Febbraio 24th, 2022 Riccardo Fucile
UN ALTRO GRANDE ESPERTO DI GEOPOLITICA
La lungimiranza geopolitica di Alessandro Di Battista. Solo 48 ore fa, l’ex deputato del
MoVimento 5 Stelle aveva dato la sua versione della storia delle tensioni tra Russia e Ucraina, assicurando che – secondo lui – non era nelle intenzioni di Vladimir Putin l’invasione militare in direzione Kiev.
Nel giro di poco tempo, però, l’analisi Dibattistiana è stata smentita dagli eventi. Dai bombardamenti, dall’ingresso dei carri armati facendo sponda sulla Bielorussia. Dalle sirene antiaeree che risuonano nei cieli di Kiev.
Martedì, alle 11, Alessandro Di Battista diceva la sua attraverso la sua pagina Facebook, sulla crisi tra Russia e Ucraina. Una sorta di testimonianza di chi pensava di conoscere i pensieri del Cremlino e di chi lo guida. Ma il vaticinio non sembra essere – visti gli eventi – il superpotere dell’ex deputato pentastellato.
“La Russia non sta invadendo l’Ucraina. Poi, per carità, tutto può accadere ma credo che Putin (e non solo) tutto voglia fuorché una guerra. Oltretutto se per le truppe russe invadere l’Ucraina potrebbe esser semplice, controllare un territorio vasto e in gran parte ostile ai russi è un’operazione impossibile. Ieri la Russia, in una fase di stallo dei negoziati, si è limitata a formalizzare l’esistenza (dunque riconoscere) di due repubbliche separatiste e russofone: la Repubblica Popolare di Doneck e quella di Lugansk. Si tratta di territori che la Russia controlla politicamente e militarmente da otto anni. Nulla di nuovo dunque e, per adesso, nulla di particolarmente preoccupante (posto che in tali contesti la situazione può sempre precipitare velocemente)”.
Certo, si è celato dietro a quel “per carità, tutto può accadere”. Ma si tratta di un esercizio stilistico che cela quella previsione che si è rivelata fallace e sbagliata. Perché Putin ha dichiarato guerra all’Ucraina e ha iniziato la sua invasione a suon di militari e missili. Colpendo anche la popolazione ucraina e non solo gli “obiettivi militari”. Ma c’è anche l’altra previsione errata, in chiusura del suo post social.
“Ad oggi neppure Washington sta pensando a nuove sanzioni alla Russia. Semmai intende sanzionare le repubbliche indipendentiste del Donbass. Sono alcuni leader europei, al contrario, a chiedere durezza contro Mosca ignorando che nuove sanzioni alla Russia colpirebbero più l’Europa della Russia stessa e, oltretutto, spingerebbero ancor di più Mosca tra le braccia di Pechino. L’ennesimo storico errore capace di commettere l’Europa”.
Anche in questo caso, Alessandro Di Battista ha sbagliato. Insomma, meglio chiedergli 84 numeri per il Superenalotto. Solo per poi giocarsi i sei che non ci ha consigliato.
(da NetQuotidiano)
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Febbraio 24th, 2022 Riccardo Fucile
ULTIMATUM DI SALA: “CONDANNI LA GUERRA DI PUTIN O FINE DELLA COLLABORAZIONE”… I COMPLICI DI CRIMINALI VADANO A DIRIGERE L’OPERA DI MOSCA E NON INFANGHINO IL TEATRO DELLA SCALA
“Abbiamo alla Scala ‘La dama di picche’ diretta dal maestro Valery Gergiev che ha più volte dichiarato la sua vicinanza a Putin, con il sovrintendente del teatro gli stiamo chiedendo di prendere una posizione precisa contro questa invasione e se non lo facesse saremmo costretti a rinunciare alla collaborazione”.
Lo ha detto il sindaco di Milano, Beppe Sala, commentando quanto accade in Ucraina nel corso di un confronto con l’ex candidato sindaco del centrodestra a Milano e consigliere comunale, Luca Bernardo. “Di fronte a queste situazioni bisogna intervenire”, ha detto il sindaco.
