Ottobre 15th, 2021 Riccardo Fucile
IL PRIMO GIORNO DELLA NUOVA COMPAGNIA DI BANDIERA ITALIANA
Un aereo tutto azzurro, con il logo Ita Airways in oro bianco, ali bianche, tricolore sulla coda. Questa la nuova livrea di Ita Airways, presentata nel corso della conferenza stampa per l’avvio della nuova compagnia.
“Vogliamo qualcosa che ci rappresenti con onore nel mondo – ha spiegato il direttore marketing Giovanni Perosino – Vedete un azzurro, vedete un tricolore, vedete un logo che sarà in oro bianco. Tutto questo sarà tradotto in tutto quello che faremo. Questo aereo ancora non esiste, esisterà a brevissimo, nei prossimi mesi, non appena l’avremo declinato in tutto, negli aerei, nelle divise.
Ita parte con 52 aerei che saliranno a 76 l’anno prossimo.
“Finalmente siamo qui. Questa mattina alle 6.30, con 7 minuti di anticipo è decollato il primo aereo, e grazie alle 37 persone che all’inizio hanno creduto in questa mezza follia, abbiamo fatto partire la compagnia” ha detto Lazzerini.
“Abbiamo ricevuto la comfort letter dell’Ue il 15 luglio e in novanta giorni” siamo qui, ha sottolineato Lazzerini, aggiungendo che oggi “stiamo facendo i nostri 180 voli, con regolarità”.
“Dobbiamo dimostrare al contribuente italiano che questa volta staremo attenti all’uso che facciamo del loro capitale, questo è l’obbligo che ci sentiamo chiaro in testa” ha detto il presidente di Ita Alfredo Altavilla. “Questo deve essere il vero cambiamento di mentalità”, ha aggiunto, sottolineando che “Ita non nasce per essere un operatore stand alone per sempre. Sarebbe un obiettivo irrealistico, un inutile desiderio di grandezza. Ita nasce per diventare un elemento importante e strategico all’interno di uno dei grandi network di settore”. Su quale possa essere il partner, Altavilla ha risposto: “Sono assolutamente agnostico.
Guardo in qualunque direzione, dovunque ci sia l’opportunità di creare valore per Ita”. È un “processo cui cominceremo a lavorare dalla settimana prossima, riteniamo importante chiuderlo entro il 2022”.
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2021 Riccardo Fucile
NESSUNA STIMA PER CHI SI FA TELEGUIDARE… LA MELONI INVECE DI MANDARE IN TV “UN VOLTO PRESENTABILE” CI METTA LA FACCIA E CACCI FIDANZA
Ieri abbiamo assistito a uno show del teleguidato Guido Crosetto, fondatore
di Fratelli d’Italia e oggi presidente dell’Aiad (Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza), che ha abbandonato la trasmissione, dopo che il conduttore Corrado Formigli ha ripercorso le tappe dell’inchiesta di Fanpage sulla lobby nera nel partito guidato da Giorgia Meloni e ha spiegato che secondo la Procura di Milano le 100 ore di video integrale della testata non erano discordanti coi filmati pubblicati dallo stesso quotidiano online.
“Io ho ascoltato per un’ora la trasmissione – esordisce Crosetto – man mano che la sentivo, mi chiedevo: ‘Cosa ci faccio qua’? Io ho una grandissima stima nei confronti del giornalismo e una ancora più grande nei confronti della politica con la ‘p’ maiuscola e della democrazia. E penso che la democrazia si fondi sul confronto e non sui plotoni di esecuzione. Quando li vedo, mi dico che sarebbe giusto che si difendessero le persone che poi vengono uccise. Il plotone di esecuzione è quello che si è visto finora nella trasmissione nei confronti di Giorgia Meloni e dell’intero centrodestra. Il mio è un commento umano, non politico”.
E aggiunge: “Ho lasciato la politica 3 anni fa proprio perché non mi piaceva e mi sentivo al di sopra di questo modo becero di farla. Quindi, sono inadatto nel recitare il ruolo di foglia di fico. E faccio l’unica cosa che può fare una persona quando si sente inadatta: la saluto, mi scuso e me ne vado”
“Ah, va bene, è un’uscita di scena un po’ teatrale“, replica Formigli.
