Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
LEGA, FORZA ITALIA E ITALIA VIVA “ESULTANO” PER LA VERIFICA A MAGGIO CHE DRAGHI AVEVA GIA’ ANNUNCIATO UNA SETTIMANA FA
Dice che è cambiato tutto, quando invece tutto prosegue come già stabilito, come già annunciato da Draghi.
Coprifuoco e illusionismo: ecco lo strano mix con cui Matteo Salvini ha condotto la sua battaglia sugli orari serali delle chiusure, adottando anche una tattica da in e out rispetto alla maggioranza di governo di cui fa parte.
Il ricorso all’illusionismo del leader della Lega ha funzionato così: celebrare quello che lui ritiene un proprio successo nella vicenda parlamentare di queste ore, cioè l’approvazione dell’ordine del giorno che impegna il governo a valutare nel mese di maggio, sulla base dell’andamento epidemiologico del Covid, l’orario di rientro a casa. La richiesta arrivata dall’ex ministro tuttavia era ben diversa e corrispondeva all’abolizione del coprifuoco dal 15 del mese prossimo.
Così Salvini aggirando, giocando e ribaltando i dati di fatto millanta una vittoria.
Il primo “tagliando” sul decreto riaperture era già fissato a metà maggio quindi ben poco è cambiato perché contestualmente sarebbe stato valutato anche il coprifuoco.
La scelta dunque era già stata condivisa prima della querelle che ha impegnato la Camera nella giornata di oggi. Nonostante questo ecco il proclama illusionista di Salvini: “L’ordine del giorno votato oggi dalla Camera significa che la Lega non fa i capricci ma rappresenta l’esigenza di milioni di italiani che vogliono tornare al lavoro e alla libertà”.
Tutto ciò arriva a conclusione di una giornata burrascosa per la maggioranza. “Oggi si è toccato un punto molto basso”, racconta chi era presente all’incontro tra il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, e i capigruppo di maggioranza.
Il partito di Matteo Salvini, per rincorrere l’alleato di centrodestra Giorgia Meloni che sta conducendo la sua battaglia contro il coprifuoco, pretendeva che quest’ultimo venisse abolito da metà maggio.
Con lui si schierano Forza Italia e Matteo Renzi. Il gioco è nei fatti una guerra di nervi tutta all’interno del centrodestra, in cui Fratelli d’Italia prova a conquistare spazio e Salvini in difficoltà lo insegue per non lasciare al partito della Meloni quelle battaglie che nel Paese possono avere un seguito.
Da una parte quindi ci sono Lega, Fratelli d’Italia e Italia Viva, favorevoli all’abolizione del coprifuoco, e dall’altra Pd, Leu e M5s favorevoli a mantenerlo.
La maggioranza si mette a lavoro per riformare gli ordini del giorno che Lega e Forza Italia sono pronti a presentare, ma una soluzione per tante ore non si trova.
È stallo, gli animi si surriscaldano, le urla si sentono dai corridoi, fino a quando il ministro D’Incà sbotta contro la Lega: “Ora basta, parlo con Draghi”.
E si reca al Senato per discuterne personalmente con il premier.
La seduta in Aula alla Camera slitta di ore, prima un quarto d’ora, poi mezz’ora, infine un’ora e poi due. Alla fine viene scritto un nuovo testo sulla base di una proposta avanzata dalla capogruppo Pd Debora Serracchiani.
Tutti si dicono soddisfatti, compreso Salvini che in realtà ottiene come unico risultato quello di aver alzato la tensione per tutto il giorno nella speranza di mostrare all’esterno una certa autonomia rispetto al governo.
La seduta in Aula riprende. La maggioranza vota compatta l’ordine del giorno di cui si è discusso per tutto il pomeriggio, ma quando arriva il momento di votare l’ordine del giorno presentato da Fratelli d’Italia sull’abolizione del coprifuoco ecco che la Lega lascia gli scranni e non partecipa al voto mentre il resto della maggioranza si esprime in maniera contraria. Pd e M5s non ci stanno: “Chi fa queste scelte se ne deve andare”.
E tra i banchi della Camera la domanda che rimbalza è sempre la stessa: “Salvini quando lascerà la maggioranza? Cosa pensa di fare?”.
