Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
TRA IL SALOTTO DI NONNA SPERANZA DI GOZZANO E L’EFFETTO COLLATERALE DI RIMPIANGERE PERSINO GALLERA
Se Gozzano fosse vivo, aggiornerebbe il catalogo del salotto di nonna Speranza. “Loreto impagliato e il busto d’Alfieri, di Napoleone, i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!)… i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, un qualche raro balocco…”.
E poi il Mes e la prescrizione (ah le mozioni italovive in Parlamento!). I Dpcm incostituzionali di Cassese (oh la sentenza della Consulta che ora li giudica doverosi!). Il Sussidistan del sciùr Bonomi (ieri così incazzoso sui bonus e, ora che ne arrivano altri 50 miliardi, quasi impagliato come il Loreto!). L’orrido Ecobonus dell’incompetente Fraccaro (ora meravigliosa per il Sole 24 ore, evviva!). La fetida task force del Recovery (brutta con Conte perchè aveva 300 tecnici, troppi; bella con Draghi perchè ne ha 500, troppo pochi!). La strage degli innocenti nelle carceri perpetrata dal troglodita Bonafede (ora elogiato pure da Antigone su Rep, oh gioia e tripudio!). I videomessaggi del tiranno Giuseppi, novello Pinochet o Chà vez, che per ben due volte non chiamò i giornalisti (ora inutili intralci ai democratici monologhi del Sempre Sia Lodato!).
Però che palle ‘sto salotto di nonno Mario. Usciamo a prendere un po’ d’aria.
E chi ti incontriamo? Il Gen. Comm. Grand’Uff. Francesco Paolo Figliuolo.
Si vede subito che è un tipo sveglio: a lui non la si fa. Infatti spiega in esclusiva al Corriere “la strategia ‘in due pilastri’ studiata dal governo” per le vaccinazioni. E i due pilastri — tenetevi forte — sono: “da una parte la disponibilità e l’afflusso dei vaccini; e dall’altra la capacità di somministrarli”.
Esattamente in quest’ordine, casomai a qualcuno venisse in mente di iniettarli prima di riceverli.
Non a caso lui “ha tre lauree e ha comandato le truppe in Afghanistan e Kosovo”. Sennò magari non ci pensava che i vaccini, se non li ricevi, non puoi somministrarli.
Il Foglio nota “una discontinuità col predecessore Arcuri (una laurea e zero guerre, nda). Figliuolo tende a sottolineare un altro aspetto: ‘L’importante non sono io, ma lo Stato. Vedrete, vincerà l’Italia’”. Non il Madagascar, come diceva sempre quell’altro.
Altro pilastro: “Puntiamo a chiudere la campagna entro l’estate, se faremo prima saremo stati più bravi”. Se faranno dopo, un po’ meno. Questo sì che si chiama programmare.
“La chiave è: comando accentrato, esecuzione decentrata”. A meno che non riesca a fare 100 milioni di punture tutte da solo.
Ma attenzione: “Johnson&Johnson ci consegnerà 25 milioni di dosi e, poichè se ne fa una soltanto, è come se ne arrivassero 50 milioni” (una delle tre lauree dev’essere in matematica).
Non so voi, ma io mi sento già molto meglio. Con un fastidioso effetto collaterale, però: un’inspiegabile nostalgia per Giulio Gallera.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
LETTA E’ IL SIMBOLO DEL PD CHE I RENZIANI DETESTANO
Furono vere dimissioni? La domanda in ambienti Pd comincia seriamente a circolare dopo tutto
quello che è accaduto in seguito all’inaspettato passo indietro dell’ormai ex segretario Nicola Zingaretti.
Una resa inizialmente interpretata come mero atto di sdegno di un politico pronto a non riconoscersi più nella sua comunità . O, in alternativa, come autocertificazione di scarso spessore politico, la presa d’atto dell’incapacità di tenere le fila di un partito sempre più lacerato.
Più passano i giorni, però, più la mossa di Zinga prende le sembianze di un saggio di tatticismo politico che farebbe impallidire persino il machiavellismo di Renzi. Le sue dimissioni, che in un articolo sul Fatto Quotidiano Antonello Caporale definisce “operose”, hanno infatti innescato movimento anti-renziano inerziale ma inarrestabile all’interno del Partito Democratico.
