Marzo 1st, 2019 Riccardo Fucile
UNA SPESA DI 3400 EURO DECISA QUANDO SAVONA ERA ANCORA MINISTRO… IL CATTIVO GUSTO NON HA LIMITI
Il ministro degli Affari Europei Paolo Savona è arrivato nel governo Lega-M5S promettendo tempesta e furore in nome dell’Europa da cambiare e dell’euro da riformare sennò vado ar Colosseo e me butto de sotto.
Dopo le ben note frizioni con Mattarella, Savona è approdato al ministero con grandi premesse e promesse che però sono clamorosamente sfumate quando ha accettato la presidenza di Consob al posto di Marcello Minenna, designato ma bocciato dal Quirinale.
Lì i noeuro sostenitori del governo Lega-M5S si sono sentiti leggermente presi in giro, forse come nella storia del conto corrente in Svizzera del ministro che aveva un sacco di Piani B per l’euro.
E quindi non stupisce che oggi Marco Palombi sul Fatto ci racconti del bando sul sito della presidenza del Consiglio dei ministri per l’acquisto del prestigioso tomo Politeia, editori Rubettino, un affidamento diretto per la somma di euro 3400 con data pubblicazione 22 febbraio ma partito il 14 gennaio, quando Savona era ancora ministro.
Un bando sul sito del dipartimento per le politiche europee per l’acquisto del libro “Paolo Savona — Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa — Rubettino Editore” ovvero il libro del ministro potrebbe parere un tantinello inelegante, ecco.
Di più: dopo aver disegnato un piano per la riforma dell’Unione Europea e averlo pubblicato sul sito del ministero, l’acquisto del libro parrebbe ancora più esagerato.
Ma invece pare una giusta nemesi per tutti coloro che in questi mesi di governo hanno raccontato che c’era il piano segreto per rompere con la UE e che l’abilità diplomatica di Savona lo avrebbe portato a casa e di punto in bianco si sono ritrovati ad ammirare il loro idolo in fuga verso la Borsa.
E oggi si vendicano mostrando l’enorme spreco di 3400 euro per il libro di Savona. Se invece di occuparci di questi “sprechi” mettessimo una tassa sulla credulità elettorale o politica potremmo risanare il nostro debito pubblico in un paio d’anni.
E poi hai voglia a uscire dall’euro…
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 1st, 2019 Riccardo Fucile
OSCAR LANCINI INVITATO (A CHE TITOLO?) IN UN ISTITUTO DI TORINO, STUDENTI OBBLIGATI A PARTECIPARE DAL PRESIDE, POI LA DISTRIBUZIONE DI UN IGNOBILE LIBRO RAZZISTA SUI “CRIMINI DEI MIGRANTI”
L’eurodeputato Danilo Oscar Lancini mercoledì 27 ha incontrato un gruppo di studenti delle
classi quinte dell’Istituto tecnico commerciale «Germano Sommeiller» di Torino.
In teoria l’incontro, cui gli allievi sono stati obbligati a partecipare dal preside — avrebbe dovuto essere una conferenza dal titolo «Torino’s business. Andata e ritorno per l’Europa».
Ma l’intervento dell’eurodeputato leghista (il cui video integrale è visionabile sulla sua pagina Facebook) è stato ben poco tecnico.
Chi è Oscar Lancini, l’ex sindaco di Adro del “sole delle Alpi”
Oscar Lancini è noto ai più per essere l’ex sindaco di Adro (Brescia) famoso perchè durante il suo mandato decise di tappezzare la scuola elementare del paese con il simbolo del “Sole delle Alpi”.
Il simbolo della Lega Nord era ovunque, dallo zerbino all’ingresso ai banchi fino ai vetri delle aule. In tutto erano 700 e all’epoca (era il 2010) la “santificazione” dell’istituto intitolato a Gianfranco Miglio (considerato l’ideologo della Lega Lombarda) suscitò parecchie polemiche da parte di docenti e genitori dei bambini che non avevano gradito l’ingresso della politica nelle classi di una scuola elementare.
Lancini poi fece da apripista ad un’altra grande tradizione della Lega, ancora attuale (si veda ad esempio il caso di Lodi): la “negazione della mensa” ai bambini, in prevalenza stranieri, i cui genitori non erano in regola con il pagamento.
Tutto finì quando gli stemmi leghisti, che secondo la Lega invece erano simboli tradizionali dei padani, vennero rimossi e un anonimo benefattore si fece avanti (non senza difficoltà ) per coprire le rette dei 15 bambini esclusi.
