Marzo 22nd, 2021 Riccardo Fucile
PER LORO E’ FINITA MALE, C’ERA LA DIGOS AD ASPETTARLI
A Cesenatico circa cinquanta negazionisti si sono riuniti in un parco cittadino per un “picnic negazionista”. Per loro è finita male: sono stati denunciati. Ma il sindaco è stato costretto a chiudere il parco a causa del loro comportamento inappropriato
Il sindaco di Cesenatico Matteo Gozzoli ha raccontato la vicenda su Facebook:
“Non avrei mai voluto farlo, non credevo ce ne fosse bisogno, ma qualche ora fa i Carabinieri, insieme alla Polizia Locale, sono dovuti intervenire nel nostro Parco di Levante a un ritrovo di circa 50 persone che non rispettavano il distanziamento e non indossavano alcun dispositivo di protezione. Era da giorni che in varie chat giravano messaggi per questo “pic-nic”, incuranti di ogni norma, del dramma che stiamo vivendo e del dolore delle persone che hanno perso i loro cari o hanno vissuto momenti difficili in ospedale. Mi rendo conto che la situazione sia difficile anche psicologicamente ma tutti dobbiamo fare la nostra parte e rispettare le regole perchè, mentre la campagna vaccinale sembra aver ingranato, manca poco alla fine di questo tunnel. Le scuole sono chiuse, tante imprese stanno soffrendo e non c’è giorno in cui io non ci pensi: rimaniamo uniti, è l’unica cosa che possiamo fare. Per evitare problemi di ogni sorta il Parco di Levante è stato chiuso e riaprirà domani mattina regolarmente. Resta inteso che se dovessero ripetersi manifestazioni analoghe saremmo costretti a tenere chiuso il parco. Intanto ringrazio i Carabinieri e la Polizia Locale per essere intervenuti prontamente oggi.”
Non si tratta dell’unico caso. Una manifestazione analoga è avvenuta a Rimini, presso il parco Marecchia. I negazionisti qui erano una ventina e, spiega Il Resto del Carlino, ad aspettarli c’era la Digos che li aveva già tenuti d’occhio su Instagram:
“Erano i negazionisti del Covid, quelli che si sono battezzati con lo slogan ‘World wide rally for freedom and democracy’. Non sapevano che i poliziotti della Digos erano già lì ad aspettarli, con il risultato che sono stati tutti denunciati per manifestazione non autorizzata e sanzionati per le violazioni alle leggi anti-Covid. Leader della ‘sezione’ locale, una trentenne riminese, ma c’era anche gente proveniente da Ravenna, Cesena, Forlì e Cesenatico”
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 22nd, 2021 Riccardo Fucile
DOPO IL VIDEO DI STRISCIA DI NOTIZIA INTERVENGONO LE FORZE DELL’ORDINE
In barba a tutte le leggi e norme anti covid. Varese: Francesco Tomasella, ex militante di Forza Nuova
e creatore e amministratore di una chat su Telegram dal nome “Varese Libera”, organizza la sua festa di compleanno (per la notte tra sabato e domenica), invitando tutti gli iscritti al canale. Scrivendo così:
Siete tutti invitati sabato prossimo alla festa che ho organizzato per il mio compleanno dalle ore 19! — scrive su Telegram —. Musica, balli, cibo e bevande uniche! Chi vuole partecipare mi scriva in privato entro martedì! Qui è meglio non pubblicare l’indirizzo, non sia mai lo veda qualche Sceriffo/Spione di Regime che ci voglia rovinare la festa… Grazie a tutti! Fino alla libertà !
E, fortuna (sfortuna sua!) ha voluto che tra quelle quaranta persone sia riuscita a farsi invitare anche una collaboratrice di Max Laudadio di Striscia la Notizia, Valeria Desta, che ha ripreso quanto stava succedendo e ha avvisato le forze dell’ordine. Che poi hanno identificato tutti i presenti.
Chi è Francesco Tomasella, organizzatore della festa di Varese
Definirlo complottista sarebbe poco: crede che il covid non uccida, che lo Stato controlli la popolazione con questa scusa, che i giornalisti siano servi dello Stato, che non servano restrizioni. E così via. Si tratta di un ex militante di Forza Nuova, che da quando è scoppiata la pandemia ha iniziato a scrivere sui suoi social e a pubblicare video complottisti.
Dice in un video: “Con tutte queste restrizioni è gesto eroico tenere aperto, un atto di coraggio”. Infatti Francesco Tomasella non è la prima volta che organizza feste “private” all’interno di ristoranti o locali che invece dovrebbero rimanere chiusi: ha anche sposato e condiviso la campagna dei ristoratori #ioapro, postando scatti dai diversi ristoranti in cui la sera andava a cenare. E ha scritto frasi come questa: “Ha già fatto più giovani morti il vaccino del Covid stesso! (Che non ne ha mai fatti) #TruffaVirus! #Libertà . Con tanto di hashtag “Truffavirus”.
Francesco Tomasella e l’incontro a Varese con Diego Fusaro
2 febbraio 2021: Francesco Tomasella si unisce a Vox Italia di Diego Fusaro. Che, di certo non si offenderà se verrà identificato come uno “scettico” del virus e delle restrizioni anticovid. Ed è proprio questo il motivo che spinge l’ex Forza Nuova a vendere in campo con il filosofo (firma tra l’altro del Primato Nazionale, giornale “sovranista” molto vicino ai movimenti e partiti neofascisti).
