Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
LA DECISIONE NON RISPETTA LE PRIORITA’ FISSATE DAL GENERALE FIGLIUOLO, UN’ASSURDITA’
Lunedì 19 aprile tra i corridoi della Regione Calabria inizia a spargersi una voce. Il
commissario straordinario per la Sanità calabrese Guido Longo avrebbe autorizzato la vaccinazione anti-Covid per i dipendenti del dipartimento regionale alla Salute.
Una scelta fatta in sfregio a tutte le priorità fissate dal piano nazionale.
La voce si ingrossa, corre tra i dieci piani della cittadella regionale, tanto che un gruppo di lavoratori di altri dipartimenti si presenta davanti agli uffici del commissario, per protestare contro la decisione.
Segue un faccia a faccia a tratti surreale tra i manifestanti e Longo, che si conclude con una promessa da parte del commissario che somiglia molto a una toppa peggiore del buco. Per rimediare al torto, dice Longo, entro dieci giorni quasi tutti i 1976 dipendenti della Regione saranno vaccinati.
Le performance calabresi in tema di vaccini sono da incubo.
Secondo il report del 19 aprile scorso, solo il 76 percento delle dosi consegnate erano state somministrate, il dato peggiore a livello nazionale. Solo il 53 percento degli over 80 aveva ricevuto la prima dose, mentre oltre l’83 percento degli ultra-settantenni non è stato convocato per un’iniezione.
Insomma, se c’è una regione che più di altre dovrebbe attenersi al piano stabilito dal generale Figliuolo, che prevede di concentrarsi prima di tutto su anziani e fragili, questa è proprio la Calabria.
Invece, il commissario Guido Longo – nominato dal governo nel novembre scorso per provare a risollevare le sorti della disastrata sanità regionale – ha ritenuto di dare il via libera all’immediata vaccinazione di circa cinquanta colletti bianchi della sanità regionale.
Un numero che potrebbe crescere, se altri addetti dello stesso settore faranno richiesta. Attenzione, è bene specificare che non parliamo qui di sanitari in prima linea, ma di personale d’ufficio che lavora nella sede centrale della Regione: impiegati, addetti al protocollo, amministrativi
La protesta dei dipendenti regionali
Una volta diventata di dominio pubblico, la decisione ha scatenato le critiche da più fronti: dai sindacati confederali ai partiti politici. Come detto, c’è però anche chi non ha perso tempo e ha cercato un confronto immediato con il commissario. Appresa la notizia, infatti, un decina di dipendenti di altri dipartimenti regionali, aderenti alla Csa Cisal, ha affrontato direttamente Longo.
I video che circolano in rete testimoniano l’acceso botta e risposta tra le parti. Una volta scoperto, Longo prova a giustificare la sua scelta con la necessità di garantire il funzionamento di “un dipartimento a rischio”, che non può bloccarsi.
Si sa, però, che eccezione chiama eccezione. E così nel confronto tra il commissario e i manifestanti si fa presto spazio la domanda: perché a loro sì e a noi no? “Tutti quelli che lavorano dentro la cittadella regionale – spiega Gianluca Tedesco della Cisal -, condividono gli stessi spazi e hanno le stesse funzioni. La scelta di vaccinare solo qualcuno allora è discriminatoria e irrazionale”.
Di fronte a questa contestazione, Longo in evidente imbarazzo prova a rassicurare: “Mandatemi gli elenchi ed entro dieci giorni tutti i dipendenti regionali saranno vaccinati”. Unica eccezione, chi lavora in smartworking. E ci mancherebbe, viene da dire.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
PANDEMIA COME OPPORTUNITA’? CERTO, DEI PIU’ RICCHI PER DIVENTARLO ANCORA DI PIU’
Si è detto: la pandemia come opportunità. Sì, opportunità dei più ricchi di diventarlo smisuratamente di più. Sulla pelle, e non è una metafora, di milioni e milioni di poveri. Nonostante gli ingenti finanziamenti pubblici ricevuti per la produzione dei vaccini Covid, Pfizer, Johnson & Johnson e AstraZeneca nell’ultimo anno hanno corrisposto ai propri azionisti 26 miliardi di dollari tra dividendi e riacquisto delle proprie azioni.
