Marzo 5th, 2019 Riccardo Fucile
HA IN MANO DUE BANDIERE TRICOLORI CON LA SCRITTA “BRUTTA ITALIA” E UN TATUAGGIO CON LA SCRITTA “MAFIA”
Due bandiere italiane in mano e due gemelli attaccati al seno.
Il nome dei bambini? Razzismo e Nazionalismo.
È stato rappresentato così Matteo Salvini in un carro al Carnevale di Dusseldorf, la sfilata carnevalesca più politica d’Europa. Mentre allatta, la maschera di Salvini brandisce due bandiere tricolore con scritto ‘Brutta Italia’ e, sulla spalla, ha tatuato un cuore con il termine ‘Mafia’ al suo interno.
La foto del carro è stata postata anche dal ministro sul suo profilo Twitter, con una faccina sorridente a commento (neanche ha capito il significato?)
Altre rappresentazioni di personaggi politici hanno accompagnato quella di Matteo Salvini. Tra le decine di carri, anche uno con una Theresa May dal naso appuntito con la scritta ‘Brexit’ che trafigge l’economia britannica.
Un altro ritrae Putin e Trump che stracciano il trattato sui missili nucleari Inf, tenuti in braccio da uno scheletro.
Trump è rappresentato anche nei panni di un angelo custode che protegge il principe saudita Mohammed Bin Salman, grondante sangue e con una motosega in mano, riferimento all’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi.
E poi ancora il leader del partito di governo polacco Jaroslav Kaczynski che lega a una croce una donna che raffigura la ‘Polonia liberale’.
(da agenzie)
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Marzo 5th, 2019 Riccardo Fucile
“LA RIAPERTURA DELLE CASE CHIUSE? UNA COSA FOLKLORISTICA”… “IL PD DI ZINGARETTI SORPASSERA’ IL M5S”
“Se tu abolisci la modica quantità devi arrestare il 50% degli abitanti di Milano. Il che è ridicolo,
impossibile”.
È questa l’opinione di Vittorio Feltri sul disegno di legge sulla droga presentato da Matteo Salvini.
La proposta del ministro dell’Interno prevede il raddoppio delle pene per chi spaccia e l’eliminazione, per l’appunto, del concetto di modica quantità .
Il giornalista, intervenuto ai Lunatici su Radio2, spiega perchè non condivide soprattutto il secondo punto del disegno di legge: “La modica quantità fu introdotta sulla base di un ragionamento, ormai la droga è diffusissima. Certi fenomeni sociali, tra i quali c’è l’uso e l’abuso della droga, vanno combattuti in modo diverso, non con sanzioni penali destinate a restare lettera morta. L’intento di Salvini è buono, ma tra l’intento e il risultato ce ne corre”.
Un riferimento poi all’ipotesi di riapertura delle case chiuse, una possibilità che il giornalista definisce “folkloristica”.
Una legislazione sulla prostituzione sarebbe però, secondo lui, interessante: “A me non interessano più (le case chiuse, ndr), alla mia età questi pensieri sono reconditi. Però una disciplina della prostituzione la vedrei molto volentieri”.
Per il giornalista bisognerebbe trarre esempio dall’estero: “Prenderei spunto da quello che accade in Svizzera o in Olanda, dove la prostituzione è regolamentata ma certo non in case chiuse. Noi quando parliamo di case chiuse ricordiamo i casini. Io non li ho mai frequentati, ma erano cose assurde, lo Stato che sfruttava la prostituzione, che imponeva le tasse e delle regolamentazione di tipo sanitario, tutte cose che io non posso tollerare. Una donna deve fare del proprio corpo quello che vuole, se una donna la vuole dar via sono fatti suoi”.
Sulla manifestazione antirazzista di Milano del 2 marzo Feltri ha le idee chiare: “Qualche segnale a sinistra arriva, bisogna riconoscerlo. Andare in giro per Milano a fare una manifestazione in favore degli immigrati mi sta bene, ma poi quando gli immigrati arrivano a Milano li sbattono per strada, nessuno se ne cura, nessuno gli dà una casa e una assistenza vera. E infatti Milano è piena di poveracci che dormono nelle aiuole, fanno la pipì in strada, ma non perchè sono maleducati, ma perchè non avendo una casa dove volete che piscino? L’accoglienza è una cosa nobile, però poi bisogna farla davvero e non mi sembra che questo accada”.
