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MANESKIN A MUSO DURO CONTRO I NO VAX: “ESSERE CONTRO IL VACCINO E’ COME ESSERE TERRAPIATTISTI”

Luglio 28th, 2021 Riccardo Fucile

“NON FARE IL VACCINO E’ DA PAZZI”

Ieri i Maneskin sono stati premiati a Roma con la Lupa capitolina. La band al Campidoglio ha ricevuto dalla sindaca Virginia Raggi l’onorificenza. E per i quattro vincitori dell’Eurovision Song Contest è stata anche l’occasione per dire cosa ne pensano del vaccino anti COVID e del green pass.
Già ieri sul green pass Victoria aveva detto: “Finalmente torneremo a suonare in giro per l’Europa. Ogni paese, in tema di restrizioni, ha le sue misure, ma sono utili perché ci permettono e ci aiutano a tornare a suonare dal vivo, siamo felici”.
E sui vaccini, ammettendo di non aver potuto ancora sottoporsi alla somministrazione i Maneskin avevano però sottolineato di volersi rimettere al più presto in regola: “Finora non siamo stati a Roma, sempre in giro, era complicato. Ma ora che siamo a Roma avremo la possibilità di farlo e lo faremo”.
Oggi la band, intervistata da Luca Dondoni su La Stampa ribadisce il concetto in maniera ancora più chiara paragonando chi non si vuole vaccinare con i terrapiattisti. Quando il giornalista chiede loro da che parte stanno rispondono: “Dalla parte di chi si vuole vaccinare. Non farlo sarebbe da pazzi”. E poi l’affondo:
Cosa direste a un no vax?
«”Ripijate”, torna te stesso in romanesco. Noi siamo per la sanità mentale delle persone ed esser contrari a qualcosa senza nessun fondamento scientifico mi sembra da pazzi. Essere contrari al vaccino fa il paio con chi pensa che la terrasiapiatta. Siamo felici se il progresso e le soluzioni che possono permettere una ripresa ci daranno modo di ricominciare in sicurezza
È davvero importante che personaggi pubblici e amati dai giovani come Damiano & C. lancino un messaggio inequivocabile. L’influenza che esercitano su tante persone non poteva essere sfruttata in modo migliore a differenza di quanto successo in altre occasioni da altri protagonisti dello spettacolo.
Del resto non è l’unico argomento importante su cui si sono schierati. Alla domanda di Dondoni sulle discriminazioni di genere, che la band combatte anche ribaltando gli stereotipi come nel video I wanna be your slave, i Maneskin rispondono che c’è “ancora tanta strada da fare e le persone LGBT sono ancora molto discriminate, si tratta di un’ingiustizia che abbiamo vissuto anche sulla nostra pelle”, e sottolineano proprio come la clip sia un gesto di sostegno alla causa LGBT.
Inoltre la band è anche tornata sui rumors che volevano Simon Cowell loro nuovo manager. Hanno smentito tutto aggiungendo anche che la scelta di sostituire Marta Donà, loro manager storica, è stata esclusivamente una decisione lavorativa e non personale.
A gestire la band ora sarà la Exit Music Management, fondata da Fabrizio Ferraguzzo, produttore, A&R di Sony Music Italia, music director a X Factor.
Dopo aver scalato le classifiche internazionali i Maneskin sono tornati trionfanti nella città che li ha visti nascere, per un appuntamento in una delle location più ambite di sempre: il Circo Massimo di Roma, a pochi minuti da Via del Corso, scenario delle esibizioni live in strada che hanno segnato i loro primi passi. Il concerto si terrà sabato 9 luglio 2022.
L’annuncio è arrivato durante l’evento di assegnazione alla band dell’onorificenza ‘Lupa Capitolina’, il massimo riconoscimento romano per i personaggi illustri che si sono distinti nel campo della cultura e società, in precedenza già conferito a nomi quali Gigi Proietti, Paolo Sorrentino, Nino Manfredi, Renato Zero, Laura Biagiotti, Ezio Bosso e Giorgio Armani.
E ancora recentemente alla Nazionale Italiana vincitrice del Campionato Uefa Euro 2020 assieme al commissario tecnico Roberto Mancini, oltre che a personalità internazionali come Woody Allen, Richard Gere, Ridley Scott, Meryl Streep. Victoria, Damiano, Thomas e Ethan hanno battuto ogni record conquistando la prima posizione della Top 50 Global Chart di Spotify con il brano ‘Beggin’ e diventando la prima band italiana della storia con due singoli contemporaneamente nella Uk Singles Chart, attualmente alla posizione #5 e #7. Il loro ultimo video ‘I wanna be your slave’, presentato con una première mondiale su YouTube, ha ottenuto in sole 24 ore 6,7 milioni di visualizzazioni, un risultato incredibile che sancisce un nuovo primato italiano sulla piattaforma.
Il trionfo di questi mesi si tramuterà in un tour eccezionale che li vedrà sui palchi dei più importanti Festival europei durante l’estate 2021 e quella del 2022, a fianco dei grandi nomi della musica mondiale. Le prime date si terranno al Lokerse Festival di Lokeren (Belgio, giovedì 5 agosto 2021), al Rock For People di Praga (Repubblica Ceca, venerdì 13 agosto 2021), al Ronquières Festival di Braine-Le-Comte (Belgio, sabato 14 agosto 2021), all’Open’er Park di Gdynia (Polonia, giovedì 19 agosto 2021), al Paaspop Festival di Schijndel (Olanda, sabato 4 settembre 2021) e al Novarock Pilot Festival di Vienna (Austria, sabato 11 settembre 2021).
Già annunciate anche alcune tappe europee del 2022, con il ‘Rock Am Ring di Nurburgring’ e il ‘Rock Im Park di Zeppelinfeld’ (in Germania, rispettivamente sabato 4 e domenica 5 giugno 2022) e il Tons of Rock di Haiden (in Norvegia, venerdì 24 giugno 2022).
Oltre a riabbracciare l’amato pubblico internazionale che li acclama a gran voce, i Maneskin si esibiranno per la prima volta nei principali palazzetti italiani con un tour di 13 date (organizzato e prodotto da Vivo Concerti) tutte sold out, previste per quest’inverno e il prossimo anno nei palasport di Roma (martedì 14 e mercoledì 15 dicembre 2021 al Palazzo dello Sport), Milano (sabato 18 e domenica 19 dicembre 2021 e il 22 marzo 2022 al Mediolanum Forum), Casalecchio di Reno (BO) (domenica 20 marzo 2022 all’Unipol Arena) e Napoli (sabato 26 e domenica 27 marzo 2022 al PalaPartenope)
E ancora di Firenze (giovedì 31 marzo e venerdì 1 aprile al Nelson Mandela Forum), Torino (domenica 3 aprile al Pala Alpitour), Bari (venerdì 8 aprile al PalaFlorio), Verona (sabato 23 aprile, in apertura della stagione dei grandi concerti 2022 all’Arena), a cui si aggiunge il concerto evento di sabato 9 luglio 2022 nel simbolo di Roma per eccellenza: il Circo Massimo. Un evento realizzato in collaborazione con Rock In Roma.
(da agenzie)

