Agosto 24th, 2021 Riccardo Fucile
A UN MESE DAL VOTO: SPD 23%, CDU 22%, VERDI 18%, LIBERALI FPD 12%, SOVRANISTI AFD 10%, ESTREMA SINISTRA LINKE 6%
L’aggancio aveva già occupato le prime pagine di tutti i quotidiani tedeschi. Che dovranno stamparne ancora per il sorpasso dei socialisti dell’Spd sui cristiano democratici della Cdu.
Per la prima volta dal 2006 l’Spd sorpassa infatti la Cdu nei sondaggi e lo fa a poco più di quattro settimane dal voto.
Stando ai sondaggi effettuati da Forsa, il partito del vice cancelliere Olaf Scholz ha ottenuto il 23% delle intenzioni di voto mentre i conservatori, guidati da Armin Laschet, si fermano al 22 seguiti dai Verdi al 18 % guidati da Annalena Baerbock.
A completare il quadro dell’indagine demoscopica il 12% ottenuto dai liberali dell’Fdp, il 10% dell’estrema destra Afd e il 6 % del partito di sinistra di Linke.
Intanto le elezioni del prossimo 26 settembre si avvicinano e nei giorni scorsi la stessa cancelliera uscente Angela Merkel aveva rassicurato il partito e i propri elettori rinnovando la fiducia nei confronti di Laschet, candidato per il ruolo di leadership del Paese occupato da lei per anni. «Sono profondamente convinta di lui», aveva dichiarato Merkel. Che adesso ha concretamente davanti a sé le difficoltà di consenso del suo presunto successore.
(da Open)
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Agosto 24th, 2021 Riccardo Fucile
LA TRAGICA FARSA SULLA PELLE DEL POPOLO AFGHANO ABBANDONATO A SE STESSO
Il direttore della Cia, William Burns, ha incontrato segretamente a Kabul il leader
dei talebani, Abdul Ghani Baradar.
I due si sono visti ieri, lunedì 23 agosto 2021, mentre nella capitale dell’Afghanistan gli Stati Unit stanno gestendo le complesse operazioni di evacuazione dal Paese, tornato da nove giorni sotto il controllo del gruppo fondamentalista islamico.
A rivelare l’incontro è il quotidiano statunitense Washington Post, che cita come fonte un ufficiale statunitense sentito in via anonima
La Cia, l’agenzia di intelligence degli Usa, non ha commentato l’indiscrezione. Nel faccia a faccia Burns e Baradar hanno presumibilmente discusso della data di ritiro definitivo delle truppe occidentali dall’Afghanistan.
In base all’accordo raggiunto fra Stati Uniti e talebani, la smobilitazione dovrebbe concludersi entro il 31 agosto, ma sono ancora decine di migliaia gli afghani e gli stranieri da portare oltre confine.
Le cancellerie europee – in particolare Londra, Parigi e Berlino – sono in pressing sul presidente americano, Joe Biden, per un rinvio della scadenza, ma i talebani hanno avvertito che, in tal caso, ci saranno conseguenze.
Baradar, cofondatore dei talebani, è considerato il nuovo presidente de facto dell’Afghanistan, dopo che il gruppo fondamentalista islamico ha ripreso il controllo del Paese, lo scorso 15 agosto.
Era il braccio destro del Mullah Omar, lo storico capo del movimento morto nel 2013 per tubercolosi. Nel 2010 era stato catturato in Pakistan in un’operazione congiunta fra l’Isi, il servizio segreto pakistano, e la Cia, ma nell’ottobre 2018 gli Stati Uniti guidati dal presidente Donald Trump lo hanno rimesso in libertà affidandogli il compito di mediare l’accordo con i talebani per l’uscita di scena degli Usa.
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2021 Riccardo Fucile
BENE, A QUEL PUNTO E’ INUTILE AVERLI IN ORGANICO, STIANO A CASA E SI ASSUMINO AL LORO POSTO UOMINI DELLA SECURITY… MAGARI IN ITALIA QUALCUNO CHE HA VOGLIA DI LAVORARE ANCORA SI TROVA
Controllori tuttofare che a settembre ritorneranno alle loro normali attività sui mezzi pubblici, e non solo verificheranno se i passeggeri siano muniti di biglietto, ma anche il corretto uso delle mascherine e il rispetto delle regole di distanziamento imposte dal Covid.