Nel momento in cui la Russia è al centro dell’attenzione internazionale per il conflitto con l’Ucraina, alla Scala ha debuttato ‘La dama di picche’, opera del russo Cajkovskij diretta dal russo Valery Gergiev, considerato amico di Putin.
Qualche buuuu e un ‘vattene’ gridato dal loggione fra gli applausi del resto del pubblico hanno accolto al suo arrivo in buca il maestro russo soprannominato zar per la sua amicizia con Vladimir Putin.
Il Teatro alla Scala di Milano era sceso nuovamente in campo in difesa dei diritti umanitari e aveva chiesto una ‘presa di posizione’ pacifista al sovrintendente Dominique Meyer e al direttore d’orchestra russo, Valery Gergiev. Dopo la contrarietà dimostrata la settimana scorsa a una tournée in Egitto per vicinanza con la famiglia Regen,i i lavoratori della Scala si erano schierati contro la crisi Ucraina-Russia.
In una nota della FISTel CISL Milano Metropoli e della RSA FISTel CISL Teatro alla Scala, si ricordava alla vigilia de ‘La dama di picche’ che il Gergiev “non ha mai perso occasione per ribadire la sua vicinanza e la sua amicizia al Presidente russo Vladimir Putin”. “Sarebbe importante – continuava il comunicato dei sindacati – se Gergiev, uomo di cultura e, auspichiamo, uomo di pace, volesse lanciare un messaggio di speranza e di pace all’Italia e al mondo da un palcoscenico cosi’ importante come quello del Teatro alla Scala”
(da NetQuotidiano)
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Febbraio 24th, 2022 Riccardo Fucile
CINQUE MILIONI DI PROFUGHI IN ARRIVO
Lunghe colonne di veicoli in fuga da Kiev. Dove suonano le sirene d’allarme e continuano
a verificarsi esplosioni. E lunghe file davanti ai benzinai di chi sta scappando il più lontano possibile.
Mentre i rifugi anti-aerei si affollano di donne e bambini e cominciano anche le file al bancomat.
Questo è lo scenario della grande fuga dei civili da Kiev mentre la Russia bombarda i punti sensibili ed entra in forze nel territorio ucraino.
Nella Capitale le scuole sono chiuse e tutti sono stati invitati a restare a casa. Ma diversi aeroporti sono stati bombardati. E la Banca centrale ucraina ha adottato una serie di misure di emergenza per far fronte all’attacco della Russia. Tra queste figurano la sospensione del mercato dei cambi, il divieto di trasferimento di denaro all’estero e limiti giornalieri ai prelievi di contanti.
«Mantenete la calma»
Il giornalista del Guardian Luke Harding su Twitter ha mostrato la piazza che ospita la cattedrale di Santa Sofia completamente deserta. Il sindaco di Kiev Vitali Klichko ha chiesto ai cittadini di mantenere la calma. Lo spazio aereo della nazione è stato completamente chiuso, mentre ieri l’ambasciatrice statunitense all’Onu Linda Thomas-Greenfield ha parlato dell’arrivo di cinque milioni di profughi e sfollati in conseguenza della guerra: «Se la Russia continua su questa strada potrebbe, secondo le nostre stime, creare una nuova crisi dei rifugiati, una delle più grandi che il mondo deve affrontare oggi». Repubblica scrive oggi che l’Europa sta preparando un piano d’accoglienza per i profughi.
Il quotidiano fa sapere che la scorsa settimana la commissaria agli Affari interni, la svedese Ylva Johansson, è volata in Polonia proprio per preparare le possibili contromisure. Che sono state concordate in parte con il ministro polacco Kaminski, il quale, nonostante la linea sovranista del governo polacco, non si opporrà all’accoglienza.
Lo stesso problema, del resto, potrebbe coinvolgere l’Ungheria e quasi tutti i paesi limitrofi. Anche la Germania si sta preparando. «Aiuteremo anche i profughi che arriveranno nel nostro paese», ha detto nei giorni scorsi la ministra dell’Interno tedesca Nancy Faeser. La commissaria Johansson ha avvertito che le probabili mete della fuga sono la Polonia, l’Ungheria e la Germania. Ma anche l’Italia e la Francia potrebbero essere coinvolte.
