Destra di Popolo.net

DRAGHI: “RIAPERTURE GRADUALI DAL 26 APRILE, CI PRENDIAMO UN RISCHIO RAGIONATO”. MA QUANTE VITTIME CI COSTERA’ NON LO DICE

Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile

PRIMA I RISTORANTI PERCHE’ PARE SIANO LA PRIORITA’ DEGLI ITALIANI CHE MUOIONO DI FAME, POI SCUOLE, PISCINE E PALESTRE… SPOSTAMENTI TRA REGIONI GIALLE VERSO META’ MAGGIO

“Si può guardare al futuro con un prudente ottimismo e con fiducia”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio Mario Draghi, aprendo il suo incontro con i giornalisti.
La conferenza stampa si tiene al termine di una cabina di regia che è durata due ore e mezza e che è servita per un confronto sulla strategia di riaperture.
Significativa la presenza di Roberto Speranza – dopo che di recente al premier si era affiancato il prof. Franco Locatelli – molto criticato dalla Lega. “Ringrazio il ministro Speranza per tutto il lavoro che precede questa decisione e che l’ha permessa” ha rimarcato il premier. “credo che le critiche al ministro Speranza dovessero trovare pace fino dall’inizio, perché erano infondate e ingiustificate, ho già detto che lo stimo e l’ho voluto io”.
Mario Draghi ha detto che dalla cabina di regia è emerso che “si anticipano al 26 aprile l’introduzione della zona gialla”, con un cambiamento rispetto al passato: “si dà precedenza alle attività all’aperto e alle scuole”. Quindi ristorazione a pranzo e a cena all’aperto e presenza a scuola al 100%.
“Oggi il Governo ha preso un rischio, un rischio ragionato, fondato sui dati, che sono in miglioramento. Questo rischio che abbiamo preso e che sicuramente incontra le aspettative dei cittadini però si fonda su una premessa, che quei provvedimenti che governano il comportamento nelle attività riaperte siano osservati scrupolosamente”. Se lo saranno, ci sarà una “probabilità molto bassa” di tornare indietro.
È previsto che “dal 15 di maggio riaprano le piscine all’aperto, dal 1 giugno le attività connesse alle palestre, dal 1 luglio le attività di natura fieristica, ci sono fiere importanti a luglio nel nostro Paese. E’ un percorso che ci consente di gestire una fase di transizione.
Resterà quindi la divisione dell’Italia in fasce di colore giallo, arancione e rosso e a riprendere l’attività dal 26 aprile saranno scuole, ristoranti, teatri e cinema all’aperto. Consentita anche l’attività fisica all’esterno.
Nel corso del suo intervento Draghi ha poi parlato degli spostamenti tra Regioni gialle, specificando che verranno consentiti a breve, mentre per quelli tra zone arancioni e rosse sarà introdotto un “pass“. Un secondo step per le riaperture potrebbe essere fissato il 17 maggio, consentendo la mobilità fra le Regioni.
(da agenzie)

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AL PRANZO PROIBITO IN SARDEGNA C’ERA ANCHE IL PORTAVOCE DEL GOVERNATORE LEGHISTA SOLINAS

Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile

UN BELL’ESEMPIO DI RISPETTO DELLA LEGALITA’