Una cifra sufficiente a vaccinare 1,3 miliardi di persone, vale a dire l’intera popolazione in Africa.
È l’allarme lanciato da Oxfam e Emergency, membri della People’s Vaccine Alliance, in occasione delle assemblee degli azionisti di Pfizer e Johnson & Johnson in programma oggi, a cui seguiranno quelle di Moderna e AstraZeneca nelle prossime settimane.
In concomitanza delle assemblee sono previste manifestazioni di protesta della società civile negli Stati Uniti e nel Regno Unito per spingere le aziende a cambiare rotta.
La disuguaglianza di accesso ai vaccini e la cronica carenza di dosi spingeranno inoltre una parte degli stessi azionisti ad avanzare proposte per aumentare la produzione, nel quadro di un crescente movimento di pressione in tutto il mondo, che chiede a Big Pharma di rinunciare ai diritti di proprietà intellettuale sui brevetti, condividere le tecnologie e il know-how per produrre vaccini in ogni parte del mondo
Quanto stanno guadagnando top manager e azionisti di Big Pharma
Mentre si rischia una catastrofe economica globale, con perdite stimate dall’International Chamber of Commerce fino a oltre 9.000 miliardi di dollari nel 2021, le fortune di top manager e azionisti delle aziende produttrici sono cresciuti a dismisura. Il fondatore di BioNTech, Ugur Sahin, ora detiene un patrimonio di 5,9 miliardi di dollari, mentre l’amministratore delegato di Moderna Stephane Bancel vale 5,2 miliardi e ha già incassato, dall’inizio della pandemia, oltre 142 milioni di dollari dalla vendita di parte delle azioni possedute.
“Siamo di fronte alla più grave emergenza sanitaria della storia recente, che non può risolversi in un’opportunità di extra-profitti per pochi. Non dovremmo lasciare all’industria farmaceutica il potere di decidere chi deve vivere o morire. Tutto questo è semplicemente ingiusto e deplorevole- denunciano Sara Albiani, responsabile salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, Presidente di Emergency – L’attuale disuguaglianza di acceso ai vaccini Covid, non è altro che il risultato della miope visione degli stati che hanno stipulato i contratti di fornitura con le aziende farmaceutiche, senza considerare che soltanto vaccinando anche la popolazione nei paesi in via di sviluppo e non solo nei paesi ricchi, si potrà davvero sconfiggere la pandemia”.
Nei paesi ricchi è stata vaccinata 1 persona su 4, nei paesi poveri appena 1 su 500
Mentre le aziende che possono produrre i vaccini Covid restano una manciata in tutto il mondo, ad oggi nei paesi ricchi in media 1 persona su 4 è stata vaccinata, mentre nei paesi poveri appena 1 su 500. La diffusione del virus resta di fatto fuori controllo e il numero di vittime continua ad aumentare, mentre gli epidemiologi – secondo una ricerca pubblicata dalla Pva – prevedono che le mutazioni potrebbero rendere inefficaci gli attuali vaccini in meno di un anno.
Un crescente movimento di pressione a livello globale per rendere i vaccini un bene pubblico
La scorsa settimana 175 tra Premi Nobel ed ex capi di Stato e di Governo hanno inviato una lettera aperta al Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, invitandolo a sostenere la proposta di sospensione dei diritti di proprietà intellettuale, con l’obiettivo di consentirne l’accesso in tutto il mondo e poter così fermare la pandemia. Un appello a cui si sono unite 1 milione e mezzo di persone in tutto il mondo.
Più di 100 paesi a basso e medio reddito, sulla spinta dell’iniziativa di India e Sud Africa, stanno chiedendo all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) una sospensione della proprietà intellettuale sui vaccini anti Covid-19 fino a quando l’emergenza pandemia non sarà superata. Ebbene la proposta è osteggiata attualmente da Stati Uniti, Ue e altre nazioni ricche, anche se l’amministrazione Biden ha mostrato delle aperture, stando all’intervento di Katherine Tai, rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, all’ultima conferenza virtuale dell’OMC: “Ancora una volta il mercato ha mancato di rispettare il diritto alla salute nei paesi in via di sviluppo”.
