Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
MENTRE LE AUTOCISTERNE DEL LATTE VANNO A FUOCO
«Ho incontrato al Ministero i #pastorisardi, obiettivo: risolvere il problema entro 48 ore». Così parlò Matteo Salvini, era il 12 febbraio 2019, a poco più di due settimane dal voto delle regionali in Sardegna prometteva di portare il prezzo del latte di pecora ad un euro al litro.
Da quell’annuncio di giorni ne sono passati ventitrè, per un totale di 552 ore ma la soluzione promessa dal ministro dell’Interno non è arrivata.
Non solo: non c’è nessun accordo sul prezzo del latte perchè i pastori hanno bocciato la proposta di 72 centesimi di euro al litro.
Un prezzo considerato troppo basso visto che i costi di produzione si aggirano attorno ai 70 centesimi/litro.
Cosa è successo dal 12 febbraio ad oggi? Le elezioni regionali, che hanno dato la vittoria a Salvini e al candidato del centrodestra. E così il ministro dell’Interno non ha più bisogno di girare la Sardegna e farsi fotografare mentre mangia pecorino o annusa forme di fiore sardo.
Il punto è che da quando si sono chiusi i seggi Salvini ha smesso di parlare dei pastori, del prezzo del latte e del pecorino romano. E soprattutto sono trascorsi molto più dei due giorni promessi per trovare una soluzione al problema.
E così mentre la trattativa ufficiale sembra essersi completamente arenata le proteste continuano e sale la tensione.
Ieri mattina due uomini incappucciati hanno bloccato ad Irgoli (Nuoro) una cisterna della Sarda formaggi e dopo aver svuotato sull’asfalto tremila litri di latte hanno dato fuoco al camion. Non è il primo assalto del genere e già diversi episodi simili si sono verificati nei giorni scorsi.
Salvini tace anche su questi episodi, ormai la questione non gli interessa più.
Non stanno zitti i pastori che vorrebbero invece stemperare la tensione e hanno subito condannato l’assalto all’autocisterna.
Andrea Mulas — uno dei rappresentati del movimento dei pastori — lo ha definito «Un gesto che non solo ci offende ma ci danneggia in un momento particolarmente delicato». Il momento delicato è il vertice con il prefetto previsto domani a Sassari.
Si discuterà del prezzo del latte, la base di partenza sono sempre quei 72 centesimi di euro al litro che la maggior parte dei pastori considera una cifra troppo bassa e al di sotto dei costi di produzione.
Una proposta che per altro è stata rifiutata anche un mese fa, prima dell’intervento risolutivo di Salvini e di Centinaio.
L’obiettivo minimo sono almeno i 74 centesimi al litro che se non altro coprirebbero le spese ma i pastori puntano alla cifra di un euro al litro. Un accordo si potrebbe raggiungere se gli industriali accettassero un prezzo per il latte di pecora di 80 centesimi al litro, ma le posizioni sembrano ancora molto lontane.
Così come Salvini che dopo un insolito attivismo sul tema (per essere il ministro dell’Interno) ha lasciato cadere la questione.
Un prezzo che è stato promesso sia da Salvini che da Centinaio, che però ora nelle poche dichiarazioni sull’argomento frenano riguardo alla possibilità di raggiungerlo in tempi brevi.
Il timore è che una volta portato a casa il risultato elettorale la Lega abbia archiviato la protesta dei pastori e che quindi ora gli allevatori si trovino da soli contro gli industriali in una posizione di debolezza.
Il vicepremier nel frattempo ha iniziato un’altra battaglia: quella per le regionali del 24 marzo in Basilicata.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
UNO E TRINO: IMPEGNATO IN PARLAMENTO, REMUNERATO A VILLA CLAUDIA DOVE IN SEI MESI HA EFFETTUATO CINQUANTA INTERVENTI E PURE DIPENDENTE DI TOR VERGATA
Pierpaolo Sileri, volto emergente del MoVimento 5 Stelle, presidente della commissione Sanità di
Palazzo Madama e possibile ministro in un eventuale rimpasto al posto di Giulia Grillo, continua a lavorare nelle cliniche private.
L’accusa gli arriva da Stefano Zurlo sul Giornale, il quale sostiene che il chirurgo ha fatto la spola con una clinica privata della Capitale e ha effettuato numerosi interventi chirurgici, almeno cinquanta nel solo periodo marzo-agosto 2018, realizzando fatturati importanti per lui e per la struttura che lo ospitava.
La scoperta è arrivata grazie alla politica, si fa per dire.
