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L’ITALIA UNO COME GINO STRADA NON LO MERITAVA

Agosto 15th, 2021 Riccardo Fucile

QUANDO IL DIRETTORE DELLA PADANIA RACCONTO’ LA BUFALA DI STRADA CHE DA GIOVANE “SPACCAVA CRANI CON LE SPRANGHE” FU CONDANNATO A PAGARE 150.000 EURO A EMERGENCY

Gli hanno dato del picchiatore, del violento. Senza uno straccio di prove, un riscontro, una testimonianza, nulla.
Hanno detto che “ai tempi del Movimento studentesco spaccava crani con le spranghe”, ignorando che per la stessa accusa, a “Porta a porta” nel 2004, l’allora direttore della Padania Gigi Moncalvo fu condannato a pagare Emergency 150.000 euro.
Hanno tirato fuori la vecchia bufala della chiave inglese nascosta sotto l’eskimo.
Lo hanno chiamato “Hazet 36”, la stessa chiave utilizzata nell’omicidio di Sergio Ramelli, insinuando subdolamente un suo presunto e delirante coinvolgimento.
Gli hanno dato del “trafficante di corpi”, del “comunista” (come se fosse un’offesa), dell”affarista senza scrupoli”, persino della “spia” al servizio degli occidentali.
Non potendo contestare il lavoro straordinario e i 12 milioni di persone curati in 27 anni, hanno incominciato a dire che con Emergency si è arricchito, che “è morto con le tasche piene”, proprio lui il cui più grande orgoglio era di “non aver mai preso 500 lire in più del suo stipendio di medico”.
E c’è chi ha fatto anche peggio delle bestie, santificandolo da morto con post e parole grondanti pelosa ipocrisia dopo averlo calpestato, ignorato, umiliato in vita, con quel sospiro di sollievo, in fondo, di chi sa che non dovrà più fare i conti con la coscienza di Gino, le sue sentenze dritte, nette, senz’appello che ti inchiodavano di colpo alle tue responsabilità politiche, umane, civili.
La morte di Gino Strada sta facendo risalire a galla lo spurgo fetido di un’Italia meschina, provinciale, malmostosa, spaurita di fronte a una bellezza che non è neanche in grado di immaginare (figuriamoci apprezzare), incapace di riconoscere la grandezza di questo essere umano, medico e filantropo che il mondo ci invidia.
È proprio vero. L’Italia uno come Gino Strada proprio non se lo meritava.
(da NextQuotidiano)

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IL CONSIGLIERE LEGHISTA DI COGOLETO CHE FECE IL SALUTO ROMANO IN AULA ORA AUGURA L’INFERNO A GINO STRADA (E NON CONOSCE NEANCHE LA GRAMMATICA)

Agosto 15th, 2021 Riccardo Fucile

ERA STATO SOSPESO DAL PARTITO, ORA HA SCRITTO: “UN’INSOPPORTABILE COMPAGNO CHE VOLEVA AFRICANIZZARE L’ITALIA, CHE BRUCI ALL’INFERNO”… PRIMA GLI ITALIANI? NO, PRIMA L’ITALIANO: NON CI VUOLE L’APOSTROFO, CAZZO… E RICORDATI CHE GLI AFRICANI GINO LI AIUTAVA A CASA LORO

Un errore di grammatica di base, un punto di vista populista e xenofobo e un augurio scabroso.
Si può sintetizzare così il commento che Francesco Biamonti, il consigliere comunale leghista di Cogoleto (Genova) che lo scorso 28 gennaio era passato alle cronache per aver fatto il saluto romano nel Giorno della Memoria durante una votazione, ha riservato alla notizia della morte di Gino Strada, fondatore di Emergency. “Un’insopportabile compagno che voleva africanizzare l’Italia, che bruci all’inferno”, ha scritto Biamonti (l’errore, ribadiamo, è suo e non nostro) sotto al post di Francesco Calderoli che rilanciava la notizia dell’Ansa sulla morte del medico attivista.
Lo stesso Calderoli, uno degli inossidabili del Carroccio, aveva espresso dolore per la scomparsa di quello che per lui era “un grande combattente”
Biamonti, che ha ormai espressamente deciso di voler stare dalla parte più becera e violenta della destra. Il suo commento è sparito, forse cancellato da lui, forse dal titolare della pagina, forse da Facebook dopo la valanga di segnalazioni.
Ma Biamonti – sospeso dalla Lega dopo i fatti di gennaio – continua a rappresentare i cittadini di Cogoleto in Consiglio insieme a Mauro Siri e Valeria Amadei, gli altri protagonisti del gesto osceno in assemblea.
Il leader ligure del partito, Edoardo Rixi, annunciando la sua sospensione aveva dichiarato: “Biamonti è un consigliere che milita in Lega da 30 anni. Qualora si acclarassero comportamenti non accettabili per il nostro movimento che nasce con radici diverse, valuteremo l’espulsione.
Col senno di poi Biamonti, che è stato anche candidato dalla Lega alle ultime elezioni regionali, non sembra aver imparato la lezione, e i “comportamenti non accettabili” cui faceva riferimento Rixi sembrano più la norma che l’eccezione, per lui.
(da agenzie)

