Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
A 22 ANNI E’ TRA I PIU’ FORTI MEZZOFONDISTI D’EUROPA, CORRE DA “ITALIANO EQUIPARATO”… IL PADRE L’HA CHIESTA DA 4 ANNI MA E’ STATA NEGATA PERCHE’ AL REDDITO FAMILIARE MANCANO 300 EURO
Abdelhakim Elliasmine detto Hakim ha 22 anni, vive in Italia da 15. I suoi genitori
sono di nazionalità marocchina, ha i documenti in regola e un diploma di perito elettronico.
Ma soprattutto è tra i più forti giovani mezzofondisti d’Europa grazie al suo 1’46” sugli 800 metri. Ed è la prova vivente di quello che ha denunciato il presidente del Coni Giovanni Malagò sullo ius soli sportivo: attende la cittadinanza da anni e nel frattempo non può partecipare alle competizioni internazionali.
Nonostante un cursus honorum di tutto rispetto, visto che ha vinto dieci titoli nazionali, sei medaglie d’argento e sette di bronzo: «Aspetto una risposta da due anni, sognavo che arrivasse prima degli Europei di Tallin ma niente».
Hakim corre da «italiano equiparato», spiega oggi il Corriere della Sera, ma per lo Stato resta un cittadino marocchino: «Non posso vestire la maglia azzurra o arruolarmi in un gruppo sportivo militare».
Achille Ventura, presidente dell’Atletica Bergamo, disegna i percorsi di una storia talmente ridicola da non sembrare nemmeno vera: «Il padre di Hakim ha presentato domanda di cittadinanza quando lui aveva 18 anni. Respinta perché dal reddito familiare mancavano 300 euro. Nel 2019 il presidente della Fidal Giomi ha chiesto per lui al ministero la cittadinanza per alti meriti sportivi in base alla legge 91/1992. Solo un mese fa siamo riusciti ad avere la conferma che la pratica è stata ricevuta».
Ma la storia non è certo finita qui: «Dall’ufficio del sottosegretario Ivan Scalfarotto ci hanno suggerito di presentare di nuovo quella di cittadinanza tradizionale».
Adesso Hakim deve scegliere tra l’atletica e il lavoro: «Il 30% dei giovani che fa atletica è nato in Italia ma non ha la cittadinanza. Sono forti e motivati ma così ce li perdiamo per strada. Naturalizzare chi ha un lontano avo italiano e non parla la nostra lingua è più facile che per un ragazzo nato qui e che si esprime in bergamasco».
(da Open)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
“CI VOGLIONO CONTRIBUTI PUBBLICI PER AIUTARE I DISOCCUPATI A CONSEGUIRE LA PATENTE”
«Nove ore al giorno per 5 giorni a 3mila euro netti al mese, tutto in regola». È questa
l’offerta di lavoro di Gerardo Napoli, 49 anni, amministratore di un’impresa di trasporto alimentare nel Salernitano, che in un’intervista al Corriere della Sera lancia l’appello perché per quei 60 posti disponibili «non trovo nessuno».
Il caso della scarsità di autisti nel settore era già emerso in un articolo pubblicato ieri dal Sole 24 Ore, dove la Anita, l’Associazione Nazionale Imprese Trasporti Automobilistici, lanciava l’allarme di una crisi che in Italia vede le aziende in cerca di 17mila posizioni nel prossimo biennio.
A ribadire la necessità di questi posti è lo stesso Napoli, che sottolinea come il giro di affari generato dall’impresa che gestisce sia «limitato dalla mancanza di personale». Secondo l’amministratore, uno dei motivi che ostacola le assunzioni è la patente E, necessaria per guidare i camion.
«Per prenderla servono 6mila euro circa e sei mesi di studio. Non tutti hanno la costanza e i soldi».
La stessa Anita aveva proposto di favorire gli ingressi di extracomunitari muniti di patente, una prospettiva che lo stesso Napoli non esita a definire «una strada».
«Ci sono tanti ucraini e kazaki pronti a fare questo mestiere», afferma, «dopo un anno di lavoro devono ottenere la Cqc, la carta di qualificazione del conducente. Verrebbero impiegati con il contratto italiano della logistica, sul piano dei costi per noi non cambia niente».
