Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
MANZIONE, UNA DONNA PER TUTTI I GOVERNI IN CUI C’E’ RENZI
Antonella Manzione, una donna per tutti i governi in cui c’è Matteo Renzi. Da capo dei vigili urbani
di Firenze, quando Renzi era sindaco, a Palazzo Chigi, e poi al Consiglio di Stato, quando Renzi era presidente del Consiglio, a breve dovrebbe diventare la responsabile dell’Ufficio legislativo del ministero delle Pari opportunità e della Famiglia, guidato dalla ministra Elena Bonetti di Italia Viva, il partito di Renzi, anche stavolta al governo.
Sarà il plenum del Cpga, il Csm del Consiglio di Stato, a dover autorizzare Manzione. Nei giorni scorsi, come risulta al Fatto Quotidiano, la ministra Bonetti ha inviato la sua richiesta al presidente del Consiglio di Stato, Filippo Patroni Griffi: “Illustre presidente, le comunico la mia intenzione di nominare” come capo dell’ufficio legislativo “il Cons. Antonella Manzione…”.
Dal 2010 al 2013, Manzione fu comandante della polizia municipale di Firenze, fedelissima dell’allora sindaco Renzi che poi la nominò, per un anno, direttore generale del Comune. Quando, nel 2014, Renzi diventa presidente del Consiglio, facendo politicamente le scarpe a Enrico Letta, Antonella Manzione lo segue a Palazzo Chigi come potente capo dell’Ufficio legislativo e il fratello Domenico, magistrato, viene nominato sottosegretario all’Interno: evidentemente il renzismo è una passione di famiglia.
Ma torniamo alla consigliera di Stato. Approda a palazzo Spada nell’ottobre 2016, per volere di Renzi presidente del Consiglio, tra roventi polemiche dentro al Cds e con un no del futuro (allora imprevedibile) presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in quel periodo membro laico del Cpga, riunito in plenum per esprimere, come previsto, il parere alle nomine proposte dal governo.
Manzione, infatti, divenne consigliera di Stato nonostante avesse 53 anni mentre la norma prevede che bisogna averne almeno 55 per essere di nomina governativa.
A sostenere quella scelta di Renzi fu anche l’allora presidente del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, che giustificò la deroga al vincolo dell’età parlando di interpretazione “evolutiva” della normativa alla luce dell’abbassamento dell’età pensionabile dei magistrati, anche amministrativi, da 75 a 70 anni.
A Pajno rispose Conte, facendo capire che si stava avallando un superamento ad personam dell’età minima: se si pensa a una deroga, disse, allora “sarebbe stato auspicabile che fosse stato fatto prima e per tutti e non ad hoc”. Ma non fu solo quello il motivo per cui Conte fu tra i consiglieri che si opposero.
Non lo convinceva neppure il curriculum di Manzione, laureata in Giurisprudenza sì, ma nessun dottorato, nessun ruolo da docente universitaria, nessuna esperienza di lungo corso come avvocato, un curriculum “buono, ma non elevato per quello che riguarda gli studi giuridici compiuti” e non offre neppure “ferma indipendenza di giudizio”. Ora Manzione si appresta a lavorare al ministero guidato dalla renziana Bonetti, senza neppure l’obbligo del fuori ruolo.
P. s. Proprio la ministra per le Pari opportunità , che dovrebbe essere più attenta della media alla parità di genere anche nel linguaggio, nella lettera al presidente Patroni Griffi declina al maschile il titolo di Antonella Manzione, la chiama “Il Consigliere”.
(da “NextQuotdiano”)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
LA POLEMICA SULLE PRIORITA’ AL MONDO DELL’INFORMAZIONE
Enrico Mentana, che di giornalisti e giornalismo ne sa, si schiera per il “no”. Dalla parte di quelli che dicono che la categoria dei giornalisti non è tra quelle che devono avere la priorità per aver accesso al vaccino. O almeno: non lo devono avere prima degli anziani o delle persone in difficoltà .
La polemica è scoppiata ieri, un po’ sui social, un po’ nella categoria. Sui social ad accendere la miccia è stata Selvaggia Lucarelli che si è scontrata con la giornalista di Focus Margherita Fronte.
