Settembre 21st, 2021 Riccardo Fucile
E IN QUELLA PALESTRA BRIOLI NON E’ IL SOLO CASO
Non solo Michele Broili. A Trieste il pugile con i tatuaggi nazisti che ha perso il
titolo dei Superpiuma contro l’italo-marocchino Hassan Nourdine è in discreta compagnia. La palestra dove si allena è la stessa frequentata da Fabio Tuiach, anche lui pugile e soprattutto politico: è stato consigliere comunale della città prima in quota Lega e poi con Forza Nuova, salvo poi lasciare anche il partito di Fiore perché da lui giudicato troppo all’acqua di rose.
La palestra ha un nome che è tutto un programma: Ardita Trieste. Ed è stata fondata dall’ex segretario forzanovista Denis Conte che ne è anche il tecnico allenatore.
Il pupillo
Proprio Conte in un’intervista rilasciata a La Stampa ieri aveva difeso il suo pupillo Broili: «La Fpi ci ha sempre sostenuto perché a livello sportivo ci siamo sempre comportati in modo esemplare. Michele è il prototipo dell’atleta con sveglia alle 4 del mattino e tre quotidiane. È un esempio di grande dedizione verso lo sport per tutti i nostri quaranta giovani atleti».
Peccato che nel frattempo la Federpugilato abbia cambiato idea, ricordando che i suoi tesserati devono astenersi da qualsiasi comportamento discriminatorio, come recita il regolamento. «La federazione condanna e stigmatizza con forza e perentoriamente il comportamento del proprio tesserato. Per tali ragioni la Fpi si riserva di sottoporre agli organi di giustizia federali tale comportamento».
Il precedente
L’anno scorso il comune di Trieste cancellò con photoshop i tatuaggi di Broili nei manifesti che annunciavano un torneo di boxe a cui avrebbe partecipato l’atleta. Anche se nel frattempo la prima versione era finita ad adornare autobus e muri cittadini per giorni.
Domani il consiglio comunale potrebbe però avere ulteriori motivi di discussione. Proprio Conte è candidato alle elezioni comunali di ottobre con Fratelli d’Italia.
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2021 Riccardo Fucile
“OFFENDA PURE ME, MA NON SCENDA A QUESTI LIVELLI DI VOLGARITA'”
“Il dottor Bernardo dà del ‘pistola’ a chi mi vota. Perché offendere centinaia di migliaia di milanesi?” La sua ‘promessa’ di non polemizzare con Luca Bernardo, alzando il livello dello scontro con il suo avversario
Ma che cosa è successo? E’ lo stesso Sala a spiegarlo: “Il dottor Bernardo invia una lettura a un quotidiano e testualmente dà dei pistola a coloro che voteranno per me”.
Il quotidiano è la Verità e Bernardo, rispondendo a sua volta al direttore Mario Giordano che lo aveva criticato, scrive: “Oggi a lei non verrebbe in mente di darmi del possibile ‘pistola’, non solo perché, mi consenta, non lo sono, ma anche perché i veri pistola saranno quelli che al netto delle mie urla mancanti andranno, come lei sostiene, a votare Sala. Continueranno così a farsi prendere in giro dal sindaco dei ghiaccioli al limone, dei calzini colorati, e dei week end con la fidanzata e le rock star”.
E’ qui che Sala ha deciso di reagire. Il motivo: “Finché Bernardo insulta me, lasciamo anche andare, ma insultare centinaia di migliaia di milanesi che hanno votato per me e che, mi auguro, voteranno per me, questo non ci sta”.
Il sindaco dice basta e lo fa, appunto, invocando Milano: “Siamo a Milano, siamo in una grande città in cui il senso democratico non è si smarrito mai”.
Ed ecco l’ultimo affondo, in cui Sala si rivolge direttamente a Bernardo: “Capisco, dottor Bernardo, che la campagna non stia andando come nelle sue aspettative, ma a questo livello di volgarità non si può scendere”.
Il conto alla rovescia verso il voto del 3 e 4 ottobre è iniziato.
