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SEQUESTRO SILVIA ROMANO, INCAPACI DI FARSI RISPETTARE DAL GOVERNO DEL KENIA

Marzo 27th, 2019 Riccardo Fucile

RESPINTI I NOSTRI INVESTIGATORI …MA I SERVIZI SEGRETI A CHE SERVONO?

Nessuna svolta sul rapimento di Silvia Romano, la volontaria della Onlus “Africa Miele” sequestrata nel villaggio di Chakama, in Kenya, il 20 novembre.
Sul fronte dell’inchiesta, c’è da registrare, però, ancora una volta, un silenzio delle autorità  locali alla richiesta dell’Italia di inviare nostri investigatori nel Paese africano e poter collaborare attivamente all’inchiesta. Almeno otto istanze, infatti, sono state respinte da Nairobi
Nonostante l’arresto di Ibrahim Adan Omar, uno dei sequestratori, le indagini sembrano essere a un punto morto.
Per questo i carabinieri del Ros hanno chiesto, ben otto volte volte e inutilmente, di poter indagare sulla vicenda. La prima istanza era stata presentata addirittura qualche ora dopo la cattura della nostra connazionale, istanza puntualmente respinta. L’ultima, ancora senza risposta, appena tre giorni fa.
Nelle lettere è stato sottolineato come la cooperazione tra investigatori potrebbe rivelarsi determinante anche per verificare l’ipotesi che Silvia sia stata venduta dalla banda a un gruppo terroristico di al-Shabaab e trasferita in Somalia.
Il comportamento delle autorità  keniote risultà  piuttosto ambiguo, visto che è sempre accaduto in passato che le forze dell’ordine italiane collaborassero con quelle locali in occasione di altri rapimenti di nostri connazionali all’ estero.
Come ricostruisce poi Il Messaggero, da qualche mese la stampa locale del Paese africano sta insinuando che Silvia sarebbe stata uccisa in uno scontro a fuoco tra i suoi rapitori e un gruppo di islamisti somali di al-Shabaab, a cui i sequestratori avrebbero voluto venderla.
Una trattativa finita male, anche se nulla di tutto ciò è stato verificato.

(da agenzie)

