Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
“ERAVAMO SOLO IN TRE, I CARABINIERI LI HO CHIAMATI IO PERCHE’ STAVO MALE”… “IN CASA HANNO TROVATO APPENA DUE GRAMMI PERCHE’ L’ABBIAMO CONSUMATA TUTTA”
La voce arriva da un luogo indefinito della Romania.
«Sono io» dice, confermando che sì, lui è proprio Petre, uno dei due rumeni del caso Morisi, l’ex social media manager di Matteo Salvini.
Per intenderci: è il ventenne che il pomeriggio del 15 agosto ha consegnato spontaneamente ai carabinieri la droga che secondo lui era a casa dall’inventore della «Bestia». Il verbale descrive «una bottiglia (da succo di frutta) quasi piena in vetro, del volume di 125 ml, che lui stesso asseriva essere della droga da stupro (Ghb)».
Dove si trova esattamente?
«Sono in Romania per cure mediche, non sto bene. Sono stato male per il consumo della droga. Ora sono a casa mia, va un po’ meglio ma sono stato davvero male».
Si ricorda cos’è successo la notte fra il 13 e il 14 agosto a casa di Morisi?
«Certo che me lo ricordo, ovvio. L’ho tenuto da parte nella mente. È stata la sera che mi ha rovinato la vita».
E perché?
«Perché mi sono accadute molte cose. Sono stato fuori di testa per diversi giorni. Malissimo».
Questo perché aveva consumato troppa droga?
«Sì».
Che tipo di droga?
«Beh… lo sapete gia che cosa».
La droga dello stupro?
«Anche».
Cocaina?
«Sì».
Si dice che in quella casa eravate in quattro: Morisi, lei, il suo amico rumeno e un quarto uomo. È vero?
«No. Io non ho visto nessun quarto uomo. Eravamo in tre. Io, l’altro ragazzo rumeno e Morisi».
Come l’ha contattata Morisi?
«Non ha contattato me ma l’altro ragazzo. Gli ha detto che voleva fare qualcosa con due persone e allora lui gli ha presentato me via chat attraverso conversazioni e messaggi».
Vi conoscevate già, voi ragazzi?
«Sì, lo conoscevo. Anche lui ha il profilo sul mio stesso sito di incontri».
Come si chiama? Dove si trova adesso?
«Questo non ve lo dico».
Va bene. Quindi siete andati da lui e avete passato una notte a base di…
«Sesso e droga»
Parliamo della droga: ce n’era tanta?
«Questo argomento se vuole lo approfondiamo sabato davanti a un caffè quando torno in Italia».
Sì. Ma per capire: era solo una sniffata? Perché carabinieri ne hanno trovata meno di due grammi....
«Beh, certo…dopo che è stata consumata tutta…Però di questo, davvero, parliamo davanti a un caffè. Io posso solo dire che la droga non l’ho portata io. E delle droghe che ho visto lì dentro – dalla cocaina alla Ghb – ho detto tutto ai carabinieri. Ho raccontato tutto e ho mostrato io quella che avevo con me. Sono stato io a chiamarli».
Ah sì? Quindi non è vero che l’hanno fermata loro durante un controllo di routine.
«Assolutamente no. Li ho chiamati io appena fuori da quella casa».
E perché?
«Ero stravolto, stordito. Stavo malissimo. Volevo chiedere aiuto a loro per andare in aeroporto e partire. Appena siamo usciti dalla cascina di Morisi e appena mi sono un po’ ripreso ho visto delle persone. Ricordo una signora con un cane e un signore al quale ho detto: ti imploro, chiama la polizia per favore, ho bisogno di aiuto. Mi ha risposto: chi sei? Da dove sei apparso? E allora ho chiamato io».
Quindi per questo il verbale dice che l’intervento è allo stesso indirizzo dell’abitazione di Morisi. Lei può dimostrare quello che racconta?
«Certo. A un mio amico ho mandato tutto quello che ho: i contatti scambiati sul telefonino, le chiamate, una conversazione…gli ho detto di conservare tutto, glieli ho girati apposta».
Scusi. Ma perché Morisi avrebbe dovuto regalarle una bottiglietta quasi piena di droga?