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2022 Riccardo Fucile
LE IMMAGINI DAL CHECK-POINT DI SENKIVKA
Immagini primordiali di una guerra annunciata nei giorni scorsi, anche se in molti speravano in una soluzione diplomatica. Prima i bombardamenti, poi l’invasione militare da parte della Russia nei confronti dell’Ucraina.
Non – o almeno non solo – nella regione del Donbass, dove l’influenza del Cremlino è diventata sempre maggiore nel corso degli ultimi anni, ma anche in tutte le città.
Il Paese ucraino è circondato dall’esercito russo da settimane, con la sponda della Bielorussia che ha permesso prima lo stazionamento e poi l’ingresso dei carri armati russi al confine Nord dell’Ucraina.
Le immagini trasmesse dalla CNN sono quelle immortalate, all’alba di oggi, dalle telecamere poste al confine tra l’Ucraina e la Bielorussia, al check-point di Senkivka. Si vedono i carri armati russi scendere da Nord in direzione Sud, dando vita all’offensiva settentrionale nei confronti del Paese ucraino.
I mezzi militari corrono spediti, passando dalla Bielorussia, verso le città centrali. Distanti dal Donbass, da Lugansk e da Donetsk. Geograficamente, infatti, la città più vicina a quel confine è Kiev. La capitale.
Quel video è il simbolo di una guerra, di un problema sottovalutato. Di annunci fatti alla luce del sole con parole che volevano rendere più mite la minaccia imminente.
Un piano studiato a tavolino, come una partita a scacchi: pedine piazzate lungo tutti i confini per poi procedere con l’offensiva. Poi i carri armati russi che entrano nel Paese facendo sponda sulla Bielorussia di Lukashenko.
Poi le esplosioni a macchia di leopardo in tutte le principali città. E non solo contro obiettivi strategici militari, ma anche contro altre strutture. Perché la guerra è iniziata, anche se chi ha lanciato l’offensiva non usa quel nome
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2022 Riccardo Fucile
LE DEMOCRAZIE EUROPEE NON HANNO CAPITO CHE CON GLI EREDI DEI GULAG NON SI DISCUTE PIU’, SI COMBATTE A FIANCO DEL POPOLO UCRAINO
Il conflitto armato e l’invasione russa in Ucraina è ufficialmente iniziata nelle notte.
Tantissime città, non solo quelle nella zona contesa del Donbass, sono state attaccate. Missili hanno colpito palazzi e non solo siti militari.
Le prime esplosioni sono state avvertite poco dopo le 5 di questa mattina. Come riporta la CNN – che parla anche di centinaia di persone colpite (anche se è presto per un bilancio e non è chiaro se si tratti di morti o feriti) -, le città colpite da attacchi missilistici sono sparse su tutto il territorio ucraino: dalla capitale Kiev a Kharkiv, passando per Kramatorsk, Dnipro, Mariupol, Odessa e Zaporizhzhia.
Esplosioni che, come detto, non si sarebbero limitate – come invece annunciato da Vladimir Putin, a siti militari per quell’operazione definita di “de-nazificazione e demilitarizzazione” dell’Ucraina.
Alcuni inviati della CNN hanno anche riportato il suono delle sirene nella città di Leopoli che annunciavano un imminente raid aereo sulla città. Nel frattempo molte ambasciate hanno chiesto ai cittadini di iniziare ad abbandonare le zone del conflitto. Anche lo stesso ministero dell’Interno ucraino ha chiesto ai cittadini residenti nel Donbass di lasciare la zona e alle autorità di procedere con l’evacuazione. Perché negli ultimi minuti l’operazione russa – con i militari entrati nel Paese anche dal confine bielorussa – si è intensificata.
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
L’INESISTENTE GENOCIDIO NEL DONBASS E LE ORIGINI DELL’UCRAINA
Nel corso dell’attuale conflitto tra Russia e Ucraina, nel quale la disinformazione cerca di avere il sopravvento, il discorso alla nazione del Presidente russo Vladimir Putin del 21 febbraio 2022 non è esente da bufale e da forzature di carattere storico. Uno dei punti di forza nel sostenere l’intervento russo nelle aree del Donbass è quello di un inesistente genocidio ad opera degli ucraini, così come il continuo sostenere che l’Ucraina moderna sia una creazione della Russia bolscevica, quando il nazionalismo ucraino risulta essere di gran lunga precedente a quello attribuito al secolo scorso.
