Luglio 29th, 2021 Riccardo Fucile
“IL VIRUS CIRCOLA PIU’ DI QUANTO DOCUMENTATO A CAUSA DELL’INSUFFICIENTE ATTIVITA’ DI TESTING E TRACCIAMENTO”
Dai casi ai decessi, passando per i ricoveri, cresce l’epidemia e “di fatto siamo
entrati nella 4/a ondata”. Dopo 15 settimane di calo, tornano a salire le vittime: 111 nell’ultima settimana, sono state il 46% in più rispetto ai 76 della settimana precedente. Lo rileva il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe relativo alla settimana 21-27 luglio 2021, che vede un incremento settimanale del 64,8% di nuovi casi (31.963 rispetto 19.390), un aumento del 42,9% di persone in isolamento (68.510 rispetto a 47.951), un aumento del 34,9% di ricoveri con sintomi (1.611 rispetto a 1.194) e del 14,5% delle terapie intensive.
In tutte le Regioni eccetto il Molise si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi e in 40 Province l’incidenza supera i 50 casi per 100.000 abitanti.
Tre Province fanno registrare oltre 150 casi per 100.000 abitanti: Caltanissetta (272), Cagliari (257) e Ragusa (193). Il virus, inoltre, “circola più di quanto documentato dai nuovi casi identificati”, dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, “a causa dell’insufficiente attività di testing e dalla mancata ripresa del tracciamento dei contatti, reso sempre più difficile dall’aumento dei positivi”. Infatti, a fronte ad un’impennata del rapporto positivi/persone testate (dall′1,8% della settimana 30 giugno-6 luglio al 9,1% di quella 21-27 luglio) la media dei nuovi casi ha subito una flessione nell’ultima settimana.
Si conferma infine un lieve incremento dei ricoveri che documenta l’impatto ospedaliero della variante delta: il numero di posti letto occupati da pazienti Covid in area medica è passato dai 1.088 del 16 luglio ai 1.611 del 27 luglio e quello delle terapie intensive dai 151 del 14 luglio ai 189 del 27 luglio, anche se le percentuali rimangono basse, con tutte le Regioni che registrano molto valori inferiori al 15% per l’area medica e al 10% per l’area critica.
La Fondazione nel suo monitoraggio si sofferma anche sui dati relativi ai vaccini. “A fronte della diffusione della variante Delta che si avvia a diventare prevalente, quasi 3,2 milioni di over 60 non hanno ancora completato il ciclo vaccinale e 2,06 milioni (11,5%) non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose con rilevanti differenze regionali (dal 19,9% della Sicilia al 6,4% della Puglia) e 1,11 milioni (6,2%) sono in attesa di completare il ciclo con la seconda dose”. È quanto emerge dal report.
“Da circa 2 mesi l’incremento delle coperture in questa fascia d’età – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – è quasi esclusivamente legato al completamento di cicli vaccinali, mentre rimane ‘congelato’ il numero di over 60 che ricevono la prima dose, segno di una persistente esitazione vaccinale proprio dei soggetti più esposti a rischio di malattia grave”.
Peraltro, il trend di somministrazione delle prime dosi – sottolinea il report – conferma l’appiattimento delle curve degli over 80 e delle fasce 70-79 e 60-69 e una flessione per tutte le classi d’età superiori ai 30 anni, con notevoli differenze di copertura tra le varie classi anagrafiche.
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2021 Riccardo Fucile
“HO SCRITTO ALLA MINISTRA LAMORGESE, LA POLIZIA NON E’ INTERVENUTA”… “A GUIDARE L’ASSEDIO IL CAPO DI “IO APRO” CHE POCHI GIORNI FA ERA CON SALVINI”
“Squadristi e vigliacchi che hanno spaventato i miei figli ma non sono riusciti a intimidirmi”. Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, vice presidente Anci e presidente di Ali, è scosso: la notte scorsa un corteo No-Vax ha urlato slogan sotto il suo portone per 40 minuti.
