Destra di Popolo.net

LA MACCHINA DEL FANGO CONTRO SIGFRIDO RANUCCI DI REPORT, LUI SPORGE DENUNCIA E TUTTA LA REDAZIONE LO DIFENDE

Novembre 26th, 2021 Riccardo Fucile

UNA LETTERA ANONIMA, UN ESPONENTE RENZIANO CHE PORTA IL CASO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI: TUTTO PER FAR TACERE IL GIORNALISMO D’INCHIESTA

Una lettera anonima, senza alcun riferimento, ma ricca di accuse (di vario tipo) nei confronti di Sigfrido Ranucci.
Questo “dossier” è stato reso noto dal parlamentare di Italia Viva Davide Faraone, sostenuto dal deputato di Forza Italia Andrea Ruggieri, durante l’ultima Commissione di Vigilanza Rai.
Il conduttore di Report ha respinto ogni addebito – si parla di presunti ricatti sessuali e mobbing proprio all’interno della redazione della trasmissione di RaiTre – e parla di “fango mediatico” nei suoi confronti e contro il suo programma. E gli stessi giornalisti e operatori che collaborano con lui lo difendono a spada tratta.
Ranucci parla di politica e a certi politici non piace: ecco perché lo ricoprono di fango
Sigfrido Ranucci è accusato delle peggiori oscenità senza nemmeno un sussulto in suo difesa, senza provare un po’ di vergogna nel vivere in un Paese in cui un unico giornalista sia stato accusato praticamente di tutto, spesso sempre dalla stessa parte politica, con la placida differenza della politica sempre famelica in cerca di nuovi eroi (mi raccomando, non disturbanti).
Si passa dalla vecchia storia di presunti 45mila euro pagati a una società lussemburghese tirata fuori dal renziano Luciano Nobili per insinuare che Report avesse pagato una fonte per ordire un complotto contro Matteo Renzi.
Nobili in quell’occasione si era addirittura superato: aveva sbagliato a indirizzare l’interrogazione parlamentare (il ministero dell’Economia non è competente in materia), si era beccato una minaccia di querela dalla società accusata (Tarantula) e poi ha ci ha deliziato con un mirabile dietrofront al grido di «forse mi hanno detto una stupidaggine». Eh già, l’importante è spargere l’ombra del dubbio.
Poi c’è stato un esilarante impegno per raccontare che esistessero presunte mail complici tra Ranucci e l’ex portavoce di Giuseppe Conte, Rocco Casalino, sempre per inoculare il dubbio che Ranucci fosse “al soldo” di qualcuno. Il fango, anche in quel caso, è durato ben poco vista l’inconsistenza della diceria ma intanto il ventilatore ha sparso un po’ di macchi in giro, ancora.
Poi c’è stato il tentativo di bollare Ranucci come stupido no vax per una puntata di Report. Sono tempi così: permettersi di criticare alcune decisioni o di indagare alcune responsabilità sulla pandemia derubrica tutto al “complottismo” e le tensioni sociali rendono ancora più semplice il trucco.
Ora gli onorevoli Davide Faraone (guarda un po’, sempre della scuderia di Renzi) e Andrea Ruggeri di Forza Italia estraggono dal cilindro una lettera che accuserebbe Ranucci di essere un molestatore.
Pensate la coincidenza: tutto accade proprio nella giornata contro la violenza sulle donne quando è molto più semplice entrare in tendenza sui social.
Peccato che chiarezza su quella lettera Sigfrido Ranucci l’abbia chiesta già da tempo presentando l’estate scorsa una denuncia alla magistratura.
«Credo che il nobile esercizio della funzione di controllo da parte di un parlamentare dell’istituto della vigilanza, mai abbia toccato un livello così basso», dice Ranucci e in effetti viene difficile dargli torto.
In tutto questo, vale la pena ricordarlo, Ranucci è anche sotto protezione per minacce di mafiosi che lo vorrebbero volentieri ammazzare. Minacce, queste sì, verificate e riscontrate dalla magistratura.
(da agenzie)

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L’EUROPARLAMENTARE NO VAX ACCUSA L’EMA: “ASSASSINI DI BAMBINI, APPROVARE IL VACCINO E’ DA CRIMINALI”

