Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
L’UOMO SI BUTTA IN STRADA E VIENE COLPITO PIU’ VOLTE – IL RAGAZZO DISPERATO LO RAGGIUNGE STRISCIANDO: “PER FAVORE, PAPA’ NON MORIRE”
Le affermazioni di Putin, che ha sostenuto di non prendere di mira i civili, sono state messe a nudo definitivamente la scorsa notte quando è stato pubblicato il video qui sopra: un’auto familiare viene mitragliata dai carri armati su una tranquilla strada di campagna fuori Kiev.
Il presidente russo ieri ha pronunciato un discorso dichiarando che erano i leader ucraini «gangster» ad usare i civili come «scudi umani» e questa era la ragione dell’alto numero di vittime.
Ma nel giro di poche ore è emerso questo filmato che mostra un padre e suo figlio fermati da un convoglio russo e crivellati di colpi.
A filmare la scena è stato il figlio, che accompagnava il padre a Kiev per mettere in salvo i loro tre cani. La loro auto viene costretta ad accostare sul ciglio della strada da un convoglio russo. A quel punto, mentre i russi sono a notevole distanza, l’auto viene martoriati di proiettili. «Esci e sdraiati» grida il figlio al padre, «riesci a sentimi? Torna indietro e abbassati a destra».
Pochi secondi dopo altri colpi si schiantano contro l’auto e si sentono i cani gemere per la paura e il dolore.
Il figlio riesce a mettersi in salvo uscendo dall’auto e rifugiandosi nel sottobosco, ma il padre è costretto a uscire in strada. Altre dozzine di spari risuonano prima che il figlio, strisciando dietro l’auto, riesca a raggiungere il padre sdraiato in strada.
«Papà! Papà!» grida angosciato. «Sei ancora lì? Tieni duro!». Poi gli dice di stare giù mentre l’uomo cerca di sedersi per guardare le sue ferite. «Papà, cazzo! Come mai?» chiede lamentosamente il figlio. Quando la sparatoria si placa, il figlio striscia di nuovo dal retro dell’auto.
«Mi è stato strappato il piede» ringhia il padre agonizzante mentre giace in una pozza di sangue. Il figlio a quel punto trascina il padre nel sottobosco. «Per favore, non morire, ti sto implorando» gli dice disperato.
Ma l’uomo non ce la fa e spira nel fosso dove l’ha portato il figlio.
Si ritiene che il filmato, scoperto e verificato da Radio Free Europe, sia stato girato venerdì scorso. La famiglia era fuggita dalla propria casa a Ivankiv, nella regione di Kiev, dopo gli attacchi iniziali della Russia, ma è tornata per prendere i propri animali domestici.
I giornalisti locali hanno sostenuto che nessuna truppa ucraina si trovava nell’area dell’attacco, e secondo testimoni si trattava di veicoli militari russi.
(da Daily Mail)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
CERTI INFAMI SOVRANISTI SI FACCIANO PAGARE DAL GOVERNO CRIMINALE RUSSO, NON CON IL CANONE DEGLI ITALIANI… PROTESTE DEI GIORNALISTI UCRAINI
Ancora una bufera sul Tg2 per via del collegamento che ha visto come protagonista il
corrispondente da Mosca Marc Innaro.
Il giornalista, infatti, ha “raccontato” la versione russa (quella sostenuta dalle forze militari del Cremlino e riportata dall’agenzia di stampa di riferimento del governo, Tass) di quanto successo nella notte alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Accusando presunti “sabotatori ucraini”. Senza contraddittorio.
Un minuto e 15 secondi in cui, Marc Innaro, racconta solamente la versione – riportata da Tass (l’agenzia di Stato filo-governativa sostenuta finanziariamente dal Cremlino – russa di quanto accaduto nella notte all’interno della centrale nucleare di Zaporizhzhia.
