Destra di Popolo.net

L’80% NON BASTA, SERVE ALMENO IL 90% DI VACCINATI E NON E’ DETTO CHE BASTI

Settembre 6th, 2021 Riccardo Fucile

GALLI: “L’OBBLIGO ARRIVEREBBE TROPPO TARDI, SERVE L’ESTENSIONE IMMEDIATA DEL GREEN PASS”

L′80 per cento non basta più. Il target fissato per la copertura vaccinale in Italia risulta adesso troppo generoso, alla luce dell’invasività della variante Delta.
Attualmente nella penisola il 71,65% della popolazione over 12 ha completato il ciclo delle somministrazioni anti covid: a 8 punti dal traguardo, l’asticella si alza.
Il governo fissa l’obiettivo al 90% e per raggiungere la quota si valuta di imporre l’iniezione.
“Speriamo di ottenere l’obiettivo del 90%, altrimenti bisognerà prevedere l’obbligo alla vaccinazione”, ha dichiarato Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, in un’intervista al Messaggero.
90 è una percentuale che ricorre. Nove su dieci sono anche i non vaccinati che occupano le terapie intensive, secondo i dati riferiti da Giovanni Migliore, Presidente della Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere.
Da qui si spiega la necessità di spingere più persone a prenotare un appuntamento con Pfizer e soci.
“I vaccinati hanno possibilità nettamente inferiori di infettarsi”, spiega ad Huffpost Massimo Galli, direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, “Tuttavia la Delta è una variante molto diffusiva, in grado di contagiare anche gli immunizzati, pur non causando sintomi gravi tali da portarti in ospedale, se non eccezionalmente”.
In questo stato di cose, l’immunità di gregge di cui tanto si era parlato diventa irraggiungibile, perché “la variante sfugge al controllo del vaccino. Questo è il motivo per cui non ti puoi accontentare di un numero seppur alto, ma non sufficiente di vaccinati”.
E se il 90% dovesse essere raggiunto? Alessio D’Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio, propone in quel caso di riaprire tutto ed eliminare il Green Pass. “Una volta tagliato il traguardo, consentiamo alle Regioni virtuose di riavvicinarsi alla normalità. Io guardo con molto interesse alla Danimarca”, ha dichiarato al Messaggero. Copenaghen riaprirà tutto il 15 settembre dicendo addio al lasciapassare vaccinale. “Perché non possiamo farlo pure noi?”. Ovviamente “si tratta di decisioni che deve prendere il governo”, precisa l’assessore.
Troppo ottimismo, secondo il professor Galli, che precisa: “Se il 90% arriverà a garantirci la sicurezza lo diranno i fatti”.
Anche questo target potrebbe essere insufficiente, dunque. Lo chiarisce lo stesso Roberto Speranza, che in un’intervista al Corriere ha specificato che “potremmo trovarci in difficoltà anche con più del 90% di vaccinati”.
Una questione di cui ci si dovrà occupare poi, ora il problema è incentivare le persone a infoltire il bacino degli immunizzati e il piano “obbligo vaccinale” sembra essere la soluzione finale, di cui tutti vorrebbero fare a meno, ma senza escluderne la necessità. “Non ho obiezione ideologica nei confronti dell’obbligo vaccinale”, dice Galli, tra i favorevoli, “Nell’interesse collettivo può essere imposto. La libertà nostra finisce dove comincia quella degli altri, la sicurezza collettiva prevale sulla valutazione individuale. Tuttavia per imporre l’obbligo ci vogliono settimane o mesi. Al di là di prospettare questa soluzione, dobbiamo prevedere strumenti più immediati”.
L’estensione del green pass, ad esempio. Con il ritorno in ufficio di settembre, aumentare ulteriormente i luoghi per i quali è necessaria la certificazione verde, potrebbe bastare a persuadere le persone.
“Le condizioni di sicurezza esigono che chi frequenta i luoghi affollati in qualche modo dia garanzie di non contagiare nessuno. Quindi, il Green pass è una misura che va esattamente in questa direzione. Quindi, ne prevedo un’ulteriore estensione”, ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti.
Galli sottolinea l’importanza di cercare soluzioni rapide, ma le misure adottate al momento stanno già sortendo effetti visibili: “Tranne che in alcune situazioni sparse nel paese, io non credo che questo autunno possa essere anche solo lontanamente comparabile a quello dell’anno scorso. È inevitabile che le prossime settimane porteranno delle preoccupazioni, ma non ci saranno gli effetti deleteri come il 2020. Non possiamo sperare che di punto in bianco tutto si sistemi, perché il virus sta circolando, più di quanto si registri”.
(da Huffingtonpost)