Novembre 26th, 2021 Riccardo Fucile

E POI SPARA LA BUFALA: “RACCOGLIERANNO DATI DALLA SPERIMENTAZIONE SUI NOSTRI BAMBINI”

Francesca Donato torna all’attacco: l’europarlamentare ex leghista, nota negazionista del Covid e No Vax, si scaglia contro la decisione dell’Ema di approvare il vaccino per i bambini dai 5 agli 11 anni e su twitter usa parole durissime:
“Se questi non sono dei CRIMINALI, allora tutto è lecito. Hanno valutato SOLO la risposta immunitaria, non l’EFFICACIA REALE! E ovviamente NON gli effetti avversi , specie a lungo termine… tranne quelli GIÀ NOTI PER GLI ADULTI (trombosi, infarti e miocarditi incluse)! Raccoglieranno dati dalla SPERIMENTAZIONE SUI NOSTRI BAMBINI. È semplicemente AGGHIACCIANTE che la comunità scientifica nazionale non alzi la voce compatta contro questa inaccettabile sperimentazione sui minori. Ne moriranno migliaia, lo sanno e tacciono”.
Donato ha praticamente accusato l’Ema (e di conseguenza anche l’Aifa e di rimando il Governo italiano) di essere degli assassini di bambini. Un’accusa molto grave che rientra nel complottismo più becero e ignorante.
La Covid-19 ha fatto più morti tra i bambini della varicella, in un lasso di tempo minore: tra ottobre 2020 e ottobre 2021, sono stati 66 i bambini morti per Covid-19. Tra il 1990 e il 1994, la varicella ha ucciso 16 bambini, 4 all’anno contro gli oltre 60 del Covid. Inoltre, negli Stati Uniti sono stati già vaccinati circa 4 milioni di bambini, senza alcuna conseguenza.
Francesca Donato diffonde fake news e terrore: vaccinare i bambini è fondamentale per la tutela soprattutto delle fasce a rischio che non possono ricevere il vaccino per motivi di salute, per i parenti anziani e per gli insegnanti, che sono stati in prima linea in classi spesso affollate circondati da bambini che non avevano ricevuto alcun vaccino e non hanno nemmeno l’obbligo di mascherina.
(da Globalist)

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GLI INSULTI OMOFOBI ALL’INSEGNANTE NAPOLETANO CHE CERCAVA DI RISPETTARE IL DISTANZIAMENTO SOCIALE

Novembre 26th, 2021 Riccardo Fucile

E’ ACCADUTO NELLA STAZIONE DELLA STAZIONE DELLA METRO DI PIAZZA GARIBALDI… L’UOMO HA FATTO DENUNCIA ALA POLIZIA

Stava aspettando che la calca sulla scala mobile si diradasse, così da poter salire rispettando il distanziamento anti covid, ma è stato urtato da dietro da un uomo con il trolley che gli ha poi rivolto insulti omofobi.
È successo nella stazione della metropolitana di Piazza Garibaldi a Napoli: la vittima è Marco Maria Taglialatela, insegnante di una scuola di Poggioreale , che ha voluto raccontare l’accaduto sui social.
Il professore ha sposato alcuni anni fa Carlo Cremona, referente dell’associazione I – Ken. “Erano circa le dieci di mattina – ha raccontato – ed ero appena uscito dal treno. Attendevo ai piedi della scala mobile che si diradasse la calca per rispettare il distanziamento anti Covid. Sono stato urtato da un tipo sui cinquanta anni con un trolley. Ho protestato, ho fatto presente che ero in attesa, che c’ero prima io e che stavo aspettando per salire”.
A quel punto è partita una raffica di insulti nei suoi confronti: “Mi ha detto – racconta il professore – ‘sto ricchione di merda, già nel treno hai rotto il ca**o. Si riferiva al fatto che sul vagone avevo invitato una signora a scendere dalla porta giusta. Poi è stato un crescendo. Mi ha urlato che faccio schifo, che se non avessi smesso di rispondere mi avrebbe piantato un coltello nella pancia. Tutto in dialetto e con atteggiamento molto aggressivo e minaccioso”. Nel frattempo, l’omofobo ha anche provato a farlo cadere “infilando i suoi piedi sotto le mie gambe, quasi a mettermi lo sgambetto”.
La scena spiacevole è proseguita durante la risalita dei due lungo le scale mobili. “Nessuno è intervenuto a darmi man forte ed a ricondurre quell’energumeno alla ragione”, si è rammaricato l’insegnante.
“Quando siamo arrivati in superficie – ha aggiunto – ho chiesto agli addetti di Trenitalia di darmi una mano. Quello continuava a insultarmi ed a canzonarmi, imitando la mia voce in falsetto, poi finalmente si è allontanato”. Taglialatela ha infine denunciato l’accaduto alla polizia ferroviaria.
(da agenzie)

