IL GOVERNO E’ PEGGIO DI HORMUZ: DOPO LA MANCATA NOMINA DI FRENI ALLA CONSOB, E’ SCONTRO TOTALE TRA FORZA ITALIA E LEGA. GLI AZZURRI HANNO ABBRACCIATO LA LINEA DELLE MANI LIBERE, IN LINEA CON IL NUOVO CORSO LIBERAL DI MARINA, E SI DIVERTONO A COLPIRE LA LEGA
OGNI OCCASIONE E’ BUONA: DALLA LEGGE SUL FINE VITA ALLA PROPOSTA DI LEGGE SU TAXI E NCC – L’ORIZZONTE È QUELLO DI AUTONOMIZZARE FI, ANCHE NELL’OTTICA DI POTER ESSERE L’AGO DELLA BILANCIA IN CASO DI PAREGGIO ALLE PROSSIME ELEZIONI PER LA NASCITA DI UN GOVERNO DI LARGHE INTESE
Più si va verso la fine della legislatura, più la coltre del «tutti uniti», dentro la maggioranza, si sta dissipando. Lasciando intravedere faide sotterranee, scatti in avanti e dispute ancora aperte, soprattutto tra Forza Italia e Lega.
L’accidente di settimana, che ha fatto emergere proprio questo scontro, è stato il passo indietro per la prestigiosa nomina al vertice della Consob del sottosegretario leghista Federico Freni. Insormontabile il veto su di lui di Forza Italia che chiede una figura tecnica, e il diretto interessato ha fatto un elegante passo indietro «per una questione di dignità», ha detto a Repubblica.
Risultato: il Consiglio dei ministri lampo di appena quindici minuti è slittato di oltre un’ora, per permettere un vertice tra la premier Giorgia Meloni e i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini proprio sulle nomine, che però si è risolto senza decisioni definitive. Non solo sulla Consob, ma sulle altre autorità amministrative indipendenti Anac e Agcm, bloccate in un gioco a incastri che non funziona e che lo strappo di FI sul candidato leghista non aiuta a ricomporre.
Eppure, anche dentro FI si fanno dei distinguo. Qualcuno ha provato a puntare il dito contro i Berlusconi, ma «la famiglia non c’entra», assicura una fonte qualificata. La responsabilità dell’impuntatura sarebbe tutta del vicepremier Tajani, pure con qualche mal di pancia interno di chi avrebbe preferito spendere energie per ottenere qualcosa dentro la maggioranza su partite più paganti, anche elettoralmente.
Proprio uno stop così eloquente a un esponente leghista molto stimato dall’altro vicepremier è la dimostrazione di come gli azzurri abbiano abbracciato la linea delle mani libere. Il tempo passa veloce e la fine della legislatura è virtualmente vicina, dunque non è più il momento di incassare per compiacere gli alleati. Anche se, nello specifico caso di Freni, i detrattori del segretario sottolineano come sia stato più un regolamento di conti che una questione di principio.
Ma la vicenda Consob rischia di non essere l’unico su cui Forza Italia sposerà la linea che preferirebbe Marina Berlusconi: quella di un partito autonomo, liberale e senza paura di mettersi di traverso con i sovranisti. Prossimo potenziale scontro riguarderà un tema che proprio la primogenita del Cavaliere ha più volte – ed
esplicitamente – richiamato: l’approvazione di una legge sul fine vita. Tajani non è mai stato appassionato al tema e ha glissato quanto più ha potuto
Ma eloquente è stato il fatto che la nuova leder del gruppo al Senato, Stefania Craxi, si sia immediatamente fatta carico della questione, nonostante non sia un mistero che sia FdI sia, soprattutto, la Lega salviniana abbiano forti riserve. E così ecco: il prossimo 3 giugno l’aula del Senato inizierà la discussione, con due testi possibili. Quello del Pd a prima firma di Alfredo Bazoli, alternativo al testo base approvato lo scorso luglio in Commissione con relatori Pierantonio Zanettin di Forza Italia e Ignazio Zullo di FdI.
Fonti di FI spiegano che sono assolutamente decisi ad andare avanti. «Un testo si approverà», assicurano. La frase è sibillina. Trapela che la speranza sia quella di trovare convergenza sul testo Zanettin-Zullo. Tuttavia, se permanesse il no della Lega, il testo del Pd tornerebbe molto utile.
«Silvio Berlusconi usava la formula del lasciare libertà di coscienza», ricorda un importante esponente del partito. Come a dire: a mali estremi, si può arrivare all’estremo rimedio di votare il testo delle opposizioni.
Con la consapevolezza che sarebbe uno strappo importante, ma in questa fase i simboli contano e Forza Italia è decisa a mettere in atto quel cambio di passo che la premier Giorgia Meloni non vuol far fare al governo. E non solo sul fine vita. FI ha messo un altro dito negli occhi dei leghisti, presentando una proposta di legge su taxi e Ncc, «prendendo atto del fallimento della riforma Toninelli-Rixi del governo gialloverde», ha detto il primo firmatario Andrea Caroppo.
Se esiste un tema esplosivo, è proprio quello delle liberalizzazione delle licenze taxi e Ncc e la Lega ha subito detto «no a liberalizzazione selvagge». Ma FI ha ormai perso le inibizioni anche su provvedimenti potenzialmente non graditi agli alleati. «Siamo in linea con il nostro pensiero storico», ha detto Caroppo.
Del resto, viene spiegato, l’orizzonte è quello di autonomizzare FI, anche nell’ottica di poter essere l’ago della bilancia di una ancora futuribile forza di centro, in una composizione a oggi inesistente ma che potrebbe formarsi subito prima, o dopo le elezioni. Anche in quest’ottica non è stata ben accolta la mossa di avvicinamento tra la famiglia Berlusconi e l’ex governatore leghista in Veneto, Luca Zaia, a pranzo insieme appena tre settimane fa.
(da Domani)
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