Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
A ROMA LA RETE PARALLELA COMPRENDE RISTORANTI, PALESTRE, PARRUCCHIERI, MEDICI, AVVOCATI E PERFINO ALCUNI B&B
I ristoratori No Pass, protagonisti dell’inchiesta di ieri di Repubblica, sono solo una parte del tutto. Addentrandosi nelle chat di Telegram come “Esercenti No Green Pass” emerge un vero e proprio “sistema anti-sistema”, una fiorente economia parallela a Roma.
Ci sono parrucchieri, medici, erboristi, avvocati, massaggiatori, insegnanti di pianoforte e di danza pronti ad aprire le porte a chi rifiuta il vaccino. Si può andare in palestra o scegliere un corso di yoga o Taichi, passare una notte in un bed and breakfast, prenotare un massaggio o una visita osteopatica.
C’è persino un marmista specializzato in lapidi a San Lorenzo: nessun aspetto della vita (e della morte) del no-Pass viene trascurato. Una “second life” per No Vax che invece di svilupparsi online – come l’omonima piattaforma – grazie ad agili mappe consultabili sui siti Umap.fr e Animap.it, si scopre permeare le vie del Centro e della periferia.
Roma offre – al momento – una lista di circa 80 attività «libere», come le definiscono loro. Chissà se i dirimpettai del bed and breakfast “La Casa in Fiore”, in via Nicastro 19, traversa della trafficata via Taranto in zona San Giovanni, sono consapevoli della politica attuata dalla host Giulia.
«Ho aderito a un circuito, del tutto legale – assicura – la mia è una libera scelta nel non discriminare le persone che vogliono viaggiare». Cosa ci sia di legale è tutto da capire, dal momento che Giulia sarebbe tenuta a chiedere il Green Pass ai suoi ospiti, ma non lo fa («Nessun problema», risponde con convinzione alla domanda se è possibile prenotare senza essere in possesso di certificazione), ma tant’è.
Altrettanto contrario è il titolare di “Sweet Stay in Rome”, al civico 49 di via Santamaura, in zona San Pietro. Il gestore prende addirittura le distanze, chiamando il Green Pass «la cosa».
«No, noi quella cosa non la chiediamo, posso chiedervi i documenti ma quel tipo di cosa no, da parte nostra nessun controllo». E continua: «Certo, in caso di verifiche dovrò risponderne io personalmente», aggiunge, accennando una risata nervosa.
(da “la Repubblica”)
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Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
IN DUE ANNI LE RETRIBUZIONI SONO SCESE DEL 7,2% (LA MEDIA DELL’EUROZONA È DEL 2,4%)…IL GUAIO DEI CONTRATTI “PIRATA” E IL SALARIO MINIMO
I salari non salgono? Un problema serio, non solo peri lavoratori che perdono potere
d’acquisto, ma anche per l’economia in generale.
«Mi sembra che nessuno possa nascondersi il fatto che, a fronte di una ripresa dell’inflazione, il fatto che i salari italiani non crescono diventa un grande problema per i lavoratori, ma diventa anche un grande problema per l’economia italiana, perché questo significa anche il rischio di un crollo della domanda interna», sostiene il ministro del Lavoro Andrea Orlando, intervistato dal programma PresaDiretta in onda stasera su Rai3.
Nel momento in cui si infiamma lo scontro tra la Cgil, la Uil e Confindustria sul rinnovo dei contratti l’esponente Pd offre insomma una sponda importante alle confederazioni molto determinate nel chiedere una revisione dei meccanismi di calcolo dei salari in modo da tenere conto anche del caro energia che in questi mesi sta facendo letteralmente schizzare l’inflazione.
I dati del 2021 ci dicono che l’anno passato i salari italiani hanno recuperato in media appena un terzo del costo della vita, sono infatti saliti dello 0,6% contro il + 1,9% dell’indice dei prezzi. Stando ai calcoli della Cgil riferiti al 2020 la massa salariale complessiva a causa della crisi è scesa del 7,2% (come in Spagna) contro il -2,4% dell’Eurozona, il -2% dell’intera Unione europea, con la Francia che ha perso il 4% e la Germania appena lo 0,7%.
