Destra di Popolo.net

PAROLIN CHE SI PERMETTE DI FARE IL CONTROCANTO A PAPA FRANCESCO

Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile

I VELENI DELL’ESTATE ROMANA IN VATICANO E LA NECESSITA’ DI FARE PIAZZA PULITA

Inaudito. Cioè letteralmente “mai sentito”.
Non si era ma sentito a memoria vaticana che un segretario di Stato “correggesse“ pubblicamente il Papa. Eppure anche questo è accaduto ieri, al termine di un’estate vaticana ammorbata dai veleni, quando il segretario di Stato Pietro Parolin ha affermato che a lui non risulta nessun incontro segreto di prelati che dopo l’intervento chirurgico a cui è stato sottoposto Francesco si sia riunito per preparare il futuro Conclave.
In realtà il Papa ai confratelli gesuiti in Slovacchia (parole integralmente riportate dalla Civiltà Cattolica e pubblicate sull’Osservatore Romano) è andato molto più in là: ha detto non solo che i “congiurati” si preparavano al suo trapasso, ma che proprio lo volevano morto.
Ebbene di tutto questo il segretario di Stato non solo dice di non aver avuto nessuna contezza (“può essere che il Papa abbia informazioni che io non ho“, così in sintesi ha liquidato la questione), ma ha affermato esplicitamente che il clima all’interno delle Mura Leonine “non è teso”.
Come dire che il Papa va fuori le righe. Il “problema” è che Papa Francesco dalla fine d’agosto (una volta uscito dalla prima fase della convalescenza) è intervenuto personalmente e con molta forza a raddrizzare la narrativa che riguardava la sua salute. Si è accorto (con ritardo, lo ha detto esplicitamente) dell’”annuncio” a mezzo stampa delle sue prossime dimissioni (ma chi se non la Segreteria di Stato, avrebbe dovuto segnalargli l’uscita di Libero del 23 agosto?), e ha colto al volo l’occasione di un’intervista a lungo richiesta dalla radio della Conferenza episcopale spagnola, Cope, subito “lanciata” con alcune sintesi, e poi messa in onda il 1 settembre, per smentire (“Non mi è mai passato per la testa di dimettermi”).
Durante il viaggio in Slovacchia, poi è arrivata “la bomba”, delle riunioni in Vaticano di coloro che lo vogliono morto.
L’uscita di Parolin (che da consumato diplomatico) sa naturalmente pesare bene le parole e il loro effetto, non può non essere considerata se non come la segnalazione di un suo chiaro distinguo all’interno e all’esterno del Vaticano.
Dopo i tanti viaggi intrapresi negli ultimi mesi in Italia e all’estero, e le enormi difficoltà in cui la Terza Loggia è stata coinvolta a seguito dello scandalo del Palazzo di Londra. Parolin (a differenza del cardinale Angelo Becciu) non è a processo (dove forse sarà chiamato a testimoniare , dopo la sua espressa disponibilità), ma ha dovuto progressivamente lasciare ogni competenza “economica“ che prima erano in capo alla Segreteria di Stato.
Prima è dovuto uscire dalla Commissione cardinalizia di Vigilanza sullo Ior, la cosiddetta banca vaticana, cui lo stesso Parolin aveva chiesto un prestito di 150 milioni di euro per rimediare al “buco” dell’acquisto del palazzo londinese, e da questa anomala richiesta nel 2019 era partita la denuncia dello stesso Ior e del Revisore generale, da cui sono scaturite le successive indagini (le udienze ripartono il 5 ottobre.
Poi la segreteria di Stato è stata trasformata in un Dicastero senza portafoglio, poiché i suoi beni sono stati trasferiti all’Apsa, con la gestione in capo alla Segreteria per l’economia.
Il “controcanto” di Parolin, che cade in questa situazione, tutti hanno la sensazione che il Papa, arrivati a questo punto, non farà sconti, c’è stato anche in relazione ai rapporti tra il Vaticano e i cosiddetti “sovranisti”.
Ieri Parolin ha precisato che aderire al Vangelo non è come andare ad un supermercato (dove si scelgono solo alcuni prodotti e si lasciano gli altri) ma pochi giorni prima di partire per l’Ungheria aveva espresso la sua soddisfazione (quasi un endorsement per un politico che il Papa non ha mai voluto ricevere nemmeno da ministro) per come si era svolto l’incontro tra Matteo Salvini e il Segretario per i rapporti con gli Stati arcivescovo Paul Callagher.
Nonostante la narrativa mediatica forzata anche tra i vaticanisti per sottolineare l’incontro tra il Papa e Viktor Orban, questo incontro in realtà sì è limitato all’etichetta protocollare.
L’ha dovuto spiegare anche questa volta il Papa in prima persona, parlando con i giornalisti sul volo di ritorno a Roma: 40 minuti in cui Orban era presente ma a interloquire con il Papa è stato solo il Presidente della Repubblica ungherese, paese ospite del Congresso eucaristico internazionale organizzato dal cardinale Peter Erdò.
Il Papa nel suo “sfogo“ con i gesuiti slovacchi ha parlato anche degli attacchi che continuamente subisce da parte di alcuni media cattolici.
La rivista dei gesuiti americani ha ricostruito che il riferimento è al potente gruppo televisivo internazionale Edtw, in cui per anni sono stati messi in onda trasmissioni in cui si è dato spazio in diretta all’ex nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, ai suoi attacchi al Papa e al suo appoggio all’ex presidente Donald Trump fino ai giorni della rivolta contro Capitol Hill (6 gennaio 2021) . C’è da chiedersi quali rapporti hanno i “congiurati” di cui ha parlato il Papa e la filiera mediatica all’attacco del Pontefice. Ieri si è avuta notizia che YouTube ha bloccato la trasmissione di alcuni video dii fan dell’ex nunzio.
(da Huffingtonpost)