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E ADESSO IL GREEN PASS VA BENE ANCHE ALLA LEGA: SALVINI HA PAURA CHE SI SPACCHI IL GRUPPO PARLAMENTARE E FA LA SOLITA FIGURACCIA

Settembre 6th, 2021 Riccardo Fucile

VINCE LA LINEA GOVERNISTA DI GIORGETTI, ZAIA, FEDRIGA E FONTANA

La Lega è troppo divisa al suo interno per intestarsi una battaglia parlamentare con il coltello tra i denti contro il decreto Green Pass, ora in discussione nell’Aula della Camera.
Basti pensare che c’è chi come il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti immagina un’estensione del certificato verde e chi, come Claudio Borghi, minaccia di non votare la fiducia qualora il governo dovesse decidere di blindare il provvedimento.
Per questo motivo i toni di Matteo Salvini nelle ultime ore sono cambiati. Ha capito che il suo gruppo parlamentare non ne uscirebbe compatto.
La stessa convinzione la coltivano a Palazzo Chigi, dove nelle stanze del piano nobile, si guarda con soddisfazione alla ritirata del capo leghista.
E se prima si pensava di dover porre la fiducia sul decreto Green pass adesso si seguirà la strada più pianeggiante e meno tortuosa, dal momento che sono venute meno le tentazioni ostruzionistiche da parte di Matteo Salvini che oltretutto avrebbero creato frizioni plateali con l’ala governista della Lega.
Già delle prime ore della giornata si è visto il cambio di passo.
Durante la discussione generale sul provvedimento si sono iscritti a parlare dodici deputati, di cui cinque di Fratelli d’Italia.
Dai parlamentari della maggioranza della maggioranza non sono arrivati interventi a sfavore né si prevede una valanga di emendamenti. L’atteggiamento del leader della Lega è più mite rispetto al testo, che prevede la proroga dello stato d’emergenza fino al prossimo 31 dicembre e l’obbligo del Green pass, vaccino effettuato o tampone negativo nelle 48 ore precedenti, per accedere nei ristoranti al chiuso, nelle palestre, nei cinema, nei musei e nelle piscine al chiuso.
Il testo prevede anche nuovi criteri per definire i colori delle regioni in base al numero dei contagi di Covid-19, misure per gli eventi sportivi, un fondo per le discoteche e un prezzo calmierato per i tamponi. Resta in vigore l’incidenza dei contagi ma non rappresenterà più il criterio guida per la scelta delle colorazioni (bianca, gialla, arancione e rossa) delle regioni. I parametri principali sono infatti il tasso di occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva.
La battaglia all’interno del governo ma anche all’interno dei partiti di maggioranza ora si sposta sull’obbligo vaccinale su cui Salvini appare irremovibile.
“Noi vogliamo tutelare salute, lavoro e diritti di tutti. Gli italiani stanno rispondendo con buon senso. Non c’è bisogno di obblighi, multe e divieti”.
Altro tema cruciale e imminente, più dell’obbligo vaccinale, è l’allargamento dell’obbligo del Green pass a determinate categorie di lavoratori. Tema che sarà affrontato nella cabina di regia di giovedì tra il premier Mario Draghi e i capi delegazione dei partiti al governo.
E su cui il ministro leghista Giorgetti si è già espresso a favore. Importante per qualsiasi scelta sarà l’esito dell’incontro tra Confindustria e sindacati di oggi.
(da Huffingtonpost)

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QUELLO CHE I MEDIA NON DICONO: LO STATO SI E’ INDEBITATO PER I SUSSIDI ALLE IMPRESE, NON PER IL REDDITO DI CITTADINANZA

Settembre 6th, 2021 Riccardo Fucile

SPUTTANATI 70 MILIARDI A FONDO PERSO PER I “PRENDITORI” CHE NON SANNO CHE FARE IMPRESA COMPORTA IL “RISCHIO D’IMPRESA”, MENTRE AI POVERI (O PRESUNTI TALI) DESTINATI 12 MILIARDI IN DUE ANNI… E LE AZIENDE ITALIANE HANNO FATTO UTILI PER 100 MILIARDI

