Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
HANNO MANDANTI POLITICI CHE OSSERVANO TACENDO, CHE APPROVANO SOPPESANDO, PERCHE’ ANCHE I DELINQUENTI VOTANO
E fu così che ci sentimmo finalmente autorizzati a fare quello che già da tempo avvertivamo come una specie di necessità interiore: declinare con una iniziale minuscola quella parola abitualmente fregiata dalle cronache di una maiuscola, con riferimento alla potente macchina dei social allestita per Salvini e per la Lega: la Bestia.
La quale Bestia, dopo la putrida colata di insulti a Lucia Azzolina, ministro della Scuola, su un gruppo Facebook leghista, trasforma a pieno titolo quei singoli leghisti nella bestia. Con la minuscola. Nel senso di non-uomo.
Nel senso di creatura senza spirito e intelletto.
“Insulti sessisti”, ci si va indignando, ma credo sia riduttivo. Il sessismo, persino lui, comporta una qualche forma di pensiero, ancorchè molto debole, degradato, degradante. In questo caso – come in tutti i casi analoghi ahimè non infrequenti- ci troviamo invece davanti ad attività non solo prive di pensiero, ma al pensiero del tutto contrapposte, come si contrappone all’uomo l’animale.
Si tratta di creature violente, barbariche e imbecilli, si dirà , di stupratori virtuali, di scarti della società civile, di feccia da smaltire nell’indifferenziata per totale assenza di un’identità persino in qualità di rifiuti. E tuttavia sono tanti. E tuttavia tra loro, inspiegabilmente, ci sono alcune donne. E tuttavia si riconoscono nel partito più grande del Paese. E tuttavia sono dotate di una storia, di un’origine sociale e politica che suscita molto allarme per ciò che è e per ciò che potrebbe diventare.
Se invece di acquattarsi negli anfratti del web ci mettessero la faccia – ammesso che ne abbiano una-, sarebbe interessante osservarla, poterla sottoporre a un competente studio antropologico.
Sarebbe importante capire se hanno una doppia personalità o sono proprio come ciò che scrivono; che sguardo hanno -ammesso che ne abbiano uno-; che vita fanno; qual è la loro collocazione generazionale, sociale e geografica; se lavorano e sono dotati di famiglia, magari anche di figli, che in automatico diventerebbero creature a rischio, esposte a una lezione di odio, di violenza e di ignoranza che potrebbe riprodursi nel corredo genetico, così da farci sperare che invece non ne abbiano.
Ma lo studio più interessante sarebbe quello che porta alle origini di questi fenomeni, ovvero all’incastro tra quel Bronx virtuale in cui l’odio, attraverso le sue forme più bieche, amplifica a dismisura la libertà di esistere di tante esistenze senza senso, e una antica ma più che mai attuale cultura politica celodurista che con la Politica – anche qui questione di minuscole e maiuscole- ha ben poco a che vedere.
Le prime da colpire, al centro di quell’incastro, sono le donne, soprattutto se giovani, soprattutto se piacenti. Le prime da cercare di ferire con esercizi di violenza e di volgarità ; le prime da tentare di svilire e umiliare, se ricoprono responsabilità politiche.
Con l’assenza di pensiero delle bestie. E con l’incoraggiamento, più o meno subliminale, di mandanti politici. Che osservano, tacendo. Che approvano, soppesando.
Perchè le correnti di pensiero, se assecondate, possono trasformarsi in consenso. Quelle di non-pensiero anche di più.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
CANDIDATO NELLA LISTA CHE SOSTIENE IL SINDACO DI FRATELLI D’ITALIA SI PROCLAMA TALE… LA SEMPRE LOQUACE MELONI PERCHE TACE?
“Cancelli quel nome dalle liste elettorali, è inaccettabile che una persona di questo tipo si
possa candidare ad elezioni democratiche”. Sono diverse associazioni quelle che si appellano direttamente alla ministra Lamorgese contro il candidato al consiglio comunale di Fondi, in provincia di Latina, che sui social si definisce naziskin, negazionista, omofobo, xenofobo, antidemocratico, anticostituzionale, anticomunista e antisemita. Ed è candidato nella lista “Giulio Mastrobattista sindaco” espressione di Fratelli d’Italia.