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UNA REGIONE DELLA POLONIA DICE NO A ESSERE “ZONA LIBERA DALL’IDEOLOGIA LGBT” E ALTRE 5 CI PENSANO

Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile

COSI’ POTRA’ RECUPERARE FONDI UE

La regione della Piccola Polonia ha deciso di abrogare la risoluzione «contro l’ideologia Lgbtq+» e di modificare la propria posizione sulle politiche relative all’orientamento sessuale e ai diritti civili.
Ad annunciare la decisione, il presidente del consiglio regionale Witold Kozlowski. La bozza della nuova risoluzione è già pronta e sarà sul tavolo del Consiglio per la discussione e il voto il prossimo 27 settembre.
La regione intende quindi prendere le distanze dalla risoluzione approvata dal governo centrale nel 2019 poiché identifica i contenuti come «discriminatori nei confronti delle minoranze sessuali». Non solo.
Alla base della decisione potrebbe esserci anche una condizione di vantaggio: la Commissione europea aveva infatti avvertito alcuni enti territoriali polacchi della probabile sospensione dei fondi Ue a loro destinati su questo fronte. Oltre alla Piccola Polonia, si comincia a parlare di altri cinque enti territoriali polacchi con le stesse intenzioni ma va ricordato che lo Stato è suddiviso in 16 voivodati.
I contenuti della nuova risoluzione
La nuova risoluzione sul tavolo del Consiglio regionale del voivodato della Piccola Polonia, dove si trova Cracovia, è incentrata sul «rispetto per la tradizione e la cultura secolari della Repubblica di Polonia» e sulla «uguaglianza ed equità di trattamento». Nella stessa risoluzione si mette per iscritto di abrogare la posizione «contro l’ideologia Lgbtq+».
Nel vertice straordinario convocato nella giornata di ieri – mercoledì 22 settembre – c’era anche un altro tema fondamentale all’ordine del giorno: la sospensione del pagamento dei fondi del programma React Eu da parte della Commissione europea e dunque il relativo adeguamento del voivodato alle linee del programma Ue. Esito del voto della delibera: 25 consiglieri si sono espressi a favore e 3 si sono astenuti.
L’avvertimento della Commissione europea
All’inizio di settembre, la Commissione europea ha inviato una lettera alle autorità di cinque regioni polacche che hanno adottato risoluzioni «contro l’ideologia Lgbtq+», sottolineando l’importanza di procedere a «rettificare la violazione».
Parallelamente, la Commissione ha sospeso i colloqui con le regioni relativamente all’erogazione dei fondi del programma React-Eu.
Dopo questo avvertimento, il primo passo della Piccola Polonia è stato quello di nominare un Consiglio per la parità di trattamento e per i diritti della famiglia. Con questo nuovo ufficio e con la nuova risoluzione, il 27 settembre la Piccola Polonia andrà probabilmente incontro a una svolta. Il Consiglio regionale spera che queste modifiche – più formali che culturali, per il momento – siano sufficienti a soddisfare il giudizio della Commissione europea e dunque a sbloccare i fondi.
(da agenzie)