Ricci denuncia il clima di pressione contro gli amministratori locali, ma se la prende anche con il Viminale: “Ho scritto al ministro Lamorgese e al prefetto. È inaudito che sia stato permesso e che nessuno sia intervenuto. Prendano i provvedimenti necessari a impedire che succeda ad altri”.
Sindaco, la tensione con i No-Vax sta salendo ovunque e chi governa i territori è in prima linea, ma si aspettava che venissero addirittura sotto casa sua?
Sinceramente no, non mi aspettavo una cosa del genere. Sapevo che c’erano manifestazioni in tutta Italia, compresa Pesaro, ma non credevo che avrebbero avuto la sfacciataggine e la vigliaccheria di venire sotto casa mia di notte. Sono dei vigliacchi e degli squadristi.
Lei non c’era. La sua famiglia si è spaventata?
I miei figli di 11 e 15 anni sicuramente sì, l’hanno presa male. Mia moglie mi ha chiamato immediatamente perché hanno urlato per oltre mezz’ora sotto le finestre e si sono attaccati al campanello. È riuscita solo a sporgere una mano e fare una foto della situazione. È stato imbarazzante e spiacevole.
Sindaci e governatori sono in prima linea nel far rispettare le regole su scuola, trasporti, locali pubblici. Vi sentite minacciati dai No-Vax?
Gli amministratori locali sono in prima linea in generale, e in questo clima le intimidazioni sono aumentate. Già con le chiusure, adesso con i facinorosi contro le vaccinazioni. Noi sindaci siamo esposti non solo sulla gestione ma anche nel dare messaggi positivi: già nel novembre scorso in tanti avevamo lanciato la campagna “vaccinarsi è un dovere” e l’idea del green pass per entrare nei locali frequentati in modo da non bloccare di nuovo l’economia.
Cosa può fare il governo per aiutarvi?
Governo e Parlamento si sono impegnati a tutelare i sindaci anzitutto dal punto di vista normativo. Draghi ha preso degli impegni con l’Anci. Abbiamo bisogno di serenità per noi e per le nostre famiglie.
Lei ha detto che sarà molto facile identificare i facinorosi sotto casa sua. Chi sono?
Sarà molto facile perché si sono identificati da soli. Il corteo era guidato dal leader del movimento Io Apro, che su Instagram ha postato la diretta facendo vedere a migliaia di fanatici dove abitiamo, cosa che in questo momento mi preoccupa più di tutto. Ma le immagini sui social consentiranno alle autorità di trovarli. Io stamattina ho dato mandato al mio legale di fare denuncia contro queste intimidazioni e violazioni della libertà personale. La mia famiglia è stata costretta a tirare giù le serrande e chiudersi dentro.
Nelle stesse ore a Roma manifestavano anche parlamentari leghisti. A Pesaro c’erano esponenti politici di qualche partito
Non so se c’erano esponenti politici. So però che il capo di Io Apro quattro giorni fa era con Salvini che solidarizzava con le sue istanze. Ora, mi colpisce che il leader di un partito di governo solidarizzi con chi in questi mesi ha violato più volte la legge e arriva sotto casa di un sindaco con una manifestazione intimidatoria. Mi aspetto che prenda le distanze da un movimento che di democratico non ha nulla e che è lontanissimo dalla libertà che dice di proteggere.
Sindaco, lei su Facebook è stato molto duro con il ministro Lamorgese. È una contestazione su questa vicenda o riguarda la gestione complessiva dell’ordine pubblico da parte del Viminale?
