Destra di Popolo.net

NUOVO DECRETO COVID: NIENTE ZONE GIALLE FINO AL 30 APRILE, RITORNO A SCUOLA FINO ALLA PRIMA MEDIA IN FASCIA ROSSA

Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile

RITORNARE A SCUOLA IN FASCIA ROSSA E’ UNA FOLLIA… CONFERMATE LE ALTRE RESTRIZIONI

Niente zone gialle: fino al 30 aprile saranno confermate le misure ad oggi in vigore che prevedono solo zone arancioni e rosse.
È questo l’orientamento che emerge al termine della cabina di regia Covid sul nuovo decreto. Il vertice con il premier Mario Draghi è durato poco meno di un’ora: le misure decise dovrebbero durare fino a fine mese e l’unica novità  prevista riguarda, dopo Pasqua, il ritorno in classe fino alla prima media anche in zona rossa. Per il resto è stata scelta la conferma di tutte le restrizioni.
Per tutto il mese di aprile resterà  quindi in vigore lo schema attuale, che prevede la presenza di solo zone arancioni e rossi, mentre anche una Regione che ha parametri migliori non può passare in zona gialla.
L’apertura di bar e ristoranti fino alle 18, prevista appunto nella fascia gialla, non è stata presa in considerazione neanche con un orario ridotto: i locali quindi resteranno chiusi — con solo asporto e consegna a domicilio consentiti — per almeno un altro mese. Le aree del Paese meno colpite dai contagi resteranno o passeranno in zona arancione, con tutti i divieti del caso e la riapertura solamente dei negozi.
L’unico “allentamento” riguarderà  invece le zone rosse, dove attualmente tutte le scuole e asili sono chiuse. E’ stato ‘investito’ tutto sulla scuola il margine consentito dalla curva epidemiologica per le riaperture: per il resto, prevale fino a fine aprile la linea dura, con la conferma anche del blocco degli spostamenti tra Regioni.
Dunque non riprendono l’attività  neanche cinema, teatri o palestre. Per tutte le attività  chiuse arriveranno — secondo quanto confermato nella riunione — nuovi rimborsi e sostegni, finanziati dalla richiesta di un nuovo scostamento di bilancio intorno al 10 aprile. La scadenza del decreto è stata fissata al 30 aprile anche perchè in quella data scade lo stato d’emergenza. In un secondo momento si valuterà  dunque la proroga dello stato d’emergenza e di conseguenza le nuove misure.
L’obiettivo sarebbe affrontare queste altre settimane di restrizioni per poi iniziare ad aprire gradualmente. Il governo però ha ribadito che il ritorno alle lezioni in presenza è la prima priorità , come ha sottolineato anche il presidente del Consiglio superiore di sanità , Franco Locatelli, intervistato da Il Fatto Quotidiano.
Complice l’aumento delle vaccinazioni tra il personale scolastico, dopo Pasqua gli alunni più piccoli potranno tornare subito in classe in tutta Italia: resteranno in Dad, nelle zone rosse, gli studenti delle superiori e delle classi seconda e terza delle medie.
Attualmente invece nelle zone arancioni è prevista già  la possibilità  di tenere aperte le scuole, alle superiori con il 50 per cento degli studenti in presenza. Molti governatori però hanno scelto una via di maggiore prudenza, preferendo la didattica a distanza per tutti. Inoltre, il decreto attuale prevede che nelle aree provinciali dove l’incidenza supera i 250 casi ogni 100mila abitanti è possibile far scattare la chiusura di tutti gli istituti. Non è ancora certo se questa norma verrà  confermata.
La cabina di regia convocata per stabilire l’orientamento del governo in vista del prossimo decreto è iniziata a Palazzo Chigi poco dopo le ore 12. Hanno partecipato i ministri Roberto Speranza, Daniele Franco, Giancarlo Giorgetti, Stefano Patuanelli, Dario Franceschini, Mariastella Gelmini, Elena Bonetti, Patrizio Bianchi, il sottosegretario Roberto Garofoli e i membri del Cts Silvio Brusaferro e Franco Locatelli.

(da agenzie)

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COSENZA, MANCANO LE SECONDE DOSI DI VACCINO PER IL RICHIAMO A CENTINAIA DI ULTRA 80ENNI: DOVE SONO FINITE?

Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile

INVECE CHE CONSERVARLE PER LA SECONDA SOMMINISTRAZIONE DOPO 21 GIORNI   NON CI SONO PIU’… IL TIMORE CHE SIANO STATE SOMMINISTRATE A TERZI NON AVENTI DIRITTO…ALTRA VERGOGNA DELLA SANITA’ SOVRANISTA

Una comunicazione che fa sapere ad anziani ultraottantenni in condizioni di estrema fragilità  che le seconde dosi di vaccino Pfizer sono da rimandare “a data da destinarsi” nonostante i 21 giorni di scadenza per completare l’immunizzazione.
Avviene in alcuni piccoli comuni in provincia di Cosenza: le seconde dosi non ci sono nei paesi di Amendolara, Roseto Capo Spulico, Oriolo e Trebisacce.
In particolare, le segnalazioni a Fanpage.it arrivano da Roseto Capo Spulico, dove diverse famiglie hanno lamentato l’impossibilità  per anziani over 80 di conseguire le dosi di vaccinazione Pfizer. Il timore, spiega Nella Converti, originaria di Roseto ma nata e cresciuta a Roma, è che questi vaccini siano stati somministrati a persone non aventi diritto.
Le seconde dosi da somministrare dopo 21 giorni sono normalmente conservate automaticamente a nome di coloro che conseguono la prima. Una procedura per assicurarsi che, al momento della vaccinazione, vi sia il siero utile a completare l’immunizzazione.
Soprattutto nel caso del vaccino Pfizer, è molto importante conseguire la seconda dose nei tempi stabiliti per garantire lo sviluppo degli anticorpi. Si tratta di paesi piccoli in cui raggiungere gli ospedali richiede un viaggio di almeno 40 minuti. Realtà  in cui l’impossibilità  di ricevere il vaccino e dover aspettare “data da destinarsi”, significa per molti conseguire delle vaccinazioni nulle.
“I miei genitori avrebbero dovuto conseguire la seconda dose in questi giorni — racconta a Fanpage il figlio di un’anziana coppia interessata dalla mancata somministrazione -. Ci hanno chiamato dicendoci che il vaccino non c’era. I miei genitori hanno tempo fino al 3 aprile, se le dosi non arriveranno in quel lasso di tempo, dovranno fare nuovamente tutto il percorso vaccinale e ripartire dalla prima dose”. Un processo, questo, che causerebbe danni ingenti alle famiglie e all’intero sistema vaccinale calabrese e nazionale. Secondo il testimone, sarebbero quasi 200 gli anziani che avrebbero lamentato lo stesso trattamento. “Numeri da prendere con le pinze, perchè nella realtà  dei fatti da cittadini non abbiamo questi dati” sottolinea ancora.
La vicenda è nota nei territori del Cosentino, ma soltanto il sindaco di Amendolara ha scritto un post pubblico per comunicare pubblicamente la situazione sulla pagina del comune.   “Le dosi utili al richiamo del vaccino non sono al momento disponibile — fa sapere l’account ufficiale di Amendolara -. Pertanto le vaccinazioni programmate nella Sala Consiliare sono rinviate a data da destinarsi. L’auspicio è che le suddette dosi possano essere disponibili quanto prima per garantire agli anziani il ciclo completo. Nel caso in cui il carico non arrivasse entro gli 8 giorni previsti dalla scadenza dei 21 utili alla seconda vaccinazione, i pazienti dovrebbero ricominciare il ciclo da zero secondo quanto affermato dal testimone diretto. Un dato che, se confermato, rappresenterebbe un vero e proprio disastro per lo spreco di dosi nel piano vaccinale locale e nazionale.

(da Fanpage)

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QUANDO LO STATO NON FA LO STATO E I GOVERNATORI NON VOGLIONO GOVERNARE

Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile

IL CASO DELL’OSPEDALE DI LAVAGNA INVESTITO DA UN FOCOLAIO PER COLPA DI ALCUNI DIPENDENTI CHE NON SI SONO VOLUTI VACCINARE