«È successo questo: quando sono uscito dalla casa ero strafatto. Chiamo i carabinieri, arrivano. Mentre gli sto raccontando che cosa è successo mi viene sete perché sto male e vado a prendere in macchina l’acqua che ho nello zaino. Ed è lì che vedo la bottiglietta e la consegno ai carabinieri, dico che cosa è e che viene dalla casa di Morisi. Quella roba era sua. Però io dalla casa sono uscito senza lo zaino, si vede nelle foto anche. Lo aveva preso l’altro ragazzo».
Quindi chi glie l’ha messa nello zaino?
«Non so. Uno dei due che era a casa con me, direi».
Quella notte sono state fatte fotografie o filmati?
«Non ricordo nessuna foto. Non credo».
Quanti soldi le ha dato Morisi per le ore passate da lui?
«A dire il vero ancora niente perché la carta era bloccata o qualcosa del genere, c’era qualcosa che non andava».
In ogni caso: quanto gli aveva chiesto?
«Più di quanto vale una notte».
E cioè?
«1.500 euro». (2.500 euro sarebbero statI bonificatI al suo amico prima dell’incontro)
È una cifra elevata.
«Ci aveva detto che lui pagava per avere compagnia ma il patto era che voleva usare la droga perché voleva divertirsi. Per queste cose si paga».
(da “il Corriere della Sera)
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Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
SOLO MELONI E CONTE TIFANO PER DRAGHI PER TORNARE ALLE URNE
Molto dipenderà dall’esito delle amministrative, intanto però qualcosa si muove. I partiti iniziano “ad annusarsi”. Usa questo termine un senatore centrista per dare l’idea di questi “primi sculettamenti più che ammiccamenti” in corso all’interno dei Palazzi e che dovranno portare all’elezione del nuovo presidente della Repubblica nel febbraio prossimo.
Ancora si è in una fase embrionale: “Il Quirinale sarà materia della prossima settimana, alla luce del risultato elettorale”, dicono in tanti. Solo allora si vedranno le conseguenze politiche del voto nei Comuni e quindi le ricadute sui prossimi mesi. Anche da qui passa l’eventuale voto anticipato delle politiche perché, se il Parlamento dovesse votare per l’attuale premier Mario Draghi, la poltrona di capo del governo resterebbe vacante.
E se i partiti non dovessero trovare un nome capace di tenere insieme una coalizione di unità nazionale si andrebbe alle urne già nella prossima primavera. I partiti oggi stanno capendo come muoversi. Giancarlo Giorgetti ha parlato apertamente dell’ipotesi di eleggere Draghi al Quirinale, quindi di un ritorno al voto anticipato. I centristi, che conterebbero 100-120 parlamentari non sono da meno.
I renziani di Italia Viva, circa una cinquantina, i calendiani di Azione, Coraggio Italia, diversi componenti del Gruppo Misto e anche qualche moderato di Forza Italia sono alla ricerca di una strategia unitaria, che potrebbe portare proprio al nome di Draghi. Ma non è detto che Draghi per loro significhi voto subito per le politiche.
La strategia potrebbe anche essere un’altra: SuperMario sul Colle e poi per Palazzo Chigi “se la vede lui”, come dice uno dei massimi big del Pd alla Camera. Ovvero: Draghi avrebbe l’autorevolezza per mettere Daniele Franco, l’attuale ministro dell’Economia, o un’altra personalità da lui scelta come premier e continuatore della sua azione. Come Sergio Mattarella ha optato su di lui, così lui potrebbe puntare su un proprio simile senza portare l’Italia al voto. Anche perché, spiegano in area centrista, si tratterebbe di andare avanti poco perché il 2023 è dietro l’angolo. Qualcuno maligna in Forza Italia: “Sapete chi vorrebbe fare il premier-traghettatore? Proprio Giorgetti”. Altri invece credono che il numero due della Lega davvero voglia il voto anticipato per cambiare da subito l’assetto interno del partito ora a trazione salviniana.
I giochi stanno per entrare nel vivo, insomma.