Il giornalista commenta poi l’elezione di Nicola Zingaretti a segretario Pd: “Il clima attorno al Pd fa ben sperare solo per un aspetto. Si spera che Zingaretti col suo partito un po’ difficoltà riesca comunque a superare i grillini che sono in discesa. Il Pd è in salita, i grillini in discesa, il sorpasso non mi pare un’ipotesi così campata in aria. Un sorpasso già alle Europee? Forse siamo troppo vicini, ma più che un euro ne scommetterei due”.
(da”Huffingtonpost”)
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Marzo 5th, 2019 Riccardo Fucile
NON RIESCE A CONCLUDERE UNA MAZZA SUI RIMPATRI, SULLA FLAT TAX, SULL’AUTONOMIA DEL NORD, SUI PASTORI SARDI E ALLORA VIA ALLA BUFALA CHE COLPISCE I CONSUMATORI, COMPRESO IL SUO ELETTORATO
Matteo Salvini non ha ancora ottenuto l’Autonomia che doveva arrivare entro il 15 febbraio altrimenti il sottosegretario alle chiacchiere Giorgetti annava ar Colosseo e se buttava de sotto.
Lui non si è buttato, nel frattempo ha dimostrato che con Draghi e con i “circoli finanziari” parla in italiano perchè l’inglese non lo conosce bene, e la legge sull’autonomia è ancora in alto mare. Così come la legittima difesa. E la TAV, sulla quale Salvini non ha ancora ufficialmente piegato Di Maio.
Per non parlare dell’accordo con i pastori sardi, brutalmente trollati da Salvini e Centinaio dopo le promesse.
Insomma, nonostante nei sondaggi Salvini spacchi, nei risultati concreti finora non si è visto molto di leghista e, vista la situazione dei conti, pare francamente difficile anche vedere la flat tax promessa dal Capitano nei programmi elettorali.
Per non parlare dell’uscita dall’euro, che ormai è un’utopia dopo che Salvini ha detto che vuole cambiare l’Europa “dal di dentro”, come diceva l’odiato Piddì. Per questo la Lega oggi rilancia con la modica quantità da abolire.
Si tratta della tipica battaglia identitaria di una certa destra, che infatti ha ripercussioni nel dibattito pubblico ma nessun effetto sull’economia che nel frattempo va a picco.
Ma è un’utile arma di distrazione di massa oggi che il governo non ha risultati concreti da raccontare per quel che riguarda il popolo leghista e sui giornali si parla di reddito di cittadinanza in vista dell’assalto ai CAF programmato per il 6 marzo.
E allora eccolo, il Salvini di lotta, caricarsi a pallettoni: «Non esiste la modica quantità . Se ti becco a spacciare vai in carcere».
Nel disegno di legge sulla droga presentato dalla Lega si prevede l’arresto obbligatorio in flagranza di reato e viene eliminata la circostanza attenuante della lieve entità .
Salvini alla Camera ha annunciato il provvedimento definito urgente
Il testo della Lega nel dettaglio prevede che le pene passino da un minimo di 3 a un massimo di 6 anni per lo spaccio di droga e la multa da un minimo di 5mila a un massimo di 20mila. Ma soprattutto considera l’arresto obbligatorio in flagranza ed elimina il concetto di lieve entità .
Sulla linea già annunciata dal ministro di Famiglia Lorenzo Fontana, sopprime infatti gli sconti di pena e la possibilità di «applicare, anzichè le pene detentive e pecuniarie, quella del lavoro di pubblica utilità » in caso di produzione, traffico e detenzione anche di “lieve entità ” di stupefacenti.
La guerra alla droga del ministro Salvini non vuole fermare il narcotraffico ma colpire i consumatori, compresi i suoi cari elettori.
Per passare il tempo. In attesa di nuove elezioni.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 5th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI PRIMA ISTIGA ALL’ODIO E POI NON RIMUOVE LA FOTO NONOSTANTE LA DIFFIDA DELL’AUTORE: IL SEQUESTRATORE DI PERSONE CONTINUA A VIOLARE LA LEGGE
Luca Cortese, 55 anni, fotografo milanese, è l’autore dello scatto fatto a Giulia durante “People”,
la marcia dei 250mila a Milano, sabato scorso.