A Lavagna (GE) l’Ospedale pubblico è investito da un focolaio di Covid per colpa di alcuni dipendenti che non si sono voluti vaccinare. Si parla anche di infermieri “no vax”. E fin qui tutto normale.
Quello che rende la vicenda grottesca sono le autorità  che dovrebbero decidere che hanno invece paura di prendere provvedimenti.
Il governatore della Liguria, Toti Giovanni, se n’è uscito con una tipica richiesta: “Il legislatore intervenga”.
Ma come! Sono quelli che prima delle elezioni parlano di meno burocrazia, meno leggi, più semplificazione e ora vogliono aumentarle?
Così pure il direttore generale di Asl4 ligure, Paolo Petralia, che dovrebbe essere il primo responsabile dell’Ospedale: “Non conosciamo i nomi degli infermieri e medici che non si sono vaccinati. C’è la privacy”.
Ecco un caso tipico di persone che dovrebbero governare e prendere decisioni ed invece hanno paura di lavorare.
Dal 1942 esiste l’art. 2087, nel codice civile, che obbliga tutti i datori di lavoro a tutelare l’integrità  fisica dei propri dipendenti.
Questa norma si applica anche alla pubblica amministrazione e si interpreta estensivamente nel senso che il datore di lavoro, imprenditore privato o dirigente pubblico, ha l’obbligo di non trasformare il posto di lavoro in un luogo pericoloso per tutti i dipendenti e per coloro che sono presenti come pubblico o ricoverati.
Vero è che non c’è l’obbligo di vaccinarsi, vero è anche che chi non si vaccina non deve continuare a svolgere funzioni di infermiere e medico con il rischio di infettare i poveretti ricoverati.
Il direttore dell’Asl deve licenziare i dipendenti che non si sono vaccinati.
Il governatore deve licenziare il direttore dell’Asl che non licenzia i dipendenti che non si sono vaccinati.
La procura deve indagare il governatore e il direttore dell’Asl che non hanno fatto nulla.
Il CSM deve aprire un fascicolo nel caso la procura non faccia nulla contro i responsabili di questi focolai (cluster, scrivono i pennivendoli).
Insomma, la colpa è sempre di qualcun altro.

(da Infosannio)

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CON IL CANALE DI SUEZ BLOCCATO, L’ECONOMIA MONDIALE STA PERDENDO 340 MILIONI DI EURO ALL’ORA

Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile

PER LIBERARE LA “EVER GIVEN” CI VORRANNO FORSE SETTIMANE

Il blocco del canale di Suez, dove martedì 23 marzo 2021 si è arenata una nave portacontainer più lunga di piazza San Pietro, potrebbe costare l’equivalente di 8,16 miliardi di euro al giorno, pari a 340 milioni di euro l’ora. È la stima “approssimativa” della rivista di settore Lloyd’s List, citata da Bloomberg, e basata su un valore giornaliero di 5,1 miliardi di dollari per le merci dirette a occidente e di 4,5 miliardi di dollari per quelle dirette a oriente.
A tentare di liberare la portacontainer, in questi giorni è stata chiamata una delle società  che già  aveva lavorato al recupero della Costa Concordia, naufragata di fronte all’isola del Giglio nel 2012. L’olandese Smit Salvage nota nel settore per i salvataggi di alto profilo, spesso abbordando navi in tempesta, ha inviato a Port Said la propria nave Boka Da Vinci, pronta a prendere parte alle operazioni di recupero. Oltre a Smit Salvage la compagnia che opera la Ever Given, Evergreen Marine, ha dichiarato di aver ingaggiato la giapponese Nippon Salvage.
Secondo quanto riportato da Reuters, Peter Berdowski, amministratore delegato di Boskalis, che ha acquisito Smit Salvage nel 2010, ha dichiarato che al momento non è possibile escludere che le operazioni per rimuovere la Ever Given, entrata 5 metri nella riva del canale, possano richiedere diverse settimane.
Negli scorsi giorni un altro veterano del recupero della Costa Concordia, il “salvage master” Nick Sloane, ha detto a Bloomberg che il momento migliore per liberare il canale potrebbe arrivare domenica o lunedì, con l’aiuto dell’alta marea che dovrebbe aggiungere altri 46 centimetri di profondità . Nel caso dovesse fallire il tentativo, Sloane ha detto che sarà  necessario attendere almeno altri 12 giorni prima che la marea torni a un livello adeguato.
Nel 2020 quasi 19.000 navi sono passate per il canale che collega il Mar Rosso con il Mediterraneo , una media di 51,5 navi al giorno. Attualmente, secondo dati compilati da Bloomberg, 185 navi sono in attesa di attraversarlo. Nel canale, in cui transita circa il 12 percento del commercio globale, sono stati rilevati 75 incidenti nell’ultimo decennio, oltre un terzo dei quali hanno riguardato navi portacontainer nella maggior parte dei casi per arenamento.
Shoei Kisen Kaisha, società  giapponese proprietaria della nave, si è scusata per i disagi causati dall’incidente, affermando che non si sono verificate perdite di carburante e impegnandosi a risolvere la situazione nel più breve tempo possibile. Secondo la compagnia i 25 membri dell’equipaggio, tutti cittadini indiani, sono al sicuro.
Martedì la Ever Given, lunga 400 metri e dal peso di quasi 220mila tonnellate, si è arenata nel canale mentre si dirigeva verso i Paesi Bassi dalla Cina con un carico di 200.000 container, a causa del forte vento. Da allora le centinaia di navi che ogni settimana transitano nel principale canale al mondo sono bloccate in fila in attesa della fine delle operazioni di soccorso.
Secondo quanto riportato da Reuters, Shoei Kisen Kaisha e le compagnie che hanno assicurato la nave dovranno far fronte a richieste di risarcimento nell’ordine di svariati milioni di dollari per i ritardi e i costi aggiuntivi.
I mercati petroliferi non sembrano essere preoccupati al momento da un blocco del traffico marittimo nel canale in cui transita circa il 10 percento del petrolio mondiale. Dopo la sospensione, mercoledì i prezzi globali del petrolio sono aumentati del 6%, compensati giovedì da un calo di oltre il 4%. La mancanza di una reazione sostanziale al blocco è finora dovuto a pressioni al ribasso dal lato della domanda e dell’offerta del mercato. Nel caso il dovesse continuare tuttavia gli operatori dovranno cercare rotte alternative e più costose. Quelle che ad esempio passano intorno al capo di Buona Speranza in Africa meridionale possono richiedere due settimane in più.
Secondo quanto riportato dal New York Times, citando la società  di ricerche di mercato Kpler, le petroliere per il momento bloccate nel canale trasportano 8,8 milioni di dollari di greggio, meno di un decimo percento dei consumi giornalieri globali, per un valore di circa 550 milioni di dollari.
Nel 1967 a seguito della guerra dei sei giorni tra Egitto e Israele, il canale rimase chiuso per otto anni, lasciando intrappolate le quindici navi che vi stavano navigando allo scoppio del conflitto, che divennero note come parte della “flotta gialla”, per la sabbia che vi si era depositata. Dopo la guerra dello Yom Kippur del 1973 che portò alla prima crisi petrolifera, nel 1974 iniziarono le operazioni di sgombero a cui seguì la riapertura l’anno successivo.

