Destra di Popolo.net

ISTITUTO PIEPOLI: “DA QUESTE ELEZIONI SEGNALI A FAVORE DEL CENTROSINISTRA, MA DEVE ESSERE UNITO”

Ottobre 20th, 2021 Riccardo Fucile

“GLI ELETTORI VOGLIONO ARMONIA IN UNA COALIZIONE”

Un dato è certo e queste elezioni amministrative, pur essendo territoriali, lo dimostrano: “Gli elettori hanno fatto capire quanto sia importante l’armonia all’interno della coalizione, hanno preferito un centrosinistra che si è manifestato più compatto, rispetto a un centrodestra che ha pagato la propria disunione. Gli elettori chiedono grande unità e compattezza, sono preoccupati, i dati dell’astensione sono da leggere anche come un allarme sociale”.
Livio Gigliuto, vicepresidente dell’Istituto Piepoli, analizza con l’Huffpost i flussi elettorati sulla base anche dei sondaggi svolti costantemente in questi mesi.
Dottor Gigliuto, partiamo dall’astensione dal momento che più di un italiano su due, il 56%, in questo secondo turno non è andato a votare. Nessun partito è riuscito a intercettare il voto di protesta che invece M5s e un po’ la Lega negli anni passati erano riusciti a individuare?
Il calo dei votanti è un allarme, significa che c’è distacco dalla vita pubblica e questo è molto pericoloso. Lo dimostra l’alta astensione nelle periferie. Già negli ultimi anni si era registrato un trend in calo, in più questa volta c’è stata una scarsa presenza dei candidati sul territorio. Il M5s aveva parzialmente attratto questo elettorato, ma il suo nuovo profilo più istituzionale ha creato un po’ di distacco dalle aree più periferiche del Paese. Per questo molti voti grillini sono stati persi a favore dell’astensione. E Ora c’è una parte del paese non coinvolta nel dibattito pubblico, nelle ultime due settimane si è parlato poco del disagio sociale ma tanto, ad esempio, di Green pass, che poco ha a che fare con il voto delle amministrative.
Dalle analisi dell’Istituto Piepoli, quali sono i dati che emergono da queste elezioni? Anche in vista dell’appuntamento con le elezioni Politiche.
Prima di tutto queste elezioni vanno lette attraverso la lente territoriale. Sono state elezioni amministrative, incentrate sulle figure dei sindaci con l’assenza dei leader. Qualche segnale però già c’è. Tendenzialmente sono andate a favore del centrosinistra. Il Pd ha mantenuto e lievemente accresciuto i propri consensi. Mentre sul Movimento 5 Stelle si è registrato un calo rispetto al 2016. Va anche detto che ogni giudizio su M5s va ponderato rispetto alla sua tradizione dal momento che nelle elezioni amministrative non ha mai brillato ad eccezione delle vittorie di Raggi e Appendino.
E il centrodestra?
Nel centrodestra si è registrato un calo soprattutto nella Lega, con una battuta d’arresto piuttosto significativa rispetto rispetto al 2016 e, con una piccola forzatura statistica, anche rispetto alle ultime Europee e Politiche di portata nazionale. Fratelli d’Italia ha confermato o rafforzato in alcune realtà i suoi consensi, ma lo ha fatto meno di quanto era atteso.
Tornando al centrosinistra, il Pd dovrebbe guardare più a Carlo Calenda o al Movimento 5 Stelle?
Dal punto di vista numerico a entrambi perché uno solo non basta. Mentre da un punto di vista politico agli elettori viene sempre più difficile capire perché non si possa tenere unita una coalizione tra Conte e Letta. La difficoltà sta nell’allargare questa coalizione, in questo momento il Pd non è nelle condizioni di poter scegliere.
Gli elettori però sembrano essere più avanti dei propri leader, molti sembra abbiano preso una decisione netta. Cosa risulta dai flussi elettorali che avete esaminato?
Il voto su Roma ci ha testimoniato che l’elettorato di Carlo Calenda quando deve scegliere e non può votare il suo leader tende a spostarsi verso il centrosinistra, quindi verso un partito moderato di centrosinistra.
E il Movimento 5 Stelle?
Nella percezione degli elettori una coalizione c’è già. Nei ballottaggi, dovendo scegliere, M5s è andato più sul candidato di centrosinistra perché lo ha sentito più prossimo e perché Conte ha completato quel processo di disambiguazione.
C’è stato un travaso di voti dalla Lega verso Fratelli d’Italia?
Non è ancora così netto questo travaso. E questo lo vediamo soprattutto nelle intenzioni di voto nazionali in cui la famosa dinamica del principio dei vasi comunicanti, va giù un partito e ne cresce un altro, non si sta verificando. Quello che sta andando positivamente è una discreta crescita di quelle forze politiche più moderate. Come per esempio Azione di Carlo Calenda sembra una proposta politica che ha spazio e non è un caso se Roberto Gualtieri lo ha citato nel suo discorso dopo la vittoria. Bisogna vedere se questa forza politica avrà vita autonoma al centro o se avrà bisogno di appoggiarsi a uno dei due lati del bipolarismo italiano.
I voti del Movimento 5 Stelle sono andati verso il Pd?
M5s in questi anni ha perso il 15-18%. Essersi avvicinato al centrosinistra ha portato un po’ di voti al Pd anche se parliamo di pochi punti percentuali. La gran parte li ha persi verso il partito dell’astensione, perché i 5Stelle hanno perso un po’ quell’anima movimentistica o alternativa al sistema, altri sono andati verso il centrodestra. Nel Conte I una parte dell’elettorato M5s ha abbandonato passando verso la Lega e un’altra parte verso l’astensione. In quest’ultima fase la perdita è stata marginale ed è andata verso il Pd. L’elettorale del Pd ha una stima molto forte nei confronti di Giuseppe Conte, mentre non c’è lo stesso sentimento tra gli elettori M5s nei confronti di Enrico Letta. Per questo vediamo meno travaso di quello che ci potremmo aspettare perché ancora l’armonia tra i due partiti non si è composta.
Come possiamo riassumere il quadro politico attuale sulla base dei vostri dati?
In questo momento la politica italiana è ferma su quattro partiti tutti compresi tra il 16 e il 20% divisi a metà: due afferiscono al mondo di centrosinistra e due al mondo di centrodestra. Quindi la situazione è molto equilibrata. Forse Forza Italia è l’unico partito di centrodestra che ha registrato una lieve crescita, con questa sua posizione più moderata ma chiaramente favorevole rispetto al governo.
(da agenzie)