A Big Pharma 88 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici
Moderna, Pfizer/BioNtech, Johnson & Johnson, Novovax e Oxford/AstraZeneca hanno ricevuto 12 miliardi di fondi pubblici e garanzie di preacquisto solo dal governo americano; gli investimenti pubblici totali per lo sviluppo dei vaccini ammontano a 88 miliardi di dollari. Queste case farmaceutiche hanno inoltre potuto usufruire dei risultati di ricerca e sviluppo, ottenuti con soldi pubblici: uno studio delle Universities Allied for Essential Medicines mostra che solo il 3% dei costi in R&S per il vaccino Oxford/AstraZeneca è stato finanziato da privati.
“I vaccini anti Covid sono oggi disponibili anche grazie alle risorse pubbliche, ma per porre fine alla pandemia c’è un disperato bisogno di un numero tale di dosi da soddisfare la domanda globale. – continuano Albiani e Miccio – È un fallimento morale che i leader dei paesi ricchi consentano a un pugno di grandi corporation di tenere in cassaforte brevetti, tecnologie, know-how e vendere un numero insufficiente di dosi al miglior offerente.”
I vaccini Pfizer e Moderna hanno un costo di produzione di meno di 2 dollari, ma vengono venduti a più di 70 dollari a ciclo
I vaccini Moderna e Pfizer/BioNTech – entrambi a mRNA – potrebbero essere 2 dei 3 prodotti farmaceutici più venduti al mondo, con una previsione di ricavi di 33,5 miliardi di dollari nel 2021. Sono anche i più cari, con un prezzo che va dai 13,50 ai 74 dollari a ciclo, che entrambe le aziende hanno intenzione di aumentare. In risposta a una richiesta degli azionisti, Pfizer ha sostenuto che il prezzo per un vaccino è normalmente tra i 150 e i 170 dollari, eppure uno studio dell’Imperial College di Londra mostra che il costo di produzione dei vaccini a mRNA è tra i 60 centesimi e i 2 dollari a dose.
Moderna e Pfizer hanno inoltre venduto la stragrande maggioranza dei loro vaccini alle nazioni ricche: il 97% la prima e l’85% la seconda. Con un vaccino sviluppato insieme a National Institutes of Health del Governo americano, Moderna farà profitti per 5 miliardi di dollari nel 2021.
Tutte le maggiori case farmaceutiche si oppongono decisamente alla condivisione della tecnologia e alla sospensione della proprietà intellettuale. L’amministratore delegato di Pfizer di fronte al tentativo dell’Omc di mettere altre aziende nelle condizioni di produrre il vaccino, ha detto che è un nonsense, forse anche pericoloso. Ebbene, la logica del profitto non può prevalere sulla salute dell’umanità: è necessario – sottolineano le due organizzazioni – mettere in campo azioni politiche che permettano a tutti di risollevarsi dalla drammatica crisi sanitaria, economica e sociale che stiamo vivendo.
Un appello, una battaglia di civiltà
Tra i sottoscrittori ci sono l’ex primo ministro inglese Gordon Brown, l’ex presidente francese Francois Hollande, l’ex presidente dell’URSS Mikhail Gorbaciov e Yves Leterme, ex primo ministro belga. Tra le firme anche gli ex presidenti del Consiglio italiani Romano Prodi e Mario Monti. A spendersi per la sospensione delle licenze sono anche i premi Nobel Joseph Stiglitz, Francoise Barre-Sinoussi e Muhammad Yunus.