La prima (a modo suo) a favore, la seconda contro. Ma comunque, la richieste dell’Ordine c’è, e in qualche regione è stata anche accolta.
Come in Sicilia, dove i giornalisti possono vaccinarsi, o in Molise, regione in cui 200 cronisti su 700 hanno avuto l’accesso alla vaccinazione.
La domanda è: i giornalisti sono a rischio? La risposta, la più sensata, è che (semmai) lo sono solo quelli che lavorano “in corsia”. Glia altri (forse) no. In questo dibattito si è inserito anche il direttore del Tg La7, che su Facebook ha scritto:
“Mi vergogno mentre leggo che c’è chi ha chiesto di inserire i giornalisti tra le categorie con precedenza vaccinale. Ancora gran parte degli anziani deve ricevere la prima dose, il presidente della Repubblica ha atteso il suo turno settanta giorni, e noi dovremmo accodarci alla congrega dei salta file che raccontiamo e denunciamo ogni giorno? Un po’ di coerenza, un po’ di dignità . O altrimenti chiediamo scusa a Schettino”
E poi in un commento ha specificato che queste frasi si riferiscono a una nota del presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna, in cui si legge:
Con molta discrezione, nonostante le sollecitazioni da alcuni territori, abbiamo atteso valutazioni sulle priorità nelle vaccinazioni, ritenendo che non si potesse parlare di noi se non dopo aver concluso la fase riguardante i medici e la tutela del sistema scolastico.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
UN MISTO TRA EX MILITANTI DI CASAPOUND E ULTRAS DA STADIO CHE INCITANO A PICCHIARE GLI IMMIGRATI
Paolo Berizzi ieri su Repubblica ha raccontato il fenomeno dei Vicenza blackflag, ragazzini che il
giornalista chiama “picchiatori in erba”. Perchè tramite la pagina Instagram, ora oscurata, Solidea Ardita, invitavano a picchiare gli “allogeni”, e i “tutori progressisti”. Ovvero gli immigrati e chi li protegge. In pratica organizzavano delle vere e proprie ronde:
“Noi non siamo i ragazzi della parrocchia, non siamo i boy scout e non siamo timidi borghesi che invocano le soluzioni di comodo. Noi non chiamiamo la polizia e non telefoniamo ai telegionali per i servizi anti-degrado. Noi vi veniamo a prendere, e cacciamo voi e i vostri tutori che ripetono continuamente che andrà tutto bene mentre la nostra civiltà alleva le serpi in seno”
Su Instagram era apparsa la foto con lo striscione dei Vicenza blackflag che recitava in maniera inequivocabile: “Contro le baby gang sei solo tu e la tua crew”. La crew è la nuova “ronda”. Che deve vigilare contro le baby gang degli immigrati, passando anche alle mani. Una vera e propria giustizia privata.
Ma da dove arriva? Berizzi racconta che sulla pagina di Solidea Ardita oscurata c’erano foto di manifestazioni di Casapound: il legame con le tartarughe e con Forza Nuova sarebbe confermato anche da chi a Vicenza spiega che tra i Blackflag ci sono proprio ex militanti di Casapound.
Ma anche la componente degli ultras vicentini è presente; non a caso i ragazzi della crew si vestono proprio come loro: jeans, giubbino nero, accessori dello stesso colore, comprese le mascherine. E il fenomeno riguarda ragazzi sempre più giovani: i rondisti hanno tra i 18 e i 25 anni e si ispirano anche a gruppi analoghi sorti negli altri paesi europei:
«Vi veniamo a prendere», è la minaccia rivolta ai nemici. Dice il consigliere comunale di centrosinistra Sandro Pupillo: «Dimostrazioni intimidatorie e linguaggio intriso di violenza e di razzismo sono intollerabili. Questi gruppi vanno isolati».
Il modello a cui guardano i nuovi giovani rondisti è importato da Germania e Francia
Ma nel nord Italia le ronde non sono apparse oggi: basti pensare alle ronde padane dei primi anni 2000, quelle della Lega.
(da agenzie
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
“LA QUESTIONE AMBIENTALE RIGUARDA IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI, SARA’ LA POLITICA DEL FUTURO”
Il sindaco di Milano Beppe Sala ha deciso: “Aderisco ai Verdi europei”.
