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LA RETE INTERNAZIONALE DI ROBERTO FIORE

Ottobre 16th, 2021 Riccardo Fucile

I RAPPORTI CON GLI INTEGRALISTI CATTOLICI

Roberto Fiore, con una condanna definitiva per banda armata e leader di Forza Nuova, è un uomo di mondo.
Fin dal periodo trascorso a Londra per fuggire all’arresto, ha coltivato con costanza una rete di rapporti internazionali con comunità cattoliche integraliste, dai lefebreviani al movimento Pro vita, che dialogano con i movimenti neofascisti.
Nei diciannove anni di latitanza dorata protetta dalla costola internazionale del gruppo Terza Posizione (International third position) ha costruito il network nero fatto di relazioni profonde con gli integralisti religiosi.
Fiore è stato un campione dell’impunità: è riuscito a non scontare neppure un anno di carcere nonostante la sentenza definitiva perché in Italia si prescrivono le condanne se non eseguite entro un certo termine. Così Fiore nel 1999 rientra in Italia da uomo libero e anche più facoltoso.
FIORE E L’ICONA BANNON
Fiore fondò il Saint George international Trust con, tra gli altri, il reverendo lefebvriano Michael Crowdy, definendolo una associazione benefica di stampo cattolico, ma oggi ci risulta che abbia entrature fin dentro il Vaticano, almeno di un alto prelato vicino all’arcivescovo Carlo Maria Viganò.
Nell’ultimo periodo l’ultraconservatore Viganò, su posizioni antitetiche rispetto a papa Francesco, ha cercato l’interlocuzione con l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il cui stratega Steve Bannon, aveva in progetto di fare della fondazione Dignitatis Humanae Institute un centro studi del sovranismo cattolico, offrendone la presidenza a un cardinale molto noto in Vaticano e come Viganò, ultra conservatore, Edmund Burke.
Benjamin Harnwell, che della fondazione Dignitatis è direttore, conosce bene Roberto Fiore dai tempi in cui il neofascista era eurodeputato.
«A Bruxelles abbiamo collaborato molto bene, era un parlamentare molto affidabile sui dossier pro vita, partecipava agli incontri dei movimenti cattolici pro vita e si spendeva per limitare i finanziamenti pubblici alle interruzioni di gravidanza».
La benedizione di Harnwell ha un valore non da poco per quel mondo: lui è stato il braccio operativo di Bannon in Italia, icona dei nazionalisti nostrani.
Attraverso il Saint George Educational Trust, Fiore non ha solo finanziato l’associazione italiana Vicit Leo per diffondere la propaganda anti vaccinista, ma messo in piedi una rete che utilizza le istanze cattoliche per unire i movimenti fascisti alle proteste contro le restrizioni dovute alla pandemia.
Le associazioni antifasciste inglesi, dopo la marcia anti Green Pass di settembre a Londra, hanno coniato la definizione di «cristianofascisti» per i gruppi che mostravano le effigie della Madonna durante la manifestazione. Quelle effigie sono state riprese sistematicamente dai canali di propaganda del Saint George Educational Trust, fondato da Fiore che sta rilanciando tutte le proteste contro vaccini e lockdown a livello globale.
LA RETE CATTO-FASCISTA