Nel testo si invitano gli Stati Uniti ad intraprendere “un’azione urgente” per sospendere i diritti di proprietà intellettuale per i vaccini Covid-19 per contribuire ad aumentare le vaccinazioni a livello globale. Una misura simile è stata proposta all’Organizzazione mondiale del commercio da India e Sud Africa in rappresentanza di 60 paesi ma è stata respinta con voto contrario di quasi tutti i paesi occidentali, Italia compresa. Una misura di questo tipo avrebbe riflessi sui profitti delle case farmaceutiche che producono il farmaco. Alcune, come AstraZeneca hanno affermato di non avere intenzione di guadagnare sui vaccini finché la pandemia è in corso. Altre, a cominciare da Pfizer che ha già messo a bilancio profitti aggiuntivi per 15 miliardi di dollari, seguono una linea opposta. Linea che cozza con gli ingenti finanziamenti pubblici che queste aziende hanno ricevuto nelle fasi iniziali, e più rischiose, della messa a punto del vaccino.
Se passasse la sospensione dei brevetti i paesi in via di sviluppo potrebbero produrre autonomamente copie dei vaccini senza timore di essere citati in giudizio per violazioni della proprietà intellettuale. “Una rinuncia ai diritti è un passo fondamentale e necessario per porre fine a questa pandemia. Deve essere combinato con la garanzia che il know-how e la tecnologia sui vaccini siano condivisi apertamente ”, hanno scritto i firmatari. Aggiungono che una deroga unita ad altre misure “amplierebbe la capacità di produzione globale, non ostacolata dai monopoli industriali che sono causa della terribile carenza di approvvigionamenti che frena l’accesso ai vaccini”. I firmatari aggiungono che l’accesso iniquo ai vaccini avrebbe un impatto sull’economia globale che pregiudicherebbe la ripresa. Un avviso peraltro insistentemente ripetuto anche dal Fondo monetario internazionale. “Il mondo ha visto uno sviluppo senza precedenti di vaccini sicuri ed efficaci, in gran parte grazie agli investimenti pubblici statunitensi”, si legge nella lettera. “Eppure per la maggior parte del mondo l’accesso al vaccino è ancora una lontana speranza. Nuove ondate di sofferenza stanno sorgendo in tutto il mondo. La nostra economia globale non può ricostruirsi se rimane vulnerabile a questo virus “.
Interpellato dal Financial Times il premio Nobel Stiglitz ha ricordato come la sospensione dei brevetti per ragioni di emergenza sia un’opzione già contemplata dai trattati ma che i paesi raramente vi fanno ricorso senza accordi per timori di ritorsioni. L’economista ha sottolineato anche il ruolo dei fondi pubblici nello sviluppo del vaccino e come le aziende farmaceutiche abbiano già incassato ingenti guadagni sulle fiale.
(da Globalist)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
LO SI GIUDICAVA UN “VECCHIO E LOGORO” PROFESSIONISTA, SI STA DIMOSTRANDO TUTT’ALTRO
Alle elezioni, pochi ritenevano che Joe Biden sarebbe stato un presidente incisivo in
grado di condurre un’attiva politica riformatrice. Lo si giudicava un “vecchio e logoro” professionista, prescelto come male minore per convogliare un elettorato tradizionale e nero sul candidato in grado di battere Trump.
E, invece, Biden si sta dimostrando tutt’altro: un “presidente radicale” nel significato politico che dell’aggettivo si dà in Europa. Non un verboso radical americano, pronto a enunciare a parole progetti rivoluzionanti, e neppure un tranquillo liberal soddisfatto di smussare i più controversi aspetti degli Stati Uniti.
Alla prova dei fatti, la direzione di marcia del nuovo presidente è tipica del riformatore democratico radicale pronto ad affrontare i nodi più controversi della società americana senza la prudenza tipica dei precedenti. Se non quella dell’equilibrio dei poteri in presenza di un Congresso per metà al Senato repubblicano, e di una Corte Suprema controllata dai tradizionalisti.
I nodi che Biden ha affrontato sono tra i più difficili e “pericolosi” del potere nazionale. Di fronte al razzismo endemico è stato deciso nell’auspicare un “giusto verdetto” nel processo per l’uccisione di Floyd, e non ha fatto mancare un commento spregiudicato (per il presidente) alla sentenza di condanna. Quindi sta tentando di far passare una legge di controllo del comportamento violento delle polizie (statali e locali) che è difeso dalla supremazia dei bianchi sui neri.