Ho scritto al ministro Lamorgese e al prefetto perché a Pesaro la gestione dell’ordine pubblico è stata del tutto inadeguata. Come è possibile che sia stato permesso un corteo fin sotto casa del sindaco, scortato dalla polizia, e che per quasi 40 minuti siano stati a urlare senza che nessuno sia intervenuto? E’ inaudito. E poiché può succedere ad altri, spero che il ministro prenda i provvedimenti necessari. Ma non riguarda l’opera del Viminale in generale: Lamorgese sta facendo un lavoro straordinario ed è uno dei ministri che stimo di più.
(da Huffingtonpost)
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Luglio 29th, 2021 Riccardo Fucile
IN CASA C’ERANO LA MOGLIE E I FIGLI CHE SI SONO SPAVENTATI
Le immagini che arrivano da Pesaro dovrebbero far riflettere quella parte politica
che continua a fare da sponda ai pensieri no vax.
Vittima di un vero e proprio assedio sotto la sua abitazione è stato il sindaco di Pesaro – e Presidente delle Autonomie Locali Italiane (ALI) – Matteo Ricci.
Il primo cittadino della città marchigiana, da sempre culla di convinti anti-vaccinisti, non era nella sua abitazione in quei concitati momenti, ma all’interno dello stabile si trovavano la moglie e i figli.
“Manifestazione no-vax sotto casa mia – ha scritto Matteo Ricci su Twitter -. Da non credere. E io non ci sono neanche a casa, con famiglia e figli increduli e spaventati. Siete degli squadristi, vergogna. La libertà non sapete neanche cosa sia. Vaccinarsi è un dovere civico e morale, come ha detto Mattarella”.
Il sindaco marchigiano ha citato le parole del Presidente della Repubblica che mercoledì, in occasione della cerimonia della consegna del Ventaglio da parte dell’Associazione Stampa Parlamentare (ASP).
Una brutta scena in quel di Pesaro, fortino di teorie no vax diffuse nel tempo. Immagini che hanno provocato l’immediata reazione della politica. Enrico Letta, segretario del PD, ha twittato: “Vai avanti Matteo Ricci. Siamo con te”, corredato con l’hashtag “vaccinarsi”. Anche il suo predecessore alla guida del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, non ha fatto mancare il suo supporto al primo cittadino pesarese: “Con Matteo Ricci, per la libertà quella vera, senza paura!”.
Perché quelle scene di ordinaria follia dovrebbero aprire gli occhi alla politica che, invece, continua ad ammiccare verso ambienti estremisti che poi arrivano a prodigarsi anche in gesti di intimidazione come quelli immortalati in quella fotografia. Decine di persone sotto casa di un sindaco per manifestare contro una decisione che, tra le altre cose, non ha neanche preso lui.
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2021 Riccardo Fucile
“GIUSTO CHIEDERE IL GREEN PASS AI DIPENDENTI, ALTRI IMPRENDITORI LO FARANNO”…. “UN DATORE DI LAVORO DEVE TUTELARE LA SALUTE DEI DIPENDENTI E DELLE LORO FAMIGLIE”… “GLI INSULTI SUI SOCIAL? IN 52 ANNI QUESTA AZIENDA NON HA MAI LICENZIATO NESSUNO”
“Non ho paura degli insulti dei no vax, non sono solo. Molti colleghi imprenditori si sono complimentati, vogliono fare lo stesso nella loro azienda. E poi le critiche aggressive sono solo sui social, i miei dipendenti sono favorevoli”.
L’iniziativa portata avanti da Fernando Sarzi è una di quelle che in tempi pandemici è in grado di creare tempeste su Twitter. L’hashtag #Sterilgarda – dal nome dell’azienda che rappresenta, come presidente del consiglio di amministrazione – è salito in cima ai trend topic, quando è stato diffuso l’oggetto della lettera che Sarzi ha inviato ai suoi 328 dipendenti: dal primo settembre per lavorare nello stabilimento dovrete avere una doppia vaccinazione.