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LA POTENZA DELLO SPOT DELLE POSTE NORVEGESI CON BABBO NATALE GAY

Novembre 26th, 2021 Riccardo Fucile

LO SPECCHIO DEI DIRITTI E DELLE LIBERTA’ DEL PAESE SCANDINAVO E’ UNO SCHIAFFO AI BIGOTTI

La scelta è simbolica e arriva in occasione del 50esimo anniversario della depenalizzazione dell’omosessualità in Norvegia.
Lo spot natalizio scelto dal servizio postale del Paese nordico è uno schiaffo ai bigotti e agli omofobi e rientra in pieno all’interno dello spirito del Natale, in tutte le sue sfaccettature.
E così Posten Norge ha deciso di pubblicizzare i propri servizi raccontando la storia d’amore tra un uomo, Harry, e Babbo Natale gay. Una scelta che è molto in linea con quei principi di libertà tipici del Paese scandinavo.
“Quando Harry incontra Babbo Natale”, questo è il titolo della storia raccontata da Posten Norge. Harry, il protagonista di questa pubblicità, incontra per la prima volta Babbo Natale mentre quest’ultimo sta consegnando i regali in casa.
Un incontro fugace, con uno scambio di sguardi che si conclude con Santa Claus che si allontana risalendo per il camino.
Una scena che si ripete anche nelle notti di Natale degli anni successivi. I due si incontrano, sempre davanti a quel comignolo, e si scambiano qualche veloce parola. Poi la promessa di rivedersi anche l’anno dopo.
Ed è lì che Harry rompe gli indugi: scrive una lettera – quella che, per tradizione, viene spedita al Polo Nord per chiedere regali di Natale – in cui confessa a Babbo Natale di essersi innamorato di lui.
E la notte tra il 24 e il 25 dicembre arriva in fretta. Questa volta, però, Santa Claus non ha con sé la sacca con i doni. Questa volta è lì solo per Harry, con cui scambia qualche parola prima di lasciarsi andare in un bacio, simbolo dell’amore nato tra i due.
Ovviamente l’intento pubblicitario è presente. Santa Claus, infatti, spiega che i regali saranno consegnati non più da lui, ma da Posten Norge, il servizio postale norvegese. Ma la costruzione della storia e della narrazione è in linea con quel concetto di diritti e libertà tipici del Paese scandinavo. E così quel Babbo Natale gay diventa il simbolo, anche a Natale, di uno Stato liberale in cui, da anni, le discriminazioni sono state messe al bando.
(da NetQuotidiano)

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ADESSO MONTESANO INVOCA LO SCIOPERO DEI CONSUMATORI: “GOVERNO, TV E GIORNALI DEVONO SCHIATTARE”

Novembre 26th, 2021 Riccardo Fucile

IL DELIRIO DELL’ATTORE DIVENTATO RIVOLUZIONARIO DA OPERETTA: “NON FATE ACQUISTI PER NATALE”