Tomasella lo annuncia così:
Dopo essere riusciti in questi mesi, come libero comitato di cittadini, ad animare il dibattito intorno a questi temi almeno in tutto il Varesotto, riteniamo oggi che sia giunto il momento di fare un passo ulteriore per sostenere la stessa battaglia su tutto il territorio nazionale. Per questo annuncio che i principali animatori del Comitato Varese Libera si uniranno da oggi al movimento politico Vox Italia, fondandone il circolo varesino che presiederò. Colgo l’occasione per annunciare che in previsione delle prossime elezioni amministrative presenteremo i nostri candidati in tutta la provincia; in particolare per la città di Varese sveleremo nelle prossime settimane una nostra lista che resterà indipendente rispetto a quelle di centrodestra e centrosinistra.
Benissimo: in bocca al lupo.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 22nd, 2021 Riccardo Fucile
CHIUDE LA STALLA QUANDO I BUOI SONO SCAPPATI: TIPICO SCARICABARILE QUANDO NON SI HANNO LE PALLE PER DIMETTERSI
Il presidente della Lombardia Attilio Fontana sta provvedendo in queste ore a cambiare i vertici di Aria spa, la società della Regione sotto accusa per i disagi che si sono verificati nella campagna vaccinale.
Fontana sta azzerando tutte le cariche principali della società , dopo l’ultimo weekend in cui si sono verificati numerosi problemi nelle prenotazioni per il vaccino soprattutto a Cremona.
In Lombardia, quindi, la Regione si arrende ammette il fallimento della campagna di vaccinazione e commissaria Aria, l’azienda regionale per l’informatica e gli acquisti a cui aveva affidato la gestione del portale delle prenotazioni degli over 80.
Una decisione che certifica anche da parte dei vertici della Regione il flop della prima fase della campagna.
Attilio Fontana in mattinata ha deciso il commissariamento di Aria, in attesa del subentro di Poste Italiane che entro due settimane dovrebbe gestire il portale delle prenotazioni delle vaccinazioni sarà obbligata ad inviare le liste delle persone da vaccinare a tutti gli ospedali.
Saranno infatti le Asst a chiamare direttamente chi dovrà ricevere il vaccino. Almeno finchè non subentrerà Poste Italiane nella gestione delle prenotazioni.
La decisione è arrivata dopo il caos che dura da giorni in diversi hub lombardi dove per colpa di Aria non sono arrivati gli sms con gli appuntamenti ai cittadini che dovevano presentarsi per la somministrazione. Così nei centri vaccini non si è presentato nessuno come a Cremona, Monza e Como e medici e volontari hanno cercato di metterci una pezza chiamando direttamente a casa chi doveva vaccinarsi. Con grave disagio per molti anziani e per il personale docente e non docente delle scuole che spesso è stato avvertito all’ultimo momento e ha dovuto farsi vaccinare a decine di chilometri di distanza dal proprio domicilio.
La nuova dèbacle della Regione ha gettato altra benzina sul fuoco anche sul fronte della polemica politica. Il presidente di Anci Lombardia, Mauro Guerra sbotta: “Così non va, ci lascino aiutare. Da settimane ci negano gli elenchi per inesistenti problemi di privacy. Bisogna cambiare passo sui vaccini in Lombardia e per questo i comuni sono pronti ad aiutare se sarà loro permesso”.
Nella maggioranza di centrodestra che governa la Lombardia sale la tensione. Anche perchè il presidente di Aria, Francesco Ferri, è di Forza Italia. E’ l’ex talent scout che Silvio Berlusconi chiamò anni fa per cercare nuovi volti da indirizzare alla politica. Il regista della fusione tra Lombardia Informatica e Arca da cui è nata Aria, però, è l’assessore lombardo al Bilancio, Davide Caparini, che aveva promesso di farne il fiore all’occhiello dell’efficienza lombarda.
Davanti a questo nuovo flop le opposizioni di centrosinistra chiedono l’intervento del governo e il commissariamento della Regione.
(da agenzie)
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Marzo 22nd, 2021 Riccardo Fucile
NEL VIDEO PUBBLICATO DALLA SINDACA SI VEDONO LE STESSE VETTURE DEL 2 FEBBRAIO
Due presentazioni, in altrettanti quadranti della città , ma con le stesse vetture. Come se fossero una
“scenografia” fissa.
Venerdì, in piena zona rossa, nel cuore del quartiere Portuense, la sindaca Virginia Raggi ha presentato le ultime (di trenta in totale) “vetture corte arrivate nel deposito di Magliana che servono anche i collegamenti con un importante polo ospedaliero come il Bambino Gesù e quartieri come il Trullo e Massimina-Casal Lumbroso”.
Peccato che, nel video che ha pubblicato la prima cittadina dopo l’appuntamento in via Lenin, con pista ciclabile accanto, si vedano le stesse vetture che compaiono nella presentazione del 2 febbraio – la 248 e la 259 – per lo stabilimento di Romana Diesel.
“Che sia una casualità ?”, si sono chiesti sui social alcuni cittadini. “O forse vengono utilizzati sempre gli stessi come ‘scenografia’”, ipotizzano altri, divertiti dall’ipotetico fatto accidentale che coinvolge la presentazione di questi nuovi bus da 8 metri Iveco-Indcar, che sostituiscono quelli noleggiati da Atac nel 2019 e che sono utilizzati anche su diverse linee nella zona nord della città , come Grottarossa, dove servono l’ospedale Sant’Andrea.