Lo step della licenza, tuttavia, rimane un passaggio che devono eseguire i candidati autisti. «Non possiamo farci carico noi del costo della patente», afferma Napoli, che facendo due calcoli stima che in caso contrario «per 60 lavoratori sarebbero 360 mila euro! di investimento, «troppo oneroso, per di più con il rischio che presto il lavoratore si licenzi per passare a un concorrente».
Napoli rimarca anche la possibilità di «un investimento pubblico per aiutare disoccupati in uscita da un’azienda in crisi a conseguire la patente».
(da Open)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
L’ALLARME DEL SEGRETARIO DEI MEDICI DI MEDICINA GENERALE: “IL SISTEMA E’ A MAGLIE LARGHE, SIAMO IN DIFFICOLTA'”
“Le richieste di esenzione dai vaccini iniziano ad arrivare e la circolare ministeriale,
piena di condizionali e di deroghe, non fornisce alcuna soluzione. Medici e pazienti sono stati abbandonati, senza indicazioni precise. Intanto, in questo sistema a maglie larghe, rischiano di infilarsi i No Vax che senza fare il vaccino vogliono comunque il Green Pass”.
A parlare all’HuffPost è Silvestro Scotti, segretario generale di Fimmg – Federazione Italiana Medici di Medicina Generale.
“La certificazione di esenzione alla vaccinazione viene rilasciata nel caso in cui la vaccinazione stessa venga omessa o differita per la presenza di specifiche condizioni cliniche documentate, che la controindichino in maniera permanente o temporanea”, si legge nella Circolare del Ministero della Salute diffusa la scorsa settimana. Ma il testo, sottolinea Scotti, è vago e genera problemi di gestione e valutazione.
La questione non è nuova: “Il problema era già emerso quando, nell’ambito dell’immunizzazione del personale sanitario, era stata concessa la possibilità di essere esentati a medici e infermieri. All’epoca, la Fimmg aveva inviato una nota al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità per chiedere una lista dettagliata delle patologie, con tanto di codici, che ci permettesse di individuare le persone che avevano effettivamente diritto all’esenzione. A distanza di mesi, non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Adesso, come allora, tutto è lasciato alla determinazione del singolo”.
Come se ne esce?
“Ribadisco che bisognava stilare una lista con tutti i codici di esenzione riferiti alle malattie, proprio come si è fatto con le patologie che hanno avuto priorità per la vaccinazione anti-Covid. Invece non c’è uniformità, si lascia addirittura spazio alle determinazioni delle singole Regioni. In queste condizioni, senza indicazioni precise, il medico potrebbe essere addirittura imputato di falsa certificazione. Bisognerà dunque cercare di documentare il diritto all’esenzione ai massimi livelli, ma il paziente rischia di essere rimbalzato a destra e a manca”.
Ci spieghi.
“Se il medico di medicina generale non ha competenze rispetto ad una particolare patologia, magari rara, dovrà chiedere la consulenza di uno specialista generando costi aggiuntivi, che non si capisce a chi debbano essere a carico. Peraltro, in questo ping pong tra professionisti, non si saprà più chi è il soggetto deputato a rilasciare il certificato di esenzione”.
Il rischio è che questo sistema a maglie larghe si inseriscano i No Vax, che vogliono il Green Pass senza ricevere il vaccino?
“Assolutamente sì. Le faccio qualche esempio banale: nel caso una paziente affermi di essere nei primi mesi di gravidanza – condizione che concede l’esenzione – prima di rilasciare il certificato devo chiedere consulenza a un collega ginecologo? Se viene da me la mamma di un bambino piccolo e sostiene di essere in allattamento, posso io andare a verificare se è vero o se invece acquista latte artificiale? I casi possono essere tantissimi. Per non parlare del rischio falsificazione di referti attestanti una particolare patologia o condizione da parte di pazienti non onesti”.
Ma l’esenzione dal vaccino equivale al Green Pass?
