Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
CRESCE L’INSOFFERENZA DI GIORGETTI E ZAIA VERSO UN LEADER IN CADUTA LIBERA CHE HA PERSO CREDIBILITA’
Un Giancarlo Giorgetti sempre più insofferente nei confronti di Matteo Salvini. Sarebbe questo, secondo le indiscrezioni delle ultime ore, l’ambiente che si respira in casa Lega.
Secondo un retroscena di Repubblica, il ministro dello Sviluppo Economico non avrebbe affatto gradito il tentativo di Salvini di costruire un asse in Europa con la Polonia e l’Ungheria di Orban. Da tempo, infatti, Giorgetti guida il fronte del Carroccio che preme per una svolta europeista.
Da ministro, lo stesso Giorgetti sta provando a tessere una tela con le aziende francesi e tedesche. Un disegno che rischia di disfarsi se il suo partito viene percepito nuovamente come sovranista e dunque inaffidabile a livello europeo.
Per queste ragioni Giorgetti, che aveva guardato con fiducia all’apparente svolta europeista di Salvini nei primi giorni del Governo Draghi, ora è preoccupato per questo rigurgiti sovranisti del suo leader.
Ma non c’è solo la questione Europa ad agitare le acque nella Lega. Anche le ultime uscite di Salvini sulle riaperture, le sue critiche a Speranza e indirettamente anche alla linea rigorista di Draghi, non sono piaciute a una fetta consistente del suo partito. Anche i governatori leghisti del Nord, da Zaia a Fedriga, ritengono infatti che in questa fase sia necessaria la massima prudenza.
Più in generale, l’idea di una Lega di governo ma anche di lotta, che sta nell’esecutivo ma lo critica, non sembra essere apprezzata da diversi big del partito, che ora cominciano a mettere in questione la strategia complessiva adottata da Salvini e si chiedono se sia opportuno, con i contagi ancora così alti, premere sulla questione delle riaperture.
(da TPI)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
LA LEGA NON MOLLA LA DELEGA SUI SERVIZI FORSE PERCHE’ HA PAURA CHE EMERGA QUALCOSA SULLE SPIE RUSSE?
Meloni vs Salvini. 
Quella della presidenza del Copasir è una questione che sta facendo discutere i due alleati sovranisti da un bel po’, da quando il governo ha giurato.
E da quando centrodestra si è spaccato, tra chi ha deciso di far parte dell’esecutivo di Mario Draghi, e chi invece ha declinato l’invito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Stiamo parlando di Lega e Fratelli d’Italia: i primi in maggioranza, i secondi all’opposizione.
A cui – si sa – spettano alcuni ruoli, prima fra tutte la presidenza del Copasir, il comitato di sicurezza parlamentare della Repubblica. Che oggi (e dal 2019), è in capo a Raffaele Volpi, esponente della Lega.
Oggi Salvini è al governo, e all’opposizione c’è Meloni. Che rivendica la sua “poltrona”, e soprattutto critica duramente la decisione del Copasir di non riunirsi per 70 giorni, e che i maliziosi dicono sia stata presa appositamente per non poter sciogliere il Comitato.
E questo, in cuor suo lo pensa anche la leader di Fratelli d’Italia, che in un’intervista a La Stampa si è sfogata contro Matteo Salvini.
I due, che sembrano alleati forti (e a volte anche amici), ora invece si stanno scontrando a viso aperto. Con Meloni che chiede pubblicamente ciò che le spetterebbe, Salvini che non risponde e che inizia a pensare al suo forte sovranista senza la donna.
Oggi così a La Stampa:
È intollerabile che il Copasir non si riunisca e si cerchi di bypassare le regole. Non ci sono dubbi che il Copasir spetti all’opposizione e non è una questione di poltrone. Questo diventa un precedente pericolosissimo. Il problema che oggi è mio, domani è di tutti. Questo è un problema che riguarda le più alte cariche, come abbiamo sempre segnalato, anche il Capo dello Stato. I presidenti delle Camere farebbero poi una figura peggiore se si comportassero in maniera pilatesca. La legge è molto chiara.”
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
HANNO FATTO LA FINE DI TUTTE LE BALLE CHE RACCONTA OGNI GIORNO
La fortuna di Salvini è che in Italia uno è libero di dire qualsiasi fesseria, tanto la gente se la dimentica subito.