E già si possono delineare le squadre in campo rispetto al voto anticipato oppure no, tema naturalmente connesso con quello del Colle. Il partito del Draghi al Quirinale ma senza l’interruzione della legislatura vede appunto la massa di centristi – comprensiva di presidenti di Regione come Toti, a cui viene accreditato un peso non indifferente presso i grandi elettori che vengono dai territori – che già lavorano a questa opzione di auto-salvataggio del proprio scranno fino al 2023.
Sperano in Draghi come ciambella di salvataggio ma non escludono che anche Casini, l’amico Pier, così di potrà evitare il ricorso alle urne e garantire la continuità della legislatura.
Nelle conversazioni tutti parlano della strana coppia, che tifa Draghi ma per un motivo opposto. Il premier verrebbe scelto per il Quirinale e si torna al voto. Sono Giorgia Meloni e Giuseppe Conte. La prima ha in vento in poppa nei sondaggi e vuole andare di corsa alle urne, il secondo ha la necessità di rifondare il Movimento 5 Stelle facendo entrare quanto prima i suoi fedelissimi in Parlamento.
La domanda però è sempre la stessa: “Se venisse eletto Mario Draghi, quanti parlamentari vorranno tornare al voto anticipato con il rischio di non essere rieletti a causa del taglio dei parlamentari?”.
Di certo, per diverse ragioni, cresce il partito a favore del premier al Colle, ma non si può dire che stia crescendo quello del ritorno al voto. Anche Renato Brunetta di Forza Italia non nasconde il suo gradimento per l’attuale presidente del Consiglio: “Abbiamo bisogno di sette anni con il presidente della Repubblica nella figura di Mario Draghi”. Nello stesso tempo però si lavora al traghettatore che potrebbe portare il Parlamento comunque alla fine della legislatura.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
L’INDAGINE SPIN FACTOR
Le performance sui principali social (Facebook/Instagram/Twitter) di
Giuseppe Conte sono “nettamente superiori” a quelle di Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
E’ la conclusione cui arriva una analisi effettuata da Spin Factor sulla piattafoma web e social listening ‘Human’, l’unica a contare su una base semantica italiana programmata interamente da sviluppatori italiani.
“Salvini è in fase discendente, la Meloni ancora stabile e credibile. Ma Conte rappresenta un fenomeno sottovalutato che ricorda quello del primo Berlusconi”, spiega Tiberio Brunetti, fondatore di Spin Factor.
L’analisi è stata condotta sui canali social di Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Giorgia Meloni (“i tre lader che oggi hanno la presenza social più significativa”, dice sempre Brunetti all’Adnkronos) confrontando performance, sentiment e semantica sulla base dei post e dei commenti dei rispettivi canali ufficiali.
Il tutto in un periodo compreso dal 21 al 27 settembre, oltre a una comparazione tra settembre 2020 e l’ultimo mese per una parte dell’indagine.
Per quel che riguarda i dati relativi alla ‘sentiment analysis’, Conte può vantare il 40,88% di commenti positivi (a settembre 2020 era al 31,08%), il 45,45% neutri e il 13,67% negativi.
A seguire la Meloni con il 32,61% positivi (settembre 2020 era al 25,77%); 50,37% neutri e 17,02% negativi.
Infine Salvini con il 29,11% positivi (settembre 2020, 29,33%), 54,95% neutro e 15,94% negativi.
“Conte -sottolinea Brunetti- funziona sia nella piazza virtuale che in quella reale, dove i suoi comizi sono sempre affollatissimi. Raccoglie quello stesso consenso che aveva un anno fa in piena pandemia, quando era premier”.
Il trend resta sempre lo stesso anche per quel che riguarda l”engagement medio’, cioè like, commenti e share generati da ciascun leader: l’ex premier è a 65.100, Meloni a 29.800 e Salvini a 27.135.
Nel dettaglio, tra le altre cose, il leader della Lega arretra su Facebook ma tiene il passo su Instagram. Ancora, dal confronto tra le interazioni medie di questa settimana rispetto alla settimana precedente emerge un crollo della Meloni, che in particolare su Facebook ha generato il 119% di engagement per post in meno.