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KYIV, LA CAPITALE UCRAINA E’ UNA METROPOLI DA SCOPRIRE

Marzo 27th, 2019 Riccardo Fucile

TRA ARTE, GASTRONOMIA E CULTURA

Kyiv è l’ortografia corretta del nome della città  che meglio riflette la diretta traslitterazione dal suo nome ucraino, e non Kiev che è una trascrizione diretta della grafia russa. E’ online un nuovo sito in inglese su cosa fare e vedere a Kyiv in tutte le stagioni, il sito è completo e aggiornatissimo ed è l’ideale per organizzare ogni tipo di attività  in città : www.visitkyiv.travel/en.
La capitale dell’Ucraina è una città  tutta da scoprire, oltre a essere l’anima del paese è uno dei luoghi più accoglienti e affascinanti d’Europa.
La metropoli ha cambiato aspetto negli ultimi anni: la crescita economica e la rivoluzione culturale ha fatto si che la città  si sia affermata come capitale del lusso e della moda e ha sviluppato un fascino e un carattere unico.
Secondo la classifica di dicembre 2018 della Lonely Planet, Kyiv è al terzo posto fra le dieci capitali europee dello shopping, come dimostra anche lo straordinario Lavina Mall, un centro commerciale di lusso di ben 179.000 metri quadrati.
Kyiv ha visto molti caffè di tendenza aprirsi nelle sue affollate vie del centro, in cortili nascosti o all’interno di centri d’arte come al Pinchuk Art Centre, dove si trova il One Love Espresso Bar, uno dei caffè più in voga della città , situato al sesto piano del Museo, famoso per la sua sorprendente vista panoramica della città  e il suo design minimalista.
Il Pinchuk Art Centre, inaugurato nel 2006, possiede una considerevole collezione privata ed è uno dei più grandi e dinamici centri d’arte contemporanea d’Europa.
Le sue gallerie espositive, fino al 7 di aprile di quest’anno, offrono la mostra di ventuno artisti provenienti dai cinque continenti e selezionati per la quinta edizione del Future Generation Art Prize 2019, premio nato nel 2009 per promuovere l’arte contemporanea e gli artisti under 35. In Italia li vedremo in mostra a Venezia durante la prossima Biennale dal 9 maggio all’1 agosto. La mostra intende indagare sulle relazioni che intercorrono tra le tradizioni e le realtà  attuale in un mondo globalizzato.
Il posto ideale per un tour enogastronomico tra i sapori ucraini è il Bessarabsky Rynok, il più grande e famoso dei mercati della città , situato in un imponente ed elegante edificio in stile Liberty.
Il mercato è il punto di riferimento per fare acquisti nel centro di Kyiv e al suo interno ci sono alcuni tra i più famosi ristoranti e caffetterie del paese, come il Vyetnamskiy Privet, uno sfizioso ristorante orientale o la Prosciutteria Wine & Deli, un raffinato ristorante che serve prodotti locali ucraini ispirati alla tradizione culinaria italiana.
I più golosi potranno assaporare il cioccolato Roshen in vendita in tutti i migliori bar e negozi della città . La gamma di cioccolato Roshen è una combinazione di eccellenti ricette dei maà®tres chocolatiers della maison che garantiscono un prodotto finito di alta qualità .
Per chi invece è alla ricerca di uno shopping tradizionale e raffinato l’Andriyivsky Uzviz, letteralmente “discesa”, è il quartiere giusto.
Luogo tra i più affascinanti e pittoreschi della città , questo quartiere del centro, consente di passeggiare alla scoperta di antichi caffè, ristoranti tradizionali, gallerie d’arte e numerose botteghe di artigiani dove è possibile acquistare prodotti locali. Si tratta di una ripida strada acciottolata che culmina in cima alla collina dove si erge la splendida Cattedrale di Sant’Andrea con le sue cupole blu e oro che donano allo spettatore un immediato senso di bellezza e magnificenza che rinviano a quel barocco policrono, unico e singolare, dell’architetto italiano Bartolomeo Rastrelli, lo stesso che a San Pietroburgo realizzò il Palazzo d’Inverno, a PuÅ¡kin il Palazzo di Caterina e a Peterhof la Reggia di Pietro.
Kyiv è famosa per i suoi maestosi luoghi di culto iscritti nel patrimonio mondiale UNESCO, di questi certamente da non perdere sono la Cattedrale di Santa Sofia caratterizzata dalle cupole verdi e dorate e il Pechersk Lavra, conosciuto come il Monastero delle Grotte.
La città  offre diverse possibilità  di soggiorno in strutture di lusso dotate di ogni comfort come, ad esempio, l’Eleven Mirrors Design Hotel che gode di una posizione ideale nel cuore dell’antica e dinamica Kyiv, sulla via Bohdana Khmelnytskog.
Ogni stanza è unica e arredata con uno stile minimalista e raffinato, uno staff eccellente assicura un soggiorno indimenticabile agli ospiti che desiderano rilassarsi e trovare un’oasi di relax fuori dall’intensa vita della metropoli. Il Premier Palace Hotel, costruito all’inizio del XX secolo nel cuore del centro di Kyiv, è l’unico hotel storico tra gli alberghi della città  diventato il primo albergo a cinque stelle dell’Ucraina.
Gli ospiti possono godere della sua atmosfera elegante grazie al design sofisticato, al comfort e al lusso unito all’accoglienza tradizionale ucraina.
L’hà’tellerie a Kyiv offre un’ampia scelta: dal lusso più sfrenato alle soluzioni più convenienti la capitale si distingue per l’ottimo rapporto qualità -prezzo delle sue strutture.

(da agenzie)

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MA CHE DIROTTAMENTO, RIPORTARE I PROFUGHI IN LIBIA E’ UN CRIMINE STABILITO DALLE LEGGI INTERNAZIONALI

Marzo 27th, 2019 Riccardo Fucile

IL MERCANTILE CHE FA ROTTA SU MALTA NON FA CHE RISPETTARE LA LEGGE, SOLO L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE RAZZISTA PUO’ AUSPICARE IL RESPINGIMENTO