Nuovo capitolo del Sardaragate, il pranzo in barba alle regole anti covid a cui hanno partecipato funzionari regionali, politici e dirigenti. Dopo il nome del comandante regionale del Corpo forestale ora si fa anche quello del portavoce di Solinas
A riportare il particolare è il Fatto che sottolinea come vacilli la versione di Solinas che aveva spiegato di non sapere niente: secondo il quotidiano è improbabile che il presidente della regione non sapesse dove era il suo portavoce.
Solinas aveva paventato provvedimenti contro i partecipanti. “Gli elementi che conosciamo oggi (ieri, ndr) cambiano la questione – ha detto Massimo Zedda – al pranzo di Sardara c’era il portavoce del governatore che aveva dichiarato di non essere parte della comitiva ”. Per l’ex sindaco di Cagliari, “o il presidente è cone è connivente, oppure deve cacciare Esu”.
Al “banchetto” proibito (perché avvenuto mentre la Sardegna si trovava in zona arancione) dei ras della politica e della sanità sarda del 7 aprile scorso alle Nuove Terme di Sardara, era presente anche Mauro Esu, il portavoce del presidente Christian Solinas. Come molto vicini a Solinas sono altri tre commensali scoperti ieri: il dg dell’assessorato agli Enti locali Umberto Oppus, l’ex dg di Abbanoa, Sandro Murtas, e l’amministratore straordinario della provincia di Sassari, Pietrino Fois
“Mentre la Sardegna si preparava alla zona rossa, il comandante regionale del Corpo Forestale partecipava ad un banchetto proibito. Ora il presidente della Regione riferisca in Consiglio regionale sull’ intera vicenda”, chiedevano attraverso un accesso agli atti e una interrogazione in Consiglio Regionale, i consiglieri regionali del Partito Democratico, sollecitando spiegazioni al presidente Solinas sul pranzo organizzato qualche giorno a Sardara (Ca), dove si sarebbero radunate una quarantina di persone tra cui politici, dirigenti e funzionari regionali.
Tra questi anche Antonio Casula, comandante regionale del Corpo Forestale. “La notizia della presenza di Casula lascia a dir poco perplessi – scrivono i consiglieri del PD in una nota -. Mentre il Corpo Forestale è impegnato, con spirito di servizio e sacrificio, nei controlli per il rispetto delle prescrizioni anti-Covid-19, il comandante Casula si ritrovava presente ad un meeting. Riteniamo doveroso che la politica tutta e i rappresentati delle diverse istituzioni e amministrazioni ed enti regionali siano di esempio e – concludono i Dem – che il Presidente riferisca in Aula, rispondendo alla nostra interrogazione e facendo chiarezza sull’accaduto per quanto di sua conoscenza”.
(da La Notizia)

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INTERVISTA A FABIO CICILIANO DEL CTS: “RIAPERTURE? FRUTTO DI UNA SCELTA POLITICA, I DATI NON AIUTANO”

Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile

“80% DI VACCINATI ENTRO L’ANNO? NO, NON CI CREDO”