Tra gli amministratori del trust, in effetti si trova un esperto di comunicazione: i documenti della società rivelano che a fianco del vecchio amico e camerata di Fiore, Patrizio Nicoletti, c’è Michael Fishwick. Fishwick è presidente del trust, ma ancor prima è stato il presidente dell’organizzazione neofascista britannica Young National Front. Qui era responsabile della comunicazione. Fishwick è anche membro della Fraternità San Pio X dei lefebrviani. Alla fine degli anni Ottanta, inoltre, Fishwick aveva seguito gli altri leader neofascisti britannici come il Nick Griffin, storico sodale di Fiore, leader il British National Party, e fondato la International Third Position.
La sede della International Third Position coincideva con quella del trust Saint George. Oggi all’indirizzo del trust, domiciliato ad Andoven nell’Hampshire, ha sede anche Carmel Books, cioè la «libreria cattolica tradizionale», come si legge sul suo sito, a cui rimanda la richiesta di raccolta fondi per aiutare gli arrestati alle manifestazione di Roma del nove ottobre, diffusa sui canali di comunicazione del trust fondato da Fiore.
L’attività di comunicazione e culturale del trust è stata illustrata in una relazione ufficiale firmata da Fishwick il primo gennaio 2020 e agli atti del registro delle charity britanniche. In quel documento si spiega che il portale del trust è dedicato «ai cattolici o a chi interesse nel cattolicesimo».
«Il trust», si legge ancora, «ha approfondito i rapporti con la comunità italiana e polacca in Gran Bretagna e una attività di raccolta fondi degli italiani in Gran Bretagna per finanziare strutture di home-education e attività pro – life in Italia».
Infine si dice anche che il trust ha intenzione nel futuro di «stabilire un centro studi o un numero di centri studi» a cui appoggiarsi per le sue attività. Pochi mesi dopo, nell’estate 2020, nasce in Italia l’associazione Vicit Leo, finanziata dal trust, e fondata dalla ginecologa Luisa Acanfosa, dal marito Pier Francesco Belli e dal “costituzionalista” Daniele Trabucco, professore alla Libera Accademia degli studi di Bellinzona.
Belli e Trabucco sono tra i più attivi nel sostegno delle tesi complottiste sulla pandemia, mentre Canfore, insieme a Belli, hanno trovato sponde anche nell’area pro-life.
Per dare una idea del pensiero su cattolicesimo e fascismo di Trabucco, basta leggere una recensione pubblicata dal sito dell’istituto Stato e partecipazione in cui il costituzionalista spiega: «Se il fascismo non fu un movimento cattolico, trovò, però, nel cattolicesimo il presupposto per quella elevazione spirituale che il liberismo individualistico aveva colpito a morte».
Trabucco vanta inoltre collaborazioni, e un libro sulla repubblica sociale italiana, con l’avvocato Augusto Sinagra, legale di Licio Gelli e iscritto alla loggia P2, o meglio, come sostiene lui, aveva fatto richiesta di adesione ma poi la ritirò.
Il curriculum di Trabucchi si arricchisce anche di un ulteriore ruolo: è nel comitato scientifico dell’Istituto stato e partecipazione, un’organizzazione che promuove i valori della destra.
Assieme a lui altri due professori della Libera Accademia di Bellinzona e il pronipote di Benito Mussolini, Caio, di Fratelli di Italia. Il parente del duce è in buona compagnia: nel comitato di redazione c’è anche un giornalista della rivista di Casapound, “i fascisti del terzo millennio”, e scrittori che navigano tra la destra di palazzo e quella estremista di movimento.
(da “editorialedomani”)

