Settembre 20th, 2021 Riccardo Fucile
E’ UN ARTICOLO, NON UNO STUDIO, HANNO LETTO L’AVVERTENZA DELL’AUTORE?
«Il Covid si cura, ecco le prove» titola il quotidiano La Verità nella prima pagina del 16 settembre 2021. Secondo l’articolo, firmato dal direttore Maurizio Belpietro, la prova sarebbe «un imponente studio» della fondazione politica David Hume.
Secondo quanto riportato da La Verità, «con un mix di farmaci si abbattono i ricoveri in ospedale di oltre l’80% e crolla la letalit».
La pubblicazione è stata rilanciata da Giorgia Meloni su Facebook e Twitter: «La fondazione Hume certifica che le terapie domiciliari abbattono drasticamente la mortalità e l’ospedalizzazione da Covid19».
Di fatto non risulta pubblicato in una rivista scientifica. Abbiamo consultato la pubblicazione, riscontrando diverse problematiche, le quali non confermano l’esistenza di una cura contro la Covid.
Per chi ha fretta:
La fondazione David Hume non è una rivista scientifica.
L’articolo è un resoconto di diverse fonti prive di rilevanza scientifica.
L’autore della pubblicazione mette le mani avanti, smentendo la narrativa de La Verità e di Giorgia Meloni.
La cura contro la Covid-19, capace di scongiurare l’insorgere dei sintomi gravi. ancora non esiste. L’articolo della Fondazione non può essere la prova del contrario.§
Nell’introduzione dell’articolo la Fondazione riporta una delle prime teorie già diffuse a inizio pandemia, ossia quella degli integratori contro la malattia:
E non solo vi sono le terapie domiciliari con la loro elevata efficacia (dell’ordine dell’80-85% nell’evitare le ospedalizzazioni), ma anche la prevenzione quotidiana con certi integratori naturali del tutto innocui, che dai primi studi disponibili in letteratura risultano essere quasi altrettanto efficaci nell’evitare i ricoveri di chi si contagia.
Tanto le cure domiciliari fino ad oggi propagandate, quanto l’uso di integratori, non risultano affatto efficaci nel curare la Covid-19.
Come possiamo prendere sul serio tale elaborato? Lo dice lo stesso autore, il quale dichiara di non assumersi la responsabilità in caso di uso improprio del contenuto. Per questo motivo pubblica un’avvertenza, smentendo La Verità e Giorgia Meloni, addossando la responsabilità in caso di una sua errata diffusione.
Riportiamo di seguito l’avvertenza, dove si riscontra che non si tratta di un «maxi studio» che «certifica». L’autore, teniamo a precisarlo, avverte del «rischio e pericolo» a cui incorrerebbe chi prendesse troppo sul serio il testo:
AVVERTENZA. Il presente articolo vuole solo fornire un contributo informato al pubblico dibattito e all’approfondimento personale del lettore su tematiche male o poco trattate dai media, senza alcuna pretesa di sostituire il parere del proprio medico curante e/o di uno specialista. Non deve quindi in alcun modo sostituire il rapporto diretto con i professionisti della salute, cui occorre rivolgersi prima di assumere qualsiasi farmaco. Il lettore è tenuto a rispettare scrupolosamente questa avvertenza. Pertanto, l’Autore non si assume alcuna responsabilità in caso di un uso inappropriato delle informazioni fornite. Chi violasse questo chiaro avvertimento, di conseguenza, lo farebbe a proprio rischio e pericolo».
Le fonti del testo
Smentita la narrativa del Maxi studio, ma di un articolo dal titolo «Tutto quello che non vi dicono sulle cure domiciliari precoci per il Covid-19 (e perché lo fanno)», veniamo al contenuto. Trattandosi di un approfondimento basato su delle fonti, analizziamo queste ultime
Vengono citati alcuni lavori del cardiologo americano Peter McCullough. Questo viene presentato come «editor di due importanti riviste di medicina, nonché uno dei ricercatori più pubblicati nel suo campo, che riguarda il cuore ed i reni». Non sindacheremo su questo. Può essere che sia un notevole cardiologo, ma quando si parla di vaccini cominciano a emergere alcuni problemi.
I colleghi di FactCeck e AFP lo avevano già pizzicato nel fare disinformazione sui vaccini anti-Covid. Sarà anche un autore molto citato, ma non esattamente per le sue competenze in epidemiologia e virologia.