In un’intervista a Repubblica spiega: “La questione ambientale riguarda il nostro presente e il futuro dei nostri figli. Come cittadino e come sindaco sono sempre più convinto che il miglioramento delle politiche pubbliche parta dalle strategie di sviluppo delle città . E miglioramento per me significa puntare con coraggio e decisione su sviluppo sostenibile e avanguardia ambientale”.
Interpellato sulle vicende dem, per Sala il Pd sta pagando la “scelta di dare troppo spazio, da troppi anni, alle correnti”.
“Per me aderire ai Verdi Europei significa, prima di tutto, fare meglio il sindaco di Milano. E rendere Milano una città sempre più protagonista nello scenario internazionale”, aggiunge.
E sul rapporto con il Pd spiega: “Nella mia esperienza personale da sindaco, l’interlocuzione con il Partito democratico è stata sempre positiva e leale. Il Pd milanese è tra i più solidi d’Italia e vanta rappresentanti e militanti competenti e appassionati. In molti territori e amministrazioni locali il partito è forte ed efficiente. Ora però il Pd nazionale sta attraversando un momento difficile e io non avrei propriamente il diritto di dire la mia da ‘interno’, perchè non lo sono, ma Zingaretti paga la scelta del Pd di dare troppo spazio, da troppi anni, alle correnti. Spero che questo momento possa essere superato presto e aggiungo solo che seguirò con interesse l’assemblea nazionale”
Su Enrico Letta alla segreteria, Sala confida: “Enrico è un amico e un suo ruolo attivo in questa fase non potrebbe che farmi piacere, ma, ripeto, non sta a me giudicare la discussione interna al Pd”.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
IL DECRETO NON E’ STATO ANCORA EMANATO… IL SOLITO COMPROMESSO TRA RIGORISTI E APERTURISTI
Stanno emergendo le prime certezze su quello che sarà il quadro normativo anti Covid delle
prossime settimane: dal 3 al 5 aprile tutta Italia sarà in zona rossa, compresi quindi i giorni di Pasqua e Pasquetta.
La decisione è emersa dalla riunione in corso stamattina, 12 marzo, tra presidenti di Regione, Enti locali e i ministri Roberto Speranza e Mariastella Gelmini. Tutta Italia «eccetto le zone bianche», avrebbe precisato il ministro della Salute. Inoltre, Speranza ha comunicato che nelle prossime settimane, dal 15 marzo al 6 aprile, le zone gialle diventeranno automaticamente arancioni.
Confermato anche l’ingresso più tempestivo e diretto in area rossa: tutte le regioni che hanno incidenza settimanale superiore a 250 casi su 100 mila verranno inserite nell’area con le misure più severe attraverso lo strumento delle ordinanze del Ministro della Salute.
Il monitoraggio è già stato consegnato ieri nelle mani dell’esecutivo, e più tardi si rifiniranno i dettagli dei provvedimenti nel decisivo Consiglio dei ministri, convocato dopo la riunione di stamattina e presieduto dal presidente del Consiglio Mario Draghi.
«La diffusione del virus in questa fase è decisamente più veloce a causa dell’impatto delle varianti e questo rende condivisibili le scelte che il Governo si appresta a fare con un decreto legge dettato dalla situazione epidemiologica», ha commentato Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni. All’incontro erano presenti anche il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, il capo del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli e il coordinatore del Cts Agostino Miozzo.
Mini lockdown di Pasqua
Il nuovo provvedimento del governo dovrebbe riproporre quindi il modello delle feste blindate, già sperimentato a Natale e Capodanno 2020: l’esecutivo deciderà quasi certamente per dei mini lockdown nei giorni di Pasqua, Pasquetta compresa. Misure che, nello specifico, potrebbero tradursi nella chiusura dei ristoranti, nel divieto di spostamento — salvo motivi di lavoro, salute e urgenza — e in un numero massimo di persone non conviventi da poter invitare in casa.