Un passaggio in particolare animava le critiche social, che ovviamente sono arrivate accompagnate dal solito corredo di insulti e minacce di boicottaggio: “Qualora la modifica della mansione non sia possibile o esponga altri dipendenti alla medesima situazione di rischio, il lavoratore non verrà ammesso in azienda con sospensione della retribuzione sino alla ripresa dell’attività lavorativa”.
“Sterilgarda in 52 anni non ha mai licenziato nessuno, non intendiamo farlo adesso” ha precisato il presidente Sarzi parlando con Huffpost. L’obiettivo era appunto sospendere la retribuzione nel caso in cui il dipendente sprovvisto di doppia iniezione non potesse essere ricollocato in tempi brevi in luoghi che garantissero la sicurezza di tutti
L’iniziativa personale è stata ispirata da Confindustria, che ha proposto l’obbligo del green pass per chi vuole lavorare in azienda. Una strada che Walter Ricciardi, consigliere di Speranza, ha definito “assolutamente giusta” perché “supportata dall’attuale legge sul lavoro che obbliga i datori a proteggere i propri lavoratori”.
Presidente Sarzi, perché ha deciso di scrivere quella lettera?
Abbiamo sentito l’esigenza di tutelare la sicurezza dei nostri dipendenti, delle loro famiglie e dell’azienda.
Immaginava una reazione del genere?
Sinceramente no, ma sarei pronto a riscriverla. Sono convinto sia l’unica soluzione.
Ci racconti cosa è successo.
Specialmente sui social non hanno usato mezzi termini, siamo stati aspramente insultati. Mi ha fatto male come imprenditore.
Temete ripercussioni gravi? Un boicottaggio che abbia effetti sul ricavato?
No, guardi. Non ho paura. Non credo che queste minacce possano influire sull’azienda. D’altra parte abbiamo ricevuto tante adesioni e complimenti per il coraggio che ho avuto, sia da miei colleghi che da cittadini.
Quali sono state le minacce peggiori?
Mi hanno dato del fascista, del nazista. Questo almeno sui social, i miei dipendenti sono totalmente dalla mia parte.
Gli insulti sono arrivati solo dall’esterno, quindi? I dipendenti come hanno reagito?
Non abbiamo ricevuto nessun commento negativo. Io frequento la fabbrica, secondo me sono tutti d’accordo con me
Le hanno manifestato apertamente solidarietà?
Tanti si sono già dichiarati, qualcuno mi ha anche scritto. Sono preoccupati per quello che dicono questi social.
Qualcuno è stato spinto a vaccinarsi dalla sua lettera?
Io non ho spinto nessuno.
Intendevo se l’iniziativa avesse incentivato la vaccinazione, sensibilizzando qualche dipendente…
Probabilmente qualcuno incerto ha deciso di andarsi a vaccinare in questi giorni.
Perché secondo lei è compito dell’imprenditore intervenire, laddove non si è ancora pronunciato il governo?
Confindustria ne aveva già parlato e io spero vadano avanti. Ho deciso di seguire la loro proposta in autonomia, perché sicuramente avrò qualche dipendente che non fa il vaccino. Non voglio imporglielo, ma era necessario trovare una soluzione per garantire la sicurezza di tutti.
Quindi tornasse indietro, lo rifarebbe, anche alla luce delle conseguenze
Assolutamente sì. Io non ho esigenze politiche, non c’è imposizione da nessuna parte. Volevo un dialogo con i miei dipendenti. Il 9 agosto ci sarà un incontro col medico del lavoro e con l’Rsu per fare il punto della situazione, come tutte le buone famiglie, per vedere se c’è qualcuno a rischio.
Sa di colleghi che vogliono replicare il suo esempio?
Ho ricevuto tanti plausi da colleghi imprenditori, secondo me mi seguiranno.
A chi invece è contrario, cosa direbbe?
Bisogna stare attenti. È responsabilità nostra e rischiamo in prima persona.
