Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
“IL VIDEO DI GRILLO E’ LO SPECCHIO DEL PERCHE’ LE VITTIME DI VIOLENZA SESSUALE NON PARLANO”
Da una parte le urla di un uomo che, per difendere suo figlio Ciro accusato di
stupro, sfrutta il suo potere mediatico per farsi sentire.
Dall’altra l’esperienza di centinaia e centinaia di ragazze che ogni giorno non trovano la voce per raccontare quanto subito.
Non sono tante le vittime di violenza che hanno la forza di parlare di quanto subito o che riescono a rendersi conto dello stupro nei tempi – limitati – concessi dalla giustizia italiana per sporgere denuncia.
La legge Codice Rosso ha ampliato la forbice di tempo concessa alle donne di altri 6 mesi, allungando a un anno il periodo utile per andare dalle autorità e sperare di portare a processo lo stupratore. Ma ancora non basta. E la storia di Luce, che ha metabolizzato la violenza solo dopo più di un anno, è un esempio lampante.
Luce ha 23 anni e vive a Bologna, dove studia Lettere all’Università. Da circa due anni ha un canale Instagram dove fa informazione sul consenso sessuale.
Dopo quanto le è accaduto a 19 anni si definisce una survivor: «Ero in vacanza a Parigi ed ero rientrata a casa accompagnata da un ragazzo che conoscevo e di cui mi fidavo», racconta. «Mi sembrava più sicuro che andare in giro da sola alle 4 del mattino per una città che non conoscevo bene. Beh, mi sbagliavo».
La mattina dopo lo stupro, Luce ha voluto affrontare l’argomento con lui. «Disse che non si era accorto che dormivo e che pensava volessi fare la preziosa», dice.
La sua totale assenza di consapevolezza è, esattamente come quella che ha mosso Beppe Grillo nel suo video, figlia della cultura dello stupro. Quella cultura che minimizza la violenza e tende a non credere alle donne, che in quanto donne esagerano di default. Che spaventa e ti spinge a non esporti anche quando hai tutte le ragioni per farti sentire.
«Loro sono innocenti fino a prova contraria, noi bugiarde fino a prova contraria», dice. «E faranno di tutto per cercare appigli nella tua personalità per colpevolizzarti. Ti diranno che eri troppo ubriaca, che non avresti dovuto rimanere fuori casa fino a quell’ora».
Luce non ha dubbi: se a scuola le avessero insegnato che il consenso, quando c’è, non lascia zone grigie o spazi per il fraintendimento, avrebbe avuto gli strumenti per capire che si trattava di uno stupro fin da subito.
«Io ho realizzato di aver subito violenza solo mesi dopo, dopo aver letto una storia su Instagram simile alla mia. A scuola non ci viene insegnato che cos’è il consenso, né che ci sono delle situazioni in cui non puoi darlo – come quando sei ubriaca o stai dormendo», racconta. «Sembra una cosa scontata, ma non lo è. Non lo è in questo mondo per una ragazza di 19 anni».
(da Open)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
IN PIENA PANDEMIA DRAGHI DESTINA ALLA SANITA’ APPENA 15,6 MILIARDI CONTRO I 19 PREVISTI PER IL RECOVERY DAL GOVERNO CONTE
Partiamo, come al solito, dai dati del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Totale investimenti: 221,5 miliardi di euro. Di cui 191,5 miliardi Fondi Ue del Recovery e 30 miliardi dal Fondo europeo complementare nazionale.
La ripartizione per settore è la seguente: Rivoluzione verde e transizione ecologica 57 miliardi (30%); digitalizzazione 42,5 miliardi (22%); istruzione e ricerca 31,9 miliardi (17%); infrastrutture 25,3 miliardi (13%); inclusione e coesione 19,1 miliardi (10%); salute 15,6 miliardi (8%).
Siamo in piena pandemia, gli ospedali arrancano, le terapie intensive sono insufficienti dopo anni di scriteriati tagli alla sanità pubblica e, misteriosamente, della pioggia di miliardi, più del Piano Marshall, che si prepara ad irrorare la penisola, la Sanità è il fanalino di cosa con solo l’8% del preventivo di spesa.
Ma com’è possibile? Addirittura l’inclusione e la coesione, con 19,1 miliardi (10%), la supera. Per carità, la coesione è importante, ma non certo come la Sanità. Eppure, a dispetto di questi semplici ragionamenti logici, i soldi sono stati conferiti in questo modo.