Così il comunista padano nemico dei napoletani e del meridione è diventato il sovranista che sbandiera quel tricolore con il quale il suo capo di una volta tra gli applausi leghisti diceva di volersi pulire il culo.
Poi l’anti-europeista che si è messo a fare (senza crederci nemmeno lui) il finto-europeista e il famoso apriamo tutto, chiudiamo tutto. Poi no alla mascherina, poi va bene la mascherina.
Ora viene in mente che poco più dei un mese fa (mentre svolgeva il ruolo di esponente della maggioranza che fa opposizione nello stesso tempo) Salvini si era messo a fare il commesso viaggiatore di Sputnik e più in generale di tutti i vaccini per recuperare i ritardi sulle forniture.
Così dopo aver incontrato le autorità di San Marino aveva detto: “Devo aspettare altri tre mesi per avere quello che Bruxelles aveva promesso? No, mi muovo prima”.
E ancora: “Personalmente sto cercando di allacciare rapporti utili con altri paesi come Israele e India e penso alla produzione italiana, bisogna fare in fretta”, ha aggiunto.
Il vaccino russo? “Per me può essere prodotto ovunque, basta che funzioni e arrivi presto”.
E il 26 febbraio aveva detto: ““San Marino (oggi ho contattato ministri, parlamentari e amministratori locali) ha cominciato a curare la popolazione coi vaccini comprati in Russia, e andrà avanti coi vaccini comprati in Israele. Visto che l’Europa non manda quanto promesso, sarebbe giusto che anche il governo italiano, in attesa di avviare una auspicata produzione nazionale, cercasse all’estero quello che serve per combattere il Covid: la salute dei cittadini non ammette altri ritardi, sprechi o errori”.
Dopo un mese e più da quelle dichiarazioni alcune domande sono necessarie: i viaggi e gli incontri di Salvini con San Marino per favorire l’arrivo dei vaccini Sputnik che risultati hanno dato? I suoi sbandierati contatti con Israele e India per far arrivare vaccini in Italia cosa hanno prodotto
Dove sono i vaccini di Netanyahu e dove quelli indiani?
Era solo becera propaganda.
(da NextQuotidiano”)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
L’EDITORIALE DEL DIRETTORE SENALDI, ANCORA A PIEDE LIBERO, GETTA BENZINA SOVRANISTA SUL FUOCO
Ieri Libero ha pubblicato un editoriale firmato da Pietro Senaldi in cui il ministro
della Salute Roberto Speranza è stato definito “allegro becchino”, ma anche “carceriere” e “uccellaccio del malaugurio”. Pochi giorni fa quattro persone sono state indagate per aver minacciato il ministro e la sua famiglia di morte.
Senaldi, direttore di Libero, scrive:
“L’allegro becchino. Il ministro della Salute ha annunciato, felice come una Pasqua, che non sa quando l’Italia potrà riaprire. Con un pelo di sadismo, dalle colonne del Corriere della Sera, Speranza ha tenuto a far sapere ai cittadini reclusi e agli imprenditori rovinati dalle serrate che lui prende le sue decisioni «con animo sereno». Imporre sacrifici agli altri non toglie il sonno al carceriere, che rimprovera a Salvini di «soffiare sulle inquietudini di chi soffre», espressione che, quando non erano al governo, i comunisti come il leader di Liberi e Uguali traducevano con «dare voce agli oppressi»
E alla fine dell’editoriale Senaldi si chiede come mai Draghi non lo abbia sostituito, definendo “ossimoro” il cognome del ministro che etichetta invece come uccello del malaugurio. L’articolo è stato biasimato sui social, molti gli inviti al ministro Speranza di sporgere querela .
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
IN SPREGIO ALLA LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI IL MATERIALE ERA STATO DEPOSITATO E RESO ACCESSIBILE… IL MAGISTRATO CHE LE HA AUTORIZZATE ORA E’ IN PERU’
In Italia, dal primo settembre del 2020, è in vigore una legge molto severa sulle intercettazioni. Quella messa a punto dall’ex Guardasigilli Andrea Orlando e alla fine varata dal suo successore Alfonso Bonafede. È una legge che impone ai pm di trascrivere solo le intercettazioni effettivamente rilevanti.
