Giugno 30th, 2021 Riccardo Fucile
I FEDELISSIMI DELL’EX PREMIER PRONTI ALLA BATTAGLIA, CRIMI E CANCELLERI SU TUTTI… M5S NEL CAOS
La rivolta ha due strade. La prima prevede la defenestrazione di Beppe Grillo, lo sfilargli di mano il Movimento 5 stelle e l’archiviazione di una storia lunga quindici anni.
La seconda la creazione di gruppi autonomi sotto il nome di Giuseppe Conte, che al Senato assorbirebbero gran parte degli eletti pentastellati, mentre alla Camera si parla di un terzo o poco più dei 161 deputati.
Di entrambe le vie si scorgono solo pochi metri, il resto è avvolto nel caos di queste ore, nella confusione di un partito che si ritrova come un formicaio sul quale qualcuno sta pestando un piede.
Dato per assodato che l’ex premier non ha nessuna intenzione di tornare a vita privata ma ha intenzione di battagliare per costruire una nuova offerta politica per il Paese, i suoi fedelissimi stanno accarezzando un’idea che avrebbe del clamoroso: sfiduciare Grillo.
Un’ipotesi solo fino a qualche giorno fa fantascientifica, ancora oggi molto complicata ma non impossibile.
Lo strumento per la sfiducia è annidato nelle pieghe di quello stesso Statuto uscito fuori dagli Stati generali e brandito da Grillo come pezza d’appoggio per indire la votazione sul Comitato direttivo che soppianterebbe Conte.
Una votazione alla quale si potrebbe non arrivare mai. Perché l’articolo 8 così recita: “Il Garante resta in carica a tempo indeterminato e può essere revocato, in ogni tempo, su proposta deliberata dal Comitato di Garanzia a maggioranza assoluta dei propri componenti e ratificata da una consultazione in Rete degli iscritti, purché prenda parte alla votazione la maggioranza assoluta degli iscritti”.
Dunque è prerogativa specifica del Comitato di garanzia di indire il voto di sfiducia, senza passare per il consenso di Grillo. E i tre componenti che attualmente lo compongono sono tutti molto critici con le ultime mosse del fondatore. Roberta Lombardi ha definito senza mezzi termini “un errore” il post dell’ex comico, Vito Crimi e Giancarlo Cancelleri si sono detti entrambi molto delusi, e quasi all’unisono hanno spiegato di “riflettere” sulla propria permanenza nel Movimento.
Su tutti e tre in queste ore vengono esercitate fortissime pressioni da parte dei contiani, che accarezzano l’obiettivo di uscire dalla contesa da vincitori totali, avendo sfilato le chiavi e la macchina da quello che ormai viene bollato come un “padre padrone”.
Sarebbe un all-in. Anche perché lo stesso Statuto specifica che in caso di sconfitta nelle urne digitali, il Comitato di garanzia decadrebbe, e se ne dovrebbe votare uno nuovo. Poco male, almeno per Crimi e Cancelleri, il primo considerato già con le valigie in mano in direzione di Conte, il secondo quasi
Su dove e come votare si aprirebbe un’altra partita assai complessa, l’ennesimo snodo tecnico-burocratico sul quale la vita associativa del Movimento ormai si inceppa da mesi.
Probabilmente sulla nuova piattaforma, anche perché Crimi stesso ha messo nero su bianco il suo niet a qualunque tipo di utilizzo di Rousseau, come chiesto da Grillo per il voto sul Direttorio: “Quella piattaforma è inibita al trattamento dei dati degli iscritti, inoltre violerebbe quanto disposto dal Garante della privacy”.
La seconda strada è in qualche misura più semplice, anche se le insidie e le difficoltà non la rendono così scontata.
“Conte farà i suoi gruppi se sarà la base parlamentare a chiederglielo”, spiega uno dei vertici pentastellati. Richiesta che dal Senato è già pervenuta al professore. Tutti i vertici di Palazzo Madama stanno con l’avvocato: da Stefano Patuanelli a Paola Taverna, passando per il capogruppo Ettore Licheri e lo stesso Crimi. Ma c’è il problema del simbolo, senza il quale non si può costituire un nuovo gruppo.