La giovane manifestante – Giulia Pacilli, 22 anni, studentessa e attrice di teatro – è stata messa alla gogna da Matteo Salvini e coperta da decine di migliaia di insulti da parte dei follower del ministro degli Interni per aver partecipato alla marcia antirazzista con un cartello di aperta contestazione alle politiche del governo e in particolare a quelle di Salvini.
Ma il fotografo adesso farà causa al vicepremier per l’utilizzo senza autorizzazione dell’immagine.
Lo ha spiegato in un post in cui ha taggato Salvini: “Sono furioso per l’uso indegno della mia immagine fatto dallo staff di comunicazione del ministro Salvini e per la gogna mediatica a cui è sottoposta Giulia in queste ore. Tutta la mia solidarietà per lei. Ho richiesto formalmente la rimozione del post al gestore delle pagine social del ministro. In assenza di risposte intendo procedere per vie legali”.
“Un orrore”, ha detto la ragazza a Repubblica, raccontando il suo stato d’animo. “E’ incredibile che un rappresentante delle istituzioni che ha la responsabilità della sicurezza metta a rischio in questa maniera una donna”.
Ora anche la presa di posizione della persona che ha visto usare un suo scatto per un’operazione tanto criticata.
Luca che cosa ha fatto ieri pomeriggio quando ha riconosciuto la sua foto sui media dopo il post del leader della Lega?
“Ho subito scritto un messaggio privato sul canale social di Facebook di Salvini, dichiarando di essere il proprietario foto e chiedendone la rimozione non avendo dato nessun assenso e liberatoria all’utilizzo, e dicendo che mi sarei tutelato legalmente. Trovo vergognoso questo gesto da parte di un rappresentante del governo ed esprimo tutta la mia solidarietà a Giulia. Che per altro non conosco ancora”.
Le hanno risposto?
“Al momento non è arrivata nessuna risposta”
E quindi?
“Ho deciso di rendere pubblica la cosa e oggi passerò alle vie legali”.
Che cosa la disturba di più in questa vicenda?
“Al di là della gogna mediatica a cui è stata esposta una giovane donna, c’è anche una questione di diritti e di legalità , un pessimo utilizzo dei materiali che si trovano in rete, aggravato dal fatto che ad agire è un alto rappresentante delle istituzioni, che si vanta di essere legalitario anche abbastanza duro”.
E’ un segno dei tempi.
“Sì, una situazione abbastanza drammatica. Io ho fatto quella foto, perchè come professionista seguo da sempre queste occasioni, ho condiviso sulla pagine dell’evento People la foto e l’ho ritrovata usata per questo ignobile scopo. E’ una cosa spaventosa”.
E ora?
“Oggi sento il mio legale per procedere in via formale: a questo punto inutile insistere a chiedere la rimozione, ma sicuro chiederò un risarcimento per la violazione del diritto d’autore e per il diritto d’uso per immagine usata senza autorizzazione”.
Che farà con i soldi che dovessero arrivarle?
“Li devolverò al movimento dei Sentinelli, visto che Giulia era con loro”.
Vi siete sentiti con lei?
“La cercherò in giornata, ho già parlato invece con Luca Paladini sei Sentinelli”.
Lei fa politica?
“Non faccio politica attiva da tanti anni, ma partecipo come cittadino. Sono sicuramente schierato in favore della piattaforma di questa manifestazione, sono genericamente schierato a sinistra anche se non mi identifico con partito strutturato. Certo, situazioni come quella che si è creata per questa mia foto, mi fanno indignare profondamente e preoccupare per questo la direzione che ha preso questo governo”.
E’ stata una coda negativa della manifestazione del 2 marzo.
“Non credo. E’ stata una delle più belle manifestazioni degli ultimi anni per partecipazione e di mix di presenze, per una volta un corteo poco cavalcabile da strutture politiche organizzate ma con partecipazione estremamente importante. E credo che uno dei motivi per cui c’è stata questa reazione da parte di Salvini, è che People ha ‘fatto male’ a chi persegue queste politiche oscurantiste. Questo gesto ignobile, dà la misura forte di quanto questo movimento spontaneo ha colpito nel segno. Tutta la mia solidarietà a Giulia”.