Cerca di metterci una tardiva pezza il senatore pontino di FdI, Nicola Calandrini. “Chi si definisce nazista, fascista, xenofobo, omofobo e che vanta ideologie antidemocratiche non è neppure lontanamente compatibile con Fratelli d’Italia nè con una coalizione alla quale prende parte Fratelli d’Italia. Ho immediatamente chiesto al candidato sindaco di Fondi Giulio Mastrobattista di attivare qualunque procedura per espellere dalla lista Giulio Mastrobattista sindaco il candidato consigliere Cristian D’Adamo e per escluderlo dalla coalizione che lo sostiene”, ha assicurato Calandrini. Ma ancora silenzi da parte della leader di FdI, Giorgia Meloni.
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
PESANTI INTERROGATIVI SUL SAN RAFFAELE… ZANGRILLO DALL’UVEITE ALLA PROSTATITE?
Dunque. Leggiamo insieme il comunicato del San Raffaele che conferma, oggi mercoledì 26 agosto, la positività al Coronavirus di Flavio Briatore, dopo la goffa smentita di Daniela Santanchè ieri a In onda: “Flavio Briatore si è rivolto all’Ospedale per una specifica patologia diversa da Covid-19 ed è stato sottoposto prima del ricovero, come tutti i pazienti, al tampone rinofaringeo per il rilevamento del Coronavirus SARS-Cov-2. Il tampone è risultato positivo e di conseguenza al signor Briatore è stato applicato il protocollo standard che prevede l’isolamento e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale necessari in caso di positività , sia per la sicurezza del paziente, sia per la tutela del personale di reparto e degli altri pazienti ricoverati”.
La comunicazione è firmata da Giulio Melisurgo, medico curante, IRCCS Ospedale San Raffaele, e da Pasqualino D’Aloia, direttore professioni sanitarie.
Dunque, su questa comunicazione c’è molto da dire e a questo punto gli interrogativi inquietanti riguardano non solo Briatore, ma l’ospedale San Raffaele.
Primo: Briatore aveva avuto, per sua ammissione parlando con Porro, raffreddore e febbre giorni prima e aveva chiamato Zangrillo, evidentemente preoccupato. Come si fa a sostenere che sia andato in ospedale “per altra patologia”?
Il raffreddore, anche a voler credere alla storiella del ricovero per prostatite, non è compatibile con la prostatite.
Dunque prima bisognava pensare al Covid, anche vista la situazione dei contagi nel suo locale e della Costa Smeralda in generale, poi forse ad altro. Quindi se io vado in al San Raffaele con un mal di testa fortissimo da giorni ma sostengo che è dermatite mi mandano via con una pomata?
Secondo: Briatore, secondo la prima nota diffusa dal suo staff, sarebbe arrivato al San Raffaele domenica sera. Ieri, martedì, dichiarava al Corriere che non sapeva ancora se era positivo. All’amica Santanchè che non aveva il Covid. La notizia ufficiale della positività arriva oggi, mercoledì. Dunque dobbiamo dedurre che al San Raffaele, un sospetto malato di Covid, impieghi da RICOVERATO ben tre giorni prima di avere il risultato di un tampone. Addirittura se ti chiami Briatore.
Caspita, che efficienza questo San Raffaele. Nel frattempo il sospetto malato se ne sta nel reparto solventi e non quello Covid?
Terzo: adesso si apprende da nota ufficiale di oggi che “Il tampone è risultato positivo e di conseguenza al signor Briatore è stato applicato il protocollo standard che prevede l’isolamento e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale necessari in caso di positività ”.
Ah, quindi che vuole dire? Che fino a ieri sera Briatore era in un reparto non Covid e non si utilizzavano le precauzioni necessarie? Questo da domenica sera?