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IL FUOCO AMICO DI FDI E LEGA SULL’ORDINANZA ANTI-COVID DI MUSUMECI

Agosto 15th, 2021 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE REPLICA: “IO PENSO A TUTELARE LA SALUTE DEI SICILIANI, I CONTAGI SONO IN RISALITA E IL 92% DEI RICOVERATI NON E’ VACCINATO”

‘Fuoco amico’ sulla nuova ordinanza del presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, che impone una stretta alle misure anti-Covid per scongiurare la zona gialla. Contro il provvedimento del governatore siciliano si sono schierati prima FdI e poi anche la Lega.
L’ordinanza prevede una ricognizione della popolazione non vaccinata, sedi fisse di vaccinazione nei Comuni con meno del 60 per cento di vaccinati, obbligo di uso della mascherina all’aperto se in luoghi affollati, divieto di accesso negli uffici pubblici se privi di green pass.
E, ancora, obbligo di tampone per partecipare a cerimonie se non si è completato il ciclo vaccinale e tampone obbligatorio anche per chi arriva dagli Usa. Fino al 23 agosto istituita la ‘zona ad alto rischio’ a Rosolini, in provincia di Siracusa. “Oltre il novanta per cento dei ricoverati in terapia intensiva – sottolinea Musumeci – riguarda persone non vaccinate, numeri altissimi anche nei reparti di degenza ordinaria”.
Contro l’ordinanza che resterà in vigore fino al 31 agosto è arrivata per prima la reazione di Fratelli d’Italia. “Pur condividendo appieno la finalità di fronteggiare l’avanzata dei contagi da Covid-19, invitiamo il presidente della Regione a specificare più chiaramente, e se necessario anche rivedere, alcune delle misure previste al fine di rendere più efficaci e certe le loro attuazioni”.
Così si è espressa in una nota la segreteria regionale di FdI e il gruppo parlamentare all’Ars sottolineando che, in particolare, “vanno chiarite le disposizioni sugli uffici pubblici che limitano gli accessi solo a chi possiede il green pass e la stessa definizione di ufficio pubblico”.
Secondo FdI con queste disposizioni si corre il rischio “di creare più disagi e confusione che concreti benefici nella sacrosanta lotta al Covid e alla condivisa necessità di una vaccinazione sempre più diffusa tra i cittadini a garanzia di tutti” per cui si confida nella sensibilità del presidente Musumeci che come noi vuole fermare il contagio con misure idonee e concretamente efficaci, senza aggiungere altre incertezze applicative che generano, purtroppo, la sensazione di iniziative discriminatorie”.
Poco dopo è arrivata la Lega che ha definito il provvedimento “un atto che sembra frutto di improvvisazione e che rischia di aggravare la già grave situazione”.
I deputati regionali della Lega criticano l’ordinanza di Musumeci in quanto “appare ampiamente inapplicabile, oltre che per altri versi illogica e nel suo complesso pericolosa”.
Innanzitutto il divieto di accesso agli edifici pubblici (a partire proprio da quelli regionali) per chi non ha il Green pass – argomentano – “è del tutto inattuabile, visto che gli enti pubblici (a partire dalla Regione) non sono attrezzati per i controlli, ma appare per altro del tutto illegale quando impatta su quegli uffici (siano essi comunali, giudiziari, regionali o della pubblica sicurezza) dove la presenza fisica è indispensabile per la fruizione dei servizi”.
Per non parlare del fatto, secondo la Lega, che molti enti (a partire dalla Regione) “non sono attrezzati per fornire ai propri cittadini utenti tutti i servizi in modalità telematica”. Insomma, un provvedimento “pasticciato sotto il profilo amministrativo”. Molti problemi solleva poi l’obbligo di pagamento per i tamponi finalizzati al Green pass, che “non ha alcun fondamento giuridico e appare ancor di più anomalo nel momento in cui la sanità pubblica – come testimoniato dalla immediata chiusura o riduzione dell’attività dei Drive-in – non è in grado di assicurare il servizio”.
Non si è fatta attendere, in serata, la presa di posizione in difesa del provvedimento. “I fatti parlano chiaro, in Sicilia come nel resto d’Italia: il 92 per cento dei ricoverati per Covid- 19 sono non vaccinati e i contagi in continua e netta risalita. L’ultima ordinanza del presidente Nello Musumeci prende atto di tutto ciò e giustamente introduce ulteriori misure a tutela della salute dei siciliani e per cercare di scongiurare un eventuale lockdown che sarebbe deleterio per il comparto produttivo. La libera scelta di sottoporsi o no al vaccino, infatti, non deve mai farci dimenticare che la nostra libertà finisce dove inizia il diritto alla salute degli altri”.
Così Alessandro Aricò, capogruppo all’Ars di DiventeràBellissima, formazione del governare, dopo le critiche di Lega e FdI, che ha aggiunto: “Il green pass è stato concepito dal governo nazionale proprio con l’obiettivo di garantire il progressivo ritorno alla normalità con il minor rischio possibile di contagi, è nella sua stessa natura favorire chi si vaccina rispetto a chi non si vaccina. Il provvedimento emanato dal presidente della Regione va nella direzione di incentivare il ricorso alle vaccinazioni e ciò è sacrosanto, a costo di essere per alcuni impopolare e di prestare il fianco ad attacchi politici scomposti e ipocriti, finalizzati solo alla ricerca di consenso elettorale. Noi siamo convintamente al fianco di Nello Musumeci e sosteniamo con forza la gestione dell’emergenza Covid-19 del governo regionale e dell’assessorato alla Salute guidato da Ruggero Razza”.
(da agenzie)