(da agenzie)
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Marzo 5th, 2019 Riccardo Fucile
CONTE FA FINTA DI FARE IL MEDIATORE
“Per quanto riguarda la Tav, siamo in dirittura d’arrivo, nel percorso finale, quello politico. Oggi c’è stata la prima riunione politica, abbiamo iniziato l’analisi costi benefici. Domani sera alle 8,30, riunione con i tecnici a oltranza. Credo una scelta entro venerdì”. Giuseppe Conte racconta così l’esito del vertice mattutino con Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Danilo Toninelli sulla Tav.
Il premier smentisce che sulla questione dell’opera ferroviaria si possa innescare una crisi di governo: “Siccome prenderemo la scelta migliore per i cittadini, ovviamente il governo non rischia. Mi batterò perchè non sia trascurato alcun aspetto per una decisione corretta”, spiega. E aggiunge: ” “Posso garantire che prenderemo una decisione per tutelare l’interesse nazionale”. L’incontro soddisfa comunque il leader della Lega: ” “Stiamo lavorando, sono contento del vertice”.
Conte cerca anche di minimizzare lo scontro fra grillini e leghisti sulla Tav e si ritaglia un ruolo di mediatore. “”Rispetto le posizioni della Lega e del M5S – dice – ma sarò garante che queste posizioni pregiudiziali non pesino sul tavolo. Partiremo dall’analisi costi-benefici”.
Ma sono solo i leghisti a riconoscere il ruolo del premier: “Stiamo lavorando per la soluzione migliore partendo da dati oggettivi. La soluzione è nelle mani del presidente conte, le posizioni di partenza sono note. Siamo fiduciosi che si risolverà tutto per il meglio”, dice il capogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari.
Il presidente del Consiglio spiega anche oggi non era possibile prendere una decisione sul bandi Telt che dovranno essere emanati entro l’11 marzo. “Pensiamo di decidere prima di lunedì”, dice Conte. Il premier però aggiunge che in questi giorni “non è prevista alcuna interlocuzione con la Francia” e che al momento il governo non può discutere di un aumento dei fondi europei per la Tav.
“Non possiamo chiederlo ora perchè significherebbe essere per il sì alla Tav ed eventualmente chiedere di scontare il prezzo, quindi parliamo già di una fase successiva alla scelta”, dice.
Dunque il presidente del Consiglio cerca di smorzare i toni e cercare un punto di equilibrio fra leghisti e grillini.
Ma i grillini non sembrano intenzionati a deporre le armi. ”Escludo la crisi di governo sulla Tav”, dice il sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon, dando corpo e sostanza alle parole del capogruppo Molinari.
” Io non mi occupo di trovare il compromesso sulla Tav – risponde però il sottosegretario grillino alla presidenza del Consiglio Stefano Buffagni . – Detto ciò, se bisogna andare a casa perchè noi non vogliamo buttare soldi per opere vecchie, io non vedo il problema”.
(da agenzie)
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Marzo 5th, 2019 Riccardo Fucile
IL RICHELIEU DELLA LEGA INCIAMPA SULL’INGLESE NEGLI USA E RIMEDIA UNA BRUTTA FIGURA
Se volessi, finalmente, un giorno prendere possesso delle lingue straniere, e, segnatamente, di
quella inglese, certamente, sia detto senza sarcasmo e neppure sufficienza – giuro – mi affiderei a Giancarlo Giorgetti, alla sua fantasia, alle sue invidiabili capacità di improvvisazione lessicale, cosa non da tutti, cose che riescono solitamente ai duttili, ai veri talenti, ai veri italiani.
Di Giancarlo Giorgetti, sappiamo le doti da tessitore, un signore che conosce la ponderazione: sa cosa, insomma, va detto e perfino cosa non va detto nella labirintica comunicazione e, ancor prima, nella praxis politica.
Mentre Salvini sta lì, in piazza a mostrarsi opportunamente, a far bottino di consensi grossolani come un “descamisado”, Giorgetti, nel frattempo, nel suo soffuso altrove ministeriale, nel silenzio delle boiserie, lavora, opera di fino, tesse, fa, in breve, il politico, di più, egli è il Politico, presumibilmente assai di più di quell’altro, cui invece tutti, solitamente, per definizione, attribuiscono fiuto insuperabile, proprio come un certo tonno.