Il mercantile “El Hiblu 1” che aveva soccorso un gruppo di 108 migranti che avevano fatto naufragio nel Mediterraneo, in zona Sar libica e li stava riportando a Tripoli, ha invertito la rotta e sta puntando verso Malta.
Mediterranea Saving Humans sta monitorando, minuto per minuto, il caso della nave   petroliera “El Hiblu 1”, battente bandiera turca, che ha fatto rotta verso Nord dopo aver salvato in mare 108 persone fuggite dai campi di concentramento libici. “L’articolo 33 della Convenzione di Ginevra – scrive la Ong italiana – parla chiaro: ‘Nessuno Stato contraente espellerà  o respingerà  in qualsiasi modo un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà  sarebbero minacciate’. I governi che si oppongono a questo salvataggio e pretendono che la nave consegni i naufraghi in un porto libico, compiono un reato oltre che un atto disumano. Facciamo appello alle istituzioni europee perchè non voltino la testa da un altra parte ed aiutino le persone in fuga dai campi di concentramento libici”.
Alla “El Hiblu 1”, sostiene Mediterranea, “deve essere immediatamente assegnato un porto sicuro in un Paese europeo dove alle persone salvate siano garantiti i diritti umani fondamentali. Queste persone non possono nè devono essere trattate come pirati o criminali, ma come richiedenti asilo in fuga dall’inferno dei campi di detenzione libici”.

(da agenzie)

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SEA WATCH, CHI POTREBBERO ESSERE GLI INDAGATI PER SEQUESTRO DI PERSONA

Marzo 27th, 2019 Riccardo Fucile

I NOMI SONO EVIDENTI: SALVINI E TONINELLI…. L’IMPUNITA’ NON E’ ETERNA, LA GIUSTIZIA FARA’ IL SUO CORSO… ANCHE I BOIA SERBI PENSAVANO DI ESSERE IMPUNITI E SONO FINITI ALL’ERGASTOLO, IN ALTRI PAESI HANNO ANCHE FATTO UNA FINE   PEGGIORE

La pacchia è finita.
Anche per il caso della Sea Watch la Procura di Roma ipotizza il reato di sequestro di persona. I Pm hanno inviato il fascicolo, al momento contro ignoti ai colleghi della Procura di Siracusa che ora avranno il compito di esaminare gli atti e valutare se esistono profili di competenza del tribunale dei ministri di Catania.
Il procedimento — coordinato dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco — era stato avviato in seguito ad un esposto presentato ad inizio febbraio che ipotizzava il reato di omissione di atti di ufficio.
Dopo aver effettuato gli accertamenti di rito — affidasti alla Guardia Costiera — i magistrati ritengono che la vicenda della nave della Ong tedesca battente bandiera olandese cui il governo ha negato il permesso di sbarcare in Italia sia sovrapponibile a quella della nave Diciotti e che quindi il reato più grave è quello di sequestro di persona e ciò radica il procedimento nel luogo in cui sarebbe avvenuta la limitazione della libertà  personale. Per questo motivo gli atti sono stati inviati a Siracusa.
L’esposto che ha dato l’avvio al procedimento non è quello annunciato in Aula al Senato dal senatore PD Francesco Verducci il 29 gennaio scorso ma quello presentato dal gruppo di avvocati dell’associazione torinese “Lasciateci entrare”.
Tra i firmatari, scriveva Repubblica di Torino, figurava anche l’europarlamentare Eleonora Forenza.   Solo il 31 gennaio l’imbarcazione, che aveva a bordo 47 migranti tra cui quindici minorenni, aveva potuto attraccare al porto di Catania.
Per 12 giorni il governo, con in testa il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, impedì lo sbarco dei migranti.