A spiegarlo sono fonti del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità dopo le dichiarazioni del ministro Enrico Giovannini a Rainews24. «Un tema cruciale sarà quello dei controlli – ha spiegato Giovannini – in queste linee guida si ripristina la figura del controllore che era stata sospesa per motivi sanitari nei mesi scorsi: questo controllo potrà avvenire sui mezzi o a terra in maniera tale da ridurre proprio l’affollamento».
Il bus della discordia. I controllori anti Covid dividono Governo e sindacati
A terra, alle fermate lungo le strade e sulle banchine, ma anche a bordo. Controlleranno il biglietto, ma questo lo facevano già prima della pandemia e in alcune grandi città sono ritornati a farlo da maggio.
Quello che inizieranno a fare dal primo settembre è controllare che chi viaggia utilizzi la mascherina, ancora che ci sia il distanziamento adeguato e che la capienza non superi il nuovo limite fissato all′80 per cento.
Alla data che marca la ripartenza dopo l’estate manca appena una settimana e il Governo prova a tirare su una programmazione del trasporto pubblico locale centrata sul controllo.
I sindacati mettono avanti le ragioni dell’impossibilità di rendere operativa la strategia dei controllori anti Covid in così poco tempo. Un altro strappo dopo quello sulla scuola e sul green pass per lavorare, soprattutto uno scollamento che si apre nuovamente in corsa, quando le regole sono da dettagliare e soprattutto da chiudere con urgenza.
Partiamo dalle regole. Il ministero dei Trasporti ha inviato al Comitato tecnico-scientifico e alle Regioni le linee guida per viaggiare a bordo non solo dei bus, ma anche di metro e tram, allargando lo schema anche ai viaggi a lunga percorrenza su treni e aerei che saranno possibili solo con la certificazione verde.
Nel documento del Governo, di cui Huffpost è in possesso, si parla di un “graduale riavvio delle attività di controllo del possesso dei titoli di viaggio e delle prescrizioni relative ai dispositivi di protezione individuale, da effettuare, nella prima fase di riavvio, prioritariamente a terra”.
In pratica un’estensione dei compiti E questo perché gli interventi previsti, dal controllo dell’utilizzo della mascherina al garantire che il bus non sia troppo pieno, possono implicare azioni di natura assai differente rispetto a quella attuale, limitata alla multa se chi viaggia non è in possesso del titolo di viaggio o se lo stesso non è valido.
“Una strategia basata sui controllori anti Covid è irrealizzabile in dieci giorni se non si conosce chi fa cosa cosa e con quali poteri”, dice Maria Teresa De Benedictis, segretario generale della Filt-Cgil, a Huffpost.
Il documento del Governo introduce elementi che rafforzano la visione della prevenzione, ma gli strumenti operativi restano sostanzialmente gli stessi al netto di alcune novità.
Il green pass per i viaggi a lunga percorrenza segna un confine tra due modalità (e relativi rischi) differenti di viaggiare, la capienza portata dal 50 all′80% è resa possibile per i finestrini aperti a bordo dei bus e per i nuovi sistemi di aerazione montati su bus e aerei, oltre ovviamente al fatto che i vaccini hanno ridotto il rischio di contagio.
A bordo dei mezzi pubblici bisognerà indossare obbligatoriamente una mascherina chirurgica, ma c’è anche la raccomandazione a usare una FPP2 in caso di maggiore criticità. La salita e la discesa dai mezzi devono continuare ad avvenire in base a flussi separati e in particolare negli autobus e nei tram va prevista la salita da una porta e la discesa dall’altra. I posti che non possono essere occupati devono essere contrassegnati da adesivi e il conducente può saltare alcune fermate se il mezzo è troppo pieno.
Sul fronte del controllo sono i sindacati a opporsi ancora. Innanzitutto per il mancato coinvolgimento da parte del Governo, ma soprattutto per le modalità.
Sempre la Cgil ricorda che i controllori sono pochi, nei piccoli centri addirittura assenti.
E poi c’è il tema delle aggressioni: il timore è che il clima possa farsi ancora più incandescente se si caricheranno i controllori del ruolo di gestori delle regole anti Covid a bordo dei mezzi pubblici.
A Roma ci sono 250 controllori a fronte di 1.500 bus e ottomila fermate, oltre a una cinquantina di fermate della metro e delle ferrovie in concessione.
A Milano i controllori sono 130, i mezzi di superficie (bus, tram e filibus) sono 1.200 e 113 sono le stazioni della metro.
A livello nazionale i controlli sono qualche migliaio sui 120mila addetti di tutto il trasporto pubblico locale che comprende anche gli autisti, gli addetti alle stazioni, chi lavora nelle sale operative e altre figure.