Il piatto forte del «protocollo McCullough» si baserebbe, secondo l’autore della Fondazione Hume, sulla somministrazione precoce di idrossiclorochina e azitromicina. Non è difficile trovare studi – anche su riviste predatorie – che possono suggerirne l’efficacia (come abbiamo visto per l’omeopatia o l’agopuntura), il problema è che si dovrebbe considerare l’intera letteratura in merito.
Per esempio, sull’idrossiclorochina è stata condotta una meta-analisi collaborativa, dove sono stati contattati anche gli autori degli studi in merito, riscontrando che l’uso nei pazienti Covid era associato a un aumento della mortalità, per non parlare della scarsa efficacia complessiva.
L’azitromicina è un antibiotico (non un antivirale), che vediamo spesso proposto assieme all’idrossiclorochina, e presenta altrettante scarse evidenze di efficacia contro la Covid-19, nonostante si possano trovare studi che suggeriscono il contrario, il punto è che non sono rilevanti rispetto al resto della letteratura in merito
A cosa fanno riferimento diverse note dell’articolo?
Degne di nota alcune fonti che difficilmente potremmo trovare in uno studio scientifico peer review:
la n°17 «Dr. Fabio Milani, “Conversazione con Red Ronnie”, YouTube, 31 luglio 2021»;
la n°20 «Magni S., “In Svezia non hanno avuto il lockdown. E stanno meglio di noi”, InsideOver, 4 agosto 2021»;
la n° 27 «Galici F., “Zangrillo smonta l’allarme: ‘Ecco cosa vale più di 1000 tamponi’ “, il Giornale, 17 luglio 2021»;
La n° 26 «Ricolfi L., “Verso la terza dose?“, Il Messaggero, 28 agosto 2021».
Sono davvero tanti gli articoli giornalistici presenti. Otto note in particolare sono delle auto-citazioni che rimandano ad articoli firmati dallo stesso Menichella per la Fondazione Hume: la n° 2; 6; 7; 18; 56; 60; 71; 111. Troviamo anche qualche articolo scientifico non firmato da McCullough, ma niente che confermi in maniera rilevante quanto sostenuto da chi ha condiviso l’elaborato dell’autore
Conclusioni
Non si tratta di un «maxi studio», così come non si tratta affatto di uno studio scientifico. L’avvertenza dell’autore è chiara, ma non sappiamo confermarvi se sia stata pubblicata prima o dopo le pubblicazioni de La Verità e di Giorgia Meloni.
Ricordiamo che la qualità di un articolo scientifico non dipende da quante note vengono inserite, ma dalla rilevanza delle fonti a cui rimanda. Questo inoltre dovrebbe essere sottoposto alla revisione di esperti nel settore, prima di venire pubblicato in una rivista specializzata che ne fornisca autorevolezza.
(da Open)
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Settembre 20th, 2021 Riccardo Fucile
SCELTE FOLLI PER LE AMMINISTRATIVE DETTATE DALLA MENTALITA’ SOVRANISTA
“Il centrodestra è la maggioranza nel Paese!”; “Il popolo siamo noi!”; “Governeremo l’Italia”… l’elenco potrebbe
essere senza fine, la droga della propaganda ormai scorre a fiumi nel campo destro della politica italiana: visioni oniriche, previsioni psichedeliche, miraggi allucinogeni.
Poi c’è la realtà. Una verità delle cose che parla di un centrodestra che va incontro a sicura sconfitta nelle più grandi importanti città italiane: Milano, Roma, Napoli, Bologna… una verità che parla di un centrodestra che non governa il paese esattamente da dieci anni, da quel 16 novembre che vide salire a Palazzo Chigi Mario Monti.
Poi vennero Letta, Renzi, Gentiloni. Poi venne Conte e poi ancora Conte.
Quindi venne Draghi a chiudere il cerchio di una politica debole e impaurita che non riesce a giocare quando il gioco si fa duro, quando è il tempo delle decisioni.
Il centrodestra di oggi non vince e non governa. Questa è la realtà oltre alla nebbia di fuffa e propaganda, oltre alle mille parole e frasi fatte che costruiscono il dogma politico di un centrodestra che deve essere per forza “unito”, di un patto che deve essere per forza “di ferro”, di un’alleanza che deve essere per forza “strategica”.
Il motivo profondo di questa debolezza? A pensarci bene sta proprio in questo atteggiamento muscolare che alla fine dei conti esclude ogni possibilità di scelta qualitativa e programmatica.