(da agenzie)

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DAL PAKISTAN A MILANO A PIEDI, 25ENNE IN VIAGGIO SULLA ROTTA BALCANICA: “STO CAMMINANDO DA TRE ANNI”

Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile

SI E’ PRESENTATO A UN AMBULATORIO DI MILANO CON I PIEDI DOLORANTI

Dal Pakistan a Milano a piedi in un viaggio durato tre anni.
È questa la storia che un migrante di circa 25 anni ha raccontato ai volontari dell’associazione Naga di Milano, l’organizzazione fondata a Milano nel 1987 in prima linea per l’assistenza al migrante, lo scorso 24 marzo. Il ragazzo, originario del Pakistan, ha chiesto aiuto sulla porta dell’ambulatoria della Onlus verso le 9: è arrivato facendo fatica a camminare fino a quando non si è tolto le scarpe e si è seduto.
Questo il dialogo tra il migrante e i volontari, raccontato dall’associazione Naga sulla sua pagina Facebook: “Come possiamo aiutarti?”. “Ho bisogno di un medico. Ho male ai piedi. Non riesco a camminare”. “Cosa è successo?”. “Sono arrivato praticamente a piedi dal Pakistan. Ci ho messo tre anni, le scarpe me le ha date una signora a Trieste”
A raccontare questa storia a Fanpage.it è Simonetta Kucker, il medico che ieri mattina ha visitato il ragazzo negli ambulatori del Naga: “Lo abbiamo visto arrivare a piedi sulla porta degli ambulatori poi si è tolto le scarpe, degli scarponcini che gli avevano regalato a Trieste, ed è entrato sofferente a piedi nudi”.
Una scena che Simonetta, da quattro anni medico del Naga, in realtà  vede spesso: “In tanti arrivano con piedi distrutti dalla lunga camminata che hanno fatto per raggiungere l’Italia. Il ragazzo mi ha raccontato che è partito dal Pakistan, dove sta ancora la famiglia, è arrivato in Turchia, poi in Grecia e poi ha raggiunto la Slovenia e quindi il confine con l’Italia. Non so se resterà  a Milano o proseguirà  il suo viaggio verso altro Paesi. Intanto gli ho detto di tornare lunedì per la seconda medicazione”.
Una storia di migrazione che ha detto straordinario ma che allo stesso tempo racchiude la vita di molti, di chi si mette in cammino sulla rotta balcanica per raggiungere l’Italia. “Molti migranti durante il primo periodo di lockdown sono rimasti bloccati in Italia. Noi del Naga li assistiamo in stazione Centrale o tramite il nostro ambulatorio mobile”. Per alcuni Milano è una tappa, per altri invece la meta di un lungo viaggio: in tanti si incamminano a piedi, riescono a salire su qualche mezzo fortuito di tanto in tanto per risalire la rotta balcanica ed entrare in Italia, chi dalla Slovenia chi dall’Austria. “Durante il viaggio capita che vengano aggrediti picchiati dalle diverse autorità , come nel caso del ragazzo di ieri che mi ha raccontato, nonostante parlasse poco l’inglese, di essere stato picchiato in Croazia. Ora in Italia vive grazie anche ai soldi che gli manda la famiglia tramite alcuni portali e società  di trasferimento denaro. Ma non so quale siano i suoi piani. Intanto spero di rivederlo lunedì per le altre cure”, conclude Simonetta.