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SEI MEDICI NO VAX SONO STATI SOSPESI DALL’OSPEDALE DI VITERBO

Luglio 28th, 2021 Riccardo Fucile

OBBLIGO VACCINALE DI LEGGE PER I SANITARI

E’ sempre un peccato quando proprio coloro che dovrebbero dare il buon esempio, si rifiutano di sottoporsi alla somministrazione del vaccino, una delle poche armi a disposizione per contrastare il vaccino.
Nel Lazio sono stati sospesi per la prima volta dall’inizio della campagna di vaccinazione sei medici no vax, mentre altri undici sono stati ricollocati.
La ragione di tale provvedimento è l’obbligo vaccinale di legge per i sanitari, dettato dal “Decreto Covid” dello scorso marzo.
La misura è stata adottata come conseguenza dell’istituzione, lo scorso marzo, di commissioni che devono controllare le diverse posizioni degli operatori sanitari. L’iter che porta alla sospensione del medico inizia all’anagrafe vaccinale.
Se emerge negli elenchi un medico non ancora vaccinato, l’Asl avvia una procedura di verifica per comprendere le ragioni della mancata immunizzazione.
Qualora queste motivazioni non risultino valide, partono richiami e sospensioni.
La Regione specifica che non si tratta di una punizione, bensì di una reale difficoltà nel contenere possibili contagi a causa della presenza di medici no vax.
(da agenzie)

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IL REPORT DELL’UNIVERSITA’ STATALE: “I NO VAX NON SONO PIU’ DEL 3%”

Luglio 28th, 2021 Riccardo Fucile

“IL 50% DEGLI ITALIANI VUOLE L’OBBLIGO VACCINALE”