«Ricordo il senso di impotenza che avevamo davanti ai 900 morti. Qualsiasi soluzione sembrava non avere effetto. Una guerra che non si dimentica». Esperto di medicina delle catastrofi, uomo di Polizia e rappresentante del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano è uno dei primissimi membri del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid in Italia. «Immunità di gregge? Non per il 2021»
Dopo il Benin invaso dall’emergenza Aids, dopo l’esplosione del reattore di Fukushima, dopo l’epidemia di colera ad Haiti e il terremoto in Iran, il dirigente medico della Polizia di Stato Fabio Ciciliano, un anno fa, è corso in Italia per dare aiuto in quella che definisce «la situazione più difficile che abbia mai dovuto gestire». Membro della prima ora del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid-19 del nostro Paese, fu chiamato dall’ex capo della Polizia Gabrielli, ora sottosegretario alla presidenza del Consiglio scelto da Mario Draghi, per far parte del primo gruppo di esperti incaricato di guidare la nave in tempesta.
Esperto in medicina delle catastrofi, per un anno segretario del Comitato, è rimasto tra i componenti anche del nuovo Cts voluto da Draghi, ora in rappresentanza del Dipartimento della Protezione Civile. Oggi, insieme altri altri 10 membri, deciderà da un punto di vista tecnico e scientifico, se le proposte di riaperture di bar, ristoranti, piscine e stadi, avanzate ieri dalle Regioni italiane, potranno essere approvate.
Dottore, cosa succederà oggi?
«Ci vedremo intorno alle 14 per l’analisi dei dati forniti dalla Cabina di Regia e lì, nel caso in cui il protocollo delle Regioni arriverà sul nostro tavolo, si discuterà. Il punto di partenza ovviamente saranno i dati che l’Istituto superiore di sanità ci fornirà».
Bene, ma perché questa decisione da prendere? Ci si aspettano dati incoraggianti?
«Non credo. Quella di fronte a cui ci troviamo è un’evidente esigenza politica. E non le nascondo che questo ogni volta mi provoca un certo imbarazzo. Non mi sono mai posto nella posizione di dover decidere tra le due ale, rigorista o aperturista. Il dato di fatto più pericoloso è che si sta registrando un’assuefazione al rischio. Questo perché l’idea di dover sopravvivere con il poco che è rimasto ancora per molto tempo spaventa troppo la popolazione
Considerazioni condivisibili, ma sicuramente non di tipo strettamente tecnico. Che tipo di decisione è quella di oggi, scientifica o politica?
«Il confine a questo punto è sottile ma deve essere mantenuto saldo. Come tecnici siamo chiamati ad esprimerci sulla base della situazione epidemiologica e su null’altro. Chiaro è che il dialogo con la politica non può non esserci. Ricordo che la decisione ultima spetta al governo».
Ma l’analisi del Cts è tra le più attese. Ci avviamo a riaperture graduali di molte attività e spazi sociali. Da tecnico, possiamo effettivamente permettercelo?
«L’anno scorso abbiamo cominciato a riaprire il 3 maggio con la selvicoltura e l’edilizia dopo un periodo di chiusura totale per poi a fine mese riaprire le attività economiche. Lo abbiamo fatto con numeri e dati epidemiologici completamente abbattuti. La scelta politica nella seconda ondata è stata invece quella di sostenere le difficoltà del Paese con la conseguenza di misure di contenimento più larghe e una maggiore diffusione del virus. In tutto ciò l’arrivo delle varianti non ha aiutato, l’impatto è ancora forte, con un virus di fatto molto più potente nella capacità di diffondersi. L’unico modo per fermare la circolazione è evitare il più possibile il contatto tra le persone».
Ma si riapre
«Un’obiezione sensata ma come detto prima: le decisioni sono politiche».
Green pass vaccinale per stadi e cinema? Tamponi all’entrata dei ristoranti? Verso cosa è più fattibile orientarsi per le operazioni di controllo?
«Attualmente non credo nel green pass, il numero di vaccinati è troppo basso. C’è un fondamento etico che questa misura andrebbe a minare diventando un possibile strumento di discriminazione. Una soluzione di questo tipo potrei immaginarla alla fine della campagna vaccinale, quando tutti in egual modo hanno avuto possibilità di accesso all’immunizzazione dal virus. Ora no. Sul fronte dei tamponi è più l’infattibilità che mi preoccupa. Si rischia il tentativo di fuga da una norma poco probabile soprattutto tra i giovani. Il controllo sulla veridicità dei certificati presentati all’entrata sarebbe difficile, così come l’effettuazione dei test al momento. Per questo per ora tutto all’aperto, le temperature stanno per alzarsi e questo è un bene per la circolazione del virus. In ogni caso le riaperture non saranno immediate, si procederà per step. Metteranno sui nostri tavoli delle proposte su come gestire bar, ristoranti, stadi o spettacoli e valuteremo se quel tipo di gestione contribuirà a non mettere ad alto rischio la popolazione. Da lì ad essere ascoltati ci sarà altra strada da fare. Lo abbiamo visto la scorsa estate con le discoteche sulla cui riapertura siamo stati contrari fin dall’inizio».
Discoteche giustamente no, stadi a quanto pare sì. C’entra la politica anche qui?