È da un anno e mezzo che lo Stato italiano si indebita per salvare le imprese, 56 miliardi solo durante il Governo Conte, senza contare quelli stanziati da Mario Draghi, ma il “metadone di Stato” sarebbe il Reddito di cittadinanza
Una manovra imperfetta, per carità, ma che in due anni ha “tolto” allo Stato 12,3 miliardi di euro, briciole paragonate a quello che le imprese hanno preso per fare utili che nulla restituiscono al contribuente.
Perché in Italia il Rdc è quella cosa che i ricchi chiamano “demagogia” ma i poveri chiamano “possibilità di mangiare due volte al mese la carne”.
Il forum Ambrosetti tenutosi a Cernobbio nella giornata del 5 settembre che ha visto Matteo Salvini e Giorgia Meloni tornare sorridenti e affiatati è stato un continuo affondo al Reddito di Cittadinanza. Metadone di Stato, lo ha chiamato la leader di Fratelli d’Italia, “quei soldi diamoli alle imprese”, le ha fatto eco il segretario della Lega.
Strana davvero la matematica, quando si usano due pesi e due misure.
Dati Istat alla mano, da quando è scoppiata la pandemia, le aziende italiane hanno accumulato un tasso di risparmio notevole, oltre 100 miliardi, che però non sono stati investiti nelle produzioni e nelle assunzioni ma sono stati dirottati in gran parte nei beni immobili e nella finanza.
In tempi di crisi, si sa, meglio investire nel mattone e giocare in borsa che sostenere l’economia a partire dai lavoratori. Tanto a loro ci pensa la Cig dello Stato, oltre 18 miliardi.
A costo di fare i conti della serva, vale la pena passare in rassegna qualche esempio per capire come il “Sussidistan”, il Paese dei balocchi teorizzato dal Presidente di Confindustria Carlo Bonomi lo scorso autunno, esista, sì, ma più per i capitani d’impresa che per i poveri disgraziati.
Pensiamo al settore dei trasporti, il più colpito dalla pandemia, almeno sulla carta.
Contro ogni previsione, Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori), la società che gestisce Italo, diretta concorrente di Trenitalia, ha chiuso il 2020 con un utile di 31,9 milioni. Una cifra minore ai 151,4 milioni di guadagno del 2019, ma comunque utile.
Questo grazie ai 141 milioni di contributi pubblici, senza i quali l’azienda non soltanto non avrebbe fatto utile, ma avrebbe chiuso in rosso.
Senza i sussidi dello Stato, che l’azienda ha ottenuto come compensazione dei danni economici subiti per la pandemia in virtù del Decreto Rilancio e ha conteggiato tra i ricavi, il margine operativo lordo sarebbe mai riuscito a restare positivo, con 111,1 milioni di euro.
E per ottenere i sussidi dello Stato, l’amministratore delegato di Ntv, Gianbattista La Rocca, e il vicepresidente esecutivo, Flavio Cattaneo, si sono battuti a lungo, hanno fatto il diavolo a quattro, nel pieno del loro diritto.
Nessuno si è sognato di dare loro dei profittatori, dei furbetti, o peggio dei parassiti, come invece capita con chi ha ottenuto il Reddito di cittadinanza o lo richiede a gran voce vedendosi escluso.
E che dire di Alitalia, tre miliardi di euro di sussidi solo nel 2020 grazie Decreto sostegno all’economia, l’equivalente del fatturato 2019 di Alitalia, per foraggiare una mini-compagnia, “Alitalia-Ita”, che dice di voler decollare il prossimo 15 ottobre con circa 2.800 dipendenti, con esuberi immediati di oltre 7.350 se si fa una rapida sottrazione tra la compagnia in amministrazione straordinaria e il numero minimo dei futuri assunti da “Alitalia-Ita”.
Tre miliardi per salvare ancora Alitalia ma non i suoi lavoratori e 1,5 miliardi per “salvare” la scuola, intesa come asilo, elementari, medie, superiori, università e ricerca.
Alla scuola, al “futuro del Paese” è andata la metà dei soldi che si è presa Alitalia. Perché in Italia ormai ci piace volare basso. E criticare il Reddito di cittadinanza, che sicuramente ha difetti evidentissimi (importi troppo bassi, maglie troppo strette a causa dei cavilli dell’ISEE), pochi controlli per stanare chi percepisce il Rdc e lavora in nero, “tutor” rivelatisi insufficienti, eccetera.
Una manovra imperfetta, per carità, che in due anni ha “tolto” allo Stato 12,3 miliardi di euro (dati Inps), briciole rispetto a quello che le imprese hanno preso per fare utili e investimenti che nulla, assolutamente nulla, restituiscono al singolo contribuente.
Una manovra imperfetta, per carità, che tuttavia, secondo uno studio della Caritas, ha consentito a oltre la metà delle famiglie che lo hanno percepito di superare la soglia di povertà.
Una manovra imperfetta, per carità, che ha arricchito furbacchioni, ma pure un milione e mezzo di famiglie, dove nel 17% dei casi vive un disabile e per un terzo vivono dei minori.
Una manovra imperfetta, per carità, che con un importo medio di 586 euro ha cambiato la vita non a tutte, ma ad alcune persone.
Perché nel dibattito pubblico il Reddito di cittadinanza è quella cosa che i ricchi chiamano “demagogia”, i poveri chiamano “possibilità di mangiare due volte al mese la carne”.
Altro che abolito, il Reddito di cittadinanza va migliorato e ampliato.
(da agenzie)

