Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
INDAGINE DI TRE PROCURE PER CAPIRE COSA E’ SUCCESSO… LE VITTIME SONO UN CARABINIERE, UN MILITARE DELLA MARINA E UN POLIZIOTTO
Un lotto di vaccino e tre decessi. Questo è successo in Sicilia dopo la somministrazione
dell’Astrazeneca con numero di lotto Abv2856.
Il composto, sviluppato dall’Università di Oxford e approvato dall’Agenzia europea del farmaco, è stato ricevuto da tutti e tre gli uomini deceduti dal 20 febbraio fino al 9 marzo. E sono tre le inchieste aperte dalle procure di Catania, Siracusa e Trapani.
Il primo caso è proprio quello di Trapani, dove la procura ha aperto un fascicolo dopo la morte del vice responsabile della sezione di polizia giudiziaria della, Giuseppe Maniscalco, di 54 anni, lo scorso 20 febbraio.
Il militare è morto tre giorni dopo la somministrazione del vaccino di Astrazeneca. Un nesso temporale che ha spinto i familiari a sporgere denuncia. La procura ha quindi aperto un’inchiesta ed è stata eseguita un’autopsia sul cadavere di cui si conosce già l’esito.
Un primo risultato che non ha dato conferme sul nesso di causalità tra il vaccino e il decesso: “L’unico esito da un’autopsia finora nei tre casi sembrerebbe evidenziare che il nesso non c’è”, ha sottolineato Ruggero Razza, assessore siciliano alla Salute che ha convocato una conferenza stampa d’urgenza nel pomeriggio di oggi, dopo la sospensione da parte dell’Aifa del lotto Abv2856.
Maniscalco aveva avuto la somministrazione del lotto incriminato. “Soltanto le attività in corso dell’autorità giudiziaria potranno stabilire se le morti sono avvenute in seguito alla somministrazione del vaccino”, ha continuato l’assessore siciliano.
Dopo Maniscalco, infatti, sono altri due i casi.
L’ultima morte solo tre giorni fa: si tratta di Stefano Paternò, 43enne in servizio alla Marina militare di Augusta, “allora in ottima salute come periodicamente accertato dall’Arma di appartenenza” hanno specificato i legali dei familiari, dello Studio Seminara di Catania, nell’esposto presentato in procura.
L’8 marzo Paternò ha dunque fatto il vaccino, una dose di Abv2856, tornato nella sua casa di Misterbianco (a Catania), già “accusava in serata uno stato di malessere generale, caratterizzato in particolare da rialzo febbrile”.
Paternò prende a questo punto una tachipirina 1000 ma nella notte la situazione si aggrava, alle 3 del mattino la moglie Caterina lo ritrova in stato di incoscienza e chiama il 118. I sanitari impiegano 45 minuti per tentare di rianimarlo ma non c’è stato niente da fare. “C’è una relazione cronologica evidente”, sottolinea l’avvocato Dario Seminara.
Dopo l’esposto la procura di Siracusa ha aperto un’inchiesta indagando dieci persone, tra cui i vertici di Astrazeneca: “Al momento abbiamo solo un nesso temporale. Abbiamo iscritto dieci persone nel registro degli indagati come mero atto dovuto per procedere agli accertamenti risalendo tutta la filiera, dalla produzione alla somministrazione”, ha spiegato il capo della procura, Sabrina Gambino, al Fattoquotidiano.it.
Il 6 marzo è invece morto Davide Villa, 50 anni, agente dell’anticrimine, anche lui aveva ricevuto il lotto incriminato del vaccino di Astrazeneca. In questo caso il decesso è sopravvenuto 12 giorni dopo avere fatto il vaccino il poliziotto ma dopo pochi giorni aveva avuto una trombosi, curata con eparina e sfociata in emorragia cerebrale, come rivelato da Live Sicilia.