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OGGI IL VERTICE A PRANZO: BERLUSCONI RICUCE MA ALLE SUE CONDIZIONI

Ottobre 20th, 2021 Riccardo Fucile

MURO DI SALVINI E MELONI PER NON FARSI COMMISSARIARE

Da una parte Matteo Salvini e Giorgia Meloni usciti devastati da questa competizione elettorale; dall’altra Silvio Berlusconi politicamente rinato pur nella sconfitta della coalizione di centrodestra. Non fosse altro che per due motivi: è apparso sulle lunghe distanze decisamente più lucido dei suoi avversari – vedi la denuncia delle aggressioni alla Cgil, vedi la profonda convinzione per la bontà di vaccini e green pass; l’unico candidato a vincere in una competizione di primo piano (Roberto Occhiuto alle regionali in Calabria) è stato voluto da Forza Italia.
Non è un caso che nell’inevitabile rifondazione a cui il centrodestra andrà incontro, determinante sarà il ruolo proprio di Berlusconi. E non è un caso che il Cavaliere è prontamente tornato a Roma – non veniva nella capitale dai giorni appena successivi all’insediamento del governo Draghi – per rimettere insieme i cocci. E a questo punto il vertice che si è tenuto oggi a pranzo a Roma.
Due giorni fa, a caldo, Giorgia Meloni aveva attaccato la leadership parlando di “coordinamento” e soprattutto aveva dedicato una battuta ruvida sugli elettori “disorientati” da un centrodestra diviso tra chi appoggia l’esecutivo e chi ne sta orgogliosamente fuori. Ieri, la stessa leader di Fratelli d’Italia, è tornata sui suoi passi negando di aver chiesto a Lega e Forza Italia di abbandonare la maggioranza
Anche Matteo Salvini sta evitando toni accesi, con lo scopo di recuperare un ruolo di federatore, di tornare ad essere il punto di riferimento per tutti. E lo fa recuperare un profilo di leader più vicino alla politica dell’esecutivo.
Dopo aver ascoltato le reprimende azzurre sulle sue critiche eccessive al governo Draghi, il segretario leghista non a caso non ha strappato contro la ministra Luciana Lamorgese. Sabato, poche ore dopo l’assalto alla Cgil, arrivò persino a chiedere le sue dimissioni. Ieri sera, invece, dopo l’informativa al Senato, sempre il segretario leghista ha punzecchiato chi ha preso il suo posto al Viminale, ha bocciato il suo operato, ha paragonato gli idranti di Trieste al Cile, ma non è arrivato a pronunciare la parola fatidica “dimissioni”.
Questo però non vuol dire che ci sono già le premesse per ripartire. La Lega soprattutto resta profondamente spaccata al suo interno e questa disfatta elettorale certamente non aiuta Salvini a mantenere salda la sua leadership che continua a perdere punti e prestigio.
Berlusconi – così come la Meloni – è consapevole di questo e, non a caso, è pronto a sedersi al tavolo e ragionare con i suoi due alleati. Con la certezza che il coltello dalla parte del manico potrebbe tornare in mano proprio al Cavaliere. Che nel frattempo parla e colloquia anche con i moderati. Nella speranza che il suo possa essere un nome spendibile per il Quirinale. Non solo per gli alleati di centrodestra, ma anche per chi si dice “moderato”.
(da agenzie)

