deludere la gente che ha votato per lei, la società civile”.
Che significano queste elezioni slovacche nel contesto di Visègrad e dei rappporti dell’Est Europa con la Nato?
“Zuzana Caputova potrebbe da capo dello Stato continuare in una certa misura la politica del suo predecessore Andrej Kiska, in altre parole possiamo aspettarci una presidente che sarà europeista, pro-Nato e favorevole alle organizzazioni non governative”.
Il risultato del voto è una vera sconfitta per il potere, per gli autocrati, per chi non esita a usare la violenza come chi ha assassinato Jan Kuciak
“Non credo, aspettiamo per dirlo. Ma comunque è un segnale che la Slovacchia può cambiare, che possiamo aspettare e vedere successi di politici che proteggono i cittadini, le persone decenti e oneste, e non potenti colpevoli di frodi e legati al crimine organizzato”.
(da “La Repubblica”)
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