Landini l’ha chiamata «pandemia salariale» e assieme alla lotta alla precarietà l’ha messa in cima alla lista delle priorità del sindacato. Per risolvere alla radice la questione il leader della Uil Pierpaolo Bombardieri, a sua volta, ha proposto di azzerare i contratti a tempo determinato «come ha fatto la Spagna». I problemi però si sovrappongono.
Secondo Orlando «la contrattazione nel nostro Paese si è fortemente indebolita nel corso di questi anni perché non c’é un criterio che definisce la rappresentanza. Qualche settimana fa per esempio – spiega durante l’intervista tv – c’é stato un caso diventi imprese che hanno siglato con una fantomatica organizzazione sindacale un contratto che era al di sotto del contratto di quel comparto.
Si chiamano “contratti pirata” e sono quasi sempre al ribasso — puntualizza il ministro — E questo è uno dei motivi che ha visto il nostro Paese arretrare nell’andamento salariale rispetto ad altri Paesi europei». Per questo, a suo parere, occorre introdurre un salario minimo «per stimo-lare il meccanismo contrattuale e per fare in modo che anche negli ambiti dove il sindacato non riesce ad arrivare le perso-ne siano garantite, come sta succedendo in Germania».
Difficile però arrivare a una legge sul salario minimo entro questa legislatura, perché «governo e maggioranza hanno posi-zioni molto articolate», e poi servirebbe un forte consenso sociale per spingere a legge. Cosa che il muro contro muro in atto imprese-sindacati certo non favorisce.
(da La Stampa)
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Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
EFFICACIA CONTRO OMICRON DELL’85 PER CENTO
«La pandemia non è finita, Omicron non sarà l’ultima variante», ha avvertito il Centro Europeo per le Malattie. Secondo gli esperti, eventuali mutazioni del virus non dovrebbero essere più pericolose e, comunque, sono allo studio vaccini contro tutte le varianti.
Nel frattempo, un buona notizia arriva dai risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Cell da un team di ricerca del La Jolla Institute for Immunology, guidato da Alessandro Sette, dell’Università della California a San Diego, in collaborazione con il gruppo guidato da Gilberto Filaci, direttore dell’Unità di Bioterapie dell’Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova e ordinario di Scienze tecniche di medicina e di laboratorio dell’Università di Genova: le varianti del Coronavirus non riescono a “bucare” la protezione dei vaccini anti-Covid, che continuano a garantire protezione anche passati sei mesi dalla somministrazione.
Come evidenzia lo studio, l’efficacia del vaccino contro le varianti del Covid dopo sei mesi arriva a circa l’87-90 per cento. Il valore della protezione scende appena all’84-85 per cento soltanto per Omicron, rispetto a quella iniziale.
Dallo studio è emerso che i vaccini, oltre agli anticorpi, stimolano la formazione di cellule T di memoria, che sanno “smascherare” e combattere il virus, anche quando cambia faccia.
Queste cellule, capaci di riaccendere in tempi brevissimi la risposta immunitaria, sono la chiave per una protezione di lunga durata dalle forme gravi di malattia per molto tempo, a prescindere dalle possibili mutazioni future. «La dose booster si conferma come il metodo migliore per “richiamare alla lotta” altre cellule T di memoria, rafforzando la nostra linea di difesa contro il virus», ha dichiarato Filaci.
Lo studio ha analizzato la risposta delle cellule T, di persone vaccinate con quattro differenti vaccini (Pfizer-BioNTech, Moderna, Johnson & Johnson/Janssen e Novavax),dimostrando che riconoscono tutte le dieci diverse varianti emerse negli ultimi mesi, Omicron compresa.