L’inesistente genocidio
Putin accusa l’Occidente di non accorgersi di un «genocidio» a cui sarebbero sottoposte 4 milioni di persone. Un numero che combacia con i presunti abitanti che risiedono nei soli territori controllati dai separatisti, ossia quelli delle autoproclamate Repubbliche di Donetsk (circa 2 milioni e trecento mila di abitanti) e Luhansk (circa 1 milione e mezzo), non di entrambe le regioni ucraine.
Non è la prima volta che utilizza il termine «genocidio», alimentando tale convinzione nei suoi sostenitori. Partiamo dalla definizione: «Sistematica distruzione di una popolazione, una stirpe, una razza o una comunità religiosa». Nel sito delle Nazioni Unite (ONU) è presente un’area dedicata per la definizione di genocidio con il riferimento all’articolo 2 della “Convenzione sulla prevenzione e la repressione del reato di genocidio“: «l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso».
Secondo un documento delle Nazioni Unite, pubblicato il 27 gennaio 2022, dal 2014 a fine 2021 il numero delle vittime si aggira tra i 14.200 e i 14.400: almeno 3.404 civili, circa 4.400 membri delle forze ucraine e circa 6.500 membri dei gruppi armati.
Le Nazioni Unite non ritengono che vi sia in atto un genocidio o un tentato genocidio da parte dell’Ucraina nei territori contestati.
Nel territorio ucraino – e non solo – è stato riconosciuto da diversi Paesi un caso di genocidio tra il 1932 e il 1933, quello noto con il nome di Holodomor o della “Grande fame”. Al contrario di altri, non venne incluso dalla formulazione dalla Convenzione del 1948 sul genocidio delle Nazioni Unite a causa delle pressioni dell’Unione Sovietica, in quanto accusata di averlo causato.
Il primo a denunciare l’accaduto fu un giornalista gallese, Gareth Jones, che visitò l’Ucraina sovietica durante la carestia.
L’Ucraina è un’invenzione della Russia?
Putin sostiene che l’Ucraina moderna sia stata interamente «creata dalla Russia, precisamente dai bolscevichi, dalla Russia comunista». Il processo di creazione sarebbe iniziato – sempre secondo Putin – nel lontano 1917 attraverso «Lenin e i suoi collaboratori», in «modo molto rude nei confronti della Russia stessa», strappando «parte dei suoi territori storici» (l’Ucraina, ndr). In questo breve racconto, Putin conclude così: «Naturalmente, nessuno ha chiesto alcunché ai milioni di persone che vivevano nella zona».
Putin addossa tutte le colpe a Lenin, il quale avrebbe concesso troppo ai nazionalisti ucraini dell’epoca. «Perché è stato necessario soddisfare le ambizioni nazionaliste in continuo aumento nella periferia dell’ex impero?», quesito che il Presidente russo ripropone poco dopo: «Perché è stato necessario fare doni così generosi, che nemmeno i nazionalisti più ardenti non si sarebbero mai sognati prima, dando persino alle repubbliche il diritto di separarsi dallo stato unito senza alcuna condizione?». Tutto questo viene definito da Putin in questo modo: «una semplice follia».
Putin espone un percorso che introduce la sua versione del recente passato, quello relativo alla fine all’Unione Sovietica, dove non attribuisce l’indipendenza dell’Ucraina al referendum del 1991 quanto piuttosto alle azioni dei suoi predecessori: «Ora sono i radicali e i nazionalisti, compreso e soprattutto quelli in Ucraina, che si attribuiscono il merito aver ottenuto l’indipendenza. Come possiamo vedere, non è affatto così». Secondo Putin sono tutti errori commessi dai leader bolscevichi, colpevoli di aver portato il crollo della «Russia storica».