La grande maggioranza degli italiani è favorevole al vaccino, i no-vax sono meno del 3%. Il dato emerge da uno studio dell’Università Statale di Milano, il ResPOnsE Covid-19, che ha analizzato l’opinione degli italiani sul virus e le somministrazioni: gli italiani contrari ai vaccini sono uno ogni 20, a fronte di uno su due favorevoli all’obbligo vaccinale.
Si legge sulla Stampa:
Le analisi del rapporto si riferiscono ai dati di tre rilevazioni: la prima (15.000 persone coinvolte) è basata su interviste quotidiane dal 6 aprile al 7 luglio 2020. La seconda (3.000 coinvolti), su interviste nel periodo natalizio, cioè dal 21 al 31 dicembre 2020. La terza rilevazione (8.213), su interviste quotidiane dal 17 marzo al 16 giugno 2021.
A giugno i favorevoli al vaccino sono risultati l′85%, i contrari risultano circa il 5%, i poco disponibili circa il 6%.
“In realtà i veramente contrari al vaccino, che poi sono quelli che in genere sono avversi a tutte le vaccinazioni come risulta da altri studi, sono una percentuale bassa, parliamo del 3%. Sono gli scettici ad essere di più”, commenta Cristiano Vezzoni, co-autore dello studio.
Oggi più del 50% degli italiani è a favore dell’obbligatorietà del vaccino. I più propensi a vaccinarsi sono gli anziani con più di 65 anni e i giovani nella fascia 18-24, La principale preoccupazione degli scettici riguarda gli effetti collaterali.
I favorevoli all’obbligo vaccinale sono cresciuti di 10 punti percentuali fra dicembre a giugno (40% contro 50%) . Tuttavia la differenza tra i propensi a vaccinarsi e i favorevoli all’obbligo è di circa 35 punti (85% contro 50%), “Una discrepanza che dal punto di vista sociologico si spiega col fatto che la scelta di vaccinarsi viene considerata, ed è, cosa differente dall’obbligare altri a farlo. La differenza – conclude Vezzoni – è dovuta a considerazioni sulle libertà personali”.
(da agenzie)

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IL CONTAGIO, LA SOSTITUZIONE, IL BRONZO, LA LITE: LA FOLLE GIORNATA DEGLI AZZURRI DEL 4 SENZA DI CANOTTAGGIO

Luglio 28th, 2021 Riccardo Fucile

IL COVID COLPISCE UN AZZURRO, LA SOSTITUZIONE IN CORSA E LA GRAN BRETAGNA CHE CI TAGLIA LA STRADA DELL’ARGENTO

Alla fine è medaglia di bronzo, ma è stata una giornata molto travagliata per il 4 senza nel canottaggio.
È stato registrato in fatti il primo caso di positività al Covid nell’Italia Team alle Olimpiadi di Tokyo 2020, con il canottiere azzurro Bruno Rosetti che viene fermato un’ora prima di partecipare alla finale del 4 senza.
Rosetti era vaccinato con doppia dose di Moderna. Messo in isolamento e sostituito al volo da Marco Di Costanzo, che doveva prendere parte alla semifinale del 2 senza e viene a sua volta sostituito da Vincenzo Abbagnale.
“Stavo dormendo da Dio, poi verso le 6 mi hanno svegliato e mi hanno detto che mi sarei dovuto preparare per il 4 senza. Ero eccitato come un bambino in mezzo a questi campioni. Ed ero anche molto teso, ma sapevo che sarebbe andata bene” ha detto il canottiere azzurro Marco Di Costanzo.
“Questa medaglia – ha detto ai giornalisti – la dedico a Giovanni Abagnale, con cui stavamo facendo un buon percorso e certamente anche oggi ci saremmo divertiti nella semifinale del 2 senza. Metà medaglia è sua”.
L’equipaggio azzurro, composto da Matteo Castaldo, Matteo Lodo, Marco Di Costanzo e Giuseppe Vicino, è arrivato alle spalle di Australia e Romania.
Con una contestazione finale: l’armo azzurro ha cominciato a ritmo sostenuto la gara, poi quando è uscita l’Australia è rimasta dietro ma negli ultimi cinquecento metri ha avviato la rimonta in corsia 5: nelle vogate finali, dalla 4 la Gran Bretagna ha invaso lo spazio degli azzurri rischiando quasi lo speronamento e probabilmente rallentando il ritmo dell’equipaggio a caccia del secondo posto. Vibrate le proteste dei quattro canottieri azzurri a fine gara con i rivali britannici.
“Abbiamo vinto una medaglia contro il Covid, e poi gli inglesi hanno fatto i kamikaze” commenta Giuseppe Vicino, “ci hanno rubato la possibilità di ottenere l’argento. Se, negli ultimi metri di gara, quando noi eravamo più veloci di tutto, non avessero invaso la nostra corsia, avremmo preso almeno l’argento. Non è stato sportivo e non capisco perché l’abbiano fatto”.
(da Huffingtonpost)