«Visti i risultati dei test a sei mesi dal vaccino, è molto probabile che le cellule T dei vaccinati diano luogo a una protezione immunitaria di lunga o lunghissima durata nei confronti della malattia grave», ha spiegato Filaci. «È plausibile poi che il vaccino possa frenare anche le future varianti». Allo studio hanno partecipato, con un ruolo di rilievo, un’altra giovane ricercatrice italiana, Alba Grifoni, e l’americana Alison Tarke, iscritta al Dottorato di ricerca in Immunologia Clinica e Sperimentale dell’Università di Genova.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
“IO SONO STATO QUELLO CHE È PASSATO PER LADRO PRENDENDOLO NEL CULO. SONO COME IL RE MIDA DELLA MERDA”
«Marco Carrai è un uomo falso», «Bianchi Bonifazi e Boschi sono una banda bassotti che
hanno davvero lucrato senza ritegno dalla posizione di accoliti tuoi»: è il giudizio di Tiziano Renzi in una lettera scritta nel 2017 al figlio Matteo, due settimane dopo le sue dimissioni da presidente del Consiglio.
La missiva è stata allegata agli atti dell’inchiesta Open.
I rapporti tra padre e figlio sono diventati tesi dopo le indagini che hanno riguardato le società del padre e questa tensione trova conferma nella lettera scritta e acquisita proprio nel corso delle indagini sulle aziende gestite dallo stesso Tiziano Renzi e dalla moglie Laura Bovoli.
La difesa si era opposta al deposito, ma i giudici hanno ritenuto di acquisirla. Scrive Tiziano Renzi: «È dal tempo della provincia che non sono stato messo in condizione di fare un ragionamento completo con te. In questi anni ho avuto la netta percezione anzi la certezza di essere considerato un ostacolo e comunque un fastidio. Come sai gli unici colloqui erano conditi di rimproveri di sfiducie preventive. Non ti scrivo certo per lamentarmi, anzi oggi provo tenerezza per te che malgrado le tue capacità e i tuoi doni vivi la fine di un’epoca. Voglio solo per tua informazione rendicontarti le mie azioni con completezza di motivazioni per comodità parlo di nomi».
E a questo punto cita le persone più vicine a Matteo Renzi: «Carrai coerentemente non si deve mai più far vedere da me. Uomo falso che mi dice che Del Fante suo amico non fa niente di niente e che mi dice che l’egiziano è pronto ad ascoltarlo e non solo non fa niente per post ma non mi difende contro un attacco oggettivamente non supportato da ragioni professionali.
A fronte dell’ectoplasma e della banda bassotti (Bianchi Bonifazi Boschi) io sono stato quello che è passato per ladro prendendolo nel c…. Fa male sentirti dire che non dovevo comprare il capannone riguardo al tuo auspicio che io vada in pensione devo con forza affermare che in pensione dopo una vita vissuta all’avventura mi ci manda il buon Dio, non te. Non solo perché mi sento ancora attivo mentalmente, ma anche perché l’azienda che ha contribuito a sostenere di volta in volta chi, fra i figli, aveva bisogno, non può smettere di farlo. Ho vissuto l’ultimo anno con terrore. Non è servito a niente non posso andare avanti così».
(da Il Corriere)
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Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
GLI INCENTIVI EDILIZI STANNO DANDO BUONI RISULTATI, CONTRARIAMENTE A QUELLO CHE DICE DRAGHI
Draghi sul superbonus sbaglia. Il suo è uno sbaglio grave perché a commetterlo è lui che deve il suo meritato prestigio anche all’abilità di padroneggiare i numeri, i dati, e perché questo prestigio finisce quasi inevitabilmente per trascinare nell’errore giornalisti e commentatori autorevoli.
Vediamoli i numeri. Draghi e il fedele ministro Franco hanno detto che la “norma scritta male“ ha avuto come conseguenza “una delle truffe più grandi della storia della Repubblica“ (cit. Franco) con frodi per oltre 4 miliardi, di cui 2,3 milardi gia oggetto di sequestro.
Peccato che poche ore prima di queste dichiarazioni, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ruffini in audizione al Senato (proprio sul provveddimento cosidetto “Sostegni Ter” che come diremo più avanti già comprometterebbe l’efficacia del Superbonus) aveva fornito i dettagli delle truffe legate agli sconti fiscali per le ristrutturazioni edilizie.
Eccoli i numeri veri: oltre 2 milardi di frodi (il 46%) collegati al bonus facciate (quella sì una misura inutile ed esposta a ogni rischio di truffa), 1,5 miliardi (il 34%) al vecchio ecobonus del 65%, 40 milioni al bonus locazioni, 350 milioni al sisma bonus e 132 milioni – sì: 132 milioni, il 3% del totale – al “famigerato” superbonus!