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SCHIAFFO DI LAMORGESE A SALVINI: CHIAMA MARONI A PRESIEDERE LA CONSULTA CONTRO IL CAPORALATO

Ottobre 20th, 2021 Riccardo Fucile

L’ORGANISMO HA IL COMPITO DI CONTRASTARE LO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI IN AGRICOLTURA…L’EX MINISTRO DEGLI INTERNI E’ IN DISSENSO CON LA LINEA DI SALVINI ALL’INTERNO DELLA LEGA

L’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, presiederà la Consulta per l’attuazione del Protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura e del caporalato sottoscritto il 14 luglio scorso.
L’insediamento dell’organismo avverrà oggi alle 15 al Viminale, alla presenza del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando, del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, e del presidente del Consiglio nazionale di Anci, Enzo Bianco.
L’Organismo, presieduto dal Roberto Maroni, avrà il compito di dare impulso alle iniziative contro il caporalato previste, prevalentemente a livello locale, nell’ambito del Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura.
(da agenzie)

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CHIESTA ARCHIVIAZIONE PER LA “MARE JONIO”: “SOCCORRERE NON E’ MAI REATO”

Ottobre 20th, 2021 Riccardo Fucile

I PM DI AGRIGENTO, CON UNA CIRCOSTANZIATA SENTENZA, AFFONDANO SALVINI: “GIUSTO NON RIPORTARE I NAUFRAGHI IN LIBIA, NON E’ UN PORTO SICURO. ANOMALIE LEGISLATIVE E INTERPRETAZIONI FORZATE”