Stop area gialla
Già da settimane gli esperti si dicono scettici sull’efficacia della zona gialla nella gestione dell’epidemia, ormai in balia delle varianti del Sars-Cov-2. Superare l’area gialla rispetto al diffondersi della variante inglese. Il Comitato tecnico scientifico ha avanzato l’ipotesi di far passare in arancione tutte le regioni ancora in area gialla, così da gestire al meglio il periodo oggetto del prossimo Dl. Ipotesi avallata dallo stesso ministro della Salute.
Misure più rigide dal 15 marzo
Se questo quadro dovesse essere confermato, potrebbe non essere necessario inserire nel provvedimento una stretta ad hoc per i weekend, che negli ultimi giorni ha spaccato la maggioranza tra una componente rigorista (Pd e M5s) e una contraria a ulteriori chiusure (Lega su tutti). Con la tutte le Regioni in rosso e arancione, misure più rigide entreranno direttamente in vigore da lunedì 15 marzo in larga parte del Paese.
Spostamenti
Nelle Regioni arancioni — e in tutta Italia nei giorni 3, 4 e 5 aprile (comprese quindi Pasqua e Pasquetta, ndr) — «è consentito, in ambito comunale, lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno», tra le 5 e le 22, «e nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone esercitino la responsabilità genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi».
Nessuno spostamento, invece, è consentito nelle zone rosse — con le solite eccezioni per casi di necessità e lavoro. Probabile la proroga del divieto di spostamento tra Regioni fino a dopo Pasqua: attualmente il divieto è previsto in vigore fino al 27 marzo.
La chiusura dei parchi e il nodo della scuola
In discussione l’opzione di sospendere la didattica in presenza nelle scuole a partire dalla zona arancione, oltre alla chiusura dei parchi in chiave anti-assembramento.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO IL RITIRO DEL LOTTO DEL VACCINO E’ SCOPPIATO IL PANICO
ABV2856, è il numero del lotto di vaccino AstraZeneca anti-Covid che l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha ritirato in via precauzionale dopo la segnalazione di alcuni eventi avversi nel nostro territorio.
Ed è anche la sequenza di lettere e numeri che ieri ha gettato nel panico le persone — 1.512.000 in Italia — che hanno già ricevuto il siero di Oxford dall’inizio della campagna vaccinale: perlopiù insegnanti, forze dell’ordine e altre categorie a rischio.
Gli eventi avversi a cui ha fatto riferimento l’Aifa sono due morti registrate in Sicilia cronologicamente dopo la somministrazione del vaccino, ma l’agenzia ha specificato che “al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi” e che “sta effettuando tutte le verifiche del caso”.
Intanto la Danimarca aveva sospeso temporaneamente e in via precauzionale la somministrazione di un altro lotto del vaccino prodotto dall’azienda anglo-svedese dopo la segnalazione di gravi casi di coaguli nel sangue in alcuni pazienti.
“Dobbiamo continuare a credere nel valore di questi vaccini, il rapporto fra il beneficio e il rischio resta favorevole. Bisogna considerare questi eventi con molta tranquillità e credere nella validità della campagna di profilassi. Il preparato di AstraZeneca è capace di prevenire la malattia e gli effetti gravi” ha dichiarato il direttore dell’Agenzia del farmaco Nicola Magrini.
Dalla Gran Bretagna intanto arriva un dato: su 10 milioni di dosi somministrate sono stati registrati solo 22mila controindicazioni. Ma sia l’Ema che l’Aifa raccomandano prudenza “fino a quando avremo elementi certi per escludere o confermare il nesso causale con gli episodi verificatisi”: un’attesa che, però, genera panico e sconforto.
Lo riportano le cronache locali: coloro che stanno avvertendo i sintomi come febbre o dolori intramuscolari temono che non si tratti solo di una reazione normale e passeggera.
Come denuncia Repubblica, le persone che hanno già preso una dose vogliono essere rassicurate prima di ricevere la seconda, e chi è prenotato per AstraZeneca ora vuole ricevere il vaccino Pfizer o Moderna, o piuttosto non immunizzarsi affatto.
In molti protestano perchè, dopo aver superato le resistenze legate ai dubbi su potenziali effetti collaterali, sentono che la fiducia riposta nel vaccino è stata tradita. I medici e le Asl, presi d’assalto dalle richieste di chiarimento, raccomandano ai pazienti che hanno già ricevuto il siero AstraZeneca di non fare nulla in assenza di sintomi. Ma bloccare l’ondata di panico non sarà facile nè per gli addetti ai lavori nè per le autorità governative che portano avanti la campagna.