Cita il celebre discorso di Giorgia Meloni, Enrico Montesano, per rivolgersi alla platea dei No Green Pass, di cui è diventato via via leader partecipando alle manifestazioni. “Cari amici – scrive – sono Enrico Montesano, sono romano e a tempo perso pure Italiano. Sì, italiano! Per fortuna o purtroppo lo sono! Amici veri, amici rimasti, scremati, amici dalle affinità elettive, smettiamola di inviarci messaggi. Io sono stufo, non accetto questa situazione. Sono incazzato nero e tutto questo non lo sopporto più! Iniziamo una individuale, ferma, ostinata, disobbedienza civile”. Il suo sfogo arriva subito dopo la stretta ulteriore del governo e l’entrata in vigore del Super Green Pass.
“Tanti rivoluzionari in solitaria – incalza l’attore e regista – fanno una grande massa rivoluzionaria! Cosi facendo, singolarmente sfuggiremo, e colpiremo nei suoi interessi economici questo stato traditore, questo governo iniquo e questo sistema che non ci rappresenta”. Montesano propone quindi una rivolta dal basso chiamando a raccolta i “consumatori” e invitandoli a non acquistare più nulla per far arrivare meno soldi allo Stato tramite le tasse.
“Colpiamoli nel portafoglio. Niente più uso della carta di credito e/o bancomat, niente consumi superflui, non ricorrere alle multinazionali tipo Amazon (oggi, peraltro, è il giorno del Black Friday, ndr), niente acquisti nei centri commerciali, utilizziamo prodotti italiani e negozi di vicinato”.
Non è chiaro il legame con i prodotti italiani visto che l’iva si applica a tutto. Il popolare attore spiega ancor più nel dettaglio: “Niente banca, ritiro liquidità dai conti correnti, scorporare quota abbonamento canone e disdire abbonamento Rai. Non vedere canali generalisti. Non consumare, non seguire più programmi. Il potere lo abbiamo noi consumatori ed utenti. Niente spese a Natale. Stiamo tra noi e facciamo un Natale come facevano i nostri nonni. Mandiamo a cag** i negozi, i ristoranti battenti greeeeeen passsss. Disobbedire, sparire come consumatori”.
Tutto, nell’ottica di Montesano, per andare contro governo, giornali e tv: “Devono schiattare, senza risorse e senza ascolti. Vediamo se noi segregati , maltrattati, siamo così inutili, insignificanti e ininfluenti! Questo super greeeen cazzz è un’offesa alla dignità. Non siamo affatto pochi! Gli possiamo fare molto male. 30 giorni!! Teniamo duro, lo so è un gran sacrificio ma ne va della nostra libertà e dignità! Possiamo ficcarglielo in quel posto! Volete farlo? Se siete convinti diffondete questo messaggio. Grazie. Resistenza Verità Libertà”.
(da agenzie)

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IL GRANDE EGO DEL GRANDE CENTRO

Novembre 26th, 2021 Riccardo Fucile

UN PICCOLO RING DOVE CALENDA E RENZI SE LE SUONANO DI SANTA RAGIONE

Ormai ribattezzato il Grande Ego, ancora prima di nascere il cosiddetto Grande Centro è diventato il piccolo ring dove Carlo Calenda e Matteo Renzi se le suonano di santa ragione.
È soprattutto Calenda a menare, con il mitico “chissenefrega della Leopolda” esploso da Myrta Merlino e subito divenuto virale.
Perché, bisogna ammetterlo, il terzo classificato nella corsa al Campidoglio è provvisto di una battuta che fa notizia là dove la logorroica maglia nera di tutti i sondaggi planetari sequestra i poveri leopoldini e parla, parla, parla per tre giorni ottenendo dai giornali, per sfinimento, soltanto qualche titolo moscio.
Simili per silhouette, entrambi brevilinei e afflitti da evidente eccesso di carboidrati che l’europariolino sembra accogliere con rassegnata gratitudine.
Là dove l’indomito senatore di Scandicci combatte corricchiando intorno al condominio, agghindato come per la maratona di New York anche se, purtroppo, senza risultati apprezzabili.
Quando fu distribuita l’arroganza a entrambi fu regalato un bonus che tuttavia Calenda espettora con malcelato disprezzo verso chiunque si scordi di lodarlo e che Renzi mastica scoprendo i canini nel conturbante sorrisetto.
Non deve dunque sorprendere se tra le tante affinità i due coltivino soprattutto la convinzione di essere predestinati al comando assoluto, esercizio per sua natura indivisibile e incontestabile.
Se si tiene conto che nell’ipotetico centro o centrino in gestazione, stando alle fantasie onanistiche dei giornaloni, accanto ai leader di Italia Viva e Azione dovrebbe anche fare parte quel monumento alla modestia di Giovanni Toti (alla testa di un altro microrganismo: Cambiamo!) ben si comprende come nel nuovo soggetto politico i polli estrogenati sarebbero più grossi del pollaio.
Senza contare che il favoleggiato centro esiste già ed è conservato in un’urna votiva nel mausoleo di Silvio Berlusconi ad Arcore.
(da Il Fatto Quotidiano)

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IL GRANDE DISCORSO DI MACRON: “SOVRANITA’ EUROPEA, MAI PIU’ RIGORE”