In particolare Toninelli si rese protagonista di una serie di manipolazioni mediatiche come quando definì il vascello come uno yacht di lusso per miliardari.
Dopo i soliti annunci di Salvini sui porti chiusi a bordo venne avviata un’ispezione della Guarda Costiera durante la quale vennero riscontrate “irregolarità ” (come prontamente annunciato da Salvini) che però riguardavano la sicurezza della navigazione e la tutela dell’ambiente marino.
La Sea Watch fu anche oggetto di un’indagine condotta dal Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che però smentì subito le fantasiose ipotesi del duo Salvini-Toninelli dichiarando in   un comunicato che «dalle risultanze investigative non è emerso, pertanto, alcun rilievo penale nella condotta tenuta dai responsabili della Sea Watch 3».
Insomma non c’era alcun rischio che a bordo ci fossero pericolosi criminali o terroristi infiltrati, solo persone mezze morte di freddo come capita sempre in questi casi.
Essendo stato chiarito quell’aspetto sarà  difficile questa volta far valere il principio della difesa della sicurezza nazionale. Anche perchè proprio Zuccaro ha messo nero su bianco che «la situazione di ‘distress’ giustificava il soccorso da parte di Sea Watch 3» e soprattutto che la questione relativa al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e «avrebbe rilevanza se la motonave si fosse affrettata a intervenire per anticipare l’intervento di una motovedetta delle autorità  libiche, responsabili dell’Area Sar in cui stava operando, ma per ben due giorni nessuna motovedetta libica è intervenuta in quella zona»
Chi potrebbero essere gli indagati?
A questo punto ci si può divertire ad ipotizzare chi potrebbe essere indagato per sequestro di persona. La Procura di Catania ha già  aperto un fascicolo di inchiesta sull’ordine — che non esiste — di chiusura dei porti. Ma questa nuova indagine per sequestro di persona potrebbe tornare nuovamente a sconvolgere le acque della maggioranza gialloverde.
Nell’elenco degli indagati questa volta assieme a Salvini potrebbe finirci anche Toninelli, che all’epoca aveva sfoggiato un inquietante attivismo a base di fake-news.
La differenza sostanziale è che all’epoca Salvini ancora dichiarava di volersi fare processare. Oggi pare aver cambiato idea e ha scelto di rifugiarsi dietro lo scudo dell’immunità  parlamentare.
La posizione più grave però rimarrebbe quella di Salvini che in quanto ministro dell’Interno ha il potere di negare l’approdo.
Anche questa volta il governo tenterà  di dire che si tratta di una decisione collegiale.
E di nuovo dovrà  dimostrare durante quale Consiglio dei Ministri (non quelli del 10, 17, 24, 28 o 31 gennaio) sia stata formalmente presa la decisione. Sono discorsi di poco conto alla luce del salvataggio di Salvini da parte del M5S ma la nostra democrazia è fatta anche di regole e atti formali.
Per la cronaca sulla vicenda risulta esserci solo un comunicato della Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 28 gennaio 2019 in cui si tenta di far passare la Tunisia per un porto sicuro e si denuncia la strategia “mediatica” della ONG.
A differenza del caso di Nave Diciotti c’è anche la questione dei minori non accompagnati. Otto dei minori a bordo della Sea Watch 3 erano non accompagnati e quindi a norma di legge non potevano essere respinti come invece ha tentato di fare Salvini.