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IL RAPPORTO DEL VIMINALE PUBBLICATO COME OGNI ANNO A FERRAGOSTO: REATI IN CALO DEL 7,1%, CRESCONO I DELITTI INFORMATICI DEL 27,3%

Agosto 15th, 2021 Riccardo Fucile

PEDOFILIA ON LINE: AUMENTATI GLI ARRESTI DEL 234,9%

Ecco il dossier del Viminale, pubblicato come ogni anno in occasione della tradizionale riunione di oggi, 15 agosto, del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Un’occasione in cui vengono toccati tutti i temi, a cominciare, ad esempio, dai controlli effettuati dalle forze di polizia nel periodo della pandemia e che hanno riguardato quasi 50 milioni di persone.
Secondo il Viminale, i reati in Italia fanno registrare un confortante segno meno: tra l’1 agosto 2020 e il 31 luglio scorso ne sono stati consumati 1.875.038, il 7,1% in meno rispetto ai 2.019.277 del corrispondente periodo agosto 2019-luglio 2020.
Crescono però i delitti informatici (+27,3%). Non a caso sono stati rilevati ben 4.938 attacchi informatici, a fronte dei 460 del corrispondente periodo.
Tra i dati contenuti nel dossier del Viminale, spicca che nei primi sei mesi di quest’anno sono stati 110 i giornalisti minacciati in Italia (di cui 55 tramite web), l’11,1% in più rispetto al primo semestre del 2020.
In crescita anche il fenomeno delle minacce ad amministratori locali, +15,3% in sei mesi. Sul fronte della pedopornografia online, va registrato un +234,9% di arresti.
Migranti, aumento degli sbarchi
Tra l’1 agosto 2020 e il 31 luglio scorso sulle coste italiane sono sbarcati 49.280 migranti, il 128% in più rispetto ai 21.616 dell’agosto 2019-luglio 2020; di questi, i minori stranieri non accompagnati sono 7.843, il 155,2% in più rispetto ai 3.073 dei dodici mesi precedenti. Centoquarantasette gli scafisti arrestati (+25,6%).
In aumento, nel periodo agosto 2020-luglio 2021, i cosiddetti ‘sbarchi autonomi’, che rappresentano l’82,6% del totale (erano il 75,6% l’anno prima) mentre diminuiscono i soccorsi in area Sar (dal 24,4 al 17,4%): di questi ultimi, l’8,6% ha visto protagoniste Ong (erano il 18,8% nei dodici mesi precedenti).
Dei 49.280 sbarcati negli ultimi dodici mesi il 45,3% risulta partito dalla Libia, il 35,9% dalla Tunisia, il 13,7% dalla Turchia; con riferimento alla nazionalità dichiarata al momento delle procedure di identificazione, il 28,7% è originario della Tunisia, il 12,2% del Bangladesh, il 6,7% della Costa d’Avorio, il 6,6% dell’Egitto, il 4,5% dell’Iran, il 4% della Guinea, il 3,9% del Sudan, il 3,9% dell’Eritrea, il 3,% del Marocco. Sempre tra agosto 2020 e luglio 2021, attraverso i cosiddetti ‘corridoi umanitari’ sono arrivati in 413 tra siriani, eritrei, somali e sudanesi; 372 i rimpatri volontari assistiti (+17%), 4.321 i rimpatriati (–2%).
Migranti, in calo l’accoglienza
Al 31 luglio scorso i migranti in accoglienza nel nostro Paese erano 76.279, l’11,6% in meno rispetto al 31 luglio di un anno prima: 1.237 in hotspot, 49.289 in Centri di accoglienza, 25.213 nel Sistema di accoglienza e integrazione (Sai). Il maggior numero di migranti è accolto in Lombardia (12%), davanti a Sicilia (10%), Emilia Romagna (10%), Piemonte (9%), Lazio (9%), Campania (7%), Puglia (6%), Toscana (6%).
Le richieste d’asilo, sempre negli ultimi dodici mesi, sono state 41.052, il 16% in più rispetto all’anno precedente. Delle 43.877 domande esaminate, il 37,7% si sono chiuse con provvedimento di diniego, mentre l’11,9% di richiedenti ha avuto lo status di rifugiato, il 16,7% la protezione sussidiaria e il 7,6% la protezione speciale: il 26,1% delle istanze non è stata evasa per irreperibilità o rinuncia.
Al 31 luglio 2021, gli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia erano 3.825.944, il 4,7% in meno rispetto al 31 luglio 2020; nell’ultimo anno sono stati rilasciati 1.478.994 permessi di soggiorno (l’8,9% in più rispetto all’anno precedente).
Controlli e sanzioni sotto pandemia
Dall’inizio della pandemia al 31 luglio scorso, le forze di polizia impegnate nelle verifiche delle misure di contenimento del Covid19 hanno controllato 49.590.468 persone, sanzionandone amministrativamente 720.918; i denunciati per false attestazioni sono stati 5.684, i denunciati per aver violato la quarantena 5.833.
Nello stesso periodo, gli esercizi commerciali controllati sono stati 11.072.647, con 26.374 titolari sanzionati e 7.480 provvedimenti di chiusura. Il maggior numero di verifiche si è concentrato nel periodo 11 marzo-31 dicembre 2020, con 30.638.620 persone e 8.637.738 esercizi commerciali controllati.
Sicurezza, reati in calo
Tra l’1 agosto 2020 e il 31 luglio scorso, in Italia sono stati consumati 1.875.038 reati, il 7,1% in meno rispetto ai 2.019.277 del corrispondente periodo agosto 2019-luglio 2020.
Nell’ultimo anno, in particolare, gli omicidi sono calati del 6,4% (del 40,9% quelli attribuibili alla criminalità organizzata e dell’8,3% quelli in ambito familiare/affettivo), le rapine del 3,8%, i furti del 12,8%.