Per salvare vite umane nel Mediterraneo non serve una “patente” da concedere alle navi di soccorso. E le Ong che effettuano operazioni umanitarie non devono coordinarsi con i guardacoste libici, né condurre i naufraghi in Tunisia e tantomeno a Malta, che non ha sottoscritto gli accordi internazionali per il salvataggio.
Dopo due anni di indagini la Procura di Agrigento ha chiesto l’archiviazione per l’equipaggio della Mare Jonio, il rimorchiatore dell’italiana “Mediterranea” che il 10 maggio 2019 «trasportavano o comunque compivano atti diretti a procurare illegalmente l’ingresso nel territorio italiano di 30 cittadini extracomunitari».
Un’accusa che ora la procura di Agrigento chiede al giudice delle indagini preliminari di estinguere. Sotto investigazione erano finiti il capomissione Giuseppe Caccia e il comandante Massimiliano Napolitano, iscritti nel registro degli indagati.
I magistrati dopo avere sentito ufficiali della Guardia costiera, funzionari delle Nazioni Unite, raccolto i verbali della squadra mobile e le annotazioni della Capitaneria di porto.
A firmare la richiesta di archiviazione sono il procuratore aggiunto Salvatore Vella e il pm Cecilia Baravelli. I magistrati hanno messo a nudo tutte le contraddizioni normative, su cui hanno fatto leva scelte politiche che hanno permesso in questi anni al nostro Paese di confezionare, con fondi italiani ed europei, l’area di ricerca e soccorso libica, senza però che vi sia una normativa italiana o internazionale che autorizzi lo sbarco dei migranti a Tripoli.
Non solo: «Il rimorchiatore Mare Jonio non era tenuto a dotarsi di alcuna certificazione Sar (ricerca e soccorso, ndr) per le attività di salvataggio di vite umane in mare».
Al momento dei fatti, sottolinea la Procura, «non esisteva nell’ordinamento italiano alcuna preventiva certificazione diretta alle imbarcazioni civili per lo svolgimento di tale attività». La normativa, infatti, «parla di “navi da salvataggio” ma fa riferimento alle imbarcazioni armate per il recupero e salvataggio di altre imbarcazioni e non al salvataggio di vite umane».
Appena compiuto il salvataggio, le autorità italiane hanno contestato al comandante e al capomissione di non essersi coordinati con la centrale di coordinamento libica, costata al nostro Paese oltre 2 milioni di euro per la sola attivazione degli uffici e la registrazione nel database internazionale.
Nel corso degli interrogatori gli indagati hanno spiegato di non avere mai avuto intenzione di riconsegnare i profughi alla Libia, che del resto non rispondevano alle comunicazioni. «La condotta tenuta dalle Autorità Sar libiche non è una eccezione – si legge ancora nell’atto degli inquirenti – infatti non risulta che le Autorità libiche, per le attività di ricerca e soccorso nella propria area Sar, abbiano mai assegnato un Place of safety (Pos, porto sicuro di sbarco, ndr) sul territorio libico ad organizzazioni non governative».
Un’affermazione, questa, che la procura trae da una nota inviata ai magistrati direttamente dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto.
L’ostilità libica non è però l’unica ragione per non rimettere i naufraghi nelle mani delle autorità libiche. Il 20 giugno 2019 «questo Ufficio richiedeva all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr-Acnur) e, in particolare, all’Ufficio della Rappresentanza Regionale per il Sud Europa, se la Libia possa essere considerata un “Place of safety” (Pos)».
Il 3 ottobre arriva la risposta con, in allegato, «un rapporto nel quale, dopo aver ripercorso i conflitti in corso in Libia nell’anno 2019, si esaminava la situazione di richiedenti asilo, rifugiati e migranti in quei territori».
Pagine nel quale l’agenzia Onu documentava torture, abusi, stupri, violenza sessuale, traffico di esseri umani anche da parte di funzionari statali. Pertanto la Libia non può essere ritenuta “luogo sicuro”.
E nella missiva ai magistrati Unhcr-Acnur ricordava come «ai comandanti, che si trovano ad assistere persone in situazioni di emergenza in mare, non può essere chiesto, ordinato, e gli stessi non possono sentirsi costretti, a sbarcare in Libia le persone soccorse, per paura di incorrere in sanzioni o ritardi nell’assegnazione di un porto sicuro».
Anche per questa ragione non si può sanzionare la Mare Jonio che «non avvisò dell’evento Sar il Centro di coordinamento e soccorso libico, né al momento dell’avvistamento del gommone, né durante le operazioni di salvataggio, né successivamente».
L’intervento umanitario, in mancanza di prove di contatti tra Ong e trafficanti, dunque non è mai sanzionabile: «La situazione di pericolo in cui vengono posti i migranti, infatti, che determina lo stato di necessità, è creata dai trafficanti». Che in Libia continuano ad agire pressoché indisturbati.
(da Avvenire)

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FASCISMO DA AVANSPETTACOLO: SALUTO ROMANO ALLO STADIO, SOSPESO IL FALCONIERE DELL’OLIMPYA

Ottobre 20th, 2021 Riccardo Fucile

DAGLI SPALTI CORI “DUCE,DUCE”… LA COMUNITA’ EBRAICA: “VIA I FASCISTI E GLI ODIATORI DAL MONDO DEL CALCIO”