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COME IL GOVERNO PENSA DI MODIFICARE IL REDDITO DI CITTADINANZA: MENO SOLDI AI SINGLE, PIU’ AIUTI A CHI HA FIGLI

Settembre 6th, 2021 Riccardo Fucile

MA IL PROBLEMA VERO E’ CHE SE FOSSE DATO SOLO A CHI SPETTA REALMENTE CI SAREBBERO FONDI PER TUTTI… POCHI CONTROLLI FAVORISCONO I FURBETTI

Il governo sta per approvare una serie di modifiche al reddito di cittadinanza per come è strutturato ora.
Quello che non ha funzionato – si legge sulla Stampa – è la parte legata all’individuazione di nuovi posti di lavoro: ancora oggi infatti ci sono 750mila percettori dell’Rdc che aspettano una nuova occupazione.
Uno dei punti più critici dell’attuale struttura dell’Rdc riguarda le famiglie con figli minori, che, rivelano le statistiche, sono quelle che soffrono di più le condizioni di povertà.
E quindi uno dei primi correttivi allo studio da parte dei tecnici riguarda proprio questa voce.
Stando agli ultimi dati, riferiti a luglio, il reddito di cittadinanza è andato prevalentemente ai single (il 44% dei beneficiari) mentre le famiglie numerose sono appena il 7,7% della platea degli assistiti.
In pratica hanno ricevuto il sussidio 610.683 famiglie composte da una sola persona e 106.783 con cinque componenti.
Tra i temi sul tavolo dei tecnici del ministero del Lavoro – prosegue la Stampa – ci sono anche le disparità territoriali in termine di costo della vita.
È indubbio infatti che nelle regioni del Nord il costo della vita sia più alto che nei picoli centri del Mezzogiorno, mentre gli importi degli assegni a parità di condizioni economiche e composizione del nucleo, sono identici in tutte le aree del Paese.
Per rimediare anche a quest’altro problema, si sta pensando di prevedere un valore diverso della parte del reddito legata all’affitto a seconda della residenza.
Potrebbe essere rivista anche la parte legata alla prova dei mezzi per ottenere il beneficio limitandola all’Isee che contiene in sé già la valutazione del patrimonio e del reddito.
(da agenzie)

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GIORGETTI CONTRO LA RETORICA DI SALVINI: “GREEN PASS NECESSARIO PER LA RIPRESA ECONOMICA”

Settembre 6th, 2021 Riccardo Fucile

“DOBBIAMO GARANTIRE CONDIZIONI DI SICUREZZA”