Il punto di riferimento di Putin è la «Russia storica», ossia l’Impero Russo nato nel 1721 e guidato per l’ultima volta dallo Zar Nicola II fino al 1917. Non viene considerato il pregresso, soprattutto il fatto che Kiev fosse stata addirittura fondata ancor prima di Mosca, un elemento della storia che oggi gli viene rinfacciato anche in tono scherzoso.
C’è chi, infatti, ricorda a Putin e alla Russia che prima ancora i loro territori fossero stati sotto il controllo dei mongoli. C’è da dire che nel suo discorso, Putin fa riferimento all’attuale Ucraina («Ucraina moderna») e non a quella storicamente più antica di Kiev.
Putin sbaglia anche nel dare colpe a Lenin. Di fatto, il sentimento nazionale ucraino era già presente nel corso della metà del 1800, mentre si riscontrano ancor prima delle composizioni in lingua ucraina: nel 1794 venne pubblicata l’Eneide travestita, la prima opera letteraria in ucraino dello scrittore Ivan Petrovyč Kotljarevs’kyj.
Una situazione per niente tollerato dallo zar Nicola I, il quale mise sotto processo i principali protagonisti del sentimento ucraino. La storia dell’Ucraina, tuttavia, è ancora più antica e precedente a quella russa.
I territori del sud-ovest della “Russia antica
Durante il suo intervento, Putin parla dell’unione dei territori contesi alla Russia antica nel 17° secolo.
Nel 17° secolo l’area dell’Ucraina venne contesa tra il Gran principato di Mosca e la Polonia. Nella narrativa di Vladimir Putin rientra anche quella della cosiddetta «Novorossiya», o «Nuova Russia», al fine di sostenere che l’area fosse sempre appartenuta all’Impero russo, senza però riportare un fatto storico: prima ancora della nascita dell’Impero russo e del precedente Gran principato di Mosca, esisteva l’ex impero medievale noto con il nome Rus’ di Kiev guidato da Vladimir I detto il Grande (958-1015), considerato il padre fondatore dell’Ucraina. Se Rus’ di Kiev esisteva dal 882, il primo insediamento di Mosca risalirebbe intorno al 1147.
Tornando a Vladimir I, il Presidente russo Vladimir Putin fece costruire nel 2016 una statua a lui dedicata nei pressi del Cremlino, attribuendogli i meriti di aver posto le basi dell’attuale Russia. Questo gesto venne descritto come un’appropriazione indebita di quello che da sempre viene definito il fondatore dell’Ucraina, come già testimonia una sua statua eretta proprio a Kiev nel 1853.
La storia dei territori appartenenti all’ex Unione Sovietica e dell’Impero russo è molto più complessa rispetto a quella che Vladimir Putin riporta.
Volendo andare più indietro nella storia, basti considerare che i Rus’, nome della popolazione che diede origine alla Rus’ di Kiev e dal quale presero il nome le popolazioni russe, non rano propriamente “russi”, ma scandinavi.
(da Open)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
LA VEB E LA BANCA MILITARE
Scrive Domenico Di Cesare su Rainews24: “L’obiettivo per evitare un “conflitto su larga
scala” è colpire l’economia russa. Gli Usa intendono fare terra bruciata attorno all’entourage che sostiene Vladimir Putin. Una stretta che inevitabilmente ricadrà anche sui cittadini russi.
Le sanzioni riguardano le due maggiori istituzioni finanziarie: la Veb (la più grande corporation di Stato, con un patrimonio di 50 miliardi di dollari) e la banca militare (Promsvyazbank, riconducibile agli oligarchi Dmitry e Aleksey Ananyev).
Congelati beni di cinque banche russe coinvolte nel finanziamento dell’occupazione dell’Ucraina. Tra queste Bank Rossiya, Black Sea Bank for Development and Reconstruction, IS Bank, Genbank e appunto Promsvyazbank, la banca sulla quale fa affidamento il settore della difesa russo.
Sanzioni penalizzano il debito sovrano con la Russia che sarà tagliata fuori dai finanziamenti dell’Occidente e non potrà accedere al mercato europeo per finanziare il suo debito.
Tra gli oligarchi sanzionati ci sono Gennady Nikolayevich Timchenko, Boris e Igor Rotenberg, ritenuti amici e collaboratori di Putin nonché finanziatori della politica aggressiva di Mosca nei confronti dell’Ucraina.