Tutto questo è il preludio di ciò che succederà domani, quando sarà discussa la mozione di sfiducia al ministro Roberto Speranza presentata da Fratelli d’Italia, altra mina sulla strada leghista.
“Come voterà la Lega? Non lo so ancora, ne parlerò con Sileri”, risponde Salvini. Con il sottosegretario alla Salute che negli ultimi giorni non risparmia critiche al titolare del dicastero. Ma con ogni probabilità il leader leghista si sta preparando a un altro gioco da illusionista, per arginare Giorgia Meloni ed essere sempre un po’ in e un po’ out rispetto alla maggioranza.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
INSORGONO TUTTE LE OPPOSIZIONI, DAL CENTRODESTRA AL CENTROSINISTRA: “CHI STABILISCE CHI E’ CONSONO E CHI NO?”
Scoppia la bufera a Cassina de’ Pecchi, paese della provincia di Milano, dove nel
nuovo regolamento della polizia municipale che verrà discusso il prossimo 30 aprile in consiglio comunale, si propone di vietare alle persone di vestirsi e atteggiarsi come prostitute.
Un divieto che limiterebbe ingiustificatamente la libertà personale di vestirsi e comportarsi come meglio si creda, pur – ovviamente – nel rispetto della legge.
Come riportato da Primamilanoovest.it e Milanotoday, all’articolo 23 – Comportamenti contrari all’igiene, al decoro e al quieto vivere – del nuovo regolamento in via di discussione, si legge: “In luogo pubblico è vietato contrarre ovvero concordare prestazioni sessuali oppure intrattenersi con soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada o che, per atteggiamento, ovvero per l’abbigliamento ovvero per le modalità comportamentali manifestino comunque l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali”.
Subito sono insorte le opposizioni di centrodestra e centrosinistra contro il Comune a conduzione solo leghista con la sindaca Elisa Balconi.
Andrea Maggio di Uniti per Cassina, lista che tiene dentro gli esponenti di Fratelli d’Italia e Forza Italia, ha dichiarato: “Questa è una cosa assurda, chi stabilisce se è consono o no?”.
A fargli eco anche il Partito Democratico, che in una nota ha scritto: “Un attacco alla dignità della donna. Ci chiediamo quale atteggiamento e quale abbigliamento considerino una manifestazione o intenzione di attività di meretricio. Respingiamo qualsiasi forma di classificazione di una donna rispetto al suo modo di vestirsi o di atteggiarsi”.
(da Fanpage)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
“SABATO C’ERA, NEL TESTO ARRIVATO ALLA CAMERA E’ SPARITO”…. A CONFINDUSTRIA NON PIACEVA, DRAGHI ESEGUE
“Cucù, il salario minimo legale non c’è più…”. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, spulcia le pagine del Recovery plan presentato da Mario Draghi ieri alla Camera e oggi al Senato e contesta che nella versione finale è stata eliminata la parte dove si prevedeva di introdurre in Italia un tetto minimo per le retribuzioni dei lavoratori.
Un provvedimento che sta molto a cuore al Movimento cinque stelle, che dopo la sconfitta sul superbonus edilizio, perde un’altra battaglia. Sconfitta che certamente non giova all’armonia all’interno della maggioranza. Dove anche Enrico Letta è però favorevole al provvedimento.
“Nella versione del Recovery di sabato scorso, nella parte delle riforme di accompagnamento al piano, c’era scritto chiaro che si prevedeva l’introduzione del salario minimo legale. Nella versione dataci in Parlamento, nell’ultima modifica, come per magia sparisce”, dice Fratoianni.
Il suo partito ha rotto con Articolo 21 sulla fiducia al governo di Mario Draghi, decretando la fine di Liberi e Uguali, e adesso sta all’opposizione insieme a Fratelli d’Italia e ad Alternativa c’è, composta da ex grillini.
Ieri hanno chiesto di rinviare la discussione sul Recovery plan perché arrivato in Parlamento poche ore prima della discussione.