Una smentita a tutto tondo dopo giorni e giorni di retorica salviniana. Una Caporetto per Capitan Nutella.
“Con la ripresa delle attività economiche dobbiamo garantire condizioni di sicurezza e queste esigono che chi frequenta luoghi affollati deve dare garanzie di non contagiare nessuno. Quindi il green pass è una misura che va in questa direzione e ne prevedo una ulteriore estensione”.
Cosi il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, a margine del Salone del Mobile.
Le crisi aziendali
“Per quanto riguarda la vicenda Giannetti, io spero che ci siano delle possibilità nuove di lavoro e occupazione, più in generale quello che stiamo cercando di fare come governo è quello di creare dei processi per cui le chiusura aziendali non potranno essere evitate ma le procedure con cui queste avvengono siano inserite in un contesto di regole e garanzie per tutti”
“Tra qualche giorno – ha detto – forniremo una soluzione compatibile per poter tener conto di tutti gli interessi in gioco”.
(da agenzie)

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“SCIMMIA DI MERDA, IMPICCATI”: INSULTI E MINACCE DEI NO-VAX ALLA GIORNALISTA MARIANNA APRILE

Settembre 6th, 2021 Riccardo Fucile

SU LA7 AVEVA PARLATO DELLA OBBLIGATORIETA’ DEL VACCINO

La “democrazia” dei no vax passa dai social, con messaggi privati (ma anche commenti pubblici) che vengono scaricati con una rabbia dialettica – senza il minimo filtro – contro chi parla di Green Pass e obbligo di vaccini (tema su cui sta riflettendo anche il governo).
L’ultima a finire nel mirino degli anti-vaccinisti è stata la giornalista Marianna Aprile “rea” di aver espresso il proprio parere durante il suo collegamento con In Onda, la trasmissione andata in onda su La7 lo scorso 3 settembre.
Il tutto per essersi espressa sulla possibilità di introdurre un obbligo vaccinale e sulla fetta – ancora consistente – di quelle persone che ancora non si sono sottoposti all’immunizzazione.
“Coi complottisti non ci può essere dialogo e confronto, sono come una tifoseria calcistica. E’ lì che si giocherà la partita dell’obbligo vaccinale: se la fetta dei no-vax rimarrà consistente, nell’ordine dei 3 milioni, non ci sarà alternativa all’obbligo”.
Un parere, un suo pensiero legittimo. Non certamente una decisione da parte del governo.
Eppure il mantra democratico dei no vax (no, in questo caso non si può parlare di “scettici sul vaccino) prosegue con i classici cliché della violenza dialettica.
Insulti e minacce di morte, con i social network a fare da sfondo a questi deliri: così prosegue l’attacco dei no vax nei confronti di giornalisti e operatori dell’informazione. Perché spesso quell’insofferenza che emerge dal mondo digitale si ripropone anche nella vita reale:
Nei giorni scorsi – tra i tanti esempi – la manifestazione sotto la redazione di Libero quotidiano e l’aggressione nei confronti dell’inviato di Repubblica a Roma.
(da agenzie)

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LA CANDIDATA DELLA LISTA DI MICHETTI NON SOLO NO-VAX MA ANCHE ANTISEMITA

Settembre 6th, 2021 Riccardo Fucile

“SPERANZA E’ UN EBREO CHE RISPONDE AGLI ORDINI DEI SUOI PADRONI EBREI”: SIAMO AL DELIRIO SOVRANISTA

Complottista, negazionista sui vaccini, antisemita e in corsa per il Campidoglio per sostenere il candidato di destra Michetti, che tra una citazione di Ottaviano Augusto un elogio degli antichi romani non si sta facendo mancare nulla in quanto a candidati improbabili.
Nel caso Francesca Benevento, consigliera al XII municipio di Roma, ora nel gruppo Misto (“Ma sono vicina a Rinascimento con Sgarbi”) già del M5s ma che ha lasciato il Movimento fin dal 2019.
La signora è nota per le sue affermazioni incredibili e indicibili. “La pandemia è stata pianificata per decenni, tutto è stato orchestrato con frodi di massa, corruzione globale, censura senza precedenti ed estrema corruzione nei media e nei governi”.
“Speranza è un ebreo che risponde agli che risponde agli ordine dei suoi padroni, di origine ebraica, quelli che hanno creato la dittatura sanitaria in Israele, e ora vogliono fare lo stesso qui”.
Nei suoi ultimi post, su Facebook, non ha nascosto la sua idea sul covid e il suo antisemitismo: “Dietro tutto quello che stiamo vedendo c’è la McKinsey, che ha formato sia l’ebreo askenazita Speranza, che il ministro Colao”.
“Il vaccino è illegale perché le cure esistono ed il Comitato scientifico è chiamato a ritirare il vaccino secondo il regolamento dell’UE 507/2006 – assicura Benevento
Anche Bill Gates sta giocando sporco: “ha venduto l’antivirus per i computer, dopo aver creato i virus informatici, ora sta facendo lo stesso con il covid”.
Il risultato è che “fanno di tutto per spaventare la gente, si è creato un regime fascista e nazista, la gente teme il peggio e si fanno inoculare anche i veleni”.
“Le opinioni espresse in passato sui social da Francesca Benevento su Speranza, di cui non ero a conoscenza, non rappresentano il mio pensiero, lo spirito della lista che porta il mio nome e le idee dei partiti di coalizione.Mi dissocio da ogni parola e agirò di conseguenza”. Lo scrive sui social Enrico Michetti, candidato sindaco del centrodestra a Roma, in merito alle affermazioni della candidata nella sua lista.
I commenti sotto al suo post criticano il tempismo di questa decisione: “Ora vi scusate? E menomale che faceva parte della sua lista personale..”, si legge.
“Se questo è il frutto della selezione (?) dei candidati consiglieri non oso pensare agli assessori!”, sempre in un altro commento.
(da agenzie)

