Marzo 1st, 2019 Riccardo Fucile
STASERA ARRIVA GRILLO, MA A TORINO I CINQUESTELLE IMPLODONO SE PASSA LA TAV
Il via libera alla Tav, in qualsiasi sua forma, potrebbe essere l’ultima crepa nella spaccatura
interna al Movimento5stelle sotto la Mole.
La decisione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e le parole del ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, arrivano in Piemonte come un terremoto e il via libera ai bandi per gli appalti da parte di Telt potrebbero avere conseguenze ben più pesanti.
Non solo il senatore Alberto Airola, torinese, potrebbe lasciare il M5s, come annunciato ieri, in caso di pubblicazione degli appalti.
La maggioranza che sostiene la sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha già fatto sapere più volte a Toninelli che senza lo stop all’opera non ci sarebbe più il Movimento a Torino e che questo potrebbe avere conseguenze enormi sull’amministrazione.
In Piemonte, come formalmente nel resto d’Italia, tutti i 5stelle sono No Tav, dalla sindaca Chiara Appendino alla sottosegretaria, Laura Castelli, fino al senatore Alberto Airola, tutti i volti più noti hanno preso parte alle manifestazioni in Valsusa contro il supertreno. Quest’ultimo ha già chiarito cosa farà , mentre la sindaca tace e la sua amica sottosegretaria, in privato, bastona chi critica l’azione del governo anche sulla Tav.
Sembra profilarsi quindi una divisione tra la base, gli attivisti e la maggior parte dei consiglieri comunali e regionali, convintamente No Tav e pronti a lasciare il M5s se non verrà cancellata la grande opera, e Appendino e Castelli che preferiscono non esporsi e non aprire un nuovo fronte con il capo politico, Luigi Di Maio, dopo quello sul voto della sindaca contro Salvini per il caso “Diciotti” e gli schiaffi per le Olimpiadi del 2026 e le Atp Finals arrivati dal governo gialloverde.
Anche per questo e per evitare rotture definitive stasera molti dei pentastellati piemontesi saranno al teatro Colosseo per ridere dello spettacolo del fondatore, Beppe Grillo, ma soprattutto per chiedere a lui di fare qualcosa.
Francesca Frediani, ma anche uno dei leader Davide Bono e il candidato presidente del Piemonte, Giorgio Bertola, saranno in prima fila.
Oltre a loro sicuri la capogruppo in Sala Rossa, Valentina Sganga, e Fabio Versaci, ex presidente del consiglio comunale e fedelissimo di Appendino.
Proprio la sindaca però, per ora, non ha confermato la presenza, nè di avere appuntamenti con Grillo per la giornata, anche questo forse un segnale sulle posizioni interne al Movimento.
“Se riuscirò a parlarci gli chiederò di far sentire la sua presenza. Nel M5S ma anche in valle: è sempre stato accanto a noi — spiega la consigliera regionale e attivista No Tav, Francesca Frediani – Gli attivisti in Valsusa si sentono un po’ abbandonati”.
Grillo, e con lui Alessandro Di Battista, ma soprattutto il presidente della Camera, Roberto Fico, sembrano essere gli unici punti di riferimento dei grillini piemontesi che, sui social, hanno già lanciato la campagna “stop ai bandi”, una scritta che campeggia sulle foto profilo di molti dissidenti, per far capire che ora è questa la battaglia fondamentale.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2019 Riccardo Fucile
SALDO NEGATIVO SAREBBE DI 3,5 MILIARDI, COMPENSATI PERO’ DALLE PENALI
La nuova versione dell’analisi sui costi e benefici della Torino-Lione da mercoledì è sul tavolo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Il ministro delle Infrastrutture Toninelli, su richiesta del capo del governo, ha incaricato due componenti della commissione tecnica – i professori Francesco Ramella e Paolo Beria – di adattare i risultati della precedente versione al solo fronte italiano: calcolare dunque spese e ricadute della Tav solo per quanto riguarda il nostro Paese e non nel complesso, considerando anche Francia e Unione Europea.