(da Huffingtonpost)
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Luglio 28th, 2021 Riccardo Fucile
IN PIAZZA DEL POPOLO MENO DI MILLE PERSONE NONOSTANTE IL TRAINO DI PARLAMENTARI LEGHISTI
Fiaccole accese in piazza del Popolo a Roma “per accendere una speranza”, come
spiegano i manifestanti. E slogan scanditi come “il vaccino siamo noi, il virus siete voi”, “libertà” e “giù le mani dai bambini”.
Ma le proteste che hanno animato dodici città d’Italia contro le norme sul Green Pass decise dal governo e la campagna vaccinale, da Milano a Palermo sono state un flop.
Meno di 200 persone stasera a Milano, Bologna e Torino, annullate a Genova e Napoli.
Nella Capitale sono meno di mille, dal pomeriggio fino a poco prima delle 22, quelli che si sono dati appuntamento in piazza del Popolo dove c’è stata anche la Lega ma senza Matteo Salvini. Che però non ha negato il via libera ai parlamentari del Carroccio. Oltre ai leghisti Simone Pillon, Alessandro Pagano, Armando Siri, Claudio Borghi, Alberto Bagnai, hanno partecipato Vittorio Sgarbi e l’eurodeputato della Lega, Antonio Maria Rinaldi. Presente anche l’attore Enrico Montesano.§
Cori contro Draghi sono stati scanditi più volte.
Promotore della manifestazione l’avvocato Edoardo Polacco, “penalista al servizio del cittadino violentato dallo Stato”. È stato lui a mettere a punto una serie di denunce contro Roberto Burioni, Matteo Bassetti, Ilaria Capua e il presidente dell’ordine nazionale dei medici Filippo Anelli, rei di disinformare sul Covid.
“Ne stiamo preparando una anche per Draghi”, assicura mentre i partecipanti hanno lasciato documento e firma raccolti dalla deputata ex M5S, Sara Cunial, conosciuta per le sue posizioni no-Vax.
Vicino staziona Davide Barillari, Carlo Martelli, senatore ex grillino, che prende il megafono tra la folla per tracciare il parallelo tra la discriminazione degli ebrei e quella dei non vaccinati. E nella piazza, anche oggi come sabato, spuntano stelle di David esibite dai manifestanti.
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2021 Riccardo Fucile
“ACCORDO COLLUSIVO TRA LUI E IL COGNATO”
Alla fine, a dare il “colpo di grazia” al governatore Attilio Fontana è stato un suo uomo di fiducia: l’ex dg di Aria Fabrizio Bongiovanni.
Nel corso di un lungo interrogatorio, il pomeriggio di martedì 25 maggio, quando le indagini della Gdf erano agli sgoccioli, a sorpresa Bongiovanni ha raccontato ai pm che, dopo una riunione al Pirellone del 19 maggio 2020, «l’ordine» di trasformare il contratto dei camici in parziale donazione «arrivò da Pier Attilio Superti», il vicario del segretario generale della Regione Lombardia.
E che Superti sottolineò che si trattava della «diretta volontà del presidente Fontana, alla quale si doveva dare esecuzione».
Anche per questo, i pm Luigi Furno, Carlo Scalas e Paolo Filippini, nell’avviso di conclusione delle indagini notificato ieri, tra gli altri, al governatore della Lombardia, parlano a chiare lettere di un «accordo collusivo» intervenuto tra Fontana e il cognato Andrea Dini, titolare della Dama spa, società in cui la moglie del governatore, Roberta Dini (non indagata) detiene il 10 per cento delle quote.
Un accordo che «anteponeva all’interesse pubblico, l’interesse e la convenienza personali del presidente della Lombardia». Il caso oramai noto è quello dei 75 mila camici e 7 mila set per gli ospedali che la centrale unica degli acquisti regionali Aria, nel bel mezzo dell’emergenza sanitaria, il 16 aprile 2020, aveva commissionato alla Dama per 513 mila euro.