Il mistero si infittisce, però, leggendo le didascalie che accompagnano le video-dirette del 22 febbraio e di ieri, 19 marzo, in cui sono presenti entrambe queste vetture, la 248 e la 259. Alle 11.02 del 22 del mese scorso la sindaca scrive: “Presentati 30 nuovi bus Iveco-Indcar acquistati da Atac nello stabilimento di Romana Diesel. Sono vetture da 8 metri molto utilizzate su diverse strade della nostra città . Erano 14 anni che, per la flotta Atac, non si acquistavano vetture di queste dimensioni”.
Si legge, poi, nella video-diretta di ieri: “Oggi presentiamo gli ultimi arrivati nel deposito di Magliana che servono i collegamenti con i quartieri Portuense, Trullo, Massimina-Casal Lumbroso e anche un importante polo ospedaliero come il Bambino Gesù. I primi 15 sono già in servizio da alcune settimane. Molti di voi li avranno visti anche sulle linee nel quadrante nord e centro della città , collegamenti strategici dove i bus di lunghezza standard non possono operare. Con questa fornitura e gli altri mezzi ordinati e in arrivo saranno oltre 900 i bus nuovi messi su strada da inizio mandato, grazie ai grandi investimenti fatti nel rilancio del servizio di trasporto pubblico”.
Tra questi 900, “presto saranno in esercizio anche i 100 bus ibridi acquistati dall’azienda in autofinanziamento e altri 82 mezzi ordinati da Roma Capitale su piattaforma Consip”, ha fatto sapere poi il vicesindaco con delega alla Città in Movimento, Pietro Calabrese, presente anche lui all’appuntamento
(da “La Repubblica”)
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Marzo 22nd, 2021 Riccardo Fucile
MALATI IN OSPEDALE CRESCIUTI DEL 12%, IN SETTE GIORNI LE VITTIME SALGONO DI 2.797 UNITA’
Dopo cinque settimane di crescita, i nuovi casi di infezione da coronavirus in Italia tornano a scendere. Per ora si tratta di un calo molto limitato, dell’1,6% ma si spera che rappresenti l’avvio di una tendenza più accentuata, anche alla luce del fatto che buona parte del Paese da una settimana è in zona rossa. Il numero assoluto di casi nei sette giorni tra lunedì 15 e ieri è stato di 153.383, contro 155.934 della settimana precedente. Ci sono comunque ancora 12 regioni dove si registra un aumento, mentre 7 e le due Province autonome osservano una discesa. Il numero degli esami è più o meno stabile. I tamponi molecolari e antigenici rapidi sono stati 2 milioni e 265mila contro i 2 milioni e 800mila della settimana precedente.
La situazione nelle regioni: male Sicilia e Calabria
Ad andare peggio, a parte la Val d’Aosta che, con numeri molto piccoli, è esposta a forti variazioni, sono due realtà del Sud come Calabria e Sicilia.
Tra chi continua a crescere ci sono anche regioni in zona rossa come il Piemonte e il Veneto.
Ecco i dati: la Val d’Aosta passa da 184 a 298 casi (+114, +62,1%), la Calabria da 1.815 a 2.326 (+511, +28,5%), la Sicilia da 4.419 a 5.032 (+613, +13,8%), la Liguria da 2.244 a 2.495 (+251, +11,1%), la Toscana da 8.531 a 9.374 (+843, +9,8%), la Puglia da 10.101 a 10.971 (+870, +8,6%), il Piemonte da 14.258 a 15.436 (+1.178, +8,2%), il Lazio da 11.627 a 12.526 (+899, +7,7%), la Basilicata da 860 a 909 (+49, +5,6%), la Sardegna da 734 a 778 (+34, +4,6%), Il Veneto da 11.804 a 12.241 (+437, +3,7%), il Friuli Venezia Giulia da 5.398 a 5.508 (+110, +2%).
Ecco invece l’elenco delle realtà che vedono una discesa dei numeri: la Provincia Bolzano passa da 1.115 a 830 casi (-285, -25,5%), il Molise da 452 a 353 (-99, -21,9%), l’Umbria da 1.538 a 1.247 (-291, -18,9%), la Campania da 18.401 a 15.370 (-3.031, -16,4%), la Provincia di Trento da 1.864 a 1.603 (-261, -14%), l’Emilia-Romagna da 19.866 a 17.759 (-2.107, -10,6%), la Lombardia da 33.061 a 30.882 (-2.179, -6,5%), l’Abruzzo da 2.598 a 2.447 (-151, -5,8%), le Marche da 5.064 a 4.998 (-66, -1,3%).
Il dato dell’incidenza
Per quanto riguarda l’incidenza, cioè il numero di casi settimanali ogni 100mila abitanti, ci sono ben 9 Regioni e una Provincia autonoma, quella di Trento, che superano la soglia di 250, oltre la quale si va in zona rossa.
La Cabina di regia che effettua il monitoraggio, però, tiene conto dei dati registrati tra il venerdì e il giovedì (cioè il giorno prima della sua riunione) per stabilire i passaggi di colore. Per questo, osservare adesso quei numeri può essere fuorviante. Comunque le regioni che hanno numeri più alti sono quelle già in zona rossa, salvo la Toscana, che sarebbe a 253. Bisogna aspettare alcuni giorni per capire se il dato sarà confermato.
Ricoveri in aumento del 12%
L’andamento di tutti i ricoveri, dato fondamentale perchè rivela la pressione del Covid sugli ospedali e quindi la riduzione dello spazio riservato alle altre patologie, segue una tendenza opposta a quella delle nuove diagnosi. L’incremento prosegue ed è abbastanza accentuato.