“Siccome addormento i miei figli tutte le sere – risponde l’ex parlamentare – avrei preferito essere con loro a casa. Ho sbagliato io a venire da libero cittadino e da libero pensatore, non certo di centrosinistra ma staccato da ogni partito. Tutti hanno sparato su persone che non si potevano difendere. Questo non è né giornalismo, né democrazia”.
“Io non ho mai rincorso gli ospiti – commenta Formigli mentre Crosetto va via – però la sua mi sembra una posizione di debolezza”
Cosa ne pensiamo
1) Crosetto è funzionale alla Meloni quando serve un volto “presentabile” da mandare in Tv, in quanto si dichiara “liberale” e proviene da Forza Italia.
2) Crosetto aveva accettato di essere presente in studio (come per la prima puntata dell’inchiesta di Fanpage) e si presume avesse quindi qualcosa da dire .
3) Non crediamo che la sua fuga fosse concordata fin dall’inizio. Osservate il video, vi accorgerete che Crosetto è sempre a digitare al cellulare mentre va in onda il servizio. Come l’altra volta ha detto che parlava con la Meloni che lo imboccava su cosa dire, pensiamo sia accaduta la stessa cosa. Non sapendo come replicare nel merito, vista l’evidenza dei fatti, è stato consigliato di trovare una scusa per andarsene o lui stesso ha ritenuto fosse la cosa migliore.
4) Non si può parlare di “plotone di esecuzione” quando un ipotetico imputato non si presenta in giudizio per far valere le proprie ragioni. Formigli da due puntate ha invitato in studio la Meloni per esporre il suo pensiero, è la Meloni che scappa per interposta persona.
5) La Meloni avrebbe dovuto semplicemente presentarsi in studio, chiedere scusa agli Italiani e annunciare l’espulsione di Fidanza e Valcepina: avrebbe aumentato i consensi per Fdi e zittito i critici.
Ma per fare questo occorre coraggio e senso dello Stato.
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Ottobre 15th, 2021 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DELL’EMA: “UNA PERSONA NEGATIVA AL MATTINO PUO’ ESSERE POSITIVA A META’ GIORNATA”
“Giusto il certificato verde, giusto sanzionare chi non si adegua. Però sono fiducioso, si possono convincere ancora tante persone”. Non dispera il microbiologo Guido Rasi, ex capo dell’agenzia europea del farmaco Ema e consulente del commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo.
Si può ancora considerare l’ipotesi di estendere la validità del tampone da 48 a 72 ore per agevolare i lavoratori nell’accesso al certificato? “alla luce delle conoscenze molecolari e soprattutto delle evidenze pratiche di soggetti risultati negativi la mattina e positivi la sera non sarebbe logico. Non è la scienza che può decidere né la politica ma il virus. Il Sars-CoV-2 ha i suoi tempi. Se io mi contagio, ad un certo punto scatta la replicazione virale. Una singola particella ne può produrre fino a 100.000 in 5 ore. Questo significa che una persona negativa all’inizio della giornata può a metà giornata non esserlo più”, spiega al ‘Corriere della Sera’ Guido Rasi, secondo cui “il tampone può essere utile per gestire lo svolgimento di un grande evento tenendo conto che dopo questa breve fase di incubazione un individuo può iniziare ad essere infettivo”.
Non ha senso, dunque, secondo l’ex capo dell’Ema, l’ipotesi di estendere la validità del tampone da 48 a 72 ore per agevolare i lavoratori nell’accesso al certificato. “Si è visto – spiega – che i negativi nell’arco di 48 ore infettano molto poco. Almeno questi erano i dati raccolti prima che si affacciasse la variante Delta, che ha tempi di incubazione dimezzati, circa 2-4 giorni anziché 5-7, e velocità di replicazione molto più rapida. Come unico vantaggio questo ha consentito di ridurre la durata della quarantena”.
Di conseguenza, protrarre la durata di validità del tampone produrrebbe “senz’altro un numero maggiore di soggetti che potrà contaminare individui in situazioni nelle quali si sentono invece protetti. Faciliterebbe la circolazione virale. Difficile quantificare di quanto”.
