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BEATRICE VENEZI, IL DIRETTORE D’ORCHESTRA PIU’ GIOVANE D’ITALIA: “STUDIATE TANTO, SAPPIATE FARE RINUNCE, NON TIRATEVI MAI INDIETRO”

Ottobre 6th, 2019 Riccardo Fucile

A 29 ANNI E’ STATA INSERITA DA FORBES TRA LE 100 GIOVANI LEADER DEL FUTURO: “IL FALLIMENTO FA PARTE DEL SUCCESSO, SERVE SBAGLIARE PER CRESCERE”

Un’occhiata allo spartito, sguardo concentrato, bacchetta in su. Via. I violini iniziano a suonare, il pianista sposta veloce le dita sulla tastiera. La bacchetta magica di Beatrice Venezi sa quando far partire musica, quando è il momento per le note di accelerare e quando invece è ora che cali il silenzio.
Lei è nata a Lucca, ha 29 anni ed è direttrice d’orchestra da quando ne aveva 22. Anzi è “direttore”, preferisce farsi chiamare così: «Non penso serva sottolineare il genere di un professionista».
È la più giovane d’Italia, una delle più giovani del mondo. Niente frac. Venezi sul palco si veste sempre femminile. «Perchè devo nascondere di essere donna?», chiede. Ma ammette che in Italia sulla parità  c’è molto da fare: «A volte mi sento meglio all’estero, qui ci sono ancora dei pregiudizi».
All’interno del teatro, assicura invece di essersi sempre sentita alla pari: «A volte mi capita di avvertire come un soffio di ostilità , ma quando si inizia a suonare in dieci minuti tutto sparisce. Lo studio e la preparazione vincono sui pregiudizi. L’orchestra è un mondo molto meritocratico». Venezi ha ricevuto nella Fondazione Feltrinelli di Milano il premio Leonia per l’Audacia 2019, istituito da Lamberto Frescobaldi. E noi, prima della premiazione, abbiamo fatto una chiacchierata con lei.
Venezi dice di essere convinta che «la musica classica possa arrivare anche ai millenial perchè le vibrazioni di un’orchestra non possono lasciarti indifferente. Ne ho le prove». Ma ammette con un sorriso: «La trap? Non la apprezzo particolarmente». Con coraggio, ama sperimentare e mischiare generi musicali. Dopo la premiazione, ha diretto un’esibizione insieme ai Cat Paradox unendo musica sinfonica ed elettronica in un incontro inaspettato.
Venezi — scelta da Forbes come una dei 100 giovani under 30 leader del futuro — è convinta che con l’impegno, lo studio e la preparazione si possa arrivare dappertutto. Ai giovani consiglia di «studiare tanto», essere «pronti a fare rinunce», «non tirarsi mai indietro», ma anche di ricordarsi di sbagliare perchè «il fallimento fa parte del successo». Lei stessa non è stata ammessa al conservatorio di Milano: «Non fui presa al biennio di specialistica in direzione d’orchestra».
«Bisogna conviverci, capita a tutti di sbagliare, avrai il momento di down e poi ripartirai, fa parte del ciclo. È nell’errore che c’è la crescita».
Per quanto riguarda il premio Leonia per l’audacia, Venezi si dice molto lusingata dal riconoscimento:   «Il premio Leonia porta il nome di una donna forte e innovativa. È un onore essere legata con un filo rosso a lei».
Leonia nel 1878 vinse all’Expo di Parigi la medaglia d’oro per il suo vino prodotto a Pomino, vicino Firenze. «Leonia è venuta in Italia e ha messo in piedi un’attività  per cui ha addirittura vinto un riconoscimento importante come quello dell’Expo. Per una donna, giovane, nel 1800 non è poco», spiega Lamberto Frescobaldi che ha deciso nel 2014 di istituire il premio dedicato alla sua trisavola.
«La scelta dei vincitori avviene sempre con un occhio attento ai giovani: abbiamo premiato spesso giovani e siamo sensibili a tematiche che possano interessare loro perchè i ragazzi sono il futuro, sono la nostra linfa», conclude Frescobaldi prima di consegnare la targa a Beatrice Venezi «una donna, giovane, che è riuscita con l’audacia a raggiungere obiettivi importanti proprio come Leonia».