Inneggia al Duce con tanto di braccio destro teso davanti al pubblico prima della di Lazio-Inter. Il video, dalle immagini inequivocabili, ha fatto il giro del web sollevando le polemiche ed è costato la sospensione dal club a Juan Bernabè, addestratore spagnolo dell’aquila Olimpya, mascotte della Lazio, simbolo della società di Claudio Lotito.
Nel video si vede il falconiere mentre con il braccio destro teso, sotto la Tribuna Tevere dello Stadio Olimpico, prima di Lazio-Inter, si rivolge ai tifosi biancocelesti, che intonano il coro “Duce, Duce!”.
Da qui la decisione della Lazio “La Società Sportiva Lazio – si legge in una nota – ha inviato nelle scorse settimane una lettera ai fornitori per richiamarli al rispetto del Codice Etico in vigore ed in particolare ad un comportamento pienamente rispettoso dei principi ai quali si è sempre ispirata l’attività della Società, sia nel campo sportivo che nei rapporti ordinari. Particolare attenzione è stata sempre posta sul divieto assoluto di procedere ad azioni e comportamenti di qualunque genere discriminatori sotto tutti i profili tutelati dall’art. 3 della Costituzione. Pertanto, appresa l’esistenza del video che ritrae Juan Bernabè (non tesserato e dipendente di una società esterna alla Lazio) in atteggiamenti che offendono la Società, i tifosi e i valori ai quali la comunità si ispira, sono stati presi provvedimenti nei confronti della società finalizzati all’immediata sospensione dal servizio della persona interessata e all’eventuale risoluzione dei contratti in essere”.
A chiedere un intervento deciso innanzitutto della Lazio era stato la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche, Noemi Di Segni. “Davanti all’ostentazione di gesti e simbologie che rievocano ideali fascisti non possono esserci ambiguità e tentennamenti – aveva scritto Di Segni in un comunicato – Il comportamento dell’addestratore dell’aquila Olimpia emblema della Lazio, immortalato in un video diventato virale, non lascia spazio a dubbi. Si intervenga, da parte della società e dalla Federazione, con la massima urgenza ed efficacia. Via i fascisti e gli odiatori dal mondo del calcio. Un odio che dal campo si propaga in ogni piazza”.
(da agenzie)

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SONDAGGIO DEMOPOLIS: FDI 20,5%, PD 20,2%, LEGA 19,6%, M5S 15,8%, FORZA ITALIA 6,5%

Ottobre 20th, 2021 Riccardo Fucile

RIMONTA PD, LA LEGA SCIVOLA AL TERZO POSTO… GREEN PASS, IL 65% DEGLI ITALIANI E’ FAVOREVOLE, CONTRARIO IL 24%… NO AI TAMPONI GRATIS AI NO VAX

Secondo un sondaggio del Barometro Politico dell’Isitituto Demopolis, se si andasse al voto oggi per le elezioni politiche, il primo partito sarebbe Fratelli d’Italia con il 20,5%, seguito dal PD che otterrebbe il 20,2%.
La Lega avrebbe il 19,6%, il Movimento 5 Stelle il 15,8%; staccata al 6,5% Forza Italia.
Al 3% Azione, al 2% LeU, sotto il 2% le altre forze minori.
Resta alta la fiducia per Mario Draghi, che si attesta al 58%. Ma il dato più significativo è la retrocessione della Lega, che passa al terzo posto superato di quasi un punto dal Pd.
Come fa notare il direttore di Demopolis Pietro Vento, “per la prima volta negli ultimi decenni, i 3 partiti oggi più forti sono dentro una forbice inferiore ad un punto percentuale: segno di una partita politica sempre più aperta”.
Riguardo l’opinione degli italiani sull’uso del Greenpass, diventato obbligatorio per lavorare lo scorso 15 ottobre, il 65% degli intervistati si dichiara favorevole alla scelta del Governo; contrario è il 24%.
Da notare che la maggior parte di chi si dichiara d’accordo ha dichiarato nella stessa intervista che voterebbe Pd, poi Forza Italia e poi M5S. I contrari invece appartengono alle aree dei partiti di estrema destra. I positivi al Green Pass tra gli elettori di Lega e FdI sono 1 su 2.
Fornire tamponi gratuiti ai lavoratori non vaccinati è una proposta che convince poco: i contrari sono il 63% e non è un dato che stupisce, con ben 46 milioni di italiani che hanno ricevuto almeno una dose di vaccino.
(da agenzie)

