Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile
DIMETTE I POSITIVI E RESTA BIANCA
Contrordine. Si resta tutti in bianco.
A quanto risulta da indiscrezioni di palazzo, i dati in possesso della Cabina di regia differirebbero di qualche decimale rispetto a quelli diffusi da Agenas, l’agenzia ministeriale per i servizi sanitari, secondo cui l’Isola avrebbe superato entrambe le soglie critiche di occupazione dei posti letto sia nei reparti ordinari (17%, limite del 15) che in quelli di terapia intensiva (10,2%, soglia al 10).
Questo nonostante la Sicilia anche ieri abbia registrato i dati più alti d’Italia, con 1.377 nuovi positivi e 16 morti. 724 i ricoverati, 23 in più rispetto al giorno precedente, mentre in terapia intensiva sono 83 i ricoverati, 3 in più rispetto a mercoledì.
La retrocessione in zona gialla, stando a quanto riporta livesicilia.it, potrebbe essere evitata anche grazie alla delibera “svuotareparti” firmata dal direttore del dipartimento regionale per la Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute Mario La Rocca datata 13 dicembre.
Il dirigente autorizza le aziende sanitarie siciliane a dimettere, anche se positivi al Covid, pazienti che non abbiano febbre da 48 ore, che abbiano una saturazione uguale o superiore a 92% o 90% per i cronici da almeno 48 ore, che non siano in ossigenoterapia, che siano emodinamicamente stabili e “autosufficienti nella gestione delle attività quotidiane”.
La cura del paziente dimesso, si legge sempre nella circolare, sarà affidata alle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziali della Regione.
Insomma, dopo l’aumento del numero di posti letto in terapia intensiva (da 730 a 762 in una settimana), l’ulteriore alleggerimento della pressione sul sistema sanitario siciliano potrebbe risparmiare all’Isola il giallo.
Ma cosa eviterebbero i siciliani? Ben poco.
Le regole della zona gialla prevedono solo il ritorno dell’obbligo di mascherina all’aperto e il divieto di tavolate superiori a quattro persone. Per il resto tutto uguale alla zona bianca.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile
AVEVA RAGIONE ECO QUANDO HA DETTO CHE “I SOCIAL DANNO DIRITTO DI PAROLA A LEGIONI DI IMBECILLI”
Fare la domanda sbagliata al personaggio giusto, ma accusandolo
(preventivamente) di non essere a conoscenza della risposta. Il divulgatore scientifico e noto volto della televisione Mario Tozzi, è stato accusato da un “utente X” sui social di non conoscere il significato del secondo principio della termodinamica.
Parole che rappresentano al meglio il pensiero espresso da Umberto Eco sui social network: “Danno diritto di parola a legioni di imbecilli”. Per questo la risposta dell’esperto è da incidere nella storia.
“Se azzerassimo tutte le emissioni clima alteranti ora, se, in questo preciso istante, ogni processo di combustione di tutte le fonti fossili cessasse, ci vorrebbero 45 anni per far ritornare la temperatura dell’atmosfera ai livelli odierni. Che dite, ci diamo una mossa? Dico”, ha scritto Mario Tozzi su Twitter.
Ed è lì che interviene a gamba tesa “l’esperto” GiuZ73 (che ora ha il profilo “protetto” che non permette, se non a chi era già suo follower, di visualizzare quel che scrive e di interagire con lui).
“Scusi, ma lei il significato profondo del secondo principio della termodinamica lo conosce? Secondo me no”.
GiuZ73 – che nella sua bio Twitter scrive “I cavalli vincenti si vedono alla partenza. Io avrei scommesso tutto su di te… E avresti perso” – accusa Mario Tozzi di non conoscere uno dei principi fondamentali della termodinamica.
Ma è sicuro di quel che dice? L’esperto divulgatore scientifico, infatti, è “costretto” a rispondere sciorinando il suo curriculum: “No, ho solo una laurea in geologia, un dottorato in geofisica e una laurea illustre, oltre a essere primo ricercatore del CNR, mentre lei è GiuZ, vero?”.
E da lì, GiuZ73 si è “protetto” su Twitter.
