Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
IL COMMISSARIO DEL PARTITO DI VICENZA (VICINO A ZAIA): “PAROLE INDEGNE, PRENDEREMO PROVVEDIMENTI”
Il Green pass come il passaporto genealogico istituito da Adolf Hitler che
certificava l’appartenenza alla razza ariana: a finire nella bufera per quanto scritto su Facebook è la leghista Franca Mattiello.
L’esponente del Carroccio, riportano i giornali locali, se ieri non fosse mancato il numero legale sarebbe entrata a far parte del consiglio comunale di Vicenza.
Quelle frasi ora rischiano di costarle care.
«Parole così non sono degne di chi vuole ricoprire un ruolo di amministrazione – dice il commissario della Lega veneta, Alberto Stefani -. Il Carroccio si dissocia e prenderà provvedimenti nei confronti della militante».
Immediate le proteste dall’opposizione. «In una delle regioni più colpite da Covid-19 e che ha pagato un prezzo altissimo di morti – afferma l’eurodeputata del Partito democratico, Alessandra Moretti – il post negazionista rilanciato da Franca Mattiello è un oltraggio alle vittime oltre che alle decine di migliaia di professionisti che nelle istituzioni e nella sanità hanno speso l’ultimo anno e mezzo per salvare vite e aiutare le persone in difficoltà. Chi nega l’evidenza della pandemia e ostacola gli strumenti per affrontarla e superarla – ribadisce – non è degno di ricoprire un ruolo pubblico».
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
GLI AFFARI IMMOBILIARI DEL GOVERNATORE LEGHISTA SOLINAS
Il Fatto Quotidiano svela gli affari immobiliari di Christian Solinas.
In un’inchiesta pubblicata oggi dal giornale di Marco Travaglio (e pare che domani ci sarà la seconda puntata), ecco sotto la lente due operazioni che vedono protagonista il presidente della Regione.
Una è la vendita di un edificio storico a Capoterra, ma di cui esisterebbe solo il preliminare e non anche il rogito, racconta Il Fatto; l’altro affare è la caparra versata dal presidente per comprare una villa a Cagliari, operazione per la quale Solinas avrebbe ottenuto un maxi mutuo dal Banco di Sardegna.
Quanto alla vendita dell’edificio storico, si tratta di una porzione di abbazia. Si trova nella località di Santa Barbara, non distante da Poggio dei Pini, frazione di Capoterra in cui risiede Solinas.
Il capo della Giunta sarda ha iniziato la cessione con Roberto Zedda, l’editore di YouTg.Net che di professione fa l’imprenditore attraverso la Arionline srl, società che alla Regione, ma anche ad Aspal (Agenzia per le politiche attive del lavoro), Ats (Azienda per la tutela della salute), Assl (Aziende socio-sanitarie locali) e Comuni, ha venduto termoscanner per i controlli anti-Covid.
Zedda e Solinas, riferisce Il Fatto, stipulano un preliminare d’acquisto il 4 novembre 2020. Contestualmente l’imprenditore versa due assegni da 100mila euro ciascuno e si impegna a pagare altri 50mila euro dieci giorni più tardi. Ma stando alle verifiche portate avanti dal giornale di Travaglio, sino al 15 settembre scorso non risulta depositato alcun atto di compravendita. Ovvero il rogito che, in base al preliminare, andava sottoscritto entro il 30 giugno 2021. Di fatto Solinas, se così fosse, resta il proprietario di quel rudere ma con i tasca i 200mila euro di caparra.
Su quella porzione di abbazia a Santa Barbara, c’è anche un retroscena: nel 2013 Solinas (sino alle dimissioni del 7 marzo era assessore ai Trasporti della Giunta Cappellacci dal febbraio del 2011) ottiene un contributo regionale per la ristrutturazione dell’edificio ridotto a rudere.