Detto ciò, e speriamo che qualcuno prima o poi ci spieghi questa anomalia di cui nessuno parla, c’è da capire un’altra cosa.
Il primo piano sul Recovery Fund fu presentato da Giuseppe Conte, allora premier, e fu il motivo principale che portò alla sua caduta dopo che Matteo Renzi contestò furiosamente la ripartizione che, tra l’altro, era pure leggermente superiore a quella di Draghi. Renzi e Iv ne fecero il cavallo di battaglia per richiedere l’utilizzo del Mes.
Ma ora Renzi e il partito del Mes non hanno nulla da ridire
La prima dotazione di Conte fu di 9 miliardi di euro e dopo le proteste renziane aumentò 19,72 miliardi, ora con Draghi è ricalata di nuovo.
Ma Renzi non si è fatto più sentire su questo tema che lo dovrebbe vedere ancora principale protagonista indignato vieppiù per l’ulteriore riduzione. Invece latita dopo una ritirata strategica. Questa è l’ennesima dimostrazione che a Renzi di temi specifici siano essi la sanità o la transizione ecologica non gliene può fregare di meno.
A lui interessava – e interessa – solo perseguire i propri egoistici obiettivi politici che poi si declinano come la sua sopravvivenza, altrimenti si sarebbe dovuto far sentire, visto che la situazione sull’argomento che fece cadere il governo Conte è addirittura – se possibile – peggiorata. Eloquente un’agenzia di ieri dell’onorevole Maria Elena Boschi che elogia Draghi per il Pnrr, ma tace pure lei sulla sanità
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
NESSUNO VOTA CONTRO IL PROGETTO RECOVERY ANCHE SE NESSUNO L’HA LETTO… MA, A DIFFERENZA DI CONTE, IN QUESTO CASO NON C’E’ STATO ALCUN ESPROPRIO, COM’E’ STRANA LA VITA
Parlamento fa rima con Ornamento? 
Il piano che deve sollevare l’Italia dalla sua malattia, curarla e proiettarla nel nuovo mondo, è giunto nelle mani dei deputati due ore fa, verso le 14 e – facendosi impellente la cena – gli si sta già sfilando.
In effetti è un’apparizione. “Tutti insieme contiamo meno di un capo dipartimento del ministero dell’Economia”, dice il deputato Andrea Colletti, già provato dall’esperienza infelice con i 5stelle, dalle cui file è uscito e ora – davanti al mausoleo delle grandi opere che Mario Draghi ha illustrato nella mezz-oretta stabilita – appare in ulteriore ed evidente debito di autostima.
In effetti tutto è parso un pochino più floscio perché l’appuntamento con l’ora X della politica italiana, quella col Recovery, è trascorso come un pomeriggio in trattoria.
Lui, Super Mario o Super Mago (così Michele Anzaldi di Italia Viva) ha ammonito a non fare gli stupidi, “orgoglio e non stupidità” per la precisione, e i deputati hanno anche un po’ applaudito ma sempre con la mente sui rigatoni all’amatriciana.
“Ha visto mai una riunione di redazione con mille giornalisti che parlano, discutono, traccheggiano, propongono, revocano? Che giornale mai uscirebbe la mattina seguente? Una cosa sterminata ma illeggibile. Un guazzabuglio”.
I conti, i parametri, i paradigmi, le equazioni, i settori, le missioni.
Secondo Emanuele Fiano del Pd, la prova era così complicata da non poter essere alla portata del Parlamento che avrebbe fatto solo caciara. Dunque i partiti, attraverso i propri ministri, hanno fatto conoscere sottovoce i desideri e Draghi li ha accontentati.
Ricorda Fabio Mussi, osservatore estraneo al sangue versato durante la crisi di governo, che Renzi “annunciò il movimento di liberazione da Conte perché il Parlamento era stato espropriato del suo ruolo. E ora questa mimica, un siparietto per timbrare d’ufficio un piano concepito in quell’altrove di cui tanto ci si disperò? Bah”.
Bah! Sbadigli, qualche applauso, distanze confermate secondo i protocolli pandemici, e il Recovery plana nell’aula abulica, solennemente indifferente. “Mancano i partiti, questo è il guaio. La rappresentanza politica è in crisi, questo è il guaio. Un sindaco si sveglia e fa ciò che vuole. Un governatore decide per conto suo, e nessuno che si permetta di dirgli: uè, ma che stai combinando? Senza partiti non c’è Parlamento. E infatti si nota”.