Oggi Fratoianni punta l’indice contro la cancellazione del salario minimo legale. Argomento di cui si discute molto all’estero. “È chiaro perché dico che questo Recovery è un segreto di Stato? – chiede il segretario di Sinistra italiana – È chiaro perché è uno schiaffo al futuro? Perché soprattutto i più giovani, che campano di lavoro povero e sottopagato, non vedranno nessun cambiamento. Ma insieme a McKinsey – conclude – c’è stata pure Confindustria a scriverlo?”.
Fratoianni ha buon gioco a fare notare che fino a sabato nella bozza del Recovery plan si poteva leggere di una misura “per i lavoratori non coperti dalla contrattazione collettiva nazionale, a garanzia di una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto e idonea ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa” nell’ottica di un rafforzamento del sistema delle tutele del lavoro.
Una partita chi sta giocando in maniera intrecciata nelle aule parlamentari italiane e in quelle del Parlamento europeo, dove il 22 aprile è stata depositata una bozza di direttiva sul salario minimo legale elaborata dalla Commissione europea. Avversata dai paesi dell’Est e da Fratelli d’Italie e Lega.
La commissione Lavoro del Senato aveva dato il via libera a questo progetto europeo il 22 marzo. Un passo verso l’approvazione della legge sul salario minimo che è in discussione sempre a Palazzo Madama dal 2019.
L’idea di fondo è di fissare un tetto minimo di 9 euro come salario minimo per i lavoratori. Un po’ come negli Stati Uniti, dove proprio oggi il presidente Joe Biden, dopo la bocciatura del Senato della sua proposta valida per tutti, alza il salario minimo dei contrattisti federali a 15 dollari.
Nel nostro Paese una legge sul salario minimo non esiste. Nonostante fosse prevista come correttivo nel Jobs act di Matteo Renzi o nel decreto Dignità di Luigi Di Maio. Nel 2019, poco prima della caduta del governo Lega-M5S era stato trovato un accordo, saltato poi con la crisi di governo, fra leghisti e grillini
Adesso si discute su un progetto del M5S e uno del Pd dove la differenza di fondo è su come calcolare il salario minimo. O sul reddito medio, comunque superiore alla soglia di povertà, o sul reddito mediano. Un aumento che potrebbe essere di stimolo ai consumi e alla ripresa economica.
Niente di paragonabile al salario minimo stabilito con un referendum nel cantone svizzero di Ginevra dove è passata la proposta di 3400 euro come soglia minima.
Comunque il risultato finale dovrebbe attestarsi fra i 5 e i 7 euro l’ora, cifra più vicina ai dati europei.
Naturalmente in Italia è contraria Confindustria e una certa diffidenza circola anche nei sindacati che vedrebbero ridotti i margini di trattativa.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
“ME NE OCCUPERO’ DA LONTANO”… FONTANA CERCA DI TAMPONARE: “CONTINUERA’ A LAVORARE PER LA REGIONE”
Guido Bertolaso tornerà presto a Roma perché considera conclusa la sua
missione in Lombardia. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il consulente della Regione avrebbe comunicato la sua decisione venerdì scorso ad Attilio Fontana.
“La macchina è organizzata, gli hub massivi funzionano. A un certo punto che credo che Bertolaso non serva più”, aveva detto ieri Bertolaso a Quarta Repubblica.
Questa la versione ufficiale. “Bertolaso è servito all’inizio per dare una mano. Finalmente potrà dedicarsi ad altro”, ha detto lui, sempre ieri sera, su Rete4.
La Lombardia “è assolutamente in grado da sola di andare avanti, io ho altro progetti che intendo portare avanti”.
Secondo quanto trapela, l’intenzione di Bertolaso sarebbe quella di riposare, insieme alla famiglia, dopo questi mesi di lavoro piuttosto intensi e stressanti. Quando si è parlato di lui come futuro sindaco di Roma, candidatura per cui il centrodestra non ha ancora trovato una sintesi, il medico ed ex capo della Protezione civile ha sempre declinato.
Bertolaso è stato chiamato per coordinare la campagna in Lombardia a fine gennaio.