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2021 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DEL TGCOM24: “PENSANO CHE PER LORO SIA TROPPO POCO, MA ESSERE PRIMI CITTADINI DI QUESTE DUE CITTA’ VALE COME DUE MINISTERI, HANNO PERSO LA TESTA”
“La destra ha perso la testa: Salvini e Meloni senza colpo ferire, se non avessero
perso la testa, avrebbero potuto fare il sindaco di Milano e il sindaco di Roma al primo turno. Questa è la mia idea da osservatore politico”.
Così Paolo Liguori a ” Stasera Italia”.
“Ma avranno pensato – considera il direttore di Tgcom24 – che il sindaco di Milano e di Roma per loro è troppo poco”.
“Questa è la destra, perfino ingenua da quando ha perso il colpo di Berlusconi, che si può anche contestare ma c’era e si faceva sentire. Guardate – continua Liguori – che il sindaco di Roma e Milano valgono due ministri di medio livello, non l’hanno voluto fare. Questa è la destra, si sono montati la testa”, conclude.
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2021 Riccardo Fucile
MA IL RACCONTO DEI TESTIMONI SMENTISCE LA VERSIONE SOVRANISTA
La violenza deve sempre essere condannata. Ed è giusto che quando si parla di “aggressione” non si possa che essere severi con chi si è reso protagonista di questo atteggiamento intimidatorio.
Poi, però, spesso e volentieri la realtà non è quella che viene artatamente raccontata dalla politica e quello che sembra essere un becero atto di “guerriglia” politica si rivela ben altro.
E così la storia dell’”aggressione” al banchetto di Fratelli d’Italia a Bologna assume contorni (e dettagli) completamente differenti rispetto alle narrazioni fatte da Giorgia Meloni e dai suoi rappresentanti.
“Ennesima aggressione a un banchetto di Fratelli d’Italia a Bologna, con un volontario trasportato in ospedale – ha scritto Giorgia Meloni sul suo profilo Twitter -. Questo clima di odio e violenza politica è intollerabile e non degno di una Nazione civile. Non ci faremo intimidire e continueremo a confrontarci usando le nostre idee”. Leggendo queste parole, che fanno il paio con quelle pronunciate da deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami (lo stesso che, “goliardicamente”, si vestì da nazista e, altrettanto “goliardicamente” realizzò un video-censimento degli stranieri nelle case popolari del comune felsineo, pubblicandolo su Facebook), la vicenda sembra poter avere risvolti da codice penale.
Ma come è andata realmente?
La versione fatta da Meloni e da Fratelli d’Italia è stata smentita dalle testimonianze dei presenti. Come riporta Il Resto del Carlino, infatti, la storia sembra essere andata in modo un po’ differente. Non tanto per gli effetti, ma per le “modalità”:
Una testimone ha raccontato che un ragazzo di passaggio ha rubato una bandiera di Fdi e si è messo a correre, così il militante lo ha inseguito per riprenderla: a un certo punto il ragazzo ha buttato per terra la bandiera e l’inseguitore “è scivolato sull’asta andando a sbattere contro una serranda” rimediando “un bel bozzo in testa” e un aspetto “bianco cadaverico”.
Per prestare soccorso all’uomo, riferisce la testimone, è arrivata sul posto un’ambulanza.
Il giovane militante di Fratelli d’Italia, presente al banchetto sotto le due Torri, è finito realmente in ospedale dopo aver sbattuto la testa. Ma la narrazione fatta dagli esponenti dei nuovi “Patrioti” è del tutto differente.
Rubare una bandiera (come rubare un qualsiasi oggetto) è sbagliato, deprecabile e condannabile. Ma far passare per “aggressione” conclusa con l’arrivo del 118 questa vicenda è del tutto scorretto.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 21st, 2021 Riccardo Fucile
LA SOCIETA’ BIANCONERA: “INDIVIDUEREMO IL RESPONSABILE”… SAREBBE ORA CHE I TIFOSI SANI REAGISSERO E CONSEGNASSERO QUESTA FECCIA ALLE FORZE DELL’ORDINE
Durante il riscaldamento prima della partita Juventus-Milan di domenica scorsa il
portiere rossonero Mike Maignan è stato tempestato di irripetibili insulti razzisti, come testimonia un video ormai diventato virale sui social.
Nel filmato si sente forte e chiara, al punto che potrebbe essere dello stesso autore delle immagini, la voce di una persona che si rivolge al portiere francese solamente abbinando bestemmie e insulti di stampo razzista come “scimmia” e “neg.o”.