Guglielmo Epifani si accomiata come quegli ospiti che – seppure invitati – alla festa non trovano posto. L’aula non piroetta, non si divide, non contesta, nemmeno annuisce. “Sul Sud belle parole e poco altro”, dice Stefania Prestigiacomo. “Lo spazio per intervenire c’è. Se esiste la volontà di non accucciarsi, non una ma dieci battaglie si possono ancora fare”, annuncia Stefano Fassina.
Svanita, perché trasferita in altri lidi, la benedetta governance, resta tra le mani di coloro che annunciarono la palingenesi draghiana non il fuoco ma paglia ormai divenuta cenere.
“Abbiamo un piano finalmente credibile”, dice Maria Elena Boschi, una di quelle che sei mesi fa ruggì come una leonessa ferita contro l’esproprio ordito dal “governo Casalino” e oggi accompagna con una carezza un Piano che non ha visto e nemmeno letto.
In effetti tira molto di più il coprifuoco e i suoi effetti collaterali: obbedire alla legge delle 22 oppure liberarsi dalla dittatura e fiondarsi a casa solo alle 23? Il tema divide, spacca, appassiona. Molto meglio del futuro digitale, dell’istruzione tecnica massiva, degli asili nido, e dei ponti, dei porti, del nuovo ufficio del processo penale, eccetera.
Per adesso non c’è gara. Resta il coprifuoco nel cuore del Palazzo, e infatti il Parlamento si scorda di Draghi che visto dall’Economist si rivela una “delusion” e invece raccontato in contemporanea dal Financial Times si ritrova un “modello” che mette in riga l’Italia che ama delinquere, ed esce per cena, oggi che finalmente si può.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
A NAPOLI DETERMINANTE L’ACCORDO CON IL M5S SUL NOME DI FICO
Il Partito Democratico potrebbe conquistare Milano, Roma e Napoli alle prossime elezioni amministrative, soprattutto se dovesse allearsi con il Movimento Cinque Stelle.
È quanto emerge dai sondaggi in circolazione per le comunali, in attesa del voto previsto in autunno.
Nonostante la mancanza di candidati ufficiali in gran parte degli schieramenti, con la sola eccezione di Beppe Sala a Milano, il PD può cominciare la campagna elettorale in vantaggio rispetto agli altri partiti.
MILANO
Un sondaggio condotto da Ipsos sulle elezioni amministrative nel capoluogo lombardo rivela che il sindaco uscente Beppe Sala parte in vantaggio rispetto a Gabriele Albertini e a Maurizio Lupi. Contro l’ex sindaco di Milano, il candidato del centrosinistra vincerebbe con il 54-58 per cento dei consensi, contro il 42-46 per cento.
Ancora più ampio il distacco con Lupi, ex ministro delle Infrastrutture ed ex assessore all’Urbanistica nel primo mandato Albertini: Sala vincerebbe con un margine compreso tra il 57,5 e il 61,5 per cento contro il 38,54-42,5 del proprio avversario.
ROMA
Secondo un sondaggio elaborato da Index Research per la trasmissione di La7 “Piazzapulita” condotta da Corrado Formigli, l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri supera nel gradimento sia Carlo Calenda di Azione, che il possibile candidato del centrodestra Guido Bertolaso e la sindaca Virginia Raggi del Movimento Cinque Stelle.
Inoltre, stando ad alcuni sondaggi politici pubblicati da La Stampa e a un’indagine realizzata da Winpoll per il Sole 24 Ore, il presidente della Regione Lazio batterebbe tutti gli avversari con ampio margine.
NAPOLI
Il presidente della Camera, Roberto Fico, alla guida di una coalizione tra Movimento Cinque Stelle e PD raggiungerebbe il 39,8 per cento dei voti, contro il 34,1 per cento dell’ex ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, e il 29,2 per cento dell’ex ministro degli Affari Europei e attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari Europei, Enzo Amendola.
Tutti questi possibili candidati di centrosinistra, secondo un sondaggio realizzato da Quorum per il Sussidiario.net, supererebbero i probabili avversari del centrodestra, Catello Maresca, della lista DeMa, Alessandra Clemente, o indipendenti, Antonio Bassolino.