“Un altro punto assolutamente poco chiaro, a cui nessuno sta prestando attenzione è il fatto che, nel momento in cui è esentato, il paziente ha bisogno di ottenere anche il Green Pass. A cosa serve aver previsto l’esenzione se il paziente – che non ha la possibilità di effettuare vaccinazione e va considerato soggetto protetto dalla collettività per una ragione oggettiva – in teoria potrebbe dover presentare un risultato negativo al test molecolare/antigenico ogni 48 ore? Il paziente esentato andrebbe registrato sulla piattaforma nazionale come soggetto non idoneo a ricevere il vaccino, allora i suoi dati risulterebbero caricati e in questo modo potrebbe scaricare il certificato verde. Ma non è chiaro chi dovrebbe occuparsi di svolgere compito: il problema rimanda ai medici vaccinatori, ma non tutti i medici di base lo sono e non hanno a disposizione le credenziali per poter accedere alla piattaforma. Non credo sia fattibile mettere in piedi un hub dedicato esclusivamente agli esenti. Il problema è che le stanze dei bottoni sembrano vivere in un mondo virtuale, lontano anni luce dalla realtà e dalle sue problematiche”.
A proposito: i pazienti si rivolgono a voi anche per problemi tecnici legati all’ottenimento del Green Pass?
“Purtroppo sì. A moltissimi pazienti che non riescono ad ottenere il certificato verde viene detto ‘si rivolga al suo medico di famiglia’, ma noi non abbiamo alcuna possibilità di risolvere certi problemi tecnici e non abbiamo neanche una ‘linea rossa’ a cui rivolgerci. In caso di errori non esiste un centro di assistenza tecnica dedicato, né per i cittadini né per i medici: abbiamo le mani legate. Credo che la struttura commissariale dovrebbe iniziare a prestare attenzione a questo aspetto. È estate, siamo ad agosto, al momento il Green Pass viene richiesto anzitutto per questioni ‘ludiche’, legate alle partenze e all’accesso ai luoghi pubblici. Ma settembre è vicino: dinanzi all’ipotesi di un Green Pass necessario anche per accedere ai luoghi di lavoro, è prevedibile una situazione di caos generale. Potremmo ritrovarci a fronteggiare una marea di persone che, pur avendo atti e documenti validi all’ottenimento della certificazione verde perché vaccinati o guariti, non riescono ad ottenerla a causa di errori tecnici. Chi si curerà di loro?”.
Quanto è complesso gestire tutto questo, tenendo in piedi l’attività di studio?
“Alcuni pazienti ci chiedono perfino cosa si può o non si può fare con il Green Pass. È evidente che i funzionari che avrebbero il compito di suggerire alla politica soluzioni a questi problemi, non conoscono neanche i concetti di base legati alla responsabilità connessa alla funzione medica, nonché la distinzione tra questa e tra una funzione amministrativa. Non si può accettare una visione della medicina generale di carattere ‘impiegatizio’, una medicina generale che si vorrebbe costringere a sottrarre altro tempo all’assistenza dei pazienti per adempiere a funzioni amministrative che nulla hanno a che fare con la pratica medica. Questa situazione va indubbiamente a gravare sull’attività di studio, già molto complessa per la gestione ordinaria del virus e la necessaria presa in carico delle cronicità
(da Huffingtonpost)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
LA NUOVA TEORIA COMPLOTTISTA DEI NO VAX E’ DA RICOVERO IMMEDIATO A PSICHIATRIA
Tempi duri per i no-vax, oltre a non poter più entrare nei ristoranti ora sono costretti a combattere anche la lobby dei colori: nel mirino ci sono finiti il verde e il rosso. “Ragazzi c’è un movimento di resistenza. Me ne hanno messo al corrente tramite amici, ed è diffuso in tutta Italia. In pratica ci si prenota per il vaccino, ma una votla che si va all’hub ci si mette una maglietta rossa e dei pantaloni verdi. In pratica il gioco è questo, il medico vi riconosce dai colori e vi chiederà “in quale braccio facciamo il vaccino?” (Di solito non lo chiedono), e invece del vaccino vi fa una semplice soluzione fisiologica. E tac, finti vaccini con green pass vero. Io ho fatto così ed ha funzionato”.
Così recita il commento, ormai diventato virale, di una persona che si è andata a vaccinare credendo, grazie al suo abbigliamento, di aver evitato la somministrazione del vaccino
Dopo il genio di Ivrea continua, continuano i successi dei no green pass e no vax. Negli scorsi giorni il premio genio dell’anno era andato, a parimerito e senza discriminazione di razza o di età, a tutti coloro i quali che nel tentativo di frodare lo stato avevano fornito le loro generalità a delle persone che promettevano green pass falsi.