Confrontando, invece, le interazioni medie su Facebook tra settembre 2020 e settembre 2021 si conferma un trend negativo per Salvini, che rispetto a un anno fa genera il 56,9% di like, commenti e share in meno.
Segno negativo, però, anche per Conte (9,2%) e Meloni (17,9).
Una parte dell’analisi si occupa poi della semantica, le top words e le top bigram (combinazioni di due parole) usate dagli utenti. “Un indicatore importante -spiega sempre il fondatore di Spin factor- che ci dice come Conte sia ancora il presidente Conte, mentre gli altri due leader sono Giorgia e Matteo. Il tutto quando sui social uno dei paradigmi fondamentali è proprio la credibilità, la capacità di dire cose che non vengono smentite”.
Su questo fronte le parole più ricorrenti per Conte sono, appunto, presidente e Italia e poi reddito e green pass. Per la Meloni la più ricorrente è Giorgia, poi Italia, figli e italiani tra le altre. Italia parola gettonata anche per Salvini, ma nei suoi social spiccano Matteo e, tra le altre, anche Bla Bla.
L’indagine prende anche in considerazione l’importo speso da ciascun leader in advertising su Facebook e Instagram nella settimana 18-24 settembre 2021.
Si tratta di quei post sponsorizzati finanziati dai partiti di riferimento che consentono di raggiungere un numero maggiore di persone.
Per Conte risulta una spesa pari a zero euro, Salvini ha speso 23.803 euro e la Meloni 686. Come rivela l’indagine, da quando Facebook fornisce questo dato (aprile 2019) Salvini ha speso 418.789 euro in inserzioni Fb. “Oggi non c’è dubbio, chi presidia bene i social riesce a creare un mood che ha una ricaduta nella vita reale -sottolinea Brunetti-. In un momento di emergenza come quello che viviamo la gente ha scoperto le cose essenziali, la credibilità. La Meloni ha una proposta forte, catalizza la protesta. Salvini era un duro e puro e ora paga il fatto di essersi smentito prima il governo con il M5s, poi il Papeete, ora Morisi. Rischia di fare il ‘salto dello squalo’, come Fonzie in ‘Happy days’, e perdere tutta la sua credibilità. E’ successo a Renzi. Conte, invece, regge perché ha delle parole chiave che gli vengono riconosciute. Al posto del M5s valuterei se inserire il suo nome nel logo, può essere un potenziale in più da esprimere”.
(da Affari Italiani)
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Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
GIUSTIZIALISTA CON TUTTI, SALVO GLI AMICI
Nel salotto di un caro amico intellettuale, sfogliando uno dei suoi meravigliosi cataloghi sull’antichità, mi imbatto nell’immagine del Giano Bifronte. “Toh, il nuovo simbolo per la Lega di Matteo Salvini!”, esclama lui. Scoppiamo a ridere.
Una risata amara a cui fa da sottofondo il ricordo della loro sciagurata gestione governativa, quando erano alla barra di comando, e la speranza che la gente provata da problemi seri non si illuda di trovare risposta in chi non riesce a sciogliere i nodi sulla propria identità, non avendone una ma almeno due.
QUANTA AMBIGUITÀ
La Lega che siede al tavolo della maggioranza di un governo capitanato da Mario Draghi mostra tutte le sue ambiguità. Le assenze tra i suoi banchi al voto in Parlamento sulla fiducia al decreto cosiddetto “Green Pass bis” che ne regola l’uso a scuola e nei trasporti certificano proprio ciò: la presenza non solo di anime diverse che tra loro dialetticamente e democraticamente dialogano all’interno della stessa compagine politica, ma il contrasto tra visioni opposte in un momento di delicatezza per il Paese in cui è richiesta compattezza e convinzione per una ripartenza reale.
A questo si aggiunge il caso Morisi, il deus ex machina della Bestia salviniana, colui che ha decretato con arbitrio dispotico l’andamento della comunicazione partitica stabilendo chi fossero i suoi più degni interpreti.
La cosa che più colpisce, a parte il fatto in sé che è soggetto al responso ultimo della giustizia, è come chi ha usato web e giornali per campagne che incitavano all’indignazione possa oggi comportarsi come agnello sacrificale di quella stessa macchina del fango.