(da agenzie)

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SEA WATCH: “NEI CONFRONTI DEI MIGRANTI E’ STATO SEQUESTRO D PERSONA”, STESSO REATO DELLA DICIOTTI: GRILLINI PREPARATEVI A SALVARE ANCHE QUESTA VOLTA IL SEQUESTRATORE DI PERSONA

Marzo 27th, 2019 Riccardo Fucile

LA PROCURA DI ROMA INVIA GLI ATTI A SIRACUSA CHE LI GIRERA’ A CATANIA… QUESTIONE DI TEMPO: LA RUOTA GIRA, QUALCUNO FINIRA’ I SUOI GIORNI A SAN VITTORE, SE CI ARRIVERA’

La Sea Watch come la Diciotti. Trattenere per giorni a bordo di una nave migranti soccorsi configura il reato di sequestro di persona.
Gli atti sugli avvenimenti che hanno preceduto lo sbarco della Sea Watch il 31 gennaio scorso nel capoluogo etneo saranno trasmessi domani alla Procura di Catania: erano stati inviati ieri a Siracusa dalla Procura di Roma.
Il procuratore reggente di Siracusa, Fabio Scavone, ha spiegato che spetta alla Procura distrettuale del capoluogo etneo valutare se esistono profili penali di competenza del Tribunale dei ministri di Catania.
A sposare la tesi dei giudici del tribunale dei ministri di Catania ( che avrebbero voluto processare Matteo Salvini per questo reato se il Senato non avesse negato l’autorizzazione a procedere) era stata la Procura di Roma che, esaminando un esposto sul recente caso della Sea Watch, la nave umanitaria tedesca bloccata per dodici giorni al largo della costa di Siracusa, aveva disposto la trasmissione degli atti alla Procura di Siracusa proprio per valutare l’ipotesi di reato e l’iscrizione di eventuali nomi nel registro degli indagati o la sua trasmissione di nuovo al tribunae dei ministri di Catania. Il fascicolo al momento è infatti contro ignoti.
Come già  avvenuto nel caso Diciotti, anche per la Sea Watch non c’è alcuna comunicazione ufficiale scritta che stabilisca la responsabilità  di chi ordinò il fermo della nave che aveva soccorso 47 migranti ( tra cui 15 minori non accompagnati) in zona Sar libica e si era poi diretta verso la Sicilia per cercare di riparo contro un vero e proprio ciclone mediterraneo.
Ma è del tutto evidente che la decisione di non assegnare un porto sicuro alla nave, a cui venne consentito solo l’ingresso in acque territoriali e poi un punto di fonda al largo della costa di Siracusa, fu adottata dal Viminale.
Che poi, dopo aver acconsentito dopo diversi giorni a far attraccare la nave, decise però di indirizzarla al porto di Catania.
Lì, dopo appena 48 ore, fu il procuratore Carmelo Zuccaro ( non proprio tenero con le Ong) ad accertare che la Sea Watch non aveva commesso alcuna irregolarità  nelle modalità  del soccorso e nel decidere di riparare verso l’Italia per sfuggire al maltempo. La nave fu poi fermata dalla Capitaneria di porto per una serie di accertamenti di ordine tecnico.
Ma a fronte di un’archiviazione dell’inchiesta a carico della Ong, si apre il nuovo filone nei confronti di chi ordinò lo stop alla Sea Watch.
Il pm di Roma Sergio Colaiocco aveva aperto un procedimento il primo febbraio scorso a seguito di un esposto in cui si chiedeva di indagare per omissione in atti d’ufficio.
La procura della capitale, che aveva affidato alla Guardia Costiera i primi accertamenti, ha ritenuto che nei confronti dei profughi della Sea Watch ci sia stata una limitazione della liberta’ personale al pari dei migranti che erano a bordo della nave Diciotti.

(da agenzie)

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MARE JONIO, LA PROCURA DISPONE IL DISSEQUESTRO DELLA NAVE

Marzo 27th, 2019 Riccardo Fucile

CESSATE ESIGENZE PROBATORIE, SALVINI SI ATTACCA AL TRAM ANCHE QUESTA VOLTA

A dieci giorni dallo sbarco a Lampedusa delle 50 persone soccorse nel Mediterraneo, in zona Sar libica, dalla Mare Jonio della Ong italiana Mediterranea, la Procura di Agrigento decide per il dissequestro della nave che era stata sequestrata dalla Guardia di finanza al suo arrivo in porto.
Il procuratore aggiunto Salvatore Vella questa mattina ha firmato il provvedimento di dissequestro per cessate esigenze probatorie dopo le acquisizioni di documenti fatte a bordo in questi giorni dalla Finanza su delega della stessa procura.
Il sequestro della nave è infatti solo un sequestro probatorio.
Il provvedimento è stato notificato al comandante della nave Pietro Marrone, che in questi giorni è sempre rimasto a Lampedusa con l’equipaggio, e al capomissione Luca Casarini appena sbarcato sull’isola.
“Vorrei che la Mare Jonio potesse tornare presto in mare a salvare vite, è questa la nostra missione”, ha detto Casarini che martedì della prossima settimana tornerà  ad essere interrogato dai pm di Agrigento da indagato, così come il comandante, per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e mancato rispetto di un ordine proveniente da una nave militare, con riferimento all’alt che era stato intimato alla Mare Jonio da una motovedetta della Guardia di finanza all’arrivo dell’imbarcazione al limite delle acque territoriali italiane.
Il dissequestro della nave è indubbiamente un punto a favore della Ong e una sonora sconfitta per Salvini e i suoi compagni di merenda

(da agenzie)

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IL PIANO PER UNA LISTA UNITARIA LEGA-MELONI CON LA REGIA DI BANNON

Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile

SALVINI PUNTA A SCARICARE FORZA ITALIA, CHISSA’ QUANDO I FORZISTI SE NE ACCORGERANNO… GLI STATI UNITI PENSANO CHE IL GOVERNO ATTUALE DURERA’ ANCORA POCO