Quindi ha ragione l’Espresso quando sostiene che non era nel padiglione Covid, ma nel reparto a pagamento e che ci fosse malumore all’interno dell’ospedale.
Davvero una prassi insolita e preoccupante, a meno che non abbia mentito Briatore e la sua positività sia stata rilevata subito o poco dopo. E che le precauzioni siano state prese subito, ma in un reparto non isolato. Ma anche in quel caso, perchè non è stato messo subito in un reparto Covid? Perchè si chiama Briatore?
Per concludere. Torna alla mente quel fatto che riesumai mesi fa su Zangrillo , il medico personale di Briatore che negli ultimi giorni, dopo l’emorragia verbale degli ultimi mesi, pare sparito dalle comunicazioni del San Raffaele.
Correva l’anno 2013. Berlusconi era nel pieno del ciclone Ruby, doveva deporre al processo. Zangrillo fece ricoverare d’urgenza Berlusconi al San Raffaele per un’operazione urgente e improrogabile (l’uveite, un’infiammazione agli occhi). Proprio nei giorni in cui Berlusconi avrebbe dovuto deporre, ma guarda un po’.
La Boccassini mandò la visita fiscale per accertarsi del fatto che Berlusconi fosse stato ricoverato proprio per un’urgenza da uveite. “Si tratta di una patologia che se trascurata può produrre alterazioni alla visione che possono cronicizzarsi e invalidare la normale funzione dell’occhio!”, tuonò Zangrillo alla stampa.
I medici fiscali lo smentirono: “Ha una congiuntivite non grave, può presentarsi in aula”. Insomma, Zangrillo gli diede una mano per risolvere qualche casino. Chissà che la prostatite non sia la nuova uveite.
(da TPI)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DELLO SPALLANZANI: “NON ABBIAMO BISOGNO DI GUERRA”
“Prima abbiamo detto che i migranti erano delinquenti e adesso diciamo che i migranti sono
malati. Basta, i migranti sono migranti e noi abbiamo bisogno dei migranti. Strumentalmente la sanità può entrare in tutto, evitiamo questo tipo di diatribe”.
Invita la politica a “non trasformare tutto in guerra” Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Inmi Spallanzani di Roma, intervistato ad ‘Agorà Estate’ su Rai3.
“Non abbiamo bisogno di guerra”, ha ammonito il medico invitando a riascoltare l’omelia del vescovo di Rieti, Domenico Pompili, durante la Messa ad Amatrice per il quarto anniversario del terremoto. “Abbiamo bisogno di una ricostruzione, di una ricostruzione di fiducia e anche di rapporti. Usiamo quelle parole per applicarle al Covid – ha invitato Ippolito – Bando alle ciance, bando alle guerre di religione”.
“La pandemia di Covid-19 rallenta? E’ evidente che non ci libereremo presto di questa infezione, ma se ogni giorno diciamo ‘è aumentata un po”, ‘è diminuita un po”, creiamo un senso di sconcerto. Il virus non se n’è mai andato – sottolinea – Il virus circola in tutto il mondo e ci sono Paesi in cui ha livelli di infezione, di malattia, di aggressività e di morti ancora rilevanti”.
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
UN TERZO DEGLI INSEGNANTI SI SOTTRAE ALLO SCREENING
Sono partiti da 48 ore e già sorgono le prime preoccupazioni. Le attività di screening per gli insegnanti — stabilite dall’Istituto Superiore di Sanità per il rientro a scuola — non stanno funzionando come dovrebbero.
A inizio settimana, 24 agosto, il medico di medicina generale e vicesegretario della Federazione di categoria Fimmg Domenico Crisarà aveva denunciato i ritardi delle aziende sanitarie territoriali nel rifornire gli studi dei kit. A preoccuparlo ancora di più, però, è il fatto che molti dei docenti si rifiutano di fare i test sierologici sul Coronavirus prima di tornare in classe.
«C’è una quota non indifferente di docenti che rifiuta il check», ha spiegato a Open. Stando alle linee guida del rientro, il personale delle scuole è invitato (non obbligato) a sottoporsi ai test per fornire un quadro agli Istituti e alle Asl già una settimana prima delle riaperture, fissate in linea di massima per il 14 settembre.