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CHI E’ OLAF SCHOLZ, IL SOCIALDEMOCRATICO FAVORITO PER IL POST MERKEL

Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile

UNA LUNGA ESPERIENZA POLITICA ALLE SPALLE E QUALCHE OMBRA SU SCANDALI GIUDIZIARI

È Olaf Scholz, attuale vice cancelliere e ministro delle Finanze, il candidato socialdemocratico che correrà per l’Spd alle elezioni in Germania.
Il 26 settembre i cittadini tedeschi saranno chiamati alle urne per decidere che volto avrà il Paese dopo 16 anni di Angela Merkel al comando. Un passo importante in un momento particolarmente delicato per il Paese, tra pandemia di Coronavirus, crisi dei rifugiati in Afghanistan ed equilibri complicati con la Russia.
Secondo gli ultimi dati, il 67% degli elettori prevede che sarà Scholz a guidare il nuovo Bundestag (il Parlamento federale), contro il 16% raccolto da Armin Laschet, il candidato della Cdu/Csu, e il 2% da Annalena Baerbock, candidata dei Verdi.
Se dovesse vincere, sarà il primo cancelliere dell’Spd della Germania da quando Gerhard Schröder ha lasciato l’incarico nel 2005. Scholz, classe 1958, è nato a Osnabrück, in Bassa Sassonia, ma cresciuto nel distretto Rahlstedt di Amburgo. Si è avvicinato alla politica entrando nelle fila della Gioventù socialista dopo aver studiato diritto del lavoro all’Università di Amburgo. È sposato con la collega politica dell’Spd, Britta Ernst.
La carriera politica
Scholz è stato eletto per la prima volta al Bundestag nel 1998. Dal 2002 al 2004 ha ricoperto la carica di Segretario generale dell’Spd, durante l’ultimo periodo del governo Schröder. Dal 2007 al 2009, Scholz è stato ministro del Lavoro per il primo governo Merkel.
Per anni il suo soprannome è stato “Scholzomat“, un gioco di parole con “automat“, scelto per indicare il suo approccio tecnico alla politica.
Negli ultimi due decenni il suo posizionamento si è spostato sempre più al centro e ora all’interno del suo partito è visto come un esponente dell’ala conservatrice.
Una posizione maturata durante il periodo in cui è stato sindaco di Amburgo, tra il 2011 e il 2018, e consolidata negli anni di coalizione con la Cdu di Merkel. A differenza del centrodestra, però, in questa campagna elettorale Scholz sostiene la proposta di un aumento del salario minimo a 12 euro l’ora – posizione su cui si trova d’accordo con i Verdi.
Il ruolo da ministro delle finanze durante la pandemia
In quanto ministro delle Finanze, Scholz ha potuto guadagnare un palcoscenico importante durante il periodo più duro della pandemia: è lui a essere stato incaricato di gestire ed elargire gli aiuti economici per i cittadini in difficoltà economiche durante la crisi. Non a caso il nome di Scholz per la corsa alle elezioni del settembre 2021 è stato annunciato ad agosto 2020: la sua gestione pragmatica della crisi da Coronavirus («bisogna lavorare, non indulgere in vanità») gli è valsa un picco negli indici di gradimento. In più, la Germania di Scholz-Merkel è stata la principale autrice insieme alla Francia del fondo di aiuti europeo per la ripresa dalla pandemia, dal valore di 750 miliardi di euro.
Gli scandali giudiziari
Tra gli elementi più rilevanti della personalità pubblica di Scholz c’è il suo coinvolgimento in alcune importanti inchieste della magistratura in corso tutt’ora.
Nella settimana appena precedente alle elezioni, Scholz è stato convocato davanti a una Commissione parlamentare per rispondere all’accusa di aver ostacolato alcune operazioni di giustizia. Secondo i magistrati, un ufficio del suo Ministero – la “Financial Intelligence Unit” (Fiu) – non avrebbe girato alla polizia e alle procure alcune informazioni su possibili operazioni di riciclaggio.
Diverse segnalazioni di transizioni illecite sono state segnalate dalle banche alla Fiu tra il 2018 e il 2020, ma l’ufficio non avrebbe fatto partire le procedure di controllo necessarie, né avrebbe trasmesso le informazioni ai magistrati. A lanciare l’allarme erano stati, tra gli altri, il Financial Times e lo Spiegel.
Nonostante questo, il leader socialdemocratico resta il favorito nei sondaggi.
(da Huffingtonpost)