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LA NO-VAX FRANCESCA BENEVENTO, CANDIDATA CON MICHETTI A ROMA, CHE NEGA IL COVID E CREDE ALLA CALAMITA NEL BRACCIO DEI VACCINATI

Settembre 6th, 2021 Riccardo Fucile

E’ NELLA LISTA CIVICA DEL CANDIDATO SINDACO SOVRANISTA, UN ALTRO GRANDE ACQUISTO

Candidata a Roma in consiglio comunale nella lista civica di Enrico Michetti.
L’ex grillina Francesca Benevento, nota per le sue posizioni complottiste e negazioniste del Covid, espresse pubblicamente sui suoi canali social, ora è nel gruppo Misto e corre per le comunali del 3 e 4 ottobre insieme a Michetti, che si è candidato a diventare sindaco della Capitale per il centrodestra.
Ma chi è Benevento? E perché sta facendo notizia?
Se si vuole conoscere meglio la «bio architetta, consigliera al Municipio XII Roma» – così recita la sua bio su Twitter – è sufficiente dare una scorsa alla sua bacheca Facebook, strabordante di post no vax e fake news di complotti che rifila ai suoi oltre 5.600 follower.
A partire dalla foto di copertina del profilo con cui nega l’esistenza del Coronavirus, il messaggio che vuole veicolare Francesca Benevento è molto chiaro. «La pandemia è stata pianificata per decenni, tutto è stato orchestrato con frodi di massa, corruzione globale, censura senza precedenti ed estrema corruzione nei media e nei governi».
Secondo l’ex grillina, che ricopre attualmente il ruolo politico di consigliera municipale, gli anticorpi monoclonali altro non sono che un «enorme business per le case farmaceutiche che incassano dallo Stato».
«Un geniale piano diabolico per mantenere saldi i clienti per il futuro. Persone malate a vita, e prese in un circolo vizioso: vaccino – monoclonali – vaccino e ancora monoclonali. Con tutte le patologie che insorgeranno nel frattempo a causa dei farmaci…Per le particolari modalità di produzione gli anticorpi monoclonali hanno costi elevatissimi, tali da far impallidire i vaccini o sieri genici».
Il 27 luglio, sull’ondata estiva delle polemiche relative ai vaccini e al Green pass obbligatorio per accedere in ristoranti, bar e cinema, Benevento invitava a ribellarsi:
«Non cadete in trappola, ribellatevi! Non cedete al ricatto o perderete per sempre la libertà, che già gli accondiscendenti stanno facendo perdere a tutti, per poi perdere la vita stessa».
L’architetta ricorda anche il dottor De Donno e spiega ai suoi follower che le ragioni della sua morte sarebbero da ricercare nell’avere criticato vaccini e monoclonali e nell’essersi messo contro Bill Gates.
Quello di Francesca Benevento è un nome che potrebbe mettere seriamente in imbarazzo il candidato sindaco del centrodestra per Roma.
Si pensi che a causa della ripetuta disinformazione veicolata dall’ex grillina, all’inizio dell’estate Facebook ha bloccato il suo profilo, come racconta lei stessa in un post: «Sono stata bloccata per 60gg. Facebook ha tentato di mettermi la museruola (che io non uso) per silenziarmi ed impedirmi di ostacolare la campagna vaxxinale».
Ragione per cui la donna si è spostata su Telegram per continuare la sua propaganda. Qui l’ultima sua condivisione risale a ieri, 5 settembre:
«Il mondo sarà di chi è riuscito a camminare a testa alta, facendo valere i propri diritti senza farsi privare del proprio sistema immunitario. Molti vaccinati (se non muoiono) rimangono invalidi e sterili. Dispiace molto per queste persone che saranno i nuovi schiavi di BigPharma, pensavano in tal modo di avere libertà di movimento, ma vedranno solo ospedali e farmaci».
Sempre su Telegram invita i suoi iscritti (235) a stampare «il Free pass, documento sostitutivo del Green pass per certificare i propri diritti». Se si va un poco più a ritroso nel tempo, si nota come Benevento sia sempre stata autrice di post negazionisti e complottisti. Non è passata inosservata, per esempio, la storia della calamita sottocutanea o il «manifesto del nuovo ordine mondiale»
(da agenzie)