Queste cifre non sono sorprendenti, perché proprio il Superbonus, contrariamente a ciò che hanno detto Draghi e Franco, tra tutti gli incentivi edilizi è quello concepito nel modo più rigoroso, prevedendo un sistema di asseverazioni di professionisti che rende assai difficili le frodi che si basano soprattutto su “cantieri fantasma”. Per saperlo, anche prima di ascoltare Ruffini, bastava leggere con attenzione la norma e avere un po’ di conoscenza del settore edile.
Dunque la “truffa del secolo” vale poco più di 100 milioni. Verrebbe da ridere se questa assurda campagna non mettesse a rischio centinaia di imprese e migliaia di posti di lavoro.
Il problema vero che sta dietro a questo trionfo di fake-news si chiama “Mef”, il Ministero dell’Economia e delle Finanze programmaticamente contrario al Superbonus perché si è sempre rifiutato di riconoscerne i vantaggi sul versante delle entrate pubbliche: cioè il gettito fiscale generato dall’incentivo e puntualmente misurato dall’Ufficio studi della Camera, da cui si capisce bene che il superbonus è una misura “win-win” che dà sostegno a un importante settore economico e al tempo stesso non è onerosa per lo Stato.
Invece al Mef considerano solo le uscite: così prima hanno cercato di tagliare lo sconto fiscale con la legge di bilancio ma sono stati respinti in Parlamento (che per una volta ha fatto il suo mestiere ascoltando le istanze che venivano dalla società reale), ora con il “Sostegni Ter” e con la norma che riduce a un solo passaggio la cessione del credito provano a mettere in difficolta l’intero meccanismo; anche in questo caso il Parlamento sembra deciso a metterci un’utile pezza: riducendo la possibilita di cessione del credito solo a soggetti vigilati da Bankitalia, esattamente come proposto dal Coordinamento Free che riunisce le associazioni di imprese attive su rinnovabili ed efficienza energetica.
Ma l’attacco al superbonus non si ferma: sull’onda dell’insensata “fatwa” lanciata dal presidente del Consiglio, il ministro Cingolani pare intenzionato a emanare un decreto ministeriale, dunque un provvedimento che non deve superare il vaglio del Parlamento, fissando per i lavori ammessi al superbonus massimali di prezzo talmente bassi da azzerare di fatto l’uso dell’incentivo.
Il Superbonus si è rivelato finora uno strumento prezioso di politica industriale (nonostante ciò che dice oggi il ministro Giorgetti al Corriere della Sera in una stupefacente intervista che sembra fatta nel millennio scorso).
Da una parte ha dato ossigeno a un settore in crisi da anni (sorprendente Draghi quando ha negato che l’edilizia fosse in crisi, forse i 600mila posti di lavoro persi in 10 anni in quel settore ce li siamo sognati? Ancora i numeri!), dall’altra ne ha favorito una virtuosa riconversione dalle nuove costruzioni che consumano suolo alle ristrutturazioni del patrimonio edilizio esistente per migliorarne il rendimento energetico e la sicurezza antisismica.
A oggi il “110%” ha consentito l’apertura di oltre 100mila cantieri (veri) per un valore di 18 miliardi di euro, la creazione di 130mila posti di lavoro, un salto di più di due classi energetiche in decine di migliaia di condomìni (che significa meno consumi di energia e meno emissioni inquinanti e climalteranti).
È una misura, ripetiamo, “win-win”: vince lo Stato, vince l’impresa, vince il lavoro, vince l’ambiente. Il nostro governo dovrebbe promuoverla in giro per l’Europa come esempio di “buona politica”, i media dovrebbero raccontare la verità sui suoi costi e benefici. Oggi purtroppo sta succedendo il contrario.