Finì sotto inchiesta con l’accusa di abuso edilizio, abuso d’ufficio e violazione delle norme a tutela dell’ambiente per avere abbattuto e ricostruito, stando agli atti della Procura di Cagliari, parti dell’immobile invece vincolato. Venne assolto, ma dovette restituire i 183mila euro ricevuti dalla Regione come contributo pubblico per la riqualificazione di un edificio storico, riporta ancora il giornale di Travaglio.
La seconda operazione immobiliare che Il Fatto Quotidiano approfondisce è di poco successiva all’affare di Santa Barbara: il 2 dicembre del 2020, quindi a distanza di ventotto giorni, Solinas si appresta ad acquistare una villa dalla famiglia cagliaritana Ciani. Valore: un milione e 100mila euro.
Sempre stando al giornale di Travaglio, che evidentemente ha tutti gli atti in mano, il presidente della Regione versa 200mila euro di caparra e poi ottiene dal Banco di Sardegna un mutuo da 800mila euro. Sino a copertura dell’intero valore della villa.
Il Fatto ha poi contattato il governatore per avere lumi sulle due operazioni immobiliari e anche l’imprenditore Zedda. I quali “si sono rifiutati di spiegare se si tratti di errore dell’Agenzia delle entrate”, in riferimento al rogito che non risulta sulla compravendita di Capoterra. Perché delle due l’una: o non è mai stato firmato oppure non è ancora registrato.
Il Fatto riporta infine alcune somme intascate dalla società di Zedda per la vendita dei termoscanner, in affidamento diretto e senza gara, vista la situazione di emergenza determinata dalla pandemia: 65mila euro da Aspal; 82.030 euro dall’assessorato regionale agli Enti locali; 37.800 euro dall’Ats Sardegna.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
IL CONDUTTORE DI PIAZZA PULITA: “IL SOVRAPPREZZO SIA DESTINATO A FINANZIARE LA SANITA'”
E’ partito con spirito gagliardo il nuovo anno di PiazzaPulita, Corrado Formigli non
ha lasciato spazio ai dubbi ha subito preso una posizione nel dibattito pubblico.
Non troppo vicino a Draghi ma nemmeno troppo lontano dalla sua visione politica della gestione dell’emergenza.
In queste ore forse sarà vittima di critiche ma all’inizio della puntata Formigli ha chiarito la linea editoriale del programma, scoperchiando una serie di falsi miti. “Io penso che il dibattito sul green pass e sui vaccini sia un dibattito fasullo – comincia il presentatore -. Oltre il 75% degli italiani sono favorevoli. Non divide l’opinione pubblica ma divide le fazioni politiche”.
Il chiaro riferimento è alla Lega e Fratelli d’Italia che parteggiano per gli scettici, dall’altra parte poi ci sono i partiti del centrosinistra più Forza Italia che invece caldeggiano le posizioni pro vaccini. Al punto da pensare all’obbligatorietà della cosa.
“Se uno non vuole vaccinarsi non puoi mandare la polizia a casa, va rispettata la minoranza. Altrimenti diventeremmo come la Cina – prosegue poi Formigli -. Ecco allora che i tamponi rappresentano una mediazione verso la minoranza che si oppone, questo fa di noi una democrazia”.
Poi arriva la proposta, tutt’altro che provocatoria. “La mediazione però ad un certo punto dovrà tenere conto della situazione. Si parla di gratuità dei tamponi, lo chiedono i sindacati e lo chiede la Lega di Salvini. Lo fanno in nome di una libertà che non può essere garantita in senso assoluto”, continua il frontman di Piazza Pulita.
“La mia proposta è quella di tenere i tamponi calmierati per un paio di mesi, e poi andrebbero raddoppiati. Quel sovrapprezzo lo potremmo usare per finanziare la sanità e curare coloro che non si vaccinano e continuano ad andare in terapia intensiva”. Parole dure che richiamano un principio sacro.