Il primo febbraio l’assessore alla Sanità della giunta Zingaretti, Alessio D’Amato, aveva replicato alle solite critiche dell’iperattivo senatore con parole acuminate: «Basta andare sul sito dottori.it e potrete vedere che il presidente della Commissione al Senato ha anche un doppio lavoro perchè fa attività in strutture private accreditate della Regione Lazio con visite a 150 euro ed è anche un dipendente di Tor Vergata. Quindi prima di fare certe affermazioni dovrebbe spiegarci un po’ la sua etica».
Nel frattempo le “prove” sono però sparite dal sito, ma gli accertamenti da parte della Asl Roma-1 sono in corso, anche se il metodo utilizzato è sorprendentemente soft: non l’acquisizione diretta di carte e documenti ma una semplice richiesta alla controparte.
Se ne saprà qualcosa in più mercoledì prossimo, quando il dossier Sileri atterrerà pure in Consiglio regionale.
Sileri è autore di linee guida internazionali di pratica clinica, ha vinto quattro premi. E, conclude il Giornale, si è triplicato:
Sileri oggi è uno e trino: svolge l’attività parlamentare, bacchettando a destra e sinistra, ma continua, pur in aspettativa, a fornire le proprie prestazioni professionali. A Tor Vergata, saltuariamente, a titolo gratuito.
A Nuova Villa Claudia, questo il nome della struttura come specificato da Aurigemma, invece è stato remunerato. Con buona pace dell’etica.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
L’INDAGINE RIGUARDA ALCUNE SENTENZE DEL CONSIGLIO DI STATO CHE SAREBBERO STATE PILOTATE SUL CASO MEDIOLANUM
La procura di Roma indaga su Silvio Berlusconi. L’accusa è di corruzione in atti giudiziari nell’ambito dell’indagine su alcune sentenze del consiglio di Stato che, secondo i magistrati, potrebbero essere state pilotate.
Si tratta, nello specifico, della decisione del 3 marzo 2016, con la quale fu annullato l’obbligo di cedere la quota eccedente il 9,99% detenuto in Banca Mediolanum, stabilito nei confronti di Berlusconi da Bankitalia.
La sentenza in questione aveva ribaltato quella del Tar del Lazio che imponeva la vendita del 20% delle azioni per il fatto che l’ex presidente del Consiglio non aveva più i requisiti di onorabilità previsti dalla legge in seguito alla condanna in via definitiva per frode fiscale legata ai diritti Mediaset.
La maxi indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Stefano Rocco Fava, nelle scorse settimane ha portato ad una serie di arresti che hanno riguardato anche magistrati.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
IL METODO FACILE E SICURO E’ STATO SPIEGATO A DIMARTEDI’… COSI’ SI ELUDE QUALSIASI VINCOLO DI ACQUISTO… E CI SONO MOLTI ALTRI TRUCCHI
Con la carta per il reddito di cittadinanza si può acquistare un’altra carta di credito e spendere i
soldi attraverso quella, eludendo così i famosi “controlli”.
Il metodo, facile e sicuro, è stato spiegato a DiMartedì: un’inviata del programma ha comprato con la card una carta di credito ricaricabile al supermercato.
Trovandosi tra le mani uno strumento di pagamento privo di qualsiasi vincolo di acquisto. Tanto da poter comprare, per dimostrarlo, un gratta e vinci al tabaccaio.
Finendo per giocare d’azzardo con i soldi prelevati da una carta che dovrebbe, secondo Floris, essere«gemella» di quella su cui verranno caricate le somme del reddito di cittadinanza.
Stando al sito ufficiale del Rdc, «è vietato l’utilizzo del beneficio per giochi che prevedono vincite in denaro o altre utilità ».
Non è chiaro,invece, se sia possibile o meno acquistare, negli stessi negozi — per esempio quelli della grande distribuzione — che vendono quei «beni e servizi di base» indicati come acquisti primari, anche una delle tante carte ricaricabili o prepagate.
Anche quelle per scopi specifici come Amazon o per i servizi di streaming audio e video oppure ancora per i videogames online, oltre alle carte di credito ricaricabili che permettono anche di ricevere bonifici. E quindi di aggirare il sistema piuttosto facilmente.
Ma ci sono anche altri metodi, di cui abbiamo parlato qui.
Ad esempio, se qualcuno decidesse di mettere su un piccolo mercato nero per amici e parenti “benestanti”?