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IL POST DELIRANTE DEL CONSIGLIERE COMUNALE SOVRANISTA DI PORCARI: “A VOGHERA NON E’ MORTO NESSUNO, ERA UN RIFIUTO UMANO”

Luglio 27th, 2021 Riccardo Fucile

“ERA UN MAROCCHINO, PUNTO. OGGI IL MONDO E’ UN POSTO UN PO’ PIU’ PULITO”….”LA VITTIMA E’ L’ASSESSORE ARMATO CHE AVRA’ LA VITA ROVINATA DA QUESTO RIFIUTO UMANO”

“Chi era il marocchino ucciso l’altro giorno a Voghera? Nessuno”. Anzi, “un autentico rifiuto umano”.
Sono le parole pronunciate da un consigliere comunale di Porcari, in provincia di Lucca, Massimo Della Nina, che hanno scatenato una bufera di polemiche e la dura reazione del sindaco della cittadina.
Porcari, consigliere di opposizione e appartenente alla lista civica “La Porcari che vogliamo” sostenuta dal centrodestra alle amministrative del 2017, ha pubblicato su Facebook un post su quanto accaduto alcuni giorni fa nel Comune di Voghera, dove l’assessore alla sicurezza Massimo Adriatici ha sparato un colpo di pistola contro Youns El Boussettaoui, cittadino marocchino di 39 anni, uccidendolo.
Le dichiarazioni shock del consigliere comunale
“Vediamo di fare chiarezza sulla vicenda e capire chi era il marocchino ucciso a Voghera”: inizia così il post del consigliere. “Si da il caso che fosse marocchino. Si può dire o qualcuno si offende? Era un marocchino. Punto. Ora spostate pure l’attenzione sull’assessore armato che avrà, lui sì, la vita rovinata da questo autentico rifiuto umano”.
Non solo, Della Nina ha anche aggiunto: “Oggi, il mondo è un posto un po’ più pulito. E se proprio lo volete fare, indignatevi per un carabiniere ucciso in servizio o per un padre di famiglia ammazzato dalla mafia. Non per questa feccia. Lo ripeto, l’altro giorno a Voghera, non è morto nessuno»
(da agenzie)

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GRAFICA VENETA, IL GIP: “AZIENDA COMPLICE DELLO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI IMMIGRATI”

Luglio 27th, 2021 Riccardo Fucile

DOPO L’ARRESTO DI DUE DIRIGENTI EMERGONO COSE INAUDITE: ORARIO DI LAVORO DI 12 ORE AL GIORNO PER 7 GIORNI, NIENTE RIPOSI, MALATTIE E FERIE, NIENTE MISURE DI SICUREZZA E I LAVORATORI DOVEVANO RESTITUIRE PARTE DELLO STIPENDIO UFFICIALE