Anche la procura di Catania ha aperto un’inchiesta, mentre l’Asp prima ancora che arrivasse la sospensione dell’Aifa, si era mossa per capire quante dosi restavano da somministrare: “A Catania non ci sono più dosi. Se ci fossero state le avremmo bloccate. Il dato è ancora troppo incerto e aleatorio, ma c’è un dato certo che è la sospensione del lotto da parte dell’Aifa”, ha sottolineato Pino Liberti, commissario Covid a Catania.
“Il lotto incriminato è stato diffuso non solo in Sicilia, ma anche in altre regioni, come per esempio in Molise ed è stato sequestrato anche a Modena — ha chiarito Razza -. Da parte nostra c’è la massima attenzione per la prosecuzione della campagna di vaccinazione. Il nostro auspicio, per evitare contraccolpo, è che da parte di Aifa ed Ema vi siano al più presto delle parole ancora più chiare, perchè abbiamo bisogno di infondere il massimo della sicurezza”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
VACCINO: NEL PRIMO TRIMESTRE CONSEGNATE MENO DEL 50% DELLE DOSI PREVISTE, SOLO IL 3% DELLA POPOLAZIONE HA COMPLETATO IL CICLO
Il contagio avanza, in undici regioni i reparti di terapia intensiva sono sotto pressione mentre la campagna vaccinale stenta a entrare nel vivo, rallentata dai tagli delle aziende farmaceutiche alle forniture pattuite.
Nel primo trimestre è stato consegnato meno del 50% delle dosi previste e al momento ha completato la vaccinazione solo il 2,9% degli italiani.
Lo rileva la Fondazione Gimbe nel monitoraggio settimanale, pubblicato come di consueto il giovedì mattina. Numeri in crescita nella settimana dal 3 al 9 marzo: sono saliti i contagi (i nuovi casi passano a 145.659 da 123.272) e, per la prima volta da 8 settimane, sono aumentati i morti (2.191 da 1.940).
Rilevato un incremento anche nel numero dei positivi (478.883 da 430.996), delle persone in isolamento domiciliare (453.734 da 409.099), dei ricoverati con sintomi (22.393 da 19.570) e nei reparti di terapia intensiva (2.756 da 2.327).
“Da tre settimane consecutive — spiega il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta – si registra il progressivo incremento dei nuovi casi con inversione di tendenza di tutte le curve, che conferma l’inizio della terza ondata”.
Rispetto ai sette giorni precedenti, in 15 Regioni è aumentata l’incidenza del virus (ossia positivi per 100.000 abitanti, ndr) e in 15 si registra un incremento percentuale dei nuovi casi.
La situazione nei reparti di terapia intensiva, sotto pressione in 11 Regioni, rischia di diventare sempre più critica. “Oltre al tasso di occupazione da parte di pazienti affetti da Covid – fa notare Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione di Bologna – preoccupa il trend in continua ascesa dei nuovi ingressi giornalieri: in sole 3 settimane la media mobile a 7 giorni è aumentata del 66%, passando da 134 a 223”.
Insomma, il virus continua a correre e lo sforzo che si sta compiendo per la campagna vaccinale risulta ancora inadeguato. Mancano le dosi necessarie. Del carico pattuito per il primo trimestre, al 10 marzo ne risultano consegnate alle Regioni 7.207.990. Meno della metà di quelle previste.
Negli ultimi 7 giorni sulla piattaforma ufficiale sono state registrate solo 665.730 dosi di Pfizer/BioNTech, mentre non risulta alcuna consegna per i vaccini Moderna e AstraZeneca, “anche se – si legge nel report di Gimbe – non si possono escludere ritardi di notifica”.
Al 10 marzo hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 1.747.516 milioni di persone (il 2,9% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 4,46% della Valle D’Aosta al 2,27% dell’Abruzzo.
E persistono notevoli differenze tra i diversi tipi di vaccino: se per Pfizer, infatti, sono state iniettate oltre il 90% delle dosi disponibili, questa percentuale scende per i vaccini AstraZeneca (52,2%) e Moderna (44,2%).
Rispetto alla protezione dei più fragili, degli oltre 4,4 milioni di over 80, 1.098.047 (24,8%) hanno ricevuto la prima dose di vaccino, mentre solo 231.058 (5,2%) hanno completato il ciclo vaccinale con rilevanti differenze regionali, anche se nelle ultime due settimane si registra un netto cambio di marcia.