“Il lavoro sta proseguendo, di Bertolaso abbiamo ancora bisogno, quindi sono assolutamente convinto che continueremo a lavorare perché è un progetto, quello della vaccinazione, assolutamente importante e rilevante”, ha detto a questo riguardo il presidente della Lombardia, Attilio Fontana.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
IL CONTROLLO DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE DEGLI ATENEI E I FONDI COMUNITARI PASSANO A PSEUDO FONDAZIONI VICINE AL PARTITO DI ORBAN
Il primo ministro ungherese Viktor Orban estende il proprio potere anche sulle università, sfruttando i fondi del Recovery e il silenzio dell’Unione europea.
Il parlamento di Budapest ha approvato oggi una nuova legge che istituisce una serie di fondazioni per rilevare la gestione delle università e di altri istituti culturali in Ungheria, una mossa che secondo i critici del premier getta un’ombra sulla libertà accademica e permette al partito al governo di assicurarsi il controllo di queste istituzioni anche in caso di perdita del potere.
Attualmente, la maggior parte delle università ungheresi sono di proprietà dello Stato ma godono di una vasta autonomia in campo accademico.
La nuova norma dispone invece una riorganizzazione degli atenei e l’affidamento della gestione a determinate fondazioni sulla base di un “ripensamento del ruolo dello Stato” con l’obiettivo di amministrare le università in modo più efficiente.
Il partito Fidesz guidato dal premier Viktor Orban, che controlla i due terzi dei seggi in parlamento, ha votato oggi a favore della nuova legge, che consente al governo di nominare i membri dei consigli di amministrazione delle fondazioni destinate a controllare il patrimonio immobiliare e il destino di miliardi di euro di fondi europei, guadagnando una notevole influenza sulla vita quotidiana negli atenei.
Le autorità ungheresi sovvenzioneranno molte di queste fondazioni avvalendosi delle partecipazioni statali nella società energetica MOL e nella casa farmaceutica Gedeon Richter. Inoltre il governo assegnerà più di 1.000 miliardi di fiorini, circa 2,76 miliardi di euro, all’ammodernamento delle università attraverso il Recovery fund.
Diverse voci dell’opposizione hanno accusato il primo ministro di voler svendere il patrimonio nazionale a queste fondazioni.
Orban, salito al potere nel 2010, ha rafforzato negli anni il controllo del governo su gran parte della vita pubblica ungherese, estendendolo ai media e ai settori dell’istruzione e della ricerca scientifica.
Promuovendo i “valori cristiani e conservatori”, il premier ha attuato una politica fortemente contraria all’immigrazione e alle rivendicazioni della comunità LGBTQ+.
La nuova stretta sulle università apre però un nuovo capitolo nella politica di Orban e del partito Fidesz, in vista delle elezioni legislative previste nella primavera del 2022. Per la prima volta da quando il premier ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento nel 2010, l’opposizione sta infatti lavorando a una coalizione unita che rischia di togliere il potere al Fidesz.
Con la nuova riforma e la nomina di figure vicine al proprio partito nei consigli di amministrazione delle fondazioni interessate, Orban affida di fatto il controllo degli atenei, con tutto l’ingente patrimonio immobiliare e i miliardi di euro di fondi europei loro riservati, non più al governo ma direttamente al Fidesz, assicurandosiu una posizione di potere anche in caso di sconfitta elettorale.
In tutto questo, l’Unione europea sembra per lo meno impotente, se non involontariamente complice. Il primo ministro ungherese tiene infatti sotto pressione Bruxelles ritardando l’approvazione del nuovo meccanismo di finanziamento del Recovery fund da parte del parlamento finché la Commissione europea non avrà accettato il piano di ripresa di Budapest, che potrà contare su 7 miliardi di euro in sovvenzioni e 10 miliardi di euro di prestiti che l’Ungheria riceverà nei prossimi tre anni nell’ambito del Reconstruction & Recovery Fund (RRF).
Orban ha dichiarato che intende spendere il 37 per cento di queste risorse per la transizione ecologica, il 20 per cento per la trasformazione digitale e un altro 20 per cento per la modernizzazione delle università. Tuttavia, l’attuale governo ungherese non rispetta gli standard della Commissione europea relativi all’indipendenza del sistema giudiziario, alle misure anticorruzione e alla trasparenza degli appalti pubblici.