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CHI E’ ARMIN LASCHET, IL SUCCESSORE DI MERKEL CHE NON SCALDA I CUORI TEDESCHI

Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile

CENTRISTA, MOLTO RELIGIOSO, SOPRANNOMINATO “L’INDECISO”, NON E’ RIUSCITO FINORA A SPRONARE I DEMOCRATICI TEDESCHI

«La domanda non è più con chi governeranno i cristiano-democratici, ma se governeranno ancora».
Riassume così la preoccupazione che aleggia nella coalizione di centrodestra, la Cdu, Markus Söder, premier della Baviera a cui la dirigenza dell’Unione ha preferito il moderato Armin Laschet, governatore del Nordreno-Vestfalia, per il dopo Merkel. Laschet, il 26 settembre, corre per succedere alla cancelliera, perpetrando – dopo i 16 anni di governo Merkel – il primato del centrodestra negli equilibri politici della Germania.
I sondaggi della vigilia, tuttavia, fanno tremare i vertici dell’Unione, i quali hanno iniziato a rispolverare, in campagna elettorale, gli spauracchi del comunismo – e quindi l’ipotesi di un governo Spd-Verdi-Linke -, per cercare di frenare l’avanzata della coalizione che supporta il socialista Olaf Scholz.
E per cercare di far digerire all’elettorato del centrodestra il delfino di Merkel, Laschet, centrista, soprannominato «l’indeciso», che non è riuscito a spronare i democratici tedeschi.
Dal giornalismo alla politica
Nato e cresciuto ad Aquisgrana, Laschet ha frequentato scuole cattoliche. Classe 1961, si è diplomato a 20 anni al Ginnasio episcopale Pio della sua città natale. Ha proseguito gli studi in legge e scienze politica a Monaco e a Bonn, laureandosi nel 1987. Lo stesso anno, ha iniziato l’attività giornalistica prima come tirocinante e poi come freelance in alcune emittenti radio-televisive della Baviera.
Dal 1991 al 1994 ha ricoperto il ruolo di caporedattore nel giornale della diocesi di Aquisgrana. Dal 1995 al 1999 è stato direttore editoriale della casa editrice cattolica Einhard.
Avvicinatosi alla politica quando Rita Süssmuth, ex presidente del Bundestag tedesco, lo ha nominato suo consulente scientifico, Laschet è diventato membro del Bundestag nel 1994. Cinque anni più tardi, è stato eletto europarlamentare. Poi, dal 2005, è tornato a dedicarsi alla politica locale: per un lustro ha ricoperto il ruolo di ministro del Nordreno-Vestfalia per la famiglia, le donne e l’integrazione. Durante la legislatura successiva, è stato ministro per gli Affari federali.
Governatore del Nordreno-Vestfalia
Contemporaneamente alla politica locale, Laschet ha cercato di fare carriera all’interno del suo partito, la Cdu. Sconfitto da Norbert Röttgen, nel 2010, nella corsa per la presidenza del distaccamento del partito nel land, due anni più tardi Laschet è succeduto al dimissionario Röttgen e, contestualmente, è stato eletto come uno dei cinque vicepresidenti del partito nazionale.
Dal 2017, Laschet guida il land più popoloso della Germania: è stato eletto governatore del Nordreno-Vestfalia, il motore industriale della Germania. Dopo le dimissioni di Annegret Kramp-Karrenbauer dalla presidenza della Cdu – in polemica per l’elezione di Thomas Kemmerich a governatore della Turingia, appoggiato dall’ultradestra di Alternative für Deutschland – Laschet è stato eletto presidente dei cristiano-democratici con il 58,2% dei voti, in gara contro Friedrich Merz. Il 20 aprile 2021, il comitato esecutivo della Cdu ha scelto Laschet con una maggioranza del 77,5% – 31 voti -, contro il 22,5% – 9 voti – di Söder, del partito fratello Csu, per la corsa alla cancelleria.
Le gaffe pre-elettorali
Laschet è considerato da tutti il delfino di Markel per aver sempre difeso le posizioni più centriste della cancelliera uscente.
Sostenitore delle politiche pro-accoglienza, paladino dei valori cristiani e forte europeista. «In tutti questi anni, l’ho vissuto come un politico per il quale la “C” presente nel nome del nostro partito rappresenta il compasso delle sue scelte – ha detto di lui Merkel, riferendosi all’elemento cristiano dell’Unione -. Il fondamento della nostra visione cristiana è che pone la dignità dell’uomo al suo centro. E io so che porterà avanti questo impegno anche come cancelliere».
Nonostante l’endorsement della cancelliera, i sondaggi della vigilia danno in estrema difficoltà Laschet. Sulla sua corsa verso il Bundeskanzleramt pesa la gaffe fatta durante la visita nei territori colpiti dall’alluvione: Laschet è stato ripreso mentre rideva e scherzava con dei politici locali.
Il land del Nordreno-Vestfalia da lui guidato, poi, è stato al centro delle polemiche per aver siglato un contratto con una casa di moda per la produzione di mascherine durante le fasi più dure della pandemia, su iniziativa del figlio di Laschet, Johannes, influencer di moda sui social.
Infine, il candidato cancelliere risente delle invettive degli ambientalisti, molto influenti in Germania: vicino alla lobby del carbone della Ruhr e oppositore delle politiche dei Verdi, è stato criticato per aver visitato la Gigafactory di Elon Musk, a Brandeburgo. Un impianto che consuma ingenti quantità d’acqua e che gli ambientalisti additano tra i responsabili dell’impoverimento idrico della regione.
(da Huffingtonpost)