Intanto il Governo, dopo il Dpcm entrato in vigore sabato 6 marzo, ma risultato subito inadeguato per far fronte al peggioramento dello scenario epidemiologico, sta per varare un nuovo pacchetto di misure anti Covid.
Per il presidente di Gimbe “al di là delle posizioni delle singole forze politiche, tre dati sono inconfutabili in questa fase della pandemia”.
L’andamento della curva dei contagi che documenta l’avvio della terza ondata, il sovraccarico delle terapie intensive e il fatto che tutte le Regioni e Province che nelle scorse settimane hanno disposto le zone rosse per circoscrivere i focolai locali, siano riuscite ad arginare la crescita dei contagi, dimostrando l’efficacia delle misure restrittive nel piegare la curva dei contagi.
Dunque le restrizioni da fare scattare devono essere decise sulla base di analisi e valutazioni scientifiche. “Qualsiasi interpretazione opportunistica finalizzata ad ammorbidire le misure di contenimento in nome di un illusorio rilancio economico del Paese rappresenta una severa minaccia alla salute e alla vita delle persone – conclude Cartabellotta – in particolare se alimentata da evidenze scientifiche parziali o interpretate in maniera strumentale per legittimare decisioni politiche”.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
NON AVREBBE PATOLOGIE PREGRESSE… ANCHE UNA BIMBA DI 11 ANNI E’ ANCORA IN TERAPIA INTENSIVA
Un ragazzo di 14 anni è stato ricoverato nella serata di ieri in una delle terapie intensive
dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna dopo aver sviluppato alcune complicazioni dovute al Covid-19.
È quanto riporta il quotidiano La Repubblica, che cita fonti ospedaliere. Le sue condizioni sarebbero gravi ma non sarebbe in pericolo di vita.
Il paziente è stato portato in ambulanza da Modena, dove era arrivato dopo essere risultato positivo al virus. Poi da qui è stato trasferito d’urgenza nel nosocomio bolognese in ambulanza. Apparentemente, riferiscono le stesse fonti, non ha importanti patologie pregresse ma su questo aspetto sono in corso degli approfondimenti.
La vicenda del 14enne arriva a pochi giorni di distanza da quella della bambina di 11 anni di origine pachistana e residente a Cona, che risulta ancora ricoverata in prognosi riservata nella rianimazione Covid del policlinico.
Un caso che gli esperti avevano definito più unico che raro, dal momento che la piccola non presentava patologie pregresse. Tuttavia, aveva spiegato il primario di pediatria, Marcello Lanari, “la paziente ha qualche fattore sottostante di una qualche patologia cronica, come i due precedenti che avevano anche loro una importante patologia cronica che probabilmente lo avrebbe portati al decesso anche per altri tipi di infezione. Su di lei stiamo indagando, il sospetto forte è che di sottostante ci sia qualcosa”.
Anche a Firenze era stata ricoverata in rianimazione una ragazzina di 14 anni per complicanze da Covid. Per fortuna, però, le sue condizioni sono migliorate, come ha sottolineato a Fanpage.it la direttrice sanitaria dell’ospedale Meyer Francesca Bellini. Anche in quel caso, la giovane paziente non presentava patologie pregresse, ma non è mai stata intubata anche se necessitava di ossigeno dopo essere risultata positiva al Coronavirus.
Il che conferma come siano sempre di più i minori che rischiano di essere infettati dal virus. Ma su questo, è intervenuto sempre Lanari a rassicurare, soprattutto sulla possibilità che questo aumento di contagi tra i bambini in età scolare c’entri in qualche modo la diffusione della variante inglese: “La sensazione — ha spiegato il primario bolognese — è che questo nuovo ceppo del virus sia più contagioso e nei grandi numeri ci cadono anche i bambini, ma non ritengo che sia aggressiva in particolare per quest’ultimi”.