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INTERVISTA AL SOCIOLOGO DE MASI: “SENZA REDDITO DI CITTADINANZA SI RISCHIA LA RIVOLUZIONE”

Ottobre 16th, 2021 Riccardo Fucile

“DRAGHI E’ LIBERALE INTELLIGENTE E LO MANTERRA'”

”Togliere il Reddito di cittadinanza oggi scatenerebbe “una vera rivoluzione” con milioni di poveri che sarebbero in un rancore totale e totalmente giustificato. Parola del sociologo Domenico De Masi
Lega, Forza Italia e Italia viva hanno tentato di bloccare il rifinanziamento del Reddito di cittadinanza nel corso del Consiglio dei ministri. Come valuta questi assalti alla misura che ha fatto da argine alla povertà anche di fronte all’emergenza della pandemia?
“Una premessa: posso pure capire che questi assalti arrivino dalla Lega anche se il partito di Matteo Salvini era al governo – col Conte I – quando il Reddito di cittadinanza è stato varato. Ma quello che mi scandalizza fortemente è la battaglia che sta facendo Matteo Renzi che si dice di sinistra e che è al governo col Pd. è un’operazione indecente”.
La guerra al Reddito di cittadinanza cade anche in un periodo di grande conflittualità sociale.
“Il Reddito di cittadinanza è percepito ora da tre milioni e 700mila poveri, molti dei quali sono bambini, anziani, pensionati o disabili. La maggioranza di quelli che prendono il Reddito anche se ci fosse il lavoro non potrebbe lavorare perché non è in grado di farlo. Una persona che è povera perché non è in grado di lavorare, perché bambino, vecchio o disabile, senza un sussidio come potrebbe campare? Negare il diritto al sussidio a queste persone è veramente scandaloso. Doppiamente scandaloso in un momento in cui ci sono le aziende che chiudono con i licenziamenti che seguono, e mentre si scontano gli effetti di 19 mesi di Covid. Come si può ora togliere il Reddito? Significherebbe inoltre scatenare 5 milioni di poveri in mezzo alla strada che sarebbero in un rancore totale e totalmente giustificato. Ci sarebbe una rivoluzione. Le proposte contro il Reddito di cittadinanza arrivano – questa è la verità – da persone socialmente opache, incapaci di capire il momento e di capire la disperazione che c’è adesso. Rivelano un livello inaudito di incoscienza civile”.
Si parla di migliorare la misura modificando le politiche attive
“I problemi per quel che riguarda le Politiche attive sono i tempi. E ancora: le politiche attive fanno avere il lavoro a chi non ce l’ha ma qui stiamo parlando di 3,7 milioni di persone – o perlomeno la maggioranza di loro – che anche se ce l’avessero non potrebbero lavorare. Le Politiche attive danno i loro effetti dopo mesi, a volte dopo anni. Le persone di cui parliamo, il povero assoluto, non può aspettare neanche una settimana. Non sa se la sera potrà mangiare. Alcuni di questi poveri, peraltro, il lavoro ce l’hanno ma è pagato talmente male che è al di sotto dei 500 euro al mese. Quindi ci troviamo di fronte a due tipologie di poveri: persone che non hanno il lavoro perché non possono lavorare o che hanno un lavoro pagato talmente male che non ce la fanno. Per loro che Politiche attive si devono fare? Che c’entrano le Politiche attive con la povertà? C’è una gran confusione, frutto di cinismo e ignoranza, di due fenomeni che non c’entrano nulla tra loro”.
Allora a chi si indirizzano le politiche attive?
“Ai disoccupati ma su 5 milioni di poveri i disoccupati sono meno di un milione. Qui stiamo parlando di 4 milioni che non hanno il problema del lavoro ma della sopravvivenza”.
Che fine farà il Reddito di cittadinanza: ce la farà il M5S a difenderlo?
“Il Reddito di cittadinanza resterà per un fatto semplicissimo: perché abbiamo come primo ministro un liberale che dovrebbe essere contrarissimo ma siccome è una persona intelligente Mario Draghi ha detto che non si tocca. Sa che ci sarebbe una rivolta”.
Salario minimo: si farà mai?
“Siamo l’unico paese Ocse che non ce l’ha. E questo perché i sindacati e Confindustria hanno fatto un accordo vergognoso. Pensano entrambi che il salario minimo vada contrattato categoria per categoria, contratto nazionale per contratto nazionale. Ma i contratti sono circa 900 come si fa? è operazione impossibile. Dire che lo devono fare i sindacati significa che non si farà come non si è fatto finora. Hanno avuto 70 anni di tempo per farlo. L’accordo tra imprese e sindacati è vergognoso perché è una vergogna che ci sia concordanza di intenti proprio sul salario minimo quando sappiamo che ci sono persone che prendono 4 euro all’ora. E si sa dove sono, quanti sono. Ci sono indagini, denunce di ogni sorta su questo”.
(da La Notizia)

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LA FINE INGLORIOSA DELLA PROTESTA DEI NO VAX BARILLARI E CUNIAL IN REGIONE LAZIO: CONTRO IL GREEN PASS VINCE LA FAME