Timchenko, azionista della Rossiya Bank, era già stato colpito dalle sanzioni per l’annessione della Crimea nel 2014. Secondo il governo britannico è stato uno dei “protagonisti” dietro le quinte a spingere per il processo di annessione della Crimea alla Russia nel 2014. Timchenko, 69 anni, nato a San Pietroburgo come Putin, è suo amico fin dagli anni Novanta.
Disporrebbe, secondo Forbes, di un patrimonio stimato in 20,7 miliardi di euro distribuiti tra la compagnia del gas Novatek, la petrolchimica Sibur e la proprietà di una holding che investe in energia, infrastrutture e trasporti.
Boris Rotenberg, amico d’infanzia di Putin, disporrebbe di un patrimonio stimato, sempre da Forbes, in oltre 1 miliardo di euro. I due si conoscono da bambini e da sempre condividono la passione per il Judo.
Con il fratello Arkadij, Boris possiede SMP Bank che, secondo il governo di Londra, avrebbe beneficiato di contratti miliardari con Gazprom e con le Olimpiadi invernali di Sochi. Anche Boris era già stato colpito da sanzioni in seguito all’annessione della Crimea. Nell’elenco delle sanzioni c’è Igor Rotenberg, nipote di Boris e figlio di Arkadij, che controlla la compagnia di estrazione petrolifera Gazprom Bureniye (Azienda stimata in oltre un miliardo di euro). Il 48enne è anche presidente della National Telematic Systems, azienda azionista di RT-Invest Transport Systems (Rtits).
A detta degli analisti, società strategiche per Putin.
Tra le altre persone raggiunte da sanzioni ci sono il capo degli 007 russi legato alla morte di un ex agente, il vice responsabile dello staff del presidente russo, accusato di aver tentato di avvelenare un dissidente, e il presidente di una banca di Stato: Alexander Bortnikov, Sergey Kirienko e Petr Fradkov. In particolare Bortnikov, che ha militato nel Kgb e poi nella Fsb, il Federal Security Service, è ritenuto responsabile dell’operazione che portò all’avvelenamento di Aleksandr Litvinenko, l’ex 007 russo ucciso a Londra nel 2006. Originario di Perm’, ex Unione Sovietica, condivide con Putin l’adorazione per Iosif Stalin”.
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
QUELLE PAROLE PRONUNCIATE A STRASBURGO: ”CEDO DUE MATTARELLA IN CAMBIO DI MEZZO PUTIN”
Abbiamo già parlato delle continue giravolte di Matteo Salvini (e del suo partito) attorno al nome e alla figura di Vladimir Putin. Il leader della Lega ha più volte espresso ammirazione attraverso dichiarazioni e post social. Poi la crisi in Ucraina e il nuovo posizionamento del Carroccio nei confronti del numero uno del Cremlino. E questa mattina l’incontro tra il leghista e il Capo dello Stato Sergio Mattarella anche per parlare di quel che sta succedendo nel Donbass. Ma nel 2015, quando era europarlamentare, ecco cosa scriveva e cosa indossava.
Una foto iconica, con una maglietta indossata anche in altre occasioni. Immagini e pensieri condivisi sui social per attirare l’attenzione mediatica (all’epoca dei fatti le percentuali della Lega si contavano sulle dita di una mano, massimo due) e rimarcare la sua vicinanza alla politica di Vladimir Putin che – sorpresa delle sorprese – non è mai cambiata.
La crisi in Ucraina e l’atteggiamento nei confronti del Donbass (come già accade per la Georgia e per la Crimea) è sempre stata la stessa. Ma Salvini sembra essersene reso conto solamente negli ultimi giorni. Tanto è vero che nel 2015 scriveva su Facebook:
“Qui Strasburgo. È appena intervenuto il Presidente Mattarella, che ha detto che chiudere e controllare le frontiere europee non serve. No, certo, facciamo entrare altri milioni di immigrati. Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin!”
Oggi, invece, abbraccia Mattarella. Un nuovo cambiamento, una nuova giravolta del leader della Lega che non segue alcun ideale, ma pensa solo prendere la forma del contenitore che lo contiene. Come scrisse Bauman nella sua “Modernità Liquida”, dove la realtà è un fluido che per sua natura prende la forma del contesto.