E così, è arrivata la richiesta quasi unanime ad Enrico Letta di prendere la guida dei dem. Base riformista, la corrente di Lotti e Guerini, ha accettato quasi senza fiatare, persino di fronte al progetto del “francese” di un congresso tematico e di primarie nel 2023 (la fotocopia della linea Zingaretti).
Stefano Bonaccini, che picconava Zinga e preparava, forse, il terreno per la successione, è sembrato spiazzato dal corso che hanno rapidamente preso gli eventi, e di margini di manovra anche a lui ne sembrano rimasti ben pochi.
Ma non è tutto. Zingaretti, nel mentre che si dimetteva da segretario Pd, rinsaldava l’alleanza in Regione Lazio col Movimento Cinque Stelle (a cui sono andati due assessorati in Giunta), un’alleanza, del resto, a cui crede in maniera ferma anche Enrico Letta.
Come aveva già scritto su TPI Marco Antonellis, la presenza di Zingaretti nel Pd che verrà (e che viene battezzato oggi con l’elezione di Letta in Assemblea Nazionale) sarà tutt’altro che marginale.
“Io ci sarò“, aveva scritto Zinga in una lettera a Letta. Secondo Il Fatto, ciò potrebbe tradursi in un ruolo da ministro in un futuro Governo. Non è esclusa nemmeno la candidatura a sindaco di Roma. C’è anche il collegio da deputato in Toscana che, volendo, lo aspetta.
Ma al di là delle cariche ufficiali, Zingaretti sembra sia riuscito a tessere la tela di un disegno politico che rischiava di impantanarsi, quello dell’alleanza strutturale col M5s e di una marginalizzazione delle correnti centriste e degli orfani di Renzi.
Ed è riuscito a farlo, paradossalmente, proprio dimettendosi da segretario.
(da TPI)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
IL COMMENTO DI ROTONDI: “UN TIPO GENTILE CHE NON FARA’ PESARE LA SCONFITTA DI NOI MODERATI DEMOCRISTIANI”
E’ il giorno di Letta, ed è un bel giorno: per il Pd, per il Paese.
Enrico è una persona seria, davvero. Ha qualche anno meno di me, ma la generazione dc è quella. Abbiamo fatto assieme la scissione del Ppi, da fronti opposti. Era già il migliore di noi, per unanime riconoscimento. Ha avuto una grande carriera dopo la Dc, ma la avrebbe avuta uguale vivente mamma Dc. E sono sicuro che gli sarebbe piaciuta di più. Enrico è un vero democristiano, a tutto tondo.
Ma la sua sfida è adesso e qui: nel Pd, il partito che ha contribuito a fondare con le scelte ispirate nel bugigattolo dell’Arel dal suo mentore, il mitico, intelligentissimo e permalosissimo Nino Andreatta.
Al vecchio Nino, e al suo portasilenzi Enrico Letta, si debbono le grandi scelte della sinistra dc degli anni novanta: l’opzione europeista, la discesa in campo di Romano Prodi, la scelta di campo per il centrosinistra, l’Ulivo, il Pd.
Letta est ‘substantia rerum’: è il Pd.
C’è una lettura tutta democristiana della elezione di Letta, e l’ha data ‘ante litteram’ un dc di rito andreottiano come Vito Bonsignore, lo scorso ottobre a Saint Vincent, al convegno della fondazione ‘Democrazia Cristiana’.
Cito testualmente Bonsignore: ‘il Pd non è la ditta ex pds, ma la sinistra dc che lo ha preso in mano al punto da permettersi il lusso di lasciarne la gestione a Zingaretti’.
E ancora: “smettiamola di parlare di comunisti, il Pd è il partito della sinistra dc che ha vinto la sua scommessa; una Dc ancora fortissima si divise nel 1995, da una parte i moderati, dall’altra la sinistra che scelse l’Ulivo, e che ha egemonizzato il Pd esprimendo quattro premier e un presidente della Repubblica”. “Hanno vinto loro”, concluse Bonsignore, quasi a concludere un congresso postumo.
E sissignori, concediamola questa vittoria, e profittiamo che a riscuoterla è un tipo gentile come Enrico, che non ci farà pesare la sconfitta. Che è tutta dei moderati democristiani.