Lo studio di Crisarà , che opera in Veneto, sta facendo aperture straordinarie dedicate unicamente all’attività di screening per i docenti.
Gli insegnanti vengono chiamati direttamente a casa per fissare l’appuntamento. «Non che mi aspettassi grande entusiasmo — ha detto — ma nemmeno che un terzo degli insegnanti si rifiutasse. E non mi sembra normale che una categoria come quella dei docenti, che dovrebbe essere intellettualmente superiore, non si renda conto che così facendo si ledono dei diritti costituzionali fondamentali della Costituzione, come quello alla salute e all’istruzione».
Motivazioni e rischi
Secondo il medico, se si continuano a ignorare le indicazioni dell’Iss, non ci vorrà molto prima che le classi o le scuole siano costrette a chiudere di nuovo. «Non possiamo permetterci di tornare alla didattica a distanza — ha aggiunto — perchè è un sistema classista che lascia fuori chi non ha computer sufficienti o una connessione internet adeguata. Fare la propria parte è un dovere morale».
Ma perchè gli insegnanti si rifiutano di fare i test?
«Per lo stesso motivo per cui folle di persone si sono ammassate nei locali di Briatore o nelle mete vacanziere», ha detto il medico. «La gente crede che il virus sia acqua passata, oppure che se mai si infetteranno non sarà poi niente di così grave. Certo che il governo avrebbe dovuto evitare le riaperture incondizionate, ma quello che manca davvero ai cittadini è una coscienza di comunità ».
Per quanto riguarda i ritardi sulla fornitura dei kit per gli screening agli studi medici (che comprendono la ‘saponetta’, il reagente, il capillare e il pungidito), la Protezione Civile e la gestione di Domenico Arcuri c’entrano poco: «Alle Regioni è arrivato tutto il materiale. Il problema — ha sottolineato Crisarà — è che le aziende sanitarie non si sono organizzate bene. E in un momento così delicato non possiamo accettare una disorganizzazione del genere».
(da Open)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
I DATI DELLA AGENZIE DELLE ENTRATE: INCASSATO SOLO IL 13%, PIU’ DIFFICILE IL RECUPERO DELLE GRANDI SOMME
C’è una montagna di debiti fiscali grande più della metà del nostro Pil e che, molto in teoria,
lo Stato dovrebbe recuperare.
Ben 954,7 miliardi, cioè il totale delle entrate iscritte a ruolo ma non ancora incassate a fine 2019.
Il dato arriva dal giudizio di parifica della Corte dei Conti e cita la stessa Agenzia delle Entrate, evidenziando però che sul totale appena 79,6 miliardi quelli che hanno concreta probabilità di finire nelle casse dello Stato. Per il resto si tratta di importi relativi a soggetti falliti, ditte cessate e contribuenti definiti con ‘anagrafe tributaria negativa’, di fatto nullatenenti.
Nel dettaglio, dei 954,7 miliardi ce ne sono 153 dovuti a soggetti falliti, 118,9 a contribuenti deceduti e ditte cessate, 109,5 relativi a nullatenenti, e 68,8 per ‘scarico sospeso’.
A questi se ne aggiungono 410 miliardi che riguardano importo dovuti da soggetti che nel passato erano già incappati in procedure coattive e ai quali si sono aggiunti ora nuovi importi, 14,7 miliardi per rate in scadenza su dilazioni non revocate e 79,6 miliardi di importi di magazzino da recuperare.
Mille miliardi di cartelle in 20 anni, recuperato solo il 13,3%
Guardando invece con un arco temporale pià ampio supera quota mille miliardi l’ammontare delle ‘cartelle’ per le iscrizioni a ruolo delle entrate – non solo tributarie – affidate in 20 anni, tra il 2000 e il 2019, aagli agenti per la riscossione: ma solo 13,3% degli importi risulta recuperato.