In controtendenza le truffe, che hanno fatto segnare un +16,2% (con +10,7% di frodi informatiche e +15,7% di quelle con vittime over65). In aumento generalizzato i delitti informatici, passati dai 158.832 dell’agosto 2019-luglio 2020 ai 202.183 dell’agosto 2020-luglio 2021 (+27,3%).
Attacchi cibernetici, sono quasi 5.000
Tra l’1 agosto 2020 e il 31 luglio scorso in Italia sono stati rilevati ben 4.938 attacchi informatici, a fronte dei 460 del corrispondente periodo agosto 2019-luglio 2020; nello stesso arco di tempo, gli alert diramati sono cresciuti del 21,2% (da 84.606 dell’agosto 2019-luglio 2020 ai 102.517 degli ultimi dodici mesi. Sul fronte della prevenzione antiterrorismo, sempre negli ultimi dodici mesi sono stati monitorati 61.033 contenuti web (+54%), 208 dei quali oscurati.
Pedopornografia on line, arresti quadruplicati
Sul fronte del contrasto alla pedopornografia online, nel periodo 1 agosto 2020-31 luglio 2021 sono state arrestate in Italia 144 persone (il 234,9% in più rispetto alle 43 dei dodici mesi precedenti) e denunciate 1.541 (l’86,1% in più). I siti presenti in black list sono stati 2.490 (+3,7%), le perquisizioni 1.317 (+107,1%). Intensa l’attività informativa svolta nelle scuole, con 4.118 istituti e oltre 430 mila studenti coinvolti tra l’agosto 2020 e il luglio 2021.
Meno donne assassinate
Tra l’1 agosto 2020 e il 31 luglio scorso il 38% dei 276 omicidi volontari commessi in Italia hanno avuto vittime di sesso femminile: le donne ucciso sono state 105, il 13,9% in meno rispetto alle 122 del periodo 1 agosto 2019-31 luglio 2020. Dei 105 omicidi volontari con vittime donne commessi tra agosto 2020 e luglio scorso, 88 sono avvenuti in ambito familiare/affettivo (-18,5%), 62 per mano di partner/ex partner (-17,3%). Delle 15.989 denunce per stalking presentate negli ultimi dodici mesi (+0,2% rispetto ai dodici mesi precedenti), il 7% riguardava vittime donne; sempre nel periodo considerato, gli ammonimenti del questore sono cresciuti del 5,5% (da 2.350 a 2.480, dei quali 1.160 per violenza domestica), gli allontanamenti sono diminuiti dell’1% (da 407 a 403)
Amministratori e giornalisti, minacce in crescita
Sono 369 gli amministratori locali – di cui 189 sindaci – minacciati nei primi sei mesi di quest’anno, il 15,3% in più rispetto allo stesso semestre dell’anno passato. Da gennaio a giugno del 2021 in particolare sono cresciute del 74,3% le minacce riconducibili a tensioni sociali, del 35% quelle private, del 12,5% quelle portate dalla criminalità comune e del 6,8% quelle di matrice ignota (che restano in assoluto le più numerose, 189 su 369); in un solo caso la minaccia è attribuibile sicuramente alla criminalità organizzata, come l’anno scorso. Tra le regioni, il maggior numero di minacce ad amministratori locali si registra nell’ordine in Lombardia (14,1%), Campania (11,1%), Sicilia (10,3%), Puglia (9,5%) e Calabria (8,1%).
Nei primi sei mesi di quest’anno sono stati 110 i giornalisti minacciati in Italia (di cui 55 tramite web), l’11,1% in più rispetto al primo semestre del 2020. Sono alcuni dei dati contenuti nel dossier diffuso oggi dal Viminale. In crescita in particolare le minacce riconducibili alla criminalità organizzata (da 16 a 18, il 12,5% in più) e quelle classificate sotto la voce ‘altro’ (da 46 a 56, il 21,7% in più). Le prime cinque regioni per minacce a cronisti nel primo semestre del 2021 sono state Lazio (26), Sicilia (16), Lombardia (13), Campania (10) e Calabria (7).
Terrorismo, stabili le espulsioni
Tra l’1 agosto 2020 e il 31 luglio scorso sono 71 le espulsioni per motivi di sicurezza dello Stato (lo stesso numero dei dodici mesi precedenti) e 144 i foreign fighter monitorati (-1,4%). Sul fronte del terrorismo interno, sempre tra agosto 2020 e luglio 2021 sono stati arrestati 7 estremisti di area anarchica (-53,3%) e 18 di area destra eversiva (+350%).
Mafia, ancora sequestri e confische
Tra l’1 agosto 2020 e il 31 luglio scorso alla criminalità organizzata sono stati sequestrati beni per 1.905 milioni di euro (+31,7% rispetto ai dodici mesi precedenti) e confiscati beni per 1.731 milioni (+366,6%). Dal capitolo dedicato alle mafie del dossier diffuso oggi dal Viminale emerge che sempre tra agosto 2020 e luglio 2021 sono stati arrestati 45 latitanti di rilievo (erano stati 80 l’anno prima), di cui due di massima pericolosità, mentre le operazioni di polizia giudiziaria sono state 179 (+33,6%).
Sessantuno le gestioni commissariali per infiltrazioni della criminalità organizzata (+3,4%), 15 gli accessi ispettivi antimafia nei Comuni (+66,7%), 2.263 le interdittive adottate (+21,3%). Sempre negli ultimi dodici mesi, sono stati 1.747 (-17%) i beni destinati dall’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati: 1.154 immobili, 264 aziende e 329 beni mobili.
(da agenzie)