Nel 2017 Lancini fu condannato in primo grado dal tribunale di Brescia a tre anni di reclusione per la vicenda degli appalti per la realizzazione dell’area feste di Adro. L’inchiesta partita nel 2013 vedeva indagate a vario titolo una ventina di persone per i reati di truffa e turbata libertà degli incanti.
Nel marzo del 2018 la sentenza venne annullata dalla Corte di Appello che ha accolto la richiesta dei difensori di uno degli imputati che avevano presentato un’istanza di annullamento perchè i giudici avevano letto il dispositivo della sentenza senza riunirsi in camera di consiglio.
Una settimana fa la vicenda processuale ha visto un nuovo colpo di scena: il processo deve iniziare da zero per tutti gli imputati, anche per coloro che erano stati assolti.
Nel frattempo Lancini non è rimasto certo con le mani in mano.
Nel 2014 si candidò alle elezioni europee ma non venne eletto. Quando dopo l’elezione al Senato Matteo Salvini rinunciò al seggio da eurodeputato per assumere il ruolo di ministro dell’Interno Lancini ne prese il posto.
Ed era proprio in veste di europarlamentare dell’ENL — il gruppo dell’Europa delle Nazioni e della Libertà che raccoglie i deputati della Lega, del Front National e di Alternative fà¼r Deutschland — che Lancini ha incontrato gli studenti.
A scanso di equivoci a fianco al palco dei relatori era in bella mostra il logo dell’eurogruppo.
Lancini — che è candidato anche alle prossime elezioni europee — ha tenuto un simpatico pistolotto (altrimenti detto comizio) nel quale spiegava agli alunni quanto fosse importante mandare in Europa “i migliori” perchè è in Europa che si decidono le sorti del Paese.
Il tutto con a fianco ben visibile il logo dell’eurogruppo della Lega.
Tra le altre cose l’eurodeputato leghista ha affermato che «uscire dall’Europa vorrebbe dire la morte» per il nostro Paese perchè fuori dalla UE saremmo da soli di fronte a colossi come USA e Cina e non avremmo grandi speranze di sopravvivenza.
Chissà cosa ne pensano i colleghi della Lega che da anni ci spiegano che bisogna uscire dall’Europa e dall’Euro smantellando il trattato di Maastricht.
Ma non è stato tanto il discorsetto da dieci minuti — durante i quali Lancini ha più volte battuto sul tasto di quanto sia importante mandare i politici migliori a Bruxelles — a suscitare l’indignazione dei genitori.
A contorno della conferenza agli alunni sono state messe a disposizione degli studenti alcune decine di copie — riferisce La Stampa di oggi — di un volumetto dal titolo «L’onda del crimine migrante».
Vale a dire la traduzione italiana — curata dallo stesso Lancini — del “rapporto” «Migrant Crime Wave» pubblicato dal gruppo ENL-ENF.
Il libro, scritto dall’eurodeputata pro-Brexit ed ex UKIP (espulsa dal partito di Farage per una questione di rimborsi truccati) Janice Atkinson.
Nella prefazione Matteo Salvini mette subito in chiaro le cose: «The issue of immigration and criminality has been hidden for too long, generally underestimated, and those who denounced it were derided».
L’intento del libro è infatti quello di dimostrare la stretta correlazione causale tra immigrazione e aumento della criminalità .
La prefazione di Salvini si conclude con la famosa foto del Segretario della Lega che dorme al CARA di Mineo. Nell’introduzione la Atkinson scrive cose come “al mio arrivo all’Europarlamento nel 2014 sapevo che il posto era marcio e infestato da comunisti e sinistrorsi. E sapevo che molti dei “conservatori” erano dei falsi conservatori”.
Si prosegue poi con un lungo e dettagliato elenco di crimini dei migranti, perpetrati ovviamente ai danni dei bravi cittadini europei perchè i migranti sono più aggressivi dei “nativi”.
Molto spazio è dedicato all’islamizzazione del Continente europeo con i conseguenti rischi di terrorismo e viene stilata una lista di tutti gli attacchi terroristici avvenuti in questi anno per mano di integralisti islamici.
Nella conclusione l’autrice scrive che “violenza e criminalità sono aumentate in Europa grazie all’aumento senza precedenti del numero di immigrati, facilitato da Schengen [gli accordi di Schengen sulla libera circolazione dei cittadini europei NdR] e dalle politiche delle aperture dei confini da parte della UE”.