(da Fanpage)

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BIDEN ATTACCA TRUMP SUI BAMBINI MIGRANTI: “NON LI LASCERO’ PATIRE LA FAME COME LUI”

Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile

“VOGLIO ARRIVARE A 200 MILIONI DI VACCINATI ENTRO I PRIMI 100 GIORNI DEL MIO MANDATO”

“L’obiettivo è quello di somministrare 200 milioni di dosi di vaccino anti-Covid nei primi 100 giorni del mio mandato. So che è ambizioso, ma possiamo farcela”. Lo ha detto, nel corso della prima conferenza stampa dall’insediamento, il presidente Usa, Joe Biden.
Nonostante l’emergenza legata alla pandemia, sul fronte economico ci sono “segnali di speranza” ma, ha precisato, “c’è ancora molto lavoro da fare”.
Stime di crescita
Secondo Biden, molti osservatori hanno “rivisto al rialzo le stime di crescita per quest’anno, indicando una crescita superiore al 6%. Ci sono però troppi americani ancora senza lavoro, c’è molto lavoro ancora da fare”, ha detto nel corso della sua prima conferenza stampa da quando si è insediato alla Casa Bianca.
Attacco a Trump sull’immigrazione
Fino ad ora il Covid è stato al centro dei pensieri e delle azioni della nuova amministrazione ma lo stesso Biden ha aggiunto che “sono stato eletto per risolvere problemi. L’immigrazione e il controllo delle armi da fuoco sono problemi di lungo termine che inizio ad affrontare”.
Proprio sul tema immigrazione, Biden ha criticato il predecessore Donald Trump: rispondendo a una domanda sull’emergenza al confine con il Messico, ha detto che non volterà  le spalle ai bambini non accompagnati al confine e non li lascerà  patire la fame. “Nessun’altra amministrazione lo farebbe, eccetto Trump”, ha detto.
La ricandidatura
“La stragrande maggioranza del flusso di immigrati che attraversano il confine è rimandata indietro. Quello che stiamo cercando di fare è ricostruire il sistema di immigrazione. Il balzo di migranti c’è ogni anno”, ha aggiunto Biden rivelando poi l’intenzione di ricandidarsi alle presidenziali del 2024.
La politica estera degli Usa –
In materia di politica estera ci sono più fronti aperti per gli Usa. A partire da quello delicatissimo dell’Afghanistan: “Sarà  difficile attuare la scadenza del primo maggio per ritirare le truppe. “Lasceremo l’Afghanistan, la domanda è quando, ma la mia intenzione è non stare ancora tanto. Non posso immaginare le nostre truppe lì ancora nel 2022”, ha spiegato. Poi sulle tensioni con la Corea del Nord dopo il lancio di due missili ha aggiunto: “Ci stiamo consultando con alleati e partner: ci sarà  una risposta se Pyongyang sceglierà  un’escalation. Ma sono pronto anche a qualche forma di diplomazia, a condizione di una denuclearizzazione”.
“Xi Jinping? Intelligente ma non democratico”
Biden ha poi parlato della Cina e ha spiegato di volere con Pechino “non uno scontro ma una concorrenza leale”. E sul presidente Xi Jinping ha aggiunto: “Lo conosco da tempo, è una persona intelligente ma non ha nulla di democratico”.