Ottobre 16th, 2021 Riccardo Fucile

NON AVEVANO FATTO I CONTI CHE SENZA GREEN PASS NON POTEVANO ACCEDERE AL BAR… RIVOLUZIONARI DEL CORNETTO

Doveva essere un’occupazione a oltranza per protestare contro l’obbligo del Green pass per accedere al luogo di lavoro. Ma, per una serie di complicanze non meglio dichiarate, la protesta del consigliere Regionale Davide Barillari e della deputata Sara Cunial, si è interrotta nella serata di ieri 15 ottobre.
Entrambi si erano barricati nell’ufficio di lui, in Regione Lazio, la sera del 14 ottobre, prima che entrasse in vigore l’obbligatorietà della certificazione verde.
A mezzanotte e un quarto, hanno pubblicato il primo video della loro manifestazione di dissenso. Dodici ore dopo, un altro video.
Barillari e Cunial sono ancora nell’ufficio del consigliere, ma lui, parlando ai suoi follower, fa intendere qual è una di quelle complicanze che rischia di sabotare la protesta: «Rimaniamo dentro. Lo facciamo per solidarietà con tutti quelli che non sono riusciti a entrare al lavoro. Rimaniamo a oltranza, finché la polizia non ci caccia. Anche se – tentenna Barillari -, anche se, a proposito di viveri, confesso che stamattina avevo messo in conto di andare al bar qua dentro a prendere un po’ di roba in più. Il fatto è che non mi hanno fatto entrare, perché non avevo il Green pass».
La deputata che ha accostato l’obbligo del Green pass all’olocausto e il consigliere che è entrato nella sede della Regione con una pistola, sostenendo che «il vaccino è una roulette russa», sono messi alle strette dai bisogni fisiologici.
Sono quasi l’una, tredici ore dall’inizio dell’occupazione. A Tommaso Labate del Corriere cerca di sminuire: «Abbiamo ancora dei panini, qualche snack, dell’acqua, tutto quello che serve per sopravvivere qua dentro il più possibile. L’ho detto nei comunicati precedenti, mi raccomando lo scriva correttamente: usciremo da qui solo se ci tireranno fuori con la forza ma lo faremo senza opporre alcuna resistenza».
I viveri, però, iniziano a scarseggiare. Che sia questa o meno la ragione, la protesta dei due eletti nel Movimento – e poi espulsi dai 5 stelle stessi – si conclude.
La spiegazione che loro danno, nell’ultimo comunicato della coppia, è la seguente: «Siamo obbligati a lasciare un edificio a causa di una sanificazione necessaria e urgente, a suo dire, a causa di un dipendente regionale positivo al Covid”
(da agenzie)

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A TRIESTE AL PRESIDIO NOTTURNO RESTANO APPENA IN 100 E STAMANE SI CHIEDONO: “ADESSO CHE FACCIAMO?”

Ottobre 16th, 2021 Riccardo Fucile

CHIEDETE A CHI VI CI MANDATO: UNA TELEFONATA A MOSCA NON COSTA POI COSI’ TANTO

Il presidio del Molo 7 al porto di Trieste è quasi vuoto. È il day after la grande mobilitazione che ha portato qui oltre 6 mila persone dalle regioni attorno al Friuli. Alle 8 di mattina ci sono circa un centinaio di persone.
I portuali sono poche decine e qualche attivista sta togliendo dalla strada i mozziconi e le bottiglie di birra di una notte andata molto vicino all’alba.
Nel tardo pomeriggio, quando il sole già stava tramontando, i messaggi politici avevano lasciato posto alla musica e il presidio si era trasformato in qualcosa di simile a un rave party. Playlist variegata.
Si andava dal classicone People Have the Power fino a Tanti Auguri (con chiara citazione locale) e la canzone triestina Viva l’A e po bon.
Dai social arrivano video che testimoniano come le casse abbiano continuato a suonare fino a notte fonda. Tanta birra, qualche canna e un numero di portuali sempre più basso. Da registrare la presenza di un uomo con il waveboard, un cilindro in testa e una miniatura di Spider Man attaccata a rimorchio.
E ora cosa facciamo? Era la domanda che circolava questa mattina al porto. Stefano Puzzer, il leader del Coordinamento lavoratori del porto (Clpt) controlla la rassegna stampa.
Gli hanno portato i giornali e li scorre commentando i titoli. Per il portuali la linea rimane la stessa: sciopero a oltranza. Il Coordinamento No Green pass di Trieste specifica: «Aspettiamo di vedere come sarà la partecipazione oggi. Continueremo fino a quando avremo le forze».
Anche il porto di Trieste è in attesa. Se oggi non arriveranno altri attivisti No Green pass, i lavori riprenderanno anche dal Molo 7.
Intanto dal cavalcavia davanti al porto i primi attivisti cominciano a stendere gli striscioni. I portuali preparano il banchetto con le brioche, l’acqua e il the caldo. C’è già qualcuno con il megafono in mano. Si ricomincia (forse)
(da agenzie)