Inutile girarci attorno: il centrodestra è diventato a dir tanto un vuoto cartello elettorale che utilizza un marchio pubblicitario senza più essere forza responsabile e di governo, un oligopolio che difende burocraticamente rendite di posizione senza nemmeno provare a creare buona politica.
Chi guadagna da tutto questo? È evidente. Quella destra che non si pone nemmeno il problema di governare il Paese; quella destra estrema e vuota che attraverso il dogma del centrodestra unito e vincente tiene in perenne scacco psicologico la destra di governo, facendole fare le scelte più sbagliate possibili.
Basta pensare a Milano dove non hanno voluto candidare Maurizio Lupi oppure a Bologna dove qualcuno ha messo il veto su Andrea Cangini. Scelte folli dettate da una mentalità perdente di chiusura sovranista. Se si continua così ci guadagnerà sempre quella destra che, paradossalmente, vuole perdere per non governare.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 20th, 2021 Riccardo Fucile
IL CONVENTO DI RONZANO, TRA PROFUGHI AFGHANI E RIDER PAKISTANI, I CONSIGLI DI PADRE BENITO: IL “NUOVO INIZIO” DELLA SARDINA
E menomale che ci vogliono cinque minuti dalla stazione per arrivare al convento di Ronzano, perché Mattia guida il motorino con “le ali sotto i piedi” – ricordate la canzone “ma come è bello andare in giro per i colli bolognesi”? – ecco da queste parti si usa così: “Vedrai che roba – dice Santori alzando pure una mano dal volante per gesticolare – lo chiamano eremo, ma è un’altra cosa: una piccola Babele cosmopolita in cui il Vangelo non si recita, ma si pratica”.
Effettivamente di monastero c’è poco, posto davvero incantevole, che volendo ci si arriva a piedi, magari la prossima volta, da Villa Chigi, un parco sul primo colle, poco fuori porta San Mamolo. I bolognesi doc, fantasiosi sulle parole come immagini, dicono che “da qui si vedono centotre città”, perché una è il comune di Cento, poi Bologna, Modena e, nei giorni di aria tersa, anche Ferrara laggiù, dunque Cento più tre fa centotre: “Ho scelto questo luogo perché è una comunità, si convive con le differenze, con la gestione comune degli spazi, con più culture. E comunità è la parola attorno a cui sono nate le sardine”.
Due settimane fa, grazie anche all’interesse del cardinale Matteo Maria Zuppi, all’eremo è arrivata una famiglia afghana: papà, mamma e una bimba di quattro anni, fuggiti da Kabul. Si sono sistemati negli spazi interni gestiti dalla cooperativa sociale “Domani”, che occupa la parte “nuova” del convento e che accoglie richiedenti asilo e rifugiati. Un paio di pakistani, infradito ai piedi, salutano di rientro da una passeggiata prima di andare a lavorare: “Fanno i rider”.
Dall’altra parte, nel vecchio convento, è arrivato invece Santori, una cella con bagno, tra padre Pietro e padre Benito, gli unici rimasti. E una certa libertà: “Massì, l’altro giorno una mia amica, che aveva una iniziativa nei paraggi, è venuta a farsi una doccia, mica hanno fatto storie”. Sul taccuino annoti: “Clima libertario”.
Beh, insomma, incuriosito dalla decisione di questo giovane di andare tra i preti in piena campagna elettorale, dopo aver scelto di candidarsi al comune nella lista del Pd, ti aspetti una crisi mistica o qualche trovata ad effetto, invece ti ritrovi in una specie di Comune tardo sessantottina: si mangia assieme, messa la domenica, si entra e si esce come si vuole, di giorno un po’ di campagna elettorale, di notte il convento. Questo Santori è veramente un personaggio, con la sua scanzonata normalità, e quell’aria da eterno ragazzo, t shirt e sneakers, che non sai se è studiato o si è scordato di fare la lavatrice.
Padre Benito lo guarda con affetto paterno, ma con la fermezza di chi sa dove può arrivare: “Mattia aveva bisogno di serenità e di accompagnare con la riflessione questa sua scelta, che ha un sapore evangelico”. Boom, forse sull’evangelico il cronista tradisce l’impossibilità: “Beh – prosegue Benito – poteva uscire dai talk e andare in Parlamento, ha scelto l’umiltà dei gesti, candidandosi a Bologna. È ciò che deve fare un buon cristiano, gesti, non parole. L’omelia di stamattina recita: “I discepoli chiedono a Gesù chi è il più grande tra di loro. Gesù: i più grandi sono i più piccoli. Non è potere, ma servizio”. Vabbè, vediamo come va a finire, magari il comune sarà il trampolino per il Parlamento.