(da agenzie)

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SALVINI GIRA A VUOTO E SPROLOQUIA SU TUTTO, STRETTO TRA GIORGETTI DI GOVERNO E MELONI D’OPPOSIZIONE

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

GARAVAGLIA DICE UNA COSA E LUI L’OPPOSTO

Ieri, per usare un ossimoro, la Lega è stata illuminata da un cortocircuito: Salvini che bocciava le “liste di proscrizione” sul passaporto vaccinale considerato invece “fondamentale” dal ministro per il Turismo Garavaglia. Oggi, dopo aver incontrato le Regioni al Mise, Giorgetti ha dato manforte al leader: attenti alle “discriminazioni”.
Un bel confronto, e un discreto paradosso per il Capitano: in mezzo come la sottiletta, tra l’attivismo della Lega “moderata e governativa” e l’opposizione dura di Fdi.
“Matteo è in un limbo — ragiona un parlamentare — I ministri gli tolgono spazio sul versante operativo, Meloni lo incalza da destra. Non ha spazio politico”.
Salvini, da vecchia volpe, ha fiutato il rischio da tempo. Sapeva che la “generosità ” della sua “svolta europeista” lo avrebbe penalizzato, e nota che, al di là  delle rilevazioni, FdI da sola all’opposizione ha ridotto la visibilità  anzichè aumentarla.
Uscire dal guado però non è facile. La reazione immediata è la solita. Gira come una trottola, spazia su tutto, vuole chiamare Draghi sulla diplomazia vaccinale, gli sbarchi, le misure economiche. Incontra Conte: Mario però, il sindaco di Treviso.
Negli ultimi giorni — al netto di punti stampa e tv – ha esternato sul carcere per i boss, sull’industria nel Mantovano, sulla povera ragazza accoltellata nel Trevigiano, su Netanyahu, sullo stabilimento AstraZeneca di Anagni, sul futuro dell’azienda Leonardo, sul codice degli appalti, sulle infrastrutture nel Senese, sulla crisi Alitalia, e ovviamente sulle riaperture scolastiche.
Un interventismo che non trova riscontro sulle pagine dei giornali.
Dove campeggia, piuttosto, una sequela di cattive notizie. Il disastro sanitario e logistico in Lombardia, ultra-decennale feudo ciellino-leghista, dove sul banco degli imputati siede la gestione salviniania: suo il (traballante) governatore Fontana, suo l’assessore al Bilancio Caparini, padre politico della società  Aria incapace di gestire le prenotazioni della campagna vaccinale.
Nè il commissariamento da parte dell’asse Esercito-Protezione Civile, invocato dalle opposizioni e minacciato dall’esecutivo, risulterebbe il miglior biglietto da visita per il Pirellone o per l’”uomo del fare” Bertolaso (che nel frattempo si è gelidamente chiamato fuori dalla gara per il Campidoglio).
Ma se lo spauracchio dello sbarco del generale Figliolo per “prendere in mano la situazione” non fa esultare nessun governatore, in cima alle Regioni sotto la media nazionale come vaccinazioni ci sono quelle in quota leghista: la Lombardia, il Veneto di Zaia, il Friuli di Max Fedriga, la Sardegna, la Liguria di Toti, l’Umbria, la Calabria di Spirlì. In quest’ultima quest’anno si vota: il vice-presidente ad interim (dopo la morte di Jole Santelli) punta a ricandidarsi, forte del sostegno di Salvini che volò subito da lui. Peccato che quella poltrona faccia gola anche al forzista Roberto Occhiuto, e che il flop dei sieri non aiuterà  in campagna elettorale.
Neppure sul versante della moral suasion programmatica su Draghi, avviata durante le consultazioni, si può brindare. Da Via Bellerio giurano che i rapporti con il premier sono ottimi, e chissà  con chi ce l’aveva quando ha invitato ad ammainare le “bandierine” di partito. Fatto sta che il condono delle cartelle esattoriali, ridimensionato dal Pd, più che una bandiera pare un fazzoletto.
E i nuovi sostegni per gli autonomi — cavallo di battaglia del centrodestra durante il crepuscolo del Conte Due — hanno lasciato insoddisfatti parecchi ristoratori, albergatori, commercianti.
Bilancio magro. Se a rimpinguarlo non provvedesse l’attività  ministeriale. Giorgetti sta gestendo il piano della rete unica, con i ministri Franco e Colao. Garavaglia ha strappato sostegni aggiuntivi per il mondo dello sci e si occupa della “competitività ” italiana in vista dell’estate.
Comprensibile che in questa situazione il Capitano frema. E tuttavia, il tempo è una variabile non secondaria. Fuori dal governo, la politica è cristallizzata in attesa di un segnale: la legge elettorale. Se sarà  maggioritaria, come vuole il neo-segretario Dem Letta, il prossimo candidato premier del centrodestra sarà  “il leader del partito con più voti”.
Sempre che nel frattempo sia sempre lui.