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2021 Riccardo Fucile
CIRCA 370.000 I GREEN PASS RILASCIATI A SEGUITO DI UN TAMPONE
73.296. Questo il numero delle prime dosi somministrate il 14 ottobre, data
significativa perché si tratta della vigilia del G-Day, giorno dell’entrata in vigore dell’obbligo di Green Pass per accedere ai luoghi di lavoro, pubblici e privati.
E se migliaia di lavoratori non ancora vaccinati sono ricorsi al tampone, tanti sono stati invece coloro che hanno optato per la via maestra.
“Convincere gli indecisi”, è il diktat che proviene non solo dal Governo, ma anche dai presidi sanitari (come appunto le farmacie) deputati a fare i tamponi. A guardare l’incremento repentino delle prime dosi negli ultimi giorni e, più in generale, nell’ultimo mese, sembra che la strategia stia dando i suoi frutti.
Se nella giornata di ieri, infatti, giovedì 14 ottobre, gli italiani che hanno optato per i vaccini sono stati in numero superiore a 73mila, mercoledì erano stati circa 65mila, addirittura 58mila nella giornata di martedì, “solo” 23mila nella giornata di sabato.
Un trend in crescita confermato dai dati della struttura commissariale che calcola, dal 16 settembre al 13 ottobre, 559.954 prime dosi in più legate alla certificazione verde, portando sotto la soglia dei 3 milioni gli over 50 ancora senza vaccino.
Rispetto ad una settimana fa, si sono registrate circa 400mila prime somministrazioni. Senza il Green Pass le prime somministrazioni attese erano 1.208.272, con l’approvazione dell’obbligo sono invece diventate 1.768.226, pari a un +46%.
Questo porta a un totale di oltre 46 milioni il numero di italiani over 12 vaccinati con almeno una dose, pari all′85,26% della popolazione e a oltre 43 milioni e 640mila quelli vaccinati con entrambe le dosi, circa l′81% della popolazione over 12.
Mancano all’appello, secondo le stime, 7.958.368 milioni di italiani che risultano ancora senza nemmeno una dose. Fra questi, realisticamente, almeno 4 milioni di lavoratori che, verosimilmente, in queste ore, stanno ricorrendo ai tamponi, riversandosi nelle farmacie.
Con l’obbligo del certificato verde, infatti, ha preso il volo anche la domanda di tamponi: in un mese, la richiesta di test è aumentata del 57%. Ma proprio le farmacie scendono in campo diventando il luogo dove gli indecisi cambiano idea, passando da una richiesta di test e informazioni alla vaccinazione, come aveva annunciato il dottor Roberto Tobia, segretario nazionale di Federfarma, ad Huffpost: “L’obiettivo è vaccinare, non fare i tamponi”.
Sul sito del governo si può vedere che nel solo giorno del 13 ottobre sono stati emessi 563.186 Green pass, la maggior parte dei quali (369.415) in seguito ad un tampone. Complessivamente sono stati scaricati dagli italiani più di 98 milioni di certificati.
La Fondazione Gimbe dal canto suo nel monitoraggio settimanale mette in guardia dal ‘rischio imminente di caos’ proprio per l’elevato numero di analisi legato al pass verde. Con la progressiva estensione del green pass, spiega il presidente Nino Cartabellotta, “la media settimanale è passata da 113 mila del 6 agosto a 178 mila il 7 settembre, per poi stabilizzarsi tra 175mila e 185mila. Questo documenta l’esistenza di una fascia di popolazione non intenzionata a vaccinarsi”. Per Cartabellotta l’attuale sistema “non potrà garantire, almeno nel breve termine, un’adeguata offerta”.
In parziale soccorso arrivano le parafarmacie che annunciano di voler collaborare: “Perché impedire a 4700 farmacisti, laureati che operano nelle cosiddette parafarmacie di eseguire tamponi rapidi antigenici? Perché li considerate farmacisti di serie B?”. E’ quanto chiedono al Ministro della salute Roberto Speranza, in una lettera aperta, il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti e la Confederazione unitaria libere parafarmacie italiane.
“E’ un problema di dotazioni tecniche? Non crediamo – affermano le organizzazioni – esse sono stabilite in rigidi protocolli cui le parafarmacie si possono adeguare in breve tempo”. In questi giorni, sottolineano, “i cittadini sono sballottati da una farmacia all’altra per trovare un ‘buco’ ove poter eseguire un test che per 48 ore permetta di avere il greenpass, noi pensiamo che non sia da Paese civile assistere al caos, alle file interminabili che registriamo in questi giorni in tutte le regioni italiane. Aldilà delle dichiarazioni rassicuranti dei rappresentanti dei titolari di farmacia, le stesse sono al collasso, semplicemente non ce la fanno a reggere l’urto dei richiedenti il test”.