Gli abboccamenti con Elio Lannutti, che avrebbe nelle sue disponibilità quello dell’Italia dei valori, non sono andati a buon fine, con il senatore pasdaran che nella contesa si è chiaramente schierato dalla parte di Grillo.
Un problema tecnico che può diventare un problema politico, anche se c’è chi è convinto che “di fronte a quaranta persone che vogliono associarsi in un nuovo gruppo potrebbe essere concessa una deroga”.
“Una spaccatura ci sarà per forza – spiega Sergio Battelli – tra chi andrà con Conte, chi seguirà Grillo e chi deciderà di mollare del tutto”.
Alla Camera il caos è totale, e la situazione è più liquida. Michele Gubitosa allarga le braccia facendo professione di sincerità: “Siamo confusi e spaesati”. Pesano il silenzio di Luigi Di Maio e Roberto Fico, e più d’uno spiega candidamente che “aspetto di sentire cosa diranno loro”, mentre il borsino li dà ancorati al Movimento 5 stelle e l’opinione generale è che difficilmente si schiereranno con Conte.
Lucia Azzolina, considerata vicina all’ex premier, sfida la canicola romana sotto il sole che martella il cortile della Camera, ricercata nei conciliaboli e attaccata costantemente al telefono, al pari di Alfonso Bonafede. Pesa la querelle sul secondo mandato, elemento che pesa nelle valutazioni dei tanti approdati a Montecitorio nel 2018, che in un Movimento assottigliato vedrebbero aumentare le possibilità di candidatura. Sono ore di tormento e di riflessione, Davide Aiello commenta i dubbi di Crimi sulla sua permanenza nel Movimento spiegando che “è normale dopo quello che è successo, in tanti fanno le sue stesse riflessioni”.
Ma contro il reggente sta montando la fronda, sono tanti ad accusarlo di aver contribuito anche lui con le sue scelte a portare il M5s alla situazione odierna e poi di lavarsene le mani, un tutti contro tutti del quale sta diventando principale capro espiatorio, un po’ a ragione e un po’ a torto.
Ma le ragioni e i torti si mescolano senza soluzione di continuità nella marmellata che è diventata il Movimento di questi giorni, e come se ne uscirà se ne uscirà male, con una prova di forza dolorosissima o con una spaccatura conclamata chissà. L’unica certezza è che si naviga a vista.
(da La Repubblica)
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Giugno 30th, 2021 Riccardo Fucile
AFFONDANDO CONTE, AFFONDA ANCHE SE STESSO
Con il suo post di ieri pomeriggio Beppe Grillo mette certamente in grande difficoltà
il suo rivale contemporaneo, ma questa è poco più che cronaca d’attualità
Quel che più conta della nota sprezzante pubblicata sul blog è però ben altro, che va cercato oltre le vicende statutarie o le beghe di potere all’interno dell’inconsistente gruppo dirigente del Movimento 5 Stelle.
Il punto centrale infatti è che nel tentare di demolire la figura di Giuseppe Conte lo stesso Grillo finisce per colpire con furia belluina tutto ciò che il movimento è da alcuni anni a questa parte e, quindi, finisce per colpire (e affondare) anche se stesso.
Ciò accade per almeno tre motivi, tutti convergenti e tutti plasticamente rappresentati nelle poche ma cattivissime righe rese pubbliche ieri.
Innanzitutto sconfessando Conte in modo così brutale e definitivo viene negato ogni valore all’intera stagione di governo del movimento, perché proprio l’ex premier ne rappresenta la punta di diamante.
Se infatti è indubbiamente Luigi Di Maio il più efficace interprete della “continuità” grillina all’interno delle istituzioni (non a caso avvenuta con solenni e ripetute benedizioni del Quirinale) è proprio il professore ed avvocato pugliese l’emblema di una forza rivoluzionaria (o sedicente tale) che porta un “homo novus” nel posto più importante e solitamente occupato da figure di establishment (Draghi, do you know?). Insomma Grillo affossa Conte incurante del fatto che così facendo dà ragione a tutti quelli che hanno smesso di votare M5S delusi dai risultati di tre anni in maggioranza (con tre governi diversi ed il movimento unico soggetto politico sempre presente).