La differenza è sostanziale. L’esito anche.
«È sempre negativo», annota Ramella, che ieri a Torino ha partecipato insieme con Marco Ponti, a capo della commissione sull’analisi costi-benefici, a un confronto tra esperti.
Però i numeri sono diversi, meno sfavorevoli all’opera, ed è lo stesso Ramella ad ammettere che a questo punto diventano determinanti le valutazioni sulle penali e i rimborsi, perchè minacciano di sovvertire il verdetto degli esperti e renderlo positivo.
All’Italia terminare la Torino-Lione costerebbe ancora 4,7 miliardi: 3 per la tratta internazionale (gli altri 5,7 sarebbero a carico di Francia ed Europa) e 1,7 miliardi per la parte domestica.
Nell’ipotesi suggerita dalla Lega di congelare l’adeguamento della tratta italiana si scenderebbe a 3, con un ulteriore risparmio di 1,7 miliardi.
I nuovi calcoli rispetto all’incremento di passeggeri e merci porterebbero i benefici da 2,5 miliardi a 1,5 e il vantaggio sulle esternalità (inquinamento atmosferico e acustico, cambiamenti climatici, incidentalità ) scenderebbe di poco sotto il miliardo, mentre la riduzione della congestione sulle strade garantirebbe all’Italia mezzo miliardo.
Tra i costi resterebbero invece i 4,6 miliardi di minori introiti per lo Stato dai mancati pedaggi autostradali e dalle accise sulla benzina.
Una scelta che Ponti difende – «è un calcolo sacrosanto»- così come difende l’analisi nel complesso: «Nessuna grande opera pubblica è mai stata fermata perchè nessuno l’ha mai analizzata», ha spiegato ieri sera al convegno organizzato dal Collegio Carlo Alberto e dal suo vice presidente Giorgio Barba Navaretti. «È un bene che si cominci ora anche se per un lavoro completo sarebbero serviti due anni».
Il conto finale della nuova relazione passerebbe da un saldo negativo di 7 miliardi a uno aggiornato e sempre sfavorevole, ma “soltanto” per 3,5 miliardi.
A questo punto però entrano in gioco altri fattori. Il primo riguarda i costi di messa in sicurezza del cantiere di Chiomonte, dove i 7 chilometri di galleria finora scavati andrebbero sigillati: un’operazione lunga sette anni il cui costo per l’Italia è stimato in 400 milioni.
Il secondo aspetto è la messa a norma dell’attuale tunnel del Frejus: secondo i documenti dell’Osservatorio sulla Torino-Lione la spesa per adeguare i 14 chilometri del Frejus agli standard europei oscilla tra 1,4 e 1,7 miliardi.
Nell’analisi costi-benefici è scritto 1,5 miliardi, ma «il ministero sostiene che l’investimento necessario sia inferiore», precisa Ramella. Al momento però non è stata fatta un’altra stima e, per di più, sembrerebbe una spesa da mettere a totale carico dell’Italia (o quasi) dal momento che la Francia non è disposta a spendere risorse pubbliche per adeguare un tunnel boicottato dagli stessi operatori ferroviari perchè vecchio e poco conveniente (i treni, ad esempio, possono trasportare fino a 700 mila tonnellate di merci contro i 2 milioni delle gallerie moderne).
Infine ci sono le penali. L’avvocatura dello Stato le ha calcolate in 1,7 miliardi: scioglimento dei contratti in corso per servizi d’ingegneria e lavori (tra 130 e 400 milioni), e del trattato internazionale (16-81 milioni), rimborso delle spese sostenute dalla Francia (400 milioni), restituzione dei fondi già versati dall’Unione europea (535 milioni), più fondi Ue che la Francia perderebbe (297 milioni).
Il conto finale è presto fatto: l’opera ha un saldo negativo di 3,5 miliardi, ma comporta penali per 1,7, costi di adeguamento del Frejus per 1,5 e di chiusura dei cantieri per 400 milioni, per un totale di 3,6 miliardi.