(da TPI)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
GRILLO CHIEDE UNA PERIZIA SULLO STILE DI VITA DELLA GIOVANE: LECITO DIFENDERSI MA PERCHE’ TENTARE DI COLPEVOLIZZARE LA VITTIMA?…. E PERCHE’ ALLORA NON INDAGARE SULLO STILE DI VITA DEGLI ACCUSATI?
Difendersi è lecito, ma non colpevolizzando e gettando fango sulla vittima. 
Beppe Grillo, dopo lo scandaloso video pubblicato su Facebook la scorsa settimana per difendere il figlio dai processi mediatici (in realtà avviati da lui proprio con quel filmato social) prosegue la sua offensiva.
E lo fa cercando di mettere in cattiva luce la giovane che accusa suo figlio Ciro e i suoi amici di stupro di gruppo.
Per farlo, ha deciso di dare mandato di “investigazione” a Marco Salvi, noto esperto già famoso per essersi occupato di alcuni dei casi più eclatanti di cronaca italiana.
L’outsider Salvi, infatti, si è occupato di Donato Bilancia – condannato a 13 ergastoli per 17 omicidi compiuti tra il 1997 e il 1998 – e dell’omicidio di Carlo Giuliani, morto durante gli scontri del G8 di Genova nel 2001.
A lui Beppe Grillo – come riporta il quotidiano La Repubblica – ha dato mandato di analizzare video e foto di quella notte tra il 15 e il 16 luglio del 2019 e di quelle ore trascorse dalla giovane nell’abitazione del comico genovese e garante del Movimento 5 Stelle insieme a Ciro Grillo e ai suoi tre amici. La ragazza, 19 anni all’epoca dei fatti, ha raccontato di aver subito violenza sessuale da tutti i giovani.
L’obiettivo di questa perizia è dimostrare la tesi difensiva tenuta dai ragazzi, fin dai primi interrogatori avvenuti nell’estate del 2019.
La versione dell’accusa è molto diversa da quella della difesa: la giovane ha raccontata di esser stata violentata sessualmente da tutti i ragazzi presenti in quella casa. E se Ciro Grillo non ha voluto rilasciare commenti, gli altri accusati hanno deciso di rompere questa cortina di fumo.
Il primo a parlare è stato Vittorio Lauria che ha rilasciato una dichiarazione a Non è L’Arena in cui ha dato la sua versione dei fatti: la giovane ha bevuto vodka a mo’ di sfida e poi ha avuto rapporti sessuali consenzienti con tutti.
Oggi, il Fatto Quotidiano ha riportato la testimonianza di Francesco Corsaglia, uno dei tre amici di Ciro Grillo accusati: “Ho avuto un rapporto consenziente con S.J., eravamo solo io e lei, poi mi sono addormentato. Di ciò che è successo dopo io non so niente”.
La difesa, dunque, è completamente spaccata. I racconti di due dei tre accusati hanno fornito una ricostruzione differente.
Forse la caccia alla colpevolizzazione della vittima dovrebbe essere placata davanti a queste evidenze.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
SOVRANISTI PAGLIACCI: L’AMICO ORBAN HA FISSATO PALETTI PIU’ RIGIDI DEL “COMUNISTA” SPERANZA
A Giorgia Meloni non far sapere che le restrizioni del suo amico Orban sono molto più nere.
Lunedì sera, nella piazza antistante a Palazzo Chigi, un piccolo gruppetto di parlamentari di FDI si è riunito per protestare contro il coprifuoco. A guidare la mozione – che oggi sarà presentata nell’ordine del giorno dei lavori parlamentari – è stata proprio la leader di Fratelli d’Italia.
Candele in mano, striscione, diretta Facebook e attesa per l’immancabile collegamento con Quarta Repubblica, su Rete 4.
La fiaccolata Fratelli d’Italia non ha riscosso un grande successo e, soprattutto, fa emergere il classico doppio volto di chi esalta altri modelli (rigorosamente sovranisti) non conoscendone le dinamiche per criticare e ideologizzare la situazione italiana.
“La nostra è una manifestazione simbolica. Il coprifuoco è una misura irragionevole che devasta la nostra economia e incide sulla libertà dei cittadini. Non è più tollerabile continuare a limitare la libertà delle persone con atti del governo”, ha tuonato Giorgia Meloni in piazza prima di seguire gli altri parlamentari, posando con una candela in mano in favore di telecamera.