(da NextQuotidiano)
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Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile
“CON UNA PANDEMIA CHE IN ITALIA HA UCCISO 130.000 PERSONE ALLUCINANTE CHE CI SIA ANCORA CHI SI CHIEDE SE E’ OPPORTUNO VACCINARSI O MENO”
A fare il punto della situazione Sergio Abrignani, immunologo all’Università Statale di Milano e membro del Cts.
Abrignani sottolinea che “grazie ai vaccini non stiamo vivendo un’estate catastrofica”. La priorità ora è “cercare i 4,2 milioni di italiani over 50 che a oggi non sono vaccinati neppure con una dose. Circa 2 milioni sono over 60, che più spesso finiscono in ospedale e in terapia intensiva”.
Per riuscirci “proporrei l’obbligo vaccinale perché le malattie infettive le contieni quando vaccini tutti e lo abbiamo visto con la polio, il vaiolo e altre malattie. Mi chiedo come sia possibile che con una malattia infettiva come il Covid che ha rischiato di distruggere la nostra economia e solo in Italia ha ucciso 130 mila persone ci sia ancora chi si interroga se sia opportuno o no vaccinarsi”.
L’immunologo invita tutti a riflettere che “ormai i vaccini sono stati iniettati quasi a un miliardo di persone. Gli effetti collaterali sono studiati su vasta scala”. Detto questo, “non sappiamo che cosa succederà tra 20 anni, ma non esiste alcun vaccino che negli ultimi 50 anni abbia dato effetti avversi dopo decenni”.
Sappiamo inoltre che “i vaccini non proteggono al 100% e con la Delta circa un 30% di vaccinati può infettarsi, pur non sviluppando sintomi gravi”.
Per Abrignani, in altre parole, “i vaccini non sono perfetti, ma mitigano enormemente il rischio di subire conseguenze severe”.
Potrebbe rivelarsi necessaria la terza dose, contro cui si è espressa l’Oms, ”è probabile che ci arriveremo. Un richiamo serve per prolungare la memoria ha chi ha risposto bene e per aumentare la protezione a chi risponde poco al vaccino. Si dovrà iniziare con gli immunocompromessi, per poi pensare ai 19 milioni di over 60, più suscettibili alla malattia grave”.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile
SE SONO POSITIVI AL TEST RAPIDO IN FARMACIA STACCANO IL TELEFONO PER EVITARE QUELLO DI CONFERMA: “VOGLIONO ANDARE IN FERIE”
Danno falsi numeri di telefono e indirizzi inventati. 
Sono contagiati, sì, ma le Asl non li trovano più dopo il primo test rapido. Perché la quarantena li costringerebbe a rinunciare alle vacanze.
E per questo non rispondono alle telefonate ed evitano il test del tampone. Sono i positivi in fuga dall’isolamento e il fenomeno è in continuo aumento.
Solo a Roma e provincia si contano 250 casi da inizio agosto. A Capri ne hanno contati 30. E altri episodi sono stati segnalati in Puglia, Abruzzo ed Emilia-Romagna. «Sono soprattutto persone che fanno il test rapido in farmacia e se sono positivi staccano il telefono per evitare di fare il molecolare di conferma», dice il direttore della Sisp della Asl 1 di Roma Enrico di Rosa al Messaggero.
Quando le Asl segnalano i loro nomi rischiano una sanzione amministrativa che va dai 400 ai 3.000 euro. Ma qualcuno è stato anche segnalato alla polizia e si è trovato gli agenti sotto casa.
Ma provano lo stesso a scansare la quarantena e andare in ferie, sperando di cavarsela con un «non lo sapevo». Visto che i regolamenti dicono che la positività si ufficializza solo con il test del tampone.
Sono 160 i casi contati soltanto nell’Asl Roma 3. A Capri dopo il test in farmacia ne sono spariti una trentina, 20 in Salento. «Chiamiamo le forze dell’ordine per segnalarli», dice Alberto Fedele, direttore della Prevenzione dell’Asl di Lecce. «Qualcuno al telefono ci ha anche risposto ma dal rumore si capiva che era al mare», aggiunge. E non aveva alcuna intenzione di tornare. Anche se nelle banche dati di alcune regioni – come la Puglia – i nomi dei positivi al test rapido rimangono.