(da Open)

argomento: radici e valori | Commenta »

LAMORGESE ASFALTA SALVINI SULLA RIDISTRIBUZIONE DEGLI IMMIGRATI IN UMBRIA

Ottobre 6th, 2019 Riccardo Fucile

RISPONDE CON I DATI ALLA POLEMICA LEGHISTA: “NORMALE ATTIVITA’ AMMINISTRATIVA, ECCO L’ELENCO DETTAGLIATO DI QUELLI FATTI DA SALVINI”

Ieri avevamo spiegato che la circolare di ridistribuzione immigrati che Matteo Salvini aveva pubblicato sulla sua pagina facebook serviva a veicolare una bufala, ovvero si cercava di far passare una normale attività  del ministero dell’Interno per qualcosa di diverso.
Nella serata di ieri una nota del Viminale ha certificato la bufala: il trasferimento da Agrigento ad Avellino, Terni e Ancona “rientra nella normale attività  amministrativa”, ha fatto sapere Lamorgese che poi, per provarlo, ha ricordato tutte le volte in cui queste operazioni sono state firmate proprio da Salvini:
“Nessuna novità  in merito alla ridistribuzione dei richiedenti asilo sull’intero territorio nazionale. La decisione del Dipartimento per le Libertà  civili e l’Immigrazione del ministero dell’Interno di trasferire 90 migranti da Agrigento ad Avellino, Terni ed Ancona rientra nella ordinaria attività  amministrativa di alleggerimento di quei centri di accoglienza in cui si registra un numero eccessivo di presenze”.
Lo sottolinea un comunicato del ministero dell’Interno. Oggi l’ex ministro Matteo Salvini ha pubblicato su Facebook la circolare sulla ridistribuzione di 90 migranti ad Ancona, Avellino e Terni.
“Analoghe operazioni di trasferimento — sottolinea il Viminale — sono state effettuate il 21 giugno 2018 da Siracusa (67 migranti), il 6 agosto 2018 da Agrigento (50 migranti), il 27 agosto 2018 da Crotone (58 migranti), il 25 luglio 2019 (70 migranti) e il 6 agosto 2019 (50 migranti) da Agrigento. Interventi di ridistribuzione hanno riguardato anche il Friuli Venezia Giulia, da dove, il 5 luglio 2019, sono stati trasferiti in altre regioni 2.000 migranti.”
La figura da cioccolataio che ha fatto Salvini viene quindi ufficialmente certificata e bollinata dal ministero dell’Interno: i trasferimenti li faceva anche Salvini, quindi adesso si sta lamentando soltanto per fare teatro.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: denuncia | Commenta »

SONDAGGIO REGIONALI UMBRIA: BIANCONI A UN PASSO DA TESEI

Ottobre 6th, 2019 Riccardo Fucile

IL CANDIDATO CIVICO PD-M5S NELLE ULTIME DUE SETTIMANE HA RECUPERATO 7 PUNTI ALLA CANDIDATA DELLA LEGA, APPOGGIATA DAL CENTRODESTRA