Non abbiamo concluso un cavolo. Giocavamo nel campo più favorevole, quello moderato, dove stazionava l’elettorato ex democristiano. L’abbiamo diviso con Berlusconi, che era una specie di Democrazia Cristiana formato Standa. Ma poi abbiamo lasciato che quell’elettorato si radicalizzasse nei populismi, tra Lega, destra e persino Cinquestelle.
Da noi dc, manco un vagito. Ci siamo baloccati in partitelli dai nomi improbabili, abbiamo fatto cause sullo scudo crociato, in tre o quattro siamo andati persino al governo, ma l’uno contro l’altro, e sempre senza una strategia che non fosse quella di fotterci tra di noi. Solo Casini ebbe un quarto d’ora istituzionale alla presidenza della Camera, poi si stufò e ora gira il mondo.
Si dirà che ce la siamo vista col trentennio berlusconiano, ma è un’aggravante: Enrico e soci si sono mangiati i comunisti, altro che il Cavaliere che attaccava i manifesti della Dc (e non ha mai frenato la ricostruzione democristiana).
La colpa è nostra, senza appelli: non eravamo all’altezza. Ancora adesso consumiamo l’ultimo anno di legislatura sperando che ce ne sia ancora un altro, senza una iniziativa, un’idea forte, un guizzo.
Eppure la ragione ideale sarebbe dalla nostra parte: ma come diceva Cossiga, non basta aver ragione, devi trovare qualcuno che te la dia. E soprattutto devi avere il coraggio di farti avanti e di chiederla.
In bocca al lupo, Enrico.
Gianfranco Rotondi
deputato di Forza Italia
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
PROMETTE BATTAGLIA SU VOTO AI SEDICENNI E IUS SOLI
Un ringraziamento speciale a Nicola Zingaretti “con cui continuerò a lavorare, legati da un rapporto
di lunga amicizia e sintonia”, un pensiero “ai centomila morti e al mezzo milione di italiani che hanno perso il lavoro, a loro noi guardiamo cercando le migliori soluzioni per il loro futuro”.
Priorità quindi al lavoro, ma anche alle donne e ai giovani. Ammette che dentro il Pd c’è un problema sulla parità di genere.
Promette battaglia sul voto ai sedicenni e per lo Ius Soli, scatenando le prime reazioni di Lega e FdI. E assicura che la liberazione dal Covid è vicina, grazie al vaccino.
Enrico Letta, proclamato segretario del Partito democratico con 860 voti a favore (2 i no e 4 gli astenuti), è salito sull’inedito ‘palco’ al Nazareno in diretta streaming per il suo discorso durante l’assemblea nazionale del Pd con la consapevolezza di essere il nuovo segretario anche se quello che serve è “un nuovo Pd”.
“Mi viene in mente la frase di Papa Francesco che dice che vorrebbe un mondo che sia un abbraccio fra giovani e anziani – ha detto Letta prendendo la parola – Da solo nessuno si salva. Ce lo ha detto il Papa”. Non solo. È fondamentale per Enrico Letta “fare un partito che abbia le porte aperte. L’apertura sarà il mio motto: spalanchiamo le porte del partito”. Poi dopo la votazione ha ringraziato tutti “siamo chiamati a uno sforzo terribile, ce la metterò tutta”, ha assicurato.
È il suo giorno. Che è iniziato con un tweet pubblicato all’alba: “Le ultime aggiunte, le ultime correzioni. Ci vediamo oggi alle 11.45 sulla pagina Facebook del Pd e di Radio immagina. Io ci sono”. Una frase accompagnata da una foto della tastiera del computer con cui ha scritto la relazione da presentare all’assemblea che, questa mattina, è chiamata ad eleggerlo segretario Pd. Poi un altro post. “Lo ammetto. L’emozione non manca a salire di nuovo al Nazareno, più di sette anni dopo”. Con 713 sottoscrizioni è il candidato unico alla segreteria, come ha riferito Cuppi.