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CHI E’ ANNALENA BAERBOCK, LA CANDIDATA CANCELLIERA DEI VERDI TEDESCHI

Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile

LO SPORT, L’AMBIENTE E IL CARISMA DA LEADER… POLITOLOGA CON UN PASSATO DA CAMPIONESSA DI NUOTO

È l’astro verde della politica tedesca e il 26 settembre potrebbe diventare la nuova prima cancelliera della Germania al posto di Angela Merkel.
Annalena Charlotte Alma Baerbock ha 40 anni, politologa originaria della Bassa Sassonia, è la leader insieme a Robert Habeck del partito tedesco dei Verdi.
È scesa in campo lo scorso aprile come candidata ufficiale alle prossime elezioni federali insieme ad Armin Laschet per la CDU e Markus Söder della CSU.
A proposito dei suoi rivali non ha dubbi: «Io sono il cambiamento, gli altri lo status quo». Mai stata ministra, si è da subito dichiarata pronta alla sfida rappresentando una delle principali risorse per l’ascesa del partito ambientalista in Germania.
Dietro l’onda verde che ha portato i Grüenen a raddoppiare i consensi nel giro di cinque anni e a candidarsi alla guida del Paese per la prima volta nella storia, c’è anche e soprattutto il carisma di Annalena Baerbock, capace di attirare soprattutto i giovani elettori della fascia dai 18 ai 29 anni.
Campionessa di nuoto, ora pronta a tuffarsi da un altro trampolino
Classe 1980, figlia di una pedagoga e di un ingegnere, Annalena Baerbock nasce ad Hannover, nella Bassa Sassonia. Gli anni dell’adolescenza vengono scanditi da una grande passione per lo sport che le insegna fin da subito il senso della sfida e della sana competizione: giovane promessa del nuoto agonistico, vince nei tuffi dal trampolino la medaglia di bronzo ai Campionati nazionali di Germania. Trascorre gli anni dell’università ad Amburgo dove si laurea in Scienze politiche, vola poi a Londra per un master in diritto internazionale alla London School of Economics. Sposata con Daniel Holefleisch e madre di due bambine, attualmente vive a Potsdam, città alle porte di Berlino.
I primi passi in politica e la grande vittoria del 2018
Annalena Baerbock entra a far parte del partito dei Verdi Bündnis 90/Die Grünen nel 2005. In quello stesso anno fino al 2008 lavorerà all’Europarlamento come relatrice della deputata Elisabeth Schroedter. Dal 2009 al 2013 si trasferisce a Brandeburgo ricoprendo il ruolo di presidente regionale dei Verdi per poi essere eletta con lo stesso partito al Bundestag.
Ma è il 2018 l’anno che segna l’ascesa politica della candidata Cancelliera, eletta con il 64,54% dei voti alle primarie dei Verdi. Da lì Bearbock non si è più fermata ottenendo il sostegno del 97% dei delegati (il risultato più alto di sempre). Poi, ad aprile 2021, l’annuncio più importante dato dal presidente del partito Robert Habeck: «Inizia oggi un nuovo capitolo per la nostra formazione politica» ha detto riferendosi alla candidatura di Bearbock alla Cancelleria tedesca.
I temi: dal cambiamento climatico alla discriminazione di genere
Negli anni che l’hanno vista scalare i vertici dell’attuale secondo partito tedesco, Annalena Baerbock è presto diventata punto di riferimento per le politiche ambientali dedicandosi soprattutto ai temi del cambiamento climatico e dell’economia sostenibile.
«La crisi climatica non è qualcosa di astratto. Sta accadendo proprio qui tra noi e ora dobbiamo fare tutto il possibile per tenerla sotto controllo» ha detto sull’argomento. «Siamo a un bivio in cui dobbiamo scegliere la strada per restare sotto gli 1,5 gradi e al tempo stesso ci troviamo di fronte all’opportunità storica di utilizzare il prossimo decennio per costruire una prosperità rispettosa del clima per le generazioni future».
Un altro tema che le sta a cuore è l’Europa. Politologa ed esperta di diritto internazionale, sostiene una forte politica di difesa e coesione dell’Unione. Battendosi per i diritti violati dalla discriminazioni di genere, la candidata cancelliera ha anche operato attivamente all’interno di un’associazione a favore dei profughi e si è fatta mediatrice nell’accordo che ha portato alla nuova legge tedesca sulla donazione degli organi. Nelle ultime apparizioni televisive la giovane promessa dei Verdi si è fatta paladina di una politica concentrata su bambini, famiglie e giovani. Per Baerbock si dovrebbero «sburocratizzare gli uffici di collocamento» e i versamenti dei sussidi di disoccupazione «perché un povero su tre in Germania è un bambino».
La candidatura a prossima cancelliera di Germania
«Non sono mai stata cancelliera né ministra, ma sono pronta alla sfida». La frase pronunciata il giorno in cui Baerbock ha accettato di essere la candidata ufficiale del suo partito alle prossime elezioni ha confermato il grande carisma personale e politico dell’ambientalista.
La promessa dei Verdi si è oramai conquistata nel Bundestag, insieme ai Grüenen, un posto importante che ora sembra non essere disposta a cedere tanto facilmente.
(da Open)