Niente di eccessivamente vistoso ma sufficiente per poter rivendere ad un prezzo scontato i prodotti acquistati con il RdC?
In questo modo potrebbe convertire il Reddito di Cittadinanza in contanti da spendere in maniera “immorale”. O ancora peggio, da mettere da parte.
Qualcuno più intraprendente e più organizzato potrebbe invece mettere su attività abusive più in grande stile. Oppure si potrà prestare la tessera (o fare la spesa per conto di qualcuno) e poi farsi restituire i soldi in contanti.
Con la complicità del negoziante amico poi sarà magari possibile far figurare di aver acquistato un certo prodotto invece che un altro (anche se questo magari creerà problemi nella gestione del magazzino) magari proprio di quelli “immorali”.
Naturalmente poi c’è tutta la casistica di chi lavora in nero (o all’estero ma senza aver spostato la residenza ed essersi iscritto all’AIRE) e che quindi risulta nullatenente.
Il ministro Tria ha assicurato di aver pronto un piano anti lavoro nero. Però a mancare davvero per ora è la riforma dei centri per l’impiego, che riescono a far trovare lavoro solo al 3,4% di chi vi si iscrive.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE FRANCESE POTREBBE ACCOGLIERE L’INVITO
Durante la tanto chiacchierata intervista da Fabio Fazio, il presidente francese Emmanuele Macron si è lasciato andare a una dichiarazione d’amore per Napoli.
“Per me Napoli è un posto particolare. Stendhal diceva: ‘Ci sono due capitali in Europa. Parigi e Napoli”. Ho letto quello che Schifano ha scritto della città . Napoli è per me una città veramente particolare, l’ho visitata più volte e mi è molto cara”.
L’esternazione è stata particolarmente apprezzata dal popolo partenopeo. E, soprattutto, dal primo cittadino, tanto che Luigi De Magistris, onorato dalla dichiarazione del presidente francese, si è deciso a rispondere, inviando una lettera all’Eliseo.
Il sindaco di Napoli prima ha ringraziato il presidente Macron “per le belle parole” spese per la città , che “mi riempiono di orgoglio e mi lusingano”; poi ha deciso di prendere in mano la situazione e approfittarne per invitare l’inquilino dell’Eliseo a Napoli.
“Ho molto apprezzato il Suo riconoscimento di Napoli quale grande capitale europea, così definita, insieme a Parigi, da Stendhal e da molti viaggiatori che, non solo nei secoli scorsi, sono rimasti colpiti dal suo enorme patrimonio artistico, culturale ed ambientale che è conosciuto in tutto il mondo”, si legge nella lettera.
“Con Parigi, con la Francia esistono antichi rapporti ed amichevoli relazioni che si sono consolidate, nel tempo, attraverso ideali e principi comuni. La Francia, Parigi hanno rappresentato, sempre, il Paese e la Capitale della libertà e dei diritti, così come Napoli, Medaglia d’Oro per le Quattro Giornate costituisce la Città della Pace e dell’accoglienza, la cerniera dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo”, scrive De Magistris nella prima parte della lettera, mentre nella seconda, invece, si richiama alle parole di Macron su Eduardo De Filippo.
Il presidente francese aveva detto che De Filippo è “un autore per me particolare, perchè ho incontrato mia moglie con Eduardo. Stavo recitando ne L’Arte della commedia di Eduardo, non è certo la sua pièce più napoletana, ma è una bella pièce teatrale, l’ho adattata quando ero al liceo, all’università ed è in questa occasione che ho incontrato mia moglie, quindi Eduardo De Filippo ha un posto speciale nel mio cuore”.
A queste parole, il primo cittadino di Napoli risponde così nella lettera: “Il Suo riferimento, signor Presidente, al nostro grande drammaturgo, Eduardo De Filippo, mi ha, poi, molto colpito perchè sottende una Sua profonda conoscenza della nobile tradizione del teatro napoletano che, nel caso di Eduardo, diventa teatro universale, patrimonio dell’intera umanità ”.
Infine De Magistris si lancia nell’invito finale: “Sarei particolarmente onorato di poterLa accogliere a Napoli, qualora i Suoi gravosi impegni glielo consentissero. Potrebbe rivedere una città che è, sempre, una sorpresa e che è, come Lei ben sa, particolarmente viva e ricca di umanità ”.
(da TPI)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
ERA STATA SALVATA DALL’ALLEVAMENTO-LAGER DURANTE IL BLITZ DEGLI ATTIVISTI ANTI-VIVISEZIONE
E’ morto il Beagle diventato simbolo della lotta contro Green Hill, l’allevamento di cani destinati
alla vivisezione a Montichiari (Brescia), fotografato nel giorno della liberazione dei cuccioli mentre viene fatto passare attraverso il filo spinato.