Caporalato in una fiorente azienda del Nordest. Ci sono alcune pagine del giudice per le indagini preliminari Domenica Gambardella che integrano il capo d’imputazione e sintetizzano le accuse non solo a carico di nove pakistani oggetto di misure di custodia cautelare, ma anche di due dirigenti di Grafica Veneta finiti ai domiciliari per sfruttamento di lavoro. “
Giornate lavorative di circa 12 ore per 7 giorni su 7… assenza di giornate di riposo… mancato riconoscimento di ferie… mancato riconoscimento di eventuali giornate di malattia… pausa pranzo da svolgersi all’interno del luogo di lavoro senza che fosse destinato alcuno spazio specifico (quale refettorio o sala mensa)… sorveglianza a vista continuativa durante lo svolgimento delle prestazioni lavorative… mancata messa a disposizione dei lavoratori dei fondamentali Dispositivi di protezione individuali, quali scarpe antinfortunistiche o protezioni per i rumori”.
Ma c’è anche, per i lavoratori, “l’obbligo di retrocessione di parte dello stipendio formalmente erogato in conformità alle buste paga, così da ridurre la retribuzione oraria all’importo di 4,5/5 euro all’ora, ben al di sotto di quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro…”, poi “il mancato riconoscimento della tredicesima mensilità, l’obbligo di pagamento di un importo ricompreso tra euro 120 ed euro 150 per l’ospitalità in camere con almeno tre persone ed uso promiscuo di servizi igienici e cucina, il tutto mediante detrazione diretta dello stipendio”.
E’ uno scenario impressionante, che riguarda l’azienda stampatrice con 700 dipendenti (500 in Italia, 200 negli Usa dopo la recente acquisizione di Lake Book Manifacturing) e un fatturato di 200 milioni di euro all’anno. Tre anni fa il titolare Fabio Franceschi, padovano, aveva lanciato un appello: “Non riusciamo ad assumere 25 persone perché i giovani non vogliono fare i turni. Abbiamo ricevuto solo 4-5 candidature, gli altri che abbiamo contattato si sono tirati indietro. Rinunciano per i turni troppo pesanti”. Adesso l’amministratore delegato Giorgio Bertan e il direttore dell’area tecnica Giampaolo Pinton sono sospettati di complicità con l’organizzazione asiatica che agiva dietro il paravento della società B.M. Services sas, con sede a Lavis in provincia di Trento, gestita da Arshad Mahmood Badar e dal figlio Asdullah.
Due date-chiave
Ci sono due date attorno a cui ruota l’inchiesta. Il 25 maggio 2020 un giovane pakistano fu trovato con le mani legate dietro la schiena, dopo essere stato picchiato, lungo la Statale 16, a Piove di Sacco (Padova). Poco dopo un suo connazionale, nelle stesse condizioni, fu trovato a Loreggia. Idem, per un terzo uomo, in provincia di Venezia. Il numero dei casi era poi salito a cinque, mentre altri cinque asiatici si erano presentati al pronto soccorso di Camposampiero, denunciando: “Siamo stati picchiati, seviziati e rapinati”. Il pestaggio sommario, che secondo le vittime era stato messo in atto dall’organizzazione, indirizzò verso le condizioni di lavoro a Grafica Veneta. Ed ecco la seconda data, il 7 luglio 2020, giorno in cui i carabinieri si presentarono nello stabilimento di Trebaseleghe.
“L’azienda sapeva” – “Grafica Veneta è perfettamente consapevole del numero di ore necessarie per svolgere il lavoro che appalta e non a caso, disponendo delle timbrature dei dipendenti Bm Service, ha fatto di tutto per non consegnarli alla Polizia giudiziaria”.
Così scrive il gip nell’ordinanza anticipata da alcuni quotidiani locali, avvalorando la tesi del pm Andrea Girlando. Il procuratore di Padova, Antonino Cappelleri, ha rincarato la dose durante la conferenza stampa seguita al blitz: “La particolarità di questo caso di caporalato è la complicità, che credo siamo riusciti a dimostrare in pieno, dell’azienda italiana con quella gestita dai pakistani, nonostante le solide condizioni economiche e la possibilità di operare in maniera regolare. Sono riusciti a delocalizzare un settore nella loro stessa sede, appaltando manodopera a prezzi bassissimi”.
E ancora: “È inquietante come da una parte l’azienda si sia dimostrata sensibile ai temi sociali, ad esempio fornendo mascherine nel pieno della pandemia, quando non ce n’erano, e dall’altra agisse in modo irrispettoso non solo dei diritti dei lavoratori, ma del genere umano”. Il riferimento è all’autoproduzione consegnata alla Regione Veneto, che distribuì le mascherine ai cittadini nella prima fase del Covid. Franceschi partecipò anche a una conferenza stampa del governatore Luca Zaia, che elogiò il genio e la creatività veneta.
I testimoni
Formalmente i contratti sottoscritti con Grafica Veneta sono regolari, nel senso che indicano un impegno settimanale di 40, 30 e 20 ore. Quindi, al massimo 8 ore al giorno. Ma gli operai hanno descritto una situazione ben diversa. “L’orario poteva variare da 10, 12 a un massimo di 16 ore al giorno”. Un altro: “In busta paga vengono contabilizzate soltanto 8 ore”. Un terzo: “Non era prevista giornata di riposo e neanche le ferie”. Infine: “Lo stipendio mensile era di 1.100 euro, ma mi veniva accreditata una somma inferiore in quanto si trattenevano l’affitto di 120 euro e ulteriori 200, 300 o 400 euro”. Quest’ultimo si riferiva a chi lo aveva reclutato.
Sulla questione dei soldi pagati, il gip annota: “Nel mese di maggio la Bm Service ha fornito circa 3.000 ore di manodopera al prezzo di euro 30.000, che Grafica Veneta ha pagato euro 10 per ogni ora. Considerando che la busta paga di un lavoratore con contratto a tempo pieno prevede una paga oraria oscillante tra i 7 e gli 8 euro, appare evidente che l’importo pagato da Grafica Veneta sia del tutto disancorato dalla realtà, in quanto non consentirebbe alla Bm Service nemmeno di rientrare dei costi della manodopera”.
La conseguenza? “L’unico modo che la Bm Service ha di recuperare i costi è quella di dimezzare nei fatti la paga degli operai, facendoli lavorare il doppio delle ore, senza riconoscere i festivi, le malattie, le tredicesime, il lavoro straordinario…”.
Il depistaggio
Tra le prove raccolte anche intercettazioni. Ad esempio tra Bertan e Mahmood Badar. Secondo il gip, “è l’amministratore delegato che indica il numero di persone da assumere, soffermandosi anche sulle tipologie di contratto da utilizzare e sull’attività di vigilanza che pretende sia fatta sui dipendenti”.
Inoltre, il giorno dell’arrivo dei carabinieri, l’analisi delle telefonate tra Bertan e Pinton, relative agli ingressi e alle presenze degli operai, “dimostra che i due fanno di tutto per non comunicare quei dati in quanto avrebbero provato il loro pieno coinvolgimento nello sfruttamento dei lavoratori”.
Il gip: “Addirittura, vi sono state telefonate in cui i dirigenti della Grafica hanno detto al proprio tecnico di non consegnare nulla e cancellare i dati, disperandosi una volta appreso che la Polizia Giudiziaria era comunque riuscita ad acquisire un dato parziale”. Bertan a Pinton: “Mi raccomando con le timbrature”.
Bertan addirittura invita il titolare pakistano di B.M. Services a parlare “ai suoi operai affinché rispondano bene”. Bertan chiede a Pinton: “Noi gli abbiamo dato le timbrature?”. E si sente rispondere: “No…se le sono prese loro dal computer per quanto riguarda gli ingressi e le uscite. Nell’aprire il programma hanno visto tutto”.
A quel punto Bertan usa una frase inequivocabile: “Ci siamo inculati da soli”. In parte Pinton lo conforta: “Siamo riusciti a tagliare dal 26… hanno preso da maggio in poi”.
(da Il Fatto Quotidiano)