Questo ragionamento è sbagliato per due motivi: il primo è che le politiche di controllo dei confini esterni sono ancora materia esclusiva dei singoli stati, quindi la UE non c’entra.
Il secondo è che gli accordi di Schengen riguardano le migrazioni interne e non l’afflusso di migranti extra-UE.
C’è quindi parecchia confusione: Lancini va in una scuola a fare propaganda elettorale, dice che l’Europa è importante e poi distribuisce un libro in cui si accusa l’Unione Europea di essere la causa di tutti i mali.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 1st, 2019 Riccardo Fucile
OPERA DELL’ARTISTA CUBANO ERIK RAVELO, FUGGITO DAL REGIME DI FIDEL, UN PO’ DIFFICILE DIRE CHE E’ COMUNISTA… MA NON MANCANO LE SOLITE MINACCE DEI CAZZARI SOVRANISTI… ARRIVA ANCHE LA POLIZIA
Il vicepremier Matteo Salvini, ministro degli Interni della Lega deciso a respingere i migranti in fuga verso l’Italia, fotografato con un bebè non «bianco» in braccio che indossa un giubbotto salvagente.
E’ bufera a Venezia sulla mostra che espone l’immagine del leader leghista, per una volta immortalato in giacca e cravatta, che pur protetto da un paio di guanti neri appare impegnato nell’azione politicamente meno naturale per il «capitano» che ha trasformato la lotta contro gli stranieri nell’ideologia unica del suo nuovo sovranismo: cullare dolcemente un neonato appena salvato da un barcone.
L’opera è esposta nella vetrina di Venice Factory, studio-galleria dell’artista veneziana Federica Palmarin, nel cuore della città lagunare presa d’assalto per il carnevale.
Autore del fotomontaggio è Erik Ravelo, scultore e pittore cubano, fuggito dall’isola dominata dal comunismo di Fidel Castro quando aveva 18 anni, famoso per essere diventato direttore creativo di “Fabrica”, la fucina della comunicazione Benetton.
Tutti ricordano le sue provocazioni sintetizzate in un’immagine: i leader mondiali contemporanei che si baciano mentre si fanno la guerra, o i bambini senza volto crocifissi al corpo degli adulti.
Anche questa volta il suo scatto, per gli specialisti uno sticker, fa discutere, divide ed è già bersaglio di minacce da parte di gruppi d’estrema destra.
La tensione è tale che la mostra è stata visitata da agenti di polizia, che non hanno assunto alcun provvedimento.
“E’ venuta la polizia — ha comunicato sui social Erik Ravelo — però non mi hanno arrestato”.
Gli agenti, transitati in barca davanti alla galleria, si sono limitati a filmare la vetrina. Da una parte i visitatori che applaudono quella che interpretano come la denuncia “della disumanità di chi usa il proprio potere per non accogliere chi è costretto a fuggire per sopravvivere, neonati compresi”.
Dall’altra chi si ferma, guarda l’immagine di Salvini con il migrante bebè, si indigna “per la strumentalizzazione del dolore”, entra e protesta, ordinando di rimuovere l’opera.
A chiarire il senso dell’installazione è indirettamente lo stesso Ravelo. “Federica Palmarin ha coraggio”, il suo laconico commento su Facebook.
In mostra, sotto il titolo “Revelation” anche un’immagine con il premier Conte, i vice Di Maio e Salvini, il fondatore dei Cinque Stelle Grillo e il ministro Toninelli, che esibiscono il dito medio teso, opera di Xante Battaglia.
L’ingresso alla galleria, ultima provocazione, è vietato ai minorenni. L’esposizione avrebbe dovuto chiudere il 5 marzo, ultimo giorno di carnevale: visto il successo e l’assalto dei visitatori l’apertura è stata prorogata, per ora, sine die.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2019 Riccardo Fucile
DOMENICA L’INTERVISTA AL PRESIDENTE EUROPEISTA… SOVRANISTI ANNASPANO IN FRANCIA: MACRON SALE AL 23,5%, LE PEN SCENDE AL 19,4%
Il principale “antagonista” del governo italiano, e in particolare dei due vicepremier Matteo
Salvini e Luigi Di Maio, sarà ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa su RaiUno domenica prossima.
Stiamo parlando del Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron.
A riportare la notizia è lo stesso Fazio in un tweet: “Domenica ‘Che tempo che fa’ ha l’onore di intervistare il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron”.