Vita, questo il nome della cagnolina, se n’è andata a causa di una malattia dopo aver trascorso anni felici, amata e accudita dalla sua famiglia umana.
La foto di Vita che ha fatto il giro di tutti i giornali e i siti online è stata scattata il 28 aprile 2012, quando un gruppo di attivista ha scavalcato la recinzione dell’allevamento-lager in provincia di Brescia per liberare decine di beagle.
Erano riusciti a far passare sotto il filo spinato i cuccioli e a portarli via nascosti sotto le felpe e dentro le borsette.
Fra questi c’era anche ‘Vita’, che ha avuto la fortuna di vivere una vita felice lontana dal canile e che resterà per sempre il simbolo della lotta contro Green Hill.
Sulla pagina Facebook della Leal (Lega Antivivisezionista) è stato pubblicato un post in ricordo della cagnolina, con la sua foto nel giorno del salvataggio: “Vita rimarrà nella storia della liberazione animale e nei cuori di tutti.
Anche lei come il cucciolo con le orecchie al vento, immortalato in un’altra famosa foto, sarà testimone di un momento di intelligente strategia e straordinaria unione” si legge nel post.
La proprietaria del cane ha risposto ai tanti commenti di compianto degli utenti postando le foto degli ultimi anni di Vita, che da cucciola grande come una mano era ormai diventata adulta.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
IL 7 MARZO 1908 NASCEVA A ROMA NANNARELLA, UNA DELLE PIU’ GRANDI ATTRICI DI TUTTI I TEMPI E ANTESIGNANA DEI DIRITTI DELLE DONNE
Anna uscì dalla sua casa di Palazzo Altieri in una bella giornata di fine estate del 1973, per non farvi più ritorno. La sua agonia alla clinica Mater Dei di Roma durò una ventina di giorni, assistita da Luca e dagli amici più cari.
Il 26 settembre la televisione decide di mandare in onda “1870”, l’ultimo film girato con Giannetti e che non era stato trasmesso insieme agli altri perchè destinato al circuito cinematografico. Ma Anna non riuscirà a vederlo. Lo vedrà tutta Italia come estremo omaggio a Nannarella, la sua attrice più grande e più amata.
Perchè dopo 40 anni si parla ancora di lei, di Anna Magnani?
Perchè è stata l’attrice simbolo del cinema italiano del dopoguerra, il cinema della ricostruzione e del riscatto.
Perchè è stata una delle più grandi attrici di tutti i tempi, capace di comicità sfrenata e di profonda drammaticità .
Ma si parla ancora di lei perchè è stata il simbolo della donna italiana e della sua crescita.
Di lei, gli italiani da più di cinquanta anni tengono nella mente, negli occhi, nelle orecchie e nel cuore quella corsa disperata dietro il camion tedesco che si portava via il suo Francesco, la caduta terribile sul selciato che metteva la parola fine sul suo più grande personaggio, ma anche la risata ora irridente, ora canzonatoria, ora semplicemente gioiosa che spesso, anzichè accompagnarla, quasi la precedeva, annunciandola al suo pubblico : la risata di Nannarella.
Ebbe amori drammatici, esclusivi, travolgenti.
Patì dolori laceranti, accompagnati da gioie sfrenate, da improvvise voglie di giocare (lei la chiamava “la ruzza”) e da un drammatico disincanto che la portava a non rispettare niente e nessuno che non meritasse di essere rispettato.
Anna era figlia di ragazza madre, come Totò, come Charlie Chaplin, come Marilyn Monroe e come tanti altri grandi dello spettacolo che meglio di altri hanno rappresentato e raccontato l’umanità e la vita sui palcoscenici e sugli schermi.
Portò il nome di sua madre e lo stesso nome trasmise a suo figlio, in una sorta di linea discendente al femminile.
Ed anche per questo può essere considerata un personaggio di transizione, fra la donna subalterna e la donna li-berata, fino a divenire l’emblema, il portabandiera della grande rivoluzione femminile, ancora in atto.
E i personaggi di transizione, si sa, proprio perchè portano dentro di loro tutte le contraddizioni, sono sempre i più interessanti, i più vivi, i più verià
Anna Magnani diventò l’attrice simbolo italiana nel mondo in un momento particolare della nostra storia quando Roma era stata appena liberata dopo essere stata per dieci mesi sotto il terrore nazista, e la guerra si era spostata al Nord.