Padre Benito è davvero magnetico, con quel suo camicione bianco e lo sguardo che ti scruta, per poi poggiarsi sul castagno più antico di Bologna: “La fede, la politica… Noi non dobbiamo diventare cristiani, ma umani, riscoprire la nostra umanità, del resto se Dio si è fatto uomo qualche significato ce l’ha”.
Mattia ascolta, con l’aria di chi si sente protetto e gratificato: “Ha un bagaglio essenziale – dice l’altro – nel quale questi valori ci sono. Deve imparare a educare e a educarsi dentro le relazioni, la politica è un’arte nobile. Si può fare politica e affidarsi a Dio che abita dove lo si lascia entrare”. Annotazione sul taccuino: sta volando alto, Mattia lo guarda come un vate, all’altro in fondo piace.
Padre Benito la sa lunga, intuisce la curiosità che suscita. E inizia a raccontare quando era un “ateo praticante e un militante di Lotta continua” ma “con una formazione cattolica, al di là del nome che porto che a Sasso Marconi, due passi da Marzabotto non è mica facile”. Poi gli anni delle contestazioni fino alla pallottola che ammazzò Francesco Lorusso nel ’77, momenti di guerra civile, i militanti del Pci schierati sul sacrario dei partigiani in piazza maggiore: “Lì nel dolore di quell’evento, mi sono detto ‘si deve cambiare luogo di partenza’, le istituzioni non si abbattono, entriamoci dentro”.
Assessore a Casalecchio di Reno col Psi, perché più libertario rispetto alla chiesa comunista, ma neanche quello è l’approdo definitivo.
Due fatti lo portano a un nuovo “nuovo inizio”: l’aereo militare che si schianta sul Salvemini, una scuola del suo comune, nel ’90 e la prima guerra dell’Iraq. Inizia da lì un percorso spirituale, gira il mondo “ma mai in aereo”, va in Amazzonia, nei lebbrosari in India, a Lourdes fino al ritorno a Ronzano: “Io – dice Mattia – quando sento padre Benito, le sue omelie, i suoi racconti, sono estasiato, erano trent’anni che aspettavo questo approccio con la fede”.
Il padre “ribelle” e la Sardina. Anzi, i “frati matti”, così li chiamano a Bologna, perché pare che Lotta continua non si sia ancora sciolta. Lasciamo stare padre Pintacuda e i “no global”, ma quella volta Benito la fece davvero grossa quando firmò una lettera di sostegno a Beppino Englaro o, sui giornali, criticò la curia in materia di preghiere islamiche in piazza Maggiore. Si è ritrovato “in esilio in convento a Budrio” per qualche anno: “Sai – dice ora che è tornato a Ronzano – cosa rappresenta Mattia? Una benedizione. Quella sera al Crescentone risvegliò un animo profondo, fu una sorta di 25 aprile”.
È lì che i due si sono conosciuti. Ed è qui che Santori è venuto, per il suo di “nuovo inizio”. È tutto più semplice di come sembra. Lo hanno descritto come una marionetta inventata alla bisogna da Prodi o chissà chi, con chissà quali poteri dietro. E invece il Prof, di persona, non lo ha mai visto. Lo incontrerà per la prima volta nei prossimi giorni: “Ma non scriverlo, mi rovini la sorpresa”. Anche lui ci vede nel talento nel ragazzo, e vuole dargli qualche consiglio, perché conosce l’acqua nella quale si appresta a nuotare.
Insomma, c’è un qualcosa di autentico in quello che fa. E che viene percepito, da molti, come un magma che deve ancora prender forma e va accompagnato: “Guarda – finalmente si scioglie un po’ di più – io con la fede ho avuto alti e bassi, la parrocchia è stata la mia seconda casa. Dopo l’Erasmus, più bassi che alti, e ora sto ritrovando una dimensione, avevo bisogno di riscoprire le radici”.
E un po’ il ragazzo c’ha pure ragione, a prendersela con noi circensi affezionati sempre alla solita giostra, il Pd, Letta, il solito bla bla.
Senza telecamere, è una vita che Mattia fa volontariato, assiste disabili, lavora con gli autistici. Ha pure una associazione, che si chiama Ricotta, il cui motto è “non c’è lotta se non c’è balotta”, che in bolognese significa casino, divertimento.