Oggi i numeri condannano le teorie no vax, dato che sono principalmente i soggetti privi di vaccinazione ad andare in terapia intensiva e a rischiare di più quando contraggono il covid.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
PREGLIASCO: “TERZA DOSE SOLO PER I FRAGILI? NON E’ DETTO”
«Tutte le persone non vaccinate si infetteranno in due anni». La previsione è firmata Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova. Con la variante Delta, che ha un indice di trasmissione superiore a 7, «non c’è la possibilità di scappare dal virus, è una questione statistica. Non voglio spaventare nessuno, ma è l’ABC dell’epidemiologia: con un virus con questa trasmissibilità, senza vaccini si infettano tutti in pochissimo tempo», ha detto inserendosi nel dibattito su vaccino anti-Covid e Green pass obbligatorio. «L’obiezione più valida, tra le persone riluttanti a vaccinarsi, è che hanno paura. Io però rimango sempre stupito davanti a queste parole. Come è possibile avere più paura del vaccino che delle conseguenze del virus? Il virus ha provocato 130 mila morti in Italia, ci porteremo appresso questo dramma per molto tempo”
Intanto il governo ha varato l’obbligo di Green pass per tutti i lavoratori, pubblici e privati, che partirà dal 15 ottobre. Crisanti, a proposito della certificazione verde ha specificato che «non è una misura sanitaria ma un fantastico strumento per indurre le persone a vaccinarsi, ma non è uno strumento che blinda gli ambienti dal Covid. Le persone non possono dire “ho il Green pass, faccio quello che voglio”: non è così. Israele dimostra che i vaccinati si infettano e trasmettono il virus».
Pregliasco: «L’obbligo vaccinale sarebbe la soluzione migliore»
Sull’obbligo di Green pass è intervenuto anche Fabrizio Pregliasco: «L’obbligo vaccinale da un punto di vista tecnico è meglio, alla luce delle evidenze oggettive di efficacia del vaccino e del profilo di sicurezza; è quindi un elemento determinante per la riduzione di impatti e costi sanitari, e anche per la ripresa economica». Sulle vaccinazioni, Pregliasco ha detto: «Credo che la vaccinazione anti Covid con la terza dose sarà solo per i soggetti a rischio ma questo dipenderà dall’andamento della stagione».
La possibilità di estenderla alla popolazione generale «sarà valutata dopo aver scavallato il periodo invernale. Dobbiamo partire dal presupposto che questo inverno possa esserci un colpo di coda del virus, ci sono tutte le condizioni perché questo accada».
(da Open)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DI LIMES: “LA DIFESA EUROPEA? NON SI FARA’ MAI”
“Mentre il patto Aukus certifica l’ingresso in una fase calda del confronto Usa-
Cina, noi europei siamo su un altro pianeta, forse sulla Luna. Ci raccontiamo favolette, siamo completamente fuori dal gioco strategico planetario che si sta svolgendo nell’Indo-Pacifico, e non siamo neanche in grado di mettere la testa su una strategia comune nell’area mediterranea”.
Per Lucio Caracciolo, direttore di Limes, l’accordo tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia per la fornitura di sottomarini a propulsione nucleare in chiave anti-cinese segna una tappa importante in un processo in corso da tempo.
Già nel 2019 la Rivista italiana di Geopolitica pubblicava una mappa sulla “ineguagliabile centralità del Pacifico per l’America”. Negli ultimi tre anni, quella centralità è andata aumentando, di pari passo al rafforzamento della presenza militare di Pechino nel Mar Cinese Meridionale.
L’annuncio dell’accordo Aukus ha avuto l’effetto di un terremoto geopolitico a livello mondiale. Per i paesi europei, in particolare, è stato come ricevere una sveglia in piena faccia. Cosa rende questo accordo così rilevante e perché gli europei non toccano palla?