Eppure questo non sembra costituire un problema perché né Bruxelles né Budapest hanno interesse a ritardare il lancio del Reconstruction & Recovery Fund (RRF). Forse non è un caso che non siano emersi dettagli in merito dall’incontro di venerdì 23 aprile 2021 tra Viktor Orban e Ursula Von der Leyen.
Fatto sta che finora alla Commissione non sono state fornite garanzie legali per una maggiore trasparenza negli appalti pubblici e un più stringente controllo statale sulle fondazioni, anzi. Recentemente Orban ha riorganizzato le deleghe all’interno del governo mettendo l’agenzia responsabile della pianificazione e della distribuzione dei fondi europei alle dirette dipendenze dell’ufficio del primo ministro.
(da TPI)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
A GENNAIO ERANO RIESPLOSI I CASI PER AVER CONCESSO 4 GIORNI DI “LIBERI TUTTI” A NATALE, POI LA RETROMARCIA… ORA HA SENSO RIAPRIRE, NON QUANDO CI SONO OLTRE 350 MORTI AL GIORNO COME IN ITALIA
Lunedì zero morti per la prima volta da agosto, le terapie intensive quasi vuote e
adesso il governo è pronto a una nuova, importante abolizione di misure anti-Covid. Sei settimane dopo aver iniziato ad allentare gradualmente un prolungato lockdown, il Portogallo è sulla buona strada per cancellare ulteriormente le restrizioni la prossima settimana, come previsto.
Probabilmente dal prossimo lunedì revocherà i limiti sugli orari di apertura di ristoranti e caffè, consentirà lo svolgimento di grandi eventi all’interno e all’esterno anche se con limiti di capienza e aumenterà il numero di persone che possono partecipare a matrimoni e battesimi. Le regole sul distanziamento sociale e sull’uso di maschere rimarranno in vigore.
Il Portogallo è stato il paese più colpito al mondo rispetto al numero di abitanti a gennaio, settimane dopo aver revocato le restrizioni per quattro giorni nel periodo natalizio. Ma la pandemia è diminuita in modo significativo dal lockdown entrato in vigore in quel mese che le autorità hanno iniziato gradualmente ad allentare sei settimane fa. Lunedì nel Paese non si sono registrati decessi per Covid-19 per la prima volta dall’inizio di agosto.
Nelle case di cura per anziani non ci sono morti da due settimane. Il tasso di incidenza del virus ogni 100mila abitanti nell’arco di 14 giorni, una misura chiave per la pandemia, è pari a 67, dopo essere schizzato fino a 1.628.
Le unità di terapia intensiva nel Paese – che conta 10,3 milioni di abitanti – sono arrivate ad ospitare 900 pazienti all’inizio di febbraio, ma ora sono 91 i letti occupati.
Come in altri Paesi nell’Unione europea, il piano di vaccinazione del Portogallo è in ritardo ma sta accelerando. Il ministero della Salute ha detto che si aspetta di raggiungere per oggi il traguardo dei 3 milioni di dosi somministrate. Si prevede che tutte le persone di età superiore ai 60 anni saranno vaccinate entro il 23 maggio. È anche probabile che lo stato di emergenza nazionale, decretato poco più di un anno fa per concedere all’esecutivo poteri legali per l’imposizione di blocchi, non verrà esteso oltre la fine di questa settimana.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
MOLTI HANNO RIFIUTATO DI FORNIRE LE PROPRIE GENERALITA’ E SI SONO DEFINITI “CITTADINI DEL REGNO SOVRANO DI GAIA”
Un maxi raduno di negazionisti del Covid è andato in scena domenica 25 aprile in Sardegna, in una campagna di Palmadula, borgata della Nurra.
A scoprire circa 130 persone ammassate senza mascherina sono stati gli uomini del Corpo Forestale di Sassari. In seguito a una segnalazione il Corpo Forestale è intervenuto sul posto trovando – nell’unica regione italiana ancora zona rossa– una settantina di auto e caravan parcheggiati davanti a un terreno.
C’erano oltre cento persone che festeggiavano senza preoccuparsi del rischio di contagio. Famiglie con bambini stavano banchettando all’aperto, cantavano e suonavano senza tener conto dei divieti della zona rossa. Erano stati anche allestiti banchetti per la vendita di prodotti vari. Qualcuno, quando ha visto gli agenti, si è allontanato.