Ma c’è un secondo elemento che occorre considerare per valutare in profondità il senso dell’accaduto e riguarda la vita interna al M5S.
Per anni abbiamo osservato (spesso con troppa indulgenza) la tendenza alla pulizia “etnica” del movimento stesso, dove le voci critiche sono state regolarmente espulse o ridotte al silenzio mediatico in nome di una improbabile quanto soggettiva visione di democrazia dal basso (governata dalla piattaforma Rousseau, che non a caso torna in pista dopo mesi di polemiche).
È il caso di Giovanni Favia, oggi intervistato da Il Giornale. O del sindaco di Parma Pizzarotti: persone di qualità che hanno rotto con il M5S per il semplice fatto che hanno cercato di continuare a pensare con la loro testa.
Ebbene Grillo altro non fa che uniformarsi alla (pessima) regola “primordiale”, probabilmente l’unica che conosce. Il dissenso non è ammesso, la catena di comando è data per sempre, la leadership non è contendibile. Insomma un sistema di democrazia interna che ha molto più a che fare con la Corea del Nord che con le buone pratiche dei partiti veri e sani, dove ogni ruolo è sempre contendibile e provvisorio.
Infine c’è l’aspetto più devastante di tutti, quello che riguarda non il passato o il presente (cioè fare fuori Conte) ma il futuro.
Perché se è vero che proprio Grillo scrive di un Comitato Direttivo da eleggere per elaborare un piano d’azione “da qui al 2023”, è altrettanto vero che nel post non c’è nulla che parla veramente di questo futuro.
Il Comitato infatti dovrà produrre “qualcosa di concreto, indicando obiettivi, risorse, tempi, modalità di partecipazione vera e, soprattutto, concordando una visione a lungo termine, al 2050”.
Cioè Grillo scrive che il M5S deve ripartire da zero, ripensando completamente se stesso (dopo cinque comodi anni al governo e i consensi scesi a oggi del 50%). Un futuro che è un foglio bianco tranne su un punto: via Conte che “non ha visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità d’innovazione”. La fatwa di ieri dunque si caratterizza come un atto poco lucido e, per certi versi, anche disperato e ci porta alla mente la saggezza degli antichi.
Penso al drammatico epilogo di Kronos, figlio di Urano e padre di Zeus. L’oracolo gli dice che uno dei suoi figli lo avrebbe prima o poi spodestato e per questo lui li ingoia appena nati. Un giorno però sua moglie Rea (incinta di Zeus) partorisce di nascosto a Creta. E consegna a Kronos una pietra che lui ingoia senza capire.
Eccolo qui il nostro Beppe Nazionale, un misto tra Tafazzi e Kronos.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 30th, 2021 Riccardo Fucile
TORNARE A UN MOVIMENTO BASATO SU UNO STATO EMOTIVO E SULL’UTOPIA
Giuseppe Conte è stato epurato. Con una brutalità che non sorprende, Beppe ci ripensa e si ripiglia tutto: partito, piattaforma, iscritti, regole e non-regole, pure la Visione.
Più che un Vaffa a Conte rifila un bel “Sei fuori”, come nei tempi passati. Ricordate i Pizzarotti, i Favia, le Salsi, le Fucsia? Tutti fuori.
Dietro al gesto paradossale di Grillo che dopo aver scelto Conte prima come Presidente del Consiglio e poi come capo politico del Movimento decide di detronizzarlo nel giro di una notte, c’è molto di più del delirio di onnipotenza del leader in declino o la follia del padre-padrone (bollito secondo Travaglio).
Tre elementi che vanno considerati.
Primo. L’inevitabile tensione, sottolineata un po’ da tutti, tra i valori e i miti delle origini e una “normalizzazione” sempre più imposta dall’ingresso nelle istituzioni e nei ruoli di governo, difficile da gestire.
Il Movimento 5 Stelle nasce come aggregazione certamente leaderistica, ma basata sulla ricerca della democrazia diretta, di una partecipazione dal basso orizzontale e assoluta, tramite la Rete e i Meet-up, sul coinvolgimento di tutti a programmi fluidi e sempre in corso d’opera (la wikipolitica) e sul rigetto delle competenze in nome della ventata di aria fresca portata dai dilettanti della politica.