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TORINO, INDAGATO UN CANDIDATO DI FRATELLI D’ITALIA: BECCATO CON LE LISTE ELETTORALI PRESE SOTTOBANCO

Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile

LA GUARDIA DI FINANZA GLI HA NOTIFICATO L’AVVISO DI GARANZIA PER PECULATO

L’ex consigliere comunale Enzo Liardo, ora in corsa col partito di Meloni, è finito nel registro degli indagati insieme a un dipendente comunale dell’Anagrafe. Avrebbe ottenuto elenchi di elettori sottobanco
La Guardia di Finanza di Torino ha notificato l’avviso di garanzia per concorso in peculato all’ex consigliere comunale Enzo Liardo, candidato di Fratelli d’Italia alla elezioni comunali.
I militari lo hanno atteso nell’ufficio Anagrafe centrale per poi controllare i dati del telefono e del computer.
Secondo lui, il mandato dei pm Francesco Pelosi e Paolo Toso è il risultato di «un’imboscata di qualche avversario». Secondo quanto raccolto dai magistrati, invece, Liardo sarebbe entrato in possesso di elenchi con i nomi e i dati di residenza degli elettori, ottenuti tramite un dipendente comunale ora indagata in concorso.
Le informazioni in questione erano disponibili a pagamento per tutti gli altri candidati e sarebbero state ottenute sottobanco da Liardo.
Gli inquirenti stanno ricostruendo anche i metodi con cui venivano accelerate le pratiche di duplicazione dei certificati elettorali:
Al momento Liardo resta in corsa per le elezioni del prossimo 3 e 4 ottobre.
(da agenzie)

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SARA CUNIAL SENZA VERGOGNA: ALLA CAMERA PARAGONA IL GREEN PASS ALLE LEGGI RAZZIALI

Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile

POI SE LA PRENDE CON MATTARELLA, “REO” DI NON AVER LETTO BENE IL DECRETO

Solo qualche giorno fa, al Senato, il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri era stato ripreso dal Presidente di turno (il leghista Calderoli) per aver utilizzato il termine “idiozie” per parlare delle paradossali tesi no vax portate avanti da alcuni parlamentari.
Il motivo? Queste parole non sono consentite nella dialettica parlamentare. Poi, però, ieri è stato permesso alla deputata del Gruppo Misto (ex MoVimento 5 Stelle) Sara Cunial di paragonare il Green Pass alle leggi razziali.
Parole in libertà, con la reprimenda arrivata solo al termine del suo folle discorso in Aula.
“Nel 1938 molti studenti italiani, per una fede diversa da quella della massa, sono stati espulsi dalle scuole e dalle biblioteche. Ora nel 2021 sono nuovamente sbarrati a noi cittadini quei luoghi. Questo è inaccettabile”.
Inaccettabile sì, come il paragone tra due eventi storici che – per ovvi ed evidenti motivi – non possono essere minimamente essere paragonati e messi sullo stesso piano.
Ma la dichiarazione di Sara Cunial prosegue ancora: “Siamo milioni a non essere disposti a sottostare al vostro ricatto. La nostra libertà è l’unica cosa per cui possiamo veramente lottare. Questa Camera è supina a un governo dittatoriale al soldo delle lobby”.
Prima dell’intervento di Andrea Mandelli, presidente di turno alla Camera, Cunial attacca anche Sergio Mattarella: “Siamo proprio sicuri che il presidente della Repubblica abbia letto il contenuto del decreto sul super Green pass obbligatorio per i lavoratori? È chiaro che un garante della Costituzione non possa che essere stato a sua volta costretto e ricattato a firmare un ignobile nefandezza come quella, capace di cancellare i nostri diritti e rovesciare le nostre sovranità, compresa quella della Camera, supina a un governo dittatoriale, al soldo delle lobby finanziare e delle famiglie di Davos e Bilderberg”.
(da agenzie)

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LA CAMPAGNA ACQUISTI DI SALVINI TRA I TROMBATI DI FORZA ITALIA ORA POTREBBE FAR SALTARE ANCHE L’ALLEANZA DI CENTRODESTRA

Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile

VERTICI FORZISTI INFEROCITI PER LA SCORRETTEZZA DEL LEGHISTA

“Salvini vuole mostrare i muscoli perché è in difficoltà. Ma non può farlo mica a nostro danno…”. A fatica, nella ristretta corte di Silvio Berlusconi, si trattiene l’ira per la campagna acquisti avviata dal leader della Lega a dieci giorni dalle amministrative.
C’è un silenzio forzato, dentro Forza Italia, che accompagna una mossa che fa deflagrare il centrodestra, che ne pone in risalto le distanze interne, che manda in archivio i progetti di federazione e mette in dubbio persino la tradizionale kermesse dei tre capi-partito a chiusura della campagna elettorale: l’evento non è ancora stato programmato e nessuno sa più dove e soprattutto se si farà.
Attorno alla vicenda apparentemente minima del passaggio alla Lega di tre esponenti forzisti lombardi, i consiglieri regionali Alessandro Fermi e Mauro Piazza e l’ex presidente della Provincia di Lecco Daniele Nava, si consuma uno psicodramma nella coalizione.
I vertici azzurri restano sorpresi dalla tempistica dell’operazione di Salvini e non comprendono l’atteggiamento “predatorio” nei confronti di un alleato con cui, fino a qualche settimana fa, addirittura si ipotizzavano liste comuni alle prossime Politiche. Il tutto, peraltro, per acquisire un valore aggiunto molto limitato alle Comunali di Milano, visto che i neo-leghisti vengono da altre zone della Lombardia. Forza Italia riconduce l’”aggressione” alla volontà del senatore milanese di uscire mediaticamente da un’impasse determinata da spaccature e defezioni nel suo partito, ultima quella dell’eurodeputata Francesca Donato, parlamentare numero cinque a lasciare il gruppo di Bruxelles nel giro di un solo anno.
Salvini, a Milano, tiene a dimostrare che la sua Lega è ancora attrattiva. E, nel salutare i nuovi arrivi, dice che “nei prossimi giorni entreranno in Lega alcuni parlamentari di diverse parti, non solo di centrodestra”.
Circolano alcuni nomi, quello del deputato friulano di Fdi Walter Rizzetto (che smentisce categoricamente) e quello del siciliano di Iv Francesco Scoma, anche lui un ex di Forza Italia, che invece è realmente in marcia verso il bastimento del Capitano. Poi nega, ancora una volta, qualsiasi spaccatura con l’ala governista
Ma è un fuoco di sbarramento che non copre i comportamenti in aula, che non nasconde dalla visuale quella metà (o quasi) dei deputati assenti al momento di votare la conversione in legge del decreto del governo sul Green Pass.
In questo scenario, certo è che il centrodestra procede in ordine sparso in Parlamento, con comportamenti differenti sia sulle misure anti-Covid che sulla riforma della giustizia, e nel giorno del big bang finisce per litigare pure sull’Europa.
Salvini decide di rilanciare il progetto di un gruppo unico di Destra al parlamento europeo
Di lì a poco il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani gelerà il capo del Carroccio: “Credo sia giusto collaborare ma mi sembra impossibile che nasca un gruppo unico di destra”.
Si litiga su tutto, mentre corre il count-down verso il voto. Un esperto frequentatore delle aule parlamentari come Giafranco Rotondi ci ride su : “Matteo Salvini domanda la federazione a Berlusconi e poi scippa alcuni consiglieri regionali a Forza Italia a Milano. Donat Cattin avrebbe fatto saltare l’alleanza”.
Il segretario leghista però dà la colpa del mancato abbraccio a Forza Italia: “Non impongo cose controvoglia”, afferma con riferimento alle resistenze delle ministre Gelmini e Carfagna. Determinando infine un’irritazione montante anche dalla parte più dialogante di Forza Italia.
Il giorno dell’orgoglio salviniano si spegne in un tramonto caotico per il centodestra.
(da agenzie)