Si è lanciato nella campagna ambientalista divenendo anche il leader dello schieramento internazionale per il controllo del clima, riconosciuto da indiani e cinesi. In patria ha toccato interessi poderosi: le lobby delle armi, del tabacco, del petrolio e dell’industria pesante che sono sempre state agguerrite nel condizionare la politica e l’Amministrazione.
Ha ripreso la classica tradizione democratica di attenzione verso i ceti medi e popolari istituendo una tassazione sui capital gains dei più ricchi per finanziare con l’American Family Plan la sanità (questione irrisolta della nazione più ricca del mondo), l’educazione nei college, il welfare, e le provvidenze per i poveri.
Ultima ma non di minore importanza per la comunità internazionale, ha rilanciato l’azione interventista nei diritti civili e umani nel mondo, come nella migliore tradizione americana, pronunziando per la prima volta il tabù “olocausto” degli armeni compiuto dai turchi nel 1915, e poi ha proseguito non tacendo sulla persecuzione di Navalny da parte del Cremlino.
Si dirà che nei confronti degli autocrati Erdogan e Putin le mosse di Biden rispondono ad avvertimenti di politica estera. Certo che si tratta anche di questo. Ma è significativo che la “grande potenza” per eccellenza oggi intervenga non solo per tutelare i suoi interessi ma anche per difendere con la sua influenza i diritti umani e civili.
A me sembra che la “sorpresa radicale” di Biden allinei l’ultimo presidente Usa a due suoi predecessori democratici ben diversi, ma entrambi mossi da quel vigore democratico radicale che riappare in questi giorni: Il Franklin D. Roosevelt del New Deal e il Lyndon B.Johnson della migliore politica interna – solo interna, ripeto – della War on Poverty.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
TRE MESI FA IL PREMIER MODI PORTAVA A DAVOS L’ORGOGLIO INDIANO, OGGI MANCA L’OSSIGENO
“A dispetto di previsioni catastrofiche secondo le quali saremmo stati travolti da uno tsunami di infezioni, abbiamo salvato molte vite: l’India è il Paese col più basso tasso di mortalità del mondo. Ci siamo salvati e contribuiremo a salvare l’intera umanità da una immane tragedia”.
È il 28 gennaio quando il premier Narendra Modi porta in scena l’orgoglio indiano al summit del World Economic Forum di Davos. Oggi, neanche tre mesi dopo, il suo è un Paese al collasso: lo tsunami di infezioni è arrivato, abbattendosi con violenza su una popolazione da giorni alle prese con una “lotta per la sopravvivenza”. Per il secondo giorno consecutivo, l’India ha riportato il bilancio giornaliero di contagi più alto del mondo: 332.730 nelle ultime 24 ore; 314.835 nella giornata di giovedì. Anche il numero dei decessi nelle ultime 24 ore è balzato a un record di 2.263, in un contesto di ospedali strapieni e a corto di ossigeno. Delhi ha segnalato più di 26.000 nuovi casi e 306 decessi, circa un morto ogni cinque minuti, l’andamento più rapido dall’inizio della pandemia.
I servizi funebri sono sommersi: crematori e cimiteri sono ormai a corto di spazio. A Nuova Delhi le persone che perdono i propri cari stanno ricorrendo a strutture improvvisate per organizzare sepolture di massa e cremazioni.
A una situazione già drammatica si aggiungono i recenti incidenti nelle strutture ospedaliere. Tredici persone sono morte in un incendio scoppiato in un ospedale in un sobborgo di Mumbai. Due giorni fa, in un ospedale pubblico nello Stato occidentale del Maharashtra, 24 pazienti Covid sono morti per la mancanza di ossigeno nei respiratori. Altri nove sono morti in un incendio in un ospedale il mese scorso nella capitale statale Mumbai.
Gli ospedali, alla disperata ricerca di ossigeno, lanciano appelli sui social network. Un grande ospedale privato della capitale indiana, il Max Hospital, ha twittato che gli restano forniture di ossigeno sufficienti solo per un’ora e che è in attesa di rifornimenti dalle prime ore del mattino. Il ministro delle Ferrovie, Piyush Goyal, ha annunciato che il governo ha avviato treni rapidi Oxygen Express con tanker carichi di ossigeno per provare a soddisfare le richieste di aiuto degli ospedali.
