Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
“DOBBIAMO STRINGERE I DENTI A MARZO, RINGRAZIANDO LA COMUNITA’ SCIENTIFICA”: L’ENNESIMO GIRAVOLTA DEL COMICO
Vi ricordate Salvini che ancora pochi giorni fa diceva che era irrispettoso per gli italiani parlare di restrizioni a Pasqua
Ora che è stato deciso che i giorni di Pasqua saranno zona rossa per tutta l’Italia fa finta di nulla. L’ennesima giravolta dopo la sconfitta.
Infatti il 25 febbraio diceva: “Mi rifiuto di pensare ad altre settimane o mesi di chiusura, se ci sono situazioni locali si intervenga, ma parlare già oggi di una Pasqua chiusi in casa, di chiusure, non mi sembra rispettoso degli italiani”
Oggi il leader della Lega cambia versione
“Stiamo correndo il più possibile perchè abbiamo ereditato un ritardo incredibile sul piano vaccinale, sulla messa in sicurezza delle scuole, sui rimborsi. E dobbiamo correre sul piano vaccinale, producendo vaccini in Italia e comprandoli all’estero dove ci sono; correre sui rimborsi”. Soprattutto “dobbiamo stringere i denti a marzo, ringraziando la comunità medica e sanitaria: stanno facendo i miracoli e credo che sarà l’ultimo mese in cui stringere i denti. Da aprile spero si rinasca, si torni alla vita, alla normalità , allo sport, alla scuola, alla socialità “.
È l’auspicio di Matteo Salvini, dopo la decisione del governo Draghi, sostenuto anche dalla Lega, di imporre nuove restrizioni più severe per il contenimento del coronavirus
“Sarebbe un bellissimo segnale se per la giornata mondiale della salute, il 7 aprile, il piano vaccinale fosse pienamente operativo” e che in concomitanza si possa disporre “la riapertura, anche delle attività sportive, perchè lo sport è salute non solo lavoro. Stiamo lavorando perchè la Pasqua segni una vera resurrezione”, ha concluso parlando a margine di una visita all’ospedale in Fiera Milano.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
UN CODICE AI CONTAGIATI PER TRACCIARE IL VIRUS E TAMPONI RADDOPPIATI: “LA CITTA’ DIVENTERA’ UN MODELLO PER L’ITALIA”
Tutti lo vogliono. Anche Ferrara chiede aiuto ad Andrea Crisanti, il microbiologo dell’Università di
Padova che è riuscito a portare la Sardegna in zona bianca. L’unica regione italiana che è tornata a respirare, che sta iniziando a vedere una luce in fondo al tunnel.
Ora, dunque, è tutto pronto per il progetto Ferrara, che dovrebbe partire tra 10 giorni e che consisterà in tamponi raddoppiati, un codice ai positivi (così da individuare la catena del contagio) e un tracciamento ad hoc che dovrebbe fermare, o quanto meno rallentare, la diffusione del Coronavirus.
«Abbiamo perso mesi preziosi, con una formula di tracciamento che non funziona, e non avendo la capacità di fare tutti i tamponi che servono. Ma adesso proprio da Ferrara parte questa riscossa: la città diventerà un modello per la Regione e, sono convinto, per il resto d’Italia», ha spiegato Crisanti al Resto del Carlino.
Il progetto Ferrara: in cosa consiste
La grande rivoluzione, secondo il direttore del Laboratorio di Microbiologia dell’Università di Padova, sarà la nuova modalità di tracciamento. Un «autentico cambio di paradigma», dice lui, «un’evoluzione del metodo utilizzato con successo nel 2020 a Vò Euganeo dove la pandemia è stata a lungo spenta». Un metodo che, secondo il virologo, sta dando i suoi frutti anche «in Nuova Zelanda e Corea» mentre in Italia no visto che è stato preferito «un metodo di tracciamento che non funziona».
In cosa consiste? «Al contagiato sarà assegnato un codice, che cambierà di giorno in giorno per valutare l’andamento dell’epidemia; questo codice potrà essere trasmesso alla rete delle sue relazioni, dai familiari ai colleghi di lavoro sino agli amici. Tutti questi, in base al codice, potranno presentarsi al tampone che verrà effettuato dalle Usca», ha dichiarato.