Le reazioni sono state da ogni parte di sdegno e di ribrezzo
Chi è la persona che urla contro Maignan dalla curva della Juventus allo Stadium? Non è ancora certo anche se si vocifera che qualcuno si sia dichiarato sui social, orgogliosamente. Se fosse confermato sarebbe incredibile, anche perché la Juventus ha reso noto che sta verificando i filmati delle telecamere di sorveglianza per poterlo individuare.
Proprio di recente un altro giocatore del Milan, Bakayoko, era stato vittima di un episodio molto simile durante Milan-Lazio. Allora il calciatore pubblicò un post su Instagram per ribadire di essere fiero del colore della propria pelle
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2021 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE BRASILIANO SI TROVA A NEW YORK: SPROVVISTO DI CERTIFICAZIONE VERDE E’ STATO “COSTRETTO” AD ADDENTARE UNA PIZZA IN PIEDI, FUORI DA UN LOCALE
A luglio del 2020, dopo aver fatto il “bullo” di fronte all’emergenza Covid – sottovalutando e quasi negando la pandemia – Jair Bolsonaro è risultato positivo al Sars-CoV-2. Poi la guarigione e dopo alcune settimane di razionalità, il Presidente brasiliano è tornato a soffiare sul fuoco dei “negazionisti del tutto”, evitando di sottoporsi al vaccino perché – secondo lui – ha gli anticorpi necessari per non doversi immunizzare.
Proprio per questo motivo non è in possesso del Green Pass (troppo lontana nel tempo la sua guarigione) e ora, fuori dal suo Paese, è “costretto” a diventare protagonista di immagini iconiche come questa.
In queste ore, infatti, Jair Bolsonaro si trova negli Stati Uniti. Lo scatto pubblicato da Renan Brites Pixoto – giornalista di Globo News – arriva direttamente da New York, città in cui è in corso l’Assemblea Generale delle Nazioni Uniti.
Fuori dal suo Paese – cosa che invece non accade in Brasile – anche lui è “costretto” a sottostare alle norme sanitarie:
Negli USA – nel caso specifico nella città di New York – è richiesto il possesso della certificazione verde per potersi sedere al tavolo di un ristorante per consumare il proprio pasto (al chiuso), ma anche per poter praticare sport in palestra e frequentare luoghi come cinema, teatri e musei. Insomma, un modello che noi italiani conosciamo molto da vicino.
Queste regole hanno impedito, di fatto, a Bolsonaro di potersi sedere all’interno di un locale newyorkese. Ma queste norme non brasiliane non sembrano turbarlo, dato che lui prosegue imperterrito nella sua scelta di non vaccinarsi.
Secondo lui, infatti, nonostante sia passato oltre un anno dalla sua guarigione (arrivata alla fine del luglio 2020), i suoi anticorpi contro il virus sono ancora elevati e non ha bisogno di inoculare alcun vaccino.
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2021 Riccardo Fucile
SALVINIANI CONTRO GOVERNISTI: C’E’ CHI PARLA DI SCISSIONE DOPO LA BATOSTA PREVEDIBILE ALLE AMMINISTRATIVE
L’addio di Francesca Donato alla Lega scatena i timori di scissione tra l’ala di lotta
e quella di governo del Carroccio.
Timori che finiscono nei messaggi Whatsapp scambiati tra l’europarlamentare e gli altri eletti e che delineano una situazione critica all’interno del partito.
Dove la balcanizzazione è a un passo. Repubblica oggi racconta una serie di scambi tra alcuni dei protagonisti della svolta salviniana in cui si descrivono i dissensi con i governatori e l’ala governista che appoggia Draghi.
Tutto comincia il 16 settembre, il giorno del Consiglio dei ministri sul Green Pass. Donato scrive a Marco Zanni, presidente del gruppo Identità e Democrazia nel parlamento Ue, parlando in codice: «Scusa Marco ma chi c’è per la Lega in cabina di regia?». Risposta: «GG (Giancarlo Giorgetti, ndr)». E lei: «Non perde occasione per dimostrare che MS (Salvini, ndr) non conta più nulla».