“Ognuno sta combattendo per la propria sopravvivenza e cerca di proteggere i propri cari. Sono scene difficili da guardare”, ha dichiarato a Reuters Bhramar Mukherjee, professore di biostatistica ed epidemiologia. “Non c’è una rete di sicurezza sociale per gli indiani”.
Modi, il cui governo è stato criticato per aver allentato troppo presto le misure anti-contagio, ha incontrato i principali ministri degli Stati più colpiti, tra cui la capitale Delhi, Maharashtra e lo Stato di origine di Modi, il Gujarat, per discutere la crisi. Il ministro della Sanità, Harsh Vardhan, ha provato ad attribuire la responsabilità alla “disattenzione dei cittadini”, ma è evidente che il caos attuale è il risultato di un azzardo che porta la firma dell’esecutivo di Delhi. Il governo aveva ordinato un lockdown severo lo scorso anno nelle prime fasi della pandemia, ma ai primi segnali di miglioramento ha revocato gran parte delle misure per il timore dell’impatto economico e sociale delle chiusure sulle vite dei lavoratori migranti. Modi ha dichiarato che un altro blocco sarebbe l’ultima risorsa.
Secondo gli esperti, la variante B.1.617 – individuata per la prima volta in India nel mese di ottobre – potrebbe aver contribuito ad accelerare l’ondata di contagi. Della nuova variante, tuttavia, si sa ancora relativamente poco, a parte il fatto che dovrebbe essere più contagiosa (ma meno rispetto a quella britannica).
Presenta due mutazioni, chiamate E484Q e L425R, e ora si trova nel 15-20 per cento dei campioni sequenziati nel Paese. Nei giorni scorsi è stata scoperta nel Regno Unito, in Belgio, Germania e Svizzera. In Italia è stata individuata lo scorso 10 marzo a Firenze.
La corsa del virus in India procede incontrollata anche a causa della lentezza della campagna vaccinale. Il che è un paradosso, se si pensa che il Paese è uno dei principali produttori mondiali di vaccini. A fronte di una popolazione di 1,39 miliardi di persone, meno dell′1,5% è stato vaccinato. “Un fallimento difficile da capire per un Paese noto per essere la farmacia del mondo”, osserva Kaushik Basu, professore alla Cornell University ed ex consigliere economico del governo indiano.
(da Huffingtonpost)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
E CI PRENDONO IN GIRO SU UN’ORA DI DIFFERENZA DI COPRIFUOCO
Mentre il Governo italiano si spacca sull’orario del coprifuoco, in Germania la Merkel
sfodera il pugno di ferro e si prepara a imporre una nuova stretta per arginare il virus. Con curve dei contagi abbastanza simili e con campagne vaccinali, più o meno equivalenti, le due Nazioni europee sembrano divergere in maniera sostanziale sulle misure da adottare per contrastare una possibile quarta ondata.
Se in Germania le scuole sono aperte sono per gli alunni dell’asilo e delle ultime classi del Liceo, in Italia ci prepariamo, anche se con qualche retromarcia, a riaprire le classi, anche delle Superiori, in quasi tutte le Regioni, il prossimo 26 aprile.
Dopo aver monitorato per settimane l’andamento della variante inglese, fonte di preoccupazione principale rispetto all’aumento dei contagi negli under 20, improvvisamente abbiamo valutato come “gestibile” l’eventuale rischio connesso alla riapertura delle Secondarie, mettendo sotto al tappeto l’ormai acclarato nesso tra contagi e scuola in presenza.
Nel magico spazio temporale che inghiotte le sedute del Consiglio dei Ministri dalla realtà contingente, sono spariti i problemi derivanti dagli assembramenti di adolescenti in entrata e uscita, e le problematiche legate all’insufficienza dei mezzi di trasporto. Nonché le preoccupazioni riguardo la circolazione delle ben note varianti inglesi e brasiliane, ormai cadute nel dimenticatoio, in nome del dio delle riaperture che reclama il posticipo del coprifuoco alle 23.