Dai dati, elborati dalla Corte, emerge un tasso di riscossione via via più elevato per gli anni più lontani, che arriva al 28% per il 2000, fino a scendere al 4,9 e all’1,88% del 2018 e del 2019, numeri quest’ultimi influenzati anche dai meccanismi di rateazione ora previsti.
La Corte dei Conti, pur non nascondendo i molti problemi, registra comunque un ‘netto miglioramento’ tra i quinquenni 2010-4 e 2015-9 con un indice di riscossione generale passato dal 10,8 al 12,5%, con miglioramenti sia sui ruoli erariali (entrate e dogane) con l’indice salito dal 7,7 al 9%, sia sui ruoli Inps (dal 21,9 al 25,5%). Fermo al 30,5% invece la quota riscossa per i tributi degli enti non statali come Comuni e Regioni.
Più difficile riscuotere le somme più alte
Secondo la Corte poi risulta più difficile il recupero delle grandi somme rispetto agli importi minori. In particolare il recupero ‘coattivo’ di imposterisulta meno efficace per i grandi contribuenti e per le ‘iscrizioni a ruolo’ sopra i 100mila euro l’incasso medio si ferma al 2,7%.
Il calcolo riguarda le ‘cartelle’ affidate dal 2008 al 2019 e mostra che a fronte di 302,9 miliardi di imposte da riscuotere coattivamente relative a ruoli superiori a 100mila euro, l’incasso è stato di 8,2 miliardi, appunto il 2,7%.
“Si deduce – scrive la Corte dei Conti – che nei confronti dei più importanti contribuenti, in quanto intestatari di cartelle di importo elevato, si riscuotono mediamente 2.700 euro per ogni 100mila iscritti a ruolo”. Sotto questa soglia, invece, gli importi affidati erano pari a 166 miliardi e il recupero si è attestato a 31,7 miliardi, pari al 19,1%
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
I DATI AUDITEL SULLE ULTIME APPARIZIONI IN TV DI MATTEO SALVINI SONO TRAGICI: DOVE VA LUI, I TELESPETTATORI SCAPPANO
Il Fatto oggi ci racconta cosa ha sentenziato l’Auditel sulle ultime apparizioni televisive di Matteo Salvini. Mentre fino a qualche tempo fa bastava tenerlo in video per avere risultati ragguardevoli, ultimamente le cose non sembrano andare benissimo:
Lunedì sera il noto virologo Matteo Salvini a In Onda, talk-show estivo di La7 condotto da Luca Telese e David Parenzo, smetteva i panni del leader leghista e indossava il camice bianco per pontificare sul virus, dileggiare la ministra Lucia Azzolina e discutere con l’infettivologo del Sacco di Milano, Massimo Galli.
Un confronto (politico negazionista contro severo virologo) che in altri tempi avrebbe fatto schizzare lo share fino alla doppia cifra. E invece no, perchè l’estate nera di Matteo Salvini non riguarda solo i consensi in costante calo, ma anche gli ascolti televisivi: dove va lui, i telespettatori scappano.
Se una volta avere il leader del Carroccio in trasmissione garantiva uno share sempre a due cifre, oggi non è più così e il Salvini televisivo viene stracciato non solo dai talk concorrenti ma anche dalle repliche estive di Don Matteo, Paperissima e Techetechetè.
L’ultima sconfitta è arrivata proprio lunedì sera: In Onda, che per tutta la prima ora ha ospitato Salvini, è stata superata in scioltezza dal talk concorrente Stasera Italia su Rete 4 condotto da Veronica Gentili che tra gli ospiti aveva il governatore della Sicilia Nello Musumeci, il fondatore del Fatto Antonio Padellaro e Pietrangelo Buttafuoco.
Il programma Mediaset ha fatto registrare un ascolto del 6,8% con 1.348.000 spettatori contro i 1.203.000 di La 7 (5,9%).
Eppure, negli ultimi due mesi, il leader della Lega è andato incontro a una serie di Caporetto televisive notevoli.