Insomma, il coprifuoco è una misura irragionevole, secondo la deputata che ha guidato la fiaccolata Fratelli d’Italia davanti al Palazzo della Presidenza del Consiglio. E da giorni va ripetendo anche il suo no al pass vaccinale per poter viaggiare, ma anche per accedere ad alcuni luoghi pubblici (come accade in altri Paesi).
Insomma, misure da regime, come ha sempre sottolineato Giorgia Meloni parlando prima di Giuseppe Conte e ora di Mario Draghi. E l’obiettivo delle critiche è il “rosso” Speranza. Ed è qui che si incappa nell’incoerenza.
E allora l’Ungheria?
Perché il sovranista Orban, grande punto di riferimento della destra italiana, ha addirittura imposto limitazioni ancor più restrittive per contenere il virus.
Dopo mesi di chiusure (perché anche lì si è deciso di chiudere per evitare il tracollo sanitario), ora il premier ungherese ha dato i primi impulsi a una parvenza di ripresa. Ma come? Da questa settimana il coprifuoco alle 22.00 (sì, c’era anche in Ungheria) è stato posticipato alle 23, ma i locali di ristorazione (bar, pub e ristoranti) dovranno chiudere le proprie serrande e far uscire i clienti alle 21.30. Mezz’ora prima rispetto agli italiani.
E c’è di più: le riaperture – anche lì graduali – di molte attività sono condizionate dal vaccino.
Palestre, piscine, teatri, cinema, terme, musei, parchi divertimento, biblioteche, eventi sportivi e alberghi apriranno le porte solamente a chi si è immunizzato. E per farlo dovrà essere in possesso del documento di immunità. Insomma, il pass vaccinale criticato da Giorgia Meloni il mese scorso.
“Non siamo d’accordo sul passaporto vaccinale, siamo contrari a obblighi diretti e indiretti. Siamo contrari anche perché si tratta di dati estremamente delicati. Inoltre, noi abbiamo bisogno che le persone si possano muovere, che il turismo possa ripartire. I giovani saranno gli ultimi ad essere vaccinati e aspettare il passaporto vaccinale non è intelligente”. Un duro attacco all’Europa e a Speranza.
Ma forse anche a Orban, a sua insaputa.
(da”NextQuotidiano”)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
“SE SI FOSSE ASPETTATO ANCORA UN MESE LE VITTIME SAREBBERO LA META'”
Che cosa può succedere di qui al 15 luglio con le prime riaperture di ieri è
contenuto in un modello statistico elaborato da Stefano Merler, il matematico-epidemiologo della Fondazione Bruno Kessler che fa i conti per l’Istituto superiore di Sanità e il ministero della Salute da febbraio 2020 (e li ha azzeccati tutti).
Lo studio mai reso pubblico dal governo, ma che il Corriere ha potuto analizzare nei dettagli, è stato presentato il 16 aprile al Cts ed è stato determinante — dicono da Palazzo Chigi — per frenare le riaperture considerate troppo rischiose chieste dal leader della Lega Matteo Salvini.
L’ultimo Rt rilevato sui casi sintomatici, riferito al periodo tra il 31 marzo e il 13 aprile, è di 0,81. È la base di partenza. Nelle proiezioni ci sono solo calcoli, nulla viene detto su cosa riaprire e cosa no.
Scelte che spettano al governo guidato da Mario Draghi. Sul tavolo ci sono delle ipotesi.
Se l’Rt ricresce a 1, cosa più che probabile a seguito delle riaperture, di qui al 15 luglio — secondo le previsioni di Merler — dovremmo continuare a fare i conti con 200/300 morti circa al giorno.
Se sale a 1,1 il rischio è di un aumento costante dei decessi fino ad arrivare a metà luglio a 600 al giorno (300 al 24 giugno).
A 1,25 il disastro: fino a 1.200/1.300 vittime al giorno. Ovviamente tutto ciò vale senza misure di restrizioni aggiuntive. Per semplificare in uno scenario di «liberi tutti».
Altra simulazione illustrata da Merler. Se il riavvio fosse stato rimandato al 12 maggio i decessi giornalieri avrebbero potuto essere la metà: 100.
Il motivo? Ritardare di due settimane la ripartenza avrebbe voluto dire aprire con un numero di casi giornalieri decisamente inferiore a quello attuale. È la cosiddetta incidenza, che trascina con sé inevitabilmente una percentuale di morti.