(da Huffingtonpost=

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SALVINI INFURIATO PERCHE’ LA MELONI VUOLE LA PRESIDENZA DEL COPASIR CHE SPETTA ALLE OPPOSIZIONI

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

MA E’ CHIARO CHE SE LA LEGA STA AL GOVERNO NON PUO’ MANTENERE LA PRESIDENZA DI QUELL’ ORGANISMO

Copasir: Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Istituito nel 2007 , ha la funzione di verificare «in modo sistematico e continuativo» che l’attività  dei servizi segreti sia svolta nel rispetto delle leggi, della Costituzione e nell’interesse della Repubblica e delle sue istituzioni.
Funziona così: metà  dei componenti spettano alle opposizioni, così come la presidenza. Dal 9 ottobre del 2019 c’è Raffaele Volpi, leghista.
Ma ora il governo è cambiato, così come i partiti in maggioranza e quelli all’opposizione. Dove, si sa, c’è solo Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni (Sinistra Italiana ha numeri più piccoli). E quindi, a lei dovrebbe spettare quel ruolo, a uno dei suoi. Ma il leader della Lega Matteo Salvini mal digerisce l’idea di lasciare il Copasir, Dice che sì, lei è all’opposizione e lui no, ma che il governo Draghi non dovrebbe far conto. Perchè è nato da un appello del Presidente della Repubblica. E — quindi — come dire di no.
Scrive Il Fatto quotidiano:
Secondo la legge 124 del 2007, il suo presidente e metà  dei componenti (5 su 10) spettano all’opposizione e quindi a Fratelli d’Italia, ma Matteo Salvini non vuole lasciare la poltrona su cui oggi siede il leghista Raffaele Volpi. Per sbrogliare la situazione, nei giorni scorsi i presidenti delle Camere Roberto Fico e Maria Elisabetta Casellati si sono incontrati, ma non sono arrivati a una soluzione.
Fico è per la continuità  di Volpi a Palazzo San Macuto in base al precedente del 2011, governo Monti, quando l’allora presidente del Copasir Massimo D’Alema rimase al suo posto nonostante spettasse alla Lega, mentre Casellati ritiene giusto dare la presidenza a Adolfo Urso di FdI. Nel caso di D’Alema però, ricorda Giorgia Meloni, c’era l’accordo di tutti i partiti di maggioranza e opposizione mentre oggi non è così. La presidente del Senato nei giorni scorsi ha ricevuto un drappello di parlamentari di FdI che le hanno chiesto di agire in fretta.
E alla fine Casellati si sarebbe convinta di sbloccare la situazione il prima possibile accontentando il partito di Meloni.
Quando l’ha saputo, Matteo Salvini è andato su tutte le furie visto che, in teoria, Casellati è molto più vicina alle istanze della Lega rispetto a Fico e visto che nel 2018 fu proprio Salvini a far eleggere la berlusconiana a seconda carica dello Stato.

(da “NextQuotidiano”)

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RENZI MESSO ALL’ANGOLO DALLA INTERVISTATRICE FATIMA MANJI CHE LO INCALZA SUI SAUDITI

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

ALLE DOMANDE VERE DI UNA GIORNALISTA DI CHANNEL 4 REPLICA CON DIFFICOLTA’