Secondo me abbiamo parlato di politica finora. Non facciamola lunga, sulle amministrative: si aspettano tutti un risultatone, ma mica è facile con sette liste civiche, più o meno 250 candidati che rosicchiano voti di opinione.
La scommessa è “convincere le sardine che la politica si fa dentro, il Pd che il rinnovamento si porta anche da fuori”. Poco tempo fa definì il Pd “un marchio tossico”: “Qui a Bologna è tutta un’altra storia. Non c’è Renzi, né Calenda, i renziani sono fuori delle liste, in queste scelte di Lepore c’è un elemento di rottura e daremo un’indicazione anche a livello nazionale”. L’ultima omelia su cui ha preso appunti è la lettera di San Giacomo Apostolo: “Mostrami la tua fede senza le opere, io ti mostrerò la mia attraverso le opere”. È già arrivato il momento di scendere dall’eremo, per le opere.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 20th, 2021 Riccardo Fucile
MARIANO AMICI ORA SI DARA’ ALLA POLITICA… L’ASSESSORE D’AMATO: “CHI E’ PAGATO DAI CONTRIBUENTI DEVE RISPETTARE LE REGOLE”
L’assessore alla sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, ha cominciato la sua battaglia contro i medici no-vax.
Troppo poco distante la stagione del freddo per potersi permettere moti garibaldini tra i sanitari. “Il medico di medicina generale Mariano Amici, è stato sospeso, senza stipendio, dal servizio dalla competente Asl territoriale poiché, nonostante i ripetuti solleciti, non ha voluto sottoporsi alla vaccinazione” anti-Covid, “contravvenendo all’articolo 4 del Dl 44 del 2021”, scrive D’Amato.
“Leggo che il dottor Amici ha depositato il simbolo di ‘Amici per l’Italia’, ora avrà sicuramente più tempo da dedicare a questa sua nuova avventura. Chi lavora per il Servizio sanitario e ha lo stipendio pagato dai contribuenti deve rispettare le regole. Ora attendiamo gli esiti dell’istruttoria aperta presso l’Ordine dei medici di Roma che ha titolo, in prima istanza, di giudicare deontologicamente la posizione del dottor Amici”.
Erano mesi che il Dottor Amici aveva ingaggiato una vera e propria battaglia contro il sistema paese. Andrea Crisanti nel corso dello scorso giugno si era espresso molto duramente contro il collega, “Non ho mai sentito così tante stupidaggini in così poco tempo – aveva commentato il virologo -. Ognuno è libero di dire quello che pensa ma le misure di sanità pubblica non dipendono da scienza e coscienza, dipendono da decisioni di sanità pubblica. Quindi se bisogna fare la vaccinazione, si fa. Non c’è interpretazione”.
Nel corso di uno dei suoi tanti interventi aveva poi rilanciato un messaggio con le consuete basi scientifiche di cui i no vax si armano molto spesso: la positività al Coronavirus del Kiwi.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2021 Riccardo Fucile
IN UNA SETTIMANA GIA’ 200 CLASSI E 5.000 STUDENTI SONO I QUARANTENA, CAUSA COVID
C’è chi è tornato in classe solo il primo giorno. Poche ore di lezione in presenza e poi di nuovo a distanza, causa Covid.
Oltre 200 classi in varie regioni italiane, più di 5 mila studenti, dalla scuola materna alle superiori. Senza contare due regioni, Puglia e Calabria, che aprono le scuole solo oggi.
La prima settimana del nuovo anno scolastico ha già smentito il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, che non più tardi di dieci giorni fa aveva assicurato: «La Dad è finita».
E invece, pronti via, il numero delle classi finite in quarantena è lievitato. «Inevitabile – sospira il presidente dell’Associazione nazionale dei presidi, Antonello Giannelli – ed è ovvio che aumenteranno, visto che in Italia ci sono 400 mila classi con una media di 20 alunni ciascuna». Di queste, secondo i dati del ministero dell’Istruzione, circa 12 mila sono sovraffollate.
Quelle in cui quest’anno non sarà rispettato il metro di distanza tra gli studenti, in virtù della deroga prevista dal Comitato tecnico-scientifico, sono molte di più, soprattutto alle superiori.
Ed è lì che il virus può colpire più facilmente, come pure nelle scuole dell’infanzia ed elementari, dove i bambini non sono (perché non possono) essere vaccinati. In Alto Adige, dove le lezioni sono iniziate il 6 settembre, le classi in quarantena sono 35, con una settantina di casi positivi. Solo tra le province di Milano e Lodi la didattica a distanza è già scattata per 37 classi e un migliaio di studenti.