Come noto i ricoveri risentono dopo alcuni giorni dell’andamento dei casi ma in questo momento quel fenomeno non si osserva. Anzi. Ieri nei reparti dedicati alle persone colpite dal coronavirus erano ricoverati 30.932 pazienti 27.600 di domenica 15 marzo. L’aumento è di 3.332 letti, cioè del 12%. La scorsa settimana era stato un po’ più alto del 16,2%. Comunque quella appena conclusa è la quinta settimana per numero di letti occupati dall’inizio dell’epidemia.
In base ai dati elaborati da Giorgio Presicce, analista della Regione Toscana, sui numeri della Protezione civile, in terapia intensiva si segue un andamento simile. Ieri erano 3.448 le persone ricoverate, cioè 366 in più di domenica 15, per un incremento dell’11,8%. La settimana scorsa la crescita era stata del 16,2%. Il dato dell’occupazione comunque preoccupa, visto che è stato più alto solo in altre tre settimane con il record di 3.753 ricoverati domenica 29 novembre.
Ieri il numero delle persone morte per il Covid è salito a 104.942, i decessi in sette giorni sono cioè stati 2.797 (l’altra settimana erano arrivati a 102.145). In questo caso si segna un aumento significativo, rispetto ai 2.360 decessi della settimana precedente. Risalendo nel tempo, di settimana in settimana, i morti sono stati 2.086, 1.981 e 2.141.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
NEL REGNO UNITO META’ DELLA POPOLAZIONE ADULTA HA RICEVUTO UNA DOSE
Nella prossima settimana il numero di somministrazione quotidiane di vaccino continuerà a
rimanere leggermente sopra alle 200mila. La verifica è stata fatta direttamente dallo stesso Commissario per l’emergenza Coronavirus, Francesco Figliuolo, in base alle dosi disponibili. Tuttavia, già in alcune strutture del Paese la capacità di inoculazione è doppia rispetta a quella del resto del territorio.
Sabato nel Regno Unito metà della popolazione adulta ha ricevuto una dose di vaccino per il Coronavirus. L’obiettivo del governo è quello di arrivare a vaccinare tutti i maggiori di 18 anni entro la fine di luglio. Secondo i dati pubblicati dal Servizio Sanitario Nazionale oltre 26,9 milioni avrebbero ricevuto almeno un’iniezione di vaccino, esattamente il 51% della poolazione adulta. Solo venerdì in 24 ore sono state distributie 589.689 dosi di vaccino, il numero più alto dall’inzio della campagna vaccinale.
Secondo il portale Our World in Data, il numero di dosi di vaccino distribuite nel Regno Unito è di 44 ogni 100 persone. Negli Stati Uniti al momento è di 35 ogni 100 persone mentre la media dell’Europa è 12 ogni 100 persone.
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
L’IDEA DI LETTA: DUE DONNE CAPIGRUPPO… LE CORRENTI SBRAITANO, MARCUCCI E DELRIO NON MOLLANO LA POLTRONA
Si sbriciola l’unanimità con la quale l’Assemblea nazionale del Partito democratico ha issato Enrico Letta alla segreteria del Nazareno appena un mese fa.
Sui capigruppo il braccio di ferro al Senato sta scuotendo il partito, nella neonata segreteria fresca di nomina è già dura polemica.
“La guida del Pd è tutta al maschile. Ho detto domenica che non va, lo ripeto oggi. Ai gruppi Camera e Senato suggerisco che dopo tre anni di guida maschile, gli ultimi due siano a guida femminile. I gruppi sono autonomi, a loro di scegliere con chi”, ha detto oggi il segretario in un’intervista al Tirreno.
Un uomo vicino al segretario spiega che “sarebbe un gesto di buona consuetudine che i capigruppo mettessero a disposizione il proprio ruolo quando cambia la guida del partito”. Così è stato fatto per esempio a Bruxelles, dove il capogruppo uscente Brando Benifei si è dimesso per poi essere rieletto dai suoi colleghi.
Il sospetto è che quello di Letta sia un preteso per liberarsi dei una figura, quella di Andrea Marcucci, considerata troppo ingombrante e divisiva dal nuovo corso di Letta. “Mi sfugge il nome della donna Pd eletta capogruppo al Parlamento europeo al posto di Benifei”, il tweet al vetriolo di Salvatore Margiotta, collega di Marcucci a Palazzo Madama.
Sono le correnti che fanno sentire tutta la propria inerzia e tutto il proprio peso. Perchè il Senato è una roccaforte di Base Riformista, l’area che fa capo a Lorenzo Guerini e Luca Lotti, che conta 22 senatori su 35 e di cui Marcucci è uno dei leader.
“Qui bisogna fare politica, che motivazione è quella di fare una foto?”, chiede polemico uno degli uomini più vicini al capogruppo. Il riferimento è al passaggio dell’intervista nella quale Letta spiega che “non possiamo fare una foto di gruppo del vertice del partito e presentare volti di soli maschi. In Europa sono cose che può fare Viktor Orbà¡n in Ungheria o Mateusz Morawiecki in Polonia”.
Non c’è dubbio che l’entrata sia stata a gamba tesa, fonti dem parlano di “sconcerto e malumore”. I più maliziosi fanno notare che sia stata rilasciata al Tirreno e pubblicata anche sulla Gazzetta di Reggio Emilia, due quotidiani locali molto letti proprio nelle regioni del toscano Marcucci e dell’emiliano Graziano Delrio, capo dei deputati.
Un intervento “sgraziato”, lo definisce un parlamentare, anche perchè Letta “con un eccesso di paternalismo” spiega di avere le idee chiare su cosa i senatori debbano fare e su come vada affrontata quella che è a tutti gli effetti una decisione del suo nuovo leader: “Suggerisco che votino e scelgano senza drammi. Non le indico io le capogruppo, le scelgano”.