Il discorso di Letta: priorità a donne e giovani
Il discorso di Letta è il cuore di questa insolita assemblea senza dibattito, ma puramente ‘elettiva’, con voto elettronico. E poco prima di mezzogiorno, l’ex premier ha preso la parola dalla sede del partito: “Vorrei che oggi la discussione non si chiudesse ma iniziasse. Domani presenterò un vademecum di idee da consegnare al dibattito dei circoli per due settimane. Ne discutiamo insieme e poi facciamo sintesi in una nuova assemblea”. Ha messo subito le cose in chiaro, riconoscendo i limiti del Pd: “Lo stesso fatto che sia qui io e non una segretaria donna dimostra che esiste un problema” sulla parità di genere. “Io metterò al centro” il tema delle donne: è “assurdo” che sia un problema
Ius soli e voto ai sedicenni
E dopo le donne, i giovani. Che “saranno al centro della mia azione”. Tanto che, ha assicurato, “l’altra battaglia da fare è quella per il voto ai sedicenni, anche se so che sarà una battaglia divisiva, complicata, ma dobbiamo allargare il peso dei giovani nella società “. Ma non solo. “Voglio rilanciare lo Ius soli – ha precisato Letta – Credo che sarebbe una buona cosa se il governo Draghi, il governo del tutti insieme, sia quello di una normativa sullo Ius Soli”.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
CLUSTER AL SAN MARTINO… “INACCETTABILE NON PROTEGGERE I PAZIENTI”
La Liguria potrebbe introdurre il vaccino obbligatorio contro il Coronavirus per tutto il personale sanitario, dopo il caso dell’infermiera di Genova in servizio al San Martino che ha rifiutato la dose ed è risultata positiva.
La direzione dell’ospedale ha confermato la presenza di un cluster derivante da variante inglese al primo piano del Padiglione Maragliano. Al momento i soggetti contagiati sono dieci, infermiera compresa.
Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, ha subito dichiarato: «Ho dato mandato ai miei uffici di valutare la possibilità di intervenire con una legge regionale per obbligare il personale sanitario a vaccinarsi. Chi fa questo lavoro e rifiuta di proteggere se stesso con il vaccino non protegge i pazienti di cui dovrebbe prendersi cura. E questo è inaccettabile».
Anche il professor Matteo Bassetti, che al San Martino dirige la clinica di Malattie Infettive, ha lanciato un appello in questo senso, rivolgendosi però direttamente al premier Mario Draghi: «Un sanitario, che aveva deciso spontaneamente di non vaccinarsi per il Covid, ha probabilmente infettato alcuni pazienti generando un cluster ospedaliero. Sostengo, insieme ad altri colleghi, da vari mesi la necessità di una legge nazionale per rendere obbligatorio il vaccino per i sanitari».
Il medico ha quindi aggiunto: «Occorre intervenire rapidamente su questo tema per evitare nuovi episodi in altri ospedali e strutture sanitarie del Paese. Non aver pensato per tempo a una legge nazionale denota mancanza di cultura politica vaccinale. Come medici e sanitari che hanno a cuore la salute dei nostri pazienti, chiediamo al presidente Draghi di intervenire con urgenza per garantire sicurezza e serietà ai nostri ospedali. Anche questo rappresenta quel cambio di passo che chiediamo al nuovo governo».
A gennaio, a Genova, un operatore era stato allontanato dal contatto con i pazienti di una Rsa proprio perchè non aveva voluto immunizzarsi.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
LA RICHIESTA AL GOVERNO DOPO NUOVI DATI FORNITI DALL’AGENZIA PER IL FARMACO NORVEGESE
Le autorità sanitarie dell’Irlanda hanno chiesto al governo la sospensione temporanea del vaccino
AstraZeneca dopo aver analizzato nuovi dati forniti dall’Agenzia per il farmaco norvegese sul rischio di coaguli nel sangue. Lo riporta Skynews.
“Questa raccomandazione è stata formulata a seguito di un rapporto dell’Agenzia norvegese per i medicinali su quattro nuove segnalazioni di gravi eventi di coagulazione del sangue in persone adulte dopo la vaccinazione con il vaccino per il Covid-19 di AstraZeneca”, ha dichiarato il vice Chief medical officer dell’Irlanda, Ronan Glynn, citato dai media locali.
Glynn ha precisato che non è stato appurato “alcun legame” tra il vaccino e questi casi. “Tuttavia, agendo in base al principio di precauzione e in attesa di ricevere ulteriori informazioni, il National Immunization Advisory Committee ha raccomandato il rinvio temporaneo del programma di vaccinazione con AstraZeneca in Irlanda”, ha aggiunto.