Nella quiete secondaria del suo blazer ordinario, la montatura di occhiali anonima, la camicia bianca, colletto di taglio semifrancese, un accenno di frezza nel medesimo punto là dove, un tempo, fiammeggiava quella di Aldo Moro, Giorgetti, appunto, dispone, studia, costruisce ciò che pretende tempo e, si è detto, va avanti con tessiture, per tempi lunghi, producendo atti ufficiali certamente più estesi e complessi dei tweet altrui.
C’è ancora da immaginarlo anche a suggerire prudenza, sempre così a Salvini, se non, talvolta, a dirli direttamente, implicitamente o anche esplicitamente: …ma che ceppa stai dicendo, Matteo? Non siamo più a Ponte di Legno!
Mettendosi così negli stessi severi e paternalistici panni di un Lenin che – perdonare lo sfoggio di cultura storica – rivolto al nostro Umberto Terracini, durante un Congresso dell’Internazionale comunista a Mosca, poggiandogli una mano sulla spalla e sorridendo, pronunciò: “Plus de souplesse, camarade Terracini, plus de souplesse”. Leggi: flessibilità .
Giancarlo Giorgetti, d’altronde, occupa un incarico adeguato alle incombenze che spettano a un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nell’attuale esecutivo dell’invisibile Giuseppe Conte; egli è, in breve, il Richelieu-Gianni Letta della Lega di Governo, partito che lo ha perfino visto segretario nazionale.
Tuttavia, ormai, nell’aldilà del tempo dei raduni tra le balle di fieno, sarebbe davvero irrilevante rammentarlo con Calderoli, Bossi e Cota, camicia verde, negli antichi, ancora rustici, entusiasmi secessionistici.
Giorgetti è ormai innanzitutto figura, blazer di Stato, ossia, custodisce, o almeno dovrebbe, il dovere di conoscere la quotidiana realpolitik, il realismo, l’obbligo di dissentire, almeno a fronte di ogni eventuale cazzata pronunciata o commessa persino dai suoi, indicare quale debba essere la navigazione, la rotta esatta, quali le parole proprie da pronunciare, in che lingua esprimersi correttamente.
Senza, s’intende, nulla togliere ai bizantinismi, quando questi appaino necessari alla sopravvivenza nelle comunque gratificanti istituzioni, nel Palazzo.
Giorgetti, talvolta, in obbligo del suo ruolo, è addirittura costretto a mettere in tasca il passaporto e viaggiare, affacciarsi così all’estero, come, ad esempio, giorni fa, al Council on Foreign Relations, tra i più significativi laboratori di politica estera degli Usa.
Proprio lì per mostrare innanzitutto, per esempio, l’affidabilità nostra agli occhi dell’amministrazione Trump, eccolo pronto nella sede newyorkese del Cfr, ed è proprio lì che comincia l’assai perdonabile sventura del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti…
Nell’assenza di un video che ce lo mostri, facciamo affidamento a chi in quella sala c’era e ha raccontato la scena.
Pare infatti che, giunto sulla tribuna della Harold Pratt House, sulla 68esima Strada, tra la quadreria delle storiche èlite geopolitiche e le boiserie ottocentesche, abbia pronunciato un testo incomprensibile sia agli americani, sia agli stessi suoi conterranei.
Sembra, dicono, che leggesse in “una lingua a lui quasi sconosciuta, inventata perfino la pronuncia”, così davvero riportano.
La sventura ha proseguito anche quando Giancarlo si è ostinato a rispondere a braccio, ancora nel suo inglese improbabile, magicamente rielaborato. Interrogato sulla posizione del Governo riguardo alla crisi in Libia, pare abbia detto, letteralmente: “French out” e “Better a dictator”, e qui finisce la sventura…
Ma inizia anche, sia detto senza ironie possibili, la nostra difesa pervicace della persona, fosse anche lontanamente attendibile l’idea che il suo possesso delle lingue straniere giunga dalle assai domestiche dispense, con incluso disco, de “L’inglese giocando”, gli stessi che giravano sul piatto quando Giancarlo era piccino.