L’ultimo report del Cts, aggiornato al 18 aprile, conta 157 casi a settimana ogni 100 mila abitanti. Perché l’epidemia sia sotto controllo bisogna arrivare a 50.
Senza riaperture, che incidono sull’innalzamento della curva di infezioni, tra 15 giorni avremmo potuto scendere un bel po’.
In questo caso, sempre con un Rt a 1, cioè con un infetto che ne contagia un altro, avremmo avuto un numero di partenza di contagi più basso. Con l’ovvia conseguenza di un minor numero di morti in prospettiva. Sempre al 15 luglio, con un Rt all’1,1, sarebbero stati 200. Mentre con un Rt a 1,25 sarebbero stati comunque diverse centinaia.
Adesso c’è un po’ di margine. Ma è minimo. Non possiamo fare crescere l’Rt sopra l’1 e partiamo già da 0,81. Dunque, il tesoretto che abbiamo, secondo l’analisi di Merler, è di 0,2. E un po’ ce lo siamo già giocati, come mostrano le slide mostrate al Cts, con il riavvio della scuola in presenza.
Certo proprio sulla scorta dei calcoli di Merler, l’alternativa — che non sarebbe dispiaciuta ad alcuni esponenti del Cts — avrebbe potuto essere quella di riaprire a maggio con un’incidenza più bassa.
Il timore è che essendo elevata, la curva dei contagi possa ricrescere in fretta, costringendo a nuove chiusure. Ma qui sono entrate in campo le scelte politiche. Il «rischio calcolato» invocato da Mario Draghi.
I conti di Merler tengono conto dell’abbassamento della letalità del virus indotto dalle vaccinazioni. Grazie ai vaccini il Covid sta già uccidendo meno e a un certo punto diventerà paragonabile all’influenza stagionale, passando cioè dagli undici decessi su mille infetti, a uno. Una prima data ipotizzata dall’Ispi in questo senso è stata il 25 giugno. Ma tutto è legato al ritmo con cui procede la campagna vaccinale e, soprattutto, a chi viene immunizzato: vanno protetti prima i fragili. Palazzo Chigi, con il generale Francesco Figliuolo, conta di accelerare ancora sulle vaccinazioni, arrivando a proteggere al 25 maggio l’80% dei fragili. E le riaperture saranno graduali. Al di là dei conti, la consapevolezza del Cts è che adesso molto dipenderà dai comportamenti individuali. Altrimenti non resterà che richiudere….
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
NELLE GRANDI CITTA’ ASSEMBRAMENTI SUI MEZZI PUBBLICI, UN COPIONE GIA’ VISTO
Da nord a sud tutta l’Italia, eccezion fatta per la Sardegna, è alle prese con le – seppur parziali – riaperture. Le criticità erano sul tavolo oramai da settimane, ma ieri tutti i nodi sono venuti al pettine.
“Dal tracciamento ai trasporti è cambiato ben poco dall’inizio dell’anno”. È questo l’allarme lanciato dalla dirigente scolastica del liceo scientifico Bottoni di Milano, Giovanna Mezzatesta.
QUI MILANO.
In questa scuola della zona ovest della città, questa mattina sono tornati in classe in presenza il 15 per cento in più degli studenti. Una percentuale che rispecchia quella cittadina stimata dall’assessore alla Mobilità del Comune di Milano, Marco Granelli: “Siamo a 80mila studenti delle scuole superiori che si muovono sui mezzi, cresceranno, ma già eravamo al 50 per cento dunque questa settimana abbiamo fatto un salto graduale dal 50 al 70 per cento”.
Un cambiamento che ha portato al blocco dei tornelli su alcune linee della metropolitana e a disagi su molte linee di bus e tram nonostante “l’aumento del 10 per cento circa dei mezzi – precisa l’assessore – e l’utilizzo di tutti i treni della metro a disposizione”. Il problema di fondo però rimane. “Penso che la città sia preparata”, sostiene Beppe Sala. Il sindaco ha illustrato quanto fatto da Palazzo Marino per gestire la ripartenza: “Stiamo aumentando al massimo possibile il servizio di trasporto pubblico, stiamo vigilando con massimo impegno – spiega il sindaco -. Dopodiché io penso che serva una grande tolleranza da parte di tutti”.
QUI ROMA.