A Rimini i casi si moltiplicano soprattutto tra i ragazzi: «Vogliono godersi le vacanze – dice il capo dell’Ufficio d’Igiene Franco Borgognoni – Le prime difficoltà nascono dal tracciamento: chiediamo ai positivi di fornire i nomi di chi hanno frequentato, spesso rispondono di non aver visto nessuno». Così coprono gli amici. E facilitano la circolazione del virus.
Ma c’è anche chi semplicemente fa finta di nulla. A Bologna l’azienda sanitaria locale ha scoperto che un turista positivo il giorno dopo il test se ne era andato a Firenze: alla fine l’ha trovato la polizia.
«Gli esiti degli esami in farmacia sono fuori dai radar. Chissà quanti sono i contagiati che non l’hanno detto a nessuno per non perdersi le vacanze», commenta il direttore dell’Unità Operativa di Epidemiologia dell’Asl Abruzzo 1 Enrico Giansante.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile
“POSSIBILI PROVVEDIMENTI”? A CASA SENZA STIPENDIO, CI SIAMO ROTTI I COGLIONI
Ha deciso di non sottoporsi alla vaccinazione anti Covid e così ha contagiato cinque pazienti. È la storia di un’infermiera No vax che opera nel reparto di chirurgia dell’ospedale San Jacopo di Pistoia.
In questi giorni la Asl Toscana Centro valuterà la posizione della donna, insieme a possibili provvedimenti. I cinque risultati positivi sono stati scoperti dopo che tutti i pazienti del reparto erano stati sottoposti a tampone in seguito alla positività dell’infermiera.
Le loro condizioni sarebbero buone, come spiega La Nazione, e sarebbero stati tutti trasferiti in isolamento. I 32 restanti e risultati negativi continuano ad essere monitorati giorno per giorno.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile
SIAMO ALLA DITTATURA DELLA MINORANZA
Meno male che Mattarella c’è. Meno male che lo ha detto, “vaccinarsi è un
dovere”. Ecco, perché, con il solleone di ferragosto, sarà stato Lucifero, mettiamola così, il discorso sulle vaccinazioni si è come interrotto.
Come se uscir fuori dalla catastrofe che ci ha resi meno liberi, con una lunghissima scia di lutti in questi ultimi due anni non dipendesse dal vaccino, ma dalla tolleranza con chi non si vaccina.
Il dibattito pubblico, con Landini, segretario Cgil, maestro ciarliere si è rapidamente ripiegato sull’opportunità del Green pass, a mensa, a scuola, al ristorante. Come se, per difenderci dalla dittatura della maggioranza si finisse, per amor di libertà, per invocare quella della minoranza, di dittatura.
I dati però ci dicono che:
1) 4.058mila over 50 ancora non si sono vaccinati (oltre due milioni nella fascia tra 50 e 59 anni), nemmeno la prima dose;
2) Aumentano i ricoveri (3.692 il 20, su rispetto ai 3.627 del 19, dall’ultimo bollettino del ministero della Salute), gli ospedali sono stressati e costretti a riaprire reparti Covid perché affluiscono positivi gravi perlopiù non vaccinati e sono costretti, di nuovo, a trascurare pazienti con altre patologie;
3) sono tutti, o quasi, non vaccinati i morti per Covid delle ultime settimane (“Il parametro dei decessi è evidentemente legato a quello dei contagiati ricoverati. Secondo l’Istituto superiore di Sanità l’incidenza delle infezioni è 10 volte più bassa nei vaccinati, quindi quello che comincia ad emergere era un dato atteso”, ha detto Roberto Cauda, direttore dell’Istituto di malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma).
Il 90% dei ricoverati in terapia intensiva non è vaccinato. E’ del 97,16% l’efficacia vaccinale contro i decessi tra chi è stato immunizzato con 2 dosi e chi non ne ha fatta neppure una e quasi dell′84% per chi ha avuto una dose sola, secondo il monitoraggio Iss.
Eppure i sindacati della scuola si sono presentati alla trattativa con il ministro dell’Istruzione invocando i tamponi gratuiti per i non vaccinati. Landini ha dovuto parlare tre volte in dieci giorni per chiarire all’opinione pubblica che il suo sindacato è per la vaccinazione, ma, il ma resta.