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LA GIORNALISTA ANNALISA CUZZOCREA VITTIMA DEGLI HATER DI GIORGIA MELONI: NEANCHE I FIGLI HANNO RISPARMIATO, MINACCE E DIFFUSIONE DI DATI PERSONALI

Ottobre 20th, 2021 Riccardo Fucile

SI SCATENA L’ODIO DOPO UNA RISPOSTA DELLA MELONI AL POST DELLA CRONISTA POLITICA… METODO MORISI : SCATENARE L’ODIO CONTRO LA STAMPA

Minacce, diffusione di dati personali e di dettagli della vita privata della giornalista Annalisa Cuzzocrea. C’è questo e molto altro ancora sotto al post di Giorgia Meloni che ha pensato bene di pubblicare lo screenshot di un breve scambio di battute che ha avuto con la giornalista su Twitter.
La cronista di Repubblica – che stava seguendo l’intervento del ministro Luciana Lamorgese alla Camera – aveva twittato a proposito di un dettaglio d’abbigliamento della leader di Fratelli d’Italia: «Giorgia Meloni, interamente vestita di nero, lascia platealmente l’aula non appena la ministra Lamorgese conclude il suo intervento». Giorgia Meloni ha tenuto a sottolineare che il suo vestito «era blu, interamente blu» e aveva anche ribattuto: «quanto vi piace la mistificazione». L
o screenshot di questa conversazione è stato pubblicato dalla stessa Meloni su Facebook, accompagnato dalla domanda retorica «Giornalismo?».
Ovviamente, tanto è bastato per scatenare centinaia di commenti. Il metodo di comunicazione sui social network, in questa occasione, ha ricordato da molto vicino quello utilizzato dall’ormai ex responsabile della comunicazione della Lega Luca Morisi per Matteo Salvini: mettere in piazza una persona per una sua affermazione e lasciarla al giudizio feroce della folla.
Tra le altre cose, Giorgia Meloni è stata molto attenta a non pubblicare la controreplica della giornalista di Repubblica. Quando la leader di Fratelli d’Italia le aveva fatto notare come il vestito fosse blu invece che nero, Annalisa Cuzzocrea aveva ribattuto: «Un bellissimo blu scuro allora. Oggi sono vestita di nero io. Nessuna mistificazione, solo la vista che peggiora».
Sotto al post di Facebook, che questa parte della storia non la mostra, si sono lette accuse, minacce e offese inqualificabili: «Sempre più convinto di andare a caccia di questi giornalai e fargli fare 3 mesi in ospedale così che abbiano il tempo di riflettere su come si vendano. E io sono contro la violenza».
Frasi che sono state riportate, a loro volta, in un thread aperto dalla giornalista di Repubblica, in cui chiede a Giorgia Meloni di rimuovere il proprio post e i commenti violenti a corredo: «Giorgia Meloni – scrive Annalisa Cuzzocrea – fa uno screenshot per additarmi ai suoi sostenitori come nemica. Sulla base di un tweet descrittivo che non aveva alcun sottotesto, se non quello che lei ha voluto vedere. Il risultato sono migliaia di insulti e inviti alla violenza come questo. In mezzo alla melma, vengono messi nome, cognome e anno di nascita dei miei figli. Mi chiedo quale tecnica politica sia questa, a cosa serva la gogna social, se chi crea quei post si renda conto di quello che suscita. Mi chiedo anche se queste reazioni siano volute, cercate. Se siano tentativi di intimidire, di rendere impossibile anche una semplice cronaca parlamentare. Se questo sia tollerabile».
(da agenzie)

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IL NEOASSESSORE DI MONTEBELLUNA CHE PUBBLICAVA BESTEMMIE, RAZZISMO E OMOFOBIA SUI SOCIAL