Nei giorni scorsi Matteo Salvini aveva inviato all’amministrazione americana segnali molto forti: davanti all’accoglienza per certi versi trionfale che Roma aveva preparato al leader cinese Xi Jinping, il capo della Lega si è dissociato dalle manifestazioni di più spiccato giubilo con un giudizio sferzante («Non mi si dica che in Cina c’è il libero mercato»), un modo per andare incontro al forte malumore dell’amministrazione americana.
Come dire: Washington può fidarsi della Lega e del suo capo. Oggi e soprattutto domani. In caso sempre più probabile di una precipitazione degli eventi verso elezioni anticipate.
Una strategia che il leader della Lega ha confrontato con Steve Bannon, l’ex stratega della vittoriosa campagna elettorale di Donald Trump, in questi giorni in Italia, prendendo in esame la possibilità  di dare vita ad un nuovo centrodestra sovranista, con Giorgia Meloni ed anche, eventualmente, senza Silvio Berlusconi.
L’approccio d’attacco di Salvini è condiviso e incoraggiato da Bannon che – dopo la rottura con lo staff di Trump – si sta dedicando all’Europa con la mission di «rendere globale la rivoluzione contro il Partito di Davos».
Dentro questa strategia, Bannon sta cercando di costruire una sorta di Internazionale populista, il cui primo obiettivo è di ottenere un buon risultato alle elezioni di maggio 2019: in Italia il rapporto privilegiato è con il capo della Lega.
E in queste ore Bannon ha spiegato ai suoi interlocutori italiani che presto la parola tornerà  agli elettori italiani. Steve Bannon, come si sa, non è Trump, ma nelle settimane scorse anche l’amministrazione americana era stata informata delle intenzione leghiste di arrivare ad una resa dei conti con gli alleati pentastellati.
Agli americani il messaggio chiaro e forte della Lega era stato recapitato ai primi di marzo dal sottosegretario alla presidenza Giancarlo Giorgetti in visita negli Stati Uniti e che aveva portato un messaggio chiaro – il governo italiano ha esaurito la sua azione e a partire da giugno si ragionerà  su altri scenari politici, diversi dall’attuale.
Nella sua missione a Washington e New York, Giorgetti aveva alternato incontri pubblici (al prestigioso Council of Foreign Relations) e altri più riservati.
In quelli che lo hanno visto impegnato, tra gli altri, alla Casa Bianca con il genero del presidente Trump, Jared Kushner, e con il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin, il pragmatico numero due della Lega aveva esposto un ragionamento lineare: l’esecutivo guidato da Conte è nato sulla necessità  di dare un governo al Paese, quella alleanza ha dato quel che poteva dare, ma ora quello schema si è esaurito ed è inutile ragionare su ulteriori evoluzioni.
Giorgetti non ha pronunciato la parola «crisi», nè ha spiegato in che modo la situazione sia destinata a precipitare, anche perchè di mezzo ci sono le elezioni Europee e ancora due mesi nei quali imprevisti di tutti i tipi potrebbero frapporsi.
Ma l’amministrazione americana sa che il governo italiano è agli sgoccioli e che, se gli italiani lo vorranno, nel prossimo autunno a palazzo Chigi potrebbe sedersi Matteo Salvini. Grazie al voto (anticipato) degli italiani. Salvini ascolta ma si misura la palla con la realtà  domestica.
A cominciare dall’analisi del voto in Basilicata. Il commento a caldo del leader della Lega si è limitato al dato contabile delle presidenze di Regione sottratte alla sinistra («7 a 0!»), ha annunciato che il governo continuerà  per i prossimi quattro anni.
Nelle aspettative non dichiarate della Lega c’era un risultato più negativo per i Cinque stelle.
Salvini e i suoi immaginavano che lo choc di Roma mandasse a fondo i pentastellati che invece hanno dimostrato, nonostante tutto, di esserci. Una spinta in più per accelerare verso elezioni anticipate?
Salvini per ora tiene le carte coperte, anche perchè sa che non sarà  una passeggiata.
Nelle settimane scorse Salvini ha coltivato un progetto hard: presentare — sotto la sua leadership – una lista unitaria del centro-destra sin dalle elezioni Europee.
Il leader della Lega, immaginando l’ostilità  di Berlusconi, ha fatto un sondaggio preliminare con Giorgia Meloni e per ora il progetto non ha fatto passi avanti e potrebbe diventare il vero tormentone in vista di eventuali elezioni anticipate.