Tutti vogliono tornare alla normalità, ma non mi venire a chiedere se mi sono vaccinato… Sono gli stessi che nel pieno del Covid ti davano del deficiente, dai retta li ammucchiano come morti per Covid ma non è così, tutto interesse delle case farmaceutiche a fartelo credere e i virologi sono complici, e poi non si è mai visto nella storia un vaccino trovato così rapidamente, fa male, anzi malissimo, se va bene ti stanno dando il 5g, vaccino o non vaccino, guariamo lo stesso, anzi mai stato meglio (se seguiamo il paradosso di questi ragionamenti, tra qualche anno resteranno vivi solo i non vaccinati…).
Nella vita quotidiana, ma anche nella storia se ne sentono e se ne sono sentite di ogni. Dal complotto pluto-giudaico-massonico alle scie chimiche, agli odierni terrapiattisti. Quelli che la sanno lunga ti guardano e ti commiserano. Come se gli oltre 36 milioni di vaccinati con due dosi siano tutti novelli figli della lupa e vittime di una ideologia totalitaria.
Ma intanto, la vita sta cambiando per tutti, anche per la minoranza che reclama libertà. Ma che, Mattarella a parte, continua a trovare sponda nell’irresponsabilità di molti partiti di maggioranza contrari a tutto, in nome della libertà, qualcuno anche figlio di una tradizione che l’ha sempre negata preferendo legge e ordine, ma guarda un po’: nella fase demagogico-populista si perde il senso delle radici.
Oggi i commercianti rivendicano anche per il futuro il green pass e quelli che presumono di rappresentarli politicamente lo hanno osteggiato, sciroppandosi obtorto collo la determinazione di Draghi-Figliuolo-Speranza.
A scuola, per le cautele e le osservanze libertarie di cui sopra, il rischio serio alla ripresa dell’anno scolastico è il caos. Il ministro Bianchi oggi invita a rispettare il green pass, ma nella nota esplicativa che ha inviato ai presidi li esorta a controllarlo ogni giorno.
E sapete perché? Per non discriminare chi non ce l’ha. Ma chi non ce l’ha, chi ha deciso di recarsi al lavoro dove, necessariamente, avrà moltissimi contatti umani, ha con ragione diritto a tutelare la sua libertà di scelta o deve, al contrario, assumersi delle responsabilità erga omnes?
Non si sarebbe nemmeno iniziato a parlare di scuola in presenza e fine della Dad senza i vaccini. Tra i “liberi di” ci saranno anche moltissimi genitori e, al momento, più di centottantaseimila dipendenti della scuola, secondo il più aggiornato report sulle vaccinazioni.
Le scuole sono più o meno ottomila, non sfugge che diversi non vaccinati (chiaramente sono fuori da qualsiasi discorso coloro che non hanno potuto vaccinarsi per evidenti motivi di salute, i fragili, ma nessuno gli chiede di farlo, se non di tutelarsi) ci saranno in ogni edificio, con rischi per loro e per tutti. Lo Stato, il ministero devono tutelare loro o chi ha fatto il suo dovere con responsabilità?
Chi ha tra i cinquanta e i sessant’anni (molti dei non vaccinati stanno in questa classe di età) ricorda la trafila delle vaccinazioni, i richiami, le attese, i segni indelebili (ma privi di conseguenze sulla salute) rimasti per uscire da una fase pre industriale e costruire l’Italia del dopoguerra.
Non si sono chiesti i nostri genitori se fosse opportuno o no farci iniettare antivaiolosa, antipolio, antitetanica, antidifterica e tanto altro ancora. Sì, certo, obietta il No vax, ma la sperimentazione era stata più lunga. I No Vax non nascono oggi e si sono espressi anche su altri vaccini moderni e testati esigendo accoglienza e rispetto per i loro figli, non vaccinati, a scuola.
Insomma, i nostri padri, responsabilmente, e non inconsapevolmente, hanno scelto per noi e per il Paese. C’era l’obbligo vaccinale. Ecco, in una fase come questa, che rischia di essere infinita se non si prendono decisioni chiare e distinte, lo Stato deve assumersi la responsabilità della vaccinazione di tutti.