Insomma, avvertono i polemici, i dogmatici, un inglese, il suo, del tutto inadeguato, un intervento altrettanto azzardato, perfino quando si è trattato di rispondere, appunto, sulla questione delicata della Libia, ma non sottilizziamo, dai, non diciamo neppure per amore di luogo comune che l’inadeguatezza italica riferita alle lingue straniere, segnatamente dell’inglese, rimanda al proverbiale “Noio… volevam… volevà n savoir… l’indiriss…ja…”.
Ci piace semmai, fuori d’ogni sovranismo, ma per semplice adesione al primato del fantastico, dell’osceno, così come lo spiegava Carmelo Bene, apprezzare l’estro messo in pratica da Giorgetti, dall’uomo di Stato, il guizzo dell’invenzione, lo stesso che consentiva, metti, a Dario Fo di porgere al mondo il grammelot, portando nei teatri nelle piazze perfino meridionali uno spettacolo, “Mistero buffo”, di cui la maggior parte degli astanti, creature estranee alla koinè padana, nulla comprendeva, eppure seguiva, con ammirazione, le pupille accostate a ogni singola parola.
D’altro canto al pari di Giorgetti possiamo ricordare l’inglese cadenzato e maccheronico di Francesco Rutelli che richiamava i turisti in Italia con il suo “Pliz, visit auar cauntri”, oppure quello arrangiato e fantasioso di Matteo Renzi, con il suo shish più volte canzonato.
Onore, insomma, all’estro di Giorgetti, al suo amor proprio, all’iper-valutazione che la persona offre di sè, al suo aver detto, sempre a se stesso, incurante d’ogni severità delle barbe vittoriane ritratte tutt’intorno: sai che ti dico? Io mi butto, glielo spiego io…
E importa davvero poco, nulla, che l’uomo non sia mai passato da via Lucullo (a Roma, città del Palazzo, tale strada è sinonimo di lingua anglosassone, fa risuonare addirittura: “L’inglese si impara in via Lucullo”), nel suo caso, parafrasando Benedetto Croce, con il suo “non possiamo non dirci cristiani”, allo stesso modo tutti noi non possiamo in questo caso non dirci Giorgetti, la generosità , verso se stesso, e, per simpatia, verso tutti noi, gli stessi che in certe circostanze proprio grazie all’iperbole, poco importa quanto comprensibile, comunque pronta ad approssimarsi al vero, al concetto, all’immagine, ci siamo sentiti in grado di passare il mare, come recita il detto: chi ha lingua…
Un’estensione ulteriore dell’immaginazione italiana, è un po’ come se il nostro sottosegretario alla Presidenza, l’altra sera, a New York City, al di là d’ogni obbligo ufficiale, geopolitico, planetario, avesse nuovamente inventato la pizza, di più, l’hamburger.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 5th, 2019 Riccardo Fucile
BLITZ A TRAPANI, 25 ARRESTI…”FAVORI IN CAMBIO DI VOTI”… ASSALTO DEI BOSS A FAVIGNANA
L’ultima indagine sulla mafia dei fedelissimi di Matteo Messina Denaro porta un risvolto a sorpresa: i carabinieri del nucleo Investigativo hanno arrestato un esponente del Pd siciliano, Paolo Ruggirello, ex deputato regionale e candidato (non eletto) alle ultime elezioni per il Senato.
Un ras del voto arrivato quattro anni fa nelle fila dei renziani dopo una militanza nel movimento per le autonomie e nel centrodestra.
Adesso, è accusato di associazione mafiosa, questa la contestazione pesante che gli viene mossa dalla procura distrettuale antimafia di Palermo nell’indagine che all’alba ha portato in carcere 25 persone, fra colonnelli e gregari del clan di Trapani.
Intercettazioni e pedinamenti dicono che Ruggirello sarebbe stato a disposizione della “famiglia”, favorendo affari e assunzioni, avrebbe anche inserito persone segnalate dei boss nelle liste per alcune consultazioni elettorali locali; in cambio avrebbe ricevuto sostegno elettorale.