«Non abbiamo ancora formalmente deciso nulla. Ma la proposta che ci arriva dall’Ufficio dello sport non può non essere non valutata. Sul criterio da seguire esiste un algoritmo fatto dall’Oms per la gestione degli eventi con grande affollamento di pubblico che abbiamo utilizzato più volte. Per esempio nei protocolli degli internazionali di tennis in Italia, che ai tempi ci sembrò una decisione a rischio troppo alto. Dopodiché spetta al decisore politico capire cosa fare. 18.000 persone che si aggregano per arrivare allo stadio costituiscono un rischio. Per questo non credo che gli stadi riapriranno, o che lo sport in generale possa riaprire. Si apre lo stadio Olimpico esclusivamente per le quattro partite degli Europei e poi si vedrà. Per gli spettacoli la valutazione sarà simile. Il ministro Franceschini ci ha giustamente presentato la sua proposta. Per la valutazione ci baseremo anche sui risultati degli esperimenti effettuati in altri Paesi europei come Olanda e Barcellona in occasione di concerti o eventi sportivi realizzati ad hoc. Potrebbero esserci utile a capire l’entità effettiva del rischio».
A proposito di rischio: diverse regioni pare abbiano dati da zona gialla. L’idea è ancora quella di un’arancione nazionale?
«Una regione in zona gialla è una regione in cui il virus circola ancora tantissimo e questo non è chiaro molti. Tant’è vero che come è accaduto più volte in questi mesi, gli indici epidemiologici di un territorio entrato in zona gialla si riducono ma non riescono mai a scendere ulteriormente. Si rialzano puntualmente poco dopo per tornare a quelli da zona arancione».
Questo mette in discussione di nuovo l’idea dei colori regionali.
«Direi della zona gialla come era stata pensata finora. In questo momento l’idea della zona a basso rischio si è indebolita in maniera proporzionale allo scoppio delle varianti. Nel ragionamento sui colori non possiamo dimenticare questo aspetto determinante. Il virus ora è più capace di trasmettersi, da questo punto di vista il giallo non è più stato un colore corrispondente al rischio basso».
Le Regioni chiedono di cambiare i parametri. Ci sono ancora dubbi sulla validità dell’indice Rt e si propone l’introduzione di un nuovo criterio, quello del ritmo delle vaccinazioni. Fattibile?
«Sull’indice Rt in parte siamo d’accordo. Proponiamo che venga calcolato sui ricoveri, sul dato certificato delle persone che occupano i reparti. Un tipo di calcolo più affinato rispetto a quello più generale della popolazione, preso in analisi dall’attuale Rt. Il rappresentante del Cts Ippolito, insieme al consesso per la riorganizzazione degli indicatori, sta lavorando a questa proposta. Sul nuovo indicatore dei vaccini sono favorevole. Importante sarà declinare il criterio di base. Se in base al numero di dosi utilizzate, ricordando che al netto di Johnson & Johnson, per tutti gli altri vaccini approvati c’è la doppia iniezione, o, come sarebbe preferibile, per numero di persone immunizzate».
Mesi fa si è dichiarato convinto che il Paese non avrebbe raggiunto l’immunità di gregge entro l’anno. Con 500mila dosi giornaliere ora Figliuolo la garantisce per settembre. Si è convinto?
«Vorrei dirle qualcosa di diverso ma no. Non credo si possa garantire all’80% della popolazione una completa immunizzazione né entro settembre né entro il 2021. Stiamo vaccinando a passo più spedito e la logistica messa in campo dal generale Figliuolo è senza dubbio puntuale. Fin dai primi mesi di campagna mi sono speso affinché si includesse anche il sistema nazionale di Protezione civile e la componente militare, sono contento che si sia arrivati a capirlo.
I due nodi difficilissimi da sciogliere ora sono quelli dell’arrivo dei vaccini e del livellamento delle regioni. Un elemento, quest’ultimo, che non vedo di risoluzione prossima. Il coordinamento rimarrà frastagliato anche se quello che mi auguro è ovviamente un andamento unitario, che le emergenze richiedono per definizione. E poi c’è uno dei fronti di cui si parla poco e che ad oggi rimane uno dei più pericolosi.
Quale?
La fuga dalle vaccinazioni non per scetticismo ma per “inutilità”. Un fenomeno possibile tra non molti mesi. Quando i più fragili e gli anziani saranno protetti, quando i numeri dei decessi saranno più bassi, quando a vaccinarsi saranno chiamati i più giovani. A quel punto considereranno quasi inutile sottoporsi al vaccino anti Covid. La percezione del rischio potrebbe ulteriormente abbassarsi in un momento da non sottovalutare anche e soprattutto a causa della continua nascita di varianti. Se le future si rivelassero resistenti ai vaccini che abbiamo dovremmo ricominciare da capo».
Cosa ricorda di quella telefonata di Gabrielli che la portò a combattere contro un nemico finora mai affrontato?
«Quello che successe subito dopo. In pochi a gestire protocolli sconosciuti, momenti di completo disorientamento in cui si partiva da zero. Ricordo che il Cts non aveva ancora neanche una mail di riferimento per comunicare. Si dormiva tre ore a notte nella ricerca disperata di bombole di ossigeno, tute, visiere, mascherine. La validazione di quei dispositivi era unicamente a capo del Comitato con dettami molto tecnici che non sempre rientravano nelle nostre competenze. Fondamentale per noi fu il supporto dell’Iss e dell’Inail. Ho le spalle abbastanza larghe ma il momento che farò fatica a dimenticare è quando seduto tra quattro mura cercavo insieme ad altri pochi colleghi soluzioni che potessero impattare in maniera forte ed efficace sul Paese, ma nulla. I numeri continuavano a salire. Il senso di impotenza assoluta davanti al picco degli oltre 900 morti. Una vera e propria guerra. Che non va dimenticata».
(da Open)