A Torino hanno dovuto abbandonare i banchi 380 bambini e ragazzi, suddivisi in 17 classi in isolamento. In Veneto sono decine le classi in isolamento, una trentina solo in provincia di Padova, 11 in quella di Treviso e altre sparse tra Vicenza, Verona e Venezia. In Emilia-Romagna centinaia gli studenti in Dad, da una prima media di Vignola, in provincia di Modena, a una classe elementare in provincia di Ferrara.
Lezioni in presenza sospese anche in 5 sezioni della provincia di Piacenza, in 13 della zona di Rimini e in sei scuole di Bologna: tre primarie, una media, una materna e un nido. Tra chi è tornato subito davanti al computer anche una quarantina di alunni a Salerno e nove classi in Abruzzo, per un totale di quasi 150 studenti. Un caso si è registrato anche in Sardegna, in una scuola primaria di Ussana, vicino a Cagliari.
A Roma e provincia siamo già a quota 50 classi in Dad e più di mille studenti a casa, con licei importanti coinvolti, dal classico Kant allo scientifico Newton, dove la preside è Cristina Costarelli: «L’anno scorso avevamo cominciato con le quarantene a metà ottobre, ora nemmeno siamo partiti ed ecco qua», dice, raccontando di aver «segnalato noi alla Asl i casi di positività, dopo che ci hanno avvisato i genitori, ma in teoria dovrebbe avvenire il contrario».
In qualità di presidente dell’Associazione presidi del Lazio, Costarelli sottolinea le criticità nella gestione delle quarantene, che «prima era in carico alle Asl e ora è passata ai medici di base, senza che noi dirigenti venissimo informati», con il rischio di «difformità e rientri a scuola alla spicciolata». Gli studenti, infatti, potranno rientrare in presenza dopo aver presentato un certificato medico di avvenuta negatività al Covid, «ma così ci si basa sulle difese immunitarie del singolo e non su protocolli standard uguali per tutti».
Del resto, non è uguale per tutti nemmeno il periodo di isolamento domiciliare: 7 giorni per i vaccinati, 10 giorni per i non vaccinati, fino a 14 giorni per chi rifiuta di sottoporsi al tampone di controllo. «Così c’è chi torna in classe prima e chi dopo, con evidenti problemi per i docenti nell’organizzare la didattica – spiega Costarelli -. Se le le regole restano queste, si rischia di andare peggio dello scorso anno, nonostante i vaccini».
L’idea di adottare il modello tedesco, mettendo in isolamento non tutta la classe, ma solo la persona positiva e i suoi contatti strettissimi, ad esempio i compagni di banco, permettendo il ritorno in presenza degli altri studenti se negativi al test, non trova molti sostenitori.
Dal ministero della Salute dicono che questa ipotesi «non viene presa in considerazione» e anche Costarelli ha parecchi dubbi: «Per una strategia del genere servirebbe un’efficienza nel tracciamento molto superiore – avverte – oppure si potrebbe pensare una durata ridotta della quarantena per i vaccinati, ma le indicazioni devono darle le autorità sanitarie».
Anche perché il compromesso non è agevole: «Sulla quarantena si scontrano esigenze contrapposte – spiega Giannelli -, meno giorni sarebbe meglio per la didattica, ma uniformare è un’esigenza sanitaria. Servirebbe un contact tracing più rigoroso, ma è difficile perché le Asl non hanno personale sufficiente per analisi così approfondite». E, allora, bentornata Dad.
(da La Stampa)
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Settembre 20th, 2021 Riccardo Fucile
“DOBBIAMO VACCINARE IL PIU’ POSSIBILE, IN PARTICOLARE GLI OVER 50”
Il presidente della Fondazione Gimbe parte dai dati della pandemia: “La situazione
dal punto di vista epidemiologico è in miglioramento, per la seconda settimana consecutiva scendono i casi settimanali e si registra una piccola flessione nel numero dei pazienti ricoverati sia in terapia intensiva, sia in area medica- ha affermato Cartabellotta- Ovviamente siamo ancora in una situazione di pandemia in cui ci sono delle incognite, ci sono dati ancora non chiari ad esempio sul calo di efficacia della vaccinazione e poi siamo in una fase in cui tra cambio di stagione e rientro di tutti gli italiani al lavoro, per questo il governo ha preso le sue decisioni sull’obbligo di Green pass. Il vaccino non sterilizzante e la durata della copertura vaccinale non è eterna, per questo dobbiamo vaccinare il più possibile la popolazione, in particolare gli over 50, quelli non ancora vaccinati rischiano di rappresentare il tallone d’Achille nella stagione autunnale-invernale”.