(da Fanpage)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE GENERALE: “LA SITUAZIONE E’ DRAMMATICA”
Una vera e propria emergenza sangue sta colpendo l’Ospedale Cardarelli di Napoli tanto da dover lanciare un appello per convincere i cittadini a donare.
“Se avete tra i 18 e i 60 anni e siete in buona salute, vi preghiamo, venite a donare il sangue”, è l’appello lanciato dal Centro trasfusionale dell’Azienda ospedaliera e rilanciato dalla Direzione strategica per voce del direttore generale Giuseppe Longo.
“Il timore del contagio – spiega – si è frapposto come un freno allo slancio di molti a donare. Purtroppo la carenza di sangue è già di per sè un problema, al di là della pandemia. Siamo però ora ad un punto oltre il quale l’allarme potrebbe diventare un dramma. Per questo facciamo appello alla generosità dei cittadini, affinchè vengano a donare. Il gesto di ciascuno può fare la differenza”.
Il Cardarelli ricorda che “è possibile donare il sangue al Cardarelli in assoluta sicurezza e senza bisogno di accedere ad alcun reparto che ospiti o nel quale transitino pazienti Covid”.
“Il nostro Centro Trasfusionale – ricorda il direttore sanitario Giuseppe Russo – è distaccato da qualunque altro padiglione designato alla degenza Covid o all’emergenza. Ormai da tempo abbiamo messo a punto protocolli di sicurezza che rendono la donazione assolutamente sicura, meno rischiosa sotto il profilo di un possibile contagio Covid di tutte le attività che svolgiamo quotidianamente, come andare a fare la spesa. Solo che, a differenza di tante altre attività quotidiane donare il sangue, mai come in questo momento significa salvare delle vite”.
Chi sceglie di donare il sangue al Cardarelli, inoltre, potrà richiedere in forma del tutto gratuita un test sierologico.
Il Centro trasfusionale del Cardarelli è aperto tutti i giorni dalle 8 alle 12, festivi esclusi.
E anche possibile prenotare la donazione chiamando il numero 331.6702222 dalle ore 8 alle 16. In questo modo si riceverà un appuntamento preciso evitando ogni possibile attesa.
(da Fanpage)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
ANTIEUROPEISTI, NEGAZIONISTI, EX FORZA NUOVA
Tutti o quasi accumunati da una simpatia per i sovranisti, qualcuno in passato impegnato anche in
Forza Nuova, antieuropeisti e negazionisti.
Questo il profilo che va emergendo degli hater di Sergio Mattarella, gli undici indagati dal sostituto procuratore della Repubblica di Roma, Eugenio Albamonte, accusati di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato, per gli insulti e le minacce di morte al Presidente della Repubblica fatti tramite i social network.
“Armiamoci e andiamo ad ammazzare quel figlio di tr…”, “Ti auguro di morire male”, “Non vedo l’ora che ci sia il tuo funerale”, “Pezzo di me…, ti voglio vedere morto”, sono alcuni dei messaggi incriminati, lanciati sul web contestando i provvedimenti anti-Covid.
Odiatori di diverse estrazioni
Si va dall’elettricista al cardiologo, fino al blogger. Questa mattina ad essere stati perquisiti dagli investigatori della Polizia, squadre mobili, Digos e polizia postale, sono stati così Simone Gagliardone, di Penago, in provincia di Asti, Renè Nani, di Gonzaga, in provincia di Mantova, Arjan Karagjozi, di Genova, Alessandra Pioli, di Terni, Carlo Botta, di Grosseto, antieuropeista e fautore dei mini bot, Rosario Ricci, di Viterbo, Irena Salati, di Marino, in provincia di Roma, Alessio Pichi, di Aprilia, in provincia di Latina, Salvatore Giuseppe Ingrosso, di Sava, in provincia di Taranto, Alessandro Bellomo, di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, e Vito Contesi, di Bari
Nel mirino non solo contro Mattarella
La campagna d’odio non sarebbe stata rivolta solo contro Mattarella, anche se il Presidente della Repubblica sarebbe stato preso particolarmente di mira.