Come se non mancasse, pronta la reazione da redde rationem dell’altra parte del partito che fa capo ai valori (così li chiamano) declamati dal tristemente noto senatore Simone Pillon pronto a dichiarare: “Il personaggio non mi è mai piaciuto. I gay nella Lega li conosco tutti”. Li riconoscerà mica con un numero di matricola progressivo, visto che sostiene siano parecchi?
MANCAVA PILLON
In più, come se non bastasse, non lodando il lavoro degli agenti e delle Procure che vivono di sacrifici, cosa fa? Si richiama alla giustizia divina che ha fatto il suo corso. Insomma, una cosa è certa, tra Morisi e Pillon – come avrebbe detto la mia nonna ciociara con una locuzione scherzosa – “il più pulito ha la rogna”. Non si offenda nessuno!
(da La Notizia)
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Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
L’ACCOGLIENZA CHE HA RICEVUTO NEL QUARTIERE DI MILANO NON LA TROVERETE NEI SUOI CANALI SOCIAL
Ci sono immagini che non compariranno sui profili social della Lega,
nonostante siano reali e raccontino fatti realmente accaduti.
E così, come già successo in altre occasioni (da anni), le foto e i video di Salvini contestato a San Siro devono essere condivise da chi è sceso in piazza questa mattina per protestare contro l’ipocrisia del leader del Carroccio (e del suo partito).
Un concetto deflagrato – anche se i presupposti erano abbastanza evidenti durante questi lunghi anni di carriera parlamentare – e che acquisisce nuovo vigore dopo la vicenda giudiziaria che vede coinvolto Luca Morisi, l’ex guru della comunicazione social aggressiva (non a caso di parla de “La Bestia”) del segretario leghista.
Il leader della Lega era atteso per il suo “passaggio elettorale” nel quartiere che ospita l’ippodromo e lo stadio milanese.
Ad accoglierlo, però, c’era anche il “comitato” cittadino della zona sceso in piazza con cartelli per contestare le narrazioni (anch’esse dal sapore meramente elettorali) della Lega e dei suoi rappresentanti.
Ed ecco comparire motti come “L’ipocrisia è una brutta bestia”, ma anche “Salvini citofona a casa tua e restaci”, oltre che all’immancabile vignetta che mostra il segretario del Carroccio intento a citofonare (citando l’episodio di Bologna) con il botta e risposta: “Lei spaccia?”, “Provi a chiedere a Morisi”.
Le immagini di Salvini contestato a San Siro raccontano altro rispetto ai meri aspetti legati all’attualità e al caso Morisi. Nel comunicato che accompagna queste foto “che parlano” ci sono tutte le spiegazioni – che hanno radici ben più profonde – che sono alla base della protesta:
“Razzismo, omofobia, guerra tra poveri, negazionismo climatico, revisionismo storico. Questo è ciò che ha “spacciato” per anni la Lega come politica, inquinando il dibattito pubblico, soprattutto attraverso i social grazie a “la bestia” di Luca Morisi. Le campagne omofobe di Simone Pillon, la “schifezza mediatica” orchestrata contro chi fugge per mare dai lager libici, con l’obiettivo di stimolare razzismo e suprematismo, la violenza verbale contro giovani ragazze date in pasto ai peggiori commenti d’odio. Tutto questo è stato la bestia”.
Si parla di Morisi, ma non solo di lui. Si parla di come la Lega abbia sempre avuto un ruolo fondamentale nelle spaccature sociali, nonostante i motti del partito di Salvini facevano apparire il tutto come un “intento di unità”.
Si parla di migranti accusati di “rubare il lavoro” a cui fa da contraltare la vicenda dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali indebiti (e spariti) per cui il partito è stato condannato.