In Umbria Vincenzo Bianconi è pari con Donatella Tesei. A venti giorni dalle elezioni regionali del 27 ottobre in Umbria i due sfidanti sono appaiati nelle preferenze dell’elettorato nonostante il candidato di centrosinistra e MoVimento 5 Stelle sia sceso in campo un mese dopo la sindaca di Montefalco, spiega il Fatto Quotidiano
L’ultimo sondaggio riservato darebbe Bianconi a soli due punti di distanza da Tesei ma, visto il margine di errore, i dem dicono che con i numeri attuali “possiamo dire che i due candidati al momento siano pari”.
Nelle ultime due settimane, Bianconi avrebbe recuperato i 6-7 punti percentuali che lo dividevano dalla Tesei al momento del lancio della candidatura.
Il tour de force da qui al 27 ottobre quindi sarà  decisivo, considerato che secondo l’ultimo sondaggio di Scenari Politici-WinPoll un elettore umbro su tre (30%) deciderà  chi votare solo negli ultimi venti giorni
Questa rilevazione sull’indice di fiducia dei candidati è stata commissionata da Claudio Ricci, l’aspirante governatore terzo incomodo sostenuto da tre liste civiche: Ricci riscuoterebbe una fiducia del 38%, Tesei del 35% e Bianconi del 28%.
Ovviamente, il sondaggio non tiene conto delle liste in campo: quelle che sostengono Ricci sono accreditate intorno al 6% ed è probabile che una parte di quegli elettori che hanno fiducia in lui decidano comunque di spostarsi verso l’altro civico, Bianconi, che ha molte più chance di vittoria.
Non solo: nell’area del centrodestra umbro stanno emergendo le prime perplessità  sul nome di Tesei, finita nel mirino dei suoi avversari per il presunto buco da 1,6 milioni di euro nel bilancio del Comune di Montefalco, che lei ha amministrato fino al 2018: tra i dem sono convinti che Tesei non potrà  aumentare ancora i propri consensi rispetto al 47% che le è stato attribuito dal sondaggio di Quorum/Youtrend di fine settembre e proprio per questo Salvini starebbe cercando di oscurarla

(da “NextQuotidiano“)

argomento: elezioni | Commenta »

ELVIRA BELLO, LA CALCIATRICE ESCLUSA DALLA SQUADRA PER I SUOI POST RAZZISTI

Ottobre 6th, 2019 Riccardo Fucile

I COMMENTI SUL WEB: “DOVREBBERO CACCIARTI ANCHE DA FRATELLI D’ITALIA, NON SOLO DALLA SQUADRA DI CALCIO”

Elvira Bello, trentasettenne padovana presidente di un circolo locale di Fratelli d’Italia, è stata estromessa per la sua militanza politica dal Quadrato Meticcio, formazione femminile di calcio a 5 che fa riferimento a un’associazione sportiva dilettantistica che si fonda sull’antirazzismo, l’inclusione e l’accoglienza.
Secondo l’«accusa», la Bello ha condiviso alcuni post contro i migranti   sul suo profilo Facebook.
Oltre ai post razzisti, Elvira Bello aveva messo anche diversi like a una pagina con frasi di Mussolini.
«Sono incredula – ha commentato Elvira Bello – politica e sport nulla hanno a che vedere».
Ma non è questo invece il pensiero dell’associazione “Quadrato Meticcio”, la quale ritiene invece che le scelte politiche condivise dalla giocatrice siano incompatibili «con i valori etici dell’associazione, oltre che con quelli del Coni».
Tra questi, poi cancellati, c’è un post, racconta il Corriere, in cui vorrebbe puntare una pistola contro un immigrato che rompe i tergicristalli di un tram a Milano, uno che inneggia alle armi e uno contenente una frase di Mussolini.
Nei commenti alla vicenda sul suo profilo ieri però c’era anche chi le diceva che doveva essere espulsa anche da Fratelli d’Italia visto che voleva giocare in quella squadra.
E c’è anche chi la accusa di aver cancellato commenti in cui si raccontavano i post poi eliminati

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Razzismo | Commenta »

IL PORTAVOCE DELL’ASSESSORE LEGHISTA CHE PREGA SULLA TOMBA DI MUSSOLINI MA POI DICE CHE NON SE N’ERA ACCORTO E CANCELLA LA FOTO

Ottobre 6th, 2019 Riccardo Fucile

CI FOSSE MAI UN SOVRANISTA CHE NON SI RIMANGIA QUELLO CHE HA PUBBLICATO: “E’ UN PENSIERO CHE NON MI APPARTIENE”