Secondo gli inquirenti offese e minacce sarebbero state indirizzate anche contro gli ex premier Giuseppe Conte e Mario Monti e l’ex ministro Elsa Fornero. Ad ogni Dpcm pubblicato, per ogni norma adottata per contenere la diffusione del coronavirus e in occasione di ogni comunicazione istituzionale gli insulti e le minacce sarebbero aumentati.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
IL VIROLOGO: “POTREBBE DEGNARSI DI DESTINARE ALCUNE SUE RISORSE A SPIEGARE COSA E’ ACCADUTO”
“Giungono notizie allarmanti riguardo al vaccino AstraZeneca (un solo lotto?) di cui non posso dirvi niente. Spero che AstraZeneca, che ha 76mila dipendenti e 3miliardi di utili annui, possa degnarsi di destinare alcune delle sue risorse a spiegare quello che è accaduto”. L’attacco del virologo Roberto Burioni contro l’azienda farmaceutica AstraZeneca parte da Twitter.
Le notizie a cui fa riferimento il docente dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano sono quelle relative al lotto ABV5300 del vaccino anti-Covid dell’azienda anglo-svedese, finito sotto esame per un decesso registrato in Austria (un caso di embolia polmonare e due segnalazioni di eventi tromboembolitici).
Invece, aggiunge lo scienziato postando le rassicurazioni diffuse dalla compagnia, “ecco la dichiarazione di AstraZeneca sulla sospensione del vaccino. Come potete vedere è esaustiva, completa, convincente e tranquillizzante (sono sarcastico). Non seguite il mio profilo per avere novità , perchè su questo argomento non dirò niente. Spetta a loro parlare. Perchè questo è il loro solito comportamento. Fregarsene dei pazienti che assumono i loro vaccini quando notizie preoccupanti vengono diffuse, tanto ci sono gli altri che si preoccupano lavorando gratuitamente per loro, prendendosi responsabilità ”, si sfoga Burioni.
Burioni continua scrivendo che “in questo momento dovrebbero essere già online tutte le analisi di sicurezza del batch ABV5300 del vaccino AstraZeneca, tutti i luoghi dove è stato distribuito, i dati crudi che hanno portato alla approvazione del batch stesso. Invece niente, solo silenzio. E noi glielo consentiamo”.
In un ultimo post sull’argomento, il virologo sottolinea che è “appena uscita una comunicazione tranquillizzante di Ema”, (l’Agenzia europea del farmaco), “sulla questione vaccino AstraZeneca, nel silenzio vergognoso della casa farmaceutica che non è accettabile. Sono loro che dovrebbero dirci anche le virgole di cosa è successo”, ribadisce il virologo.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
SUL DECESSO DI STEFANO PATERNO’ LA PROCURA DI SIRACUSA HA APERTO UN’INCHIESTA… UN ALTRO CASO DI MORTE SOSPETTA A CATANIA
Sono una decina gli indagati dalla procura di Siracusa che dovrà accertare eventuali criticità sulla
corretta conservazione e sull’utilizzo della dose di vaccino AstraZeneca somministrata lunedì mattina al sottufficiale della Marina Stefano Paternò, morto per arresto cardiocircolatorio tra le mani dei medici rianimatori del 118 ventiquattr’ore dopo avere ricevuto l’immunizzazione.
Per tutti l’accusa è omicidio colposo. Su disposizione della procura, il Nas dei carabinieri sta sequestrando le fiale del lotto Abv 2856 in tutta Italia.
Un fascicolo al momento senza indagati in cui si ipotizza il reato di omicidio colposo è stato invece aperto dalla procura di Catania. Riguarda la morte di Davide Villa, 50 anni, agente della squadra mobile di Catania, deceduto 12 giorni fa.
Villa due settimane prima del decesso era stato sottoposto al vaccino AstraZeneca. Al poliziotto era stata somministrata una dose proveniente dallo stesso lotto (2856) di cui l’Agenzia italiana del farmaco ha deciso in via precauzionale di emettere un divieto di utilizzo su tutto il territorio nazionale.