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ALTRO SABATO CALDO, PIANO ANTI-INFILTRATI AL CORTEO DEI SINDACATI

Ottobre 16th, 2021 Riccardo Fucile

A MILANO SALTA LA TRATTATIVA TRA NO VAX E POLIZIA. ALTRO CORTEO NON AUTORIZZATO

Altro che “venerdì nero”. Quella di ieri, 15 ottobre, è stata semplicemente una giornata segnata da proteste, per l’avvio del Green pass obbligatorio al lavoro, ma niente di eclatante. Tutto fumo e niente arrosto.
Oggi, invece, 16 ottobre, i fari sono puntati sulla manifestazione della Cgil a Roma che porterà in piazza San Giovanni la bellezza di 50 mila persone: l’obiettivo è quello di rispondere, in maniera assolutamente pacifica, all’assalto neofascista alla sede della Cgil nella Capitale.
Le forze dell’ordine temono la presenza di infiltrati, di No Green pass, No vax, neofascisti o più in generale estremisti. In realtà l’intelligence non ha particolari timori. Tutto dovrebbe procedere tranquillamente, salvo imprevisti.
La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, intanto, per evitare il disastro avvenuto a Roma, ha deciso di giocare d’anticipo coprendo gli obiettivi sensibili, blindando le sedi istituzioni e i seggi elettorali (visto che domattina si andrà a votare per il ballottaggio, tra l’altro proprio a Roma). A questo si aggiunga la necessità di sorvegliare l’arrivo e il deflusso dei tifosi che arriveranno nella Capitale per l’attesissima partita Lazio-Inter.
Per la manifestazione di piazza San Giovanni, quindi, sono stati schierati circa 5 mila agenti. Toccherà a loro presidiare anche gli obiettivi sensibili, come sedi dei partiti e dei sindacati, rimasti sguarniti da un presidio adeguato sette giorni fa.
Il timore più grande è concentrato su possibili cani sciolti, soggetti che potrebbero infiltrarsi anche tra i gruppi rimasti nella Capitale dei No Green pass e creare disordini.
La manifestazione della Cgil – che inizierà alle 14 a Roma – non avrà simboli di partito e non sarà consentito a nessun politico di parlare dal palco.
Il motivo? Il silenzio elettorale, a poche ore dall’apertura delle urne per le elezioni comunali. Insomma, un altro sabato “caldo” di proteste che per la ministra Lamorgese si trasforma, di fatto, in un vero e proprio banco di prova. Ieri, ad esempio, la protesta dei portuali a Trieste non è andata come si pensava: nessuna mobilitazione nazionale, nessuna protesta che ha bloccato l’Italia.
Anche Milano scenderà in piazza. Per la tredicesima volta i No Green pass torneranno a protestare tra le strade del capoluogo lombardo. Stavolta senza autorizzazione. È saltata, infatti, la trattativa tra Questura e organizzatori della protesta: quest’ultimi avrebbero chiesto, in cambio della variazione del percorso del corteo chiesta dai poliziotti, di annullare i Daspo emessi dalla Questura.
Una richiesta che è stata subito rifiutata visto che, senza troppi giri di parole, suona quasi come un ricatto. L’idea dei No Green pass era (o meglio è) quella di passare davanti al comando dei carabinieri, sotto la redazione del Corriere e della Rai. Sembrano chiare le intenzioni: insultare e attaccare i media al grido di «giornalisti terroristi». Avendo ritirato la richiesta di preavviso, a seguito della trattativa saltata, la manifestazione dei No Green pass di Milano risulta non autorizzata.
Quello che rassicura è che il clima di Milano è certamente meno teso di quello romano: i numeri non sono quelli della Capitale, la piazza è meno politicizzata e soprattutto più frammentata.
Nei cortei si alternano No Green pass, No Vax, anarchici ed estrema destra (mentre a Roma sono i neofascisti a guidare le proteste). E nell’assaggio di ieri – con gli studenti in protesta alla Statale, il corteo improvvisato dei No Green pass con 400 persone, i tranvieri che hanno fatto picchetti nei depositi Atm e i No vax all’Arco della Pace – è emersa tutta la frammentarietà del gruppo contrario alla certificazione verde anti-Covid. Ieri nessun problema rilevante, nessun disagio particolare sul fronte trasporti e ordine pubblico.
(da Open)