Mille tamponi in più al giorno
L’obiettivo è fare almeno «mille screening» in più al giorno ma, per fare questo, sarà necessaria la collaborazione dei cittadini. Altrimenti non si andrà da nessuna parte. Crisanti, tra l’altro, quando parla di test si riferisce esclusivamente a quelli molecolari, non a quelli antigenici che, a suo dire, «servono a poco e sono quasi una iattura». «L’attendibilità è cinque volte inferiore a quella dei molecolari», ha precisato.
Le critiche al governo
Infine, non risparmia critiche al governo Draghi e al sistema utilizzato per l’individuazione delle zone rosse. Troppo lento, poco tempestivo: «Scontiamo purtroppo un sistema decisionale farraginoso. Si parte dall’indice Rt che misura un dato di dieci giorni prima, poi deve riunirsi la Commissione Tecnica Scientifica, poi deve decidere il governo, poi ci sono le resistenze di qualche Regione e i malumori di vari sindaci. Il segreto per contrastare la diffusione del Covid è la tempestività , e noi non ce l’abbiamo».
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
I MILITANTI: “RIPARTIAMO DALLA BASE”
Blitz di Enrico Letta al circolo Pd di Testaccio, il suo quartiere. Quando giovedì era sbarcato a Roma, i ragazzi della sezione lo avevano chiamato per dirgli che avrebbero voluto piazzare uno striscione sotto casa sua con la scritta: “Dicce de sì”.
E lui, ridendo, aveva risposto: “Meglio di no, passo io da voi appena sciolgo la riserva”. Promessa mantenuta. Alle 11.15 eccolo.
I militanti non sono tantissimi, lui ha preteso che l’iniziativa non fosse pubblicizzata, d’altronde è solo un saluto. Ma il segretario romano Andrea Casu e la presidente del I municipio Sabrina Alfonsi l’hanno saputo all’ultimo istante e si sono precipitati.
Arriva a piedi da solo, “eccolo eccolo” lo acclamano i militanti. Saluta tutti, a distanza, mi raccomando, poi entra e si mette in posa davanti all’enorme lenzuolo di benvenuto: “Daje Enrì ripiamose sti cocci”. Ride Letta: “Questo è il rione dei cocci…”.
Poi interroga gli iscritti: “Che devo dire domani?”. Risposta, di getto: “Le tue parole ci rappresenteranno tutti”. “E sul partito, che devo dire?”. “Che bisogna ripartire dalla base, aprire le porte e le finestre”.
E ancora il segretario in pectore: “E in autunno a Roma cosa dobbiamo fare?”. Un’altra replica, di pancia: “Dobbiamo vincere”. E Yuri Trombetti, uno dei pilastri del circolo mostra il poster di Gualtieri appiccicato lì accanto: “Noi l’abbiamo lasciato qui per sicurezza”.
Letta è sereno, sorridente. “Noi abbiamo la fortuna di avere la sezione davanti al mercato più bello che c’è – dice – Dobbiamo utilizzare i sabati per aprire, parlare con la gente”.
Chiede altri suggerimenti in vista dell’assemblea di domani, il quasi segretario. A cui i militanti chiedono di “tenere insieme il partito”. E poi promette: “Come sapete da lunedì vorrei che in ogni circolo si facesse una discussione e, se voi siete d’accordo, in questo circolo la posso fare direttamente io”. I militanti, sono increduli, entusiasti. “Enrico è uno di noi”. E lui, prima di scusarsi: “Mi perdonerete se torno a casa, ma devo finire il discorso”, dà un ultimo segnale: “Bisogna resistere, dare l’esempio a tutti quelli che ci stanno intorno”.
La sua segreteria è già cominciata: con un giorno di anticipo, dalla sezione Pd di Testaccio, cuore (ex) popolare di Roma
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
C’E’ PURE CHI UNISCE L’INUTILE AL VOMITEVOLE
Sono combattuto. Leggo il tweet di Selvaggia Lucarelli: “Non chiedo il vaccino, però questa cosa che
i giornalisti siano nella lista delle categorie non utili a detta degli stessi giornalisti mi dispiace. In questo anno di paura, siamo stati noi a raccontare alla gente cosa succedeva, a denunciare, siamo stati non utili. Necessari”. E mi sembra di essere d’accordo.
Poi arrivano vari “colleghi” a insultarla e, visti i nomi (c’è persino il mèchato), do ragione a loro: a esser generosi, sono inutili.