Andrea Lorusso, 28 anni, che si autodefinisce “ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione”, è portavoce dell’assessore regionale leghista Chiara Caucino, che ha le deleghe al Welfare.
Su Facebook ha pubblicato una foto, poi fatta sparire, mentre a mani giunte, in ginocchio, è in preghiera di fronte alla tomba del Duce a Predappio.
Lorusso, che su Facebook sfoggia anche uno scatto che lo ritrae con Capitan Matteo Salvini che risale al 9 agosto e corredato dalla dedica “Lo facciamo premier?” — è indicativo che dopo quella data Salvini, scatenando la crisi del mojito al Papeete, si sia ritrovato anche fuori dal ministero dell’Interno — aveva pubblicato questo scatto su Facebook:
In un altro dei post di Lorusso, riportato da Repubblica, si legge “La donna deve obbedire, parole e pensieri di Benito Mussolini: nel nostro Stato essa (cioè la donna ndr) non deve contare”.
Ma siccome Ezra Pound diceva che se un uomo rinnega le sue idee o quelle idee non valgono niente o non vale niente lui, Lorusso oggi ha pubblicato uno status su Facebook in cui si rimangia tutto quello che ha fatto e nega di aver detto o pensato quello che ha mostrato di aver detto.
Lorusso dice di aver pubblicato ” sempre foto irriverenti, citazioni scomode, la mia è pura e semplice provocazione intellettuale, un andare controcorrente”
Poi — ma questo è un grande classico — dice che non si è accorto di aver condiviso un post che ha condiviso, ma quello “non è un pensiero che mi appartiene”.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Costume | Commenta »

DEL DEBBIO A PROCESSO PER DIFFAMAZIONE: RINVIATO A GIUDIZIO DOPO LA DENUNCIA DEL LEGALE DELL’ARCI

Ottobre 6th, 2019 Riccardo Fucile

IN UNO DEI SUOI “EQUILIBRATI” SERVIZI, AVEVA DIFFUSO LA NOTIZIA DI “PROSTITUTE E ALCOL AI MIGRANTI GESTITI DALL’ARCI”, ACCUSA INFONDATA… E NON AVEVA PERMESSO CONTRADDITTORIO IN STUDIO

«Gli italiani hanno pagato per mesi prostitute, gioco e alcol ai migranti». Era questo il tweet con cui Matteo Salvini, allora leader della Lega, rilanciò sui social network, in tempo reale, la puntata di Quinta Colonna dove partecipava come ospite in studio.
E dove si parlava del servizio di accoglienza dei rifugiati coordinato dall’Arci. Era il 9 gennaio del 2017 quando l’associazione grossetana fu tirata in ballo durante la trasmissione andata in onda su Rete 4
A raccontare queste cose c’erano i titolari della struttura ricettiva “La Meridiana” di Roccalbegna, dove erano stati sistemati gli immigrati arrivati dalla Nigeria.
Quelli che, a loro dire, avrebbero rubato, non sarebbero stati seguiti nè da operatori e nemmeno da uno psicologo, avrebbero portato alcolici nella struttura e anche una prostituta.
Il tutto in tv, su Rete 4. Il presidente dell’Arci Christian Sensi, assistito dall’avvocato Francesca Carnicelli, qualche giorno dopo presentò querela contro la trasmissione e la Procura di Grosseto chiese il rinvio a giudizio per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Enrico Maria Santoro, 48 anni, titolare della struttura di Roccalbegna, del giornalista Paolo Del Debbio, conduttore della trasmissione e del suo inviato Valerio Minelli.
Ieri a Monza, si è svolta l’udienza preliminare: Santoro, (assistito dall’avvocato Mauro Ricci), Del Debbio e Minelli (entrambi difesi dall’avvocato Salvatore Pino del foro di Milano) sono stati rinviati a giudizio dal giudice Silvia Pansini. Tramite l’avvocato Francesca Carnicelli è stata presentata e accolta la richiesta di costituzione di parte civile per Sensi e per l’Arci.
Le accuse mosse a Sensi e all’Arci andarono in onda, senza alcun contraddittorio, durante la puntata di Quarta colonna. Il presidente dell’associazione seppe quello che stava succedendo soltanto perchè aveva acceso la tv.
Nessuno lo aveva chiamato, nessuno gli aveva chiesto di dare alcuna spiegazione rispetto alle accuse che gli erano state mosse.
«Accuse per altro del tutto infondate — dice Christian Sensi — Questa per me e per l’Arci è stata una vicenda davvero dolorosa. Oggi sono contento della decisione del giudice anche perchè la gogna mediatica che ha dovuto subire l’associazione che rappresentavo ma anche io personalmente, è stata davvero pesante. Non è mai stato trovato alcun riscontro a quello che era stato raccontato in trasmissione, quando siamo stati accusati di rubare soldi che erano destinati all’accoglienza o quando hanno detto che noi non gestivamo il centro seguendo le linee guida della Prefettura. Ora della questione se ne occuperà  il giudice, io posso solo ribadire la mia fiducia nella giustizia».