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IL CONCERTO ABUSIVO DI SALMO: LA PROCURA DI TEMPIO PAUSANIA APRE UN’INCHIESTA

Agosto 15th, 2021 Riccardo Fucile

POI QUALCUNO CI SPIEGHERA’ COME SIA POSSIBILE CHE VENGA MONTATO UN PALCO IN PIENA CITTA’ AD OLBIA PER UNA MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA E NESSUNA AUTORITA’ INTERVENGA

La Procura di Tempio Pausania ha aperto un’inchiesta sul concerto di venerdì scorso del rapper sardo Salmo a Olbia, con migliaia di persone assembrate e senza mascherina, senza alcun rispetto delle normative anti covid.
Al momento i magistrati procedono contro ignoti. Salmo aveva organizzato il concerto per lanciare una raccolta fondi a favore delle popolazioni colpite dagli incendi che tre settimane fa hanno distrutto alcune zone della Sardegna centrale.
Tanti gli attacchi a Salmo sui social, anche da parte di colleghi, primo fra tutti Fedez, che ha puntato il dito contro amministrazione comunale e regionale, che hanno invece fatto sapere di non aver rilasciato alcuna autorizzazione. Lo stesso sostengono autorità portuale e capitaneria di porto, che hanno competenza sul lungomare dove si è tenuto il concerto, al molo Brin.
La questura di Sassari sta raccogliendo tutti gli elementi utili all’indagine, e gli stessi agenti erano presenti con un presidio alla serata.
(da agenzie)