Come questo potesse conciliarsi nel lungo termine con le lungaggini e le farraginosità della democrazia parlamentare, e con i necessari compromessi sia a destra che a sinistra dei membri del governo in una fase di emergenza del paese era un po’ mistero.
Secondo. La leadership monocratica di Grillo e l’impossibilità di una struttura di comando duale. Sebbene spalleggiato da Gianroberto Casaleggio, Beppe Grillo è sempre stato un uomo solo al comando. Il leader-carismatico, il leader-influencer, il leader- plebiscitario.
L’istrione che si è inventato qualche passo di lato in momenti eccezionali (con i governi Conte e poi con Draghi), ma che non ha nessuna intenzione di cedere l’intera sua creatura ad un altro da sé (quello dello Statuto del ’600).
“Io devo essere il capo politico di un movimento … però il mio ruolo è anche quello di garante, di controllare, di vedere chi entra con soglie di attenzione molto alte…” Cosi diceva Grillo lanciando la campagna elettorale del 2013. Un’ambiguità mai risolta, garante o leader assoluto? E così la trasmissione d’impresa è andata a farsi friggere.
Terzo e più importante. Andare oltre il consenso.
Come è possibile che Grillo abbia in spregio quel 15-16 per cento di consensi che ha nel paese e il livello altissimo di popolarità di Conte? Grillo spariglia e con una inversione a U torna al punto di partenza. Quello di un Movimento basato più su uno stato emotivo che sulla ricerca di consenso, sull’utopia e l’immaginazione più che sulle cariche di potere, sul popolo puro e incorrotto che cerca risposte nuove e non sulle antiche liturgie della politica. Insomma, una scommessa folle che distrugge tutto e tutto recupera
A questo punto non rimane che una separazione netta, forse poco consensuale. Tra i due Giuseppe. Una scissione vera e propria tra governisti e movimentisti, tra Contiani e Grillini, che se non metterà a rischio il governo Draghi certamente darà un forte scossone al futuro assetto già fragile e fluttuante del nostro sistema politico.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 29th, 2021 Riccardo Fucile
NEI GRUPPI PARLAMENTARI IN POCHI DIFENDONO GRILLO… ALMENO META’ DEI SENATORI E UN TERZO DEI DEPUTATI PRONTI A SEGUIRE CONTE
Che i rapporti personali fossero ridotti al lumicino lo testimonia l’ultima telefonata di
qualche giorno fa. Nel corso di un’ora ruvidissima, Giuseppe Conte ha tirato dritto: “Beppe mi devi dare il simbolo, io sono l’unico che può allargare il consenso del Movimento”.
A quel punto il garante ha alzato la voce: “Ma chi pensi che sia andato a nuoto a Messina, chi pensi che abbia fatto tutto questo, tu o io?”. I due non si parlano da allora, o meglio, lo fanno solo via mail, conferenze stampa e, in ultimo, post.
Il fondatore lunedì si è fermato un secondo prima di premere invio, assecondando il pressing dei mediatori che si sono spesi fino all’ultimo per evitare la rottura.
Ma la rabbia dopo le accuse dell’ex premier di voler fare un’operazione di facciata, di essere un padre padrone della sua stessa creatura non è scemata.
Anzi, il vaffa che Grillo ha lanciato in faccia a Conte coinvolge anche chi in questi ultimi giorni gli ha assicurato che quella dell’avvocato era la soluzione giusta: “Mi sento: come se fossi circondato da tossicodipendenti che mi chiedono di poter avere la pasticca che farà credere a tutti che i problemi sono spariti pensando che Conte sia la persona giusta per questo”.
La rottura è totale, l’ex premier, issato su a Palazzo Chigi, osannato, difeso, ritenuto la persona giusta per far ripartire la storia M5s, viene demolito: “Non ha né visione politica, né capacità manageriali, non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione”, il suo sarebbe stato un “partito unipersonale” con “uno statuto seicentesco”.