A cui era anche seguita, da parte della società con sede a Varese, una proposta di fornitura di altri 200 mila camici per un milione e 200 mila euro. Sul contratto stipulato inizialmente tra Dini e Aria nessun ruolo viene attribuito dall’accusa al governatore. Che però, secondo i pm, «una volta emerso il conflitto di interessi derivante dal rapporto di parentela con il fornitore», quando Dini aveva già consegnato i primi 50 mila camici, si sarebbe prodigato per trasformare il contratto di fornitura in donazione, e per spingere Aria a rinunciare ai 25 mila camici non ancora ricevuti dal cognato «al fine di contenere il danno economico per Dama spa».
Per i pm coordinati dall’aggiunto Maurizio Romanelli, l’obiettivo sarebbe stato uno soltanto: «Tutelare l’immagine politica di Fontana», che rischiava di venire travolto dalla polemiche in un momento delicatissimo della sua gestione. Sulla mancata consegna di quei 25 mila camici si fonda ora l’accusa di frode nelle pubbliche forniture contro tutti gli indagati che rischiano di finire sotto processo: Fontana, il cognato Dini, l’ex dg di Aria, Bongiovanni, l’ex direttrice acquisti di Aria, Carmen Schweigl, e il vicario del segretario generale della Regione, Superti (tirato in ballo da Bongiovanni).
«Sono molto amareggiato per le questioni di carattere morale e politico che emergono da questa vicenda e che rappresentano esattamente il contrario della verità», è il commento del governatore, difeso da Jacopo Pensa e Federico Papa. «Dimostrerò che la teoria dei pm è errata. Volevo evitare che la Regione avesse un esborso per dispositivi che ho sempre pensato fossero oggetto di donazione».
A dare il via alle indagini, condotte dal Nucleo speciale della polizia valutaria della Gdf, a maggio dello scorso anno, la «segnalazione di un’operazione sospetta» di Bankitalia. Una volta emersa la questione e – per l’accusa – chiesto al cognato di trasformare la fornitura in donazione, Fontana aveva provato a rimborsare a Dini il valore dei quasi 50 mila camici già consegnati alla Regione.
Ma il bonifico di 250 mila euro, partito da un conto svizzero del governatore, non era andato a buon fine «per mancanza di sufficiente provvista e di un’idonea fattura giustificativa». E la segnalazione della sua fiduciaria, attraverso Bankitalia, era arrivata sulla scrivania dei pm. Dando vita, tra l’altro, anche a un altro filone d’inchiesta, che resta aperto: quello sui 5 milioni di euro che Fontana avrebbe ereditato dalla madre su conti svizzeri, in cui è indagato per autoriciclaggio e falso in disclosure.
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2021 Riccardo Fucile
URSO E’ SOLO PRESIDENTE DI UNA BICAMERALE E NON HA IL RANGO DI UN PREMIER… E CHI PRESIEDE IL COPASIR DOVREBBE AVERE UN APLOMB ISTITUZIONALE, NON DI PARTITO
Dalla cybersecurity alla green economy, fino alle banche e all’antiriciclaggio, il
presidente del Copasir, Adolfo Urso, ieri è salito in cattedra.
Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, incaricato del controllo dei servizi segreti italiani, è da sempre un organo improntato alla massima discrezione.
Il vertice del Comitato, una figura che dovrebbe essere quasi invisibile, ha invece organizzato una vera e propria visita ufficiale in Sicilia, dall’amico governatore Nello Musumeci, e ha cercato di dettare la linea su temi sensibili.
Tutto, in base a quanto denunciato dal dem Enrico Borghi, senza uno straccio di via libera neppure dallo stesso Copasir.