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I VERGOGNOSI INSULTI A LILIANA SEGRE DURANTE IL CORTEO CONTRO IL GREEN PASS A BOLOGNA

Ottobre 16th, 2021 Riccardo Fucile

INSULTI ANCHE A DRAGHI E LANDINI DA PARTE DELLA FECCIA

Alle manifestazioni ufficialmente denominate “no green pass” partecipa davvero chiunque. C’è chi nega il Covid, chi è contro il vaccino, chi davvero mette nel mirino il certificato verde.
E poi c’è una frangia di estremisti e neonazistiisti che scende in piazza per rigurgitare il solito odio contro il nemico immaginario del “politicamente corretto”.
Tra questi sentimenti trova spazio anche l’antisemitismo, tirato in ballo durante un comizio a Bologna nel giorno dell’obbligatorietà dei green pass sul luogo di lavoro ed espresso sotto forma di insulti a Liliana Segre. “Una donna vergognosa che ricopre un seggio che non dovrebbe avere perché porta vergogna alla sua storia e dovrebbe sparire da dov’è”, dice un Gian Marco Capitani del movimento “No Green Pass, Primum non nocere”, mentre arringa la folla.
Cosa c’entri la senatrice a vita, sopravvissuta ai campi di sterminio, con il certificato verde sarebbe tutto da spiegare. Il corteo, composto da circa 7mila persone, si è poi snodato lungo i viali, bloccando il traffico, facendo tappa davanti al pub Halloween, chiuso perché non rispettava le norme anti-covid.
I manifestanti infine si sono diretti sotto la Regione e poi sotto la sede Rai, dove sono stati insultati i giornalisti al grido “Venduti, venduti!”. Nel corso della manifestazione sono stati presi di mira anche il presidente del Consiglio Mario Draghi (“In galera!”) e contro il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.
(da agenzie)

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PIU’ DI MEZZO MILIARDO DI EURO AL MESE: QUANTO COSTEREBBE ALLO STATO PAGARE I TAMPONI AI LAVORATORI NO VAX

Ottobre 16th, 2021 Riccardo Fucile

ALTRO CHE GRATIS, SAREBBE GIUSTO RADDOPPIARE IL PREZZO DEI TAMPONI E LA DIFFERENZA DESTINARLA ALLA SANITA’ PUBBLICA E A CURARE GLI INNOCENTI CHE QUESTI SOGGETTI HANNO CONTAGIATO