Come se fosse normale, con oltre 16mila contagi (stimati, non effettivi) e 360 decessi, preoccuparsi di allungare l’orario di apertura dei ristoranti
Ma nel magico mondo della propaganda Made in Italy è essenziale salvare il rientro a scuola, a un mese dalla fine, per portare a casa il consenso dell’opinione pubblica.
Nella Germania della Merkel, a quanto pare, si preferisce non barattare la salute pubblica con l’approvazione popolare e si procede in maniera totalmente opposta a quanto deciso qui da noi. Qui da noi è tutta un’altra storia, ma ci piacerebbe se non fossero i posteri a decretarne l’ardua sentenza. Ma le responsabilità di un Governo davvero coeso e orientato al bene comune.
(da TPI)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
“QUESTI ATTEGGIAMENTI DI SALVINI MINANO LA CREDIBILITA’ DELL’ITALIA SUL RECOVERY”: E VE NE SIETE ACCORTI ORA?
Il “non possumus” al decreto sulle riaperture a causa del coprifuoco alle 22 anzichè alle 23 è risultato “indigesto” anche ai piani altissimi della Repubblica.
Nemmeno al Quirinale, dunque, sono tranquilli per l’accaduto: “Speriamo che non si ritorni alle logiche del governo Conte” spiegano a mezza bocca, scuotendo la testa, del Colle.
Perchè il vero incubo è che Salvini ricominci a fare il Pierino puntando a logorare consenso e immagine del governo sia a livello interno che a livello internazionale. “Queste azioni minano la credibilità non soltanto del governo ma dell’intero sistema-paese e proprio alla vigilia della presentazione del Recovery Plan in Europa” il refrain.
Insomma, era il momento meno opportuno per cominciare a piantare bandierine. Anche perchè questo strappo si aggiunge a quello delle Regioni (“capitanate” ora dal salviniano Fedriga) che hanno cominciato ad accusare il premier di non rispettare la Costituzione ed hanno tutta l’intenzione di continuare a mettersi di traverso andando a rimorchio del leader leghista.
Dunque l’incubo del Colle è di ricominciare a vedere lo stesso “film” dei due governi passati, Conte 1 e 2, con tensioni quotidiane tra governo ed enti locali e tra i partiti della maggioranza. Un “fantasma” che ai piani altissimi della Repubblica con l’avvento di Mario Draghi speravano di aver definitivamente scacciato.
(da TPI)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
TEMPO PERSO, IL LEGHISTA OGGI RICOMINCIA CON LE POLEMICHE
Matteo Salvini e Mario Draghi si sono sentiti nella serata di ieri, giovedì 22 aprile. Il
Capitano leghista non ha mancato di chiarire che nutre il massimo rispetto per il presidente del Consiglio e che la Lega è convintamente al governo e vuole restarci. Super Mario, da parte sua, gli ha fatto capire che non è il momento di piantare bandierine.
Il tifosissimo del Southampton Giancarlo Giorgetti (GG per gli amici) le sta tentando tutte pur di fare da paciere tra il “suo” leader Salvini e il capo del governo Draghi.
Dopo una giornata di burrascose fibrillazioni, premier e capo di partito si sono sentiti ieri sera in una lunga conversazione telefonica.
“Caro Mario, non siamo e non saremo mai noi quelli a remare contro”, ci ha tenuto a precisare il leader della Lega, lasciando intendere che si dovrebbe guardare piuttosto dalle parti del Pd o dei 5 Stelle.
Il premier Draghi, peraltro, non se ne è stato con le mani in mano e ha fatto capire a Salvini che non è il momento di piantare bandierine: “Le decisioni prese dal governo si rispettano”. Il messaggio recapitato al leader leghista è stato estremamente chiaro: basta con i distinguo.
Infatti oggi Salvini ha già ricominciato, tempo perso
(da TPI)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
ANCHE IL FORNO CREMATORIO E’ FERMO PER UN GUASTO
Il tanfo è insopportabile. Cinque minuti e devi uscire dai grandi tendoni bianchi allestiti al cimitero dei Rotoli, per proteggere centinaia di bare.