Se è vero come è vero che sia l’unica strada per uscire da questo tunnel eterno, per raggiungere rapidamente l’immunità di gregge, per ammalarsi meno, per svuotare gli ospedali, per tornare a vivere e non guardare più indietro, come, tra l’altro, dice il quasi 100% degli scienziati, allora il governo abbia il coraggio di valutare l’obbligo vaccinale per il Covid e di farsi carico di tutte le conseguenze di questa scelta. O, in alternativa, decidere sanzioni e sospensioni.
Anche per far sentire meno idioti quelli che il vaccino lo hanno già fatto. A tutela di tutti, non solo di loro stessi.
(da Huffingtonpost)
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Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile
“IL PROBLEMA NON SI RISOLVE CON SLOGAN, LA PARTITA SI GIOCA NEL PAESE E I CORRIDOI UMANITARI NON BASTANO”
In Afghanistan ci sono 18 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria; 400mila civili, di cui la metà bambini, in fuga.
Solo nel 2021 sono stati uccisi 550 bambini, mentre 3 milioni e 700mila bambini e bambine non vanno a scuola, già da prima dell’arrivo dei talebani.
È partendo da questi dati che Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, lancia l’allarme sulla situazione in Afghanistan in un’intervista a Fanpage.it.
La crisi, spiega, è umanitaria ed esiste da prima dell’arrivo dei talebani al potere. E la soluzione non può essere solamente quella dei corridoi umanitari, per Iacomini: “È un’azione efficace ma che non copre i numeri di un esodo”.
Ora “bisogna salvare questa popolazione”, ma “il problema non si risolve per slogan”. La partita si giocherà “all’interno del Paese” e la paura è quella che i bambini siano ancora più esposti a “pratiche nefaste” come flagellazioni, costrizioni, arruolamento tra le truppe, matrimoni precoci.
Si parla molto dei pericoli per le donne in Afghanistan ora, ma poco dei bambini. Quali sono per loro i rischi maggiori?
Cerchiamo di inquadrare la situazione: siamo sicuri di parlare della situazione attuale? Dobbiamo parlare di quello che succede da qualche anno, dobbiamo guardare ai dati di inizio 2021, con un quadro molto preoccupante. Solo nel 2021 sono stati uccisi 550 bambini, 1.400 sono rimasti feriti, è un quadro nel quale ci sono 18 milioni di persone che hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria e di questi 10 milioni sono bambini. Al netto di quello che accade, che ci mette ansia come vedere le braccia di mamma e papà che danno i figli alle truppe in partenza perché sono disperati, questo cambio di regime espone a un certo tipo di atteggiamento gli avversari politici, ma io sorrido quando sento parlare di corridoi umanitari subito, di non dialogo coi talebani; ma la domanda è chi si prende cura di questi 18 milioni di persone, con bambini che entro un anno se non ricevono assistenza sanitaria rischiano di morire? Con quale criterio parliamo di corridoi umanitari e non ci poniamo il problema della situazione umanitaria del Paese, Ue e comunità internazionale devono mettere alla prova il nuovo governo su questo.
Ci sono due ordini di preoccupazioni: quella politica e siamo d’accordo, abbiamo evidenza di bambini reclutati come soldati, flagellati, donne chiuse e rastrellamenti, ma accanto a questo abbiamo anche evidenze di una situazione umanitaria catastrofica che non può essere derubricata ai corridoi umanitari. Il problema non si risolve per slogan, è serio, quando sento parlare di classe politica che si è indignata e dice di essere dalla parte del popolo, allora stampiamo le dichiarazioni e ricordiamoglielo quando si porrà il tema dei profughi, se si è dalla parte del popolo lo si è fino in fondo. Oggi nel Paese i numeri parlano di una crisi umanitaria senza precedenti. Noi sappiamo che non avremo risposte subito, restiamo nel territorio, stiamo gestendo due campi sfollati a Herat e Kabul, con centinaia di migliaia di bambini in condizioni difficili, ci interessa che venga dato accesso sicuro, rispetto dei diritti umani.
Quali sono le questioni da porre, quindi?