In questo clima ci furono dei cineasti, che riuscirono a girare un film diverso da tutti quelli che erano stati fatti in Italia prima di allora. Un film che voleva raccontare l’incubo dell’occupazione nazista.
“Roma città aperta” (così si chiamò il film) dette inizio ad una stagione nuova nel cinema italiano. Il cinema diventò più maturo e si fece strumento di conoscenza e veicolo di idee.
Il film di Roberto Rossellini farà scuola a tutti gli altri che verranno dopo e che daranno vita ad un cinema che, uscito dagli studi, scenderà nelle strade, a contatto con la gente. Sarà una stagione breve ma intensa e si chiamerà neorealismo.
Anna Magnani, anche se poi questo cinema si nutrirà dei cosiddetti “attori presi dalla strada”, del neorealismo rimarrà il simbolo, con il suo volto vero e sofferto, pronto a illuminarsi in una risata liberatoria come a incupirsi nella collera o a disfarsi nel dolore.
Il nome di Anna con questo film varcò l’oceano e di trionfo in trionfo arrivò anche a conquistare lei stessa l’America dove fu premiata addirittura con l’Oscar, prima italiana a ricevere l’ambita statuetta.
(da Globalist)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
NORMALI, MISOGINI, SADICI. SONO PADRI, MARITI, FIGLI…. NON RIESCONO AD AMARE, ACCETTANO DI ESSERE AIUTATI MA NON PRIMA DI AVER NEGATO QUALSIASI RESPONSABILITA’
Attende il momento giusto. Si apposta. Tra le mani un bastone. La osserva da lontano, poi si
avvicina e colpisce. Una volta, due volte. Continua fino a quando lei non sviene. L’asfalto accoglie il corpo offeso dalla violenza. Lui scappa, sentendo degli occhi indiscreti pronti a fermare quello che si potrebbe tramutare in un omicidio. Sale in auto e va in commissariato. «L’ho picchiata», confessa in un atto liberatorio. «Mi aveva lasciato», spiega.
Un’ossessione costante per quella donna, arrivata da un posto lontano. Prima stalker, poi aggressore, subito dopo carcerato. E infine pronto a un percorso di riabilitazione.
Uomini normali, uomini misogini, uomini sadici. Padri, mariti, ma prima di tutto figli. Non c’è età . Il motivo, a volte, rimane sconosciuto.
Bisogna prendere il loro passato, stenderlo in lunghe sedute di psicoterapia per comprendere da dove e chi ha innestato il virus dell’odio contro le donne che sfocia in offese ripetute, in percosse, in atteggiamenti ossessivi.
Secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat sono 2 milioni e 800 mila le vittime di violenza da parte di un partner o un ex partner. Una mattanza in crescita che può arrivare all’atto più brutale: il femminicidio.
Percorrono i corridoi del Centro di Ascolto per Uomini Maltrattanti, a volte spinti dalle stesse vittime, in altri casi, rarissimi, capiscono da soli che esiste un problema. Accettano di essere aiutati, ma non prima di aver negato qualsiasi resposanbilità . Le ammissioni arrivano centellinate, ma quando il velo si spezza, il percorso può dar loro di nuovo la dignità di padri, mariti, fidanzati.
Ha più di 30 anni e la tendenza a distruggere ogni rapporti per gelosia retroattiva. Il problema è la presenza degli ex fidanzati. «Duro massimo un mese, poi non riesco ad andare avanti. Voglio imparare ad amare», si è presentato così subito dopo aver pronunciato il suo nome.
Colto, raffinato, ma schiavo dell’antica pretesa che una donna deve essere illibata, pura e casta. Difficile distruggere i costrutti mentali, l’arcaica visione.
«Si sentono vittime delle donne che hanno al loro fianco — spiega Andrea Bernetti, responsabile del Centro di Ascolto per Uomini Maltrattanti —, picchiare e offendere diventa una vendetta del loro sentirsi oppressi e non oppressori».
La violenza trova una giustificazione, un appiglio per essere legittima. Nelle menti di questi uomini incapaci di amare si instilla la certezza di non essere loro gli aguzzini.
Ha più di 40 anni, una carriera brillante, si innamora e dopo quattro anni di relazione, sposa una donna che ha un figlio.
Neanche un anno e lei si tramuta in una zavorra da «mantenere», un essere che «è non in grado di allevare quel figlio avuto da una precedente relazione», una donna che gli ruba il tempo, prima dedicato a «cena, uscite con gli amici, aperitivi».