Con queste parole, leggendo su un foglio: “L’incendio si è sviluppato a seguito di un tentativo, dicono fonti militari russe, di un gruppo di sabotatori di prendere d’attacco un centro di addestramento del personale della centrale. La centrale, lo ricordo, è assolutamente identica con i suoi reattori a quelli di Chernobyl e di altre tre centrali nucleari che sono sul territorio ucraino. Quello che è interessante è che tra i primi obiettivi dell’offensiva militare russa ci fossero proprio le centrali nucleari. La notizia che è uscita proprio pochi istanti fa del controllo dei russi della centrale di Zaporizhzhya dal 28 di febbraio, fa capire come l’obiettivo dei russi sia stato quello di mettere in sicurezza le centrali nucleari. L’allarme che si è sollevato in occidente, dicono qui (da Mosca, ndr), è assolutamente ingiustificato perché la centrale è sotto controllo, il personale sta lavorando e non ci sono livelli di radioattività superiori alla norma”.
Dunque, al Tg2 – in diretta – viene rilanciata la versione delle fonti militari russe.
Le stesse che, fin dalla vigilia della guerra in Ucraina (guerra, termine mai utilizzato da Marc Innaro che si è limitato a parlare di “offensiva militare) hanno negato l’invasione, gli attacchi missilistici e il conflitto, puntando sempre il dito contro l’Ucraina.
E l’inviato del Tg2 non è nuovo a polemiche di questo tipo. All’inizio della settimana, infatti, la giornalista Olga Tokariuk aveva accusato la testata della televisione pubblica di dare ampio spazio – nei suoi collegamenti – a personaggi come Innaro “rei” di raccontare solamente la versione russa del conflitto (e non solo),
«L’emittente pubblica italiana RAI – dice la giornalista ucraina, una delle voci più autorevoli in campo internazionale sul suo Paese – continua a portare in onda la spudorata propaganda russa, sostenendo che sono stati i “sabotatori ucraini” ad attaccare la centrale nucleare questa notte. Qual è il prossimo passo, Rai? Incolpare gli ucraini per essersi uccisi con i missili?».
(da NetQuotidiano)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
LE STORIE DEI MILIONARI RUSSI COLPITI DALLA GUERRA
Le sanzioni imposte alla Russia iniziano a colpire i portafogli e le abitudini dei ricchi oligarchi di Mosca
E’ il caso di St. Moritz, ad esempio, celebre località sciistica. “Ci sono stati litigi e persino urla, ad esempio mercoledì in un ristorante dalle parti di Corviglia, proprio affacciato sulle piste. Il capofamiglia incredulo e furibondo, la moglie in lacrime, con una inutile borsetta Chanel appesa al braccio, i bambini spaventati, racconta chi era seduto al tavolo accanto.
Le sanzioni contro i cittadini russi si sono materializzate così, davanti a un Pos che non risponde, le carte di credito morte, con il saldo da pagare e il Suv affittato in aeroporto a Samedan, gli extra, lo skipass, l’eliski e tutte le spesucce già messe sul conto”.
I protagonisti delle disavventure sono ricchi, molto, ma non ricchissimi. La serie A, ad esempio i veri oligarchi che abitano a Ginevra e dintorni, risulta essere oltre che sconcertata, irritata e addirittura dissociata verso l’imprevedibile Putin, assai preoccupata per il suo grande business che si estende nel mondo, e mica solo sul lago Lemàno”.
I veri oligarchi, infatti, possono permettersi di acquistare chalet costosissimi e di diventare residenti in Svizzera. Mille metri quadri a Suvretta, la zona più cara del mondo, costano 100 milioni di euro: “Un mercato a parte, inarrivabile se non per pochissimi”, dice un imprenditore del posto. Chi diventa proprietario di queste case da sogno può ottenere il “permesso di residenza”, pagando le tasse in Svizzere, iscrivendosi alla cassa mutua svizzera, ottenendo doppio passaporto e la possibilità di aprire conti svizzeri che non possono essere bloccati mai. In nessun caso.