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

IL SINDACO ABUSIVO LEGHISTA DI RIACE FA SPARIRE PURE IL CARTELLO CHE ONORA LA VITTIMA DELLA MAFIA PEPPINO IMPASTATO

Ottobre 6th, 2019 Riccardo Fucile

PUR ESSENDO STATO DICHIARATO INELEGGIBILE, ANTONIO TRIFOLI CONTINUA A TOGLIERE CARTELLI E LANCIA PERICOLOSI SEGNALI A COSA NOSTRA

Il comune di Riace, in Calabria, (retto da Antonio Trifoli un sindaco ‘abusivo’ e già  dichiarato ineleggibile) ha deciso di rimuovere un cartello con una citazione di Peppino Impastato, il giornalista ucciso nel 1978 per aver denunciato gli affari di Cosa Nostra.
Un atto contro cui si sono subito pronunciati la nipote di Impastato, Luisa, e l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano
“Per noi è un fatto gravissimo e per il quale aspettiamo delle risposte. Abbiamo subito altri atti di vandalismo nei confronti di alcune targhe dedicate a Peppino e quest’ultimo fatto riteniamo sia una sorta di vandalismo istituzionale” ha detto Luisa Impastato all’Agi.
“Mi sembra che sia l’ennesimo tentativo di rimuovere tutto ciò che di positivo aveva il paese di Riace, come l’accoglienza e la lotta alla mafia. Peppino è per molti, soprattutto giovani, il simbolo della lotta alla mafia e rimuovere un cartello a lui dedicato è molto grave e significativo, in particolare in un paese del Sud Italia”.
“Quello che sta accadendo a Riace mi fa ricordare quello che era avvenuto in luoghi molti lontani dalla Calabria” ha affermato da parte sua Mimmo Lucano, “Anche così si costruiscono le basi per immaginare un futuro lontano da questo condizionamento mafioso”.
Secondo Lucano “quello che sta accadendo a Riace mi fa ricordare quello che era avvenuto in luoghi” come “il Cile, dove la rivoluzione popolare è stata oltraggiata anche dopo la fine di Allende e una delle prime azioni dei colonnelli è stata quella di rimuovere anche tutta la letteratura e le immagini sulle pareti che raccontavano la storia della rivoluzione popolare”.

(da agenzie)

argomento: mafia | Commenta »