Ieri, al PalaRegione di Catania, si è tenuta la visita ufficiale di Urso a Musumeci. Un faccia a faccia di circa un’ora, in cui i due esponenti di centrodestra hanno parlato di immigrazione, sviluppo infrastrutturale ed imprenditoriale dell’isola e degli stessi temi legati alla sicurezza di cui si occupa il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
“Il presidente Draghi – ha detto Urso, riuscito alla fine, seppure a fatica, a ottenere l’ambita poltrona a cui si era incollato il leghista Raffaele Volpi – ha indicato l’agenda digitale come presupposto per l’ulteriore crescita economica del Paese e la tecnologia e l’innovazione sono tematiche certamente interconnesse con la sicurezza e la politica estera in Italia. I progetti innovativi per l’energia rinnovabile, l’economia digitale, e una rete infrastrutturale che consenta gli investimenti dall’estero sono l’obiettivo a cui puntare e la Sicilia ha tutte le carte in regola per questa ambizione. Per questo – ha aggiunto – deve però avere il supporto forte e convinto di Roma e Bruxelles sulla lotta alla criminalità, per sconfiggere appetiti mafiosi, per le tematiche legate alla immigrazione clandestina. Non può esserci sviluppo se non c’è sicurezza e viceversa”. Musumeci ha poi sostenuto che la grande attenzione che l’Occidente, gli Stati Uniti e l’Europa, hanno avuto verso la Sicilia dal dopoguerra ad oggi è stata dettata da esigenze di natura strategica e militare e che lui spera che la Sicilia possa essere al centro del loro interesse anche in termini economici.
Un confronto che ha portato però appunto Urso anche a discutere dei temi di competenza dello stesso Copasir.
“Noi siamo consapevoli – ha dichiarato tra l’altro – che la Sicilia è la regione di frontiera rispetto a quello che sono le principali questioni di rischio o minacce per l’Italia e l’Europa, ma anche per quelle che sono le principali potenzialità di sviluppo e le opportunità”.
Ancor più esplicito: “In Italia con Enel abbiamo la principale azienda energetica che ha sviluppato l’economia Green. Ed è punto nevralgico per quanto riguarda l’economia digitale: economia verde e digitale trovano, dunque, in Sicilia, un punto di partenza favorevole per l’intero sviluppo del Paese. Di questi argomenti si occupa anche il Copasir”.
A sottolineare l’inopportunità di quell’incontro di Urso è stato il dem Borghi, deputato e membro del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
“Leggo che il presidente del Copasir oggi ha incontrato il presidente della Regione Sicilia “in visita ufficiale”. Non sapevo che il presidente di una bicamerale avesse pari rango del Presidente della Repubblica o del premier. In ogni caso l’incontro non è stato deliberato dall’ufficio di presidenza del Comitato”, ha denunciato l’esponente del Partito democratico con un tweet.
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2021 Riccardo Fucile
I CDC NON L’HANNO MAI DETTO, MA I SOLITI CAZZARI NO VAX LO FANNO GIRARE SUI SOCIAL
La falsa notizia sui tamponi che scambierebbero i virus influenzali per virus Covid che sta girando sui test PRC (ovvero i tamponi nasofaringei) è stata già chiarita ma continua a girare sui social, soprattutto in lingua inglese.
Partiamo dal principio: i CDC sono i Centers for Disease Control and Prevention, ovvero Centri per il Controllo e la Gestione delle Malattie. Il comunicato stampa dei CDC americano è stato manipolato – ovvero ne sono stati estratti gli stralci che servivano allo scopo – per creare una bufala tamponi Covid influenza ad hoc che fa e continuerà a fare danni visto il clamore che ha generato.
La notizia rimbalza ovunque, tra no vax e complottisti, e anche digitando le parole “test Covid” su Twitter si nota quanto il dibattito in merito sia pieno di interventi da parte di chiunque. Dibattito che, lo ripetiamo, si basa su una notizia manipolata. In Italia ne ha parlato Databaseitalia – come già precisato da David Puente su Open – amplificando la narrazione falsata della cosa.