Le altre invece devono finire in un armadio blindato le cui chiavi sono in mano al procuratore. Nessuno può conoscerle, né tantomeno pubblicarle. Sono stati i procuratori a chiedere che questa legge fosse applicata solo alle nuove inchieste partite dopo settembre 2020, e non a quelle già in corso.
Ma lo spirito della nuova legge – di cui si è discusso per tre anni – dovrebbe obbligare ugualmente i magistrati a un uso attento e mirato delle intercettazioni, soprattutto in vista di una possibile diffusione.
Stupisce, proprio per lo spirito di questa legge, quanto è avvenuto a Trapani. Dove non solo la procura – e vedremo quando e per quanto tempo – ha intercettato direttamente la giornalista Nancy Porsia, freelance e collaboratrice di Repubblica e dell’Espresso, perfino quando parlava con Alessandra Ballerini, l’avvocata della famiglia Regeni.
Ma indirettamente, perché erano intercettati i loro referenti, ha ascoltato anche altri sei giornalisti: Nello Scavo, Sergio Scandura, Francesca Mannocchi, Antonio Massari, Claudia Di Pasquale e Fausto Biloslavo.
In spregio allo spirito della legge sulle intercettazioni, tutto questo materiale è stato integralmente depositato con la chiusura dell’indagine. Provocando la collera della Federazione nazionale della stampa e dell’Ordine dei giornalisti. Nonché di molti parlamentari che si sono rivolti alla Guardasigilli Marta Cartabia. La quale, a questo punto, ha incaricato i suoi uffici di capire cos’è successo alla procura di Trapani mentre dal 2016 indagava sulla nave Juventa, proprietà di una Ong tedesca, posta sotto sequestro nel porto di Trapani perché accusata di concordare i soccorsi con i trafficanti.
Perché i giornalisti sono stati intercettati? Per quanto tempo? Era necessario farlo? Perché, nel depositare tutto, si è passati sopra la regola dell’effettiva rilevanza degli ascolti? Chi ha sbagliato? È stata la procura a sbagliare prima nell’autorizzare gli ascolti chiesti dalla polizia giudiziaria, addirittura per sei mesi nel caso di Nancy Porsia? E poi a commettere un altro errore nel depositare tutto il materiale senza distinguere tra conversazioni rilevanti e irrilevanti? Sono questi gli interrogativi a cui dovrà rispondere l’inchiesta aperta dalla Guardasigilli Cartabia. Che presto vedrà entrare in scena gli ispettori
Che cosa è successo alla procura di Trapani
Ma proviamo a capire cos’è successo alla procura di Trapani, ufficio di frontiera da sempre associato alla ricerca del latitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. Lì, da maggio dell’anno scorso, è procuratore facente funzioni Maurizio Agnello, ex pubblico ministero a Palermo, dov’era considerato un “dimatteiano”.
Appena qualche giorno fa proprio Agnello ha illustrato alla stampa l’inchiesta sui dati Covid sottodimensionati che ha provocato le dimissioni dell’assessore alla Salute della regione Sicilia Ruggero Razza.
Tant’è che più d’uno nota la singolare coincidenza tra quest’ultima inchiesta e la notizia delle intercettazioni che sono state depositate da più di un mese, ma spuntano fuori proprio adesso di fatto mettendo sul banco degli imputati la procura che ha chiesto gli ascolti.
Agnello è arrivato a Trapani come procuratore aggiunto il 4 febbraio 2019. E da maggio 2020 è anche il procuratore facente funzioni perché lascia l’ufficio il procuratore Alfredo Morvillo, il cognato di Giovanni Falcone. Ovviamente è singolare che il Csm, per un ufficio di frontiera che indaga sul latitante Matteo Messina Denaro, non abbia ancora proceduto alla scelta del capo della procura. Ma tant’è. Agnello è lì. E dovrà rendere conto a via Arenula sull’accaduto.
Un fatto, dalla sua ricostruzione, emerge però già con chiarezza: le tre forze di polizia che indagano sulla Iumenta (squadra mobile di Trapani, il Servizio centrale operativo della polizia di Stato, il suo centro d’eccellenza, e la Capitaneria di porto) hanno chiuso un’informativa finale di 600 pagine e l’hanno consegnata alla Procura di Trapani a giugno del 2020.