E mentre i ricchi turisti in Europa scontano la questione sanzioni, il governo britannico Tory di Boris Johnson si dice pronto a sostenere provvedimenti legali di confisca di beni posseduti nel Regno Unito da oligarchi russi del business considerati in qualche modo vicini al sistema di potere del presidente Vladimir Putin per punire l’invasione russa dell’Ucraina.
Lo ha detto in una serie d’interviste mattutine il vicepremier e ministro della Giustizia, Dominic Raab, accogliendo l’idea lanciata dalle opposizioni parlamentari, in particolare dai Liberaldemocratici, e già sposata dal ministro per l’Edilizia, Michael Gove, di usare i proventi di questo eventuale esproprio di fatto (inedito nella tradizione britannica) anche a favore dei rifugiati ucraini in fuga dalla guerra.
“Se emergeranno le prove (di un coinvolgimento di questi oligarchi nel sostegno della macchina da guerra di Putin, ndr) e le basi legali (per la confisca), ebbene lo faremo”, ha detto Raab, incalzato al riguardo. Il numero due di Boris Johnson ha poi evocato misure normative per limitare la possibilità che “oligarchi e cleptocrati legati a Putin possano continuare ad approfittare” delle garanzie dell’ordinamento britannico per querelare e minacciare di pesanti richieste di risarcimenti “autori o ong che denunciano corruzioni e abusi”.
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
SONO PIU’ AVANTI DEI LORO PADRI
L’Europa punta sulle sanzioni economiche per cercare di fermare Vladimir Putin e la
guerra in Ucraina. Se non per riuscire a fermarlo, quanto meno per fargli pagare un prezzo alto. A lui e a tutti i suoi consiglieri e stretti collaboratori. E anche agli oligarchi russi, che vedono intaccato il loro patrimonio e potrebbero a loro volta rivoltarsi contro il presidente russo.
Al momento, però, tutti tacciono.
Chi non tace sono le figlie dei ricchissimi di Mosca e dintorni. Li chiamano rich kids (o rich girls), si schierano apertamente contro la guerra in Ucraina e si pongono così molto più avanti dei loro stessi padri
Sono tanti i figli dei ricchi oligarchi russi e della classe dirigente di Mosca a prendere posizione contro la guerra in Ucraina. Anzi, apertamente contro Vladimir Putin. Senza troppi giri di parole.
E sono soprattutto le ragazze a combattere questa loro battaglia, attraverso i social, naturalmente. Perché il loro primo obiettivo è mostrare al mondo che non tutti i russi sono con Putin. Anzi.
Tra i nomi più noti che spiccano in questa lista, ecco la figlia di Roman Abramovich, la figlia di uno dei portavoce del Cremlino e perfino la figlia di uno dei più stretti consiglieri politici di Putin. Perché le nuove generazioni non vogliono la guerra, contestano Putin e sono ben più avanti dei loro padri.
Tra i nomi più altisonanti, ecco Sofia Abramovich, figlio del (quasi ex) proprietario del Chelsea Roman. Ai suoi 50 mila follower ha detto, a chiarissime lettere, che “la bugia più grande e di maggior successo della propaganda del Cremlino è che la maggior parte dei russi è con Putin”.
Un’accusa diretta, che compare sotto la scritta: “La Russia vuole la guerra contro l’Ucraina”. Peccato che Sofia Abramovich abbia messo un’enorme X rossa su “Russia” sostituendola con “Putin”. Più esplicita di così…
Poi, ecco anche Maria Yumasheva: lei è figlia del consigliere governativo Valentin Yumashev. Suo padre è stato fondamentale per far salire al potere Vladimir Putin. E in tutti questo anni è stato uno dei più fidati consiglieri, ripagato a suon di milioni. Oggi, però, la figlia Maria prende posizione apertamente contro la guerra. E non dev’essere facile con un padre così “ingombrante” e potente.