(da “La Stampa”)

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DI BATTISTA VERSO IL NO ALLA CANDIDATURA

Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile

NONOSTANTE IL PRESSING DEI VERTICI IL FRONTMAN GRILLINO PROGRAMMA IL VIAGGIO IN INDIA

Il futuro di Alessandro Di Battista, dentro il Movimento 5 Stelle, è sempre più incerto.
Luigi Di Maio ci spera ancora, gli avrebbe offerto anche la candidatura come capolista alle Europee in più seggi per trainare davvero la campagna elettorale che verrà .
Ma, stando alla fotografia di oggi, la strada che Dibba prenderà  sembra essere quella dell’India. È lì che continuerà  la scrittura di reportage per Il Fatto Quotidiano come già  avvenuto in America Latina. Salvo ovviamente un cambio di programma, dal momento che il pressing che arriva dai vertici è sempre più insistente.
La ragioni di tutta questa speranza riposta in Di Battista sono molteplici.
“In attacco preferisco giocare con un tandem”, per dirla con le parole del senatore Pierluigi Paragone che per primo ha invocato un ritorno del frontman, accanto a Di Maio, e la necessità  di un Movimento “cazzuto”.
Per il capo politico, come ha detto ieri, “non questo è il momento di mollare”. Nessuno nega la grande difficoltà . I sondaggi sono in calo, il Pd è tornato in campo.
Ecco la ragione per cui il vicepremier grillino ha bisogno dell’aggressività  di Di Battista, proprio ora che anche il suo stile comunicativo è diventato più secco e deciso nei riguardi dell’alleato Salvini.
Di Battista serve per evitare il baratro delle Europee o casomai per condividere la sconfitta che altrimenti verrebbe imputata al solo Di Maio.
Resta incomprensibile per i vertici M5S un passo indietro di uno dei big, che si definisce ‘il primo attivista’, proprio adesso che il Movimento ha bisogno di lui. Ma Dibba, con chi lo ha sentito, è stato chiaro. Prima di tornare in campo, anche solo per la campagna elettorale e poi partire per l’India, vuole capire che ne sarà  dell’Alta velocità  Torino-Lione anche perchè le Europee coincidono con il voto in Piemonte.
Non solo. Dal Movimento pretende parole chiare sulla concessione ad Autostrade. Sono queste alcune delle condizioni poste per tornare sul palco. Di Maio in questi giorni sta alzando i toni nei confronti della Lega e questo potrebbe essere un inizio, ma nessuno ormai spera in una candidatura.
È partita invece la corsa per le europarlamentarie dei 5Stelle. Il blog del Movimento ha pubblicato, sulla piattaforma Rousseau, i nomi dei 2.600 candidati che dovranno essere sottoposti al voto degli iscritti per formare le liste. Si tratta solo del primo step della selezione. Tra i nomi spicca quello di Dino Giarrusso, ex Iena, che si era candidato alle Politiche ma non ce l’ha fatta e adesso è consulente del ministero dell’Istruzione.
Nel post introduttivo viene sottolineata la preparazione dei prescelti, si parla di “tantissimi profili d’eccellenza: medici, ingegneri, architetti, psicologi, astrofisici, professori universitari, imprenditori ed esperti. Una moltitudine di professionisti provenienti dai più svariati ambiti che oggi vuole contribuire con la propria esperienza e competenza al progetto del Movimento 5 Stelle n Europa”, scrivono i pentastellati.
E ancora: “Oltre il 70% dei candidati possiede una laurea, uno su sei il dottorato di ricerca e più di 1400 candidati vantano una conoscenza avanzata della lingua inglese scritta e parlata”.
Di Maio però è ancora alla ricerca dei capilista. Coloro che, come nel caso dei collegi uninominali, saranno scelti tra la società  civile. Le speranze che qualche casella venga occupa da Di Battista sono ormai ridotte a lumicino. E lui tace ufficialmente da oltre un mese.

(da “Huffingtonpost”)

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DI MAIO IN CRISI ACCUSA SALVINI: “FASE 2 DEL GOVERNO O SI VA A CASA”

Marzo 26th, 2019 Riccardo Fucile

DI MAIO SI E’ ACCORTO CHE “NELLE CITTA’ LA SICUREZZA NON C’E’ E I CLANDESTINI CHE SALVINI DOVEVA MANDARE A CASA SONO TUTTI QUI”