Per i partecipanti alla festa il Covid è una invenzione
Per porre fine alla festa il Corpo forestale ha inviato a Palmadula 30 unità da tutte le stazione del circondario. Il raduno, a quanto emerso, era stato lanciato su Facebook dal proprietario del terreno.
I presenti – negazionisti del Covid arrivati da tutta l’isola – in gran parte si sono rifiutati di fornire le proprie generalità o in alcuni casi hanno esibito documenti d’identità ‘fai da te’. Qualcuno ha dichiarato di essere un “cittadino del regno sovrano di Gaia” o appartenenti alla “Repubblica de Sardinia” e in quanto tali liberi e sovrani. Ritenendo di non appartenere allo Stato italiano hanno detto di non riconoscerne le leggi, comprese le norme di divieto imposte a causa della pandemia di Coronavirus. Perché non indossavano la mascherina? “Perché il virus – il parere dei negazionisti alla festa – non è altro che una invenzione delle grandi multinazionali della farmaceutica”.
“Persone incoscienti e tutte riottose a ridurre i rischi di contagiarsi”
Il comandante dell’Ispettorato Forestale di Sassari, Giancarlo Muntoni, e il responsabile del settore della vigilanza, commissario capo Antonio Sanna, hanno parlato di un “pericoloso assembramento di persone”. “Quello che abbiamo rinvenuto non era il semplice spuntino fra quattro amici ma un numerosissimo e pericoloso assembramento di persone, oltre un centinaio, compresi tanti bambini, in totale dispregio delle norme anti Covid. Persone incoscienti e tutte riottose a ridurre i rischi di contagiarsi e contagiare anche gli altri, compresi i colleghi Forestali intervenuti per fare il loro lavoro”, hanno commentato l’accaduto. Complessivamente sono state identificate 63 persone, controllati circa 70 veicoli, contestate 63 violazioni alle norme anti Covid.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
ESSENDO SU BASE VOLONTARIA, VEDRETE QUANTE FAMIGLIE CHE FINO A IERI VOLEVANO I FIGLI A SCUOLA ORA PREFERIRANNO CHE VADANO AL MARE E IN VACANZA
Il piano scuola per l’estate messo a punto dal Ministro dell’Istruzione Patrizio
Bianchi è pronto a partire: 510 milioni messi a disposizione degli istituti scolastici per potenziare l’apprendimento degli alunni provati da un anno di didattica a distanza.
150 milioni del totale dei fondi provengono dal decreto Sostegni, 320 milioni dai Pon per l’estate (risorse messe a bando dall’Unione Europea per utilizzarli nelle aree con maggiori disuguaglianze economiche e sociali), altri 40 milioni deriveranno invece dal fondo per l’ampliamento dell’offerta formativa e il contrasto della povertà educativa.
Le risorse del decreto sostegni saranno distribuite sulla base del numero di alunni tramite decreto ministeriale: si tratta in media di 18mila euro ad ogni istituto, e tra questi potranno rientrare anche le scuole paritarie e i Centri per l’istruzione degli adulti.
Il 70 per cento del totale dei fondi è destinato alle regioni del Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia), che più soffrono della dispersione scolastica esacerbata da un anno di pandemia.
La logica è quella di un “piano di trasformazione che proseguirà durante il prossimo anno scolastico”, spiegano dal ministero: i fondi infatti sono utilizzabili sino al 2022. Ma gran parte delle risorse saranno utilizzate tra giugno e luglio proprio per facilitare il ritorno a scuola a settembre.
Non si tratta però di un’estensione dell’anno scolastico, quella di cui il premier Draghi aveva parlato durante le consultazioni di febbraio: questo infatti terminerà come previsto a inizio giugno. Non si tratta nemmeno di corsi di recupero per gli alunni promossi con insufficienze: per loro si terranno i normali corsi estivi per prepararsi all’esame di settembre.
Il piano scuola per l’estate consisterà invece in attività di potenziamento che permettano agli studenti di recuperare il tempo perso in termini di condivisione e socialità, lontano da compagni insegnanti, che sono risorse umane preziose per favorire l’apprendimento scolastico.