Fatto sta che a soli 19 anni Maria Yumasheva pubblica la foto della bandiera ucraina con la scritta più semplice e più efficace che possa esserci: “Basta guerra”. Che scritto in russo fa effettivamente un certo effetto, di questi tempi.
Ma ci sono anche post e immagini pubblicati e poi misteriosamente spariti dopo poche ore. Com’è accaduto, per esempio, a Elizaveta Peskova, 24 anni, figlia del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.
La giovane ha postato su Istagram un più che eloquente “No alla guerra”. Dopo meno di un’ora, tutto era sparito. Senza alcuna spiegazione. Facile immaginare che in questo caso abbia avuto la meglio il padre sulla figlia.
Qualcuno ha anche fatto notare che anche un’altra potentissima influencer russa non abbia fatto sentire forte la sua voce. Si tratta di Anna Milyavskaya, 22 anni. È figlia di un’attrice e di un uomo d’affari russo. Lei ora vive a Mayfair, nel centro di Londra, dove è impegnatissima nel mondo della moda. È però nata e cresciuta a Rublyovka, il nome non ufficiale di una prestigiosa zona residenziale nella periferia occidentale di Mosca. Lì vivono moltissime delle famiglie più ricche e più famose di Russia. E tra i suoi abitanti è annoverato anche il presidente russo Vladimir Putin in persona, quando non è nelle stanze del Cremlino. Ebbene, non pensiate che Anna Milyavskaya non abbia idee chiare in merito al premier russo. Non a caso, in una recente intervista, aveva scoccaato la sua freccia avvelenata proprio contro Putin:
“Mi è sempre sembrato che il suo nome derivi dalla parola rubli”, aveva detto senza mezzi termini. Molti si aspettaano che anche contro la guerra farà sentire molto presto la sua voce.
(da Oggi)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
OGNI TIRO E’ UN CENTRO GRAZIE A UN SOFTWARE DI GUIDA IMPLACABILE
Fossero state consegnate due settimane fa, probabilmente i russi avrebbero rinunciato all’invasione. Perché le armi che l’Europa vuole fornire adesso all’Ucraina sono perfette per creare un’armata partigiana, praticamente invincibile.
Migliaia di razzi controcarro, semplicissimi da usare e letali contro i mezzi cingolati. Centinaia di missili terra-aria “spara e dimentica”, che si dirigono automaticamente contro gli elicotteri e i caccia di Mosca.
Con questi strumenti l’intero territorio del Paese si può trasformare in una fortezza inespugnabile, dove ogni casa diventa un bastione e ogni bosco una trappola.
Il problema è come farli arrivare alla prima linea esoprattutto a Kiev. Prima della guerra bastava caricarli su un aereo cargo: con tre voli il governo britannico ha trasportato i duemila missili controcarro Nlaw, che sono diventati l’incubo delle brigate russe.
Ogni tiro è un centro, grazie al software di guida che punta sulla parte superiore dei colossi d’acciaio, quella meno blindata. Hanno la meglio anche sulle protezioni aggiuntive, come le “corazze reattive” che esplodono all’impatto dei missili per vanificare l’effetto delle testate a carica.
E hanno ridicolizzato le tettoie di tubi metallici improvvisate dai russi sopra le torrette per impedire i colpi dall’alto.
Nella regione di Sumy, vicinissima al confine, da una settimana due divisioni scelte della Prima Armata della Guardia soffrono perdite pesanti per il fuoco degli Nlaw.
Tutti i Paesi europei oggi ne vogliono donare molti di più: una falange missilistica contro l’esercito invasore.
Consegnarli però è diventato difficile: gli aerei militari della Nato non possono entrare nel cielo del conflitto per non provocare un’escalation mentre i velivoli commerciali rischiano di finire nel mirino dei caccia di Mosca.
Così l’hub dei rifornimenti bellici adesso è in Polonia, la nazione con il confine più sicuro grazie allo schermo di soldati americani e intercettori dell’Alleanza Atlantica.