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2021 Riccardo Fucile
“AVREBBE POTUTO COMMETTERE IL DELITTO ANCHE SE AI DOMICILIARI”… MA NON DICE CHE SE FOSSE STATO IN GALERA VANESSA SAREBBE ANCORA VIVA
“Non mi sento di contestare alcuna colpa al collega, ha agito secondo legge: nel
fascicolo c’erano anche elementi contrastanti di cui ha tenuto conto, come un primo riavvicinamento tra i due. E anche se lui fosse stato agli arresti domiciliari sarebbe potuto evadere e commettere lo stesso il delitto”.
Così il presidente dell’ufficio del Gip di Catania, Nunzio Sarpietro, all’ANSA, sulle polemiche sulla scarcerazione di Antonio Sciuto, il 38enne che ha ucciso con sette colpi di pistola alla testa la sua ex fidanzata, Vanessa Zappalà, di 26 anni.
Dopo l’omicidio della giovane il padre, sentito da Repubblica, aveva detto che se il giudice avesse convalidato l’arresto, sua figlia ora sarebbe ancora viva. L’assassino di Vanessa dopo l’omicidio si è suicidato
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2021 Riccardo Fucile
IL TAR: “AL QUINTO GIORNO DI ASSENZA SCATTA LA SOSPENSIONE”
Nessuna sospensione del decreto del 6 agosto scorso che prevede l’obbligatorietà del Green pass per il personale scolastico e universitario.
Il Tar ha respinto il ricorso: resta in piedi la necessità per i docenti e il personale degli istituti di esibire la certificazione anti Covid.
I giudici hanno chiarito anche che, in caso di mancato rispetto di tale obbligo, l’assenza del docente sarà considerata ingiustificata. Inoltre, al decorrere del quinto giorno di assenza dal posto di lavoro, il rapporto professionale sarà sospeso. Il Tar inoltre parla della ipotesi di «palese inammissibilità» del ricorso contro il decreto.
Secondo il giudice, a determinare il rifiuto del ricorso l’ordinamento che non prevede di poter impugnare atti avente forza di legge come il decreto sul Green pass in questione. Il Tar ha considerato quindi «palese» l’inammissibilità del ricorso perché secondo i giudici non ci sono «i presupposti di procedibilità dell’istanza volta alla concessione di misure cautelari monocratiche». Dopo il respingimento il prossimo passaggio ci sarà il prossimo 6 ottobre, data fissata per la trattazione collegiale della controversia nella camera di consiglio del prossimo 6 ottobre.
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2021 Riccardo Fucile
LA TESTIMONIANZA: “IL MIO FIDANZATO AVEVA PROBLEMI A RESPIRARE, NON GLI HANNO FATTO NEANCHE UN TAMPONE”
All’ospedale Papardo di Messina sembra che il Covid sia solo un brutto ricordo,
almeno a giudicare dalla testimonianza di alcuni pazienti lasciati senza un tampone e al cospetto di sanitari che non avrebbero rispettato minimamente le normative anti-contagio.
«Tranquillo, la mascherina non serve», avrebbe detto uno di loro, secondo quanto riferito da Fanpage.
Al triage, il personale sanitario non avrebbe indossato i dispositivi di protezione individuale o al massimo avrebbe tenuto la mascherina sul mento.
A denunciare questa situazione è stata una coppia di ragazzi che l’11 luglio scorso si è recata in ospedale a Messina.
Lui, un giovane ventenne, mentre passeggiava con la fidanzata sul lungomare della città siciliana, è stato colpito da un malore seguito da vertigini, dolori al petto e difficoltà a respirare.
Così il ragazzo si è recato al pronto soccorso ed è lì che ha trovato il triage trasformato «in luogo di ritrovo per il personale medico in servizio e per quello che ha appena staccato il turno».
Una sorta di «bar», scrive Fanpage. «Un’esperienza da incubo, il mio ragazzo è uscito dal pronto soccorso alle 4 di mattina, senza un referto, né un tampone, né niente. Non gli hanno dato neanche i risultati degli esami del sangue, gli unici accertamenti che gli hanno fatto», ha raccontato la ragazza.
Un’altra donna, poi, recatasi in ospedale per un incidente al piede, avrebbe persino chiesto maggiore attenzione a un infermiere dopo averlo visto chiacchierare con un collega nel triage senza mascherina.