Compulso con la consueta avidità i miei svaghi preferiti, Libero e il Foglio, e scopro che: secondo Brunella Bolloli, Selvaggia “vuole farsi inoculare” (battutona); secondo Salvatore Merlo, “richiede per sè il vaccino” e, in quanto giurata di Ballando con le stelle, è una “paragiornalista” (come dimostra la sua fotografia in dècolletè sul sito del Foglio) e, con simpatico giro di parole, pure una “cretina”. Ricontrollo il suo tweet, ma niente, ha scritto proprio così: “Non chiedo il vaccino”.
Quindi mi spiace, ma Selvaggia ha torto: i giornalisti, almeno quei due, non sono inutili, ma dannosi perchè non solo non sanno scrivere, ma neppure leggere.
Poi però ci ripenso: della Bolloli non so, ma del Merlo minor (il maior è lo zio Francesco, che lecca abitualmente su Rep) non posso proprio fare a meno. Nelle giornate uggiose, essendo meteopatico, vado a rileggermi le sue interviste bocca-a-bocca con Montezemolo e Malagò. Del primo esaltò rapito il “largo sorriso malizioso”, “l’occhio liquido”, “la capigliatura da insidiatore di femmine”, il “leggero profumo maschio al limone” (l’aveva pure annusato, in ossequio al giornalismo watchdog all’anglosassone), “le dita delle mani sottili, delicate e nervose” (nessuna notizia di quelle dei piedi) che “fanno pensare al poker, alla roulette, a sapienti contatti con porcellane, pergamene, morbide automobili” (la Ferrari Peluche, cose così). Di Malagò lo arraparono “la struttura atletica di 55enne ben conservato” (tipo il latte pastorizzato) e “l’intelaiatura dei tendini e dei muscoli” (lì, oltre all’olfatto, aveva attivato anche il tatto).
Solo una volta s’imbattè in una notizia: “L’email che dimostra il controllo di Casaleggio sulle vite dei grillini”, il “Watergate grillino”, “Casaleggio spione”. Ma niente paura: era falsa (Casaleggio non era mai entrato in una casella postale che non fosse la sua).
Infatti il Merlo minor non ci riprovò mai più e tornò alla postura precedente. L’altro giorno ha gettato la lingua oltre l’ostacolo per inumidire l’incolpevole SuperMario: “La parola è d’argento, il silenzio è Draghi”. Ma la faccia resta di bronzo.
Quindi no, cara Selvaggia, hai torto marcio. I giornalisti non si dividono soltanto fra necessari e superflui. C’è pure chi unisce l’inutile al vomitevole.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
312 ARRESTI E INCRIMINAZIONI, 900 PERQUISIZIONI, 15.000 ORE DI REGISTRAZIONI VIDEO
Un vero e proprio tentativo di colpo di Stato: “L’inchiesta sull’assalto al Congresso sarà probabilmente una delle più grandi della storia americana, sia per quanto riguarda il numero delle persone incriminate che per la natura e il volume delle prove”.
E” quanto scrivono i procuratori di Washington descrivendo l’inchiesta sui fatti del 6 gennaio che finora ha portato all’arresto e incriminazione di 312 persone, con almeno altri 100 arresti previsti
In questi due mesi, gli investigatori hanno condotto oltre 900 perquisizioni, raccolto oltre 15mila ore di registrazioni di telecamere di sorveglianza e video delle body-cam. Ed hanno ricevuto e controllato 210mila segnalazioni.
Con un tale volume di prove procedere più velocemente è “impossibile o porterebbe ad un fallimento della giustizia”, hanno scritto ancora i procuratori della memoria con cui hanno chiesto ai giudici di non scarcerare figure chiave
La richiesta, però, non è stata accolta e ieri il giudice ha rilasciato su cauzione Thomas Caldwell, esponente della milizia degli Oath Keeper, perchè non sono stata presentate sufficienti prove.
Sono oltre 100 i procuratori che stanno lavorando all’inchiesta, con una trentina arrivati da procure federali di altri stati, ed ognuno sta seguendo almeno 7 diversi casi.
(da Globalist)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
IL TIMONIERE DI EMIRATES: “LUNA ROSSA REGATA MOLTO BENE”
In una notte di continui colpi di scena, prima Luna Rossa domina su New Zealand nella quinta
regata di America’s Cup, poi sbaglia completamente partenza nella sesta e si condanna a un inseguimento senza speranza: dopo tre giornate regna ancora il perfetto equilibrio sul 3-3, di sicuro la barca Prada ha portato in un’altra dimensione la sfida italiana nel trofeo più antico dello sport, dopo le sconfitte del Moro di Venezia per 4-1 nel 1992 e della stessa Luna Rossa battuta 5-0 dai neozelandesi nel 2000.