Sull’uso delle mascherine: “In questa fase i mezzi di distanziamento fisico e l’utilizzo della mascherina rappresentano strumenti integrativi rispetto alla vaccinazione. Siamo di fronte ad una variante Delta che è molto contagiosa e che dal punto di vista delle modalità di contagioè accertato che avviene attraverso aerosol, se nei luoghi chiusi non ci sono sistemi di areazione adeguata anche con la mascherina può avvenire il contagio, figuriamoci senza. E’ evidente che anche in una classe scolastica dove tutti sono vaccinati il rischio contagio non è zero, quindi è importante tenere sempre la mascherina. Non ci possiamo permettere di abbassare le misure di precauzioni ora”.
Sulla terza dose: “I dati di Israele sono confortanti. E’ ragionevolmente certo che il vaccino simile a quello dell’influenza: la durata è limitata nel tempo e le varianti rendono necessario fare dei vaccini diversi ogni anno. Al momento le autorità internazionali stanno puntando a non esagerare con la somministrazione di terze dosi per fare in modo che venga aumentata la copertura vaccinale nei Paesi più poveri. Ci sono troppe discrepanze tra la copertura vaccinale dei Paesi ricchi e quella dei Paesi poveri, questo rischia di far generare nuove varianti”.
(da Globalist)
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Settembre 20th, 2021 Riccardo Fucile
“DOBBIAMO VENDERE L’AUTO PERCHE’ NON CI E’ RIMASTO NIENTE”… POI CI SI MERAVIGLIA PERCHE’ I FIGLI DIVENTANO DELINQUENTI
Simonetta Di Tullio, la madre dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi, accusati di aver ucciso Willy Monteiro Duarte, non ha mai parlato con i media dopo il dramma. Ha ricevuto un avviso di garanzia per il reddito di cittadinanza percepito senza averne diritto.
Ma nel colloquio a Rebibbia con il figlio Gabriele intercettato dai carabinieri e finito nella perizia disposta dalla Corte d’Assise del Tribunale di Frosinone non rinuncia a dire la sua sulla vicenda. Stupendosi del risalto mediatico dato alla tragedia del 21enne: «Non è mica morta la regina», dice.
Preoccupandosi soprattutto per i figli ritenuti due massacratori e infastidendosi soprattutto da chi ha voltato le spalle alla sua famiglia.
La donna, racconta oggi l’edizione romana di Repubblica, nelle intercettazioni sembra angosciata soprattutto per il figlio Marco, che non ha reagito bene al carcere come Gabriele. E non ha nascosto il dolore che ha provato quando è andata a fargli visita: «A momento mi moro (muoio)». E parla anche di problemi di soldi: «Non ci sta più nessuno – dice a Gabriele – ti hanno abbandonato tutti amore mio! Si tenemo venne (ci dobbiamo vendere) le macchine, tutto perché non c’è rimasto più niente».
Sembra sia lei a farsi carico della situazione. Il marito non ce la fa: «Quel poraccio di padrito (tuo padre) quello te lo dico non tiene coraggio a venì né qua, né da ti e né da.. sennò gli piglia l’infarto».
E non manda giù «tutte le cose brutte» che dicono ai figli ed è furiosa con la fidanzata di Marco che lo ha scaricato.
A Gabriele fa dunque una promessa: «Quando sarà tutto finito, quante persone mi levo dananzi (davanti).. quante!». Per lei è successa una «disgrazia», non è «morta la regina», i figli stanno in carcere «da innocenti» e soprattutto non si fida «più di niciuno (nessuno)». Più chiaramente: «Una volta dimostrato.. tutta quella fanga che ci hanno messo in cima e che hanno visto l’innocenza di te e di tuo fratello saremmo soltanto noi famiglia a casa mia».
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2021 Riccardo Fucile
“SE QUALCUNO LI VUOLE GRATIS SIGNIFICA CHE DOVRA’ PAGARLI LA COLLETTIVITA’, NON E’ GIUSTO”
L’economista Veronica De Romanis oggi su La Stampa risponde al segretario della
Cgil Maurizio Landini, il quale ha sostenuto che chi lavora non deve pagare i tamponi ieri in un’intervista a Repubblica.