Il patto Aukus significa che mentre noi, in Europa, chiacchieriamo inutilmente di una difesa europea che non si farà mai, gli americani pensano in grande e soprattutto in maniera molto concreta, costruendo un’intesa con i partner più fidati per il contenimento della Cina nell’Indo-Pacifico e nei mari cinesi in particolare. L’idea è che bisogna impedire ai cinesi di diventare una potenza oceanica, cosa che potrebbe avvenire solo con la conquista di Taiwan e l’affermazione della Cina come potenza dominante nei mari cinesi e quindi nello spazio dell’Indo-Pacifico. Per questo gli americani hanno bisogno di partner efficienti e affidabili. Evidentemente, si rivolgono innanzitutto ai parenti, non soltanto per sangue ma anche per storia, cultura e disponibilità a menare le mani. Mi riferisco ai classici colleghi delle Guerre mondiali – britannici e australiani – il cui ruolo è fondamentale seppur ancora minore: se comparata all’assetto degli americani in Europa – dove hanno una presenza militare stanziale con decine di basi, bombe atomiche e quant’altro – è chiaro come la loro presenza nell’area dell’Indo-Pacifico sia più limitata, non esistendo un’alleanza formale paragonabile a quella Nato.
Fin dal suo ingresso alla Casa Bianca Joe Biden ha definito le minacce che arrivano da Pechino come la più grande sfida del XXI secolo. Cosa cambia da oggi?
Siamo entrati in una fase calda del confronto tra Cina e Stati Uniti. Questo contribuisce anche a spiegare la decisione di andarsene dall’Afghanistan e cessare le guerre inutili, perché forse potrà capitare di doverne combattere una (si spera) utile ma comunque molto impegnativa contro la Cina. Contro Pechino ma anche contro Mosca, perché un altro effetto di questo patto sarà quello di rinsaldare inevitabilmente l’asse Russia-Cina, sempre più indispensabile a entrambe.
Cosa dire dell’Europa?
Noi siamo su un altro pianeta, o forse sulla Luna. Siamo completamente fuori da questi meccanismi. Anche il paese europeo più consapevole, armato e disponibile a combattere come la Francia si è fatto spiazzare: dopo la firma di un grande accordo per i sottomarini francesi diesel con l’Australia, sono arrivati gli americani e hanno tolto dal piatto svariate decine di miliardi di euro che la Francia avrebbe incassato. Gli Usa hanno messo in campo sottomarini a propulsione nucleare, una tecnologia di primo livello che non scambiavano con gli alleati da moltissimo tempo: l’ultimo scambio di tecnologie ad alto livello tra Usa e Gran Bretagna risale al 1958, tanto per dirne una.
Insomma, il mondo stava cambiando ma noi eravamo troppo distratti per accorgercene. Ultimamente però anche gli Usa non sono sembrati troppo lucidi…
Noi europei siamo nei mondo dei sogni, nel senso che ci stiamo raccontando favolette. Forse era inevitabile, visto che abbiamo perso la Seconda guerra mondiale e siamo diventati in qualche modo satellite di una superpotenza che oggi si trova in una fase a mio avviso di notevole difficoltà. I motivi non sono tanto da ricercare nella sfida cinese e nell’asse dei due nemici dell’America – Cina e Russia, che ancora non si capisce perché Washington li abbia messi insieme – ma soprattutto in una crisi identitaria interna che non riguarda più unicamente la società, la politica e le istituzioni, ma il funzionamento degli apparati, aspetto che reputo molto più preoccupante. Ci sono stati negli ultimi mesi – ma anche più indietro nel tempo – segnali molto contraddittori tra le varie agenzie della sicurezza nazionale americana, tra i Servizi, il Pentagono, il Consiglio per la Sicurezza Nazionale e così via. Il disastro del ritiro afghano è esemplare di una crisi sotto questo profilo, il che – nel momento in cui si deve affrontare la Cina speriamo non in una guerra, ma in una competizione molto robusta – crea un problema di credibilità e quindi di efficienza dell’alleanza guidata dall’America.
A questo punto la questione che si pone è: cosa facciamo noi?