“Io ho preso… 80 mila euro, o dollari… Se lei pensa che un uomo possa cambiare le sue idee per soldi, lei non sa chi sono… non conosce la mia storia”.
Ci sono in rete due diversi video che segnano il punto di non ritorno nella storia di Matteo Renzi e dei suoi rapporti con l’Arabia Saudita. Sono due testimonianze quasi stupefacenti, a dire il vero, soprattutto per chi conosce la sagacia comunicativa dell’ex premier. Costituiscono l’ennesimo capitolo sul caso saudita, un inspiegabile harakiri mediatico.
Il primo video, quello da cui è tratto questa citazione, è l’intervista che da casa Renzi concede alla giornalista di Channel 4 News Fatima Manji .
Renzi è in poltrona, seduto comodo, in camicia e cravatta rossa, all’inizio sembra disinvolto. La giornalista gli chiede se davvero ha parlato di nuovo Rinascimento per l’Arabia Saudita. E lui risponde (calmo): “…Se lei segue la politica in quell’area, per la prima volta i sauditi con una leadership giovane provano a creare una visione per il futuro, capace di coinvolgere i diritti umani e l’emancipazione delle donne. E spero — aggiunge l’ex premier — che tutti supportino quella visione per il futuro”.
La cosa straordinaria, dopo questa risposta, e questa vertiginosa iperbole, è l’imperturbabilità  dell’intervistatrice. Che dopo un sibillino “Ok” gli chiede: “Quanto è stato pagato per questo evento con MBS?”.
Domanda secca, dritta, senza giri di parole. Che arriva immediatamente dopo l’elogio alla politica saudita. Un ceffone metaforico. Il sottinteso è potente, proprio perchè non è esplicitato.
È la stessa domanda a cui Renzi da due mesi non aveva voluto rispondere in Italia, e lui si accorge immediatamente di questo messaggio che rischia di comunicare: “Faccio parte del Board del FII (Future Investment Iniziative Institute, ndr), e ho ricevuto, credo… 80 mila euro, forse dollari… ogni anno, come membro del comitato consultivo”.
La giornalista non commenta. Lui prosegue: “Più o meno un normale compenso di ogni comitato esecutivo…”.
La giornalista non aggiunge nulla, ma la faccia di Renzi dice tutto.
E così lui, anche se lei non lo ha chiesto, sente il bisogno di giustificarsi. Sembra disturbato dal non detto che aleggia nell’aria: “Se lei pensa che un uomo possa cambiare le sue idee per soldi , penso che lei non creda in… in… in…”. Non gli viene una parola per descriversi. Balbetta. Guarda di lato. Poi la trova: “Lei non sa chi sono… lei non conosce la mia storia”.
Punto. Zero commenti. Segue ha domanda sui suoi viaggi all’estero (in cui Renzi aggiunge che ha girato l’Europa con la sua famiglia), ma l’impressione è che in quel balbettio e in quella faccia disturbata, ci siano tutto.
*Il secondo video, invece, è una sorta di conferenza stampa volante che si svolge davanti al Senato. Renzi improvvisa davanti ad un gruppo di giornalisti che lo tempestano di domande. Il leader di Italia Viva ripete a nostro i suoi sofismi: “Non sono stato pagato per quell’intervento (ormai lo sappiamo, è stato pagato per la partecipazione al Board, una implicazione più stretta, dunque), “l’FII non è una emanazione diretta del governo saudita (e invece, purtroppo per lui lo è), “non c’è nessun conflitto di interessi” (e ovviamente invece c’è), fino alla perla sul Principe Bin Salmam: “È un mio amico e che sia il mandante dell’omicidio Khashoggi lo dite voi. L’amministrazione Biden non ha sanzionato Bin Salman”.
Quindi, ricapitolando: Renzi parla per la prima volta dei suoi rapporti con l’Arabia Saudita, conferma di guadagnare dei soldi per la partecipazione al board dell’organizzazione Riad di cui è consulente, si assolve da qualsiasi conflitto di interessi, e poi cade alla prima prova del budino, quando liquida le conclusioni di una indagine della CIA sul delitto più efferato contro un oppositore della corona saudita (fatto a pezzi in un consolato) con l’ormai leggendario “Questo lo dite voi”.
Renzi si spende, immediatamente per difendere l’onorabilità  di “Our Royal highness” (con gli italiani) e la credibilità  del “Nuovo Rinascimento saudita” nel mondo. Non sappiamo perchè proprio adesso il leader di Italia Viva abbia scelto di mettere fine al suo imbarazzante silenzio stampa sulla vicenda, e nemmeno perchè lo abbia fatto con questi due interventi.
Per la prima volta esibisce le sue incertezze sui temi cruciali che gli vengono posti, oscilla fra il voler dribblare le domande scomode, e l’essere costretto a lasciarsi sfuggire risposte per lui devastanti.
Ma è abbastanza evidente che in quei balbettii e in quelle capriole dialettiche c’è tutto il senso della vicenda. Adesso che ha parlato, dunque, si capisce bene perchè il silenzio fosse per lui insostenibile.
Ma si capisce anche che persino il silenzio gli sarebbe convenuto, rispetto all’insostenibile, e ferale leggerezza, di una sparata e di un balbettio. Anche perchè noi, la sua storia la conosciamo. E bene.

(da TPI)

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