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GREEN PASS OBBLIGATORIO NELLE MENSE AZIENDALI: ERA ORA, LE REGOLE DEVONO VALERE PER TUTTI

Agosto 15th, 2021 Riccardo Fucile

LA PRECISAZIONE DEL GOVERNO DOPO LE POLEMICHE

I dipendenti possono accedere ai servizi di ristorazione sul posto di lavoro solo se muniti di certificazione verde. Una Faq di Palazzo Chigi mette ordine nella questione
Per consumare ai tavoli delle mense aziendali, o in tutti i locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti pubblici serve il Green pass.
A chiarirlo è una Faq del governo appena pubblicata sul sito di Palazzo Chigi.
Per la consumazione al tavolo al chiuso i lavoratori possono accedere nella mensa aziendale o nei locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti solo se muniti di certificazione verde, analogamente a quanto avviene nei ristoranti.
A tal fine, i gestori di questi servizi sono tenuti a verificare il Green pass con le modalità indicate dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri 17 giugno 2021. La precisazione arriva dopo che ieri era stato spiegato da fonti di governo che l’obbligo di Green pass era applicabile anche per le mense delle forze armate e delle forze di polizia.
(da agenzie)

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LA SVOLTA (ANNUNCIATA) DEI TALEBANI SULLE DONNE: “POTRANNO USCIRE DI CASA E STUDIARE”

Agosto 15th, 2021 Riccardo Fucile

“RISPETTEREMO I DIRITTI DELLE DONNE”… MA A LUGLIO HANNO CACCIATO ALCUNE LAVORATRICI A KANDAHAR

Le donne potranno uscire di casa e addirittura studiare.
Lo ha assicurato il portavoce Suhail Shaheen parlando alla Bbc dopo la presa di Kabul da parte degli “studenti di religione”.
Il gruppo ha affermato di essere cambiato, e che consentirà alle donne di lavorare, andare a scuola, uscire di casa da sole e indossare anche solo l’hijab.
Su Twitter Shaheen, che si presenta sul social network come “Spokesman for International Media”, aveva anche smentito nelle scorse ore l’intenzione di costringere giovani donne a far sposare i mujahiddeen, bollando il tutto come «velenosa propaganda». E aveva anche sostenuto che l’Emirato Islamico dell’Afghanistan non era interessato a toccare le proprietà private dei cittadini.
L’agenzia di stampa Reuters ha intanto ricordato che ai primi di luglio alcuni combattenti talebani sono entrati nella Azizi Bank che si trovava a Kandahar e hanno ordinato a nove donne che lavoravano lì di andarsene.
Gli uomini armati le hanno accompagnate a casa e hanno detto ai loro parenti di sesso maschile che avrebbero potuto prendere il loro posto.
Due giorni dopo l’episodio della Azizi Bank è successa la stessa cosa alla Bank Milli di Herat: tre combattenti talebani sono entrati nell’istituto di credito e hanno cacciato tutte le dipendenti di sesso femminile.
Quando hanno governato il paese dal 1996 al 2001 i Talebani hanno impedito alle donne di lavorare e alle ragazze di frequentare la scuola. Le persone di sesso femminile dovevano coprirsi il viso e uscire di casa soltanto accompagnate dai loro parenti uomini.
(da Open)

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NELL’OSPEDALE DI EMERGENCY IL DOLORE PER LE DONNE DI KABUL: “CON I TALEBANI AL POTERE LE COLLEGHE AFGHANE NON LAVORERANNO PIU'”

Agosto 15th, 2021 Riccardo Fucile

ORNELLA SPAGNOLELLO: “HANNO TALENTO E GRANDE UMANITA'”