Il disastro di New Zealand
In condizioni di vento molto leggero, New Zealand ha pagato una partenza disastrosa nella quinta regata quanto è stata perfetta col timing Luna Rossa. A una decina di secondi dal via, Bruni e Spithill hanno allineato la barca in modo da uscire dal pre-start rispettando il conto alla rovescia, ma nello stesso momento Peter Burling si è trovato in una zona di bassissima pressione, quasi fermo sulla scia lasciata dagli avversari, e ha visto Luna Rossa schizzare in avanti in un match race che, come dimostrato nei giorni scorsi, premia chi interpreta meglio la partenza. Da quel momento è diventato un inseguimento disperato, con la barca italiana sempre avanti e i detentori della coppa senza chance.
Bruni: “Bene la partenza e le performance di Luna Rossa”
New Zealand ha accusato subito duecento metri di ritardo, un vuoto che ha condizionato tutto il resto di una regata in cui i defender hanno eseguito lo stesso numero di virate (19) e strambate (9) di Luna Rossa, hanno toccato punte di velocità addirittura maggiori (39,4 nodi contro 37,8), ma senza avere una reale possibilità di rimontare.
Al primo cancello il cronometro indicava 32 secondi di vantaggio della barca italiana, e in distanza trecento metri più o meno costanti. Ancora trentadue secondi al Gate 2, scesi a 22 quando New Zealand sul terzo lato si è buttata sul campo destro del campo di regata ottenendo un sollievo temporaneo. Ma non sufficiente per intaccare la solidità di Luna Rossa che nel frattempo si è portata a 27” sul quarto cancello, 23 al penultimo per chiudere in totale sicurezza con + 18” in una regata lenta, conclusa in 29 minuti.
Francesco “Checco” Bruni, tra una regata e l’altra è soddisfatto: “Abbiamo regatato bene, con manovre pulite. Abbiamo vinto grazie alla partenza ma anche alla performance di Luna Rossa. Certo, al via abbiamo avuto una “right call” (le interviste sono in inglese, ndr), una segnalazione giusta su dove portare la barca”.
Peter Burling, idolo di casa, timoniere di New Zealand, riflette su quel che è accaduto: “Abbiamo calcolato male il timing della partenza. Siamo felici della nostra barca, ma bisogna dire che Luna Rossa sta regatando molto bene”.
Il copione rovesciato
Nella sesta sfida Luna Rossa è entrata dalla sinistra del campo di regata, New Zealand da destra, prima accodandosi agli italiani, poi tornando all’improvviso verso il lato destro. Luna Rossa si è avvicinata al traguardo, ma più passavano i secondi più non riusciva a prendere velocità , finendo in un punto di bassa pressione come Emirates nella regata precedente.
Quando New Zealand era già lanciata oltre la linea dello start, Bruni e Spithill ancora faticavano vedendo la distanza aumentare a livelli ormai incolmabili. Cinquantuno secondi subito, sul primo lato, saliti a un minuto e 7 sul secondo, poi 1’05”, 1’13”, e 1’41” al traguardo. Spithill conferma alla fine: “Siamo finiti in una zona con pochissimo vento, e non siamo riusciti a far partire la barca”. Svanito ormai il sogno di portarsi sul 4-2, con una notte davanti per preparare la quarta giornata di un duello che non proclama ancora un vincitore. E dove i favoriti di New Zealand sanno ormai che la difesa della coppa conquistata nel 2017 alle Bermuda è tutt’altro che scontata
La formula
Ad Auckland si disputa tra Luna Rossa Prada Pirelli ed Emirates Team New Zealand la 36a America’s Cup di vela, il trofeo sportivo più antico al mondo nato nel 1851.
Le barche utilizzate sono yacht di classe AC75 con 11 uomini a bordo. New Zealand è il detentore della coppa (defender) vinta nell’ultima edizione (2017) alle Bermuda.