Con un tweet il conduttore di Che tempo che fa Fabio Fazio annuncia un’intervista al presidente francese Macron nella puntata di Che tempo che fa di domenica su Rai 1. “Domenica @chetempoche fa’ ha l’onore di intervistare il presidente della Repubblica francese @EmmanuelMacron”.
L’intervista cade dopo un periodo di forti tensioni tra Francia e Italia dopo le polemiche delle ultime settimane (dal caso Battisti, all’incontro del M5s con i gilet gialli, dalla Libia al “franco delle colonie”, all’immigrazione) che hanno portato al richiamo dell’ambasciatore di Francia in Italia.
Una telefonata fra il Capo dello Stato Sergio Mattarella e Macron ha disteso i rapporti, riaffermando l’importanza per entrambi i Paesi della relazione franco-italiana.
En Marche di Emmanuel Macron intanto continua a crescere, in vantaggio sul Rassemblement National di Marine Le Pen: 23,5 contro 19,4 per cento. I dati del 6 febbraio, li davano 22 contro 20 per cento.
Ora, En Marche alle Europee conquisterebbe 24 seggi, Le Pen 19.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2019 Riccardo Fucile
LA POLITICA DEI DUE FORNI DEL M5S … SE OGGI ABBIAMO I LEGHISTI AL GOVERNO SAPPIAMO CHI RINGRAZIARE
Roberta Lombardi, consigliera regionale nel Lazio ed ex candidata governatrice contro Zingaretti, parla con il Fatto Quotidiano dell’attuale situazione politica e delle opportunità per il MoVimento 5 Stelle in attesa della riorganizzazione voluta da Luigi Di Maio.
“Bisogna evitare che la paura di far cadere il governo mini l’identità del M5S. E la nostra identità è realizzare buone idee”.
Nel contratto di governo quante ce ne sono?
Molte, sia nostre che della Lega. Ma noi eravamo e restiamo equidistanti. E non dimentichiamo che noi il contratto di governo lo avevamo proposto sia al Pd che al Carroccio
Però vi siete accordati con Matteo Salvini.
È falso dire che abbiamo preferito la Lega. L’accordo con il Pd era praticamente chiuso, ma Matteo Renzi lo fece saltare
Quindi?
Quindi non si può escludere che un domani il Movimento torni a dialogare con il Pd come è avvenuto nel Lazio, dove Zingaretti ha avuto l’intelligenza di capire che il renzismo era morto, e di assorbire alcuni dei nostri temi.
Però proprio Zingaretti ripete sempre che non si alleerà mai con i 5Stelle. È sincero?
Non lo so. Ma ogni volta che dice questa frase io la segno sulla mia agendina…
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2019 Riccardo Fucile
CI SONO 7000 EURO NON DICHIARATI NEI CONTI DELLA DEPUTATA GRILLINA
Ci sono 7000 euro di troppo nella storia di Giulia Sarti. Ovvero i soldi prestati al padre per
l’acquisto di un’automobile ma a quanto pare non rendicontati e dichiarati.
Per questi soldi, scrive oggi Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Marco Franchi, la Sarti rischia l’espulsione.
L’aneddoto del prestito al padre è stato naturalmente raccontato da Bogdan Andrea Tibusche:
Aggiungendo, tra gli altri, un aneddoto, come ieri riportava il Resto del Carlino: “Una volta ha prestato del denaro 7mila euro a suo padre per l’acquisto di un’auto e la ristrutturazione della casa avvenuta nel 2017. Questi soldi sono venuti a mancare nel suo conto e quindi non sono stati rendicontati. ‘Con quale faccia non aiuto mio padre a comprare l’auto nuova che sono cinque anni che sono in Parlamento’, mi disse Giulia.
Così lei ha prelevato quei soldi dal suo conto per aiutare suo padre ”.
Questo racconta il suo ex compagno.
Ed è una verità su cui il Movimento si attende una risposta, da Sarti. E la deputata dovrà provare a darla nelle sue controdeduzioni ai probiviri, previste dal regolamento del M5S. Sarti avrà dieci giorni di tempo per formularle, una volta ricevuta dal collegio la emailche le notificherà l’avvio della procedura.
E dovrà essere molto convincente e precisa per evitare l’espulsione, su cui i “giudici”del Movimento dovrebbero esprimersi nei successivi 90 giorni:
Però su di lei pesano le parole di due giorni fa del capo politico Luigi Di Maio, duro: “Credo che la sua espulsione sia doverosa”.