Novembre 26th, 2021 Riccardo Fucile

“EUROPA FORTE E SOVRANA, DIFESA COMUNE, INDIPENDENZA DAI BLOCCHI, PASSIONE EUROPEA”

Sorride, mentre ascolta Emmanuel Macron. “C’è chi vorrebbe che tra noi le cose andassero male – scandisce il francese – E invece tra i due Paesi c’è un’amicizia fraterna”. Mario Draghi annuisce. Sa a chi pensa il Presidente. Pensa ai sovranisti. A Marine Le Pen. A Giorgia Meloni. A Matteo Salvini, anche se l’argomento è un po’ più scomodo per chi guida l’unità nazionale. A chi intravede colonialismo dove c’è integrazione.
Macron ricorda le “tempeste” del passato. Le tensioni e i gilet gialli, le destre antieuropeiste e autarchiche che sono l’altra faccia del continente. “Ma noi, oggi, con il trattato del Quirinale dotiamo l’Unione di strumenti che la rendono più forte. E cerchiamo una sovranità europea”.
Nove bandiere, tre per ciascun protagonista del giorno: Italia, Francia, Europa. A Villa Madama gli spazi sono contenuti e faticano a tenere assieme giornalisti, diplomatici, staff e tutta questa sintonia ostentata tra i due leader. Mostrata a tal punto da far sembrare un po’ artificiale un rapporto che, in realtà, funziona davvero e rappresenta la traccia politica da seguire nei prossimi mesi. “Vogliamo disegnare il nostro futuro – è il progetto politico di Draghi – e disegnarlo come vogliamo noi europei”.
La chiave è duplice, quantomeno: nuovo patto di Stabilità per abbandonare il rigore e i rigori del passato, difesa comune per garantire all’Unione la capacità di reagire con tempestività alle sfide: “Per essere sovrana – aggiunge il presidente del Consiglio – l’Europa deve essere capace di proteggersi e difendere i propri confini”.
Risuonano concetti un tempo banditi, da una parte e dall’altra delle Alpi. E’ il virus che minaccia tutti ad aver stravolto menti e piani politici. E ad aver strapazzato slogan antichi e tentennamenti, alimentando una passione europeista con un vigore almeno pari a quello con cui le destre sovraniste soffiano sul nazionalismo dei muri. E quindi, Macron indica chiaramente l’obiettivo della Presidenza che si apre a gennaio del 2022: riformare nel profondo l’Unione, dotarsi di capacità di agire come un corpo unico, “non dipendere più da altri attori” extracontinentali”. Di più: chiede “maggiore indipendenza”, ma per l’Europa. E gli interessi nazionali? Restano, altroché se restano e pesano, ma devono necessariamente coordinarsi – e forse a volte anche un po’ scansarsi – quando è in gioco l’agire europeo. Facile a dirsi, difficile a realizzarsi. “Serve una visione geopolitica comune”, sintetizza brutalmente il Presidente francese, e pensa alla Libia e al Sahel, al quadrante mediterraneo e all’energia che rischia di indebolire l’Europa quando marcia divisa e senza coordinamento.
Una volta archiviato il trattato, l’enfasi di queste ore andrà inevitabilmente scemando. C’è di mezzo ovviamente anche la campagna presidenziale per la rielezione. Ma Macron sembra comunque davvero proiettato verso una nuova fase. E lo stesso mostra di volere Draghi, sopra ogni cosa.