«Ma signora, c’è il vetro che separa il gabbiotto-triage dalla sala d’attesa», le avrebbero risposto. La Sicilia è una delle regioni che sta soffrendo di più in questa fase della pandemia e rischia di finire in zona gialla a causa del numero crescente di ricoveri e di posti occupati in terapia intensiva.
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2021 Riccardo Fucile
LE FIGLIE DI UN PAZIENTE ULTRANOVANTENNE HANNO BLOCCATO LA TRASFUSIONE
«Non date il sangue di vaccinati a nostro padre»: così si sono opposte alla trasfusione di cui aveva bisogno il loro genitore due donne all’ospedale “Infermi” di Rimini. Le figlie del paziente, ultranovantenne e ricoverato in corsia, si sono opposte perché temevano che con il plasma sarebbe stato iniettato al paziente anche l’Rna, la molecola alla base dei vaccini.
Alla fine le due donne non hanno acconsentito alla trasfusione.
«Un caso abbastanza estremo», spiega all’edizione bolognese di Repubblica Rino Biguzzi, medico e coordinatore del comitato Programma ‘sangue plasma’ della Ausl Romagna. «Il percorso della donazione di sangue è sorvegliato a livello locale e nazionale. Ed è sicuro», dice.
«La donazione di sangue è anonima, gratuita, volontaria, sicura – aggiunge Biguzzi – Questi sono i presupposti. E c’è la massima tutela della riservatezza».
Tra l’altro, spiega il dottore, «quella richiesta di informazioni non era supportata da evidenze scientifiche in quanto non c’è alcuna evidenza che con la trasfusione ci possa essere la diffusione del SarsCov-2. Non si trasmette il virus attraverso una trasfusione».
E non si trasmette nemmeno l’Rna: «Il sangue subisce una lavorazione, una minima quantità di plasma è presente, ma questo aspetto riguarda decine di vaccinazioni. Non fa la differenza».
Insomma con il sangue di un vaccinato, non si è vaccinati. In ogni caso la trasfusione di sangue non rappresentava una teoria salva vita per il 90enne. Ma serviva «ad accelerare il processo di guarigione, a metterlo in piedi prima. Altrimenti viene fatta una terapia sostitutiva.
«A volte è difficile parlare anche con persone che ritieni abbiano le competenze – conclude Biguzzi. Spesso avanzano risposte preconfezionate, tipo “non sappiamo cosa c’è dentro”, o parlano di “materiale genetico”, temono che “si modifichi il genoma”».
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2021 Riccardo Fucile
IL MUSICISTA AVEVA 80 ANNI
Morto il batterista dei Rolling Stones, Charlie Watts. Aveva 80 anni. “Per una volta,
il mio tempismo è stato leggermente sbagliato” aveva detto con una punta di ironia dopo l’intervento del quale non era stata specificata la natura. Watts aveva fatto sapere di aver bisogno di riposo e di non poter prendere parte alle prove della band che inizieranno tra un paio di settimane. Non si hanno notizie più precise sulle ragioni dell’intervento chirurgico, nel 2004 gli fu diagnosticato un cancro alla gola, che era però riuscito a sconfiggere.
Grande appassionato di jazz, che continuava a suonare parallelamente alla sua attività con gli Stones, Charlie Watts era stato l’ultimo tra i componenti ad unirsi alla band.
Si era fatto le ossa suonando nei locali a Londra nei primi anni Sessanta esibendosi al fianco di Alexis Korner. Fu soltanto nel gennaio del 1963 che egli si unì alla band di Mick Jagger, Keith Richards, Bill Wyman e Brian Jones, per rimanervi poi fino alla sua morte.
Le radici
Nato nel 1941, Watts era cresciuto nel quartiere di Wembley, nella parte Nord-Ovest di Londra, e si era poi trasferito nel sobborgo di Kingsbury. La sua prima passione musicale fu il jazz americano, dallo swing al bebop, che seguiva da adolescente suonando sui dischi con il primo kit di batteria che gli era stato regalato dai genitori. Dopo il diploma alla scuola d’arte aveva trovato i primi lavori da grafico e intanto si esibiva con piccole band giovanili della scena londinese. Nel 1962 si unì ai Blues Incorporated di Alexis Korner che suonava rhythm and blues, suonando tra l’altro al fianco del bassista dei Cream, Jack Bruce. Grazie a Korner incontrò Brian Jones, che sarebbe poi entrato negli Stones e che in quel momento si esibiva anche con i Blues Incorporated. Tra i loro estimatori c’erano anche Mick Jagger e Keith Richards, che talvolta si unirono a loro.