«Mi spiegate cosa ha fatto Salvini sinora? Ha rimandato indietro un barcone e Quota 100, misura criticatissima in Europa e che ci costa una valanga di soldi. Mentre i clandestini che doveva respingere sono tutti qui».
Lo sfogo del vicepremier Luigi Di Maio con i suoi collaboratori, arriva dopo una giornata di dichiarazioni all’apparenza concilianti nei confronti di un alleato in «continua campagna elettorale» e che «sporca» sempre il lavoro del governo con qualche «parolina di troppo».
Per il leader grillino, e per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la misura deve essere colma se le lamentele sono ora accompagnate da una ufficiale richiesta di «chiarimento».
Una sorta di fase due del governo dove l’alleanza giallo-verde diventa organica, le misure si condividono, non c’è il fuoco amico e «magari Salvini comincia a studiare qualche dossier invece di sparargli addosso a cose fatte».
Pur di tentare di metter fine al «giochetto leghista» che rischia di spingere il M5S sotto il 20% – come chiamano i grillini il continuo smarcamento padano – Di Maio è pronto ad alzare la voce e a criticare il vicepremier e i ministri della Lega sul terreno delle rispettive competenze.
Dalla sicurezza «che non c’è nelle città », all’agricoltura «abbandonata da un ministro che si occupa solo di turismo».
Sino alle nomine – vedi quella di Paragone alla commissione banche – che la Lega «tratta di nascosto con Banca d’Italia e Quirinale».
«D’altra parte – sostengono i pentastellati – è lo stesso trattamento che abbiamo ricevuto sul memorandum cinese e lo sblocca cantieri». Insofferenze grilline speculari però a quelle che covano nel Carroccio.
La pattuglia ministeriale lumbard comincia a dare segni di cedimento.
Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, è tornato un po’ depresso dal viaggio negli Stati Uniti dove ha raccolto non solo gli altolà  americani per la firma della Via della Seta, ma anche le ironie per le numerose perle inanellate in nove mesi di governo da più di un ministro pentastellato.
Ancora più forte l’insofferenza tra gli amministratori leghisti del Nord che faticano a spiegare e giustificare «la strana alleanza». Consapevole della tensione che c’è nel partito, Salvini ieri ha messo le mani avanti con una sorta di altolà : «Sull’alleanza con M5S tutta la Lega è con d’accordo me. Voglio vedere chi si lamenta!»
Forte delle percentuali e dei risultati ottenuti nelle amministrative, Salvini respinge coloro che gli chiedono, con sempre maggiora insistenza, «fino a quando…».
Ostentare sicurezza, e dirsi certo che il governo «durerà  altri quattro anni», non sottrae il ministro dell’Interno dalle critiche che tagliano il partito ma gli permette di passare il cerino della crisi a Di Maio.
Rovesciare il tavolo, e far saltare il governo Conte, non è facile. Soprattutto rischia di non essere del tutto popolare visto il gradimento del presidente del Consiglio e la sfortuna che ha sempre prodotto nelle urne una tale responsabilità .
La sensazione è che nella maggioranza il gioco del cerino sia solo all’inizio.
Con il M5S e la Lega pronti ad alzare i toni scaricando ognuno sull’altro la responsabilità  sia delle paralisi dell’esecutivo, sia di una eventuale crisi.
Il leader della Lega è convinto di poter alzare la posta – in vista del prossimo decreto crescita e della legge quadro sulle autonomie regionali – perchè conta sulla scarsa voglia di elezioni anticipate dell’alleato.
Dall’altra parte i grillini sono però convinti che Salvini- pur di non tornare tra le braccia del Cavaliere – si guarderà  bene dal far saltare il banco e accetterà  di continuare l’esperienza di governo senza approfittarsi troppo dei sondaggi che danno il Movimento in caduta libera
Lo scontro nella maggioranza è quindi destinato ad aumentare di tono, mentre sullo sfondo inizia a scorgersi quella manovra di bilancio di fine anno che rappresenta uno spettro per la Lega, partito del Nord e delle partite iva.
Di rientrare nel centrodestra – come anche ieri chiedeva l’azzurra Mara Carfagna – il ministro dell’Interno non ne ha però voglia anche se con l’attuale legge elettorale i collegi si vincono se si ha una coalizione e la Lega ha a portata di mano solo quella con FI e FdI
Scatenare ora una controffensiva può servire al M5S per non perdere voti a sinistra, anche se il Pd di Zingaretti – tornato un po’ ditta e un po’ tafazzi (vedi la riesumazione dello ius soli) – non sembra ancora in grado di proporsi come alternativa di governo.
Ma se Di Maio gioca d’anticipo, rispetto alle richieste che l’alleato potrebbe fare dopo il 26 maggio, Salvini non sta a guardare e pretende che prima delle Europee si sia concretizzato almeno un passaggio parlamentare sull’autonomia regionale, divenuto l’unico argomento che tiene buoni i governatori del Nord.

(da “La Stampa”)

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