Non se la passa bene neanche la Capitale. Se è vero che tutte le strade portano a Roma, lo è altrettanto che nel giorno della ripartenza in presenza per il 70 per cento degli studenti delle superiori la metro ed i mezzi pubblici della capitale erano decisamente affollati. è proprio la percentuale di studenti in movimento a rendere ancora più complessa la gestione del trasporto pubblico locale. Tra le 8 e le 9 del mattino, nell’ora di punta, soprattutto tra le stazioni di cambio dei treni regionali e metropolitana – da Termini a Piazzale Flaminio – gli assembramenti sono evidenti e il distanziamento impossibile.
Colpo di scena, invece, a Napoli: stazioni semivuote, treni che viaggiano anche al di sotto del 50 per cento della capienza, che è limite massimo fissato a causa della pandemia, e autobus in leggera difficoltà, ma solo in alcuni momenti della giornata. Più a sud, nella città partenopea con il ritorno in zona gialla e soprattutto con la ripartenza in presenza delle scuole superiori si temevano assembramenti sui mezzi pubblici.
QUI NAPOLI
Invece sembra che i napoletani si fidino sempre meno del trasporto pubblico e chi può, preferisce muoversi in macchina, con conseguenti ripercussioni sul traffico cittadino. Le riaperture a singhiozzo delle attività, gli ingressi a scuola in orari differenziati, con la didattica in presenza ancora al 50 per cento in molte scuole della Campania e del capoluogo vista anche l’ordinanza del governatore Vincenzo De Luca che ha imposto un limite dove non risulti possibile il distanziamento, e il ricorso al lavoro da casa, sicuramente hanno contribuito ad alleggerire il peso sul trasporto pubblico locale (TPL).
“Oggi non abbiamo particolari segnalazioni di disagi – dice il Presidente dell’Ente Autonomo Volturno (EAV), Umberto de Gregorio – di certo c’è poca fiducia da parte degli utenti, consideri che da circa un anno l’utenza media si è ridotta di almeno il 50 per cento, ma le criticità del trasporto pubblico non sono state risolte e queste giornate possiamo considerarle ancora come se ci fosse una sorta di tregua, ma appena si comincerà ad avere più fiducia, appena riapriranno davvero tutti e soprattutto appena ritorneranno i turisti ci ritroveremo con gli stessi problemi di sempre”.
“Del resto – prosegue il Presidente della società che gestisce il trasporto pubblico in Campania – prima della pandemia si viaggiava anche al 150 per cento della capienza, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane molto probabilmente vedremo una situazione diversa, più difficile da gestire. E quando tornerà l’utenza di sempre – conclude De Gregorio – è impensabile continuare a far viaggiare i treni al 50 per cento della capienza, rischiamo di avere stazioni affollate un po’ ovunque e assembramenti, inoltre, quando le scuole riapriranno in presenza al 70 per cento o al 100 per cento bisognerà rivedere anche gli orari di ingresso alle superiori per evitare pressioni sui mezzi pubblici”.
(da Open)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
TRADOTTO: CHI VUOLE ABOLIRLO E’ UN CRIMINALE CHE VUOLE FAR MORIRE MIGLIAIA DI ITALIANI
Sergio Abrignani, immunologo dell’università Statale di Milano e componente
del Comitato tecnico scientifico (Cts) per l’emergenza coronavirus, è intervenuto ad ‘Agorà’ su Rai3.
Rispondendo a una domanda sulla decisione di avere il coprifuoco alle 22 – decisione politica o indicazione scientifica del Cts – Abrignani ha confermato di aver detto che, a suo avviso, a livello nazionale dare un’ora in più a milioni di persone per interagire vuol dire dare milioni di chance in più al virus di circolare.
E ha aggiunto: “C’è stato un comunicato del nostro portavoce Silvio Brusaferro su questo, in cui si diceva che noi siamo a favore di tutta una serie di mitigazioni del rischio e si diceva del mantenimento del coprifuoco. Il Cts non decide mai nulla, dà dei pareri. Le decisioni sono sempre della politica. Noi diamo dei pareri in scienza e coscienza, sulla base dei dati”, ha ribadito.
Ad Abrignani non piace che si parli di “un noi e un voi, come se ci fosse gente che vuole chiudere e gente che vuole aprire. È veramente un tentativo di mitigare il rischio. Abbiamo visto oltre 120mila morti in 14 mesi e non è una cosa da ridere o da discutere da tifosi. E’ una cosa terribilmente pericolosa”.
(da agenzie)
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