Aspettative tradite, dati sensibili forniti agli sconosciuti per non fornirli allo stato, soldi pagati e green pass falso mai arrivato (per fortuna). Risultato? Denuncia alla polizia. Ora sono i colori i nuovi sistemi di riconoscimento per aggirare i poteri forti e Big Pharma.
Eppure sembra non interessare a nessuno che ci siano regioni a rischio nuove chiusure. Che le terapie intensive si riempiono di nuovo. E che tra le vittime da Coronavirus ormai si contano quasi solo soggetti non vaccinati.
(da NextQuotidiano)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
ORA E’ IN RIANIMAZIONE CON IL FIGLIO, ALTRI SETTE MEMBRI DELLA FAMIGLIA CONTAGIATI, NESSUNO ERA VACCINATO… FACEVA IL POSTINO E NON USAVA NEANCHE PROTEZIONI… E CON QUESTI CRIMINALI SI DOVREBBE ANCORA DISCUTERE?
Un impiegato delle Poste di Formia (Latina) di 43 anni è finito in rianimazione con il
figlio di due anni dopo aver detto ai sanitari dell’ospedale Dono Svizzero di essersi vaccinato contro Covid-19.
Ma nel nosocomio hanno scoperto che né lui né altri sette membri della sua famiglia avevano ricevuto l’immunizzazione: anche la zia del bimbo è stata ricoverata all’istituto clinico Casalpalocco di Roma mentre l’Asl di Latina sta monitorando il focolaio per scoprire da chi è partita l’infezione.
La storia, raccontata oggi da Repubblica, comincia quando l’uomo si presenta al pronto soccorso sostenendo di avere un tampone negativo e di aver ricevuto la vaccinazione, pur presentando i sintomi del Coronavirus.
L’uomo viene ricoverato in rianimazione al policlinico Gemelli di Roma ed è critica anche la situazione del bambino, che è stato trasferito in terapia intensiva al Bambino Gesù di Palidoro.
I sette positivi, tutti non vaccinati, appartengono alla famiglia del bimbo e a quella degli zii. Per ora non ci sono contagiati tra i colleghi di lavoro ma, scrive ancora il quotidiano, pare che l’uomo non utilizzasse nemmeno i dispositivi di protezione individuale.
Nel Lazio sono attualmente 63 i ricoverati in terapia intensiva: si tratta soprattutto di giovani che non si sono ancora vaccinati contro Covid-19. Per quanto riguarda le terapie intensive, le Regioni con i dati più alti, oltre alla Sicilia, sono, con il 7%, il Lazio e la Liguria. Per i letti di area non critica la regione più vicina alla soglia del 15% è la Calabria con l’11%.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
LA “PATENTE A PUNTI” PER LE AZIENDE ESISTE DAL 2009 MA NON SONO MAI STATI EMESSI I DECRETI ATTUATIVI PER LE “RESISTENZE DELLE IMPRESE”… LA POLITICA AL SERVIZIO DEI POTERI INDUSTRIALI
Nei primi sei mesi del 2021 le vittime del lavoro sono state 439. Tre morti al giorno.
E tre sono le persone morte sul lavoro nelle ultime 24 ore. Un operaio di 36 anni di origini indiane è morto per una caduta dall’impalcatura in un’azienda in provincia di Bergamo. Si occupava della rimozione dell’amianto.
Poche ore prima un operaio di 47 anni in Puglia è rimasto schiacciato da una lastra di calcestruzzo. Da una prima ricostruzione sembrerebbe che la lastra di calcestruzzo si sia sganciata dal mezzo da cui doveva essere scaricata, per cause da accertare, cadendo addosso all’operaio.
Un piede in fallo, sul terreno viscido, forse per le insistenti e torrenziali piogge delle ore precedenti, ed è scivolato in un dirupo nel quale non ha avuto scampo: il 9 agosto è morto Simone Valli, appena 18 anni, di Teglio (Sondrio), al suo primo lavoro da guardacaccia.
Ieri si sono tenuti i funerali di Laila El Harim, la 40enne morta il 3 agosto a causa di un incidente sul lavoro nell’azienda “Bombonette” di Camposanto (Modena). La ragazza non era stata formata all’utilizzo del macchinario nel quale è rimasta incastrata e uccisa.
Queste morti non sono figlie del caso.