E ieri durante Otto e mezzo anche il capogruppo in Senato Stefano Patuanelli è stato secco: “L’onorevole Sarti riceverà un procedimento dai probiviri, dopodichè immagino che sarà espulsa. Gli chiederemo di dimettersi dal suo ruolo di parlamentare, ma solo Sarti può decidere se farlo”.
Però la email dei probiviri non è ancora partita.
(da “NextQuotidiano“)
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Marzo 1st, 2019 Riccardo Fucile
E POI I GRILLINI SI CHIEDONO PERCHE’ HANNO PERSO VOTI IN SARDEGNA… NEL SULCIS DAL 53,6% AL 17%
A Popolo Sovrano, programma che sfascia da tempo tutti i record negativi dell’Auditel, abbiamo potuto ammirare un intervento di Antonello Pirotto, uno dei sindacalisti sardi che da anni sono in prima linea per difendere il posto di lavoro degli operai di Eurallumina a confronto con Dino Giarrusso dello staff di Lorenzo Fioramonti al ministero dell’Istruzione ma spesso mandato da Casalino a perorare la causa del M5S nelle trasmissioni RAI.
Nelle scorse settimane un operaio ALCOA aveva dato una bella lezione a Di Battista a Piazzapulita, mentre il flop del M5S in Sardegna è stato determinato anche dal tradimento degli operai: lo scorso 4 marzo a Sarroch, paese ai confini della città metropolitana di Cagliari, i 5 Stelle fecero il pieno di voti, raggiungendo il 53,65%.
Più di un elettore su due, terzo comune per consenso ai grillini di tutta l’isola.
Domenica si è di nuovo rovesciato tutto. E a Sarroch, paese di poco più di 5 mila abitanti, il M5S è sprofondato al 17%.
In questo clima ieri a Popolo Sovrano il conduttore Alessandro Sortino ha dovuto fronteggiare lo scontro tra Giarrusso e Pirotto: l’operaio e sindacalista ha ricordato che ha cominciato a lavorare in fabbrica quarant’anni fa e ha fatto un monologo di un paio di minuti, e poi, rispondendo a Giarrusso, ha messo sotto accusa il governo, reo, a suo dire, di non ascoltare i lavoratori e di non essere disposto a un reale dialogo per risolvere l’impasse della fabbrica manifatturiera di Portovesme, nel Sulcis (Sardegna), che dal 2009 ha chiuso le attività e ha messo in cassa integrazione 450 dipendenti.
A quel punto, dopo l’ennesima interruzione Giarrusso ha detto all’operaio: “Ma vada al diavolo, non mi fa parlare”.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 1st, 2019 Riccardo Fucile
NELLA SUA SEGRETERIA IL MINISTRO HA ASSUNTO UN ESPERTO DI CAPPUCCINI E CHIUSURA CASSA
Lui si chiama Massimo Casiraghi, ha 34 anni, è stato candidato sindaco a Lodi per il MoVimento
5 Stelle senza arrivare al ballottaggio e oggi ha un nuovo mestiere: è stato assunto nella segreteria del ministero delle Infrastrutture guidato da Danilo Toninelli per studiare i dossier e filtrare gli appuntamenti del grillino più amato dagli operai dei cantieri.
Pasquale Napoletano, che racconta la storia oggi sul Giornale, dice che il suo compenso non è pubblico ma basta recuperare gli stipendi dei collaboratori delle segreterie degli altri componenti dell’esecutivo Conte: la somma oscilla tra i 25mila e 45mila euro l’anno.
In realtà l’ex barista piazzato da Toninelli potrebbe svolgere le mansioni anche a titolo gratuito.
Ma questo è un aspetto che solo il diretto interessato potrà chiarire. A firmare il decreto di nomina è stato GinoS caccia, capo di gabinetto del ministro.
Spulciando le due pagine di curriculum, consegnate nelle mani dei funzionari degli uffici del ministero Infrastrutture, saltano fuori due informazioni interessanti.
La prima: Casiraghi prima di assumere l’incarico non aveva avuto altre esperienze ai vertici della Pubblica amministrazione. Mentre può vantare,in passato, un impegno come capobarista in una caffetteria londinese.
Tra le mansioni la gestione del bar, l’avviamento del personale (come si preparano caffè e colazione) e la chiusura della cassa. Quest’ultima attività , magari, sarà stata utile al ministro Toninelli, quando avrà studiato il dossier costi-benefici sulla Tav.