Da quello che sappiamo, l’Europa vorrebbe partecipare in forma puramente declaratoria, cioè mandando per esempio una fregata a pattugliare l’Oceano Indiano nelle reti di alleanza anti-cinese che l’America ha strutturato, di cui l’elemento più importante è il cosiddetto Quad (il Dialogo strategico per la sicurezza tra Stati Uniti, India, Giappone e Australia). E’ interessante che di questa alleanza non faccia parte la Francia, che pure è una potenza del Pacifico, mentre l’Inghilterra è stata imbarcata attraverso questa intesa che si presenta come un accordo commerciale mentre in realtà è semplicemente un’ulteriore e fondamentale espressione della cosiddetta anglosfera, vale a dire di quella rete di intelligence a guida americana che tiene insieme i paesi dei Five Eyes (Usa, Uk, Canada, Australia e Nuova Zelanda). Si può notare con qualche interesse il fatto che la Nuova Zelanda sia stata esclusa dal patto Aukus, a causa di una posizione anti-mondialista molto pronunciata.
Se parlare di difesa comune è lunare, cosa possono fare in concreto i paesi europei interessati a un maggiore coordinamento?
I soggetti che contano in Europa continentale – cioè la Francia, la Germania e se vogliamo anche l’Italia – sono fuori dal grande gioco dell’Indo-Pacifico. Il resto è pura chiacchiera, solo che non c’è tutto questo tempo per chiacchierare. La situazione sta cambiando, tutti si stanno riarmando. Credo che all’interno dell’Unione Europea si debba cercare almeno qualche grado di coordinamento, sempre sotto la supervisione americana, tra Francia, Germania e Italia e magari qualche altro paese per mettere a fattor comune alcuni elementi per una difesa e più in generale una visione geopolitica. Questi paesi possono avere un ruolo nell’area mediterranea, in Nord Africa e in Levante, insomma in quelle aree in cui gli americani fino a ieri erano molto presenti e su cui oggi stanno perdendo parte della loro presa perché sono concentrati altrove e non possono ovviamente essere concentrati allo stesso modo dappertutto.
Cosa rischia l’Europa da questa assenza di visione strategica?
Intanto dobbiamo capire che la regione dell’Indo-Pacifico è strategica a livello planetario; noi possiamo nella migliore delle ipotesi mettere un chip dalla parte giusta. L’area per noi strategica, non da oggi ma da molto tempo, è quella mediterranea, con il suo prolungamento nordafricano, saheliano e naturalmente levantino, cioè l’area che è prossima al nostro paese, da cui possono provenire minacce e da cui dovremo gestire i flussi migratori il più possibile. E’ un’area con cui dovremo fare quotidianamente i conti, soprattutto non avendo più quel grado di guida oltreché di protezione americana a cui eravamo abituati e che ci ha notevolmente illanguidito negli ultimi decenni.
Tornando al Pacifico, quale sarà la reazione della Cina? Cosa dobbiamo aspettarci nel futuro?
La Cina proseguirà nell’irrobustimento di forze armate che sicuramente stanno diventando sempre più imponenti ma che restano, dal punto di vista tecnologico, ancora molto indietro rispetto a quelle americane. Tutto ciò, ovviamente, sperando che queste misurazioni restino puramente teoriche, perché c’è sempre il rischio che l’elevata concentrazione di mezzi e focus geopolitico sull’area possa provocare, in maniera accidentale, una scintilla.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
PER SILENZIARE TUTTI GLI OPPOSITORI IL CREMLINO NE IMPEDISCE ANCHE LA PROPAGANDA: E’ LA DITTATURA SOVRANISTA
Prima le VPN, ora l’app di Navalny. Le elezioni parlamentari sono sempre più vicine e il ruolo delle grandi compagnie tech è incisivo.
La pressione esercitata da Putin sui social abbiamo cominciato a vederla già dall’inizio dell’anno e ora l’azione di Google e Apple diventa ancora più concreta. L’app Navalny è stata rimossa dagli store di entrambe le aziende poco prima del voto in Russia e la mail con la quale Cupertino lo ha annunciato al team di Navalny è stata condivisa.