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I CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA ORA MINACCIANO PURE DI ARRESTARE I SOCCORRITORI DI SEA WATCH IN ACQUE INTERNAZIONALI

Luglio 27th, 2021 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DELLA ONG CHE HA INFORMATO LE AUTORITA’ EUROPEE… UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE A CUI ABBIAMO REGALATO PURE LE MOTOVEDETTE PER COMMETTERE REATI

La Guardia costiera libica è LA stessa organizzazione che lo stato italiano continua a finanziare nonostante siano note le loro violazioni e il loro approccio inaccettabile.
Ora, come è stato denunciato dalla Ong – i libici hanno minacciato di arrestare in acque internazionali l’equipaggio di soccorso. E per intimidire la “Sea Watch 3” la cosiddetta Guardia costiera libica ha avvertito di essere pronta a usare “ogni mezzo”.
L’episodio è accaduto nel Canale di Sicilia, al di fuori delle acque territoriali e di pertinenza libiche, nella cosiddetta “Sar”, la zona di ricerca e soccorso nella quale i libici hanno competenza per gli interventi, ma non in via esclusiva
In una serie di tweet, i responsabili dell’ong scrivono: “La cosiddetta Guardia costiera libica ha minacciato di arrestare l’equipaggio di Sea-Watch 3. Millantano di avere giurisdizione sulla zona Sar libica ma è solo l’area in cui hanno la responsabilità di salvare vite. Acque internazionali in cui noi abbiamo il diritto di operare”.
L’organizzazione di ricerca e soccorso denuncia una “gravissima violazione della Convenzione sul diritto del mare”.
Secondo l’ong, impegnata nel salvataggio delle persone che tentano di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo centrale, “invece di adempiere all’obbligo di salvare vite nella zona Sar di sua competenza, la cosiddetta Guardia costiera libica minaccia di ‘ricorrere a tutti i mezzi disponibili’ per costringerci ad andarcene. Se non ci fosse un interesse europeo a proteggere la sistematica violazione del diritto internazionale marittimo da parte delle autorità libiche, questo comportamento porterebbe a una crisi diplomatica. Le autorità tedesche ne sono state informate”.
(da agenzie)