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DRAGHI SPOSTA AVANTI LA LANCETTA: “L’80% DEGLI ITALIANI VACCINATI ENTRO L’AUTUNNO”, PECCATO AVESSE DETTO ENTRO L’ESTATE

Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile

SE POI SI RIAPRONO A BREVE RISTORANTI, BAR E SCUOLE PER SEGUIRE LA DEMAGOGIA SOVRANISTA SARA’ ANCORA PEGGIO (COME IN CILE)

“Il governo ritiene che l’obiettivo di vaccinare l’80 per cento della popolazione entro l’autunno sia realizzabile”, scrive il premier Mario Draghi nella sua relazione presentata ieri con il ministro Daniele Franco al consiglio dei ministri che ha approvato il Def e lo scostamento. Ma un mese fa aveva detto entro l’estate, ora siamo passati a dicembre.
Mentre dunque procede la campagna di immunizzazione degli italiani, questa mattina si è tenuta a Palazzo Chigi la cabina di regia sulle riaperture con i ministri Roberto Speranza, Maria Stella Gelmini, Giancarlo Giorgetti, Dario Franceschini, Stefano Patuanelli ed Elena Bonetti, capi delegazione di maggioranza, e il responsabile dell’Istruzione Patrizio Bianchi.
L’ipotesi che si fa strada è quella di prevedere, dove i dati lo consentono, una zona gialla rafforzata già a partire dal 26 aprile, con la possibilità per i ristoranti di restare aperti anche la sera, ma solo con i tavoli all’aperto.
Il coprifuoco, comunque dovrebbe restare alle 22. Inoltre, si è parlato dell’avvio delle scuole superiori in presenza al 100% sempre dal 26 aprile, tranne che in zona rossa. Già attivati i tavoli prefettizi nelle varie città che stanno lavorando per organizzare il Trasporto pubblico locale nei vari territori.
Scuole in presenza dal 26 aprile
In questo modo, quindi, nell’ultimo mese di scuola tornerebbero in presenza tutti gli 8,5 milioni di studenti italiani. Al momento 6,6 milioni frequentano in presenza, circa 2 milioni a distanza. Il decreto legge valido fino al 30 aprile, per la scuola ha previsto che le scuole infanzia, primaria, e il primo anno delle scuole medie siano in presenza in tutto il territorio azionale. Le classi seconde e terze medie sono in presenza al 100% nelle aree arancioni e gialle. Le classi seconde e terze medie in area rossa fanno scuola a distanza. Le superiori sono in Dad al 100% in area rossa; frequentano con percentuali tra il 50 e il 100% in area arancione. “Il 3 maggio devono tornare in classe tutte le studentesse e gli studenti. Mi sembra la logica conseguenza del lavoro avviato nelle scorse settimane” – dice all’Ansa la sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia (M5S).
Ristoranti aperti la sera, ma solo con i tavoli esterni
Il primo segnale per le riaperture potrebbe esserci già 26 aprile, quando si prevede la ripartenza di alcune attività anche in zona rossa. I ristoranti potrebbero rimanere aperti la sera già a partire dalla stessa data, ma solo con i tavoli esterni e dunque il servizio all’aperto. La svolta il primo o il 3 maggio: riapriranno, come già detto, al 100% tutte le scuole di ogni ordine e grado, anche in area rossa, cinema e teatri ritorneranno accessibili al pubblico. Un secondo step per le riaperture potrebbe essere fissato il 17 maggio, consentendo la mobilità fra le Regioni
La ripresa definitiva di ogni attività a inizio giugno. Forse il 7 in coincidenza con la fine delle lezioni in molte regioni. Riapriranno le palestre e le piscine, anche se già a maggio potrebbe aversi un allentamento, a patto che si tratti di corsi individuali o lezioni all’aperto. Chiusi locali notturni e discoteche.
(da agenzie)