Ottobre 20th, 2021 Riccardo Fucile

ORA HA CANCELLATO TUTTO PERCHE’ E’ ESPLOSA LA POLEMICA, MA IN OTTO ANNI NON L’HA FATTO

Ora ha cancellato tutto ma non è bastato per calmare la polemica.
Andrea Marin, neo assessore a Montebelluna, aveva sul suo profilo Facebook contenuti che paragonano Kyenge e Boldrini a una parte del corpo maschile “sempre in coppia”.
E ancora post razzisti sempre contro Kyenge, ma anche sugli “zingari”, con tanto di bestemmie, per arrivare a Vendola e Napolitano.
Dopo l’elezione Francesco Bortignon e Fernanda Favotto di Insieme per Montebelluna, all’opposizione, denunciano tutto.
“Con i suoi post su Facebook l’assessore nominato Andrea Marin si è qualificato: invoca il ritorno del duce, offende l’allora Presidente della Repubblica Napolitano, pubblica post omofobi, razzisti, fake news degne del migliore complottista tratte da “ilcazzoquotidiano”… una persona così non può rappresentare la comunità montebellunese e il sindaco deve revocargli l’incarico prima del Consiglio di giovedì. Consiglio nel quale Bordin giurerà sulla costituzione che ha nei suoi principi fondamentali il ripudio di tutto quanto espresso da Marin. Dimissioni subito!”, hanno scritto i due consiglieri
E a Marin non è restato che scusarsi, appellandosi a un “momento di fragilità”: «Mi scuso per quanto ho detto otto anni fa in un momento di grande fragilità. Non trattatemi come un mostro, sono una persona normale. Scusate ancora», ha spiegato.
I post incriminati infatti risalgono ad un periodo tra il 2013 e il 2014. Quello che ci si chiede è come mai Marin non li abbia cancellati prima, sia perché come lui stesso dice non lo rappresentano più ma anche per un più pragmatico e cinico calcolo politico. Sono rimasti online per tutta la campagna elettorale e solo dopo la denuncia di Bortignon e Favotto è arrivato il dietrofront.
Intanto anche il sindaco ha pubblicato un comunicato che in sostanza ribadisce che i post fanno parte del passato e che il neo assessore allo Sport e alle Politiche giovanili di Montebelluna dimostrerà il suo valore:
Interviene il sindaco, Adalberto Bordin: “Premesso che quelle pubblicate sui social dall’assessore sono frasi in nessun modo condivisibili, sottolineo che si tratta di esternazioni fatte 8 anni fa quando l’autore in questione era un privato cittadino, senza alcun ruolo istituzionale”
(da agenzie)

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SCHIACCIATO DA UN ALBERO IN CADORE PER MANTENERE I QUATTRO FIGLI IN GAMBIA: ENNESIMA VITTIMA SUL LAVORO

Ottobre 20th, 2021 Riccardo Fucile

MUSTAPHA MANNEH AVEVA SOLO 32 ANNI E IN ITALIA ERA ARRIVATO DA TEMPO; FACEVA IL BOSCAIOLO E I SUOI COLLEGHI GLI VOLEVANO BENE

Si chiamava Mustapha Manneh e faceva il boscaiolo. Ieri ha perso la vita mentre lavorava nei boschi della Val Visdende
Il boscaiolo aveva 32 anni e ieri mattina è stato mortalmente travolto da un albero nei boschi della Val Visdende, nel bellunese, durante lavori boschivi. Attorno alle 9.40 il Soccorso alpino della Val Comelico è stato allertato. S
ul posto è volato l’elicottero del Suem di Pieve di Cadore, una squadra del Soccorso alpino e del Sagf, Vigili del fuoco, Carabinieri. L’albero è stato spostato anche con l’aiuto dei colleghi del boscaiolo, ma purtroppo per lui non c’è stato niente da fare. La salma è stata recuperata con il verricello dall’eliambulanza e trasportata in un punto accessibile.
Mustapha era originario del Gambia ma da tempo viveva a Cadore, dove era arrivato nel 2016. Come spiega il Corriere in un primo tempo la coop Cadore lo aveva aiutato nel suo percorso di formazione e di apprendimento della lingua italiana.
Aveva svolto vari lavori ma poi era tornato alla coop, di cui era diventato anche socio. L’ha lasciata solo perché aveva bisogno di guadagnare di più: in Gambia aveva quattro figli. Lui avrebbe voluto portarli in Italia, ma intanto li manteneva inviandogli denaro. Ed è così che è arrivato in Val Visdende per la Doriguzzi Mario, lavorando per la rigenerazione dei boschi. Secondo il quotidiano: “dalle prime ricostruzioni parrebbe che Mustapha stesse tagliando un albero da sé, quando sarebbe saltata la ceppaia che lo ha travolto”
(da agenzie)

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