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2021 Riccardo Fucile
LA MELONI RENDE PUBBLICA IN ANTICIPO LA VISITA E NELLA COMUNITA’ SCATTA LA PROTESTA: A DUE GIORNI DAL VOTO A ROMA E DOPO LA VICENDA DI FIDANZA ?
Nessuno, nella comunità ebraica di Roma, la più folta d’Europa, alza i toni. Ma quello che è accaduto, nell’imminenza della visita al Ghetto di Giorgia Meloni, leader del principale partito di Destra italiano, si può accostare a una rivolta silenziosa.
È stata quasi subito ritenuta non opportuna la visita, a due giorni dalle elezioni, di un partito che in questi giorni è coinvolto in aspre polemiche sulle contiguità con il neofascismo. La presidente della Comunità, Ruth Dureghello, aveva concordato ieri pomeriggio la commemorazione da parte di una delegazione di Fratelli d’Italia, capeggiata proprio da Meloni, del Rastrellamento del 16 ottobre 1953, con la deposizione di una corona di fiori di fronte alla Sinagoga.
Subito dopo l’annuncio, fatto da Fdi, sono cominciati ad affiorare dubbi e perplessità ai vertici della Comunità sull’opportunità di accogliere oggi al Ghetto la rappresentanza politica del partito sovranista
Messaggi in chat, telefonate, espressioni aperte di dissenso. L’iniziativa a due giorni dal voto a Roma, si sarebbe prestata ad “equivoci e strumentalizzazioni”, come riferisce una fonte: “Apparirebbe invece più autentica, anche a vantaggio di Giorgia Meloni e del suo partito, dopo le elezioni”.
Ecco che in serata, dopo un fitto giro di telefonate fra Dureghello e alcuni membri degli organi direttivi della Comunità, la stessa presidente ha suggerito alla leader di Fdi un rinvio della visita al Ghetto, pur confermando apprezzamento per qualsiasi iniziativa volesse ricordare i tragici fatti di 78 anni fa.
Una questione di opportunità, dunque, figlia di una “ulteriore riflessione” legata principalmente alle elezioni e di conseguenza un principio applicabile a qualsiasi forza politica. “Non ci sono altri temi”, si sottolinea.
Resta la retromarcia dopo poche ore. E il fatto che non pochi, nel dibattito che si è acceso dentro la Comunità, hanno fatto notare come questi siano giorni di acceso scontro politico, sui temi dell’antifascismo, dopo gli incidenti di Roma causati da esponenti di Forza Nuova e dei quali Meloni ha indugiato nel denunciare la matrice fascista, e dopo le polemiche per le immagini pubblicate da Fanpage in cui si vedono parlamentari, candidati ed elettori di Fratelli d’Italia in manifestazioni pre-elettorali caratterizzate da saluti romani e ammiccamenti al Ventennio.
In seguito a quest’ultima vicenda, l’ex capodelegazione di Fdi al Parlamento europeo, Carlo Fidanza, è stato indagato (per finanziamento illecito) assieme all’amico Roberto Jonghi Lavarini, il “barone nero” condannato per apologia al fascismo.
La stessa presidente della Comunità, Dureghello, dopo il caso della lobby nera di Milano, aveva usato pubblicamente parole molto dure: “Non può esserci spazio nei partiti dell’arco costituzionale – aveva affermato Dureghello – per chi fa il saluto romano, inneggia a Hitler e insulta neri e ebrei”.
Nell’Italia che promulgò le leggi razziste, come le ha definite giustamente Draghi, non ci possono essere ambiguità su questo”.
E poi ci sono le frasi di Enrico Michetti, il candidato sindaco sostenuto da Meloni, di cui qualche giorno fa è stato ripescato un recente scritto in cui affermava che “per gli ebrei c’è stata più pietà perché avevano le banche”. Uno scivolone per il quale Michetti era stato costretto a scusarsi pubblicamente con la Comunità.