Il punto focale è che, secondo la legge russa, l’app viola le regole e «noi dobbiamo rispettare le leggi locali», ha fatto sapere Ivan Zhdanov, uno dei collaboratori più vicini a Navalny.
L’azione di rimozione – che è stata bollata come censura dai collaboratori di Navalny – è stata decisa all’inizio di questo mese dal Servizio federale della Russia per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione (Roskomnadzor) che, in sostanza, agisce da censore in internet.
L’app incriminata sarebbe quella di Navalny per lo smart voting – voto intelligente – che veniva utilizzata per fare campagna elettorale dal leader dell’opposizione e il suo team.
«I motivi formali per la rimozione della nostra app sono il fatto che FBK è stata riconosciuta come organizzazione estremista – ha raccontato Ivan Zhdanov – ma il modo in cui la FBK è stata riconosciuta come organizzazione estremista non è stato un processo, è stata una presa in giro del buon senso».
Il risultato, quindi, è che quello che fanno Google e Apple è stato bollato come «un errore enorme».
Dal Cremlino, ovviamente, arriva soddisfazione. Il portavoce di Putin, Dmitry Peskov non ha esitato a esultare definendo quell’applicazione «un tentativo di provocazione dannoso per gli elettori».
Navalny e i suoi sono stati ostacolati in ogni modo sia online – con tutti i siti collegati all’organizzazion bloccati – che offline, considerato che negli ultimi mesi il governo di Putin ha fatto chiudere la Fondazione anticorruzione di Navalny e altre organizzazioni sempre con l’accusa di essere organizzazioni estremiste.
Nonostante l’azione di Navalny dalla prigione, che era riuscito a lanciare questa applicazione per fornire informazioni veritiere agli elettori e aggirare i limiti della stampa, la scure del governo Putin è comunque scesa su Apple e Google.
La mela, dal canto suo, se ne è lavata le mani scrivendo che «Apple deve rispettare tutti i requisiti legali richiesti in ogni luogo in cui si trova a rendere disponibile un prodotto (chiedete a un avvocato a vedrete) – invito diretto ai collaboratori di Navalny – Sappiamo che è una materia complicata, ma è responsabilità vostra capire e assicurarvi che la vostra app rispetti le leggi locali, non solo le linee guida».
Il team di Navalny sta accusando le aziende tech – che «hanno ceduto al ricatto del Cremlino», senza mezzi termini: «Abbiamo l’intero stato russo contro di noi e persino le grandi aziende tecnologiche».
La resistenza, ora, si è spostata su Telegram, che in teoria – visto come gestisce le questione legate a reati – dovrebbe essere uno spazio sicuro.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
“SONO NATA A PALERMO MA SOLO A 15 ANNI HO AVUTO LA CITTADINANZA, E’ STATA DURA SENTIRSI NON ACCETTATA NEL PAESE DOVE SEI NATA, DOVE VIVI, NELL’ITALIA CHE AMI E DI CUI HAI ABBRACCIATO LA CULTURA”
Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Potremmo prendere
come esempio la ‘terza legge della dinamica’, più noto come ‘principio di azione e reazione’, per spiegare quello che hanno fatto le ragazze della Nazionale Italiana di volley tra Tokyo e Belgrado ma sarebbe troppo semplicistico e troppo facile a posteriori. Bisogna trovarsi in quelle situazioni per capire cosa si prova. Le emozioni, le delusioni, le prospettive future dopo una caduta come quella della selezione azzurra alle Olimpiadi di Tokyo non sono quantificabili e allo stesso modo non si può toccare con mano il lavoro fatto dalle ragazze di coach Davide Mazzanti fino al gradino più alto d’Europa.
Ad alzare la coppa contro le stesse avversarie che ci avevano eliminate dai Giochi ci ha pensato Miriam Sylla, capitana e leader di un gruppo che non ha mai smesso di credere, giustamente, nelle sue potenzialità e nei suoi valori.