Poi sottolinea il mandato larghissimo ottenuto all’ultima assemblea: “Tutti mi hanno votato, quindi non c’è maggioranza e minoranza”. Un modo per sgombrare il campo dagli equilibri correntizi con i quali dovrebbe essere gestita la transizione, o piuttosto la permanenza degli attuali capigruppo.
A microfoni accesi prevale la prudenza nel cercare di evitare uno scontro palese. Perchè martedì e mercoledì si riuniranno i gruppo proprio per discutere sul punto, e Base Riformista al momento si compatta intorno a Marcucci.
Il capogruppo, un saldo e storico rapporto di amicizia con Matteo Renzi, continua a esercitare la sua influenza di pontiere con Italia viva. A lui viene attribuita la paziente tela che oggi ha portato al ritorno di Eugenio Comincini nel gruppo del Pd, a lui si attribuiscono contatti avviati con altri due renziani in bilico. Una prova di forza per blindarsi politicamente.
Ma Letta sembra tirare dritto per la sua strada, e il rischio di uno scontro è tutt’altro che improbabile. E c’è già chi avverte: “Il segretario sa che la nostra autonomia è garantita e le elezioni dei due nuovi presidenti avverranno a scrutinio segreto”.
Lo dice anche Graziano Delrio, con il solito garbo cui ha abituato: “Condivido che dobbiamo essere all’avanguardia sulla parità di genere, e che questa sfida sia tanto più importante oggi, alla luce di decisioni prese anche in questi giorni che confermano nella politica una preponderanza di ruoli maschili”. Per poi aggiungere: “Condivido anche che, in ogni caso, l’autonomia dei gruppi parlamentari vada rispettata”. La partita, anche a Montecitorio, è tutta da giocare.
A rasserenare gli animi non contribuisce lo scontro a distanza tra due dei membri della nuova segreteria. A In mezz’ora in più esordiscono i due vicesegretari. Giuseppe Provenzano e Irene Tinagli si dicono entrambi favorevoli alla proposta di Letta sui gruppi.
Quest’ultima nella prima intervista a un quotidiano concessa a La Stampa aggiunge alcune osservazioni sullo stato del partito negli ultimi anni. Stefano Vaccari, confermato quale responsabile dell’organizzazione dopo gli anni trascorsi nello stesso ruolo con Nicola Zingaretti, non la prende bene: “Cara Tinagli – twitta durissimo – forse è il caso che prima di parlare sullo stato del partito alzi il telefono e ti informi su ciò che è stato fatto in questi 2 anni anche per rispetto dei nostri dirigenti e militanti che sul territorio lo hanno rimesso in piedi. Non partiamo da zero oggi”. Si levano voci in difesa di Tinagli, si apre un’altra crepa nell’unità sbandierata appena una settimana fa.
Impazza intanto il totonomi nel caso il blitz del segretario abbia successo. Al Senato il nome più quotato è quello della già ministra Valeria Fedeli, ma qualche chances la hanno anche Roberta Pinotti, volto autorevole della franceschiniana AreaDem e Anna Rossomando, fresca di nomina in segreteria, che secondo i bene informati sarebbe la scelta di Letta.
A Montecitorio la situazione è estremamente liquida, ma i nomi più papabili sono quelli di Debora Serracchiani e Paola De Micheli.
A sera un parlamentare di certo non ostile alla nuova segreteria commenta: “Comunque vada, Enrico così ha diviso il partito, in un momento in cui restare uniti è fondamentale, l’obiettivo forse poteva essere raggiunto con una gestione diversa. E questo è un dato di fatto”.
Più che il tanto amato cacciavite, per questo ritorno alla politica italiana Letta sembra aver preferito la sciabola.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
LA COMPAGNA DI LEMMETTI ASSUNTA DAL COLLEGA ASSESSORE… L’IRA DELLA RAGGI: “FACCIA UN PASSO INDIETRO”
Dalla Toscana alla capitale, da Pietrasanta a Roma, sulle orme del compagno Gianni Lemmetti.
L’ultima infornata di nomine varata mercoledì sera dalla giunta pentastellata vale un posto in Campidoglio anche alla fidanzata dell’assessore al Bilancio.
Con un’accortezza: Silvia Di Manno, libraia nello storico bookshop Le Vele di Viareggio, non si accomoderà accanto al titolare dei conti, ma entrerà nello staff di Luca Montuori. Per 23 mila euro, da qui a fine consiliatura, diventerà la segretaria politica dell’assessore all’Urbanistica.
Un ingaggio da fine mandato che ricorda da vicino quello negato all’ultimo secondo a Massimilano Capo. Dj e fotografo viterbese, oltre che organizzatore del festival Medioera, è strettissimo amico di Lorenza Fruci, al punto da aver inscenato con lei un book fotografico da matrimonio a favor di social.
L’assessora alla Cultura, compagna di classe della sindaca Virginia Raggi ai tempi del liceo, avrebbe voluto portarlo con se come capostaff per 90 mila euro all’anno. Ma la nomina, come raccontato da Repubblica, è stata “congelata” in extremis dalla stessa Fruci. Che ribadisce di non essere sposata con Capo, ma ha comunque deciso di bloccare l’operazione. Forse per questioni di opportunità .
La trattativa, nonostante l’atto di nomina fosse già stato messo nero su bianco, adesso è definitivamente saltata. Così assicurano dal Comune, dove definiscono la liaison tra Fruci e Capo una “fiction” a fronte di foto e colloqui video in cui due insistono sul ruolo di marito e moglie.