In queste carte – secondo quanto sostiene il procuratore – non vi sarebbe stata alcuna traccia di intercettazioni né di Porsia, né di altri colleghi. Tant’è che lo stesso Agnello ne scopre l’esistenza solo adesso.
Per rispettare la chiusura delle indagini a novembre la procura notifica il prossimo deposito delle carte e procede con le traduzioni che richiedono tre mesi. A febbraio il deposito è operativo. Non succede nulla fino alla settimana scorsa quando, subito dopo il caso Covid-Regione, scoppia quello delle intercettazioni dei giornalisti.
A questo punto però bisogna capire chi ha consentito le intercettazioni
Fino all’aprile del 2019, quindi per oltre due anni, sull’inchiesta ha lavorato il pubblico ministero Andrea Tarondo che da quel momento però lascia tutto e parte per il Perù dove lavora a un progetto patrocinato dall’Unione europea.
È stato lui quindi che ha consentito l’intercettazione di Nancy Porsia, nonché la sua proroga per ben sei mesi. Come pm ha chiesto l’ascolto, che un gip ha autorizzato per molto tempo, nonostante Porsia non fosse indagata. Ma oggi la procura dice che nell’udienza stralcio chiederà al gip di distruggere tutte le intercettazioni che non sono rilevanti. Testi che però ormai sono nelle mani degli avvocati.
Non solo. Il problema non è solo la diffusione delle intercettazioni, ma il fatto stesso che i giornalisti direttamente o indirettamente siano stati ascoltati. Questo ha sollevato il caso in Parlamento dove fioccano le interrogazioni e ha spinto Marta Cartabia agli accertamenti. Per capire come sia stato possibile intercettare Porsia per ben sei mesi. E, seppure indirettamente, ascoltare altri sei cronisti.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
LE REGIONI IN ZONA ROSSA O ARANCIONE DA DOMANI… TAMPONE E QUARANTENA PER CHI TORNA DALL’ESTERO
Dopo Pasqua e Pasquetta in zona rossa, torna il sistema dei colori in base ai dati
sulla diffusione del virus. La zona gialla è esclusa a priori fino al 30 aprile (a meno di deroghe in corsa), mentre i colori in vigore da martedì sono stati stabiliti dal monitoraggio di venerdì scorso.
Le regioni in zona rossa e in zona arancione, da martedì
Sono in fascia rossa Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana e Valle d’Aosta. Sono in zona arancione Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Trentino-Alto Adige, Umbria e Veneto. In arancione si può uscire liberamente rimanendo però all’interno del proprio Comune di residenza e riaprono negozi, parrucchieri, centri estetici. Bar e ristoranti rimangono chiusi.
I viaggi e la quarantena per chi rientra dall’estero
Fino al 6 aprile chi torna da un Paese dell’Ue deve rimanere in quarantena per cinque giorni e può uscire soltanto dopo un tampone negativo. Da mercoledì 7 sarà sufficiente il tampone negativo e non si dovrà rimanere in quarantena. Fino al 30 aprile chi torna da un Paese fuori dall’Unione europea, dall’Austria e dal Regno Unito deve rimanere in quarantena per 14 giorni e può uscire soltanto dopo un tampone negativo.
Mercoledì si torna a scuola
Mercoledì tornano in presenza anche in zona rossa gli alunni «delle scuole dell’infanzia, primarie e del primo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado».?Nelle zone rosse gli alunni di seconda e terza media e delle superiori seguono le lezioni con didattica a distanza.?Nelle zone arancioni gli alunni di seconda e terza media seguono le lezioni in presenza. Per gli alunni delle superiori deve essere «garantita l’attività didattica in presenza ad almeno il 50 per cento, e fino a un massimo del 75 per cento».
Vaccino obbligatorio per medici e infermieri
Dal 6 aprile scatta l’obbligo vaccinale per medici, infermieri, farmacisti e tutti gli operatori che svolgono mansioni a contatto con il pubblico.
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
AVEVANO AVUTO CONFERMA VIA SMS DELLA PRENOTAZIONE
Una falla nel sistema di prenotazione è avvenuta anche nel Lazio, una fra le prime
regioni italiane in quanto a popolazione vaccinata
Infatti nel giorno di Pasqua al Policlinico universitario di Tor Vergata, una quarantina di cittadini romani si sono presentati, con tanto di prenotazione ricevuta dal sistema regionale, al centro vaccinale dell’Ospedale intorno alle 15, ma lo hanno trovato inaspettatamente chiuso
Sui telefonini dei cittadini, tre giorni fa, era arrivata via sms la conferma della loro prenotazione, eppure il centro vaccinale era chiuso, gli addetti a casa e nessuna spiegazione ufficiale
Secondo quanto ricevuto come spiegazione dall’Ospedale, la responsabilità sarebbe della Regione Lazio.