(da La Repubblica)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
PROBLEMI CON I PNEUMATICI, RIFORNIMENTO DI CARBURANTE, MANCANZA DI CIBO, TRUPPE DEMORALIZZATE, NON FUNZIONA LA COMUNICAZIONE TRA MEZZI MILITARI
Le immagini satellitari della lunga colonna di mezzi militari in marcia verso Kiev nei giorni
scorsi hanno fatto il giro del mondo. Con il passare delle ore avanza però un interrogativo. Per quale motivo il convoglio si è fermato?
Bbc News mette in fila alcune possibili spiegazioni. Dietro allo stop potrebbero esserci problemi tecnici, con difficoltà in particolare per i pneumatici. Ma il convoglio potrebbe essere fermo anche per mancanza di cibo e rifornimenti di carburante.
“È in corso un gigantesco fallimento nel rifornire il convoglio di carburante, cibo, pezzi di ricambio e pneumatici”, ha spiegato il generale Richard Barrons a BBC Radio 4.
Ci sarebbe però anche dell’altro. Il convoglio potrebbe avere problemi di comunicazione che renderebbero difficoltosa il contatto radio tra i veicoli, a cui si aggiunge anche l’azione della resistenza ucraina che potrebbe avere ostacolato l’avanzata della colonna di mezzi.
A questi elementi, rileva ancora la Bbc, si aggiungerebbe anche un tema legato alla condizioni mentali delle truppe russe.
“Il morale complessivo dei soldati del convoglio peggiora di giorno in giorno”, ha detto Oleksandr Danylyuk, ex segretario del Consiglio di Difesa e di Sicurezza Nazionale ucraino. Indicazioni analoghe sono arrivate da un funzionario della Difesa Usa, citate sempre dal media britannico: “Non tutti erano stati messi a conoscenza che sarebbero stati inviati in un’operazione di combattimento”, ha detto.
Perché il convoglio non viene colpito
Non è solo lo stop dell’avanzata del convoglio ad alimentare i dubbi degli analisti. In molti si sono domandati per quale motivo la colonna di mezzi non sia diventato un facile bersaglio dell’esercito ucraino, soprattutto alla luce del massiccio uso di droni turchi, utilizzati fino ad ora con successo nel conflitto.
Secondo il generale Barrons però l’esercito ucraino non avrebbe la capacità militare per distruggere una colonna di mezzi di questa portata.
“Sono riusciti a colpire il convoglio dai fronti e dai fianchi”, ha detto il militare aggiungendo che un attacco aereo sarebbe invece molto più complesso. I mezzi aerei russi potrebbero infatti colpire le forze aeree ucraine, indebolendo la già esigua flotta di Kiev.
Impossibile invece che sia direttamente la Nato a colpire la colonna di mezzi: l’Alleanza ha sempre escluso qualsiasi tipo di coinvolgimento diretto nel conflitto.
(da La Repubblica)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
“I VOSTRI AMICI ERANO TRUMP E PUTIN. UNO HA APPOGGIATO CAPITOL HILL, L’ALTRO BOMBARDA L’UCRAINA“
“I vostri amici erano Trump e Putin, uno ha finito il suo mandato con l’assalto a Capitol Hill, l’altro bombarda l’Ucraina”: Enrico Letta affronta Marine Le Pen in un dibattito televisivo sulla tv francese e attacca i sovranisti.
“Ora non può semplicemente dire mi sono sbagliata – dice il segretario del Pd – anche Salvini ha cambiato, adesso sostiene il governo Draghi, siete sempre più soli”.
“Non è vero – ha replicato la leader nazionalista francese – perché Matteo Salvini è un alleato, un alleato fedele”.
“I suoi deputati al Parlamento europeo – dice riferendosi a Le Pen – hanno sempre votato a favore d Putin. Hanno votato contro la risoluzione di condanna per l’arresto di Navalny e contro le sanzioni proposte dall’Ue contro la Bielorussia. La sua agenda di politica estera ed europea degli ultimi cinque anni è totalmente fallita”.