Zanni risponde: «Ormai è così, decide Draghi, lui non obietta e via. Non potrà durare molto, vedrai che qualcosa succederà».
Zanni ipotizza «un trauma nel governo o un trauma nella Lega. Oppure entrambi». Secondo Zanni «lo status quo non può durare e le amministrative sono un evento che inciderà. L’importante è che ci sia un evento che tiri fuori MS dal pantano. E se si tratta di una spaccatura nel partito tanto meglio».
E l’eurodeputato evoca anche la scissione interna: «MS (sempre Salvini) non credo si pensioni in ogni caso e lui i voti li ha. Io sarei contento di stare in un partito salviniano anche al cinque per cento».
(da Open)
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Settembre 21st, 2021 Riccardo Fucile
“SOSTENIAMO IL GREEN PASS PER NON AVERE PIU’ LOCKDOWN”
“Non dobbiamo tradurre anche l’epidemia in una lotta tra bande. Dobbiamo convincere i cittadini a vaccinarsi, ma senza condannare chi ha paura altrimenti rischiamo di schiacciarlo verso la parte no vax. Nel primo partito d’Italia è normale che ci siano correnti diverse, ma dentro la Lega non c’è spazio per i no vax”.
Lo ha detto a ‘The Breakfast Club’, su Radio Capital, Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, commentando l’uscita dalla Lega dell’eurodeputata no vax Francesca Donato.
“Non sono per l’obbligo vaccinale – aggiunge – potrebbe avere l’effetto contrario. Con l’obbligo per i sanitari non abbiamo avuto il 100% dei vaccinati. È uno strumento semplice, ma il risultato non si raggiunge. Noi non dobbiamo nascondere quello che dicono i no vax, dobbiamo smentirli”.
Il presidente della Conferenza ha poi definito il Green Pass “una responsabilità anche per il governo, che con questo strumento deve garantire le aperture. A chi usa il Green pass dobbiamo dire che i lockdown non ci saranno più. Se una regione dovesse diventare arancione o rossa, i locali con il green pass resteranno aperti”.
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2021 Riccardo Fucile
“SALVINI E’ IN MINORANZA ALL’INTERNO DELLA SEGRETERIA DEL PARTITO, MA C’E’ UN FORTE DISSENSO INTERNO”… OVVIAMENTE NON LASCIA LA POLTRONA DA EURODEPUTATA DA 15.000 EURO AL MESE
Lady No Vax saluta e se ne va. L’europarlamentare Francesca Donato lascia il
Carroccio un minuto prima aver detto che la sua linea critica nei confronti dei provvedimenti del governo, “pur condivisa da larga parte della base è diventata minoritaria: prevale la posizione dei ministri, con Giorgetti, e dei governatori. Io non mi trovo più a mio agio e tolgo tutti dall’imbarazzo” dice in un’intervista a Repubblica.
“Ho fatto una riflessione lunga e sofferta” spiega, “io credo nella libertà individuale e nel principio di autodeterminazione delle scelte sulla salute. Principi inderogabili che questo governo sta violando. Non posso più stare in un partito che sostiene l’esecutivo Draghi”.
Poi l’analisi sulla Lega di oggi. Matteo Salvini, dice Donato, “si trova in una posizione delicata. Rappresenta un partito con diverse anime, ma c’è una prevalenza della linea dei presidenti di Regione e dei ministri, capeggiati da Giorgetti, a favore delle scelte del Governo Draghi. Il segretario ha cercato di dare forza a quanti come me giudicano che le decisioni sul Green Pass siano sproporzionate e inadeguate. Salvini ha dovuto mediare, ma a un certo punto si è fermato, non giudico il suo lavoro”.
In altre parole, ormai Salvini è in minoranza, “almeno all’interno della segreteria del partito pare che sia così”. Tuttavia “non pensate che le voci contrarie alla linea pro-governo, fra gli eletti, siano solo quelle di Borghi, Bagnai o Siri. C’è un forte dissenso interno che, laddove non sarà composto, non potrà che emergere: potrà verificarsi pure una scissione. Intanto arrivano le amministrative: se non andrà bene, per la Lega, nessuno potrà dire che il problema erano i no Vax. Anzi, i governatori del Nord dovrebbero fare una riflessione in quel caso”.
(da agenzie)
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