De Romanis rievoca la frase di Milton Friedman sui pasti gratis e spiega: «In realtà, non è così. Se categorie di persone beneficiano in modo gratuito di alcuni beni significa che altre dovranno finanziarli. Nello specifico, quando Landini chiede al governo test gratis per chi rappresenta, sta – di fatto – chiedendo di farli pagare alla collettività. Inclusi i lavoratori».
De Romanis critica anche l’idea che è sottesa a questo tipo di approccio: «Nel mondo di Landini, il vincolo di bilancio – ossia quel vincolo che obbliga per ogni spesa a trovare le coperture – è sparito. Inutile, quindi, chiedersi “chi paga”. L’importante è promettere. Pasti gratis, appunto. A ben vedere, però, non è solo il segretario della Cgil a non domandarsi “chi paga”. Lo fanno anche le forze politiche della maggioranza che – in questi giorni di preparazione della Legge di bilancio – si limitano a elencare spese da aumentare e tasse da tagliare. Di coperture non se ne parla. Il motivo è semplice. C’è il debito».
Perché, a suo parere, questo tipo di approccio oltre che sbagliato è anche pericoloso: «Far sempre passare il ricorso al debito come “la soluzione” non è solamente una scelta iniqua e miope. Ma, è anche una strategia che rischia di rivelarsi fallimentare ai tavoli europei. Nei prossimi mesi, Bruxelles avanzerà una proposta di riforma del Patto di stabilità e crescita. Trovare un compromesso tra chi vuole più rigore e chi vuole più flessibilità non sarà facile. Un accordo potrebbe essere trovato sulla cosiddetta golden rule, che prevede la possibilità di scorporare le spese per investimenti dal calcolo del disavanzo. La logica è esattamente quella del debito buono: finanziare a debito solo le spese produttive e temporanee. La golden rule è invisa a diversi Paesi. Il timore è che gli Stati tendano a includere oltre agli investimenti anche le spese correnti. È già accaduto. Continuare a presentare tutto come debito buono non aiuta di certo chi, nello specifico Draghi, dovrà negoziare per noi».
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2021 Riccardo Fucile
E’ DIVENTATO CAMPIONE NAZIONALE DEI PESI PIUMA: DI ORIGINI MAROCCHINE, DA 28 ANNI IN PIEMONTE DOVE FA IL MURATORE
E’ stato un match impari quello valevole per il titolo italiano pesi piuma di Pugilato, perchè Hassan Nourdine è più intelligente di Michele Broili.
E il mondo dello sport è uno di quei posti dove il più grosso può vincere una gara, rimane il più intelligente però a vincere i titoli.
Così è stato anche questa volta, l’occasione è però delle più emozionanti perché Nourdine, marocchino di 34 anni e piemontese da 28, ha detto che battere il suo avversario è stato molto più bello.
Soprattutto per via di quegli orribili tatuaggi che portava sul petto. Broili negli ultimi giorni era balzato agli onori delle cronache per simboli, disegni e scritti inneggianti ideologie razziste e naziste. Un 88 tatuato sul petto, poi la svastica. Sono solo alcuni dei simboli incredibili marchiati a fuoco sul pugile.
Sulle colonne de La Stampa si legge una bella intervista di Enzo Armando proprio al pugile marocchino.
Nella sua storia esiste qualcosa che va presa comunque come un’insegnamento, e dopo tutta la retorica e la litania della felicità va messo sul tavolo il tema dei controlli. Come ha fatto un’atleta che veicola quel genere di messaggi a salire sul ring della finale? Quei tatuaggi sono uno slogan. Al peggior capitolo dell’umanità.
“Ho trovato quelle scritte oscene. La Federazione doveva accorgersi dall’inizio che questo pugile aveva simpatie naziste – ha commentato il pugile marocchino. Ignoranza? Non ci sono giustificazioni. Chi ha fatto almeno le scuole medie sa cosa ha fatto il nazismo e chi non ha potuto frequentare sa cosa sia stato l’Olocausto. Incitare all’odio è punito dalla legge. Ma, vista la situazione, c’è stato anche più gusto a vincere”.
Come dargli torto? Ora per Hassan Nourdine ricomincia l’altra vita. Il pugilato non è il calcio, non ci sono così tanti soldi in giro. Lui continuerà a fare il muratore, fosse solo perché ha un figlio di appena un anno da crescere. Ha molto da insegnargli ancora, soprattutto a non aver paura di chi ha una svastica sul petto.
Loro solitamente sono quelli che perdono.
(da NextQuotidiano)
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