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NONOSTANTE LE PROMESSE DEL GENERALE SIAMO SEMPRE A 210.000 DOSI GIORNALIERE

Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile

E’ LA CIFRA DELLE SOMMINISTRAZIONI DI IERI… DA 500.000 A 315.000, MA NON CI SI SCHIODA DAI SOLITI NUMERI… I VACCINATI CON DUE DOSI SONO SOLO 4,2 MILIONI DI ITALIANI DOPO TRE MESI E MEZZO

Stando all’ultimo report del governo sull’andamento della campagna vaccinale in Italia, le somministrazioni giornaliere sono state complessivamente +210.159 (ultimo aggiornamento alle ore 20.50). Un dato che è ancora molto lontano dunque dall’obiettivo previsto dal commissario per l’emergenza Coronavirus Francesco Paolo Figliuolo di 315.000 inoculazioni al giorno, per questa settimana di aprile.
In totale le somministrazioni cominciate a fine dicembre dello scorso anno sono arrivate a quota 14.159.851. Le persone vaccinate – coloro che hanno ricevuto entrambe le dosi di preparato anti-Covid – sono invece 4.209.897.
La distribuzione del vaccino tra le varie categorie che hanno diritto in via prioritaria a ricevere una dose è arrivata a questo punto:
Operatori sanitari e sociosanitari: 3.187.283
Personale non sanitario: 529.930
Ospiti di strutture residenziali: 604.608
Over 80: 4.898.817
Forze armate: 236.338
Personale scolastico: 1.126.714
Altro: 3.576.161
Per quanto riguarda il genere di coloro che hanno ricevuto almeno una dose: 8.270.354 sono donne e 5.889.497 sono uomini. In grande preponderanza è stato somministrato Pfizer (11.836.890), seguito da AstraZeneca (3.986.300) e da Moderna (1.320.400).
Se si guarda alla distribuzione per fascia d’età, la categoria degli over 80 è naturalmente quella che ha ricevuto più dosi, seguita dalla fascia d’età 50-59 anni (1.919.248) e dalla fascia 70-79 anni (1.990.198).
(da Open)

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VILLE AL MARE COME PRIME CASE PER NON PAGARE LE TASSE, DECINE DI PROFESSIONISTI INDAGATI

Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile

IMPRENDITORI, MEDICI, AVVOCATI CON REDDITI ANNUALI A CINQUE E SEI ZERI… DICHIARAVANO IL FALSO PER AVERE AGEVOLAZIONI SULL’IMU E LA TARIFFA RIDOTTA PER L’ENERGIA ELETTRICA, IL DANNO ERARIALE E’ DI 800.000 EURO