In manette è finita anche l’ex assessore comunale di Trapani Ivana Inferrera, che nel 2017 fu candidata alle Regionali con l’Udc: è accusata di voto di scambio politico mafioso. Stessa contestazione per il marito, Ninni D’Aguanno, arrestato pure lui. Il blitz porta in carcere un terzo politico locale, l’ex consigliere comunale di Erice Ninni Maltese, è ritenuto componente della famiglia mafiosa dei Virga
L’inchiesta decapita il nuovo vertice di Cosa nostra trapanese, composto dai figli del vecchio capomafia Vincenzo Virga, Francesco e Pietro, che dopo essere stati scarcerati avevano lanciato la riorganizzazione della cosca. Puntando soprattutto sull’edilizia, sullo smaltimento dei rifiuti e sugli investimenti nel settore del turismo, il clan aveva nominato un referente sull’isola di Favignana per gestire il Grand hotel Florio e altri interessi economici. Adesso, è scattato un sequestro per la struttura alberghiera e per altri beni, valore 10 milioni di euro.
Questo racconta l’indagine coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Gianluca De Leo e Claudio Camilleri.
E’ la conferma che la filiale trapanese di Cosa nostra, diretta dal latitante (ormai dal 1993) Matteo Messina Denaro, è il vero laboratorio della nuova mafia siciliana, che prova a ridarsi un volto rispettabile. Con una mission: abbandonare le attività criminali tradizionali sul territorio per dedicarsi ai grandi affari, grazie ad alcune complicità insospettabili.
La settimana scorsa, un’altra operazione aveva portato in carcere il re delle scommesse on line della provincia, accusato di aver finanziato la famiglia Messina Denaro e di aver sostenuto l’elezione del deputato regionale di Forza Italia Stefano Pellegrino, componente della commissione antimafia, indagato per corruzione elettorale.
Trapani zona grigia. Diceva il boss Pietro Virga: “Mi sto giocando tutte le carte per questi politici”. Ora, un curioso destino accomuna i due esponenti delle famiglie più importanti della città , Paolo Ruggirello e Antonino D’Alì, l’ex sottosegretario all’Interno del governo Berlusconi. Entrambi indagati per rapporti con la mafia. D’Alì è imputato in appello, per concorso esterno.
Paolo Ruggirello è cresciuto all’ombra del padre, il ragioniere di contrada Guarrato che negli anni ’60 e ’70 fu protagonista di una sorprendente scalata imprenditoriale: diventò monopolista degli appalti per le strade della provincia, proprietario della Banca Industriale e patron del Trapani calcio. E qualche sospetto di mafia raggiunse anche lui quando si trasferì a Roma.
Nel 1995, Ruggirello senior muore all’improvviso e gli affari di famiglia vengono presi in mano dalla figlia Bice, Paolo si lancia invece in politica.
Inizialmente, al fianco del socialista Bartolo Pellegrino, l’assessore della giunta di Totò Cuffaro costretto alle dimissioni perchè intercettato mentre parlava con un mafioso degli “sbirri”. Subito dopo, Ruggirello prende il volo nella politica siciliana, diventando presto uno dei ras del voto.
Negli ultimi tredici anni è passato dal movimento autonomista di Raffaele Lombardo alla lista di centrodestra guidata da Nello Musumeci.
Tre legislature da deputato regionale. Nel 2015, Ruggirello ha fatto il suo ingresso nel Partito Democratico, col sostegno del luogotenente di Matteo Renzi in Sicilia, il sottosegretario Davide Faraone. Le polemiche furono tante, soprattutto perchè la proposta più importante di Ruggirello prima di entrare nel Pd aveva riguardato una maxi sanatoria sulle coste siciliane.
Nel marzo scorso, la corsa al Senato va a vuoto. Il segnale che Paolo Ruggirello era ormai diventato ingombrante per il Pd. E gli è stata bloccata anche la strada verso le cariche nazionali del partito. Ma lui continuava a tessere la sua trama di alleanze, anche verso altri gruppi, probabilmente in vista di un nuovo cambio di casacca.
“Io sono un uomo che ha sempre cercato l’incontro e mai lo scontro”, continuava a ripeteva nelle sue interviste. “In quasi dieci anni di attività politica sono stato al servizio del territorio”. Un servizio a tutto campo, dice ora l’indagine che ha portato Ruggirello in manette.
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2019 Riccardo Fucile
IL PROGRAMMA PER UN NUOVO RINASCIMENTO DELL’EUROPA CONTRO CHI LA VUOLE DISTRUGGERE
Il presidente francese, Emmanuel Macron, è tornato a invocare una riforma dell’attuale assetto
europeo per far fronte alla ventata di nazionalismi che lo minacciano.