Ieri, subito dopo la notizia del ritiro del lotto incriminato, il premier Mario Draghi ha diffuso un messaggio. “Da un colloquio telefonico con Ursula Von der Leyen è emerso che non c’è alcuna evidenza di un nesso tra i casi di trombosi registrati in Europa e la somministrazione del vaccino Astrazeneca”, hanno riferito fonti di Palazzo Chigi.
(da TPI)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
NEL PRIMO TRIMESTRE SARANNO 30 MILIONI DI DOSI, UN TERZO DEGLI OBBLIGHI CONTRATTUALI
AstraZeneca ha annunciato un ulteriore taglio alla fornitura di dosi nell’Ue: nel primo trimestre
saranno 30 milioni dosi, un terzo degli obblighi contrattuali e il 25% in meno rispetto agli impegni presi il mese scorso. Lo riporta la Reuters.
Secondo gli ultimi dati forniti a Bruxelles, l’azienda farmaceutica prevede di fornire 30,1 milioni entro la fine marzo e altri 20 milioni ad aprile. Il 25 febbraio, il Ceo di AstraZeneca, Pascal Soriot, aveva annunciato in commissione al Parlamento europeo che la società avrebbe tentato di fornire 40 milioni di dosi entro la fine di marzo.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
“NON CERCO L’UNANIMITA’, MA LA VERITA'”
Volato a Roma da Parigi ieri sera, oggi Enrico Letta ha sciolto la riserva e ha accettato di prendere le redini del Partito democratico.
Un incarico che l’Assemblea nazionale dovrebbe riconoscergli ufficialmente domenica 14 marzo. Negli ultimi giorni l’ex premier ed ex vicesegretario Pd ha ricevuto anche l’endorsement di Nicola Zingaretti che si è dimesso improvvisamente il 4 marzo in polemica con il proprio partito, «ostaggio» delle correnti. «Lo faccio per amore per la politica, passione per i valori democratici», ha dichiarato in un video Letta in cui ha ringraziato il suo predecessore.
L’appuntamento è a domenica, per il voto. «Parlerò all’assemblea — dichiara Letta -. Chiedo a tutti coloro che domenica voteranno di ascoltare la mia parola e votare sulla base delle mie parole, sapendo che non cerco l’unanimità , ma la verità ».
L’endorsement di Zingaretti
«È la soluzione più forte e autorevole — ha scritto l’ex segretario su Facebook in riferimento a Letta -. La migliore garanzia per un rilancio della nostra sfida di grande partito popolare, vicino alle persone e non alle polemiche. Promotore di un progetto per l’Italia e l’Europa e baricentro di qualsiasi alternativa alle destre». Inviso agli ex renziani, a partire da Base riformista guidata da Lorenzo Guerini, Letta può fare affidamento non soltanto sulla maggioranza zingarettiana del partito, ma anche su altri “big”, come Dario Franceschini e Paolo Gentiloni.
Il rilancio del Pd e il bivio M5s
La missione di Letta, che lascerà il suo incarico come direttore della Scuola di Affari internazionali di Sciences Po in Francia, è rilanciare un Pd ostaggio delle tensioni tra correnti interne, riportandolo a essere un partito a vocazione maggioritaria. Per farlo, dovrà decidere se continuare nel solco dell’alleanza con i 5 stelle fortemente voluta da Zingaretti, oppure tracciare una strada diversa. L’unica condizione che Letta ha posto, prima di sciogliere la riserva, è di rimanere in carica fino al termine previsto dal mandato nel 2023 e di essere votato dall’Assemblea nazionale che si terrà domenica, costringendo le varie correnti a rinunciare al congresso e alle primarie anticipate.