Le scuole potranno scegliere se restare aperte o meno, così come pure insegnanti e studenti potranno decidere di partecipare su base volontaria. I docenti in quel caso saranno pagati extra, affiancati anche da educatori esterni e realtà del terzo settore, secondo i primi dettagli che iniziano a circolare dalla bozza del piano.
A giugno si prevedono appunto corsi di rinforzo degli apprendimenti, con attività laboratoriali, scuola all’aperto, studio di gruppo. A luglio e agosto, invece, prevarranno attività di aggregazione e socializzazione.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
INCAPACI DI CACCIARE A CALCI IN CULO I SOVRANISTI DELL’EST, SI DEDICANO A RICATTARE I PAESI DI ORIGINE
Dopo la morte di 130 migranti al largo della Libia a cui l’Europa per ore si è rifiutata di fornire aiuto, secondo quanto denunciato dall’Onu, Bruxelles risponde a quella che per molte Ong sembra più che una tragedia, un disastro annunciato, l’Europa ha deciso di mettere da parte il piano sull’accoglienza per dare invece spazio a una delirante strategia sui rimpatri.
«Solo circa un terzo delle persone senza diritto di soggiorno nell’Ue torna nel proprio Paese di origine e di coloro che lo fanno, meno del 30% lo fa volontariamente. I rimpatri volontari sono sempre l’opzione migliore: mettono l’individuo al centro, sono più efficaci e meno costosi».
Secondo il Parlamento europeo, il rimpatrio volontario costa meno di quello forzato. Si stima che un allontanamento forzato costi in media 3.414 euro, contro 560 euro di quello volontario, e 2.500 da un Paese di transito.
Meno costosi di quel piano per la ricollocazione dei migranti naufragato nello stesso mare in cui sono naufragate centinaia di persone a partire dal 2015, da quando le quote di ricollocazione tra i Paesi membri non hanno funzionato.
Soprattutto a causa dell’opposizione dei Paesi del nord e dell’Est Europa. Bruxelles ha così deciso di rivolgersi nuovamente a Frontex. Sarà l’agenzia per il controllo delle frontiere europee a capo del nuovo piano per i rimpatri.
La stessa agenzia che, secondo inchieste internazionali, è responsabile di respingimenti illegali di migranti provenienti dalla Turchia al largo delle Isole greche.
Anche il Parlamento europeo, a febbraio, ha aperto una commissione d’inchiesta sul lavoro di Frontex, già al centro di un’indagine dell’antifrode europea per aver organizzato feste per 2 milioni di euro.
Nel documento preparato dalla Commissione europea, tra i compiti previsti dal mandato di Frontex, ci sarà quello di aumentare il numero delle operazioni di ritorno, tra cui appunto quelle sui rimpatri volontari.
La Commissione europea pensa che «mescolando parole come “ritorno” e “volontario” il suo piano per deportare migliaia di migranti suonerà meglio», commenta a Open Sira Rego, eurodeputata del gruppo di monitoraggio del Parlamento europeo su Frontex. «Ma quello che la Commissione ha annunciato oggi è solo l’agenda dettata da Orban, Duda e Jansa. È solo il desiderio di Salvini, Le Pen e Abascal».
«Questo piano rafforza il ruolo di Frontex come agenzia ufficiale per le deportazioni dell’UE – aggiunge Rego -. La stessa Agenzia che la scorsa settimana ha fatto annegare 130 persone nel Mediterraneo».
Una politica che secondo Rego l’Ue porta avanti da tempo. Bruxelles «insiste nel ricattare i Paesi d’origine condizionando i fondi per lo sviluppo alla riammissione di chi viene espulso dall’Europa. È quello che l’Ue fa con l’Afghanistan da diversi anni e che ieri è stato firmato in un altro vergognoso accordo. È quello che fa l’Ue fa quando rimanda in Libia le persone bloccate in mare».
L’Ue deve «creare un’agenzia pubblica europea di ricerca e soccorso. Deve smantellare Frontex. Deve creare una volta per tutte percorsi sicuri e legali verso l’Europa».
(da Open)
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