Il discorso di Letta ruota intorno al concetto che le destre sovraniste europee siano un ostacolo alla maggiore integrazione di cui i Paesi comunitari avrebbero bisogno per fronteggiare sfide come quelle poste da Putin: “Essendo divisi – dice – il risultato è che oggi siamo più deboli e dipendenti dalla Russia. Più unità vuol dire più libertà”.
Il segretario dem loda infatti la decisione storica dell’Unione europea di attuare la direttiva sulla protezione temporanea ai profughi che fuggono dall’Ucraina: “È un grande passo”.
Prima di incontrare la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola Letta ha affermato: “L’Europa è portatrice di pace, l’Italia non è in guerra con la Russia. E la Russia non è Putin, i russi non sono nostri nemici. È importante dirlo con grande forza”.
Ha inoltre rilanciato la necessità di una politica comune “su energia, difesa, in materia economica e sociale” e si è fatto portavoce di una richiesta: che tutti si facciano carico dell’accoglienza per chi scappa dalle bombe.
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
LE AMMISSIONI DEI SOLDATI RUSSI CATTURATI… PIU’ CHE ARMATA ROSSA E’ ARMATA BRANCALEONE GUIDATA DA UN ASSASSINO
La blitzkrieg che aveva in mente Vladimir Putin non c’è stata: quella in Ucraina si sta
dimostrando tutt’altro che una “guerra lampo”, complice la resistenza degli uomini armati al servizio del presidente Volodymyr Zelensky e di tutti i cittadini.
La dilatazione dei tempi va ovviamente a svantaggio del Cremlino, che inizia a sentire la pressione data dagli uomini caduti sul campo di battaglia, oltre che dai primi effetti delle sanzioni comminate dalla comunità internazionale e dalle proteste dei cittadini russi pacifisti che si fanno sempre più estese.
Questa condizione potrebbe portare Putin a dare una forte accelerata alle operazioni militari, intensificando i bombardamenti oppure ordinando – come si teme da ieri – lo sbarco di ulteriori forze militari a Odessa.
Ciò non farebbe che confermare le voci dal fronte ucraino che lo vedono già “sconfitto” nelle sue intenzioni di conquistare Kyiv in breve tempo.
Tesi supportata anche da alcune prove raccolte sul campo: un soldato russo catturato dagli ucraini ha rivelato che all’esercito sono state fornite “scorte di viveri che bastavano soltanto per tre giorni”.
“Putin pensava di prendere il Paese in quel lasso di tempo – ha detto il prigioniero di guerra in un video che rimbalza sui social nelle ultime ore – e per ordine della massima dirigenza della Federazione russa tutti i soldati sono stati privati di cellulari e documenti”.
Da Washington un alto funzionario della difesa degli Stati Uniti riferisce che alcune unità sarebbero a corto di provviste e benzina, mentre un certo numero di soldati sarebbero stati spediti in Ucraina senza esperienza e senza sapere nemmeno di dover combattere.
Il New York Times spiega che in certi casi i soldati abbiano “deliberatamente fatto dei buchi nei serbatoi di benzina” dei loro veicoli per avere una giustificazione al fermare l’avanzata.
L’economista Vladimir Milov, consigliere di Alexey Navalny, in un’intervista a La Stampa afferma: “Putin non si aspettava sanzioni così forti, ha finito per credere alla sua stessa propaganda. Diamogli altre due o tre settimane per comprendere la realtà: non ha le risorse per proseguire la guerra. Poi dovrà trovare il modo di ritirare le truppe presentandola come una vittoria”.
(da NetQuotidiano)
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Marzo 4th, 2022 Riccardo Fucile
SPOSATO CON DUE FIGLI, HA UN LAVORO FISSO IN BANCA
Marco Schiara ha 53 anni e lavora in banca da 22 anni, a Torino, ha due figli, una di 5 anni e uno di 19. Ha chiesto di potersi arruolare in Ucraina per combattere l’invasione russa. «Voglio difendere i diritti dell’Ucraina e di tutta l’Europa», spiega. §
La sua famiglia ha già dato disponibilità per accogliere gli sfollati ma a lui non è sembrato abbastanza. «Bisogna fare tutto il possibile in questo momento».