Esistono responsabilità precise che vanno ricondotte in primis a un sistema di controlli farraginoso e debole. Nel 2019 ogni azienda italiana con dipendenti aveva la probabilità di essere controllata dagli ispettori del lavoro una volta ogni undici anni e mezzo.
Oggi, con i mille nuovi ispettori assunti, si arriva a un controllo ogni nove anni, tenendo fermo il rapporto tra ispettori e ispezioni. Detto in altri termini, nel corso di ciascun anno ogni impresa ha l’8,7% di probabilità di essere ispezionata.
Ma non è tutto. Come ricorda Adriano Sofri sul Foglio, il problema non riguarda soltanto l’esiguo numero di controllori, ma anche la macchina attraverso la quale è possibile effettuarli.
Il nuovo direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro Bruno Giordano già nel 2019 sollevava una difficoltà non da poco: “Quando sono stati fatti dei blitz nelle aziende, nel cento per cento dei casi sono state trovate violazioni alla sicurezza del lavoro. Quando si vuole fare un intervento dove si sospetta ci sia uno sfruttamento del lavoro, la Squadra mobile della polizia ha bisogno di raccordarsi con la Asl per le violazioni alla sicurezza, con l’Ispettorato del lavoro per le violazioni contrattuali e previdenziali, con gli ispettori dell’Inps e dell’Inail nonché con i carabinieri del lavoro. Ben sei organismi per andare ad accertare un reato, per il quale la legge prevede l’arresto obbligatorio in flagranza”.
Il ministro del Lavoro Andrea Orlando, dopo il caso di Modena, ha detto che i controlli da soli non bastano quando un macchinario che risultava regolare viene manomesso subito dopo il controllo. E per questo propone di introdurre un curriculum per tracciare questi comportamenti.
Fonti del governo iniziano a parlare apertamente di “patente a punti per le imprese”. Come per la patente di guida, ogni azienda parte da 30 punti e ne perde se ha infortuni e incidenti per propria responsabilità – lavoratori senza caschetto, ponteggi non a norma – allo stesso modo guadagna punti se investe in sicurezza e formazione.
Se l’azienda azzera i punti è bloccata a partecipare agli appalti mentre nelle gare a parità di offerta economica vince chi ha più punti. Era già prevista dal decreto legislativo 81 del 2009 all’articolo 27 ma non è mai stata attuata “per le resistenze di alcune associazioni di impresa”.
La verità è che le morti bianche sono una piaga che l’Italia non riesce a debellare e che se non si implementa un sistema di controlli duro ed efficace i nomi da piangere aumenteranno progressivamente di anno in anno.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato a Orlando per farsi dare informazioni relative agli ultimi incidenti di questo tipo – basti ricordare il lutto altrettanto tremendo della 22enne Luana D’Orazio, stritolata da un macchinario in un’azienda di Prato – e per sapere delle iniziative adottate dal ministero per contrastare gli incidenti e per aumentare la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Eppure non è difficile comprendere – partendo da questo quadro – su cosa occorre intervenire.
Si tratta di investire in uomini e controlli snellendo una macchina che così com’è rallenta troppo le procedure e rende gli ispettori suscettibili e poco tutelati rispetto al delicato ruolo che ricoprono.
Si tratta, però, di abbracciare una battaglia, farsene carico e portarla avanti contro tutti e tutto, specie contro le pressioni di quelle aziende – in particolar modo del settore edile e agricolo – che sul lavoro nero e sui pochi controlli talvolta hanno costruito raffinate macchine di sfruttamento e violazioni. In questo senso, il nome di Bruno Giordano potrebbe rappresentare una svolta importante.
(da TPI)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO CHE E’ STATA PROVATA LA REGOLARITA’ DEI CONTEGGI CHI HA DIFFAMATO LA SOCIETA’ PAGHERA MOLTO CARO
Dominion Voting Systems, una delle società che gestisce le macchine elettorali
americane accusate da Donald Trump ed il suo team di essere parte del complotto per “rubare” le elezioni presidenziali, ha fatto causa a due emittenti vicine all’estrema destra, One America News (Oan) and Newsmax.
I due network vengono accusati di aver “fabbricato, sostenuto, ripetuto e trasmesso una serie di devastanti bugie, false in modo verificabile” provocando così danni irreparabili alla società che gestisce la macchine elettorali
“Oan ha aiutato a creare e coltivare una realtà alternativa in cui quello che è sopra è sotto e i maiali hanno le ali e Dominion è stata impegnata in una frode colossale per rubare la presidenza a Trump truccando il voto”, continua la denuncia.