Un partito che con tutta probabilità prenderà forma e inizierà a muoversi sulle sue gambe senza le insegne pentastellate. Perché i suoi fedelissimi non escludono, anzi accreditano, che a questo punto l’unica soluzione “per non fare dieci passi indietro anziché uno avanti, per non tornare al M5s delle origini che oggi sarebbe anacronistico”, sia quello di un partito del professore.
Lui fino a ieri ha negato, e anche in queste ore si sta muovendo con prudenza, perché la situazione è delicata. Ma il consenso che riscuote al momento dentro ai gruppi è alto, anzi altissimo.
L’uscita di Grillo ha gettato i gruppi parlamentari nel caos, non si trova nessuno che sia disposto a difenderlo. Perché non solo il garante ha affondato l’ex capo politico in pectore, ma ha anche tracciato da subito la rotta per il futuro prossimo indicendo la votazione del Comitato direttivo (quello composto da cinque membri e previsto dallo statuto uscito fuori dagli Stati generali), una votazione che dovrà avvenire su Rousseau, perché “qualsiasi altra piattaforma esporrebbe il Movimento a ricorsi in tribunale”.
I deputati sono in rivolta, e hanno chiesto al capogruppo Davide Crippa, nel mirino di Conte anche nella telefonata con Grillo, un’assemblea che si terrà mercoledì in serata. “Per sei mesi gli abbiamo detto di farci votare il Direttorio – dice uno di loro – invece ha voluto Conte, ha delegittimato Casaleggio e ci ha portato da tutt’altra parte. E ora che fa? Ritorna al punto di partenza? È una follia”.
Si guarda a Stefano Patuanelli e a Paola Taverna, i due big considerati più vicini all’ex premier e che potrebbero essere il motore di una spaccatura. Un loro collega è sicuro: “Se Conte fa un suo partito qui ci sarà un travaso generale, con Grillo ci andiamo a schiantare”.
Con il garante, paradossalmente, solo quelli che sono stati espulsi o se ne sono andati per non aver accettato la svolta di Draghi, a partire da Nicola Morra, che si candida al Direttorio, o Elio Lannutti, che pur molto critico è rimasto nel Movimento: “Chi tira la corda la spezza, sto con Beppe”.
Le chat esplodono, molti tra deputati e senatori sono concordi: “Siamo alla follia, per me è finita”, dice l’onorevole Roberto Rossini.
Non si escludono nuovi addii nelle prossime ore di parlamentari sfibrati dopo oltre un anno di reggenza e quattro mesi chiusi in follia, ma il grosso dei delusi guarda a Conte, per quella che più che una scissione diventerebbe una spaccatura.
Il pallottoliere impazzito parla di almeno la metà dei senatori e di un terzo dei deputati, anche perché il rischio è che la mossa di Grillo dia vita a un Movimento acefalo. Improbabile che i pesi massimi come Luigi Di Maio o Roberto Fico si candidino per il nuovo Direttorio, che con personalità di secondo piano sarebbe nella quasi impossibilità di governare il caos. “Io nemmeno lo voto”, dice un parlamentare esasperato, “anche perché Beppe può ripartire solo da chi è contro questo governo”. E questo, al momento, non è il Movimento 5 stelle.
(da Huffingtonpost)
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Giugno 29th, 2021 Riccardo Fucile
“BEPPE NON E’ PIU’ LUCIDO” … LA SCISSIONE SI AVVICINA
Il Movimento è sotto choc, una botta così violenta nessuno se l’aspettava. Il post con cui Beppe Grillo ha ucciso in culla la leadership di Giuseppe Conte ha spiazzato tutti e gelato il paziente lavoro dei pontieri. «Così il Movimento è morto», gemono nel fronte contiano. E adesso? La parola impronunciabile, che terrorizza i parlamentari e rimbalza sulle chat, è «scissione».
Sono in molti ormai a ritenerla inevitabile, tanto che nei gruppi c’è già chi fa di conto e ipotizza lo strappo di «un centinaio tra deputati e senatori». Ricucire appare impossibile, dopo che il fondatore del M5S ha scolpito sul blog giudizi lapidari e definitivi, come «Conte non ha visione politica» e il suo nuovo statuto «è seicentesco».