(da Huffingtonpost)
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Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
HA TENTATO DI ENTRARE IN UN BAR SENZA GREEN PASS MA E’ STATO RESPINTO PURE LI’
Prima ha tentato di entrare in un bar a Piazza Venezia senza il green pass poi, una volta
respinto, ha ripiegato sull’ennesimo mini comizio. Parliamo del generale Pappalardo. Che ha iniziato a parlare: “Pare che Nicola Franzoni, il leader di Fronte di Liberazione Nazionale, sia stato fermato a Velletri e condotto alla digos di Roma. È un fatto spaventoso, se così fosse vi prometto che andrò personalmente a liberarlo, e dovrete venire tutti con me”.
Qualcuno applaude e grida: “Grande generale!”. Ma nemmeno Pappalardo sa se la notizia sia veritiera. “La stiamo verificando in questi minuti”, spiega ai più facinorosi. “Al popolo italiano – continua – dico di venire a Roma, liberatevi liberare nicola vuol dire liberare noi, il popolo italiano. Siate furbi e venite a darci una mano”.
L’arringa continua: “Il 22 gennaio il questore di Roma ci ha dato l’ok per la manifestazione di oggi, il prefetto ha revocato l’autorizzazione, ma noi siamo uomini delle istituzioni, non vogliamo lo scontro e abbiamo detto di fare la riunione a Circo Massimo. Hanno tenuto prigioniero Franzoni in questura a Napoli, me in questura a Roma. Questa è una dittatura vera e propria, la Polizia di Stato si sta comportando come una polizia politica. La gente non può venire perché terrorizzata. Io da qui non me ne vado”.
E intanto in piazza qualcuno chiede ai poliziotti di togliere le mascherine e di assecondare la ribellione. E Pappalardo continua e se la prende con le forze dell’ordine: “Ci stanno bloccando i pullman sul raccordo anulare, non fatelo. Abbiamo consegnato un verbale di arresto per Mattarella, è stato eletto illegalmente. Non è lui il Capo dello Stato, l’elezione è stata irregolare”.
E poi ancora: “Noi siamo il comitato di liberazione nazionale, Draghi va processato per estorsione”. La protesta prosegue ma senza particolari emozioni.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
DOVEVANO OCCUPARE MONTECITORIO, AL MASSIMO POSSONO RIEMPIRE IL REPARTO DI PSICHIATRIA
Avevano ricevuto l’autorizzazione a manifestare in forma statica al Circo Massimo, ma no vax e no Green Pass si sono ritrovati alla fine sotto l’Altare della Patria a Roma per protestare contro le misure imposte dal governo per il contenimento della pandemia, alla vigilia dall’entrata in vigore dell’obbligo di esibire il Super Green Pass per gli over 50 sul luogo di lavoro.
Intorno a mezzogiorno, però, l’adunata era un totale fiasco: “Dovevamo essere un milione. Abbiamo presentato un verbale di arresto per tutti i parlamentari e governanti, non ce ne andremo fino a quando non li avranno arrestati”, ha detto l’ex generale Antonio Pappalardo alle circa 200 persone arrivate.
La città si è comunque attrezzata con un vasto piano di sicurezza. Un grande dispiegamento di mezzi e uomini delle forze dell’ordine cinge il Circo Massimo e presidia piazza Venezia, presidi di polizia e carabinieri in tenuta anti-sommossa sono stati disposti anche lungo via del Corso e per le strade dei palazzi istituzionali. L’obiettivo dichiarato dei manifestanti, soprattutto sulle chat no vax che proliferano su Telegram, era “occupare Montecitorio”, ma la presa del palazzo non sembra un’opzione praticabile.
“A differenza di chi si sfoga sui social – viene gridato al megafono da uno degli organizzatori – noi facciamo i fatti e siamo qua a chiedere un diritto fondamentale: di essere liberi. Noi siamo contro questo governo che non ha fatto nulla da quando è stato eletto”
Lo scorso 4 febbraio il prefetto di Roma aveva negato il raduno di tre giorni ai Pratoni del Vivaro.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
EVASORE FISCALE DICHIARATO, IN UNO STATO FASCISTA SAREBBE IN GALERA DA TEMPO
È proprietario di un bar a Massa, in Toscana, dove non si chiede di indossare la
mascherina e non si controlla il Green Pass.