Dominion, che chiede miliardi di dollari di risarcimento, ha già presentato denunce simili contro altri alleati di ferro di Trump, a cominciare dal suo avvocato personale Rudy Giuliani e Mike Lindell, il fondatore del sito MyPillow, per il ruolo avuto nel diffondere la “big lie”, la grande bugia delle elezioni truccate.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
SMENTITO L’ALLENATORE GARETH SOUTHGATE: OGNUNO HA I RAZZISTI CHE SI MERITA
Era il giorno successivo alla finale dell’11 luglio 2021, tra Italia e Inghilterra. Il ct dei Leoni Gareth Southgate cercava di dare una spiegazione alla sconfitta e forniva un alibi ai tifosi inglesi, accusati di aver riempito la rete di tweet e commenti razzisti contro i calciatori neri che avevano sbagliato i calci di rigore decisivi per il destino del torneo, ipnotizzati da Gigio Donnarumma.
Espressioni inqualificabili che hanno fatto inorridire gli utenti dei social network, un vero e proprio turbinio di improperi contro Marcus Rashford, Jadon Sancho e Bukayo Saka.
Secondo Southgate, tuttavia, si trattava di un fenomeno più ampio e – soprattutto – estraneo alla cultura britannica: «Si tratta di atteggiamenti imperdonabili. So che molto di ciò è arrivato dall’estero. Le persone che seguono queste cose sono state in grado di spiegarlo».
Oggi, invece, Twitter dà una lettura diversa dello shitstorm razzista contro i calciatori inglesi. Ed è una lettura molto scomoda per la federazione: il 99% dei tweet razzisti contro i calciatori inglesi proveniva da account non anonimi, quindi con nome, cognome e immagine del profilo, perfettamente identificabili.
Inoltre, Twitter ha affermato che il Regno Unito è stato «di gran lunga il più grande Paese d’origine dei tweet razzisti». Altro che attacchi arrivati dall’estero.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2021 Riccardo Fucile
COSI’ I RISTORATORI POTRANNO DEDICARE IL LORO TEMPO PREZIOSO AL CONTO
La circolare arrivata ieri sera dal Viminale la Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese
ha chiarito (si fa per dire) la posizione dei “controllori”.
Per cominciare ogni ristoratore dovrà munirsi della app VerificaC19, attraverso cui potrà controllare che la persona interessata ad entrare nell’attività sia vaccinata o abbia avuto il covid o abbia effettuato un tampone nelle 24ore precedenti.
Il problema emerge quando i dati che emergono dal controllo che il gestore effettua sulla certificazione fa emergere una palese incongruenza con la persona che sta provando ad entrare nel locale.
A quel punto subentra la verifica dell’identità della persona in possesso della certificazione verde “Si renderà necessaria nei casi di abuso o elusione delle norme come quando appaia manifesta l’incongruenza con i dati anagrafici”.
La circolare del Viminale arriva dopo le dichiarazioni del Garante della privacy che ieri aveva dato l’ok per il controllo dei documenti da parte dei gestori degli esercizi pubblici, smentendo le parole della ministra dell’Interno che qualche giorno fa aveva spiegato che ristoratori e affini non dovevano chiedere carta d’identità o altri badge.
In effetti le affermazioni di Lamorgese avevano fatto sorgere subito dei dubbi perché in contrasto con quanto normato con il dpcm del 17 giugno.
In ogni caso anche la circolare sta creando polemiche. Sembra perlomeno opinabile la possibile incongruenza tra green pass e dati anagrafici che verrà decisa dal gestore. Che in pratica potrebbe facilmente non controllare ed evitare problemi dicendo che non ha notato incongruenze. Come del resto chi dovrà essere controllato potrà affermare che non è necessario essendo tutto molto soggettivo
In accordo con il Garante della Privacy, i ristoratori potranno di fatto essere dei pubblici ufficiali e chiedere i documenti in caso di palese incongruenze.
In pratica solo se ti trovi di fronte a un ventenne con un grenn pass intetato a un 90enne, o a un uomo con uin green pass intestato a una donna.
Una farsa
(da agenzie)
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