Per capire i toni dell’articolo ne citiamo alcuni frammenti, da «la più alta autorità sanitaria del governo americano per il monitoraggio delle malattie ed in particolare di quelle infettive, ha lanciato un allerta che assume la portata di un missile nucleare contro il muro di gomma della narrazione internazionale sull’emergenza causata dal virus SARS-Cov-2» a «afferma tra le righe qualcosa di ancor già scioccante, anticipato da Gospa News già l’anno scorso: ovvero il rischio che i tamponi rinofaringei PCR, soggetti a cicli di amplificazioni variabili, possano non distinguere il Covid-19 da una semplice influenza».
La vera notizia qual è?
Il comunicato dei CDC non parla in alcun modo di test falsati ma comunica che uno specifico test che rileva solamente il Sars-Cov-2 e che è stato autorizzato nel 2020 non dovrà più essere utilizzato.
La ragione? Ad esso dovranno essere preferiti altri test PRC già attualmente in uso – autorizzati sempre dalla Food and Drug Administration – che sono in grado di identificare non solo il coronavirus ma anche il virus dell’influenza.
Tutto questo, comprensibilmente, per l’interesse comune a tutti di comprendere non solo – tra chi arriva dal medico con sintomi influenzali – chi abbia il Covid ma anche chi sia stato colpito dal virus dell’influenza. Virus che, come ogni anno, tornerà a presentarsi con l’arrivo del freddo e che deve essere comunque tracciato per tenere sotto controllo la classica influenza.
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2021 Riccardo Fucile
L’INCONTRO DI STAMANE A PALAZZO CHIGI
Matteo Salvini continua a navigare in direzione opposta rispetto alla rotta indicata
da Mario Draghi per il suo governo. Lo si evince dalle sue posizioni sui vaccini, sul Green Pass e anche sul suo appoggio – testimoniato anche dalle fotografie – al movimento “Io apro” che, dopo aver “lottato” per la riapertura dei ristoranti (e non solo), adesso scende in piazza per dire no all’estensione della certificazione verde per consentire di mantenere i locali aperti e in sicurezza.
Il leader della Lega, una settimana dopo la conferenza stampa del Presidente del Consiglio, ancora non ha mandato giù quel messaggio rivolto proprio a lui (e agli altri politici che continuano ad ammiccare all’universo dei no vax e degli scettici sul vaccino anti-Covid).
Questa mattina, a Palazzo Chigi, la resa dei conti. Il capo del governo ha incontrato il senatore e segretario della Lega per affrontare diversi temi sull’agenda dell’esecutivo. Si è parlato di migranti – ça va sans dire –, di riforma della giustizia, di vaccini (con annessa discussione sugli obblighi per alcune categorie) e di Green Pass.
Poi, come sottolineato dallo stesso Salvini, i due hanno affrontato anche quell’attacco diretto in conferenza stampa della scorsa settimana.
“C’è stato un chiarimento, ma chiedetelo a lui. Io non parlo per interposta persona. Ho sottolineato il rammarico, come Lega stiamo lavorando come matti per tenere insieme tutto, certe considerazioni sono ingenerose”.
Così il segretario del Caroccio all’uscita dall’incontro a Palazzo Chigi. Un chiarimento sulla risposta di Draghi della scorsa settimana quando, replicando all’osservazione di un giornalista che aveva riportato il pensiero di Salvini che sconsigliava le vaccinazioni agli under 40, aveva detto:
“L’appello a non vaccinarsi è appello a morire, sostanzialmente, non ti vaccini, ti ammali e muori, non ti vaccini e contagi. Senza vaccinazione si deve chiudere tutto”.
E già il giorno dagli ambienti leghisti trapelava un certo malcontento di Matteo Salvini per quelle parole. Oggi l’incontro chiarificatore, ma di chiaro c’è solo che il leader del Carroccio non sembra voler fare autocritica. Anzi, ha accusato il capo del governo di aver fatto “considerazioni ingenerose”.
(da agenzie)
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