Parole distillate per far male e lasciare il segno, a costo di spaccare in due il Movimento. «Beppe non è lucido, non è più lui», è il mantra condiviso dai contiani. Ora la palla è di nuovo nel campo dell’ex presidente del Consiglio, il quale non sembra avere altra scelta che ragionare su un nuovo partito, un altro partito fuori dal Movimento. «Non voglio fondare un mio partito personale», aveva detto ieri al Corriere, senza però chiudere del tutto e spiegando al tempo stesso che per dar vita a una nuova forza politica, radicata sul territorio, ci vuole tempo. E lui il tempo lo ha: due anni, da qui alle elezioni politiche del 2023.
(da Il Corriere della Sera)
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Giugno 29th, 2021 Riccardo Fucile
PARLA L’AD DELLA SOCIETA’ CHE HA PROGETTATO IL NUOVO SISTEMA DI VOTO PER IL M5S: “NOI SIAMO PROFESSIONISTI, NON ATTIVISTI”
Nel lungo post di Grillo, in risposta alla conferenza stampa di Conte di ieri, il
fondatore del Movimento riabilita clamorosamente la piattaforma Rousseau per il voto sullo statuto, in barba al divorzio appena sancito tra la piattaforma di voto online e i 5 Stelle.
“Io lo sto apprendendo adesso, mi è stato appena girato il post. Noi non abbiamo un’esclusiva con il Movimento 5 Stelle: non è che potranno votare solo sulla nostra piattaforma. Altri elementi del contratto non li divulgo. Sono in attesa di sapere cosa si farà”.
A parlare è Giovanni Di Sotto, ad di Multicast Srl, l’azienda che ha progettato Sky Vote, il sistema di voto scelto dal M5S dopo il divorzio da Rousseau. Oggi però Beppe Grillo, nel silurare Giuseppe Conte, ha annunciato che il voto per il Comitato direttivo si svolgerà sulla ‘vecchia’ piattaforma Rousseau.
Il post del garante 5 Stelle vi ha spiazzati? “Abbastanza. Più che spiazzati ci ha stupiti. Noi eravamo pronti per la votazione. Ci dovevano trasferire i dati, ce li trasferiscono ogni volta che si fa la votazione. Noi non li possediamo i dati: ogni volta che si attiva il voto ce li trasferiscono”.
“Noi oggi scopriamo che questa votazione la faranno loro (Rousseau, ndr). Non so cosa succederà per le prossime votazioni, non ne ho la più pallida idea. Siamo professionisti, ci hanno chiesto la piattaforma, l’abbiamo preparata: è pronta e attivabile in qualunque momento. Quando decidono lo fanno. Non siamo attivisti, siamo uno strumento”, conclude Di Sotto.
(da agenzie)
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Giugno 29th, 2021 Riccardo Fucile
MA ALLORA PERCHE’ HA AVALLATO LA NUOVA PIATTAFORMA SE ORA DICE CHE SI DEVE VOTARE SU ROUSSEAU? E PERCHE’ HA CERCATO CONTE PER FARE IL LEADER DEL M5S SE NON E’ ALL’ALTEZZA?
A questo punto, che fine farà il Movimento 5 stelle? Dove intende portarlo il suo fondatore?
Indietro, visto che nella seconda parte del post, Grillo annuncia l’intenzione – clamorosa – di un ritorno da Davide Casaleggio.
“Indìco la consultazione in rete degli iscritti al MoVimento 5 Stelle per l’elezione del Comitato Direttivo, che si terrà sulla Piattaforma Rousseau“, scrive- Il consiglio direttivo era l’organo di autogoverno composto da cinque persone che avrebbe svolto le funzioni di capo politico: era stato creato nel gennaio del 2021, dopo lunghi mesi di gestazione e poco prima della caduta del governo Conte e della successiva proposta avanzata da Grillo allo stesso ex premier di mettersi alla guida del Movimento.