L’inchiesta è stata aperta su notizie di stampa relative alle morti di un sottufficiale della Marina (Stefano Paternò) e di un carabiniere il vicecomandante della sezione di Pg di Trapani (Giuseppe Maniscalco): tutti e due sono stati vaccinati con il siero AstraZeneca proveniente dal lotto 2856. Le indagini sono state delegate dal procuratore Carmelo Zuccaro ai carabinieri del Nas di Catania.
Sul caso si muove anche il ministero della Salute che invierà i suoi ispettori. Visiteranno l’Asp di Siracusa, il reparto medico della base militare della Marina nel quale è stato somministrato il vaccino e sentiranno i medici del 118 che per 45 minuti sono intervenuti la notte tra lunedì e martedì nel momento in cui Stefano Paternò con la febbre alta ha iniziato ad avere le convulsioni, prima del decesso per arresto cardiocircolatorio.
Bisognerà fare luce sulla conservazione delle dosi del vaccino nella sede Asp di Siracusa, sino alle fasi dell’inoculazione nella base militare di Augusta. Per tutto questo sarà indispensabile l’esito dell’autopsia che verrà effettuata domani pomeriggio nell’obitorio dell’ospedale Cannizzaro di Catania da un’equipe composta da un medico legale, un infettivologo, un tossicologo e uno specialista che dovrà studiare l’anamnesi di Stefano Paternò.
A nominarli il pm della procura di Siracusa Gaetano Bono in stretta intesa con la procuratrice Sabrina Gambino. Risolto il giallo sulla competenza territoriale dell’inchiesta che è sempre stata quella di Siracusa che ha poi dato incarico per rogatoria alla procura di Catania di compiere gli atti, in quel momento irripetibili. Per i legali della famiglia Paternò che hanno nominato due loro consulenti medici, sotto “osservazione” c’è il vaccino in quanto, sottolineano, il marinaio non aveva patologie pregresse ed era in ottima forma.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
DUE EVENTI SIMILI IN AUSTRIA, ANCHE VIENNA AVEVA DECISO DI INTERROMPERE LE SOMMINISTRAZIONI, AVVIATE INDAGINI, DUE CASI SOSPETTI ANCHE IN SICILIA
Un lotto del vaccino AstraZeneca, spedito in 17 paesi europei ma non in Italia, è stato sospeso per due settimane in Danimarca.
Dopo la somministrazione infatti si sono verificati alcuni casi di trombosi, che seguono altri due eventi simili avvenuti nei giorni scorsi in Austria. Due le vittime segnalate finora, una in Danimarca e una in Austria. Anche Vienna, con Estonia, Lituania, Lettonia e Lussemburgo avevano deciso per precauzione ieri di interrompere le somministrazioni. Oggi si sono unite Norvegia e Islanda.
In Italia i decessi di un militare e un poliziotto in Sicilia hanno spinto anche la nostra Aifa, Autorità italiana del farmaco, a sospendere il lotto con cui le due vittime erano state vaccinate: “A seguito della segnalazione di alcuni eventi avversi gravi, in concomitanza temporale con la somministrazione di dosi appartenenti al lotto Abv2856 del vaccino AstraZeneca anti Covid-19, Aifa ha deciso in via precauzionale di emettere un divieto di utilizzo di tale lotto su tutto il territorio nazionale e si riserva di prendere ulteriori provvedimenti, ove necessario, anche in stretto coordinamento con l’Ema, agenzia del farmaco europea. Al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi. Aifa sta effettuando tutte le verifiche del caso, acquisendo documentazioni cliniche in stretta collaborazione con i Nas e le autorità competenti. I campioni di tale lotto verranno analizzati dall’Istituto Superiore di Sanità . Aifa comunicherà tempestivamente qualunque nuova informazione dovesse rendersi disponibile”.