Costose Ville al mare fatte passare come prime case con l’evidente tentativo di non pagare le tasse dovute anche se in realtà venivano aperte solo nei weekend quando i proprietari si trasferivano dalla città e addirittura da altre regioni dove effettivamente risiedevano.
È quanto hanno scoperto gli uomini della Guardia di Finanza di Genova nell’ambito di accertamenti sulle proprietà delle ville di vacanze lungo la riviera ligure che hanno portato alla denuncia di decine di professionisti alla Procura di Genova per il reato di falso.
Gli indagati sono tutte persone facoltose, imprenditori e professionisti come medici e avvocati, tutti con redditi annuali a cinque e sei zeri. Secondo le Fiamme Gialle, la pratica era diventata quasi abitudinaria tanto che sono ottanta le persone sono state scoperte e denunciate.
Secondo l’inchiesta si tratta in gran parte di persone che vivono e lavorano stabilmente fuori regioni, in particolare nelle vicine Piemonte e Lombardia, ma anche in Valle d’Aosta ed Emilia Romagna.
Le ville erano sparse tra Sestri Levante, Chiavari, Lavagna e Moneglia dove però i proprietari si recavano solo raramente come nel fine settimana o durante le vacanze estive. Falsamente però gli indagati attestavano di staccarsi dal loro nucleo familiare per beneficiare delle agevolazioni previste ad esempio per Imu, accesso al mutuo per “prima casa e contratti a tariffa ridotta per la fornitura di energia elettrica.
Per incastrarli le Fiamme Gialle hanno incrociando vari dati come i consumi delle abitazioni, il luogo delle prestazioni sanitarie, la città in cui i figli andavano a scuola e il loro luogo di lavoro. Oltre alla denunce contestati indebiti vantaggi fiscali ottenuti per un totale di 800.000 euro.
(da agenzie)

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IL SITO DELLA LEGA CANCELLA LUCA ZAIA

Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE DEL VENETO FA TROPPA CONCORRENZA A SALVINI?

Dal sito ufficiale della Liga Veneta per Salvini Premier (www.ligaonline.it) il governatore del Veneto Luca Zaia e i suoi fedeli sono scomparsi. Come se non esistessero. Anche se tra loro ci sono assessori che si occupano dei problemi dei veneti, militanti di lungo corso.
Ad accorgersene è stato il Gazzettino, a cui sono arrivate le osservazioni critiche degli zaiani. Come accade da sempre in casa della Lega, nessuno esce allo scoperto, anche se i sussurri e i mugugni si sprecano.
Ma restano tali soprattutto dopo che il Direttivo, un mese fa, aveva dettato la linea: nessuna polemica pubblica, i panni vanno lavati in casa. In molti hanno malignato che la scelta del sito della Liga Veneta per Salvini Premier fosse conseguente a una certa “concorrenza” tra il governatore del Veneto che presto dovrà decidere cosa fare da grande e il Capitano finora indiscusso capo del Carroccio ma ultimamente un po’ in difficoltà nei sondaggi.
E invece secondo il giornale veneto edito dal gruppo Caltagirone anche Salvini si sarebbe arrabbiato per la storia. Mentre le chat del partito si sono riempite in poche ore di contestazioni. Salvini viene descritto come irritato, mentre Alberto Stefani, commissario regionale leghista, ha tentato di gettare acqua sul fuoco. “Le notizie sono caricate in ordine cronologico e le ultime cinque sono dedicate alle notizie sui parlamentari eletti nel territorio”, ha detto Stefani al Gazzettino. “Bastava andare a pagina 2 per trovare Zaia”.
Ma, sempre secondo il quotidiano, la spiegazione non regge perché bisogna risalire fino al 3 gennaio per trovare traccia dell’esistenza di Zaia.
Che pure è una delle personalità più amate del Carroccio in Veneto come altrove. Per quasi quattro mesi quindi c’è un buco netto e le iniziative politiche del presidente della Regione non vengono riportate. C’è invece ampio spazio per i parlamentari salviniani di stretta osservanza e l’unico assessore che compare è Roberto Marcato.
Sempre secondo Stefani sulla pagina facebook della Liga Veneta si trovano aggiornamenti su tutti. E visto che la Liga in Veneto sta crescendo, “non ha bisogno di queste polemiche sterili”. Sarà. Ma visto che ad arrabbiarsi finora sono stati soprattutto i suoi compagni di partito, non bisognerebbe dirlo a loro?
(da “NextQuotidiano”)

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LE PREVISIONI DEL CEO DI PFIZER: “IN EUROPA POSSIBILE RITORNO ALLA NORMALITA’ IN AUTUNNO”

Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile

ALBERT BOURLA: “PRONTI A FORNIRE ALL’UE CENTINAIA DI MILIONI DI DOSI IN PIU'”