Il fondatore, dunque, ritorna alla versione di gestione immediatamente precedente all’avvento di Conte. E ritorna anche da Casaleggio visto che indice elezioni su Rousseau, dopo che proprio l’ex premier ha lavorato negli ultimi mesi per trovare un accordo sui dati degli iscritti
La nuova piattaforma e il ritorno a Rousseau
Parallelamente è stata creata una nuova piattaforma online per gestire le consultazioni interne senza passare da Milano: ora con un post di poche righe, Grillo rade tutto al suolo. E la motivazione, questa volta, sembra scritta da un legale: “Il voto su qualsiasi altra piattaforma esporrebbe il Movimento a ricorsi in Tribunale per la sua invalidazione, essendo previsto nell’attuale statuto che gli strumenti informatici attraverso i quali l’associazione si propone di organizzare le modalità telematiche di consultazione dei propri iscritti sono quelli di cui alla Piattaforma Rousseau (art. 1), e che la verifica dell’abilitazione al voto dei votanti ed il conteggio dei voti sono effettuati in via automatica dal sistema informatico della medesima Piattaforma Rousseau (artt. 4 e 6)”.
Tradotto vuol dire questo: visto che il nuovo statuto di Conte è stato liquidato e cestinato come il suo autore, torna a valere quello vecchio che individua nella piattaforma di Casaleggio l’unica utilizzabile dal M5s.
E infatti il fondatore spiega di aver già preso accordi col figlio di Gianroberto, da mesi in rotta con gran parte dei mondo parlamentare dei 5 stelle. “Ho, pertanto chiesto a Davide Casaleggio di consentire lo svolgimento di detta votazione sulla Piattaforma Rousseau e lui ha accettato. Chiederò, poi, al neo eletto Comitato direttivo di elaborare un piano di azione da qui al 2023. Qualcosa di concreto, indicando obiettivi, risorse, tempi, modalità di partecipazione vera e, soprattutto, concordando una visione a lungo termine, al 2050″.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Giugno 29th, 2021 Riccardo Fucile
“COSI’ BEPPE CI DISTRUGGE”: DOMANI ASSEMBLEA DEI DEPUTATI
Tra i 5 Stelle torna l’incubo della scissione. Un timore sollevato dalle parole di Beppe
Grillo che in un durissimo post sul suo blog ha dato il benservito ha Giuseppe Conte sottolineando che “non ha visione politicae non è la persona giusta per il Movimento”. Il timore, ora, è che possa esserci una scissione, con molti pentastellati disposti a seguire l’ex premier nel caso fondi un suo partito.
Secondo quanto apprende LaPresse, qualcuno, che sperava nella leadership di Conte per il rilancio, è arrivato a descrivere in maniera catastrofica la rottura con il garante: “Questa è la morte del Movimento, Grillo ci sta distruggendo”. E proprio per discutere del futuro è stata convocata per domani sera alle 19 l’assemblea dei deputati 5S.
“Non condivido una virgola del post di Grillo”, attacca Roberta Lombardi. “E’ folle rimetterci nella gabbia di Rousseau”, aggiunge riferendosi alla decisione del fondatore del Movimento di affidarsi alla piattaforma di Davide Casaleggio per una consultazione online in cui scegliere il nuovo comitato direttivo del partito.
E mentre il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, cerca di rasserenare gli animi sostenendo che, “Nel Movimento 5 Stelle vincerà il dialogo e troveremo una soluzione”, l’europarlamentare Dino Giarrusso protesta: “Sei mesi fa ho detto: votiamo il Comitato direttivo, che deciderà come inserire Giuseppe Conte. Pensavo fosse la cosa più giusta da fare. Adesso, prendetemi per utopista, ma mi auguro che si possa comunque salvare il Movimento e il suo rapporto con Giuseppe Conte. Forse se questa elezione l’avessimo fatta allora sarebbe stato meglio”.
Intanto, però, c’è già chi si propone per guidare i pentastellati nel comitato direttivo, come il presidente dell’Antimafia, Nicola Morra. “Sono pronto per mettermi a disposizione di un Movimento 5 Stelle visionario e leader-less”, dice.
Ma a commentare le vicende dei pentastellati sono anche gli altri partiti di maggiorannza. “Tutto davvero molto bene e tutto secondo le previsioni ‘Contro Corrente'”, ironizza Matteo Renzi, leader di Italia viva, su Twitter.