Paradosso o meno, resta il fatto che ieri mattina Capo ha improvvisamente abbandonato il gruppo WhatsApp frequentato dai suoi omologhi, inclusi Max Bugani e Salvatore Romeo, capistaff della prima cittadina e del suo vice Pietro Calabrese.
Ma torniamo all’ultimo colpo di mercato: Silvia Di Manno, 46 anni, si è già presentata all’assessorato all’Urbanistica per salutare Montuori e il resto del suo staff un paio di giorni fa.
Letto e riletto il curriculum, nessuno ha avuto da ridire. Nemmeno sul video in cui la neosegretaria presenta un libro con Gianni Lemmetti, introducendo al pubblico l’assessore come il suo compagno tra coccole e baci: “Siamo con un lettore d’eccezione. È Gianni, è il mio compagno – è l’esordio della compagna nel filmato registrato in libreria e pubblicato su Facebook il 23 aprile 2019 – e sono anche un po’ emozionata”.
Secco, invece, Luca Montuori, assessore a cui è toccata in sorte la nomina della fidanzata del collega, e per il quale è tutto in ordine: “Avevo degli spazi utili per ampliare lo staff. Ho ricevuto dei curriculum, tra cui quello selezionato, in cui emerge un’esperienza di gestione di segreteria politica e ottime referenze tutte documentate e allegate alla mia richiesta. Non c’è molto altro da dire, penso che svolgerà un ottimo lavoro in quest’ultima fase della consiliatura”.
Di sicuro eviterà a Lemmetti di fare su e giù dalla Toscana e incappare in una seconda inchiesta della Corte dei Conti, che già indaga sui rimborsi ottenuti fin qui dall’assessore per l’andirivieni tra Roma e Viareggio.
Una soluzione che però non sarebbe piaciuta alla sindaca che si sarebbe infuriata venuta a conoscenza dellal cosa. Raggi infatti non aveva partecipato alla votazione con cui la giunta ha deliberato l’assunzione di Di Manno, avrebbe gia’ chiesto di intervenire con la revoca della delibera di assunzione o attraverso un passo indietro della diretta interessata.
(da agenzie)
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Marzo 21st, 2021 Riccardo Fucile
CHE STANNO FACENDO ALCUNI DEI “MIGLIORI”?
I cantori del governo Draghi hanno parlato di “Dream team”, di “All star”, delle “migliori risorse” messe a disposizione del Paese per uscire dal momento più difficile. Qualcuno però dev’essersi imbucato, non foss’altro per i curricula di certi ministri e sottosegretari o per le prime decisioni prese.
Il risultato, figlio anche delle necessità di accontentare una maggioranza estesa quasi quanto l’intero Parlamento, è un esecutivo pieno di “peggiori”: dalla leghista Lucia Borgonzoni alla Cultura fino allo smarrito Patrizio Bianchi alla Scuola, subito alle prese con la chiusura di quasi tutti gli istituti.
Per non dire del ritorno della renziana Teresa Bellanova — quella che per amore della Patria aveva “rinunciato alle poltrone” — e della nomina di Francesco Paolo Sisto come sottosegretario alla Giustizia, lui che nei tribunali ci andava come avvocato di Silvio Berlusconi (la cui idea sulla giustizia italiana è nota).
Ma tant’è: questa è la squadra e ci dobbiamo accontentare. Anche solo per non rassegnarci alla narrazione del “governo dei migliori”, però, è utile un piccolo bignami sui primi passi nell’esecutivo di questi nostri illustri rappresentanti e sulle loro mirabili imprese. Tra gaffe e flop precoci, c’è già materiale per un inglorioso resoconto da cui dovranno riscattarsi.
Il nuovo cts. Numeri sballati e addio all’Inail
Il nuovo Comitato tecnico scientifico dell’era Draghi parte tra polemiche e persino minacce di esposti in Procura. Per il sospetto che Palazzo Chigi sia stato sensibile alle pressioni della Lega, che da tempo reclamava la mordacchia per gli scienziati accusati di voler tenere “reclusi in casa gli italiani”. Nella nuova composizione è stato ridotto il peso specifico degli esperti sanitari e addirittura cancellata la presenza dell’Inail, che aveva svolto un ruolo fondamentale per l’elaborazione dei protocolli anti-Covid per i luoghi di lavoro. Mentre un posto nell’organismo era stato assicurato ad Alberto Gerli, esperto informatico col vizio di fare cilecca con previsioni tranquillizzanti sull’andamento della pandemia, poi costretto al passo indietro (“A fine febbraio il Veneto sarà zona bianca” , assicurava a inizio anno).
Nel collegio c’è anche Donato Greco, epidemiologo convinto che l’emergenza sia cessata già da tempo e che le restrizioni siano “frutto di una politica della paura”. In passato aveva negato ogni relazione tra tumori e discariche al tempo in cui era sub commissario per l’emergenza rifiuti in Campania.
Roberto Cingolani. Transizione tra le stelle
Il suo esordio davanti alle commissioni di Camera e Senato non ha impressionato in positivo, soprattutto gli ambientalisti. L’ex direttore dell’Iit di Genova oggi ministro per la Transizione ecologica ha messo sul tavolo una eterogeneità di prospettive al confine tra l’incognita e il preoccupante: idrogeno verde, fusione nucleare, le “stelle come fonte di energia del futuro”. Ammesso che l’idrogeno sia la risposta in un futuro lontano (sulla fusione nucleare, per dire, c’è ancora molta strada da fare), non è ben chiara la transizione immediata e la sua progettualità in seno al Pnrr.