Numeri da Finanziaria. Questa è la somma che viene fuori facendo una rapida moltiplicazione tra i lavoratori che non si sono vaccinati e il costo per ogni singolo tampone.
Si parla di circa 600 milioni di euro che sarebbe a carico dello Stato qualora si avverassero i desideri di Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Beppe Grillo: tamponi gratis per chi ha rifiutato di partecipare alla campagna di immunizzazione contro il Covid.
La cifra è variabile, ma quei 600 milioni di euro sono la soglia minima basata sui stime che potremmo definire ottimistiche.
Perché secondo alcuni dati (ufficiosi e non ufficiali) in Italia ci sarebbero tra i 2,5 e i 3 milioni di lavoratori (tra settore pubblico e privato) che non si sono ancora sottoposti alla vaccinazione. Cifra ragguardevole che non tiene conto di altri numeri forniti dalla fondazione Gimbe che indica in una cifra tra i 4 e i 5 milioni gli italiani in età lavorativa non ancora immunizzati.
Per questo motivo, considerando la presenza di un numero di disoccupati, dipendenti che lavorano in smartworking (strutturale e non per motivi pandemici), altri che hanno la residenza in Italia e vivono all’estero, limitiamo il calcolo alle cifre più basse: quei 2,5/3 milioni di non immunizzati.
Tutto ciò si moltiplica per altri due fattori. Il primo riguarda il costo dei tamponi. Considerando che per entrare in possesso del Green Pass è sufficiente un test antigenico (quello rapido) che ha ottenuto – con decreto del Ministero della Salute – un prezzo calmierato a 15 euro (8 per i bambini, che restano fuori da questo calcolo) e che, vista la durata per 48 ore sono previsti – in media – 3 test a settimana, ecco che il costo totale a carico dello Stato (dal 15 ottobre al 31 dicembre) si attesterebbe su una cifra monstre: circa 1,3 miliardi di euro. Il che, tradotto in soldoni, equivale a oltre mezzo miliardo di euro al mese (anche di più, arrivando quasi a 600 milioni di euro al mese). E, come detto, si tratta di una stima calcolata per difetto.
Qualora il numero di lavoratori non vaccinati fosse superiore a quota 3 milioni – al netto di chi, per evitare di doversi sottoporre continuamente ai test, deciderà nelle prossime settimane di iniziare il proprio ciclo di immunizzazione contro il Covid -, questa cifra sarebbe ancor più elevata. Quindi, per garantire i tamponi gratis ai non vaccinati, lo Stato si dovrebbe sobbarcare cifre da manovra Finanziaria nel giro di due mesi e mezzo. Soldi che arriverebbero da fondi ad hoc, sempre rifocillati dalle tasse degli italiani.
(da agenzie)

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EFFETTO GREEN PASS: + 23% DI CERTIFICATI DI MALATTIA IN UNA SETTIMANA

Ottobre 16th, 2021 Riccardo Fucile

I DATI INPS RIVELANO CHE L’ITALIA E’ SEMPRE LA PATRIA DEI PRESUNTI FURBI

Un’epidemia. E’ quella che è scoppiata improvvisamente oggi, venerdì 15 ottobre, primo giorno di obbligo del Green pass per 20 milioni di lavoratori italiani.
§Alle ore 12 i dati INPS sui certificati di malattia segnavano la cifra di 47.393, facendo registrare un aumento clamoroso (ma non proprio inatteso) addirittura del +23% rispetto a venerdì scorso, tanto in ambito pubblico quanto privato.
Chiamatelo effetto Green pass, ma con una differenza sostanziale rispetto a quanto siamo stati abituati a vedere.
Se nelle settimane scorse avevamo raccontato, infatti, l’aumento della popolazione vaccinata grazie all’obbligatorietà di Green pass anche nei luoghi di lavoro, questa volta il certificato verde ha provocato un’improvvisa recrudescenza di malanni stagionali, più o meno immaginari: unica strada possibile per evitare di incorrere in sanzioni salatissime per migliaia di persone che ancora non si sono messe in regola con il decreto.
I dati sono stati divulgati dal ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta proprio nel fatidico primo giorno di tessera verde, e non si possono certo definire sorprendenti.
Anche confrontati col venerdì di due settimane fa, l’1 ottobre, il dato di oggi fa registrare una più moderata crescita di persone in malattia. Allora erano stati 44.903 i lavoratori che sono ricorsi a questo strumento, il 5,5% in meno rispetto ad oggi.
E adesso cosa succederà?
Insomma, l’esistenza di una sacca di No Green pass asserragliati sulle proprie posizioni viene confermata anche dai numeri, ma è chiaro che nei prossimi giorni il trend è destinato a calare drasticamente, quando per migliaia di persone verrà meno la possibilità di ricorrere a questo escamotage.
In quel caso, i no-vax duri e puri si troveranno di fronte a due opzioni altrettanto drastiche: vaccinarsi o rinunciare al lavoro. Tertium non datur.
Quanto potrà durare?
(da agenzie)

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