Negli stessi giorni in cui le Azzurre erano al centro di discussioni feroci, loro hanno riannodato i fili per ripartire. Un viaggio lungo ma fatto in pochi giorni e con mille cose a cui pensare: forse questo le ha aiutate a ripartire, ma non è stato semplice.
La schiacciatrice dell’Imoco era stata una delle più criticate per le sue prove in terra nipponica, e non ha mai nascosto la sua delusione per quanto avvenuto a Tokyo, ma non ha lasciato che le malelingue la scalfissero e ha fatto tesoro dei suoi errori: alla competizione europea Miriam Fatime Sylla è stata determinante sia dal punto di vista tecnico che a livello psicologico per tutto il gruppo. Una leader in tutti i sensi, per atteggiamenti e quanto visto sul campo.
È una bella rivincita la vittoria dell’Europeo dopo le critiche post Olimpiade: in che modo avete superato l’ostacolo e vi siete rimesse in cammino?
“È una bella rivincita sì! Il dopo le Olimpiadi è stato duro, era da tanto tempo che come gruppo non ci trovavamo in una situazione simile, anche se la gente purtroppo ha memoria molto breve. Nel dolore ci siamo unite, volevamo più che mai dimostrare che è stato semplicemente un brutto periodo come capita sempre nella vita in generale”.
Da capitana quali sono stati i sentimenti più forti dopo Tokyo: cosa non ha digerito delle vostre prestazioni e cosa vi ha spronato di più dalle cattiverie nei vostri confronti?
“Il senso di inadeguatezza ti assale in quei momenti, continui a chiederti cosa stai sbagliando, cerchi di aggrapparti a tutto ed estraniarti dalle critiche, a volte molto pesanti. Non abbiamo digerito niente di quello che è stato, perché il sogno lo avevamo e spiegarlo a parole non è possibile (fidati!). La delusione bruciava tanto e purtroppo anche ora c’è, abbiamo semplicemente cercato di ripartire da lì, da quello che non volevamo essere”.
Vincere la finale contro le padrone di casa deve essere stata una sensazione fortissima: cosa ha provato dopo il punto della vittoria?
“Liberazione, sollievo e tanto orgoglio per il nostro gruppo. Non ci siamo lasciate andare e insieme ci siamo trascinate partita dopo partita fino a quell’arena dove abbiamo liberato tutte le nostre energie”.
Quanto è stato importante per voi avere la possibilità di essere subito di nuovo in campo dopo la delusione dei Giochi a livello mentale?
“È stato fondamentale, abbiamo imparato una grande lezione: dopo una delusione o una sconfitta bisogna sempre e solo perseverare perché la possibilità di riscatto può essere subito dietro l’angolo”.
Quella contro la Serbia ormai è una rivalità sportiva che dura da qualche anno: dopo averle battute all’Europeo adesso puntiamo al Mondiale del prossimo anno?
“Si, beh, è stato bello e mi auguro altre 1000 partite del genere. Ora un passo alla volta bisogna superare prima questa stagione nei club e crescere ancora come giocatrici, per poi ritrovarci a difendere di nuovo i colori della nostra Italia”.
Lei ha avuto a 10 anni un passaporto verde ed è diventata cittadina italiana a 15 anni pur essendo nata a Palermo: quanto c’è bisogno dello Ius Soli in questo paese?
“Lo ripeto spesso che è stata dura, perché non sentivo di appartenere a niente e a nessuno. Avevo il passaporto di un paese che non conoscevo molto bene e quello invece dove mi sentivo a casa era come se non mi accettasse. È importante per ogni individuo potersi sentire parte del paese in cui è nato, dove vive e ne abbraccia la cultura”.
Cosa è rimasto e in cosa è cambiata radicalmente la Miriam che ha iniziato a giocare a pallavolo nelle giovanili del Grenta?
“(Ride, ndr) Tanto a livello tecnico sicuramente, caratterialmente e fisicamente. Credo sia rimasta intatta l’energia e la voglia di arrivare, quelle le ho sempre avute”.
La frase dell’estate sportiva a tinte azzurre è “It’s coming to Rome”: com’è venuta fuori durante i festeggiamenti di Belgrado?