Ci sono 400mila persone in fuga, la metà sono bambini: come facciamo ad assisterli? Quali sono le vie di accesso? Bisogna fare quello che non è stato fatto negli ultimi anni per Siria, Iraq, ovvero non bisogna spegnere la luce. Oggi sul bagnasciuga siamo tutti indignati, ma tra un mese in campagna elettorale parleremo ancora di Afghanistan? Il corridoio umanitario può essere la soluzione per 18 milioni di persone in fuga? Bisogna salvare questa popolazione, che negli ultimi 20 anni si è trovata in una condizione difficile, a differenza di altri scenari complessi dove ancora restano le truppe straniere, in Afghanistan non c’è stata quella osmosi con la popolazione che porta al nation building. Vanno aperte le vie di accesso interne, continuare con altre Ong il nostro lavoro, l’obiettivo è salvare vite di bambini e bambine dialogando con tutti.
Cosa potrebbe succedere per i minori nel Paese? Che conseguenze dirette temete ci possano essere?
Noi abbiamo un rischio di tipo politico, come l’arruolamento tra le truppe, perché una cosa sono le dichiarazioni in tv dei leader e un’altra le tribù nelle province. Poi c’è il rischio di un aumento dei matrimoni precoci. Ricordiamo che parliamo di un Paese che già prima non era bello per vivere l’infanzia, ultimo in tutte le classifiche sulla povertà, sui bambini soldati, sui matrimoni precoci. Rischiamo che ricomincino una serie di pratiche nefaste nei confronti dei bambini: flagellazioni, costrizioni, limitazioni dei diritti fondamentali. Il timore è che avvenga questo a luci spente, quando come di abitudine le spegneremo. Il secondo timore è di natura umanitaria, noi abbiamo previsto un milione di bambini morti alla fine dell’anno sotto i 5 anni per malnutrizione, ce ne aspettiamo altri 3 milioni in condizioni critiche. Esiste un problema di approvvigionamento, nei campi per sfollati mancano cibo, medicine, elettricità. C’è una grande attenzione, giusta, sacrosanta, ai temi politici come il rispetto delle donne, la protezione di chi ha collaborato con chi c’era prima, ma dall’altra il timore è che nessuno pronunci la parola emergenza umanitaria, catastrofe umanitaria. Come intendete salvare queste persone? È all’interno del Paese che si giocherà la partita più grande, quello dei corridoi umanitari secondo me non è un tema.
L’Unicef continua ad operare sul campo in Afghanistan: ci sono stati già riscontri di violenze e situazioni problematiche?
Noi siamo nelle 11 province, con il nostro staff. Nei confronti del nostro staff no, noi stiamo aspettando delle risposte, abbiamo chiesto degli accessi. Il tema è che in una situazione di conflitto c’erano evidenze di vario genere, oggi con una situazione pacificata speriamo che i bambini vadano a scuola. Non abbiamo avuto ancora risposta, ma chiediamo se ci continueranno a far fare il nostro lavoro.
Siete riusciti ad avere contatti con i talebani e le nuove autorità locali e nazionali? L’operatività dell’Unicef in Afghanistan è ancora garantita?
Ancora non ho evidenze di contatti ufficiali, abbiamo con il nostro team inoltrato alcune richieste, ci auguriamo che vengano accolte le famiglie con i bambini quanto prima. I talebani in alcune zone ci hanno chiesto, per la nostra sicurezza. di sospendere le operazioni.
Uno dei problemi principali in Afghanistan riguarda l’istruzione: i bambini e le bambine potranno continuare ad andare a scuola o con i talebani c’è il rischio che questo non avvenga più?
È tutta una partita da giocare, perché ci sono 3 milioni e 700mila bambini che di fatto non vanno a scuola. Non in virtù dei talebani, questo è il quadro del Paese. Di questi 2,2 milioni sono bambine. Noi dobbiamo sostenere la continuità dell’istruzione, fare in modo che continuino perché l’istruzione è la risposta a emergenza, a scuola in alcuni casi vengono anche nutriti, tengono occupate le giornate. Poi ci sono 8 milioni di bambini che non hanno acqua, c’è il tema della siccità molto grave. L’Afghanistan è uno dei due Paesi in cui c’è ancora la Polio endemica, non deve essere interrotta la vaccinazione dei bambini. Noi abbiamo chiesto al governo di intervenire altrimenti ci sarà una strage. Già alcuni progetti sono stati interrotti per via delle ostilità, poi ci sono state le scuole chiuse tra Covid e conflitto. In questo Paese di fatto il Covid più il conflitto hanno visto 9,5 milioni di ragazzini senza istruzione.