Dopo qualche mese Jagger e Richards formarono i Rolling Stones, Watts si unì nel 1963. “Era solo l’ennesima band a cui mi univo, in quel momento ero in tre differenti formazioni” ha spiegato Charlie Watts.
Iniziò dunque in maniera informale, “provavamo tanto, Brian e Keith non andavano mai lavorare, così suonavamo accompagnando i dischi di altri per tutto il giorno, e facevamo una vita bohemienne. Mick in quel momento frequentava l’università. Ma pagava comunque l’affitto”.
Lo stile
Alla batteria, gli altri batteristi facevano sfoggio di kit. Non Watts che ha sempore continuato a usare i suoi quattro tamburi canonici. Un minimalismo che lo ha sempre contraddistinto, sin dal disco di debutto degli Stones nel 1964. “Non mi sono mai piaciuti gli assoli di batteria”, spiegò, “ammiro chi sa farli, ma preferisco la batteria che suona per la band. La sfida con il rock’n’roll è essere regolari, il mio obiettivo è creare un sound che balla, che salta e sobbalza”.
Con il suo particolarissimo timing, il tocco swing, sempre sul tempo pur apparendo sempre fuori centro, Watts era il vero punto di incrocio tra i musicisti degli Stones, libero anche di tenere il tempo a prescindere persino dal bassista Bill Wyman. Ha sempre continuato a studiare jazz, per tutta la vita, e amava dire “Non sapevo niente di R&B, per me il blues era Charlie Parker quando suonava lentamente”.
Uno dei suoi modelli era il batterista e band leader americano Chico Hamilton. Andando ad abitare con Richards e Jagger nel leggendario appartamento londinese di Edith Grove, Watts verrà introdotto dagli altri Stones al blues e al rock’n’roll nascente. Keith Richards l’ha sempre stimato moltissimo, considerandolo ancora oggi “il miglior batterista con cui abbia mai suonato”.
La passione per il jazz
Accanto alla sua attività negli Stones Charlie Watts, ha pubblicato alcuni album da solista proprio in ambito jazz. La sua passione per Charlie Parker in particolare lo portò nel 1964 a realizzare un album tributo a Parker intitolato High Flying Bird.
Poi nel corso degli anni Settanta ha affiancato il pianista degli Stones Ian Stewart nella band Rocket 88, con altri giovani jazzisti come Evan Parker e Courtney Pine. Poi nel corso degli anni Novanta Watts Quintet ha pubblicato una serie di album con un quintetto.
Nel 2000 la collaborazione con il batterista Jim Keltner nel The Charlie Watts/Jim Keltner Project (2000), un progetto di musica tribale ed elettronica. Si segnalano anche un album live registrato nel tempio londinese del jazz, il Ronnie Scott’s, con il suo Charlie Watts Tentet. Dal vivo si è esibito nel 2010 con la ABC&D of Boogie Woogie, una formazione nella quale suonavano i suoi amici Dave Green al basso, e i pianistri Axel Zwingenberger e Ben Waters.
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2021 Riccardo Fucile
CROLLO PALAZZINA A TORINO, E’ STATO IL PRIMO A CORRERE A PRESTARE SOCCORSO
“Ho visto l’esplosione e sono andato correndo”, parole semplici quelle di Nasìf. L’accento ci tiene che sia pronunciato sulla i mentre risponde ai microfoni un po’ trafelato ma in buone condizioni.
E’ stato tra i primi lui ad intervenire subito dopo la tragedia di via Bramafame, dove una palazzina è esplosa improvvisamente intorno alle 8:55.
“C’erano cinque persone, ho visto la bomba e sono andato correndo – racconta l’operaio che in quelle ore stava lavorando nei pressi di via Bramafame – C’erani tre uomini, una donna e il figlio. Io sono riuscito a tirarne uno fuori dalle macerie. Parlavano, erano coscienti”.
Quando è arrivato sul posto la palazzina era appena esplosa, c’erano cinque persone da salvare. Lui è riuscito a trarne in salvo solo una, le altre sono uscite grazie all’intervento dei vigili del fuoco.
Un portavoce di Italgas è intervenuto per chiarire il ruolo dell’azienda e fa sapere che “l’immobile non era servito dalla rete di distribuzione cittadina del metano. Si esclude, dunque, che l’eventuale dispersione possa essersi originata da impianti del gas gestiti dall’azienda”.
La causa dell’esplosione sarebbe dunque una bombola.
(da NextQuotidiano)
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