Insomma, non c’era l’humus necessario per una presenza degli esponenti di Fratelli d’Italia proprio oggi, giorno di chiusura della campagna elettorale, al Ghetto. E c’era il rischio che una possibile contestazione macchiasse la commemorazione degli orrori del Rastrellamento.
Di qui, senza alcuna polemica diretta con Fdi, la richiesta della Comunità ebraica di far slittare l’iniziativa, pur nell’apprezzamento di una nota in cui il partito prende le distanze dalla “furia nazifascista” che determinò le tragiche vicende del 16 ottobre del 1943. Meloni dovrà attendere.
(da La Repubblica)
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Ottobre 15th, 2021 Riccardo Fucile
LA VISITA ANNUNCIATA SOLO IERI POMERIGGIO, LA COMUNITA’ DICE NO ALLA EVIDENTE SPECULAZIONE
Essere al Ghetto Ebraico di Roma a pochi giorni dal ballottaggio. 
Una mossa probabilmente strumentale a conquistare le simpatie della comunità ebraica dopo frasi antisemite e manifestazioni di stampo di estrema destra che testimoniano quanto l’ideologia fascista c’è, seppur nascosta talvolta sotto il tappeto.
La visita è stata organizzata dalla leader di FdI Giorgia Meloni, per omaggiare la memoria delle vittime del rastrellamento del ’43, di cui ricorre l’anniversario.
Ma la sua iniziativa non è stata gradita a tutti, soprattutto alla comunità ebraica, indignata per le frasi antisemite che in molte occasioni il candidato di centrodestra Enrico Michetti, scelto proprio da Meloni, abbia pronunciato su RadioRadio dal 2019 al 2020, in qualità di commentatore e opinionista.
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2021 Riccardo Fucile
TRA GLI OBIETTIVI SENSIBILI L’ISS, IL MIUR E LA CISL
Un blitz annunciato alle Scuderie del Quirinale. Dove è in programma la mostra Inferno, inaugurata nei giorni scorsi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Mentre è previsto l’arrivo di diecimila attivisti No Green pass.
Oggi per la Digos di Roma si prepara un superlavoro: la manifestazione “Sciopero Generale del Lavoro e del Consumo” che andrà in scena in piazza Bocca della Verità, a due passi dal Circo Massimo, convocata dall’onorevole ex M5s Sara Cunial.
E l’allarme per la protezione di una serie di obiettivi sensibili che potrebbero fare la stessa fine della sede della Cgil sabato scorso.
L’edizione romana di Repubblica spiega oggi che le Scuderie del Quirinale sono un obiettivo ghiotto per i No Green pass, visto che si trovano a pochi metri dalla presidenza della Repubblica. È questo, registra il quotidiano, il timore più forte degli investigatori, che comunque terranno sott’occhio i caselli autostradali per bloccare le auto dei manifestanti intenzionati a manifestare senza permessi in città.
E anche altri obiettivi ritenuti a rischio. Come l’istituto superiore di Sanità, il Miur, le sedi di Cgil e Cisl. Che avranno presidi dedicati con 15 uomini delle forze dell’ordine. Arriveranno già dalla mattina contingenti di poliziotti dei reparti mobili di Firenze, Bologna, Napoli. Ma non c’è solo questo.
Il ministero dell’Interno e la Questura di Roma hanno deciso di schierare migliaia di agenti in strada. L’allerta massima è prevista per le 15 di oggi, ora in cui andrà in scena la manifestazione No Green pass al Circo Massimo.
Si attendono 1.500 persone, ma la paura della polizia è che arrivino gruppi di manifestanti da tutta Italia per creare disordini. Anche davanti ad aziende e farmacie, oggi prese d’assalto dai No vax che devono effettuare il test del tampone. Largo Chigi sarà blindato e inaccessibile come tutti i palazzi del governo.
I blitz a Milano: tribunale e stazione
Anche Milano si blinda. Perché tra gruppi Whatsapp e Telegram da ieri c’è un tam tam che segnala una serie di obiettivi. Tra cui il tribunale, la Statale, la Camera del lavoro e Assolombarda, la Rai, le stazioni ferroviarie da Cadorna alla Centrale. E non solo. Repubblica Milano racconta che nel pomeriggio è attesa in via Fatebenefratelli la delegazione dei renitenti al certificato vaccinale.