È possibile che l’Europa possa tornare alla normalità nell’autunno grazie agli effetti della campagna vaccinale. A dirlo è il presidente e Ceo di Pfizer Albert Bourla, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.
“Noi stiamo programmando di aumentare drasticamente le forniture di vaccini all’Europa nelle prossime settimane. In questo trimestre consegneremo oltre quattro volte in più che nel primo trimestre: 250 milioni di dosi dopo averne date 62 milioni fino a marzo. E siamo in discussione per fare di più. Certo, c’è sempre la possibilità che qualcosa vada storto, come si vede dai problemi che hanno altre aziende”.
Ma Bourla si dice “ottimista perché finora abbiamo prodotto tantissimo ed è andata bene quasi al 100%”. Viene spiegato che Pfizer può aiutare in caso di ritardi degli altri vaccini; è in grado di produrre “più di tre miliardi di dosi il prossimo anno”.
Sul possibile ritorno alla normalità in autunno, il presidente e Ceo di Pfizer risponde:
“Credo di sì. Lo vediamo da Israele. Certo Israele è piccolo, con movimenti in entrata e uscita limitati. Ma lì siamo riusciti a dimostrare al mondo che c’è speranza. Quello era il senso dello studio sui dati israeliani. Sapevamo che l’euforia sarebbe venuta meno quando la gente, mese dopo mese, vede che la vita non cambia molto”.
Dunque l’esempio israeliano fornisce speranze anche per il Vecchio Continente, ribadisce Bourla. “Quando vaccini gran parte della popolazione, diventa possibile tornare quasi alla vita di prima”.
(da agenzie)

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IL DIRETTORE DEL MARIO NEGRI: “ASTRAZENECA E JOHNSON? LE TROMBOSI VANNO INDAGATE ANCHE SE SONO EFFETTI RARI E CURABILI”

Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile

“NON SONO CERTO UNA COINCIDENZA COME LA CADUTA DI UN AEREO O IL MORSO DI UN CANE”

AstraZeneca e Johnson&Johnson? “Proprio il fatto che appena si vede un problema, per quanto raro, ci si ferma e si cerca di capire, deve aumentare la fiducia delle persone nel nostro sistema di controllo. Quella che chiamano confusione, in realtà sono nuove informazioni”. A parlare sulle pagine del Corriere della Sera è Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri.
Lo scienziato spiega che lo stop e la valutazione sui suddetti vaccini sono stati attuati “per giusta precauzione”. E spiega:
“Le complicanze trombotiche associate ai vaccini a vettore virale come AstraZeneca e Johnson & Johnson sono molto rare, 222 casi su 34 milioni di dosi nel primo caso, 6 casi su 7 milioni nel secondo, quasi sempre su donne sotto i sessant’anni di età”.
A chi fa un confronto tra le probabilità di evento trombotico e quelle di restare vittima di un incidente aereo, il direttore dell’Istituto Mario Negri risponde:
“Mi capita sempre più spesso di ascoltare questi paragoni. E non mi convincono. Non bisogna soffiare sulle paure, ma non bisogna neppure esagerare dall’altra parte, perché potrebbe essere controproducente. Quelle trombosi, in quelle sedi del corpo, non sono frequenti, soprattutto non nelle giovani donne. È molto probabile che siano legate al vaccino. Non può essere una coincidenza, un accidente come la caduta di un aereo o il morso di un cane”.
Nonostante si tratti di evenienze rare, Remuzzi sottolinea che “i medici devono comunque sapere che questa cosa può succedere. E devono sapere quali sono i sintomi che manifestano le persone”.
“Non c’è alcun dubbio sul fatto che continuare a usare questi vaccini salva migliaia di vite. Tuttavia questi rari casi vanno capiti e chiariti”, sottolinea lo scienziato. A chi chiede se si tratti di fenomeni curabili, risponde:
“Assolutamente sì. Sono eventi simili alle trombosi legate alla riduzione delle piastrine indotte dall’uso di eparina, un fenomeno ben conosciuto e abbastanza frequente”.
(da “Huffingtonpost”)

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