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SI AVVICINA L’INTESA SULLA GIUSTIZIA, SVENTATO BLITZ FORZISTA

Luglio 27th, 2021 Riccardo Fucile

SI LAVORA AL COMPROMESSO MENTRE FORZA ITALIA TENTA INVANO LA SORTITA SULL’ABUSO D’UFFICIO

Tra la drammatizzazione grillina e la manovra forzista per rinviare tutto a settembre, la riforma Cartabia prosegue il suo accidentato percorso. E sembra aver “scollinato” in direzione di un’intesa che deve arrivare entro giovedì, se il Governo vuole riuscire ad approdare nell’aula di Montecitorio il giorno dopo.
Mentre il Csm si prepara a far licenziare dal plenum il parere, che si annuncia critico, proprio in tempo per quell’appuntamento.
Indossati i panni del mediatore “costruttivo”, Conte ostenta i muscoli di fronte ai suoi deputati: “Non voglio nemmeno considerare l’ipotesi che non venga modificato il testo della riforma, votarla così sarebbe difficile”.
L’ex premier rassicura, chiede ancora qualche giorno, giura che “i margini di manovra sono strettissimi ma ce la sto mettendo tutta”, ventila una consultazione online della base M5S.
Ma i margini per l’accordo ci sono già: l’esclusione dei reati di mafia e terrorismo dal perimetro dell’improcedibilità, oltre alla norma transitoria proposta dal Pd che differisce di tre anni l’entrata in vigore.
È il canovaccio che stanno limando Draghi e Cartabia, che ieri è stata due volte a Palazzo Chigi. In parallelo, va avanti il percorso in commissione Giustizia, dove è fallito il tentativo del centrodestra di allargare il perimetro della legge ai reati di ufficio, con il no di “Coraggio Italia” e l’astensione di Lupi.
Al mattino parte il “confronto” di Conte con i deputati, ordinatamente divisi per commissioni (vedrà la Giustizia mercoledì). Si incrociano gli impegni che l’ex premier ha preso con il suo successore con le istanze storiche del Movimento, i timori che interi maxi-processi finiscano al macero, gli allarmi di Gratteri e dell’Antimafia. Finale in stand-by. Ma lontano dalla scena, è a buon punto.
Il concetto chiave resta quello degli “aggiustamenti tecnici”: non solo la versione originale del testo Cartabia già prevedeva l’estensione dei tempi dei procedimenti per mafia e terrorismo (quelli puniti con l’ergastolo sono già improcedibili), ma queste fattispecie di reato hanno uno “status particolare”. E processi con imputati detenuti, che hanno già priorità.
In sostanza, Palazzo Chigi e via Arenula ritengono di poter andare incontro alle esigenze di M5S senza snaturare la riforma né aprire il vaso di Pandora delle rivendicazioni partitiche perché si tratta di “ampliare l’ambito di garanzie preesistenti”.
Disinnescata (forse) quella mina, resta la ghigliottina dei tempi.
Senza accordo anziché un emendamento unico, si voterebbe sui singoli articoli e servirebbero 4 o 5 fiducie. Il presidente M5S della commissione Perantoni ha avvisato l’esecutivo: “Intesa entro giovedì se si vuole rispettare il timing”.
Un altolà frutto anche di quanto accaduto con la (inattesa) impuntatura di Forza Italia che oggi ha tentato fino alla fine di far rientrare nella riforma gli emendamenti sull’abuso d’ufficio per i sindaci e sulla riqualificazione della nozione di pubblico ufficiale. Prima respinti dall’ufficio di presidenza, sono stati poi dichiarati inammissibili “per estraneità di materia” dal presidente della Camera Roberto Fico.
A quel punto, il capogruppo Zanettin ha chiesto l’allargamento del perimetro del provvedimento: manovra che, se fosse riuscita, avrebbe comportato la riammissione di tutti gli emendamenti sui reati contro la Pubblica Amministrazione, con l’inevitabile rinvio a settembre.
Un blitz che ha fatto infuriare (e ballare) Pd e M5S, fallendo di poco: 25 no e 19 sì per la richiesta forzista, 23 no e 21 sì per quella analoga di Alternativa C’è. Grande paura, ormai alle spalle. C
on un corollario: la deputata e magistrata Giusi Bartolozzi lascia polemicamente Forza Italia e approda al Misto. Intenzionata a votare contro la proposta dei suoi, è stata fulmineamente rimossa dalla commissione Giustizia e promossa (pare a sua insaputa) capogruppo della Affari Costituzionali, e non ha apprezzato.
Ostacolo superato, ma restano scorie. Tajani protesta contro “il ritorno dell’asse giustizialista Pd-M5S”. Anche il capogruppo alla Camera Occhiuto è scontento: “Dispiace che la maggioranza si sia divisa sui nostri emendamenti, vedo troppa attenzione a farsi carico delle richieste M5S. La fiducia? Vedremo il testo finale”.
Se ci sarà la fiducia “la voteremo convintamente – è la linea del dem Verini – Sono certo che la sintesi finale del Governo terrà in piedi certezza e durata ragionevole dei processi, effettivo rafforzamento degli uffici giudiziari e delle Corti più in difficoltà, esigenza di far giungere a piena conclusione in tempi certi procedimenti per gravissimi e gravi reati”.
Se sarà davvero così, lo si capirà nelle prossime 48 ore.
(da Huffingtonpost)