Mercoledì l’Ema, Agenzia Europea dei medicinali, aveva escluso il legame fra i due casi di trombosi in Austria e l’iniezione, sottolineando che la percentuale di eventi simili fra i vaccinati non è superiore a quella della popolazione generale. “Un’indagine più approfondita verrà comunque avviata di sicuro, spiega Antonio Clavenna, ricercatore dell’Istituto farmacologico Mario Negri. “Non ci sono elementi per capire la ragione di questi eventi. La procedura corretta in questi casi è comunque sospendere le inoculazioni fino a quando non ci sarà chiarezza”.
Le ipotesi al momento sono quattro: “La trombosi potrebbe essere del tutto indipendente dal vaccino” spiega Clavenna. Vuol dire che il problema si sarebbe verificato comunque e la concomitanza con l’iniezione è solo casuale. “Può darsi che il vaccino abbia favorito una predisposizione” è la seconda possibilità , secondo il ricercatore. “Oppure che il lotto ora bloccato contenesse delle impurità . Sicuramente verranno avviate delle indagini approfondite sul suo contenuto”.
L’ultima possibilità , infine “è che nelle fiale ci sia una quantità eccessiva di principio attivo, cioè di adenovirus. Anche in questo caso, le analisi saranno in grado di dircelo a breve”.
Il primo caso in Austria aveva riguardato una persona vaccinata con il lotto Abv5300 di AstraZeneca. Poco più tardi aveva sofferto di trombosi multipla (formazione di coaguli nei vasi sanguigni) ed era morta 10 giorni dopo il vaccino.
Una seconda persona aveva invece avuto un’embolia polmonare (cioè un coagulo che aveva bloccato un’arteria nei polmoni) ma è in via di guarigione. “Fino al 9 marzo — aggiunge il rapporto dell’Ema — abbiamo ricevuto altri due casi di eventi tromboemolitici per questo lotto”. Abv5300 comprende un milione di dosi, spedite in 17 paesi. Il fatto che diversi casi di malattia siano avvenuti con questo lotto ha insospettito le autorità sanitarie. Per il resto l’Autorità europea non aveva particolari indicazioni di rischio. “Il numero di eventi tromboemolitici fra i vaccinati – spiegava mercoledì – non è superiore a quello della popolazione generale: al 9 marzo registriamo 22 casi su 3 milioni di vaccinati”.
In Italia intanto, a Catania, è stata aperta un’indagine per la morte di un poliziotto per trombosi avvenuta il 7 marzo, dopo la somministrazione del vaccino che apparteneva al lotto Abv2856. A Siracusa un’altra inchiesta riguarda la morte di un sottufficiale di Marina, Stefano Paternò, di 43 anni, colpito però da un problema diverso (arresto cardiaco) dopo l’iniezione, sempre con lo stesso lotto, all’inizio di questa settimana.
E’ la stessa procuratrice Sabrina Gambino a gettare acqua sul fuoco: “Non ci sono evidenze – dice il procuratore Sabrina Gambino – che il decesso sia legato alla somministrazione del vaccino, al momento non risulta alcuna correlazione. Avvieremo gli accertamenti sul caso e sarà l’autopsia a stabilire quali sono state le cause della morte”.
Gli esperti in queste circostanze invitano a non tradurre una coincidenza temporale in un nesso di causa ed effetto. “Accadde anche nel 2014 con il Fluad, vaccino contro l’influenza” ricorda Clavenna. “Ci furono alcuni casi di eventi avversi avvenuti in concomitanza con la somministrazione, che poi a un esame più approfondito risultarono indipendenti dal vaccino”. Ora di sicuro verranno esaminate le fiale del lotto sotto osservazione, per studiarne con cura il contenuto. Poi si deciderà se riprendere normalmente la campagna o confermare l’allarme. La Norvegia a metà gennaio aveva avviato un’indagine sulla morte di 29 anziani in condizioni già molto precarie che avevano ricevuto il vaccino Pfizer-BioNTech. Nessun legame era stato trovato tra l’immunizzazione e il decesso.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
LOMBARDIA, LIGURIA, CALABRIA E SARDEGNA HANNO VACCINATO TRA LO ZERO E L’UNO PER CENTO DEGLI AVENTI DIRITTO… MALE ANCHE BASILICATA, MOLISE E MARCHE
In Italia solo il 32 per cento di loro ora può stare un po’ più sereno ad entrare a contatto con gli
alunni. Incredibile a dirsi (?), ma le regioni che hanno vaccinato meno personale scolastico sono guidate dal centrodestra. Quali sono? Lombardia, Liguria Sardegna e Calabria.