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“C’E’ L’AGGRAVANTE DEL TERRORISMO” NELLA CHAT NO-VAX “BASTA DITTATURE”: FINALMENTE LO STATO SI MUOVE

Settembre 6th, 2021 Riccardo Fucile

NEL SITO CON 40.000 ISCRITTI CI SONO INFORMAZIONI PERSONALI E NUMERI DI TELEFONO DI POLITICI, MEDICI E GIORNALISTI “NEMICI”… SI PROCEDE PER ISTIGAZIONE A DELINQUERE AGGRAVATA DA DELITTI DI TERRORISMO E DIFFUSIONE ILLECITA DI DATI PERSONALI

La procura di Torino ha emesso un decreto di sequestro della chat Telegram “Basta dittatura”, tra gli strumenti di comunicazione di alcuni gruppi No Vax e No Green Pass.
§Dalla struttura legale del social, non è ancora arrivata una risposta ufficiale e nei prossimi giorni potrebbe essere avviata una rogatoria internazionale.
La chat è quella che ha pubblicato, tra i vari riferimenti, i numeri di telefono di Palazzo Chigi, dall’ufficio per la Comunicazione a quello del programma di governo, ma anche di noti virologi e di politici.
Inviato a Telegram, a un portale, quello della “collaborazione volontaria”: così la procura di Torino ha chiesto alla società di messaggistica istantanea di chiudere le chat come “Basta dittature” in cui sono apparse le minacce dei contrari a vaccini e green pass.
Ma ad oggi non è pervenuta alcuna risposta: i canali che secondo l’accusa dovrebbero essere oscurati, restano aperti ed attivi. Nella richiesta di collaborazione con Telegram, che ha sede legale a Dubai, la procura ha spiegato le motivazioni che hanno portato a ritenere grave la situazione.
Quegli elementi cioè che rientrano nell’accusa di istigazione a delinquere aggravata dallo scopo di commettere delitti di terrorismo e dall’utilizzo di strumenti informatici e dall’altra per la diffusione illecita di dati personali su larga scala.
Erano infatti comparsi la foto dell’ufficio del governatore Alberto Cirio e altri dati personali. Una chat con oltre 40mila iscritti, centinaia di commenti, in cui venivano presi di mira, con la diffusione di informazioni personali, politici, medici e giornalisti.
Nuova manifestazione intanto sabato a Torino: un migliaio di contrari all’obbligo vaccinale e al green pass, si sono dati appuntamento alle 20.30 in piazza Castello, guidati dal referente del gruppo “Variante Torino” Marco Liccione.
Se nei prossimi giorni la richiesta della procura continuasse a rimanere senza risposta, l’unica strada sarà quella della rogatoria internazionale. una procedura che richiede tempi lunghi. In queste situazioni è la piattaforma a valutare le richieste delle autorità e stabilire il confine della privacy garantita dalla società con le esigenze di pubblica sicurezza.
Gli investigatori proseguono nell’analizzare le chat alla ricerca di elementi che possano condurre a identificare chi si è reso responsabile di reati e con quale consapevolezza. Un lavoro complesso, alla ricerca di tracce lasciate da chi, pensando di essere invisibile, ha magari commesso qualche errore.
(da La Repubblica)

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