Il ritorno al Nazareno da Sciences Po
Per Letta si tratta di un ritorno a casa. Nonostante diriga la Scuola di affari internazionali di Science Po, l’Istituto di studi politici di Parigi, Letta vive tra la capitale francese e la sua casa a Testaccio, quartiere di Roma. Anche se ha ufficialmente lasciato la politica dopo essere stato “spodestato” dal suo ex alleato di partito Matteo Renzi, che gli è succeduto come primo ministro nel febbraio 2014, Letta non ha mai lasciato il Partito democratico, commentando le vicende del centrosinistra italiano da bordo campo senza mai essere direttamente coinvolto negli affari del partito.
(da Open)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
PER L’ITALIA E’ GIA’ STORIA: NESSUN TEAM AZZURRO HA MAI VINTO DUE GARE
Luna Rossa fantastica nella terza regata della 36 ª America’s Cup ad Auckland, poi punita nella
quarta in una delle sfide più incerte di sempre: dopo la seconda giornata il punteggio è di 2-2.
Per l’Italia è comunque una giornata storica: mai una nostra imbarcazione aveva vinto due regate in un’America’s Cup, l’unico punto era arrivato nel 1992 con Il Moro di Venezia contro America 3 che vinse 4-1.
Dopo una partenza felice rispetto a New Zealand, Luna Rossa ha comandato i sei lati del percorso, vincendo con 37” secondi di vantaggio e portandosi sul 2-1 (altra situazione mai vissuta in 170 anni di storia). La regata era stata preceduta dai timori di non poter regatare per il vento troppo lieve, le due barche sono riuscite a uscire al largo, hanno cominciato il duello della pre-partenza, ma la giuria ha fermato le operazioni rinviando lo start alle 16,23 (le 4,23 italiane): una barca di spettatori, tra le centinaia radunate per creare uno stadio sul mare, aveva invaso il boundary, il confine del campo di regata.
A quel punto Luna Rossa e New Zealand sono riuscite a sfidarsi, ma una manovra troppo anticipata di Te Rehutai ha permesso a Sibello & C. di infilare l’area di partenza in posizione favorevole, rispondere alle mosse degli avversari e incrementare un vantaggio diventato presto incolmabile.
Dieci secondi al primo gate, poi 13, diventati 27 in un lato in cui Luna Rossa ha deciso di marcare New Zealand, per entrare in una fase di gestione del vantaggio e dei venti che ha portata la barca italiana con 38 secondi al traguardo. “Abbiamo fatto la nostra regata pulita” ha commentato Francesco Bruni, uno dei due timonieri di Luna Rossa, “abbiamo visto che i nostri rivali recuperare, ma siamo rimasti calmi e seguito la nostra strada”.
Un’altra storia nella quarta regata
La situazione si è rovesciata nella quarta regata. I neozelandesi sono sembrati in anticipo rispetto alla linea di partenza, Luna Rossa ha virato sulla destra navigando parallela agli avversari nel primo tratto, ma i deboli venti al largo del campo di regata E, quello più lontano dalla terraferma, hanno inesorabilmente lanciato New Zealand che è riuscita a prendersi il lato sinistro più ricco di vento. Luna Rossa ha cercato di ingaggiare duelli nel primo dei sei lati, scoprendo con sorpresa che Te Rehutai condotta da Peter Burling ha seguito rotte sue, senza rispondere con marcature alle mosse dei due timonieri Bruni e Spithill. A un certo punto entrambi i foil di Luna Rossa si sono ritrovati in acqua, con l’imbarcazione costretta a rifare il cosiddetto takeoff, il decollo sulle “ali”, una situazione di difficoltà per Luna Rossa che si era invece dimostrata imprendibile nella regata precedente.ùù
Al di là del vantaggio che si è fatto incolmabile – dai 9 secondi del primo gate si è passati a 34, poi 48 per arrivare ai 58 finali di ritardo – il team Luna Rossa ha scoperto cose nuove che smentiscono completamente le previsioni della vigilia.
Se nei giorni che precedevano l’America’s Cup si parlava di una velocità impressionante della barca neozelandese, quel che ha colpito di più è stata la capacità di cavalcare venti deboli come quelli delle race 4 nel gofo di Hauraki. Condizioni che dovevano invece favorire Luna Rossa. in questo quadro di grande incertezza si attende la terza giornata di regate, nella notte italiana tra venerdì e sabato. Ma per la vela italiana è comunque una giornata di festa.
(da agenzie)
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