Anche il premier si gioca il futuro, che sia a Palazzo Chigi o al Colle si vedrà. I concetti e le speranze non cambiano, indipendentemente da quale Palazzo lo ospiterà dal febbraio del 2022: cambiare il Patto di stabilità è prioritario, vitale, ineludibile. “Le nuove regole – chiarisce l’ex banchiere centrale – devono riflettere sul passato da correggere e sul futuro che occorre disegnare. Se prima una revisione delle regole era necessaria, oggi è inevitabile. Tutto questo va fatto con l’Unione europea, insieme”.
Si procederà a Bruxelles per strappi e ricomposizioni. Peserà la variabile della pandemia, che proprio in queste ore torna a mordere come mai da parecchi mesi. E tanto dipenderà anche dal ruolo che riuscirà a giocare la Germania del dopo Merkel, senza la quale nulla è possibile costruire. Lo sostengono entrambi i leader, anche se Macron lo sostiene ovviamente di più. Di buon mattino sente e fa sapere di aver sentito la Cancelliera per discutere delle misure congiunte contro il Covid, ma è chiaro che intende anche chiarire al mondo che quell’asse vive e resiste a ogni cambio di governo tedesco. “In Francia – sorride il Presidente – si dice che quando le cose vanno male con la Germania, si guarda all’Italia. Ma non funziona così: l’Europa si costruisce a 27, non bisogna cercare nelle diverse alleanze i sostituti di uno o dell’altro”. Roma, insomma, non può e non riuscirebbe comunque a sostituire Berlino.
E però, la sfida del debito comune resta: andrà strutturato il meccanismo che è alla base della filosofia del Recovery, Liberali tedeschi permettendo. Andrà anche rafforzata una flessibilità nei conti che archivi per sempre ogni dannosa tentazione di austerità, incompatibile con la fase straordinaria in corso: “Senza il sostegno dello Stato – ricorda Draghi – non ce l’avremmo fatta a passare attraverso la pandemia. E questo va tenuto presente anche per il futuro”.
Le Frecce tricolori e la firma congiunta scorrono veloci. Che il trattato sia davvero “storico”, come assicura il premier italiano, sarà proprio la storia a confermarlo o negarlo. Di certo si fissano nel frattempo intese sempre più stringenti: una, proprio oggi, nel comparto aerospaziale, un terreno dove di norma i due Paesi combattono aspre battaglie commerciali. E però anche sui valori: quelli democratici, della lotta al terrorismo e della memoria delle vittime, del Bataclan come di Valeria Solesin, che in quel teatro fu uccisa assieme a molti francesi. Come pure nei gesti simbolici. Uno racchiude il senso della giornata: d’ora in avanti i due governi si “scambieranno” ospitalità e apriranno per quattro volte all’anno i rispettivi consigli dei ministri a un membro dell’esecutivo del Paese alleato.
“Davvero un grande discorso”, è il saluto che Draghi sussurra a Macron. Si rivedranno tra venti giorni al Consiglio europeo di Bruxelles. Lì tutto sembrerà più difficile, ma la sfida è proprio questa.
(da agenzie)