Luna Rossa ha ottenuto il ruolo di sfidante (challenger) vincendo la Prada Cup su American Magic e Ineos Team UK. Si gareggia con formula match race, una barca contro l’altra al meglio delle 13 regate: vince chi arriva primo a 7.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
RAOUL CASADEI HA FATTO BALLARE MILIONI DI PERSONE IN TUTTO IL MONDO… E’ MORTO PER COVID A 83 ANNI
Raoul Casadei non ce l’ha fatta. Un’altra vittima illustre del coronavirus. La star del liscio si è spenta stamattina all’ospedale Bufalini di Cesena (lo stesso dove da giovedì è ricoverato Gianni Morandi, ma per una grave ustione).
Casadei aveva 83 anni e si era contagiato insieme a vari parenti, che si trovano in quarantena fiduciaria a Villamarina di Cesenatico nella tenuta di famiglia. Dopo il ricovero del 2 marzo scorso le sue condizioni erano andate aggravandosi progessivamente.
Raoul Casadei, così nasce una leggenda
Casadei è sinonimo di liscio, il tipico ballo da balera conosciuto in tutto il mondo: da generazioni i Casadei fanno ballare milioni di italiani e stranieri. Nato nel ’37 proprio nel giorno di Ferragosto, Raoul, diplomato alle magistrali e per diciassette anni maestro elementare, fu accolto da ragazzo nell’orchestra di famiglia fondata dalla zio Secondo Casadei nel 1928.
Dalla fine degli anni ’50 inizia a partecipare agli spettacoli e la band viene ribattezzata Orchestra Secondo e Raoul Casadei.
Liscio a tutto spiano: nei momenti di massimo splendore l’orchestra si esibisce anche 365 volte all’anno, con doppi turni pomeridiani e serali. Nel 1954 Secondo compone lo storico brano Romagna mia, divenuto un inno internazionale.
Nel ’71 alla morte di Secondo, Raoul diviene il leader della formazione e nel ’73 incide uno dei pezzi più celebri, Ciao mare. Negli anni seguenti nascono altri successi: Simpatia, La mazurka di periferia, Romagna e Sangiovese, Romagna Capitale. L’Orchestra esordisce anche al Festival di Sanremo nel 1974.
Raoul si ritira dal palcoscenico all’inizio degli anni Ottanta, continuando a gestire quella che era ormai diventata un’industria del liscio. Dal 2001 l’Orchestra è guidata dal figlio Mirko.
Nel 1996 partecipa al Festival di Sanremo fuori gara con Elio e le Storie Tese e La Terra dei Cachi.
Nel 1998 mette insieme tutte le musiche del mondo in un’unica manifestazione, realizzata prima a Riccione, poi a Rimini: il festival Balamondo fa accorrere oltre 200 mila persone, che vedono anche Gloria Gaynor cantare Romagna Mia
Sposato da oltre cinquant’anni con Pina, maestra napoletana conosciuta in Puglia durante gli anni di insegnamento scolastico, Raoul lascia anche i tre figli Carolina, Mirna e Mirko, diventato nonno nel 2013 a soli 40 anni rendendo Raoul e Pina bisnonni.
Raoul, che per la paura di volare non aveva mai partecipato a tournèe estere, vinse la sua fobia nel 2006 per prender parte all’Isola dei famosi.
La “tribù” dei Casadei vive nei pressi di Cesenatico nella fattoria creata da Raoul, chiamata il Recinto, ricca di coltivazioni, allevamenti di animali e un giardino di limoni che il patriarca curava di persona.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
SONO STATE AGGIUNTE SOLO LE SCADENZE INTERMEDIE, INVARIATI I CAPITOLI DI SPESA E DIVISIONE DEI FONDI: 20 MILIARDI ALLA SANITA’, 8 AL TURISMO COME NELLA PRECEDENTE VERSIONE
La nuova bozza del Recovery plan messa a punto dal governo Draghi è la bozza del Recovery plan
del governo Conte spiegata un po’ meglio.
Consegnato oggi ai parlamentari, il documento si compone di 486 pagine (160 pagine la precedente versione) redatte in inglese poichè si tratta di documento da recapitare alla Commissione Ue.
Molte parti sono semplici copia e incolla della precedente versione, soprattutto per quanto riguarda le tabelle con le suddivisione delle spese.
Viene spiegato con più precisione come si arriva alla determinazione degli stanziamenti (sostanzialmente tutti confermati) e, per alcuni capitoli, indicata con una certa precisione il cronoprogramma da qui al 2026 con le tappe intermedie come chiesto da Bruxelles. Qualche indicazione in più sul “chi fa che cosa” ossia l’attribuzione dei vari progetti tra i diversi ministeri. Vengono inoltre stimati meglio alcuni impatti in termini di ricadute “green” e di digitalizzazione. Non mancano i “work in progress” e i “to be completed”, che rimandano a valutazioni su implementazione obiettivi e tempistiche che verranno definite in seguito.