Su trivelle, petrolio e gas ha preso tempo con una nuova scadenza per la realizzazione del piano delle aree, ma ha dato un rapido indirizzo su come snellire la “burocrazia” richiamando il “modello Genova”. Intanto, si è dimenticato di parlare delle rinnovabili “tradizionali”.
Carlo Cottarelli. Dopo tanta attesa, ecco la chiamata per la pa
Carlo Cottarelli è l’uomo dei mille incarichi promessi, colui che teneva il telefono “sempre acceso”, hai visto mai arrivasse una chiamata dal Colle più alto. La chiamata è arrivata, ma non dal Quirinale, semplicemente dal ministero della Pubblica amministrazione di Renato Brunetta che lo ha voluto nel gruppo di lavoro sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, insieme a un po’ di noti burocrati e professori di economia, rigidamente bocconiani.
Lui, ospite fisso di Fabio Fazio, si mostra sempre cuor contento: presenzia, consiglia, si agita, guarda il telefono e poi, come un Renato Altissimo qualunque, si ritrova nel centro liberaldemocratico costituito da Azione, Più Europa, Partito repubblicano italiano, Alleanza liberaldemocratica per l’Italia e Liberali (ma oggi si passerà alla “maratona virtuale dei riformisti”).
Lui presiede la scrittura del “Programma per l’Italia”. E magari mentre scrive, ci ripensa, come ha fatto sul Mes: prima a favore, poi contrario. Ma sempre cuor contento.
Lucia Borgonzoni. La sua Cultura: “Riaprire i bingo”
La sottosegretaria alla Cultura che non legge libri è tornata sul luogo del delitto, quel Mibact che ha frequentato nel Conte I senza lasciare ricordi indelebili, ma consolidando la fiducia di capitan Salvini (e quindi la candidatura disastrosa alle regionali emiliane).
Non è realistico valutare l’impatto del suo lavoro in queste poche settimane, ma dalle sue uscite pubbliche possiamo capire che si occupa — come il suo leader — di quasi tutto tranne che di Beni culturali (interviene su vaccini, economia, fisco, legittima difesa, etc). Il suo cavallo di battaglia in questi giorni è aver promosso il decreto che regola i crediti d’imposta per i produttori di videogiochi
Che c’azzecchino cinema e videogiochi è un mistero, ma la sottosegretaria leghista sembra proiettata sulla dimensione ludica: subito prima del suo nuovo incarico al Mibact si era distinta per aver chiesto di far riaprire subito non musei e teatri ma “sale slot, scommesse e bingo”, definiti “presidi della legalità contro la mafia”.
Patrizio Bianchi. Chiudere, aspettando che la tempesta passi
Non ce l’ha fatta a tenerle aperte, anzi, è riuscito nell’impresa di fare in modo che le scuole fossero le prime (e praticamente uniche) a chiudere. Era in parte successo anche alla ministra Lucia Azzolina, che l’ha preceduto, di dover subire la decisione autonoma delle Regioni o di dover mediare le pressioni degli alleati di governo LeU e Pd, ma almeno in quel caso si era percepita della resistenza, una lotta, un tentativo di trovare una soluzione. Nel caso del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, invece, si è vista solo la resa di fronte a una variante inglese che pareva auto-generarsi nei corridoi delle scuole. Esito: istituti chiusi in tutte le zone rosse, anche per i più piccoli (che hanno protocolli molto più stringenti) e Dad a tempo indefinito per tutti gli altri.
Brunetta-Gelmini. Renato dà il bonus, Mariastella apre
Per Renato Brunetta è un ritorno, ma questa volta sembra orientato a una linea soft. Se al suo primo giro da ministro della Pa era andato alla guerra coi dipendenti pubblici, considerati una manica di fannulloni tanto da meritarsi i famigerati tornelli, ora il suo approccio è più morbido. In attesa della riforma, il suo biglietto da visita è stato l’assunzione di 2800 precari, un aumento di 107 euro in busta paga e l’introduzione di una serie di bonus per eccellenze e innovazione. E sembra morbido anche sullo smart working. Maturazione o furbizia?
Della Mariastella Gelmini ministra dell’Istruzione si ricordano i tagli draconiani al personale scolastico e la gaffe sul “tunnel dei neutrini tra il Cern di Ginevra e il Gran Sasso”. Ora alle Politiche Regionali ha preso il testimone di Francesco Boccia ma sta sul fronte opposto: se Boccia era per chiudere il più possibile, Gelmini è “aperturista”, più propensa ad ascoltare le ragioni di imprenditori e commercianti che quelle dei medici. Per lei, però, la vera sfida sarà tenere botta sull’organizzazione delle vaccinazioni, dove le Regioni vanno in ordine sparso.
Teresa Bellanova. Altro che rinuncia alla poltrona
Per un paio di settimane, a cavallo tra gennaio e febbraio, Matteo Renzi ha ricordato ogni giorno il “gesto di coraggio” di Teresa Bellanova, Elena Bonetti e Ivan Scalfarotto, eroi che “hanno rinunciato alle poltrone mentre gli altri li giudicavano folli”.
Oggi sono tornati tutti e tre al governo, anche se l’ex ministra dell’Agricoltura ha dovuto accontentarsi di un posto da “vice” alle Infrastrutture, dove il responsabile è Enrico Giovannini.