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“HA ANTEPOSTO L’INTERESSE PERSONALE A QUELLO PUBBLICO”

Luglio 27th, 2021 Riccardo Fucile

CASO CAMICI, IL GOVERNATORE LEGHISTA FONTANA VERSO IL RINVIO A GIUDIZIO PER “FRODE IN PUBBLICHE FORNITURE”

Si è appena conclusa l’inchiesta che ha visto al centro delle indagini la fornitura di dispositivi di protezione individuale, tra cui 75 mila camici, da consegnare in piena pandemia alla Regione Lombardia.
La procura di Milano ha stabilito che il governatore leghista Attilio Fontana deve andare a processo per l’ipotesi di reato di concorso in “frode in pubbliche forniture” sotto il profilo dell’inadempimento di un contratto con l’amministrazione pubblica.
La vicenda, stando a quanto ricostruito nell’indagine, si sarebbe conclusa con la consegna da parte di Dama S.p.A. solo di 50mila camici, perché nel frattempo, quando venne a galla il conflitto di interessi, la fornitura fu trasformata in donazione, con la conseguenza che l’ordine non venne perfezionato per la mancata consegna di un terzo del materiale. Inoltre, il presidente della Lombardia è intervenuto con il tentativo di risarcire, per il mancato introito, il cognato Andrea Dini, titolare al 90% della società Dama S.p.A. ( società di cui la moglie di Fontana, Roberta Dini, aveva una quota del 10%) con un bonifico di 250 mila euro da un conto in Svizzera, poi bloccato in quanto segnalato dalla Banca d’Italia come operazione sospetta.
Da qui è scaturita anche un’indagine autonoma per autoriciclaggio e falso in voluntary su Fontana.
Nell’avviso di conclusione delle indagini, la procura di Milano scrive: “Ci fu un accordo collusivo” intervenuto tra Andrea Dini e Attilio Fontana, suo cognato, “con il quale si anteponevano all’interesse pubblico, l’interesse e la convenienza personali del Presidente di Regione Lombardia”, il quale da “soggetto attuatore per l’emergenza Covid” si “ingeriva nella fase esecutiva del contratto in conflitto di interessi” sull’ormai nota fornitura di camici e altri dpi trasformata in donazione”.
Il governatore ha sempre ribadito la correttezza del proprio operato e, attraverso i suoi legali, ha depositato anche documenti e memorie per difendersi. In alcuni atti già noti dell’inchiesta i PM si parlava del “diffuso coinvolgimento di Fontana” nel caso “accompagnato dalla parimenti evidente volontà di evitare di lasciare traccia del suo coinvolgimento mediante messaggi scritti”.
I legali di Attilio Fontana, gli avvocati Jacopo Pensa e Federico Papa, commentano così la chiusura della indagini: “La notifica di oggi consentirà di assumere le iniziative previste dalla legge per dare un contributo di chiarezza allo sviluppo dei fatti che così come descritti non corrispondono al vissuto del Presidente”.
Il governatore lombardo, chiariscono, “non si riconosce” nell’“articolato capo di imputazione” per “come è stata ricostruita la vicenda”.
Dopo la conclusione delle indagini e il deposito degli atti, le difese avranno tempo per chiedere gli interrogatori o depositare memorie.
La Procura poi deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio per portare il caso in udienza preliminare davanti ad un gup, che si esprimerà sul rinvio a giudizio o meno.
(da agenzie)

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