Quest’ultima addirittura -guidata attualmente da Antonino Spirlì- con lo 0 per cento del personale vaccinato. Quasi nessuno in sostanza. Non va un granchè meglio alle altre, con la Sardegna di Christian Solinas, unica regione bianca (ma ciò non significa che non debba vaccinare), ferma all’1.
Così come la Liguria di Giovanni Toti (156 vaccinati, lo 0,7 del totale) e -soprattutto- la Lombardia di Attilio Fontana ( l’1 per cento). L’un per cento del personale scolastico.
Questi dati sono di venerdì 5 marzo, e fanno abbastanza riflettere. Ci sono Regioni virtuose e altre no. Perchè se è vero che c’è l’1 per cento della Lombardia (che pure continua a dire di voler esportare il suo “Modello Lombardia” in tutta la Penisola), ce ne sono altre che stanno procedendo a velocità più spedita. Non a cento all’ora, ovvio (ahinoi), ma comunque a un passo migliore. Che se la Toscana fosse una Ferrari (con il 69 per cento del personale vaccinato), la Liguria e la Lombardia sarebbero -e senza offesa- due pandini con le come bucate.
Sorprende poi (e forse neanche troppo), che tra le Regioni meno virtuose ci siano quelle i cui governatori maggiormente gonfiano il petto quando parlano di sè e del loro lavoro.
Chissà che penserà Attilio Fontana nel leggere che la Puglia abbia vaccinato il 62 per cento del personale scolastico contro il suo misero 1.
O Giovanni Toti, costretto a guardare dal basso la Campania che con un buon 51 per cento è al quarto posto in Italia. Quindi: dai peggiori ai migliori: Calabria, Sardegna, Liguria, Lombardia (e di queste abbiamo parlato).
Poi, continuando, e rimanendo nella fascia bassa: Basilicata, Molise e Marche (rispettivamente 7, 9 e 11 per cento). E, guarda caso, chi amministra le tre regioni? Il centrodestra. In Basilicata c’è il forzista e generale Vito Bardi; in Molise, sempre della scuderia Berlusconi, c’è Vito Bardi; nelle Marche invece spazio a Fratelli d’Italia, Francesco Acquaroli. Salendo si entra nella metà classifica: Emilia Romagna, Sicilia, Abruzzo, Veneto, Lazio, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Campania. Sul podio: Umbria, Puglia e Toscana.
Tutto questo con buona pace degli insegnanti, del personale Ata, e dei presidi. Che tra una chiusura e un’apertura, tra lezioni a distanza e in presenza, tra richiami a chi spegne la videocamera e a chi si avvicina troppo in classe, entrano a contatto (quando in presenza) con centinaia e a volte migliaia di ragazzi. E devono pensare anche a questo: come si riparte così dalle scuole?
Vaccinazioni personale scolastico regione per Regione- Vaccinati in percentuale e numeri assoluti
Toscana 69% — 43.223
Puglia 62% — 52.668
Umbria 53% — 10.897
Campania 51% — 64.478
Friuli Venezia Giulia 44% — 9.274
Piemonte 42% — 31.853
Lazio 39% — 40.177
Veneto 32% — 25.654
Abruzzo 30% — 9.634
Sicilia 28% — 31.724
Emilia Romagna 26% — 29.149
Marche 11% — 3.655
Molise 9% — 578
Basilicata 7% — 1.208
Lombardia 1% — 2.651
Liguria 1% — 156
Sardegna 1% — 225
Calabria 0% — 187
Valle d’Aosta — 537
Trento — 1.699
Fonte Agenzia del farmaco (percentuali, aggiornati al 5.03.2021) e Ministero della Salute (numeri assoluti, aggiornati al 7.03.2021)
(da agenzie)
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