Preoccupato, invece, il segretario del Pd, Enrico Letta, che a Bologna durante la presentazione del suo libro Anima e Cacciavite dice: “Il Pd sta col Pd. Noi facciamo il nostro percorso, poi guardiamo questo momento di rottura con preoccupazione, ma anche con profondissimo rispetto. Ma per il governo non ci soo rischi”.
Però, aggiunge: “E’ un travaglio che ci preoccupa. Evitino la deflagrazione, sarebbe un regalo alle destre”.
Analoga preoccupazione esprime il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani. “La rottura Grillo-Conte ci auguriamo non provochi conseguenze negative sul governo – dice l’azzurro – Mettere in difficoltà Draghi in questo momento significherebbe fare un danno agli italiani che invece chiedono stabilità ed efficienza al governo per sconfiggere definitivamente il coronavirus sia sul fronte sanitario che su quello economico. Speriamo prevalga il buon senso”.
(da agenzie)
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Giugno 29th, 2021 Riccardo Fucile
“CONTE UNICA POSSIBILITA’ PER IL MOVIMENTO”…. “QUANDO IN PIENA PANDEMIA HA GUIDATO IL PAESE TU DOVE ERI?”
“Conte, mi dispiace, non potrà risolvere i problemi del Movimento perché non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione”.
La frase usata da Beppe Grillo nel suo ultimo contributo sul suo blog personale per scaricare l’ex presidente del Consiglio gli si ritorce contro come un boomerang fuori controllo e rimbalza tra le centinaia di commenti al suo post su Facebook con i quali i sostenitori gli chiedono dove fosse finito in questi anni di difficoltà, quando il M5s perdeva terreno, si smarriva nei suoi “problemi politici e organizzativi”, come lui stesso ha scritto, e a guidare il Paese, in piena pandemia, c’era invece proprio Giuseppe Conte.
“Io mi chiedo dove siano finite negli ultimi due anni le sue capacità, signor Grillo – si legge in uno dei commenti che ha ricevuto più like – Magari mi sbaglio, ma al momento condivido le parole di Conte e credo sia arrivato il momento di farsi da parte“.
Richiesta che arriva da altri commentatori: “’Ci sarà un giorno in cui l’Italia non avrà più bisogno del Movimento’, dicevi. Prima ancora è arrivato il momento in cui il Movimento non ha più bisogno di te, ma tu non l’hai capito. E anziché sotterrarti per far crescere un nuovo fiore hai sotterrato l’ultima speranza di questo movimento. Ciao Beppe”, si legge.
Anche chi continua a dimostrare attaccamento e affetto nei confronti del fondatore, non condivide la scelta di andare allo scontro con l’ex premier.
Una decisione condannata da gran parte delle persone che hanno commentato il post: “Caro Beppe, il M5s in questo povero Paese sparirà perché il popolino non è all’altezza del M5s. Ti voglio bene e continuerò a volertene ma hai perso l’unica vera occasione con Conte, amato da tanti, di poterlo far rinascere il tuo M5s. Hai scritto la parola fine“. “Cosi il movimento sparirà. Che peccato, ci ho creduto fino all’ultimo”, dice un altro.
Se qualcuno spera in uno “scherzo da comico”, la maggior parte parla in maniera apocalittica del futuro del Movimento 5 Stelle, preannunciando una inesorabile “fine” proprio a causa di questa rottura tra le due figure ad oggi più rappresentative del partito.
“Da te non me lo aspettavo questo cambiamento nei confronti di Conte. Buona fine“, scrive un utente che aggiunge delle emoticon arrabbiate, mentre un altro sostiene che “la creatura è cambiata da come l’avevi immaginata, alla fine si preferisce eliminarla piuttosto che crescerla”.
Inoltre, c’è chi ricorda che “la visione di Conte è profondamente condivisa” nel Movimento e quindi “merita una chance di voto”. Infine, c’è ance chi chiude rinfacciando a Grillo alcune dichiarazioni del passato: “Ma uno che disse che Draghi era grillino cosa vuoi che possa fare oltre il comico?”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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