Le ragazze di Kabul contano i giorni, lo fanno dall’inizio dell’estate. L’ultima estate da donne libere. I talebani stanno riprendendo il controllo della città e addio lavoro, addio smalto sulle unghie, addio risate in pubblico.
“Di tutto questo parliamo nello spogliatoio. Pensi che in altri tempi c’era un’infermiera che là dentro improvvisava passi di danza. Ora non lo fa più. Sembra una vita fa”. Ornella Spagnolello, 32 anni, siciliana di Carlentini, da maggio è nello staff medico dell’ospedale di Emergency a Kabul e, da donna, ha un motivo in più per vivere con preoccupazione il cambiamento che, da qui a pochissimo, travolgerà l’intero paese rimasto senza la protezione dell’Occidente.
“L’unica speranza – dice – è che la città passi ai talebani senza altro spargimento di sangue. Ma ogni cosa è un’incognita. Nel mio gruppo lavorano quattro colleghe italiane e una sudafricana. Anche noi non sappiamo bene cosa ci sarà consentito fare in futuro”.
Le loro colleghe afgane invece il proprio percorso sono certe di conoscerlo bene. Le più giovani lo hanno appreso dalle madri. Shakabia, con i suoi quarant’anni, il regime talebano lo ha conosciuto in prima persona quand’era bambina. La sua famiglia è scappata in Pakistan, dentro un campo profughi ha iniziato a studiare fino a laurearsi in medicina.
“Shakabia è molto brava – racconta Ornella Spagnolello – ma sa che non lavorerà più. E’ un destino che sa di dovere accettare. Ne abbiamo parlato durante una pausa, mentre prendevamo il tè. Ha due figli e un marito disoccupato. Le ho chiesto se proverà a partire. Mi ha risposto che non vuole lasciare il suo paese, che non vuole più tornare profuga. E vada come vada”.
Oltre a Shakabia, in sala operatoria con Ornella Spagnolello entrano quattro afghane considerate affidabili anzi, bravissime. Tre intubano i pazienti e li gestiscono per tutto l’intervento, la quarta prepara i ferri. Ma lo faranno ancora per poco, è la previsione di tutti ormai.
La notizia della morte di Gino Strada ha inevitabilmente seminato sgomento nella squadra di Emergency anche se, seguendo il primo insegnamento del fondatore, tutti hanno continuato a fare il loro lavoro con la stessa energia di sempre.
“Resistiamo e combattiamo – sottolinea Spagnolello – ma siamo nel mezzo di un grande cambiamento. La priorità, come ci ha insegnato Gino Strada, resta la cura dei pazienti e io vorrei, tutti vorremmo, continuare a curarli qua, come abbiamo sempre fatto”.
A Kabul nei tre programmi realizzati da Emergency (l’ospedale, i posti di primo soccorso e l’assistenza sanitaria ai detenuti) operano 46 donne e 276 uomini. All’ospedale lavorano 29 donne e 185 uomini, mentre nello staff non sanitario prestano servizio 12 donne e 151 uomini.
All’ospedale di Anabah, dov’è stato realizzato un reparto maternità, l’equipe sanitaria è composta da 174 donne e 114 uomini, il personale non sanitario è invece formato da 49 donne e 171 uomini. Infine, l’ospedale di Lashkargah può contare su 17 donne e 144 uomini nello staff sanitario, 13 donne e 118 uomini nel settore logistico e amministrativo.
In Afghanistan solo le mediche e le infermiere possono visitare le pazienti. Il rischio è che, diminuendo il personale femminile le donne rinuncino a curarsi. Non una novità, piuttosto un ritorno al passato. “Ecco, io non voglio nemmeno immaginarlo, è la cosa che mi fa più male”, dice Ornella Spagnolello. “Qui ho visto persone prodigarsi per fare sembrare bello quello che oggettivamente era spaventoso. Come Benigni ne “La vita è bella” quando fa credere al figlio che il campo di concentramento sia un parco giochi. Abbiamo visto tante donne e tanti uomini sperare in una vita migliore mentre con lo straccio toglievano il sangue dal pavimento”.
Il 3 agosto, poche centinaia di metri oltre l’ospedale, c’è stato un attentato. “Io ero tornata a casa da poco e ho temuto che la bomba avesse colpito proprio Emergency”, racconta Spagnolello. “Il cielo si è colorato di rosso. Per la prima volta mi sono sentita nel mirino. In un istante eravamo tutti fuori dalle nostre camere”. La nuvola di fumo sembrava alzarsi proprio dall’ospedale. “Ho pensato: hanno ucciso i pazienti, i miei colleghi, i miei amici. Invece, l’obiettivo centrato era la casa di un politico locale. Sono corsa in ospedale mentre sentivamo tante raffiche di mitra. Davanti all’ingresso si era radunato un capannello di uomini per protestare ma non abbiamo capito contro chi o contro cosa. Non avevamo il tempo di capirlo”. Erano già arrivate quaranta persone colpite dall’esplosione. “Non tutte vive”.
(da Open)

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AFGHANISTAN, SI E’ DIMESSO IL PRESIDENTE GHANI

Agosto 15th, 2021 Riccardo Fucile

TALEBANI: “TRANSIZIONE PACIFICA AVVERRA’ IN POCHI GIORNI”