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TROPPI DELEGATI SENZA VACCINO, LA LEGA RINVIA IL CONGRESSO

Novembre 26th, 2021 Riccardo Fucile

IL PRIMO CHE NON AVREBBE POTUTO ENTRARE E’ L’ORGANIZZATORE SIRI CHE NON E’ VACCINATO… A RISCHIO ANCHE I CONGRESSI TERRITORIALI

La Lega deve rinunciare al Congresso dell’11 e 12 dicembre. Per un motivo molto curioso: troppi delegati sarebbero senza Green pass. A dirlo è stata ieri una nota ufficiale del partito di via Bellerio: l’assemblea programmatica «è rinviata per garantire a tutte le persone invitate la possibilità di partecipare».
Per il Carroccio si tratta di «una scelta di rispetto, in particolare per militanti e amministratori locali, alla luce delle decisioni del governo».
Ma la traduzione della nota dal politichese all’italiano è una sola: il decreto approvato dal governo anche con il voto del Carroccio obbliga ad avere il certificato e non basta il tampone. Per questo motivo molti eletti sarebbero rimasti fuori in quanto non immunizzati.
Il Fatto Quotidiano oggi spiega che la decisione serve a togliere dall’imbarazzo parlamentari, sindaci e amministratori locali. Che avrebbero potuto viaggiare fino a Roma, visto che per salire su un treno o su un aereo basta il Green pass “base”, ma non entrare al Palasport dell’Eur dove era in programma la kermesse.
L’organizzatore dell’assemblea, che doveva anche toccare il nodo del doppio binario di lotta e di governo nel Carroccio, era il senatore Armando Siri.
Che non ha fatto mistero di non essersi immunizzato contro il Coronavirus «perché il vaccino è sperimentale», anche se ha detto di avere con sé «un test negativo in tasca», perché «è quello che conta». Siri sarebbe stato il primo a non poter entrare al Congresso. Per questo è stato lui a dare mercoledì l’annuncio del rinvio.
Ora, aggiunge Repubblica, sono a rischio anche gli annunciati congressi territoriali, che avrebbero dovuto essere convocati dal primo dicembre al 15 gennaio. E che rappresentavano una richiesta esplicita della base.
Mentre i vertici hanno anche altre grane a cui pensare. La delegazione del Carroccio al governo infatti non ha opposto una grande resistenza all’estensione del lasciapassare con il divieto di frequentare bar, ristoranti, cinema e teatri imposto ai No vax. Così come non ha detto nulla sull’estensione dell’obbligo vaccinale a professori e forze dell’ordine. Forse per questo, fa sapere il quotidiano, la pagina Facebook di Matteo Salvini si è riempita di No Green pass infuriati con il leader del Carroccio per il voltafaccia sul lasciapassare.
Di certo i leghisti che hanno contestato il Green pass sono molti. Il Fatto fa i nomi di Claudio Borghi, Simone Pillon, Alberto Bagnai al Senato e di Alex Bazzaro e Guido De Martini alla Camera. Alcuni di loro sono scesi in piazza a luglio contro il certificato. Ma nella lista ci sono anche sindaci e amministratori.
Come il capogruppo del Carroccio a Ravenna Gianfilippo Nicola Rolando, che a settembre si è presentato in un asilo per chiedere, con cinque famiglie al seguito, che i genitori entrassero senza pass (sono dovuti intervenire i carabinieri) e poi è sceso in piazza con i portuali. Oggi segue i consigli comunali in streaming.
Senza contare la new entry degli ultimi giorni, ovvero quel Fabio Meroni capogruppo della Lega a Lissone che ha avuto la bella idea di contestare Liliana Segre per il pass, salvo poi dover cancellare tutto e scusarsi. E non è l’unico.
L’ironia della sorte è che dal 6 al 12 dicembre invece è in programma invece Atreju, la manifestazione di Fratelli d’Italia. La festa del partito di Giorgia Meloni, maggior competitor elettorale del Carroccio, si terrà perché è stata organizzata all’aperto. Un altro smacco per il Capitano.
(da agenzie)

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IL NO VAX CHE IN OSPEDALE CON L’OSSIGENO CONTINUA A NEGARE L’EFFICACIA DEI VACCINI

Novembre 26th, 2021 Riccardo Fucile

E’ EVIDENTE CHE CI SONO CASI PSICHIATRICI TRA I NO VAX

Neanche la morte spaventa i no vax. Lo testimonia bene Alessio Lasta, giornalista di La7 che nel suo servizio andato in onda ieri sera a Piazzapulita ha intervistato un uomo positivo al Covid in un letto di ospedale a Bolzano che si ostina a negare l’efficacia del vaccino, a negare che sia uno strumento capace di aiutare a ridurre il rischio di contrarre la malattia, di incappare nella malattia grave e, addirittura, di morire.
“Inizialmente mi curavo con l’omeopatia. Sappiamo tutti che questo è un vaccino sperimentale. La cosa non mi convince anche perché lo Stato non c’è, ti fanno firmare la liberatoria. A Roma si dice che fanno il fr..o col c..o degli altri. Ho tre figli, non posso permettermi il lusso, con un mutuo sulle spalle, di prendermi un colpo da vaccino collaterale. La morte non mi dà assolutamente nessuna paura. Non è che voglio morire, ma non ho un rapporto di paura”, dice l’uomo, disteso a pancia in giù e con gli occhi chiusi mentre gli viene somministrato ossigeno.
Parole che destano stupore, e che hanno generato la reazione di Selvaggia Lucarelli, che in un post pubblicato sul suo profilo Twitter ha commentato: “Se si muore di Covid invece il mutuo lo paga lo stato, certo”
Stando a un rapporto mostrato dal conduttore del programma, Corrado Formigli, i no vax “oltranzisti” come quello mostrato nel reportage sono in netta minoranza all’interno della galassia dei non vaccinati, dove quasi 2 milioni di persone sono indecise, bloccate dalla paura, quindi convincibili con una accurata campagna promozionale.
Le telecamere del programma si sono spinte poi fino a Ortisei per documentare le scuole parentali, sempre più numerose in Alto Adige, dove ci sono circa 600 bambini che non frequentano le scuole pubbliche perché figli di genitori no vax che non riconoscono le regole attualmente in vigore, nemmeno le mascherine.
(da NextQuotidiano)

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