Tutto il possibile, anche partire come combattente in una zona di guerra?
«Non dico che lo debbano fare tutti, dico che io sono disposto a farlo»
Lei ha esperienza militare?
«Soltanto il servizio di leva che ho fatto quando ero ragazzo, come bersagliere della compagnia controcarri Goito, di operatività diretta Nato. Poi ho il porto d’armi ma lo uso solo per sparare ogni tanto al poligono per puro spirito ludico. Sono un bancario, non un militare»
Quando ha deciso che sarebbe partito?
«Non so dire quale sia il momento esatto, ho negli occhi tutte le immagini che sono passate sugli schermi delle televisioni e sui giornali in questi giorni. Sull’onda emotiva di quello che sta accadendo ho preso contatti con l’ambasciata ucraina durante la manifestazione di piazza Castello di domenica. Ho dato la mia disponibilità ma non è scontato che parta, servono documenti e autorizzazioni»
Che tipo di documenti?
«Intanto devo fare il passaporto ma immagino che non sia poi tanto complicato di questo periodo averlo. Poi serve un visto rilasciato dall’Ucraina e l’autorizzazione delle autorità italiane a partire. Non voglio trovarmi nella situazione di tornare in Italia, se dovessi tornare, e avere dei problemi per essere stato a combattere in un altro paese, non voglio essere considerato un terrorista o un sorvegliato speciale. E poi devo parlare con il mio ufficio del personale per capire come fare con il lavoro. Ma questo lo farò subito perché molti colleghi mi stanno contattando in questi giorni, dopo che hanno saputo le mie intenzioni
E cosa le dicono?
«Sanno che sono una persona lucida e razionale, non un pazzo insomma. Mi sostengono anche se gli amici continuano a chiedermi se sono sicuro della mia scelta, mi ricordano che ho una famiglia
Ecco, e la sua famiglia che dice?
«Mio figlio ha 19 anni, ne abbiamo parlato, lui avalla la mia scelta, mia figlia ha compiuto 5 anni l’altro giorno»
E sua moglie?
«Mi conosce meglio di chiunque altro, chiaramente non è contenta e non condivide la mia scelta ma non mi fermerà. Mi chiede solo di fare in modo che la mia scelta non vada contro gli interessi della mia famiglia, che vuol dire due cose: da un lato di cercar di tornare vivo, e di non creare problemi alla mia famiglia. Insomma io ho un lavoro consolidato, lei è una dipendente delle dogane, non voglio creare loro problemi»
Non la spaventa la guerra?
«Se non mi spaventasse sarei un folle. Proprio perché mi spaventa sono disposto a partire. Putin sta dimostrando che le sue mire vanno oltre l’Ucraina, il conflitto potrebbe estendersi con conseguenze ancora più gravi. Se ci fosse un attacco nucleare non sarebbe più al sicuro nessuno, in tutto il mondo. Vivere a Torino o Kiev farebbe davvero poca differenza a quel punto. Purtroppo tanti segnali dicono che stiamo andando in quella direzione»
Se riuscisse a partire entrerebbe in una sorta di legione straniera?
«Esattamente, la legione straniera esiste già, quello che vorrei chiedere io è una legittimazione civile per quel che voglio fare. Accetto di mettere a rischio la mia vita, ma non voglio, in caso di ritorno, avere problemi per la mia scelta».
Potrebbe ripensarci
«Non credo. Però potrebbe capitare che nel momento in cui sarò pronto a partire, ottenuti tutti i documenti necessari, il conflitto sia finito. Ci credo poco ma è la mia speranza. Non per me, io sono convinto di partire e lo farò, ma è la speranza per l’Ucraina e per l’Europa intera»
(da agenzie)
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