Poco male, anche a giudicare dai toni con cui i renziani parlano della loro operazione politica per far fuori Conte: “Un drappello di visionari riformisti ha avuto ragione”, dice la stessa Bellanova. E ora? La linea sponsorizzata dalla viceministra ricalca il Piano Shock di Italia Viva, un miliardario insieme di opere pubbliche da gestire attraverso commissari (nulla di molto diverso dalle tanto criticate task force tecniche) in grado finalmente di “sbloccare i cantieri”. Un modello Genova amplificato che vuole rendere consuetudine l’eccezionalità di quella ricostruzione, naturalmente derogando a molti dei vincoli oggi previsti dal Codice degli appalti.
Carlo Sibilia. Quello che Draghi “andava arrestato”
L’eternauta del M5S. In tre anni il Movimento ha cambiato tre volte alleati di governo e messo in soffitta molti totem ma Carlo Sibilia, 35 anni, di Avellino, è sempre rimasto dov’era, sottosegretario di Stato all’Interno.
Apparentemente intoccabile, di certo bravissimo a galleggiare nelle acque agitate dei 5Stelle. Ce l’ha fatta anche stavolta, grazie innanzitutto al legame con Luigi Di Maio.
E non era semplice, anche perchè Sibilia è lo stesso 5Stelle d’assalto che l’11 febbraio 2017 scriveva: “Draghi è quello che ha dato il via al crack Mps che noi oggi paghiamo 20 miliardi. Andrebbe arrestato”.
Un post che il grillino poche settimane fa ha precipitosamente cancellato, come un altro di pochi giorni dopo, in cui ribadiva: “È stato Draghi nel 2008 a mettere Mps su un piano inclinato”. D’altronde anche Beppe Grillo urlava contro l’ex presidente della Bce, e ora lo descrive come “un po’ grillino”. Quindi, liberi tutti.
Garofoli e Sileoni. Giurista e super liberista
Del sottosegretario alla presidenza del Consiglio è stato detto: nel Conte 1, da capo di gabinetto al Tesoro (arrivato con Padoan, rimase con Tria), fu messo nel mirino di Palazzo Chigi per una norma comparsa in un decreto a favore della disastrata Croce Rossa, poi cassata da Tria. Chiarì che era una richiesta del ministero della Salute.
In quel periodo, peraltro, Garofoli stava risolvendo un contenzioso con Cri su una casa in cui aveva aperto un B&B. A inizio 2019 lo scontro porta alle dimissioni. Oggi è tra coloro che dovrebbero studiare come introdurre le nuove misure anti-Covid senza ricorrere a quei Dpcm tanto invisi a Sabino Cassese.
Si pensa a un decreto, che però rischia di non lasciare tempo al Parlamento di discutere neanche il precedente. O a un’ordinanza del ministro della Salute che però dovrebbe intervenire anche su temi di altri ministeri e far saltare il confronto con loro e le Regioni. Nello staff di Draghi è arrivata anche la super liberista Serena Sileoni (ricercatrice in diritto pubblico) dell’Istituto Bruno Leoni. Il suo ultimo intervento sul Foglio è dedicato ai successi delle case farmaceutiche contro il Covid. In altri auspicava una maggiore liberalizzazione del mercato del lavoro e che “si tolgano le briglie al mercato”.
Valentina Vezzali. Tutto deciso prima che arrivasse
L’ultima arrivata ha già fatto storcere il naso a molti: ai suoi colleghi che magari avrebbero preferito altri ex atleti, ai partiti che si sono sentiti esclusi dalla scelta, a chi ancora ricorda la gaffe con Berlusconi e l’esperienza con Monti.
Eppure Valentina Vezzali, la campionessa di scherma voluta da Mario Draghi (ma si dice soprattutto dall’ex capo della Polizia Gabrielli e dal leghista Giorgetti) come sottosegretaria allo Sport, non ha fatto ancora nulla.
Il decreto salva-Coni è stato approvato subito prima della sua nomina (e forse non a caso: sarà dura contenere Malagò). Il decreto Sostegni per lo sport prevede quasi solo il bonus per i collaboratori sportivi, che era stato il cavallo di battaglia di Spadafora (però con la novità della progressività , per non dare più soldi a pioggia, su input del nuovo governo condiviso dalla sottosegretaria). Il suo primo, vero passo sarà la scelta dello staff. Come si dice nelle pagelle sportive, è ancora s.v.: senza voto.
F. Paolo Sisto. Giustizia, riforma baciata da Silvio
Fosse per lui, le intercettazioni quasi non dovrebbero esistere perchè “le esigenze del processo non sono sempre prevalenti. Esiste un diritto alla vita privata, alla riservatezza, alla libertà di espressione che conta quanto e talvolta più delle esigenze investigative”. L’avvocato Francesco Paolo Sisto, neo sottosegretario alla Giustizia in quota Forza Italia, non sta nella pelle ora che a Via Arenula c’è Marta Cartabia e quell’intruso di Alfonso Bonafede, che solo a vederlo gli provocava l’orticaria, è ormai un lontano ricordo (per quanto spiacevolissimo). Adesso però l’occasione è finalmente propizia per una riforma della giustizia, a partire dalla prescrizione — modificata proprio da Bonafede — così cara a Silvio Berlusconi e (il copyright è proprio del neo sottosegretario) ai “partigiani della Costituzione di Forza Italia”, che per i critici sono da sempre gli scudi umani del Cav, da loro sempre difeso a suon di leggi ad personam e di sit-in di fronte al Palazzo di giustizia di Milano. Sisto, per la verità , il suo lo ha fatto anche in tribunale, dove ha assistito il Capo nel processo per le escort portate in via del Plebiscito, vecchia residenza romana di Silvio, da Giampi Tarantini.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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