In una lettera aperta agli europei pubblicata sui quotidiani del Vecchio Continente, l’inquilino dell’Eliseo ha delineato la sua “roadmap per un Rinascimento europeo”, esortando a mettere mano all’area Schengen, al fine di ristabilire “la libertà in sicurezza”.
“L’Europa non è mai stata così necessaria dalla Seconda Guerra Mondiale e non è mai stata così in pericolo”, ha sottolineato.
Macron ha sostenuto la creazione di “una polizia di frontiera comune e un ufficio europeo per l’asilo, obblighi rigorosi di controllo, una solidarietà europea alla quale ogni Paese contribuisce sotto l’autorità di un Consiglio europeo di sicurezza interna”.
“Il confine è libertà in sicurezza”, ha sottolineato il presidente francese, esortando a “rivedere lo spazio Schengen: tutti coloro che vogliono partecipare devono adempiere agli obblighi di responsabilità (rigoroso controllo delle frontiere) e solidarietà (la stessa politica di asilo, con le stesse regole di accoglienza e respingimento)”.
Tra le proposte avanzate, il presidente francese si è anche espresso a favore di una “protezione sociale” che garantisca “per i lavoratori, dell’Est e dell’Ovest, del Nord come del Sud” una “stessa remunerazione sullo stesso luogo di lavoro e un salario minimo europeo, adattato a ciascun Paese”.
Macron ha anche esortato l’Ue a mettersi in prima fila nella lotta al cambiamento climatico, proponendo la creazione di “una banca europea del clima” per finanziare la transizione ecologica, e di una forza sanitaria comune per “rafforzare i controlli” sugli alimenti.
Infine, in vista delle elezioni europee di maggio, Macron ha suggerito la realizzazione di “un’agenzia europea per la protezione delle democrazie” che “fornirà esperti Ue a ciascuno Stato membro per proteggere il proprio processo elettorale contro cyber-attacchi e menipolazioni”.
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2019 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA DI MILENA GABANELLI: IN UN ANNO 3851 RIMPATRI, CONTRO I 3969 DI MINNITI
Facile fare propaganda elettorale, promettendo di riempire gli aerei. Passare però ai fatti e molto più complicato, per motivi che gran parte degli elettori di Salvini non immagina nemmeno e che il Capitano ovviamente si guarda bene dal divulgare.
Milena Gabanelli, nell’ultimo articolo sulla rubrica del Corriere della Sera Dataroom, spiega bene come funziona il rimpatrio secondo la legge italiana e, soprattutto, svela un dato che potrebbe non piacere ai fan del Capitano: da quando è al governo, Salvini ha rimpatriato 3.851 irregolari. Nello stesso periodo di tempo, Marco Minniti ne aveva rimpatriato 3.968.
Non solo è un numero maggiore, anche se di poco.
Il punto è che è difficile discostarsi da questi numeri, per due ragioni:
La prima è che per rimpatriare un immigrato è fondamentale che il paese d’origine lo riconosca come cittadino. Servono quindi degli accordi con gli Stati che dovrebbero riammettere questi irregolari in Italia.
Il nostro Paese ha accordi con Marocco (non c’è un accordo, ma un’intesa di collaborazione tra i consolati), Nigeria (attivo però solo dal 2011), Egitto e Tunisia.
Ma il grosso degli immigrati proviene dall’Africa subsahariana (Algeria, Senegal, Sudan e Gambia), e con quei paesi l’Italia non ha accordi di alcun tipo.
Per questo è impossibile rimpatriare queste persone, perchè non sanno fisicamente dove andare.
C’è tra l’altro un secondo problema: le cosiddette ‘rimesse’ sui soldi che gli immigrati, anche irregolari, mandano a casa dalle loro famiglie.
Le rimesse compongono, per alcuni di questi paesi africani, una parte importante del Pil nazionale.
Quindi, non solo l’Italia (e anche Francia e Germania) non ha accordi con questi paesi, ma sono loro che non hanno alcun interesse a riprendersi queste persone come cittadini, perchè sarebbe una perdita economica ingente.
(da Globalist)
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