Eventi tromboembolici segnalati in una trentina di pazienti avevano finora spinto 7 nazioni, tra cui la Norvegia, a sospendere l’inoculazione del farmaco. In Irlanda sono state somministrate quasi 120 mila dosi del vaccino di AstraZeneca, per lo più a lavoratori del settore sanitario.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
IL DOCENTE E’ MANCATO NELLE SCORSE ORE DOPO 24 ORE DALL’AVER RICEVUTO LA DOSE DEL VACCINO… UN ALTRO CASO A BOLOGNA
Nuovi guai per AstraZeneca. A seguito della morte di un uomo a cui era stato somministrato ieri il vaccino anti-Coronavirus dall’azienda anglo-svedese, la Regione Piemonte ha deciso di sospendere con effetto immediato su tutto il territorio regionale la somministrazione delle dosi provenienti da un lotto sospetto (ABV5811) e non più di tutti i lotti, come era stato deciso in un primo momento.
«Si tratta di un atto di estrema prudenza, in attesa di verificare se esista un nesso di causalità tra la vaccinazione e il decesso», commenta l’assessore della Sanità della Regione, Luigi Genesio Icardi.
«A oggi in Piemonte — aggiunge Icardi — non era mai stata segnalata nessuna criticità particolare dopo la somministrazione dei vaccini». Si riunirà nel pomeriggio la Commissione piemontese sulla farmaco-vigilanza per l’attivazione di tutte le procedure previste.
L’uomo, un docente, sarebbe morto nelle scorse ore a Biella. Per il momento non si hanno ulteriori dettagli. Nel frattempo è atteso per questo pomeriggio l’arrivo degli ispettori del ministero della Salute per gli accertamenti sulla morte del sotto-ufficiale della Marina militare Stefano Paternò, 43 anni, deceduto a Catania dopo aver ricevuto la prima dose del vaccino AstraZeneca, evento che — insieme alla morte del poliziotto Davide Villa, deceduto 12 giorni dopo aver ricevuto l’inoculazione — ha portato l’Italia a bloccare le somministrazioni delle dosi dal lotto incriminato in via precauzionale, così come era accaduto per un altro lotto in altri Paesi europei, tra cui la Danimarca.
Un altro caso a Bologna
Anche in Emilia-Romagna si è verificato un caso apparentemente analogo. A Vergato nel Bolognese, Giuseppe Morabito, 61 anni, vicepreside dell’istituto secondario di primo grado ‘Veggetti, è mancato nella notte scorsa, circa dieci giorni dalla somministrazione di una dose del vaccino di AstraZeneca. La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo ed è attualmente in atto un’indagine per verificare se esista una correlazione tra la sua scomparsa e l’assunzione del vaccino. Il Procuratore capo Giuseppe Amato ha invitato alla calma: «Non c’è nessun allarmismo e nessun indagato al momento. Accerteremo quali sono le cause della morte, poi ne trarremo le conseguenze — ha dichiarato in un’intervista al Resto del Carlino -. Insistiamo con il dire che le vaccinazioni se ci sono vanno fatte, anzi dovrebbero essere fatte a tutti. Al momento non c’è alcuna preoccupazione in questo senso».
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
IL PIANO TEORICO PREVEDE DI VACCINARE L’80% DI ITALIANI ENTRO SETTEMBRE CON 500.000 INOCULAZIONI AL GIORNO (OGGI SONO 170.000)… MA PFIZER E MODERNA COPRIREBBERO SOLO UN TERZO DEGLI ITALIANI DA VACCINARE, ASTRAZENICA E’ AFFIDABILE?… CUREVAC E JOHNSON ARRIVERANNO NEI TEMPI PREVISTI? TROPPI DUBBI
Eccolo il piano del (nuovo) commissario straordinario all’emergenza Coronavirus, il generale
Francesco Paolo Figliuolo, per l’esecuzione della campagna vaccinale nazionale.