Nicola Franzoni è il leader del movimento no vax, quello che fa riferimento al cosiddetto “Fronte di liberazione Nazionale”, molto in voga sui social. Quello stesso movimento che oggi vorrebbe marciare su Roma – partendo dai Castelli Romani – per protestare contro le restrizioni sanitarie e la certificazione verde. Ma questo è solo l’occhiello della storia di un personaggio macchiettistico.
Parla di esercito no vax per difendere i loro diritti, rivendica quell’etichetta di “camerata” e la sua fiera vicinanza a uno dei leader di Forza Nuova (ora in carcere per l’assalto alla sede della CGIL), Giuliano Castellino.
Si vanta di non pagare nulla allo Stato: né le tasse, né le sanzioni che vengono continuamente emesse nei confronti della sua attività commerciale per il mancato rispetto delle norme sanitarie e dei protocolli.
Poi, a pochi passi dal suo bar, ha anche creato una palestra che va al di là della legge, dove tutti i non vaccinati possono allenarsi.
E proprio all’interno di quella struttura, ha spiegato tutte le sue folli teorie all’inviato di “Non è L’Arena”. Dopo essersi vantato dei suoi successi (e insuccessi) social, ecco i primi deliri: “Spiegatemi perché chi entra in ospedale muore. Tutti quelli che entrano in ospedale muoiono. Li uccidono”.
Questo è il punto di partenza di una serie di complotti e cospirazioni di chi, a inizio intervista, ha detto di non credere alla pandemia. Poi il riferimento a paradossali cure domiciliari date in pasto ai suoi seguaci e quella risata quando il cronista gli chiede se considera “Draghi” un “fascista”.
Una domanda che lo tocca nel profondo, visto che lui – poco dopo – rivendica l’etichetta di camerata. Insomma, lui sa cosa è il fascismo . Ed è lui che vuole guidare i no vax dai Pratoni del Vivaro a Roma, per la sua marcia. Nonostante i divieti.
(da NeXtQuotidiano)
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Febbraio 14th, 2022 Riccardo Fucile
IL CARTELLO FUORI DAL NEGOZIO DI OTTICA
È molto nota sui social grazie ai suoi video su Youtube in cui propina al suo pubblico no vax strambe teorie che superano il limite della decenza.
Poi c’è anche la vita reale, dove le sue convinzioni si tramutano in un messaggio affisso sul portone della sua attività commerciale – un’ottica nel centro di Follonica (in Toscana) – in cui si vieta l’ingresso a tutte le persone vaccinate da meno di 15 giorni. Perché, secondo lei (e solo secondo lei), il bugiardino dei vaccini sostiene che le persone immunizzate debbano rimanere in quarantena. Questa è la storia di Valentina Fosco.
Il tutto è stato immortalato dalle telecamere di “Non è l’Arena”. La trasmissione in onda su La7, condotta da Massimo Giletti, è prima entrata in incognito all’interno dell’attività commerciale della donna. E al bancone del negozio di ottica c’era proprio Valentina Fosco. Il clienti in incognito chiede del liquido per le lenti poi “confessa” di essersi vaccinato da poco. Ed è lì che iniziano i deliri: prima impedisce all’uomo di concludere l’acquisto, poi lo invita con veemenza a uscire dal suo negozio perché starebbe “mettendo in pericolo la sua vita”.
“Se lei avesse letto il consenso informato o il bugiardino lei saprebbe che deve stare in quarantena per 15 giorni”. Ovviamente, quanto sostenuto da Valentina Fosco è completamente falso.
Sul bugiardino dei vari prodotti utilizzati per la campagna di immunizzazione anti-Covid si spiega che i 15 giorni non sono di isolamento (visto che non vi sono ragioni), ma quello è il lasso di tempo affinché gli anticorpi inizino a svilupparsi all’interno del proprio organismo e sistema immunitario.
Ma non contenta, la commerciante no vax ripete le stesse identiche bufale quando il giornalista rientra nel suo negozio svelando la sua reale identità. Prima chiede agli “amici” di riprendere la discussione, poi quando viene messa alle strette non risponde al cronista che le spiega che quanto da lei sostenuto sia del tutto falso. E, intanto, lei fa incetta di consensi sui social. Continuando a spacciare bufale e deliri.
(da NeXtQuotidiano)
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