Si fa riferimento ai diritti, quelli delle persone meno abbienti e che sono fondamentali rispetto a quel concetto utilizzato dal leader del Carroccio – “schifezza mediatica” – per parlare del ruolo della stampa nei confronti del suo ex guru. Insomma, le luci (fuori) a San Siro si sono accese sull’ipocrisia.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
SOLIDARIETA’ APPENA DA CALDEROLI (CHISSA PERCHE’)… I RIMPROVERI ANCHE PER LA CAMPAGNA RIDICOLA CONTRO LA LAMORGESE
Nella battaglia per difendere la Bestia ferita dal “guardonismo” dei media (e dai nemici politici) Matteo Salvini è solo, solissimo.
Colpisce la difesa strenua quanto ripetuta che il Capitano fa di Luca Morisi, l’”amico che ha sbagliato”, delle sue “fragilità irrisolte” che vengono derubricate a “fatto privato”, dell’insistenza sull’assenza di reato, della mancata resipiscenza di qualsiasi post (o citofonata) ispirato dal suo ex spin doctor.
E colpisce – in parallelo – il silenzio pesante con cui questa linea viene accolta nella Lega.
Nessun commento da Giorgetti, che nel giorno in cui l’inchiesta finiva sui giornali definiva Morisi “intelligentissimo e super bravo”.
Nemmeno un “no comment” dal suo collega Garavaglia. Muti anche i governatori, da Fedriga a Fontana, con doppio caveat da Zaia: “Non parlo di una vicenda personale in evoluzione”.
Anche i salviniani, però, appaiono in tutt’altre faccende affaccendati: Borghi, Durigon, Bagnai, Siri, e così via per le Camere.
Alla prima sillaba – “Mo” – se non cade la linea è un florilegio di “sono impegnato sulle comunali”, “mi occupo di economia”, “mi scusi, sono fuori”, “non giudico i fatti personali”.
Soltanto Calderoli, nome pesante e dalla lunga storia, ha osato sbilanciarsi: “Tutti sbagliano, Luca ha avuto il coraggio di chiedere scusa. Ha la mia solidarietà, stima e amicizia”.
E’ toccata alla Meloni la parte dell’elefante nella cristalleria: “Il caso Morisi ha un impatto politico importante”. Già: intanto, sulla solidità della leadership di Salvini, a pochi giorni dalle comunali.
Detonatore, spartiacque, colpo di grazia, razzo segnalatore. In queste ore le definizioni si sprecano. “Non mi stupisce l’imbarazzo – commenta un parlamentare della “vecchia guardia” – La Bestia è l’anima nera del partito e la saluteremo senza rimpianti”. Nessuno però vuole mettere la faccia su questo miscuglio di sbigottimento e sollievo. Il “Foglio” ha pubblicato le valutazioni del senatore ultra-cattolico Pillon: “Morisi non mi è mai piaciuto, magari per la Lega è una bella notizia”, è seguita smentita con avvocati di mezzo. Tutti avvisati.
E tuttavia, sentimenti analoghi albergano in molti. Moltissimi, dicono.
L’ala governista non li ha mai nascosti. Subito dopo la crisi del Papeete e l’implosione del governo gialloverde, Giorgetti si era sfogato: “Matteo non può più fare tutto da solo”. Ovvero: non è più tempo di one man show, servono consiglieri seri. Basta con felpe e nutella, gattini e mitragliette pasquali, attacchi a raffica a migranti ed euro-tecnocrati.
Figurarsi adesso: era un’insofferenza che il governo Draghi ha reso dirimente. Meno frontali, più tessitura dietro le quinte. Meno fauna, più giannilettismo.
Per esempio, intorno alla ministra Lamorgese: più volte Giorgetti avrebbe “avvisato” il leader che l’offensiva contro la nuova titolare del Viminale era destinata al fallimento, che l’unico effetto era irrigidire Draghi, che era meglio lasciar perdere. Inascoltato.
Nella Lega e in Forza Italia raccontano compatti che, se l’inchiesta è stata la ciliegina sulla torta, la “guerra dei nordisti” contro la Bestia era già stata combattuta e vinta. Con degli alleati insperati: il pattuglione dei parlamentari stufo che fosse un “corpo estraneo” a scegliere i sommersi e i salvati del piccolo schermo (e derivati).
Pillon, prima di smentire, lo ha messo agli atti: “Decideva tutto lui, non mi mandava mai in tv, ma ho i miei canali”.