«I due pilastri per condurre una rapida campagna sono la distribuzione efficace e puntuale dei vaccini e l’incremento delle somministrazioni giornaliere», spiega una nota diffusa da palazzo Chigi. L’obiettivo è di raggiungere a regime le 500 mila somministrazioni al giorno su base nazionale, vaccinando (con almeno una dose) almeno l’80% della popolazione entro settembre: di fatto tre volte quante somministrazioni sono state effettuate nelle scorse settimane, ovvero 170 mila al giorno.
La Fondazione Gimbe ha già prontamente evidenziato i lati deboli del progetto: non considera riduzioni approvvigionamento vaccini e considera tasso adesione cittadini costante nel tempo (ovvero che ogni giorno esistano 500.000 persona a ricevere il vaccino)
“Puntiamo a chiudere la campagna entro l’estate, se faremo prima saremo stati più bravi. Se andrà male, tornerò a fare quello che facevo prima”
Entro l’estate tutti gli italiani saranno vaccinati?
I problemi a livello di fornitura — prevede il commissario, citato dal Corriere – li risolveremo quando arriverà Johnson&Johnson. Ci consegneranno 25 milioni di dosi e, poichè se ne fa una soltanto, è come se ne arrivassero 50 milioni.
Quello che non torna:
1) 500.000 somministrazioni al giorno vuol dire 15 milioni al mese, 45 in tre mesi, quindi dovrebbe finire tutto a fine giugno se si trattasse del vaccino monodose Johnson. Se fossero invece quelli con il richiamo siamo a fine settembre. Ma esistono le dosi necessarie? Solo in teoria
Astrezenica dovrebbe consegnare 10 milioni di dosi nel secondo trimestre e 25 nel terzo trimestre, ma finora ha consegnato solo un terzo delle dosi che aveva garantito
Pfizer ha promesso 9 milioni nel secondo trimestre e 10 nel terzo
Moderna 4,6 nel secondo trimestre e 14 nel terzo
La Johnson deve ancora iniziare e ha promesso 7 milioni nel secondo trimestre e 16 nel terzo
Curevac che per ora non ha fornito nulla ha promesso 7 milioni nel secondo trimestre e 7 nel terzo.
Se tutti mantenessero la parola avremmo 110 milioni di dosi a due fasi e 20 a una sola somministrazione, in teoria si potrebbero vaccinare 70 milioni di persone.
Ma siamo cosi’ sicuri che arrivino, visti i precedenti?
2) Per vaccinare occorre personale sanitario reale, non teorico: ce li vedete 60.000 dentisti che mollano studio e pazienti per andare a inoculare il vaccino anti-Covid? O tutti i farmacisti? Diciamo realisticamente che da 170.000 attuali vaccinati al giorno si può arrivare a 300.000, forze 400.000, ma in certe Regioni rimarra’ una quota giornaliera fuori dal mondo.
In ogni caso vaccinare tutti entro settembre era lo stesso obiettivo dichiarato da Conte, addirittura Bertolaso ha parlato di fine giugno.
Ma sì, facciamo finta di credergli.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
LEGA E PD IN CALO, STABILE FORZA ITALIA, SALGONO M5S E FDI
La Lega resta il primo partito con il 22,9%. Berlusconi e la sua Forza Italia sono stabili intorno all’8.0%, mentre Fratelli d’Italia si conferma in crescita attestandosi al 16.7% superando di poco il PD (16.5%) e a 0.5% punti dal Movimento 5 Stelle con a capo Giuseppe Conte (17.2%).
Con l’addio del segretario Nicola Zingaretti, il PD perde quasi 2 punti percentuali: tutti consensi transitati nel miraggio di un Movimento 5 Stelle a guida Giuseppe Conte (17.2%), che realizza in una settimana +2.7%. È quanto emerge dai sondaggi di Alessandra Ghisleri per La Stampa.
Nelle ultime due settimane, cala la fiducia in Mario Draghi, pur rimanendo molto alta: si passa dal 61,3% al 55,1%, perdendo 6,2 punti percentuali.
Emerge anche la frustrazione degli italiani per la pandemia, mentre: il 28.4% degli intervistati (+4.2% rispetto a 2 settimane fa) dichiara di essere arrivato al limite della sopportazione; il 32.1% (+1.9% rispetto a due settimane fa) denuncia i primi segni di cedimento, mentre il 27.0% (-5.7% rispetto a due settimane fa) senta ancora la forza per andare avanti.
(da agenzie)
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