Ma lui non ha colpa delle percosse, degli insulti costanti, lui è l’unica vittima. E allora capire il problema diventa difficile, anzi difficilissimo. In alcuni casi quasi impossibile.
Il più delle volte sono figli calpestati da genitori poco attenti o violenti. Crescono con l’esempio di un padre che ha vessato la madre, credono che lo schema uomo-padrone e donna-sottomessa possa essere ripetuto, poi le certezze si sgretolano di fronte alla realtà .
Il contesto economico non ha importanza: ricchi o poveri, tutti possono essere violenti. La combo letale si manifesta per motivi socio-culturali e, in alcuni casi, relazioni complesse con le proprie compagne.
Ha poco più di trenta anni. È fuggito per il terrore di entrare in un giro sbagliato. Alla violenza fisica preferisce la distruzione di tutto ciò che lo circonda. Non conosce limiti, non ha regole. È convinto che la madre dei suoi figli debba vivere ai margini: non parlare, non intromettersi nelle scelte, non lavorare. La rabbia è costante. Il punto di rottura arriva quando, lei esasperata, chiama il 112. Arrivano i carabinieri e trovano la casa completamente distrutta. I figli vengono portati in una casa famiglia. Lui decide di andare al Centro, lei non lo lascia. Iniziano il percorso insieme. Ma non sempre c’è chi è in grado di perdonare. L’amore per sè stessi e per i figli prevale.
C’è lui, sadico, ipnotizzato dalla distruzione. L’infanzia con una madre che non ha concesso nulla, neanche un incoraggiamento. Inizia una storia con l’intento di maltrattare ogni donna. Una vendetta che si consuma in mesi di sdegno, valige gettate dalla finestra e poi un repentino pentimento che dura il tempo di ricominciare il gioco dall’inizio. Il suo odio lo porta a non riconoscere l’autorità del genere femminile.
Ed eccolo mentre rimane muto davanti alla psicologa oppure la paga e fugge via o la insulta per il gusto di farlo.
«Molti — sottolinea sempre Andrea Bernetti — si sentono destabilizzati di fronte all’emancipazione femminile, comprendono che questa epoca ha tolto loro il potere dell’autorità . Usano la forza per riportare la società a uno stadio embrionale in cui l’uomo per sentirsi tale non ha bisogno di dimostrare nulla». La donna viene vista madre, oggetto di tentazione, un cosa da possedere senza contraddittorio.
Ha preso una mazza. Ha iniziato a colpirla in testa. La paura costante che lei potesse tradirlo. È un messaggio spedito da un collega che fa esplodere definitivamente la frustrazione. Il tormento diviene quotidiano, fino a quando la maestra del figlio non si rende conto dell’inaspettato. Lui ha tentato la cura, ma la presenza di uno spettro costante lo ha reso prigioniero. Ogni regalo, una violenza se non ripagato con gratitudine. Ogni sorriso, l’inizio di un litigio se percepito poco sincero. Lei è stata contretta ad andare in una casa rifiugio.
È un bollettino di guerra senza armistizio. Sono solo cinquanta gli uomini che hanno deciso quest’anno di capire come fermare la violenza.
«Non si può costringere nessuno — chiosa Andrea Bernetti — ma forse in alcuni casi si potrebbe dare una scelta a queste persone. Chiedere loro se intendono intraprendere un percorso».
Ma ancora sembra esserci spazio solo per raptus o “tempeste emotive”, come nella sentenza della Corte d’Appello di Bologna per il femminicidio di Olga Matei.
(da “L’Espresso”)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
LA RAGAZZA ERA STATA TROVATA DAI FAMILIARI CON IL VOLTO TUMEFATTO E PICCHIATA A SANGUE
Ha confessato di avere uccisa la sua convivente. Cristian Ioppolo, 26 anni, dalle 13 sotto interrogatorio alla squadra mobile, ha ammesso di avere ucciso Alessandra Immacolata Musarra, di tre anni più piccola. Una confessione drammatica.
La donna è stata ritrovata dai familiari, che alle prime luci del mattino hanno chiamato il 118: sul corpo della donna sono stati evidenti segni di violenza, soprattutto al volto. Alessandra è stata picchiata a sangue con calci alla testa e pugni, ha i capelli strappati.
Alcuni giorni fa, la giovane aveva postato un video di “Un posto al sole”, lodando il riferimento alla violenza sulle donne.
(da agenzie)
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