Certamente, Casiraghi avrà avuto più confidenza con i numeri, rispetto al capo ministro. Lo staffista di Toninelli si è specializzato in grafica e comunicazione prima di candidarsi con il M5S come sindaco di Lodi, nel collegio elettorale di Toninelli.
Venne eletto consigliere comunale. Ora il salto al ministero.
(da “NextQuotidiano“)
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Marzo 1st, 2019 Riccardo Fucile
AVEVA DENUNCIATO IL PIZZO E FATTO CONDANNARE I SUOI ESTORSORI… LO STATO PER GRATITUDINE GLI HA FATTO PERDERE TUTTI GLI APPALTI… LE ASSURDE VALUTAZIONI DEL VIMINALE, MA SALVINI PENSA SOLO AGLI IMMIGRATI
Aveva denunciato il pizzo di Cosa nostra. Ma la perversa burocrazia italiana è arrivata lì dove i boss mafiosi non erano riusciti: eliminare Rocco Greco, l’imprenditore simbolo dell’antiracket a Gela. Umiliato da un sistema che ha distrutto la sua azienda, l’uomo si è ucciso nella sede della sua azienda in provincia di Caltanissetta. A raccontare la sua storia è il quotidiano La Repubblica.
L’imprenditore aveva fatto denunciare e condannare i suoi estorsori. I quali a sua volta lo avevano denunciato. Poi il Tribunale lo aveva assolto.
Quella sentenza, però, non è bastata per impedire alla prefettura di prevedere l’interdittiva per la sua azienda. Un provvedimento che gli aveva fatto perdere tutti gli appalti.
Mercoledì la decisione di farla finita. Si è ucciso con un colpo di pistola nella sua azienda, la Cosiam: è stato poi trasportato in ospedale dove è morto. “Denunciare i boss del pizzo mi è costato caro“, continuava a ripetere ai familiari.
“Mio padre era finito dentro una storia paradossale. I mafiosi che aveva fatto condannare lo avevano denunciato. Ma, poi, ovviamente, era arrivata l’assoluzione. Il giudice aveva ribadito che Rocco Greco era stato vittima della mafia, non socio in affari dei boss“, racconta il figlio Francesco al giornalista Salvo Palazzolo.
Nonostante ciò nell’ottobre scorso il ministero dell’Interno ha negato alla ditta dell’imprenditore l’iscrizione nella white list necessaria per partecipare ai lavori di ricostruzione dopo il terremoto in centro Italia.
Scrive la Struttura di missione antimafia sisma: “Nel corso degli anni ha avuto atteggiamenti di supina condiscendenza nei confronti di esponenti di spicco della criminalità organizzata gelese”. “Ma come si fa a dimenticare che aveva denunciato? Proprio con la denuncia aveva scelto di non essere più supino a quel sistema che vigeva a Gela”, dice sempre al quotidiano di largo Fochetti l’avvocato Alfredo Galasso.
La storia di Greco comincia nel 2007, quando denuncia i boss della Stidda e di Cosa nostra a Gela. Ma non solo. Riesce anche a convincere sette imprenditori a fare la stessa cosa. Quelle denunce di quegli imprenditori fecero scattare undici arresti.
E poi avevano portato a condanne per 134 anni di carcere. Una sentenza confermata dalla Cassazione. Che ha smentito le accuse dei mafiosi alla sbarra contro chi aveva denunciato: “Ma quale pizzo, gli imprenditori pagavano il nostro sostegno. E spartivamo gli utili”.
Nonostante persino la Suprema corte avesse confermato lo status di vittime degli imprenditori, però, per il Viminale rimaneva un dato: quelle vittime si erano relazionate con i boss, e fino a un certo momento avevano accettato di pagare il pizzo.
“Non dobbiamo dimenticare cos’era Gela all’epoca. Più di cento morti in un anno. E veniva ucciso anche chi non pagava il pizzo”, ricorda il figlio di Greco.
La burocrazia, però, non perdona. Dopo l’ultima intedittiva antimafia all’azienda di famiglia sono saltate tutte le commesse e 50 operai sono stati licenziati.
“Ormai, il problema sono io. Se vado via, i miei figli sono a posto”, dice l’imprenditore alla moglie.
Martedì sera l’ultima cena con la famiglia: “Papà era euforico. Mi sembrò strano. Diceva: che bella serata stiamo trascorrendo. Non capivo”, racconta il figlio.
Il giorno dopo si è svegliato all’alba, è andato in azienda e si è sparato. Non lo ha ucciso la mafia ma lo Stato.
(da agenzie)
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