Il 7 luglio ad esempio era ospite di Bianca Berlinguer nell’ultima trasmissione stagionale di Cartabianca su Rai3: alla fine il talk ha fatto registrare il 6,3% di share battuto da Torno indietro e cambio vita di Carlo Vanzina su Rai1 (13,9%), e l’ennesima replica di House Party con Michelle Hunziker (11,1%) e di Chicago Pd su Italia1 (6,3%).
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
“SONO NAZISKIN, OMOFOBO, ANTISEMITA, NEGAZIONISTA” LA SUA AUTOBIOGRAFIA… AVANTI UN ALTRO SOVRANISTA DA AVANSPETTACOLO
“Naziskin, negazionista, omofobo, xenofobo, antidemocratico, anticostituzionale,
anticomunista e antisemita”. Si definisce così nella sua biografia social Christian D’Adamo, 32enne di Fondi (Latina) candidato a consigliere comunale per le prossime elezioni amministrative del comune laziale all’interno della lista “Giulio Mastrobattista sindaco” di Fratelli d’Italia. Un caso, quello di D’Adamo, che sta facendo discutere.
Sui social il candidato, di professione pizzaiolo, si fa ritrarre in pose che lo ritraggono mentre fa il saluto romano, tra busti del Duce e fasci littori.
Giulio Mastrobattista ha preso le distanze e tramite la pagina Facebook della sua lista ha fatto sapere: “Specifichiamo una volta per tutte che qualsiasi atto di revisionismo o nostalgismo è lontano dalla nostra etica. Chiunque viene meno a questi precetti è completamente lontano dalla nostra visione di fare politica e ne prendiamo fortemente le distanze”
A Repubblica, lo stesso Mastrobattista ha dichiarato di non conoscere il candidato e di aver lanciato l’hashtag #nessunovotidadamo. «Per quanto riguarda la candidatura — ha concluso — dovrebbe rinunciare lui, ma stiamo verificando se lo stesso responsabile della lista sia legittimato ad estrometterlo. Intanto io e tutti i candidati stiamo appunto lanciando l’hashtag».
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2020 Riccardo Fucile
“SALVINI, BANNON, BRIATORE; MA UNO NORMALE MAI?”
Marco Travaglio sul Fatto oggi parla del ricovero di Flavio Briatore al San Raffaele e di tutto quello che si è detto prima della sua malattia, soprattutto in certi ambienti
“Dopo mesi passati a raccontare la favola del Covid inventato dal governo comunista per metterci tutti ai domiciliari, imbavagliarci con le mascherine, abolire le elezioni, conservare il potere, distruggere l’economia e regalare soldi ai poveracci con le mogli cesse anzichè ai ricchi con le donne fighe, quando bastava qualche pillola di “tachipirigna” (testuale), s’è scoperto che il Billionaire è più contagioso di Codogno, Vo’ e Alzano Lombardo messi insieme, anche se per lui chiudere le discoteche è roba da sfigati che “non fanno un cazzo nella vita”.
L’anziano gagà cuneese aveva da giorni i sintomi del Covid ma, visitato al telefono dal professor Zangrillo (“Dica trentatrè”), si diagnosticava un raffreddore e, anzichè mettersi in quarantena, continuava a girare senza mascherina incontrando centinaia di persone senza mascherina, poi partiva per Montecarlo impestando un altro bel po’ di gente, infine si preoccupava e volava a Milano, perchè lui le tasse le paga a Montecarlo ma si cura in Italia, e ora è ricoverato per Covid in un reparto non Covid del San Raffaele, completando la collezione di condotte vietate dalla legge.
Quando tornerà in forma, sarebbe buona cosa se ammettesse di aver raccontato un sacco di frottole e suggerisse all’altro cazzaro, quello verde, che incredibilmente gli dà retta, di piantarla di raccontarne. Poi si farà l’inventario dei danni (morti e feriti) di questa demenziale campagna negazionista che rischia di riprecipitarci in piena tragedia. E magari i maà®tre e le maà®tresse à penser sovranisti risponderanno a una semplice domanda: Salvini, Bannon, Briatore… ma uno normale mai?
(da “NextQuotidiano”)
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