Tra le “milestones” con le scadenze più significative ci sono il “piano nazionale per le nuove competenze” e un “programma nazionale per garantire l’impiegabilità ” da completare entro dicembre 2021 per rafforzare le politiche attive del lavoro incentrate su skill digitali e lavoro professionale. Lo sviluppo di un’infrastruttura digitale “per fornire servizi cloud alla pubblica amministrazione” entro il secondo trimestre 2022. La selezione di progetti e start up per la digitalizzazione e gli investimenti nei microprocessori entro il 2023.
Come da attese di novità nei contenuti non ce ne sono.
Neppure per quei capitoli, come la sanità , che avevano causato più tensioni nella precedente maggioranza di governo. Per ospedali, medici e assistenza rimangono a bilancio 19,7 miliardi di euro.
Essendo sparito dal dibattito l’ipotesi di un ricorso ai prestiti del Mes, difficile che ci saranno cambiamenti in futuro. Invariati anche gli stanziamenti per il turismo (8 miliardi, già rivisti rispetto ai 3 delle primissime versioni) a cui pure Italia Viva aveva suggerito di dirottare i 20 miliardi della sanità che sarebbero stati rimpiazzati dal ricorso al Meccanismo europeo di stabilità .
Il capitolo più corposo rimane quello della “Rivoluzione verde e transizione ecologica” che nella nuova bozza diventa “Green revolution and ecological transition”. Qui andranno 69,8 miliardi di euro, 900 milioni in più rispetto alla precedente bozza.
Salgono infatti da 6,3 a 7 miliardi i soldi destinati alla voce impresa verde ed economia circolare. Restano 18,2 i miliardi per energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile. Mini ritocco (200 milioni in più) ai fondi per la riqualificazione verde degli edifici che ora ammontano a 29,5 miliardi, previsto un ruolo dell’Anci nella definizione dei progetti che interessano immobili pubblici. Restano 15 i miliardi per la tutela del territorio. Tra i tanti interventi per la riduzione di traffico ed emissioni c’è anche la funivia Casalotti di Roma.
Il secondo capitolo per importanza e fondi è quello dedicato a “Digitalizzazione, innovazione, e competitività del sistema produttivo” a cui vanno complessivamente 46,18 miliardi di euro, 100 milioni in più della precedente versione. Salgono di 300 milioni a 11,4 miliardi i fondi per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione, voce in cui si inseriscono i 2 miliardi per la velocizzazione dei processi civili. Limati da 26,7 a 26,5 i fondi per la digitalizzazione del sistema produttivo mentre restano inchiodati a 8 i miliardi per il turismo.
Trentadue miliardi di euro sono attribuito allo sviluppo di infrastrutture per la mobilità sostenibile. Il grosso (28,3 miliardi) andrà alla rete ferroviaria ad alta velocità , altri 3,6 miliardi sono destinati a intermodalità e logistica integrata.
Cifre integralmente confermate anche per Istruzione e ricerca (28,5 miliardi). Al potenziamento delle competenze e del diritto allo studio vanno 16,7 miliardi. Al capitolo “dalla ricerca all’impresa” 11,8 miliardi.
Non cambiano di un centesimo neppure gli stanziamenti per “Educazione e ricerca” (28,5 miliardi) così come per “Inclusione e coesione” (27,6 miliardi) che comprendono i 12,6 miliardi da usare per il sostegno all’occupazione. Infine restano 19,7 i miliardi per la salute e il rafforzamento dei sistemi ospedalieri ed assistenziali.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
LA PANDEMIA HA RESO PIU’ POVERO UN MILIONE DI ITALIANI, MA GLI ALTRI HANNO AUMENTATO I CONTI IN BANCA, COMPRESI I POSTULANTI CHE RECLAMANO RISTORI UN GIORNO SI’ E L’ALTRO PURE
Un serio problema per l’economia e una bomba sociale si nascondono dietro la crescita della ricchezza degli italiani e delle loro imprese durante la pandemia, con le riserve liquide parcheggiate in banca che puntano ormai quota 2 mila miliardi di euro, più del prodotto nazionale.
“Non è un bel numero, a differenza di quel che può sembrare. Ma è anche un’opportunità “, ragiona Stefano Caselli, pro-rettore dell’Università Bocconi di Milano.