GLI F35 CHE IL M5S NON VOLEVA SONO IN ARRIVO

Ottobre 6th, 2019 Riccardo Fucile

14 MILIARDI IL COSTO DI 90 AEREI MILITARI

Il M5S è sempre stato contrario all’acquisto degli F35, da quando è al governo ha ipotizzato un passo indietro sul programma.
Lo scorso maggio l’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta ha confermato l’acquisto di 28 caccia. E così i 90 aerei dal costo di 14 miliardi di euro sono in arrivo: è stato Giuseppe Conte a rassicurare il Segretario di Stato Mike Pompeo durante l’incontro della scorsa settimana.
«L’Italia verserà  i 389 milioni per gli F35, perchè non è un Paese che si fa parlare dietro», aveva detto la ministra della Difesa Elisabetta Trenta nel marzo scorso.
Poche settimane dopo il dossier è stato consegnato al premier Contee con il cambio di maggioranza M5S-Pd, si è deciso di procedere. Anche perchè bisogna sbloccare l’ordine dei tre nuovi “lotti” scongiurando il rischio di pagare le penali.
Nel marzo scorso era stato il Consiglio supremo di Difesa, presieduto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a sottolineare «il carattere di continuità , anche finanziaria, che deve necessariamente caratterizzare i programmi di ammodernamento che si sviluppano su orizzonti temporali particolarmente lunghi».
Una linea che Conte evidentemente ha fatto propria. E così la scorsa settimana, durante l’incontro con Pompeo che aveva come tema centrale i dazi e il 5G, sul tavolo della trattativa sono entrati gli F35.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: governo | Commenta »

LA CASELLATI E IL VITALIZIO DA 200.000 EURO

Ottobre 6th, 2019 Riccardo Fucile

E’ STATA TRE ANNI AL CSM IN QUOTA FORZA ITALIA (CON RELATIVO VITALIZIO) MA FA CAUSA PERCHE’ NON GLI HANNO RICONOSCIUTO QUELLO DA SENATRICE

Il Fatto Quotidiano oggi racconta una storia che riguarda la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e il vitalizio che riceve anche per i tre anni e spicci in cui è stata membro laico del Consiglio superiore della magistratura nonostante il divieto di cumulo tra la pensione da senatrice e lo stipendio che gli ha versato ogni mese il Csm dove era stata eletta in quota Forza Italia nel 2014 e dove ha seduto fino alle sue dimissioni anticipate decise per potersi ricandidare alle politiche nel 2018.
Il tutto è arrivato dopo una sentenza del Consiglio di Garanzia del Senato firmata dopo la sua elezione a Palazzo Madama:
Alberti Casellati nel 2014 viene eletta dal Parlamento come membro del Csm e lascia per incompatibilità  con la nuova carica la sua poltrona da senatrice. Il Csm le paga lo stipendio, che è pari a circa 16 mila euro netti al mese più una ricca buonuscita che spetta a ciascun consigliere, un bonus finale tra i 70 e i 100 mila euro.
Ma la ex senatrice pretende di godere, nonostante il nuovo incarico, anche del vitalizio maturato per i suoi anni a Palazzo Madama dal suo debutto in politica con Berlusconi nel 1994 ad oggi, salvo la legislatura 1996-2001.
L’amministrazione di Palazzo Madama, però, non paga e lei incarica un avvocato amministrativo di grido, Luisa Torchia, di presentare ricorso alla Commissione contenziosa, organo di primo grado della giustizia interna (autodichia) del Senato con il quale impugna la decisione dell’allora presidente Pietro Grasso, che le aveva riconosciuto il trattamento pensionistico, ma ne aveva sospeso l’erogazione
A marzo 2018 l’agguerrita ricorrente diventa presidente a Palazzo Madama mentre in tema di vitalizi accadono cose importanti.
Il 5 settembre 2018 infatti, ecco l’agognato verdetto del Collegio di garanzia. E che verdetto: pieno accoglimento delle richieste della Casellati grazie a una sentenza che dichiara illegittimo l’articolo 6 del Regolamento. La motivazione? I senatori che approdano al Csm non si devono considerare collegati alla politica nonostante vengano eletti in quel ruolo in base a accordi tra partiti
Sentite qui cosa scrive il Collegio di Garanzia: “La difformità  dell’articolo 6 rispetto ai principi generali di ragionevolezza e logicità  scaturisce da una disciplina che accomuna in modo analogo fattispecie eterogenee, riconnettendo la sospensione dell’erogazione della pensione spettante ad un senatore sia nel caso in cui questi assuma un mandato espressione della volontà  popolare sia nel caso diverso quale è quello in cui si trova la ricorrente –in cui il Senatore ricopra una carica di altra natura”.

(da agenzie)

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