L’altra emergenza è quella dei profughi: quanti sono i bambini che con le loro famiglie stanno cercando di scappare dal Paese?
Abbiamo contato 200mila bambini in fuga, è un numero non reale, il numero è molto più grande, vanno sommati agli sfollati già presenti nel Paese, dobbiamo verificare nei centri di accoglienza che si stanno creando, non abbiamo in mano un censimento di chi è riuscito a uscire passando il confine con i Paesi vicini. Ad oggi ci sono 400mila persone in movimento, la metà sono bambini. Secondo me il numero dei profughi sarà enorme e questo è il secondo punto che va di pari passo con l’emergenza umanitaria. Alla comunità internazionale chiede: come intendiamo affrontarla? Non si può piangere la modalità con cui viene lasciato un Paese, un popolo disperato e poi non farsi carico di questo popolo, perché già c’è chi non lo fa, ci vuole un impegno serio, sereno per affrontare questa situazione. Fa ridere quando si dice che non si dialoga con i terroristi, allora con chi si deve dialogare per salvare 10 milioni di bambini?
La proposta di istituire i corridoi umanitari serve e può essere sufficiente?
È presto per i corridoi umanitari. Abbiamo verificato che è un’azione efficace ma che non copre i numeri di un esodo, rischia anche di essere una misura discriminante rispetto a una popolazione enorme in difficoltà. Portiamo fuori 18 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza? Quando parliamo di corridoi parliamone con cognizione di causa, oppure facciamoli tutti. E poi: chi facciamo uscire? In base a quale criterio? E tutti gli altri? Perché non ci ascoltano? Perché non si dice che i riflettori vanno accesi sulla crisi umanitaria, devono misurare i talebani su come risolvere l’emergenza umanitaria, poi devono parlare tra di loro, in terza battuta ci sono i corridoi umanitari. Poi c’è il tema dei diritti umani e anche su questo come vigiliamo? Non spegnendo la luce come abbiamo fatto sistematicamente?
Cosa chiedete alla comunità internazionale e cosa vi aspettate dai governi?
Il nostro governo è guidato da un uomo straordinario e illuminato che sicuramente avrà un ruolo fondamentale, i governi dovranno convincere tutta la comunità internazionale che se ci siamo battuti tanto per questo popolo e riteniamo di aver fatto un grave errore, alla stessa maniera dobbiamo parlare di accoglienza e non di respingimento dei profughi. Il tema oggi è l’emergenza umanitaria interna, la situazione interna. Non è il momento degli slogan, poi non posso dare giudizi politici ma a me interessa salvare vite umane, anche parlando coi talebani. Noi non ce ne andiamo, noi restiamo. Il dato per noi, che c’è da prima, è che ci sono 18 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile
I MILIZIANI ANTI-TALEBANI GUIDATI DA DADGAR HANNO PRESO IL CONTROLLO DEL DISTRETTO DI PUL-E-HASER
Non tutti si arrendono e, anzi, c’è una controffensiva: la nuova Alleanza del Nord,
guidata dal figlio di Ahmad Shah Masoud e supportata dalle forze fedeli al vice presidente Saleh, ha inizia a cacciare i talebani dalle prime province dell’area di Baghlan, a nord del Panjshir.
I miliziani anti-talebani guidati da Abduk Hameed Dadgar hanno preso il controllo del distretto di Pul-e-Haser nella provincia di Baghlan e hanno attaccato i distretti vicini di Deh Salah, Banu Andarab.
Secondo le fonti locali 60 combattenti talebani sono stati uccisi.
Nel frattempo l’ex ministro della difesa, il general Bismillah, dalla Valle del Panjshir ha invitato la popolazione a dare il via alla lotta di resistenza.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2021 Riccardo Fucile
FINORA SOLO CANADA E GRAN BRETAGNA SI SONO DETTI DISPONIBILI AD ACCOGLIERE 20.000 PROFUGHI A TESTA
Dopo che l’Afghanistan è tornato nelle mani dei talebani, l’Europa si è detta pronta a fronteggiare la crisi umanitaria in corso per non ripetere gli errori della crisi migratoria dopo in conflitto in Siria del 2015.