L’ex ministro dell’Interno afghano ed ex ambasciatore in Germania Ali Ahmad Jalali guiderà il governo di transizione dopo che si saranno le dimissioni del presidente Ghani. Lo ha detto il ministro degli Interni dell’Afghanistan all’agenzia di stampa Reuters.
Otto o nove rappresentanti delle delegazioni talebane sono attualmente all’interno del palazzo presidenziale afghano, secondo quanto riferito da una fonte alla Cnn.
Tra loro c’è Anas Haqqani, fratello del vice leader talebano Sirajuddin Haqqani. Un portavoce dei talebani ha chiarito che la transizione di potere avverà quindi pacificamente e «in pochi giorni».
Intanto, il gruppo fondamentalista ha annunciato che la città è circondata. Il principale corrispondente di Skynews Stewart Ramsay, inviato a Kabul, ha riferito che ci sono stati spari nelle strade della capitale e notizie non confermate secondo cui il palazzo presidenziale sarebbe in lockdown.
I talebani hanno assicurato che non useranno la forza e stanno negoziando una transizione di potere. Il leader dei talebani a Doha, in Qatar, ha ordinato ai combattenti di restare alle porte della città, di non usare violenza, di evitare morti e feriti e di consentire di lasciare la città a chiunque voglia farlo.
Intanto l’ufficio stampa del palazzo presidenziale dell’Afghanistan ha negato l’attacco, sostenendo che in alcune zone si sono verificati solo sporadici colpi di pistola. Una delegazione dei talebani sta andando verso il palazzo del governo per trattare una resa pacifica.
Un rappresentante dei talebani ha affermato che ai membri delle forze afgane sarà permesso di tornare nelle loro case e che l’aeroporto e gli ospedali sarebbero stati autorizzati a continuare a funzionare e che le forniture di emergenza non sarebbero state bloccate.
Agli stranieri è stato detto che possono andarsene se lo desiderano, o registrare la loro presenza con gli amministratori talebani. Gli Stati Uniti hanno intensificato le evacuazioni dei membri del personale dell’ambasciata con 5.000 soldati a disposizione per aiutare. Anche l’ambasciata italiana ha iniziato a evacuare il suo personale.
Un aereo militare inviato dalla Farnesina lascerà Kabul questa sera alle 21.30. La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha inoltre assicurato che sono stati accelerati i procedimenti per accogliere gli «afghani che hanno collaborato con gli italiani in Afghanistan». A oggi, sono state accolte – ha precisato la ministra – 228 persone. Lo ha detto il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese a Palermo.
In queste ore i talebani hanno preso anche il centro del distretto di Bagram e di tutti i suoi dintorni, nella provincia afghana di Parwan, una sessantina di chilometri a Nord di Kabul, sede della grande base aerea che Usa e Nato avevano riconsegnato, all’inizio di luglio, all’esercito afghano: «Armi e attrezzature sono nelle mani dei mujahidin», ha scritto su Twitter il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid, aggiungendo che l’avanzata ora si dirige verso il centro i Charikar.
Il 2 luglio le truppe americane e della Nato avevano restituito all’esercito afghano la base aerea di Bagram, per 20 anni centro nevralgico delle operazioni della coalizione a guida americana. Presa anche Mahmud Raqi.
In mattinata i Talebani erano entrati a Jalalabad, capitale della provincia afghana di Nangarhar. Su Twitter sono stati pubblicati foto e video che mostrano gli “studenti di religione” nell’ufficio del governatore e nel quartier generale della polizia.
Il Washington Post scrive che la città si è arresa ai Talebani senza combattere: i capi tribù hanno concluso le trattative con gli insorti per la resa. La conquista di Jalalabad consente ai talebani il controllo delle arterie stradali che collegano l’Afghanistan al Pakistan.
«Ci siamo svegliati questa mattina – ha detto il residente Ahmad Wali ad Afp – con le bandiere bianche dei talebani che sventolavano in tutta la città». Zabihullah Mujahid, il portavoce dei guerriglieri, ha affermato in una serie di tweet che i miliziani hanno preso le sedi delle autorità provinciali e il quartier generale delle forze di sicurezza. Altre due città sono cadute: Ghani Khel e Surkhrud, anch’esse nella provincia di Nangarhar. In tutti e tre i centri i guerriglieri, afferma il loro portavoce, non hanno incontrato resistenza.
Ieri il signore della guerra afghano Abdur Rashid Dostum e Ata Muhammad Noor, leader di Jamiat-e Islami, entrambi nemici giurati dei Talebani che avrebbero dovuto difendere la città settentrionale di Mazar-i-Sharif, caduta oggi nelle mani degli insorti, sono fuggiti dall’Afghanistan e si trovano ora in un luogo sicuro: lo scrive lo stesso Noor sul proprio account Twitter.
Il leader scrive che per un complotto vile le armi e gli altri equipaggiamenti della sua milizia e dell’esercito sono stati consegnati ai talebani: «Avevano orchestrato il piano per intrappolare il Maresciallo Dostum e me. ma non ha funzionato». Nel messaggio si dice che loro due e altri membri della leadership della provincia di Balkh, di cui Mazar-i-Sharif è il capoluogo, si trovano in un posto sicuro.
(da agenzie)

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