Cominciando dal lato oscuro del boom di liquidità parcheggiata in banca, basta elencarne le ragioni per capire che è il frutto di un corto-circuito.
Sul lato delle famiglie hanno giocato tre fattori: “Il primo è che sono crollati i consumi: le persone viaggiano di meno, si chiudono in casa e le spese scendono. Quindi l’ammontare del conto corrente sale”.
“Il secondo tema è l’atteggiamento delle persone: nei momenti d’incertezza la paura del futuro porta la propensione al risparmio a salire”, con una spirale “prudenziale” dalla quale aveva messo in guardia a tempo debito il governatore Visco.
“Il terzo aspetto è legato alla correzione che i mercati finanziari hanno registrato all’inizio della pandemia, pur recuperando successivamente: i risparmiatori parcheggiano la liquidità in attesa di capire dove investire”. L’insieme di questi fattori ha fatto crescere, ha stimato Unimpresa, i depositi delle famiglie di 66 miliardi (+6%), arrivando a quota 1.109 miliardi.
Le riserve delle famiglie e delle imprese italiane
Ancor più rilevante l’incremento sul lato delle imprese: i ‘salvadanai’ delle aziende sono saliti di quasi 74 miliardi (+24%), arrivando a un passo da 385 miliardi.
Nel caso delle imprese familiari i c/c si sono gonfiati di 11 miliardi (+18%) fino a quota 75 miliardi.
In questo caso, la dinamica si spiega con un solo grande tema: il rinvio delle decisioni d’investimento. “Con i consumi in caduta libera e l’incertezza nel progettare il futuro, la reazione di ogni imprenditore è posticipare gli investimenti. Non vuol dire per forza stoppare grandi progetti di acquisto di impianti e o macchinari – dettaglia Caselli – Ma anche semplicemente rimandare il rinnovamento dei locali di un esercizio commerciale”.
Questo insieme di cause “non certo piacevoli” ha spinto dunque la massa di risparmi degli italiani verso quota 2 mila miliardi di euro.
Unimpresa traccia il quadro pandemico complessivo: le riserve degli italiani sono aumentate di oltre 133 miliardi (+7%), dai 1.823 miliardi di dicembre 2019 ai 1.956 miliardi di dicembre 2020. È cresciuta, in particolare, la liquidità sui conti correnti, con il saldo totale arrivato a 1.348 miliardi, in aumento di oltre 166 miliardi (+14%) in 12 mesi.
Dietro i grandi numeri, però, si nascondono storie assai diverse e differenti ordini di problemi. Il primo è di natura sociale: mai come nel caso di uno choc improvviso e profondo come la pandemia, le forbici rischiano di allargarsi pericolosamente.
“La crescita dei risparmi si accompagna all’aumento inquietante della povertà assoluta di molte famiglie italiane, che ormai ha raggiunto una incidenza molto forte – riflette Marcello Messori, economista e docente alla Luiss Guido Carli – e ci dice di una polarizzazione del reddito”.
Per Caselli “l’aumento dei nuovi poveri italiani è un dato durissimo, non degno di un Paese civile”. Secondo la recente fotografia Istat, un milione di persone è entrato nella fascia di povertà assoluta con un peggioramento marcato nelle più ‘ricche’ aree del Nord. “L’aumento del divario sociale è una vera e propria bomba: quando ci troveremo ai blocchi della ripartenza, speriamo il prima possibile, chi ha un reddito fisso e liquidità potrà fare uno sprint. Ma ci saranno persone neppure in grado di ripartire”.
Ormai più fonti di dati hanno confermato che blocco dei licenziamenti e ammortizzatori sociali hanno aperto un ombrello formidabile sui garantiti, mentre a uscire dall’attività sono stati i contratti determinati in scadenza (e non rinnovati), chi non poteva fare smart working: i più fragili.
L’altro aspetto problematico di questa fotografia del materasso di liquidità accumulato dalle famiglie coinvolge i meccanismi delle scelte finanziarie degli italiani.
Se questo è il quadro, fortemente a tinte scure, come questa montagna di ricchezza privata può diventare un’opportunità ? “Ridistribuire ricchezza e reddito” è l’imperativo principale, per Messori. “Spingerne una parte consistente verso il mondo produttivo, dal più piccolo esercizio commerciale alla grande impresa”, dice Caselli.
(da agenzie)
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