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I GRANDI ACQUISTI DI SALVINI: ELETTO CON FORZA ITALIA, PASSATO CON RENZI E ORA SALTO TRIPLO CON LA LEGA

Settembre 23rd, 2021 Riccardo Fucile

IL DEPUTATO SICILIANO SCOMA INGROSSA LA FILA DEI TRASFORMISTI… GIUSTO IN TEMPO PER FARSI TROMBARE TRA UN ANNO

“Non sono un trasformista, ritorno da dove ho iniziato”, si affretta a dichiarare la new entry leghista Francesco Scoma, eletto in Forza Italia nel 2018, passato in Italia Viva nel 2020, approdato da Salvini in queste ore.
Che vuoi che siano un paio di cambi di casacca a fronte dei duecentosessantasette dall’inizio della legislatura (dati Openpolis, 11 settembre), di cui 119 solo nell’ultimo anno, un record.
D’altra parte che ci fossero forze fresche in arrivo non solo dal centrodestra lo aveva annunciato lo stesso leader del Carroccio in pieno scouting per elaborare l’addio della pasionaria no vax Francesca Donato.
E sono superati i tempi in cui Salvini tuonava contro “i Verdini e gli Scilipoti” con parole un po’ così: “Se vieni eletto in Parlamento con quel partito e cambi, te ne vai a casa, ti togli dalle palle, e molli la poltrona”.
Di Salvini, Scoma condivide “l’approccio politico” mentre non è affatto deluso da Renzi, che “resta un politico di livello”; semmai il problema è che il deputato palermitano non nutre più speranza per il progetto politico centrista, “che non è mai partito”.
Quella di affrescare con larghe pennellate politiche il proprio nuovo posto nel mondo è antica e nobile arte, che Scoma non disdegna.
Così vale la pena ricordare quello che lo stesso disse a Repubblica Palermo lasciando Silvio Berlusconi (“uomo, politico e imprenditore straordinario”): ”È una decisione sofferta, ma in Forza Italia non esiste più dialettica politica, non esiste più dialogo”.
Nel mirino allora c’era l’assenza di partecipazione e soprattutto il plenipotenziario Gianfranco Miccichè “chiuso nel suo fortino”.
Nell’obiettivo di Scoma oggi c’è il “sindaco in fuga” Leoluca Orlando e il suo posto a Palazzo delle Aquile. Il voto è nel 2022.
Intanto dalla Sicilia arriva qualcosa in più di un monito. “Chi sceglie ora di andare via, poi, sbaglia i suoi conti e rischia di perdere oltre che la faccia anche la poltrona”, ringhia Davide Faraone, senatore eletto col Pd e passato con Renzi ai tempi della scissione.
(da Huffingtonpost)

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