Secondo quanto raccontato dai responsabili del centro vaccinale “il REcup regionale ha preso un appuntamento sbagliato perché la domenica pomeriggio siamo chiusi. Quando ci siamo accorti che c’erano dei prenotati abbiamo chiesto al Recup regionale di riprogrammarli”, cosa che evidentemente non e’ avvenuta.
Le persone che oggi non sono state vaccinate – a causa di questa macroscopico errore – dovrebbero esserlo martedì.
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
E’ ACCADUTO DURANTE LA PARTITA CON IL CADICE
Non si sa precisamente cosa sia stato detto, quello che è invece certo è che i
giocatori del Valencia, durante la partita con il Cadice hanno abbandonato il campo e il gioco per l’insulto razzista al loro compagno francese Mouctar Diakhaby
La squadra del Valencia ha deciso di abbandonare il campo al 37esimo. Poi la partita è ripresa circa 15 minuti dopo, quando i calciatori sono rientrati ma senza Diakhaby che è stato sostituito. Il tecnico Javi Gracia ha poi spiegato che “negli spogliatoi ci hanno detto che se non fossimo rientrati ci avrebbero sanzionati”.
“In quel momento, abbiamo parlato con Diakha, di come stava, e lui ci ha detto che non avrebbe giocato, ma ha capito perfettamente che dovevamo continuare a giocare per evitare una possibile sanzione, quindi siamo tornati”. Anche il difensore del Valencia Jose Gaya ha detto alla televisione spagnola dopo la partita: “Lui ci ha detto di essere stato insultato in modo razzista. Siamo tornati a giocare perché ci hanno detto che potevano penalizzarci con tre punti e qualcosa in più. Ci ha chiesto di tornare indietro, è distrutto, è stato un insulto molto brutto”
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
POVERINA, PENSATE SE DOVESSE OGNI TANTO LAVORARE
«Come mi hanno accolta? E chi mai potrebbe accogliermi? Qui non si vede nessuno, c’è il deserto». Antonella Camerana arriva da Milano. È presidente dell’ente benefico Missione Sogni onlus e frequenta Portofino da una vita.
Ha raggiunto il borgo ben prima dei divieti del presidente della Regione Giovanni Toti che hanno imposto la chiusura delle seconde case e ora riflette su questa «calma innaturale» in cui è piombata Portofino, con una piazzetta spettrale, come non era mai accaduto prima.
Quando è arrivata?
«Sono arrivata a Portofino la settimana scorsa da Milano. Qui ho una casa, ho già fatto il vaccino e ho deciso di passare la Pasqua con la mia famiglia. Milano è molto triste in questo periodo, è tutto chiuso».
Anche Portofino.
«sì, me ne sono accorta subito, ma è pur sempre Portofino, c’è il mare e poi la natura».
Ma non è certo come le altre volte.
«Esattamente così. Mi piace molto di più la Portofino normale, amo la gente, i bar aperti, dove incontri gli amici. Anche qui vedere questo vuoto, è molto deprimente. Mi alzo, non vado nemmeno in piazzetta, sto con la mia famiglia, magari vedo un’amica».
Si è sentita ben accolta quando è arrivata?
«Ma da chi? Qui non si vede nessuno. I negozi sono chiusi, come i bar e i ristoranti. Ora sto guardando la piazzetta dalla mia finestra, c’è il deserto, non l’ho mai vista così. È incredibile, non me l’aspettavo, speriamo che questa situazione di emergenza passi al più presto».
Una giornalista economica, Giovanna Faggionato, su Twitter ha spiegato che “su Repubblica si sono dimenticati di dire che la triste villeggiante di Portofino, contessa Antonella Carnelli de Micheli Camerana, fa parte della dinastia famigliare azionista di Exor-Fca. Nicolò Camerana è responsabile sviluppo dell’area Emea di Fca Stellantis”.
(da agenzie)
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