“Quando l’ho sentita dire a Bonucci dopo l’Europeo ero gasatissima e lo volevo dire a tutti i costi. Durante i festeggiamenti mi è subito venuta in mente”.
Adesso inizia subito la stagione con la Imoco Volley: quali sono gli obiettivi di Miriam Sylla per il futuro prossimo?
“Crescere, imparare e migliorarmi…Bisogna creare un’altra armatura per le prossime Olimpiadi (ride, ndr). E si può fare solo iniziando a lavorare da adesso”.
(da Fanpage)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
PD 19,4% (+0,4%), FDI 19,1% (-0,9%), M5S 18,5% (+0,8%) , LEGA 18,5% (-0.9%) , FORZA ITALIA 7,3% (+0.2%)
Il Pd è il primo partito del Paese.
A rivelarlo è il sondaggio di Euromedia Research realizzato da Alessandra Ghisleri per la nuova edizione di Porta a Porta, lo storico programma di Rai 1 condotto da Bruno Vespa.
I democratici ottengono il 19,4% delle preferenze. Al secondo posto Fratelli d’Italia, con il 19,1%. Il partito di Giorgia Meloni segna un calo dello 0,9% rispetto all’ultima rilevazione.
In terza posizione c’è la Lega di Matteo Salvini, ferma al 18,5% (anche in questo caso con un netto -0,9%). Cresce invece il Movimento Cinque Stelle, che aggancia il Carroccio al 18,5%.
Più staccata dal resto, ma comunque in crescita, Forza Italia, che raggiunge il 7,3% dei consensi.
Rispetto all’ultimo sondaggio realizzato sempre dall’istituto della Ghisleri per il quotidiano La Stampa del 2 settembre scorso, il Pd come detto sale al 19,4% (+0,4%). Balzo in avanti del M5S che guadagna lo 0,8%, mentre il partito di Berlusconi conquista due decimali.
Tra le formazioni politiche minori, Azione è al 3,8% (-0.4%) mentre Italia Viva arriva al 2,8% (+0,5%) e la Federazione dei Verdi al 2% (+0,5%).
Sinistra Italiana è stabile al 1,8%, seguito da +Europa 1,7% (+0,1%), MDP-Articolo 1 1,5% (-0,2%), altri di Centrodestra 1,1% (-0,4%).
Per Euromedia gli indecisi e gli astenuti ad oggi rappresentano il 36,6%.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2021 Riccardo Fucile
“PER ALLIEVARE AMENO IN PARTE IL PESO DELLA CASSA INTEGRAZIONE”…. LA RSU CGIL: “UN GRANDE IMPRENDITORE”
La Saras, azienda petrolifera di cui è presidente Massimo Moratti, come molte
altre realtà è dovuta ricorrere alla cassa integrazione per la crisi causata dal Covid.
Per gli operai dunque stipendio ridotto che però verrà integrato dai circa 150 euro netti che arriveranno nelle buste paga di ottobre, novembre e dicembre a seguito del gesto dell’ex presidente dell’Inter, che ha scelto di donare il proprio stipendio annuale a beneficio dei suoi dipendenti.
Moratti, in una lettera inviata agli operai della sede di Sarroch (provincia di Cagliari), scrive: “Vi ringrazio per i sacrifici che state facendo che sono di grande aiuto per il superamento di un periodo difficile. Mi permetto di mettere a disposizione il mio emolumento annuo che vi consentirà di alleviare, almeno in parte, il peso della cassa integrazione”.
Il compenso annuale di Moratti, circa 1,5 milioni di euro, verrà distribuito tra tutti i dipendenti, dirigenti esclusi
“La famiglia Moratti ancora una volta dimostra di stare vicino ai suoi dipendenti. Non ho mai visto un’iniziativa simile in alcuna realtà imprenditoriali in Sardegna” il commento di Stefano Fais, Rsu aziendale della Cgil.
(da agenzie)
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