Ogni giorno ne arriva qualcuna, ma spazi liberi non ce n’è più da tempo, nel più grande camposanto di Palermo: così 870 salme aspettano una sistemazione, qualcuna attende da marzo 2020.
Molte sono poggiate sull’asfalto. La sporcizia, l’acqua che entra dentro. Neanche i bambini si salvano: ne vediamo due, in piccole bare di compensato. Non ci sono sepolture disponibili, né fra i loculi e nemmeno nella terra. Impossibile anche la cremazione: il forno è fermo per un guasto dal 15 aprile dello scorso anno. Unica alternativa è la cremazione fuori regione, in Calabria.
Rosaria Davì prende aria, come per stare in apnea, prima di entrare nel tendone. È venuta a trovare suo fratello, morto a cinquant’anni in un incidente stradale: “Non si può sopportare tutto ciò. Come si fa a infliggere tutto questo dolore a chi già soffre la perdita di un caro? Accarezzo un attimo la bara e poi esco, non si resiste lì dentro”.
C’è chi pur di non vivere questo strazio è disposto a tutto. Come Alessandra Oriolo che ha perso la mamma di 85 anni, deceduta in ospedale lo scorso 14 aprile: “Abbiamo deciso di acquistare un loculo nel cimitero privato di Sant’Orsola, pagandolo 4mila euro pur di dare una degna sepoltura alla mamma, Maria Concetta. Sarebbe stato un dolore troppo grande, anche per mio padre, vederla in quei magazzini”.
Francesco Velletri, imprenditore funebre da quattro generazioni, vede ogni giorno la disperazione di tanti parenti. “Una famiglia ha preferito custodire il feretro nella camera mortuaria della casa di riposo in cui è spirato il proprio caro – racconta – in attesa di acquistare un loculo nel cimitero di Sant’Orsola”. Piove su Palermo e sui Rotoli, la bara più vicina all’ingresso del tendone si bagna. Un dipendente del cimitero arriva con una famiglia che ha appena perso un caro. Allarga le braccia e li guarda: “Mi vergogno”.
(da La Repubblica)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
“TORNO A ROMA SAPENDO CHE NULLA SARA’ PIU’ COME PRIMA”
“Esco dall’ospedale Rizzoli di Bologna trasformata rispetto alla donna che vi è entrata
due settimane fa”. Con un lungo post di Facebook, Laura Boldrini, ex presidente della Camera, racconta l’esito positivo dell’intervento a cui è stata sottoposta nell’ospedale bolognese, dove era entrata dopo ave scoperto la malattia “che purtroppo fa parte della vita ma non si è mai pronti ad affrontarla” scrisse l’8 aprile.
“Indubbiamente sono stati i giorni più difficili della mia vita, che hanno lasciato segni indelebili nel corpo e nella mente. La malattia che si impone e mette tutto il resto in secondo piano, la malattia che tira fuori le fragilità nascoste sotto corazze sapientemente costruite nel corso di una vita. Non si è mai pronti, specialmente quando ad abbattersi è uno tsunami inaspettato. Eppure bisogna far fronte con le forze di cui si dispone, con quel che ne resta” racconta Boldrini ringraziando “chi mi ha operata, a curata e assistita in questi giorni. Con competenza e umanità. Volti che, sia pur nascosti sotto la mascherina, rimarranno per sempre impressi nei miei ricordi”.
“Mi sono ritrovata inserita in un contesto ospedaliero con ritmi serrati – dice ancora – ogni giorno interventi chirurgici lunghi e complessi, con persone che giungono qui da tutto il Paese, ognuna con il proprio bagaglio di angoscia e di speranza. Anche tanti bambini e tante bambine, adolescenti che devono, troppo presto, convivere con il dolore e i cui genitori si sentono impotenti. Una realtà che insegna tanto a chiunque sia disposto a recepire”.
“Ora torno a Roma, ma non ancora nella mia abitazione, per poter affrontare questa nuova e faticosa fase, questo percorso ad ostacoli che ho davanti e che voglio superare per ritornare alla normalità, all’impegno politico e sociale di sempre. Sapendo che nulla sarà più come prima” conclude.
(da agenzie)
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