Adesso, se ne sono liberati altri.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
“MI HA PAGATO 4.000 EURO PER UNA GIORNATA”…”HO LE PROVE, FOTO E MESSAGGI”
Il racconto del ventenne romeno nel frattempo rientrato in patria: “Eravamo
in tre nella cascina, con me anche un mio amico connazionale, siamo stati contattati via web. Sono un modello ma per necessità mi prostituisco. Il compenso era di 4 mila euro per una giornata. A un certo punto mi sono sentito molto male a causa delle sostanze assunte, sono scappato dall’abitazione e ho chiamato io i carabinieri”
In un’intervista esclusiva a Repubblica, il ragazzo che ha portato i carabinieri in casa di Morisi parla della notte passata con lui: «Mi ha distrutto la vita»
«Sono incazzato per quello che sto leggendo sui giornali, le cose sono andate diversamente». A parlare in esclusiva su Repubblica a Giuliano Foschini e Fabio Tonacci è P.R., uno dei due ragazzi presenti alla festa e che il 14 agosto scorso ha portato i carabinieri nell’alloggio di Luca Morisi, ex spin doctor di Matteo Salvini. Modello ed escort di 20 anni, di nazionalità romena, ha detto che quella notte a casa di Morisi gli ha «distrutto la vita».
«Mi sono sentito male e sono fuggito. Con me ho prove, foto e messaggi che dimostrano che tutto ciò che vi dirò è la verità».
P.R. ha raccontato di aver conosciuto Morisi tramite un suo coetaneo, anch’egli romeno, che vive come lui a Milano ed era stato contattato online da Morisi poco prima di Ferragosto.
«Il mio amico a un certo punto mi chiama e mi dice che questo Morisi ci vuole incontrare», racconta a Repubblica.
Secondo quanto riportato, avrebbero pattuito un pagamento di 4 mila euro «per andare da Milano a Belfiore e passare con lui una giornata».
«Abbiamo trascorso con lui la serata, circa 12 ore insieme o forse qualcosa di più, non so dirlo con certezza», racconta il giovane, che afferma di avere ricordi annebbiati di quella notte passata insieme.
P.R. va avanti con la ricostruzione e dice: «All’inzio ci siamo divertiti tutti, e ci siamo drogati». La droga, a quanto dice, l’avrebbe offerta Morisi. «Non era la prima volta che lo facevo, ma non mi è mai capitato di sentirmi così male», racconta.
«Ero devastato e terrorizzato. Volevo andare via perché non mi sentivo bene. Ma gli altri due mi hanno detto di no».
P.R. ha detto di non aver subito violenze o costrizioni, solo che a un certo punto è scappato via e «prima il mio amico romeno e poi Morisi» lo hanno seguito.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
SUL WEB NON C’E’ NEANCHE TRACCIA DI UN COMITATO PROMOTORE
Non c’è un comitato promotore. Non c’è stata la mobilitazione per la raccolta delle firme, né con banchetti fisici né con lo Spid.
Il referendum sul Reddito di cittadinanza, annunciato in pompa magna, è sparito dai radar: rinviato a data da destinarsi.
Un flop per Matteo Renzi, che in piena estate profetizzava “una straordinaria mobilitazione di Italia Viva, comune per comune”, andando “casa per casa”.
L’ex presidente del Consiglio, in una e-news datata 9 agosto, garantiva: “Stiamo stilando il calendario preciso della raccolta firme”.
L’estate è finita, gli italiani sono rientrati al lavoro e la mobilitazione non è mai iniziata. A poche ore dalla scadenza (il 30 settembre) per la consegna delle firme, La Notizia ha avuto la conferma che non ci sono sottoscrizioni da sottoporre al vaglio della Corte di Cassazione per validare la consultazione contro il Reddito di cittadinanza.
“Come per tutti i referendum bisogna prima depositare il quesito alla Corte e poi iniziare la raccolta di firme”, spiegano fonti di Italia viva. “Per quest’anno non era più possibile fare in tempo per i referendum di primavera”, puntualizzano dai vertici di Iv. E promettono comunque l’impegno per il futuro: “Faremo tutto”.