Cosa significa questo nella pratica? Le organizzazioni umanitarie, la Commissione europea e il presidente dell’Euro parlamento David Sassoli chiedono canali sicuri per aiutare i profughi e ripartirli tra i Paesi Ue, mentre i governi dei singoli Stati sembrano non essere d’accordo sull’accoglienza tout court nonostante la terribile situazione afgana.
Da Macron a Orban, dal blocco del Visegrad ai mediterranei, nessuno ha mosso un dito.
Eppure, uno strumento ci sarebbe. Ed è anche molto potente.
Si tratta della direttiva del 2001 sulla protezione temporanea nel caso di arrivo massiccio nell’Unione europea di richiedenti asilo.
La norma, si legge sul sito della Commissione europea, “è una misura eccezionale per fornire protezione immediata e temporanea agli sfollati da Paesi terzi, che prevede un meccanismo strutturato per garantire solidarietà ed equilibrio tra gli Stati dell’Unione nell’accoglienza degli sfollati, con trasferimenti” intra-europei, “sulla base di offerte volontarie”. La legge può entrare in vigore con una decisione a maggioranza qualificata, al Consiglio Ue.
Ad evocare, ripetutamente, questa norma è stato l’Alto rappresentante dell’Ue Josep Borrell: “Voglio ricordare che c’è una direttiva del 2001, che non è mai stata usata. Questa potrebbe essere l’occasione per affrontare la situazione, se ci dovesse essere pressione di una massa di richiedenti asilo su alcuni Stati membri. Non è questo il caso ora – ha spiegato – Per il momento si tratta di qualche migliaio di persone in aeroporto, ma nelle prossime settimane o mesi potrebbe essere una questione di molte persone in più e questa ondata ci potrebbe raggiungere”.
Sarebbe la prima volta in cui la direttiva viene usata, dopo essere stata paventata ma mai attivata per la crisi siriana del 2015.
David Sassoli ha lanciato un appello affinché i Paesi membri redistribuiscano i profughi afgani “in modo uguale”. A fargli eco la commissaria Ue agli Affari Interni, la svedese Ylva Johansson, che ha proposto una simile soluzione, ricordando che l’80 per cento delle persone in fuga dall’Afghanistan è composto da donne e bambini.
Ma di quante persone si tratterebbe? L’Onu parla di 18 milioni di afghani che hanno bisogno di assistenza umanitaria, l’Unhcr calcola che solo in una settimana 20-30 mila profughi hanno varcato o stanno per varcare i confini.
Canada e Regno Unito hanno già annunciato piani per l’accoglienza di 20mila profughi afghani a testa, e mentre gli Usa, con l’aiuto di Paesi candidati all’ingresso Ue come Albania, Macedonia del Nord e Kosovo, hanno da settimane predisposto piani per la prima assistenza ai richiedenti asilo.
Dal canto loro, l’Italia e la Grecia temono di ritrovarsi come nel 2015 a fare i conti con una pressione migratoria ingestibile, con il meccanismo di redistribuzione automatica dei migranti che non è mai stato tradotto in atti legislativi.
Le risposte della Francia di Macron e della Germania di Angela Merkel sembrano essere influenzate invece dalle imminenti elezioni (rispettivamente l’anno prossimo e a settembre). Si sa, il tema immigrazione solletica molto la pancia dei votanti. I due Paesi si stanno preparando a trattare le persone in fuga dall’Afghanistan come dei migranti “irregolari” e cercare intese con i Paesi confinanti o di transito come Iran e Turchia per bloccare sul nascere le partenze verso il continente europeo.
Le big four, ovvero Francia, Germania, Spagna e Italia hanno anche combattuto in Afghanistan in questi 20 anni, ma il Paese è ripiombato ora nel terrore. Insomma, qualche responsabilità dell’Unione europea c’è nei confronti delle famiglie che ora chiedono rifugio per scappare dal regime talebano. La questione Afghanistan va affrontata e anche molto presto: Europa, dove sei?
(da Globalist)
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