(da agenzie)
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Ottobre 15th, 2021 Riccardo Fucile
“MA SI ANDASSERO A VACCINARE…”
Rossella Danise lavora alla Farmacia Internazionale di piazza Barberini. E
oggi parla in un’intervista a Repubblica di cosa sta succedendo nel suo esercizio alla vigilia dell’introduzione del Green pass obbligatorio sul lavoro.
Mostrando decine e decine di appuntamenti già fissati per il test del tampone. Sono quelli dei No vax che devono farli per andare a lavorare: «E tutti vorrebbero farli alle 8 del mattino, prima di andare al lavoro, sarà impossibile soddisfare tutte le richieste», dice.
Il ritmo dei test è impressionante: «Generalmente ne facciamo 100 al giorno, ma nelle ultime 24 ore abbiamo raddoppiato. Il telefono squilla solo per quello, è un continuo, e sarà sempre peggio, dato che tutti prenotano per più tamponi, così da assicurarseli ogni due giorni. Ormai non è più un servizio al cittadino, ci trattano come bestie, si arrabbiano se spieghiamo che non è possibile farlo immediatamente. Ma si andassero a vaccinare… E ci chiedono pure gli abbonamenti».
Ovvero: «Vorrebbero fare i tamponi a 10 euro, e ci sono alcune farmacie che li fanno. Anche noi alla fine abbiamo dovuto cedere, ma di poco: abbiamo fatto il pacchetto 9+1. Nove a 15 euro, uno in omaggio. Incredibile pensare che ci sono lavoratori disposti a spendere così tanto, pur di non vaccinarsi».
Per la farmacista «il problema vero è il personale. Abbiamo due infermiere, che si danno il cambio nel corso della giornata, ma il gazebo è uno. E anche per stampare i Green Pass ci vuole del tempo. Non siamo una fabbrica, così rischiamo disordini. Abbiamo paura dopo quello che è successo sabato durante la manifestazione contro il Green Pass».
Il corteo è passato proprio davanti al suo esercizio. «E hanno tentato di aggredire la nostra infermiera. Ci siamo rinchiuse qui dentro mentre ci urlavano di tutto. Ci accusavano di essere “parte del sistema”, a noi, che siamo solo lavoratori. A piazza San Lorenzo in Lucina, poco distante da qui, hanno persino distrutto il gazebo. È gente disposta a tutto e sempre più pericolosa».
(da Open)
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Ottobre 15th, 2021 Riccardo Fucile
TRATTAMENTI SANITARI OBBLIGATORI, QUESTO CI VUOLE, ALTRO CHE TAMPONI
Il primo giorno del Green pass obbligatorio per lavorare vede scatenarsi le file davanti alle farmacie che offrono i test del tampone. E se da una parte i farmacisti lamentano le richieste di sconti per ottenere il Green pass, dall’altra ci sono i No vax in coda. Chissà se tra questi c’è anche chi ha partecipato agli scontri a piazza del Popolo sabato scorso, ovvero quando la folla anti-Pass si è riversata nel centro di Roma, assaltando la sede della Cgil, ma passando anche per quel gazebo nel cuore della “Dolce Vita”.
«Mi hanno circondato — spiega un’infermiera a Repubblica Roma — volevano menarmi, uno mi ha detto ‘ti spacco il naso’, mi dicevano ‘sei una di loro’. Ma ci rendiamo conto? Mi sono dovuta rinchiudere all’interno della farmacia. Ormai vedo solo rabbia, rabbia e estremismo, tutto questo fa paura e temo sia destinato a peggiorare».
Tra chi è in attesa del test c’è Marina, elegante commerciante 60enne, sul piede di guerra. «Ci prendono in giro, sono sicura che Draghi e Mattarella si sono fatti l’acqua fresca!». «Non me ne frega niente, il vaccino non lo faccio, a costo di perdere il lavoro — dice Constantin, 50 anni, impiegato nell’edilizia — . La prossima mossa sarà rendere il vaccino obbligatorio per i bambini, e poi ci microchippano a tutti. La prossima volta scendo in piazza anch’io». Attorno a lui ci sono una decina di persone, commercianti, cameriere, persino uno chef. E annuiscono tutti.
(da Open)
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