Se poi si dovesse decidere di realizzare solo il tunnel internazionale, e sfruttare l’attuale linea sul versante italiano, il quadro diventerebbe ancora più vantaggioso.
Ecco il conto che potrebbe fornire al governo l’exit strategy sulla Tav.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2019 Riccardo Fucile
NEL PAESE DEL COMASCO “ACCORDI CORRUTTIVI TRA IL SINDACO E I CLIENTI DEL SUO STUDIO E VIOLAZIONI EDILIZIE”
Si chiama ‘Dolce Casa’ l’operazione della guardia di finanza di Como che ha portato all’arresto di
nove persone, tra cui il sindaco di Valsolda (in provincia di Como) Giuseppe Farina e un professionista, come riporta il Corriere della Sera.
Entrambi sono in carcere, mentre gli altri 7 sono ai domiciliari.
L’operazione, scattata alle prime ore di venerdì, ha per oggetto “numerosi casi” di presunti “accordi corruttivi tra il primo cittadino — che è un architetto — e clienti del proprio studio associato, nonchè violazioni edilizie”, come fanno sapere le fiamme gialle.
Farina è stato eletto sindaco di Valsolda, piccolo centro di circa 1500 abitanti nella provincia lariana, con una lista civica di area centrodestra.
L’indagine, diretta dalla locale procura della Repubblica, riguarda le province di Como, Sondrio, Milano e Roma.
Le misure di custodia cautelare sono state eseguite su disposizione del giudice per le indagini preliminari di Como. Valsolda è il paese dello scrittore vicentino Antonio Fogazzaro, autore di Piccolo mondo antico, che aveva nella frazione di Oria la sua dimora estiva, oggi villa del circuito Fai.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2019 Riccardo Fucile
FRENANO CONSUMI ED EXPORT, RALLENTANO INVESTIMENTI
L’economia italiana nel 2018 è cresciuta dello 0,9% in netto rallentamento rispetto al +1,6% del 2017.
Lo comunica l’Istat che, in base ai dati più approfonditi, ha rivisto al ribasso la stima preliminare di un aumento del Pil pari all’1%.
Il nuovo dato è inferiore alle previsioni del governo di fine dicembre, che indicavano per il 2018 una crescita dell’economia.
Debito pubblico sale al 132,1% del Pil, mai così alto
Il debito pubblico italiano, salito al 132,1% del Pil nel 2018, è in percentuale al livello più alto mai raggiunto. Lo scorso anno, spiega l’Istat, è infatti stato superato anche il precedente picco del 2014 pari al 131,8%. In base ai dati di Bankitalia, il debito delle pubbliche amministrazioni nell’intero 2018 è aumentato in assoluto di 53,2 miliardi salendo a 2.316,7 miliardi.
Migliora avanzo primario, sale a 1,6%
Nel 2018 l’avanzo primario italiano (ovvero il deficit al netto della spesa per interessi) è migliorato, salendo all’1,6% del Pil. Nel 2017 il rapporto era pari all’1,4%.
Frenano consumi ed export, rallentano investimenti
Il peggioramento del Pil nel 2018 rispetto al 2017 (+0,9% contro +1,6%) è legato in gran parte al «netto ridimensionamento» del contributo della domanda interna e in particolare dei consumi, sottolinea l’Istat evidenziando che la spesa delle famiglie residenti in Italia è cresciuta lo scorso anno dello 0,6% contro il +1,5% del 2017.
A frenare è stato anche l’export, cresciuto dell’1,9% contro il +5,9% del 2017. In decelerazione infine anche gli investimenti, passati da un aumento del 4% nel 2017 al +3,4% del 2018.
Pressione fiscale stabile nel 2018 al 42,2
Nel 2018 la pressione fiscale misurata in rapporto al Pil è rimasta stabile al 42,2% allo stesso livello del 2017, come comunica l’Istat in base ai dati definitivi sul prodotto interno lordo. Nell’aggiornamento delle stime macroeconomiche pubblicato a dicembre, il governo aveva previsto che la pressione fiscale si attestasse nel 2018 al 41,9% del Pil.
(da agenzie)
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