La tempistica è difficile da immaginare, visto che l’eventuale consultazione sul Reddito di cittadinanza dovrebbe celebrarsi nel 2023, anno in cui sono in programma le elezioni Politiche.
Le parole di Renzi sono state solo una trovata propagandistica per attaccare la misura voluta dal Movimento 5 Stelle. E dire che, anche a inizio settembre, l’ex Rottamatore rilanciava con toni spavaldi la sfida: “La mia è una partita win-win. Credo che avremo gran successo nella raccolta firme”.
Poche ore dopo, alla scuola di formazione politica Meritare l’Europa, ha fatto un passo in avanti, illustrando alla lettera il quesito esatto da sottoporre agli elettori: “Volete che sia abrogato il dl 28 gennaio 2019, n.4 ‘Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni’, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26 limitatamente al capo I, art. Da 1 a 13, recanti ‘disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza’…”.
I RADICALI UMILIANO MATTEO
Tutto pronto per la mobilitazione, allora? Macché. Da allora la battaglia referendaria è finita nel silenzio: sul web non c’è traccia neppure di un comitato promotore. L’iniziativa non ha incontrato il favore delle masse, come è capitato invece per altre consultazioni: sull’eutanasia e sulla cannabis si è creato, in poche settimane, un movimento di sostegno.
Tanto che i comitati promotori sono pronti a consegnare le firme necessarie in Cassazione per fare indire il referendum. E c’è un altro segnale dell’harakiri renziano: addirittura sui canali ufficiali Italia Viva la proposta arranca. La petizione per chiedere un referendum, promossa sul sito del partito da Renzi in persona in un’altra e-news, è sotto le 5mila firme.
Inchiodata esattamente a quota 4.852 sottoscrizioni online, meno della metà dell’obiettivo di 10mila firme fissato inizialmente.
“Noi siamo per dare una mano a chi non ce la fa. Ma pensiamo che sia sacrosanto che la prima mano ciascuno se la dia da solo, mettendosi in gioco. Se poi uno fallisce, lo Stato deve aiutare”, si legge nell’appello via web. “Ma l’idea che si parte dalla certezza di un reddito in quanto cittadini e questo permetta di rifiutare la fatica dell’impegno in nome della pigrizia del sussidio è insopportabile”, incalza Renzi nel suo discorso motivazionale.
Ma, nonostante tanto rumore, il suo sogno di cancellare il Reddito di cittadinanza si allontana. Come lo spauracchio di un referendum esistito solo nelle intenzioni.
(da La Notizia)
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Settembre 29th, 2021 Riccardo Fucile
MA QUANDO LA FINIRA’ DI RITOCCARE LE FOTO CON IL PHOTOSHOP?
Happy birthday mr President Silvio Berlusconi, a lei, alla sua compagna e ai
tanti ritocchi che, almeno all’apparenza, quest’ultima sembra aver utilizzato nella foto caricata su Instagram.
Marta Fascina, 31enne fidanzata dell’ex premier e deputata della Repubblica italiana, ha voluto utilizzare Instagram per fare gli auguri al compagno per l’85esimo compleanno. Nelle immagini date in pasto al mondo dei social, il Cavaliere sembra molto più in forma rispetto alle ultime volte in cui l’obiettivo l’ha ripreso in diretta. Qualcuno direbbe che la foto è stata ritoccata.
Non si preoccupi presidente, gli anni passano per tutti. Anche per lei che lotta contro lo scoccare del tempo. Ma forse l’effetto uomo di cera per questa volta si poteva evitare.
I social non hanno perso tempo ed in poche ore la foto è diventata virale.
Al centro dell’ironia il copy della deputata forzista che ha scritto “Buon compleanno amore mio”, oltre al portamento giovanile del Cavaliere immortalato mano nella mano con la partner mentre passeggia nei viali di Arcore.
Il Cavaliere, a scanso di equivoci, solo nell’ultimo mese è stato tre volte ospite dell’ospedale San Raffaele. In concomitanza dei processi che lo riguardano. Ovviamente.
(da agenzie)
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