(da NetQuotidiano)
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Febbraio 23rd, 2022 Riccardo Fucile
”AVEVA UNA PISTOLA, UNA SERA CENAMMO CON L’ARMA SUL TAVOLO IN UN’ATMOSFERA DI TERRORE. LA SERA DELL’OMICIDIO LUI ANDÒ A CASA DEI RAGAZZI”
«Quando ho saputo che cosa avvenne quella sera del 10 agosto 2020? Qualche ora dopo,
in piena notte. Mi telefonò un’amica: “Laura, il tuo ex marito è morto. È rimasto ucciso dopo una lite con i ragazzi. Non è chiaro cosa sia successo”. Trasecolai e pensai che mai avrei immaginato un epilogo così, semmai potevo ipotizzare il contrario: e cioè che Pasquale potesse uccidere i nostri figli. Tanto che averli lasciati soli per sette mesi mi stava straziando. Quando mi avvertirono, stavo lavorando: assistevo un anziano. E finito il turno, alle sette, ho lasciato la Sardegna per correre a Genova, dai ragazzi».
Laura , 56 anni, un diploma di segretaria d’azienda e un impiego da colf, è una donna energica. È la mamma di Alessio e Simone Scalamandré, di 30 e 22 anni, condannati lunedì dalla Corte d’Assise di Genova per aver ucciso il padre a martellate.
Il reato contestato è di omicidio volontario in concorso , aggravato dal vincolo di parentela.
Laura, si aspettava questa pena di 21 anni per il più grande e di 14 per il piccolo?
«No. E sono devastata. Ho atteso a casa l’esito della sentenza nel corso di una mattinata interminabile. Non pensavo a una condanna. Immaginavo che sarebbero state riconosciute le motivazioni che hanno indotto Alessio a difendersi dall’aggressione del padre. Eppure confido che la verità trionfi in Appello. Alessio e Simone nel mio cuore sono innocenti, sono vittime di mio marito esattamente come me».
Facciamo un passo indietro. Com’ è stata la vita con suo marito?
«Semplicemente un inferno. Ero vessata, umiliata, minacciata, insultata e picchiata anche davanti ai ragazzi, costretti più volte a intervenire per fermare la sua furia».
Lui aveva una pistola?
«Sì. E quando gli accennavo che le cose tra me e lui avrebbero dovuto cambiare, andava a prenderla, estraendola dalla cassaforte a muro in cui era custodita. Una sera la poggiò sul tavolo, e cenammo tutti e quattro in un’atmosfera di terrore, con la rivoltella davanti agli occhi. Altre volte erano stati Alessio e Simone a fermare il padre, disarmandolo quasi fisicamente con infinite suppliche: “Papà ma cosa fai? Non puoi risolvere le cose così…”. Allora Pasquale si calmava, i ragazzi gli volevano bene e lui lo sapeva».
Quando ha denunciato suo marito?
«Dopo il Capodanno 2019. Andammo a un veglione con amici. A mezzanotte lui provò a baciarmi, io mi scostai e s’ infuriò… Mi fu chiaro che dovevo salvarmi: e mi rivolsi al centro anti-violenze Mascherona e all’avvocata Nadia Calafato che ora difende Simone (mentre Alessio è assistito da Luca Rinaldi, ndr )».
Poi?
«Dopo il divieto di avvicinamento cambiai quattro volte domicilio, informando le forze dell’ordine. I ragazzi mi coprivano, ma lui mi ha sempre ritrovato, pedinando e minacciando le mie amiche. Così nel febbraio 2020 fui trasferita in un centro protetto in Sardegna».
Torniamo al 10 agosto…
«Pasquale andò a casa dei ragazzi, voleva sapere dove fossi e voleva obbligare Alessio a modificare le deposizioni contro di lui in vista del processo per maltrattamenti. Lo pressava… Al suo rifiuto, il padre è diventato una belva e Alessio si è difeso. Ripeto: i miei figli hanno visto anni di violenze, sono vittime come me».
(da il Corriere della Sera)
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